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sabato 2 aprile 2016

Mercoledi del nastro Azzurro: Alessandro Andò

DIBATTITI

Sintesi della conferenza tenuta al Circolo Ufficiali delle Forze Armate Italiane Mercoledi 3 marzo 2016

Africa Orientale Italiana (AOI)


La conquista dell'Etiopia da parte delle Forze Armate italiane ne aumentò l'influenza in quella zona, considerata fondamentale per gli interessi geo-strategici britannici, provocando la risposta armata di questi ultimi. Al comando erano presenti Amedeo di Savoia-Aosta, Viceré d'Etiopia e Archibald Percival Wavell, comandante in capo Middle East. Le azioni armate in Africa Orientale Italiana furono intraprese nel corso del secondo conflitto mondiale: iniziarono nel giugno 1940 con i britannici posti sulla difensiva e terminarono nel novembre 1941 con la totale occupazione dell'AOI.  Nonostante il supporto logistico-strategico non adeguato, le Forze Italiane si comportano con valore, coraggio e destrezza.
Gran parte di questo lavoro si deve alla cronaca militare del Tenente d'Artiglieria Antonino Andò, rielaborata e curata dal figlio Ing. Alessandro Andò. Il Tenente fu chiamato al servizio militare il 30 ottobre 1932 come Allievo Ufficiale, per poi essere richiamato all'inizio del 1936 per l'Eritrea, affrontando nello stesso anno la Campagna d'Etiopia con la V Divisione Alpina Pusteria. Dal 1937 al 1939 partecipò alla conquista della regione dei Galla e Sidama con il I Gruppo Art. Someggiata della I Brigata Coloniale. Il 22 giugno 1940 fu trasferito al IV gruppo Art. Mot. D'Africa, il 15 febbraio 1941 fu promosso a Tenente per meriti di guerra durante la battaglia di Dubuluk, dove pochi mesi dopo venne imprigionato. Il 29 novembre 1946 fu rimpatriato e sbarcò a Napoli.
Il clima dell'Etiopia è tropicale ed è caratterizzato da un inverno asciutto e un'estate piovosa.
L'AOI era formata da sei governatorati, sotto il comando del Viceré e si estendeva per una superficie di 1.735.000 Km quadrati. Nonostante tale estensione ed organizzazione amministrativa, il contesto militare presentava alcuni punti critici:
                    Mezzi aerei insufficienti (320 aerei, di cui 70 caccia);
                    Guerriglia interna;
                    Mancanza di mezzi di trasporto, di carburante e strade non idonee;
Parte integrante dell'AOI erano gli Ascari, dei militi indigeni facenti parte del Regio Corpo Truppe Coloniali, suddiviso a sua volta in Fanteria coloniale, Artiglieria coloniale, Cavalleria coloniale e Genio coloniale.
Alla base delle difficoltà logistiche-strategiche vi erano i contrasti tra lo Stato Maggiore Italiano (SME di Roma) e le Forze militare presenti in Africa orientale: lo SME pretendeva, infatti, una maggiore estensione di territorio, che avrebbe implicato un allungamento del fronte; le Forze AOI controbattevano tale decisione, sulla base di strutture non idonee per svolgere determinati compiti.
Alla fine del 1940 la situazione strategico-militare in Africa non era delle migliori, poiché il personale scarseggiava, le linee nemiche erano inattaccabili e le forze aeree erano pressoché inesistenti. Indi per cui, il 6 gennaio 1941, poco prima dell'attacco britannico, le forze italiane si trovarono totalmente impreparate. Infatti le truppe britanniche poterono fare affidamento sui rifornimenti e soprattutto sui rinforzi, a tal punto da schierare più di 250.000 uomini. Tale situazione spinse gli italiani a ripiegare in Eritrea, nei pressi di Agordat e Cheren, luoghi presso i quali si tenne la battaglia decisiva: il Battaglione Alpini “Uork Amba” prese parte ai combattimenti per 56 giorni, perdendo numerosi uomini. Complessivamente i caduti nella battaglia di Cheren furono circa 34.000 italiani, di cui 12.000 nazionali e 22.000 coloniali, mentre le perdite britanniche ammontarono a circa 9.000, di cui 5.000 indiani. Nonostante ciò, lo scontro di Cheren è menzionato come una delle prove di forza più valorose della storia militare italiana, a fronte dello sprezzo del pericolo, del coraggio dei soldati italiani e degli Ascari. Ennesima dimostrazione di coraggio da parte delle forze militari italiane è la resistenza di Amba Alagi, con soli 4.000 uomini presenti in loco. Questi ultimi combatterono dal 15 aprile al 17 maggio, giorno in cui venne concordata la resa con l'onore delle armi.
Altra battaglia da ricordare è quella di Dubuluk: la notte del 14 febbraio 1941ci fu uno scontro a fuoco breve, ma intenso e violento. Alle 3.30 si scontrarono le forze italiane e quelle britanniche e il bagliore dei cannoni attirò l'attenzione delle forze africane. Quella notte le forze britanniche erano formate da: 3 battaglioni, 1 compagnia di mezzi corazzati e forza aerea, mentre gli italiani disponevano di 1 battaglione coloniale, 1 squadrone di carri leggeri, 1 sezione di artiglieria e presidio di mega. Il giorno seguente, 15 febbraio 1941, Antonino Andò fu insignito al grado di Tenente per merito di guerra, per aver dimostrato calma, sprezzo del pericolo e spiccata qualità di comando nel corso di un combattimento. Agli inizi di maggio, la zona in questione, presieduta dalla XXI Div., fu invasa dalle forze ribelli, a loro volta supervisionati dai britannici, mentre il 14 maggio ci fu l'ordine di ripiegamento.
Il 27 maggio 1941, durante il combattimento alla piana di Umbo, ci fu la resa  e quindi il ripiegamento della XXI Divisione Coloniale, la quale fu avviata ai campi di prigionia di Addis Abeba e Somalia Britannica, mentre il Tenente Andò fu destinato in Kenya, per poi essere rimpatriato il 29 novembre 1946: la prigionia durò per gli italiani sei anni e mezzo.
La guerra in Africa fu caratterizzata dallo scontro tra due potenze coloniali, e le Forze Italiane, a differenza di quelle Britanniche, poterono contare quasi esclusivamente sul coraggio e sulla tenacia degli uomini che li rappresentavano.

Alessio Pecce (alessio-p89@libero.it)






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