NOTIZIE CESVAM
VALORE MILITARE Ce.S.Va.M.
Il blog è espressione del Centro Studi sul Valore Militare - Ce.S.Va.M.- istituito il 25 settembre 2014 dal Consiglio Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare.Lo scopo del CEsVAM è quello di promuovere studi sul Valore Militare.E' anche la continuazione on line della Rivista "Quaderni" del Nastro Azzurro. Il Blog è curato dal Direttore del CEsVAN, Gen. Dott. Massimo Coltrinari (direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
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giovedì 23 luglio 2026
mercoledì 22 luglio 2026
martedì 21 luglio 2026
Una lettera estremamente interessante.
NOTIZIE CESVAM
La Presidenza Nazionale si è attivata per una felice conclusione della richiesta.
From: Massimo Passamonti <passamonti.massimo@gmail.com>
Date: 26 June 2026 at 23:22:01 CEST
To: pres.nastroazzurro@libero.it, direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org.it, centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org, presidentenazionale@istitutonastroazzurro.org
Subject: Domanda su Maurizio Barricelli
Gentili Generale Magnani e Signor Coltrinari,
vi contatto su richiesta di Cato Brahde poiché sto scrivendo una biografia su suo zio Nils Aall Barricelli (un famoso scienziato italo-norvegese). Il padre di Nils era Maurizio Barricelli, che è uno dei fondatori dell'Istituto del Nastro Azzurro e suo primo Segretario Generale. Maurizio era un Alpino che aveva combattuto durante la prima guerra mondiale e, dopo essere stato ferito, passò al reparto cinematografico.
Maurizio era anche un artista e tra i suoi numerosi dipinti ce ne sono tre che offrono rappresentazioni della guerra di grande impatto emotivo.
Il primo mostra i combattimenti e le fiamme su un campo di battaglia; il secondo mostra soldati caduti in un prato verde; il terzo, che intitolò "I due Cristi", raffigura una postazione di pronto soccorso sotto una chiesa con due soldati feriti. Come lui stesso spiegò, si trattava di una scena dell'immediato dopoguerra, quando i soldati che facevano ritorno a casa venivano aggrediti dai partigiani comunisti.
Il nipote di Maurizio Barricelli vorrebbe sapere se fosse possibile donare i quadri all’Istituto in modo tale che possano essere esposti (e preferibilmente accessibili al pubblico)
Vi ringrazio per il vostro aiuto
Massimo
lunedì 20 luglio 2026
Renato Mariani Una Testimonianza III Parte
ARCHIVIO
Progetto 2024/1
LA VITA MILITARE.
Poco dopo il suo
ritorno da Formia scoppiava la guerra mondiale e purtroppo, con l'inizio del 1940,
ogni giorno più si profilava anche la nostra entrata nello sciagurato conflitto.
Anche la parte che noi vi avremmo preso era fatalmente segnata. Per Renato,
ormai ventiduenne, non ci sarebbe stata via di uscita: gli studi universitari e
l'incarico presso la Confederazione dell'Industria sarebbero da un momento
all'altro saltati in aria. Tra noi non si parlava troppo dell'argomento. Egli
dimostrava anzi la più olimpica calma. Sia prima che dopo che la nostra guerra
fosse dichiarata, con la solita sua precisione di giudizio, aveva manifestato,
però, in famiglia e fra amici, la propria fermissima opinione al riguardo. Egli
riteneva cioè che la partita sarebbe stata ardua, lunga e densa di incognite e
di sorprese; perché, lungi dal credere alla nostra potenza militare e al valore
dei capi, Egli obiettivamente valutava, al giusto grado, le possibilità
immediate e future dell'altra parte in contesa.
Con tutto ciò, a un
mese appena dalla nostra dichiarazione di guerra, il 13 luglio Egli doveva
partire per compiere il corso di Allievo Ufficiale di Complemento alla Scuola
di Cavalleria di Pinerolo, donde fu trasferito a quella di Fanteria di Fano.
Io andai a trovarlo
per poche ore, il 4 agosto e il 9 ottobre, sia nell'una che nell'altra sede,
ove compiva regolarmente la sua istruzione, fino a che, esaurito il corso con
la nomina a Sottotenente di Fanteria, il 15 novembre non tornò in famiglia. Qui
Egli riprese le lezioni universitarie e anche il suo lavoro presso la
Confederazione dell'Industria; ma, qualche mese prima del previsto, il 10
febbraio 1941, partiva per Ascoli Piceno, arruolato in quel 49° Reggimento
Fanteria.
Di là, in una
lettera alla sorella Maria e a conferma del suo attaccamento verso di lei, del
cognato e dei nipotini, egli dichiarava che «le lettere migliori, le più
efficaci, le più affettuose sono quelle che non si scrivono, perché il pensiero
che abbraccia una immensità di sensazioni non può essere costretto nella
falsariga di alcune parole».
La vita militare lo
aveva preso ormai nella morsa, talché dopo un certo periodo di manovre a
Montefortino e dopo un corso accelerato per armi speciali a Civitavecchia, Egli
fu mobilitato e distaccato a Tortona e a Novi Ligure.
In quel turno di
tempo ci si vide pochissimo. Egli aveva fatto appena qualche apparizione in
marzo e in giugno per sostenere gli esami universitari e aveva potuto ottenere
un giorno di licenza, il 2 ottobre, per assistere con noi, ad Osimo, alla
traslazione della salma materna nella tomba di famiglia.
A questo punto, non
posso tenere per me quanto si potrebbe considerare - se il destino ci fosse contrario - come una triste ironia della sorte. In quella
circostanza, riunendo in seno alla terra natale le spoglie dei nostri cari,
volemmo che ciò fosse scritto nel marmo della piccola Cappella. Quale peggiore
disdetta sarebbe se non si potesse un giorno raccogliere in quel sacro luogo
anche le spoglie adorate di mio figlio, rimaste a riposare così lontane dalla
Patria?
L'assolvimento dei
doveri militari non lo aveva trattenuto dall'essere in pari con gli esami
universitari, e, di ciò lusingato, io gli scrissi di fare ancora un passo
avanti e di assoggettarsi, se possibile, all'esame di laurea. Col Preside della
facoltà di Giurisprudenza, Egli si mise d'accordo, per corrispondenza,
sull'argomento da trattare come tesi orale, e il 20 novembre conseguiva la sua
laurea di Dottore in legge. Ricordo la telefonata affettuosa che Egli mi fece
in ufficio per darmene comunicazione. Mera coincidenza, in quella stessa mattina
si era inaugurato il Consiglio Superiore dell’Agricoltura e delle Foreste, alla
cui presidenza io ero stato nominato.
Così, a 23 anni,
Egli aveva terminato gli studi, era funzionario di una importante
organizzazione e aveva all'attivo due anni di vita militare. Ma il dovere di soldato lo chiamava ad altri
compiti. Sempre dipendendo dal centro Tortona-Novi Ligure, fino all'ottobre del
1942 Egli assolse parecchi incarichi speciali, di non poca responsabilità, a
Carezzano, a Rivalta, a Pollastra, in provincia di Alessandria. Era così legato
al suo posto che, in tutto questo periodo, potetti vederlo soltanto il giorno
di Pasqua a Milano, e un'ora appena al Caffè della stazione di Tortona il 10
luglio. Egli scriveva, però, di star bene, di essere amato dai suoi soldati,
apprezzato dai superiori e di rifarsi con una buona tavola e con i buoni vini
piemontesi.
In novembre ebbe
luogo un mutamento di rotta, in seguito al suo passaggio dall'arma di Fanteria
a quella dei Carabinieri Reali. Dopo un breve corso di specializzazione a
Fiume, ove andai a passare con lui una domenica, Egli fu destinato alla Legione
di Bari, per essere da qui distaccato a Lecce e quindi alla direzione della
Tenenza di Gallipoli.
Il precipitare degli
avvenimenti lo fa diventare più sollecito e più affettuoso nello scrivere, più
nostalgico al pensiero della famiglia. Le sue licenze normali erano tutte
cadute regolarmente nel nulla. Doveva ora ottenerne una ma il 4 marzo scriveva:
«Oggi dovevo iniziare il mio viaggio, l'organizzazione era stata perfetta,
all'ultima ora invece ho dovuto rinunziare e triste ho visto il treno che si
allontanava. Sarà un rimando di qualche giorno (veniva infatti dal 12 al 20) ma
non è la stessa cosa». E più sotto: «A volte, quando più del solito son giù di
corda, vado ripensando ad un mio vecchio progetto, o per dir meglio desiderio,
nato durante la vita militare, che mi vuole al ritorno inter felicia rura. L'allestimento confortevole della casetta
Catena (nella campagna osimana) potrebbe divenire il mio sicuro asilo». Quali
profetiche parole per quel che dovrà seguire nel settembre successivo e quale
soddisfazione per me, dopo aver dedicato tutta la mia vita all'agricoltura,
apprendere che in mio figlio si era svegliata ad un tratto la passione dei
campi.
Nel mese di giugno
si sposa la sorella Anna con l'intesa che la cerimonia nuziale si sarebbe
svolta nella villa dello sposo, a Bordighera. Egli aveva appena conosciuto il
fidanzato in un fugacissimo incontro romano a Natale, e la di lui famiglia in
una sosta di treno a Milano. Ma aveva seguito di lontano i piccoli episodi
della famiglia, di cui specialmente Maria lo informava e alla quale scriveva:
che, nel leggere le sue lettere, gli «sembrava di essere presente». E
pregustando la gioia di poter assistere alla cerimonia aggiungeva:
«Se per il 12 sarò a
Roma (il matrimonio doveva aver luogo il 16) si partirà tutti insieme compresi
i nipotini, e questo è già un fatto molto importante nella storia della nostra
famiglia. Debbo tornare al tempo in cui ero ancora ragazzino per ricordare uno
scompartimento occupato da tutti noi, quando compivamo le periodiche migrazioni
per Falconara. Sarebbe un peccato se perdessi l'occasione di questo viaggio». E
purtroppo la perdette, perché atteso invano fino al 12 a Roma e i giorni
seguenti a Bordighera, soltanto a rito compiuto pervenne per espresso questa sua
cartolina: «Caro babbo, mi è stata concessa una licenza di giorni uno più due
di viaggio. L'ho rifiutata. Se si conoscesse la carta geografica d'Italia, si
saprebbe che con un sì gran numero di giorni, non potevo fare nemmeno in tempo
ad andare e tornare». La cartolina portava in modo visibile il visto della
censura, ma io, che avevo tanto sospirato la sua venuta, in premio della sua
fierezza, gli avrei mandato un bacio per telegramma.
A relazione avuta
del matrimonio, Egli scriveva ancora: «Ora mi accorgo di non sapere nulla di
questa cerimonia, di non conoscere Pier Franco, né la sua famiglia. Assistendo
al matrimonio avrei potuto rifarmi, veder tutto in una volta, sotto la scena e
la luce migliore, ciò che la mia attuale condizione mi aveva negato di seguir
da vicino, nelle varie fasi. Cerco di ricostruirmi la scena finale nella
Cappella della Torre dei Mostaccini, ma è una ricostruzione personalissima e in
cui mi sperdo per non conoscere che pochi dei personaggi che vi prendono parte
e non avere alcun dato che mi avvicini alla realtà». E deplorando il mancato
godimento della licenza, proseguiva: Mi riprometto tuttavia di farne una bella
panciata in ottobre, quando Roma inizia a risvegliarsi dopo l'estate. Questa
volta (quale errata previsione!) voglio trascorrere d'un fiato il mese di
congedo che mi spetta e voglio godermelo e chissà che allora non sì possa
essere tutti riuniti. Datemi notizie di Anna».
Il 13 luglio da Bari
Egli mi annunziava: «Caro babbo, il giorno 10 sono stato nuovamente mobilitato:
avrò il comando di una Sezione mista, già reduce dalla Russia ed in via di
riorganizzazione. Mi dicono che tra breve andremo alla dipendenza di un Corpo
d'Armata nella zona dell’Istria. Non devi preoccupartene: il comando di una
Sezione è una delle migliori mobilitazioni che possano capitare. Anche la
località ove andremo a prestare servizio è buona».
Appena ebbe notizia
del primo bombardamento di Roma (19 luglio) Egli si affrettò a chiedere notizie
perché stava molto in ansia per me, ma sapendo che Aldo era ad Osimo mi
consigliava di farcelo trattenere. E anche Egli sospirava per Osimo,
aggiungendo: «Mi auguro che i lavori da Catena siano ultimati, in caso
contrario è bene affrettarli ed organizzarsi ad ospitare tutta la famiglia
riunita. Sarà quello il nostro punto di ritrovo».
Mentre io lo credevo
già in Istria, Egli era invece ancora a Bari, donde il 30 luglio - a mutamento
di Governo avvenuto - scriveva che era sempre in attesa di partenza e che, dati
gli avvenimenti, quindici giorni potevano equipararsi a quindici anni. E doveva
essere ben occupato e preoccupato se scriveva: «In questi giorni sto
sperimentando con meraviglia che si può fare anche a meno di dormire e al
mattino iniziare nuovamente di slancio la giornata che non avrà discontinuità
con le successive». Né manca anche questa volta il pensiero alla famiglia e
alla terra natia: «Tienimi sempre informato di te e degli altri componenti la
famiglia, altrimenti perdiamo il collegamento. Scrivendo a Maria, le ho
proposto il ripiegamento su Osimo, ove io verrei poi a raggiungervi per dedicarmi
- vita natural durante - ai lavori
campestri».
La partenza da Bari
avvenne infine al principio di agosto e non fosse mai avvenuta! Nelle prime ore
pomeridiane del 3 o 4, Egli telefonò improvvisamente dalla stazione Tiburtina,
che era di passaggio per Roma. Io ed Aldo ci precipitammo in stazione per abbracciarlo
e restammo insieme una mezza ora, prima che il lungo treno militare riprendesse
la sua corsa. Era molto stanco e sciupato. Avrei preso il suo posto per mandarlo
a casa a rinfrancare.
Dall’Istria Egli
scrisse appena arrivato: era stato assegnato ad Arsia, il nuovo centro
minerario dai sei mila operai. E scriveva anche più spesso. Traggo uno spunto
da una penultima cartolina del 29 agosto, nella quale mi diceva: «Ho ricevuto
il tuo libro, che ho in gran parte letto, e mi ha fatto ottima impressione. Ho
notato la data 4 febbraio 1943, (il 4 febbraio è il giorno della mia nascita)
non credo sia una strana coincidenza».
Grazie ancora del
lusinghiero giudizio sul libro paterno, ma quale più strana coincidenza per me
di quella che - esattamente un anno appresso - il 4 febbraio 1944 sarei venuto
a conoscenza della Sua morte?
Riporto infine, pressoché
per intero, come espressione quasi dei suoi ultimi desideri, la lettera del 6
settembre: «Caro babbo, ho avuto oggi una tua che mi ha confermato la vostra
gita in Osimo. Maria giorni fa mi ha pure scritto che si riprometteva di
trascorrere una ventina di giorni colà. Io, ormai da tempo, vado pensando ad
Osimo come mio ritiro a guerra cessata. Riprenderemo una vita primitiva,
lavorando in campagna, e penso che così isolati, fuori dal mondo, si possa
vivere in santa pace. L'importante sarebbe trovarsi tutti riuniti. Ho terminato
ora di scrivere ad Anna a Bordighera. Quanti giorni vi tratterrete in Osimo? Io
non ricordo più da quanto tempo ne manco, ma forse mai come in questo momento
sento l'attaccamento verso la nostra terra e la nostalgia di tornarci». Si.
Egli non mancò all'appuntamento e per quattro giorni, dal 18 al 22 settembre,
venne a vedere e benedire la nostra casetta campestre, che da lontano aveva
amorevolmente seguìto nella sua rimessa a nuovo e alla quale sognava tanto di
tornare. L'aveva intravista come «suo sicuro asilo», come «punto di ritrovo della
famiglia», come «suo ritiro a guerra cessata, per riprendervi una vita
primitiva e viverci in santa pace, dedicandosi vita natural durante ai lavori
campestri», così aveva reiteratamente scritto.
L'infelice
armistizio dell'8 settembre lo aveva trovato ad Arsia, ove, sparita subito ogni
altra autorità militare, Egli restava per altri cinque giorni con 58
Carabinieri, senza istruzioni, senza ordini, in mezzo a bande ostili venute in
possesso di tutte le armi gettate dalla truppa. Non deve essere stato per lui
un momento allegro, se riportò nei suoi begli occhi una insolita fissità di
sguardo. Fatto si è che, dopo cinque giorni di scabroso parlamentare, indossato
qualche cosa di borghese, anche Egli con i suoi uomini dovette abbandonare
Arsia, e a piedi, attraversando tutta l'Istria, riuscì a raggiungere Miramare
di Trieste. Di là, in treno, ma, scendendo una fermata prima e risalendo una
fermata dopo in ciascuna delle stazioni di Mestre, Padova e Ferrara, onde
evitare di essere catturato dai tedeschi alleati, Egli raggiunse Osimo all'alba
del 18 settembre. Picchiò alla porta della casetta sognata e al mio ancora
insonnolito «chi è» rispose la sua bella voce: Renato. Ricorreva in quel giorno
la festa del patrono locale San Giuseppe da Copertino.
Era così mal ridotto
per lo stato di pulizia personale, per la piagatura dei piedi, oltre che per
una dissenteria intestinale, che si rese necessaria la prestazione del fratello
e mia per rimetterlo un po' in sesto. Un certo periodo di riposo e di sano
vitto campagnolo gli sarebbe stato quanto mai salutare.
Senonché gli
avvenimenti incalzavano in quei giorni e nei piccoli centri si susseguivano i
bandi più terroristici nei riguardi dei militari ritornati alle proprie case.
D'altra parte io ero andato ad Osimo con il proposito di non trattenermi al
massimo più di una settimana, e Maria con i figlioli non vi era più venuta. Mi
sembrava di restar tagliato fuori dall'ufficio, dalla casa romana, dal contatto
con la realtà delle cose. Renato stesso convenne che il miglior partito era di
tornare tutti a Roma, donde avremmo potuto seguir meglio la nuova situazione. E
ripartimmo da Osimo il 22, senza non poca apprensione. A Foligno, acquistando i
giornali, apprendemmo che era stato istituito il servizio obbligatorio del lavoro,
facile preludio alla deportazione della gioventù; servizio che veniva a colpire
anche Aldo, benché iscritto al 4° anno di medicina. La notizia fu per Renato
particolarmente dolorosa. Ma, a Roma, dichiarata città aperta, sembrava
rientrata la calma: sulle sorti dell'arma dei Carabinieri pareva che non ci
fosse nulla da temere. E verso il 24-25, prima che si costituisse il cosiddetto
governo repubblicano, da buon cittadino e soldato Egli si ripresentò al Comando
Generale. Venne destinato alla Caserma Podgora presso Ponte Sisto, alle falde
del Gianicolo. Risiedendo in famiglia, si stava rimettendo dai gravi disagi
recentemente passati e dopo quattro anni di vita randagia tornava a godersi in
famiglia l'affetto fraterno e paterno.
domenica 19 luglio 2026
Missioni di Pace. Testimonianze Scheda
NOTIZIE CESVAM
PROGETTO 2026/2
Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace
Valore Militare e Contributo alla Memoria
Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace
SCHEDA TESTIMONIANZA
Vuole essere un contributo tratto della esperienza personale e professionale vissuta nella Missione Umanitaria scelta ed indicata
Tale testimonianza è volta a contribuire ad una “memoria collettiva”, relativa alle “missioni di pace”.
Titolo della Esperienza, a cui seguirà Nome e Cognome1
I Pagina
Inquadramento generale della Missione – Area Geografica - Periodo Storico Obiettivo generale
Reparto di appartenenza e il suo ruolo della Missione
Aspetti particolari che si crede opportuno indicare riguardo a quanto sopra (aspetti di geografia umana, etnica, ecc)
II Pagina
Proprio ruolo svolto nella Missione2 (evitare ogni considerazione di carattere operativo)
Particolari aspetti che si vuole evidenziare (evitare ogni considerazione di carattere operativo)
Proprie considerazioni conclusive di carattere personale
Retaggio di questa esperienza sotto il profilo personale ed eventualmente professionale
Note Tecniche
Carattere Paladino Lynotipe Carattere 12 Spazio 1
Lunghezza di massima tutto compreso due pagine word..(6000 Caratteri)
1 Foto Personale ( da non inserire nel testo) ( inviare a parte, foto il jpg)
1 Carta Geografica (da non inserire nel testo) (inviare a parte, in jpg)
Nella Pubblicazione, vi sarà il Titolo seguito dal Nome e Cognome, In nota si pubblicherà una scheda anagrafica con i seguenti dati
(Cognome………………) (Nome…………………..)
Anno di Nascita……………….
Forza Armata di appartenenza…………………..(all’epoca della Missione)
Arma/Corpo di appartenenza…………………….(all’epoca della Missione)
Specialità, ………………………………………..(Specialità all’epoca della Missione)
Unità o Reparto…………………………………...(all’epoca della Missione)
Missione…………………………..Area Geografica di intervento………………….
Periodo in cui si è svolta la missione………………….
Grado al momento dello svolgimento della Missione…………
Eventuale Decorazione al Valore di Forza Armata Ricevuta……………………………..
Mario Rossi, 1960, Esercito, Fanteria, Bersaglieri, 8° Reggimento, II Battaglione, 1a Compagna, Libano I, Libano – Beirut, ottobre novembre 19, Tenente.
INVIARE A:
Istituto del Nastro Azzurro alla email “ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Come file allegato assieme ad una foto ed alla carta geografia
1Si inseriranno i dati della scheda anagrafica
2Eventuali pubblicazioni edite con il proprio nome messe in nota (articoli, saggi, libri pubblicati)
sabato 18 luglio 2026
Convegno: Il Passaggio del fronte: Osimo 17 luglio 1944
Osimo
Sala del Consiglio Comunale
18 luglio 2026 – ore 10
PROGRAMMA
CONVEGNO DI STUDI
Con il patrocinio del Comune di Osimo
Il passaggio del fronte. Osimo 17 Luglio 1944
Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione per la conquista di Ancona
Coordina: Massimo Coltrinari
Il Passaggio del Fronte. Il Ruolo del Corpo Italiano di Liberazione per la conquista di Ancona. 17 luglio 1944.
Relazioni:
.. Giovanni Riccardo Baldelli,
Il Passaggio del Fronte. Ragazzi in piedi...Il Corpo Italiano di Liberazione nelle Marche
.. Claudio Fiori,
Il Passaggio del Fronte. Il Valore Militare mai assegnato e storie di vita nella liberazione
.. Paolo Pesaresi
Il Passaggio del Fronte. Gli aspetti aeronautici
Comunicazioni
Massimo Albertini, Carlo Maria Albertini, Comandante dei Vigili del Fuoco in Ancona. Luglio 1944. Note e testimonianze.
Riccardo Dalla Valle
Tarcisio Tassi. Combattente. Il ricordo e la memoria
Giuseppe Monaco.
Gli eventi storici dell’autunno 1943 nell’area del Conero. Il salvataggio degli israeliti ed il ruolo dei combattenti italiani nel Corpo d’Armata Polacco nella battaglia di Montefreddo
venerdì 17 luglio 2026
Missioni di Pace. Lettera di invito
NOTIZIE CESVAM
PROGETTO 2026/2
Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace
Valore Militare e Contributo alla Memoria
Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace
L’Istituto del Nastro Azzurro (tramite il CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare (contriostudicesvam@istitutonastroazzurro.org), intende raccogliere testimonianze di appartenenti alle Forze Armate Italiane e ai Corpi di Polizia che hanno partecipato a Missioni “Fuori Area” Umanitarie o di altro tipo. La Testimonianza consiste in un contributo di due facciate (6000) caratteri (vds scheda) da pubblicare in volumi che si prevede possa ognuno raccogliere circa un centinaio di testimonianze suddivise per Forza Armata, Corpi di Polizia ed entità civili . L’obiettivo è quello di fare memoria per un tratto di storia recente che sta passando dalla cronaca alla storia. La partecipazione a questa iniziativa è a titolo gratuito, secondo le consuetudini del CESVAM – Centro Studi sul valore Militare..
Tutte le testimonianze ricevute saranno pubblicate integralmente in rete, al momento del ricevimento, su:
WWW.ISTITUTODELNASTROAZZURRO.ORG Comparto CESVAM
WWW.CESVAM.ORG Comparto Ricerca esterna
Attraverso il blog www.valoremilitare.blogspot.com e sul www.associazionismomilitare.blogspot.com si daranno costanti informazioni dello sviluppo del progetto PROGETTO 2026/2 Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace Valore Militare e Contributo alla Memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace
La email di contatto è la presente ricerrca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
giovedì 16 luglio 2026
Missioni di pace. la Memoria Lineamenti del progetto di esecuzione
NOTIZIE CEVAM
PROGETTO 2026/2
Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace
Valore Militare e Contributo alla Memoria
Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace
Lineamenti del progetto di esecuzione
1 Si indicano i lineamenti generali di esecuzione del .Progetto 2026/2 “Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace. Valore Militare e contributo alla Memoria. Le Missioni Umanitarie - Gabinetto del Ministro). Responsabile Scientifico del Progetto Massimo Coltrinari
2. Si prevede la pubblicazione delle testimonianze secondo le modalità stabilite in volumi appositi Volumi dedicati a Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Corpi Ausiliari dello Stato Organizzazione Civili, nei tempi stabiliti dal progetto stesso.
3. Contenuti del Volume.
Pubblicazione di testimonianze di partecipanti alle missioni umanitarie.
4. Struttura del Volume. Secondo le Pubblicazioni del CESVAM (Copertina a Colori Presentazione Prefazione, Indice, Ringraziamenti, Nota dell’Autore/Autori, Premessa, Introduzione, Capitolo I, II, III, IV, Conclusione, Indice dei Nomi propri Geografici e Militari, Bibliografia, Collana Libri del Nastro Azzurro. ) Pagine 170-190 (20 editing e 170 Testimonianze per 2 pagine a testimonianza) Formato 17x24, Copie da Stampare 200
4.1 Tempi e Realizzazione.
Per ogni volume sarà predisposto il Manoscritto (Bozza), 1,2,3,4, e 5. La Casa Editrice è Archeoares Viterbo Bozza 1 e Bozza 2 . Il Volume sarà distribuito secondo i criteri in Uso CESVAM. La presentazione del medesimo sarà inserito nei programmi del Club Ufficiali Marchigiani e CESVAM Un cronoprogramma sarà predisposto dal Direttore del Progetto.
5. Limiti di ricerca.
Le testimonianze possono essere illimitate, considerando che oltre 60.000 militari italiani hanno partecipato almeno ad una missione umanitaria. I Criteri sono riferti ai due patnerschip realizzativi del progetto. Criteri di scelta delle testimonianze:
a. Ufficiali subalterni e giovani ufficiali superiori al tempo della Missione
b. Ricercati nell’ambito del Club Ufficiali Marchigiani (iscritti potenziali circa 300)
c. Proporzione tra Testimonianze di Esercito Marina Aeronautica Carabinieri Guardia di Finanza
d. Ricerca di testimonianze di decorati al Valor Militare
e. Segnalazioni del Presidente del Club Ufficiali Marchigiani o suoi delegati; degli Autori; del Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, del Direttore del Museo dell Missioni Umanitarie, e di ogni altro organismo che sia di tramite per la realizzazone del progetto.
6. Struttura della testimonianza.
Una apposita scheda guida (con una parte anagrafica) sarà predisposta al fine di dare una struttura di riferimento a tutte le testimonianze, per un contributo omogeneo.
Per i contenuti, che devono essere originali e predisposti apposta per questa esigenza, Il Responsabile del Progetto o un suo team appositamente costituito , avranno cura di adeguare la testimonianza ai criteri di pubblicabilità in relazione ai rispettivi Statuti ed alle finalità del progetto stesso. La predetta scheda sarà preceduta da una lettera-invito a firma del Responsabile del progetto sulla base della Main Listi
7. Obiettivi correlati.
Per l’Istituto del Nastro Azzurro e significa sviluppare la campagna di adesione secondo i criteri dello Statuto associativo anche con il recupero di Ufficiali che momentaneamente si sono allontanati; Per l’Istituto del Nastro Azzurro significa avvicinare militari con esperienze operative fuori dal territorio nazionale (Operazioni diverse della guerra) ed aumentare il numero di soci simpatizzanti di estrazione militare di generazioni recenti.
Contatto ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Per ragguagli: Massimo Coltrinari direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org
Luglio 2026
mercoledì 15 luglio 2026
Progetto 2024/2 Il Valore MIlitare alle Fosse Ardeatine. Sabato Martelli Castaldi
ARCHIVIO
( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)
Tenente Colonnello di Fanteria del Regio Esercito
Italiano
Sabato MARTELLI
CASTALDI
(Cava dei Terreni (SA), 19 agosto 1896– Roma, 24
marzo 1944)
Primogenito
di Argia Martelli e di Sabato Castaldi avvocato molto noto nel salernitano
trascorre la sua infanzia, a causa della professione paterna, a Salerno e a
Napoli. Inviato dalla famiglia a Roma per frequentare il collegio San Giuseppe
– Istituto de Merode, decide di iscriversi all’associazione giovanile di Azione
Cattolica interna all’istituto. Fu in questi anni di formazione che decise di
iscriversi all’istituto capitolino. Conseguito il diploma liceale si
trasferisce con il fratello per iscriversi alla facoltà di Ingegneria del
Politecnico.
Con
l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale Marcelli Castaldi ancorché
non abbia ancora concluso il ciclo di studi necessari per il conseguimento
della laurea si arruola volontario nel Regio Esercito. Nominato Sottotenente in
Servizio Attivo Permanente del Genio a dicembre del 1916 è assegnato al 1°
Reggimento Genio ed inviato al fronte.
Con
la 73ª Compagnia Genio nel maggio del 1917 ha modo di distinguersi in
combattimento meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare in
quanto “contribuiva efficacemente al forzamento dell’Isonzo, apprestando
passaggi e trasportando materiali, sotto il fuoco nemico, incurante del
pericolo, sempre animoso e pieno di slancio”.
A
maggio nel 1918 chiede e ottiene di transitare nel Corpo Aeronautico
Militare divenendo comandante della IV Sezione Autonoma Avieri e
partecipando a diverse missioni di guerra meritando nell’estate del 1918 una Medaglia
d’Argento al valor Militare per aver compiuto “…numerosissimi voli in
territorio occupato dal nemico, spingendosi sovente di propria iniziativa anche
oltre gli obbiettivi assegnatigli e riportando importanti informazioni militari
e preziosi rilievi fotografici. Oltrepassava sempre con mirabile sprezzo del
pericolo gli sbarramenti del fuoco avversario, tornando più volte col velivolo
colpito mai arrestandosi nel compimento del proprio mandato, anche se sotto la
minaccia dei caccia nemici. Quale comandante di sezione, con l’esempio
suscitava l’energia e l’emulazione dei suoi piloti, infondendo in essi il più
sano e vivo entusiasmo al dovere.”
Negli
ultimi mesi di guerra si guadagna un’ulteriore decorazione, una Medaglia di Bronzo
al Valor Militare, per le sue numerose azioni di volo “…sul nemico,
spesso compiuti in condizioni meteorologiche avverse, rese preziosi servizi.
Più volte si portò a bassa quota su di un campo nemico, distruggendo con
efficace bombardamento hangar ed apparecchi; compì altre importanti azioni
fornendo preziose notizie, mitragliò le trincee avversarie, tornando più volte
con l’apparecchio gravemente danneggiato”.
Al
termine del conflitto, chiede di essere inviato in Libia nelle operazioni di
riconquista della Libia meritando due encomi solenni. Rientrato in Patria per
malattia, si sposa con Luisa Barbiani da cui ha due figli, trasferendosi a
Roma.
Con
la costituzione della Regia Aeronautica prosegue la carriera nella forza Armata
assumendo incarichi di comando al 7° Gruppo Autonomo da Caccia nel grado
di Maggiore e di Colonnello al 20° Stormo; è inoltre impiegato in
diversi incarichi nello Stato Maggiore divenendo nel 1933 con il grado di Generale
di Brigata Aerea comandante della 5a Brigata Aerea.
Giunto
ormai all’apice della carriera divenendo a soli 39 anni, il più giovane
Generale in servizio rendendolo il più giovane ufficiale in quel ruolo, tanto
da meritarsi la fiducia di Balbo, che lo vuole come Capo DI Gabinetto nel suo
Ministero, rivolgendogli in una missiva le seguenti parole: “Caro Martelli, la
mia aspirazione è portare l’Arma sempre più in alto. Non fallirò se mi
assisterà il destino e l’opera di collaboratori del suo valore, caro camerata».
Dal
1° luglio al 12 agosto 1933, Martelli Castaldi è impegnato nell'organizzazione
della Crociera Aerea del Decennale, un evento celebrativo ideato da
Balbo, e gestendo i contatti tra il ministro e Mussolini, che voleva essere
aggiornato sui progressi della missione.
La
vita di Martelli Castaldi sembra a questo punto seguire una buona direzione,
anche dopo la nascita del suo terzo figlio. Negli ambienti romani si pensa che
possa diventare Ministro dell'Aeronautica dopo il trasferimento
di Balbo in Libia quale Governatore della colonia.
Tuttavia,
Martelli Castaldi è allontanato dalla Regia Aeronautica per aver messo
in discussione le capacità della Forza Armata, decidendo di denunciare la
situazione a Mussolini, scrive un rapporto critico nel quale descrive come il
Generale Valle Capo di Stato Maggiore, disponga il costante spostamento degli
stessi aerei da un aeroporto all’altro, per poi mostrarli nel corso delle
grandi manifestazioni organizzate dal regime fascista a fini propagandistici.
Nel
testo Martelli Castaldi riportava: “Qui c’è in gioco l’avvenire della
Nazione e non è oltre tollerabile che si continui sulla strada
dell’illusionismo organizzato in grande stile». In merito ad una
manifestazioen che si sarebbe dovuta svolgere a breve aggiungeva: “Giove
Pluvio permettendo e con una certa talquale benevolenza di Eolo, avverrà tra
giorni l’attesissimo “kolossal girandola” di Furbara»
Purtroppo,
la sua lealtà non viene apprezzata, e su consiglio di Valle, Mussolini lo mette
a riposo senza stipendio per presunta insufficienza di qualità militari e di
carattere.
Senza
lavoro si trasferisce in Etiopia con la famiglia dove, dopo un relativo periodo
di benessere e tranquillità, l’apparato repressivo del regime esercitato
tramite forti pressioni dell’OVRA lo costringe a far rientro in Italia
trasferendosi a Roma.
Trovato
impiego presso il Polverificio Stacchini, grazie alle sue abilità e
qualità, entra nelle grazie del proprietario il conte Ernesto Stacchini
divenendo in poco più di un anno Direttore Tecnico Amministrativo dello
stabilimento
Con
la caduta del regime fascista il 25 luglio del 1943, il nuovo Capo del Governo
il Maresciallo Badoglio lo chiama per tentare di ricostituire il Ministero
dell’Aeronautica e procedere alla riorganizzazione dei reparti di volo, al fine
di proseguire il conflitto. Ogni progetto viene però cancellato a causa della
firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943.
Trovandosi
dunque a dover decidere da che parte schierarsi, l’ex generale scelse di
entrare a far parte della Resistenza che andava approntandosi nella città di
Roma e di assumere il nome di battaglia di «Tevere».
Entrato
nel movimento di resistenza prende parte personalmente a diverse operazioni
clandestine fornendo esplosivi, prelevati dallo stabilimento in cui lavora,
alle bande operanti nel Lazio e in Abruzzo. Si impegna poi nel boicottare con
ogni mezzo la produzione degli esplosivi per gli occupanti tedeschi. effettua
rilievi topografici utili alla resistenza e agli Alleati, garantendo anche
informazioni sulla presenza nel territorio delle unità tedesche. Degna di nota
è la progettazione di un campo di atterraggio di fortuna, realizzato in seguito
nella periferia romana, con il quale gli Alleati possono evitare gli aeroporti
presidiati dalle truppe naziste. Meritoria è anche, grazie ai suoi contatti con
le autorità germaniche, l’opera di reperimento di documenti e salvacondotti,
che provvede a contraffare, da distribuire ai ricercati dai nazifascisti.
All’inizio
del 1944 i tedeschi grazie ad una delazione di un operaio hanno la conferma dei
movimenti che avevano generato in loro forti sospetti sulle attività condotta a
favore della Resistenza dal personale direttivo dello stabilimento. Il
dipendente, che non conosceva però le reali dinamiche in corso, denunciò il
proprietario Ernesto Stacchini, del tutto estraneo alle vicende e totalmente
all’oscuro dell’opera di Martelli Castaldi che spontaneamente si presentò il 17
gennaio al comando tedesco assumendosi ogni responsabilità.
Tradotto
immediatamente al carcere di Via Tasso in una «camera di m. 1,30 per 2,60»,
così descritta in un biglietto fatto recapitare clandestinamente alla famiglia,
utilizzando un espediente appreso durante la frequenza del collegio. Chiesti
dei limoni ai suoi carcerieri e un pennino riesce ad inviare alla propria
consorte dei biglietti che in apparenza sembrano privi di scrittura, ma se
scaldati alla luce di una candela rivelano il messaggio celato. Sottoposto a
tortura nello stesso messaggio così descrive le condizioni di vita all’interno
delle celle «siamo in due, non vi è altra luce che quella riflessa di una
lampadina elettrica del corridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico
comincia ad andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha dato il
colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davvero da “gentleman”.
Definito “delinquente” sono stato minacciato di fucilazione e percosso, come
del resto è abitudine di questa casa: botte a volontà».
Nonostante
sia bastonato e sottoposto a sevizie non rivela alcun particolare utile che
possa svelare l’organizzazione della Resistenza a Roma.
Il
4 marzo del 1944 invia alla famiglia l’ultimo messaggio nel quale riporta: «i
giorni passano e oggi 47° credevo proprio che fosse quello buono; e invece
ancora non ci siamo. Per conto mio non ci faccio caso e sono molto tranquillo e
sereno, tengo su gli umori di 35 ospiti di sole quattro camere, con
barzellette, pernacchioni (scusa la parola che è quella che è) e buon umore.
Unisco una piantina di qui per ogni evenienza, e perché per mezzo del latore,
quest’altra settimana, me la rimandi completata. Penso la sera che mi dettero
24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e
cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento,
solo alla 24ª nerbata risposo con un pernacchione che fece restare i 3
manigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24ª frustata fu un
poema! Via Tasso ne tremò e al fustigatore cadde di mano il nerbo. Che risate!
Mi costò tuttavia una scarica ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è
la mancanza d’aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la
lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni istante».
Venti
giorni dopo, prima di essere condotto alle Fosse Ardeatine per essere
giustiziato con un colpo alla nuca ha la forza di scrivere su un muro della
cella: “Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più
vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio”
Secondo Kappler
nel processo a suo carico Martelli Castaldi prima di essere colpito gridò per
due volte “Viva l’Italia!”.
Con il Decreto Legge
del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare
(alla “memoria”).
Riposa
al sacello n. 117 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
Fonti
URL consultate il 27 dicembre 2025
https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/martelli-castaldi-sabato/
https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/
https://www.mausoleofosseardeatine.it
http://www.tuttosucava.it/gen_castaldi.htm
martedì 14 luglio 2026
Fiesole 12 agosto 1944 - Testimonianza del carabiniere Francesco Naclerio
ARCHIVIO
Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana
Manuel Vignola
Naclerio Francesco, carabiniere a
piedi, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della
Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 13.30. Legione
territoriale dei Carabinieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole …. del Processo
Verbale
[OGGETTO]: PROCESSO VERBALE di
interrogatorio di Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Mascolo Margherita,
nato ad Agerola (Napoli) il 28/10/1910, carabiniere presso la stazione di
Fiesole. L'anno millenovecentoquarantaquattro8 addì 27 settembre9 in Fiesole, nell'ufficio
della stazione alle ore 13.30.10 Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo,
ufficiale di P.G., è presente il carabiniere a piedi NACLERIO Francesco, il
quale opportunamente interrogato risponde: Il giorno 6 agosto u.s. assunsi il
comando interinale della stazione di Fiesole, per mancanza del V. Brig. Amico
Giuseppe, deportato dai tedeschi. Mi recai nella mattinata del 7 agosto dal
Vescovo [Giovanni Giorgis] per ricevere consigli circa il comportamento da
tenere durante l'oppressione teutonica. Questi mi consigliò di continuare a
prestar servizio per il buon ordine del paese, chiedendomi i nominativi dei
militari presenti al fine di interessarsi presso il comando Tedesco. Mi recai
poi presso il segretario del Comune [Luigi Oretti] per ricevere ulteriori
delucidazioni, ma questi si astenne col dire che si era interessato il Vescovo,
autorità superiore. Fino al giorno 9 successivo non ebbi risposta alcuna dal
Vescovo e nella stessa giornata del 9 mi recai nuovamente dal Vescovo il quale
anche questa volta mi consigliò di continuare a prestar servizio senza darmi
risposta dei nominativi dei militari presentatigli adducendo che non aveva
avuto la possibilità di parlare con l'ufficiale tedesco per mancanza di
interprete.11 Non ebbi risposta fino al giorno 11 quando la domestica della
caserma [Edilia Torrini] mi consegnò una lettera contenente la somma di lire
mille e la notizia di recarmi insieme ai carabinieri nei locali della
Misericordia, da parte del V. Brig. Amico Giuseppe, mio comandante di squadra,
per poter raggiungere possibilmente, sotto la spoglia degli uomini della
Misericordia, Firenze.12 Mi portai quindi insieme ai militari al luogo
indicato; ma non fu possibile portare a compimento il nostro piano siccome la
Misericordia non ottenne il permesso di circolare. Appresi intanto che i
tedeschi cominciavano a razziare gli uomini del comune e mi nascosi insieme ai
carabinieri negli scavi romani. Qui rimasi tutta la giornata. Verso le ore 18
circa fui invitato di recarmi nei locali della Misericordia dove ero atteso dal
segretario del Comune Oretti Dott. 8Barrato e riscritto a matita rossa
“millenoceventoquarantacinque” 9Barrato e riscritto a matita rossa “18
febbraio” 10 Barrato e riscritto a matita rossa “11”. 11 Nel documento è
aggiunta una nota manoscritta: “che si trovava con l'usciere Peruzzi e con
altri che non ricorda; lo pregai”. 12 Nel documento è aggiunta una nota
manoscritta: “Quando uscii non vidi più il segretario Oretti”. Salvatore
[sic]13 e dal Mons. Canonico Turini Luigi per comunicazioni urgenti. In un
primo tempo mi mantenni restio, ma consigliato dagli stessi militari mi recai
al luogo suddetto dove trovai il segretario e il canonico suddetti i quali mi
imposero di riprendere servizio e che avrebbero provveduto loro a garantire la mia
e la sicurezza dei militari. Ciò nonostante io mi mantenni sull'indecisione; ma
la loro insistenza mi costrinse a interpellare i carabinieri, i quali decisero
in comune accordo di riprendere il servizio. Mi recai quindi insieme al
canonico Turini e al segretario Oretti al comando tedesco per assicurare la
nostra presenza in servizio mentre i carabinieri si recarono in caserma. Ciò
fatto mi recai in Comune insieme al segretario Oretti e qui si domandò del rag.
Nieri Raffaello per aver rilasciata una dichiarazione d'invito ad un motorista;
ma il ragioniere Nieri risultò in Comune assente ed appresi subito che si
trovava in caserma, dove mi recai tempestivamente e vi appresi dal fabbro
[Domenico] Bartolini che i carabinieri ed il ragioniere Nieri Raffaello erano
stati portati da militari tedeschi armati al comando di Villa Martini, avendo
trovato le armi sotterrate. A tal verdetto mi precipitai al Comune per
rapportare al segretario Oretti l'accaduto ed insieme al medesimo mi portai al
comando tedesco suddetto. Qui giunti il Comandante tedesco mi chiese perché si
trovava un numero di armi in più dell'effettivo personale (n. 2 moschetti) ed
io mi giustificai dicendo che erano armi assegnate a militari in licenza di
convalescenza. La mia giustificazione non fu accolta e fui associato ai tre
carabinieri in una stanza del comando. Dopo circa 20 minuti ci ordinarono di
uscire e portarci all'albergo Aurora sempre scortati da militari armati. Strada
facendo verso le 19.20 e precisamente all'altezza del Comune incontrai il
ragioniere Nieri Raffaello al quale ebbi la possibilità di pregarlo affinché si
recasse dal vescovo perché intervenisse con la sua parola persuasiva. Il
ragioniere non rivolse a me risposta alcuna; ma appresi dopo che il medesimo
non aveva affatto esaudito la mia preghiera. Giunti all'albergo Aurora,
attraversando un corridoio dove permanevano gli ostaggi, fummo rinchiusi in un
sotterraneo dove permanemmo per circa un'ora e poscia furono chiamati i soli
carabinieri lasciando me ancora rinchiuso. Dopo pochi minuti sentii una scarica
di fucile mitragliatore; poi un grido che fu quello di “Viva l'Italia” ed un
lamento; poi ancora una seconda e terza scarica ed infine alcuni colpi di
pistola. Dopo un'ora circa fui chiamato dall'ufficiale tedesco e condotto da
due militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul
mio stato di servizio, sulla mia età e sulla situazione della mia famiglia e
venni messo in libertà con l'obbligo di prestare servizio a disposizione del
Comune altrimenti sarei stato fucilato anch'io. A.D.R. Non ho altro da
aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di
cui sopra. [Firmato: Naclerio Francesco carab.re ap. 13 Il nome del segretario
comunale Oretti era Luigi. Genovese Vincenzo] 5) Naclerio Francesco,
carabiniere a piedi, dichiarazione tenuta presso l’ufficio della Tenenza
Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 25 ottobre 1944. [Roma, Archivio
dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma. Disponibile nel
CD allegato a “Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-1945. 2. Guida alle fonti
archivistiche. Gli archivi italiani e alleati,” a cura di Roger Absalom, Paola
Carucci, Arianna Franceschini, Jan Lambertz, Franco Nudi, Simone Slaviero,
Roma, Carocci editore, 2004.]. Legione Territoriale Carabinieri Reali Firenze,
Tenenza Suburbana Firenze
A
richiesta del S. Tenente CC. RR. Comandante la Tenenza di Firenze Suburbana, io
sottoscritto carabiniere appuntato. Naclerio Francesco fu Ferdinando e di
Moscolo Margherita nato in Agerola (Napoli) il 28/10/1910, ed effettivo alla
stazione di Fiesole, dichiaro quanto segue: Sono a conoscenza che il giorno 29
luglio il carabiniere Pandolfi Sebastiano ebbe l'ordine di appoggiare una
staffetta dalla brigata Roselli n. 2, che rientrava in formazione da comando
Marte con ordini urgenti. Giunta in località S. Clemente il Pandolfi venne
catturato dai tedeschi e sotto l'accusa di partigiano venne condotto in
località Masseto del comune di Fiesole dove il 30 dello stesso mese venne
fucilato. Sono altresì a conoscenza che il giorno 6 agosto c.a. mentre
comandavo interinalmente la stazione di Fiesole per assenza del v. brigadiere
AMICO Giuseppe catturato da truppe tedesche, venni a trovarmi in difficoltà col
comando germanico di stanza in Fiesole. Avevo alla dipendenza tre carabinieri:
Marandola Vittorio, Sbarretti Fulvio e La Rocca Alberto. Ebbi consiglio dal
Vescovo [Giovanni Giorgis] locale di continuare a prestare servizio per il buon
ordine del paese e così feci. Il giorno 11 agosto, secondo i consigli ricevuti
dal vicebrigadiere Amico, riuscito ad evadere dalla cattività nei pressi di
“Passo del Giogo”, mi portai nei locali della Misericordia per poter
raggiungere Firenze camuffato da uomini della Misericordia medesima, ma il
piano non poté essere attuato per mancanza di permesso da parte del comando
tedesco che proibiva la circolazione anche alla Confraternita. Insieme ai
carabinieri sopra detti mi rifugiai presso gli scavi romani in Fiesole la sera
dello stesso giorno 11 fino al mattino del 12 detto. Nel pomeriggio del 12
agosto ebbi l'invito di recarmi nuovamente nei locali della Misericordia dove
ero atteso da Mons. Turini Luigi e dal segretario del Comune Dott. Luigi Oretti
per comunicazioni urgenti. Mi recai quindi in detta località dove appresi dai
suddetti Mons. Turini e segr. Oretti che se noi carabinieri non ci fossimo
ripresentati in caserma sarebbero stati fucilati 10 ostaggi dai tedeschi. Di
fronte alla minaccia del comando germanico, di pieno accordo, i tre carabinieri
si recarono in caserma, dove s’incontrarono con i militari tedeschi intenti a
perquisire il locale e trovati i carabinieri chiesero ai medesimi le armi.
Trovate le armi, in numero di 5 moschetti complessivamente e 5 pistole mod. 34
e 89, portarono i carabinieri al comando di Villa Martini sito in quel
territorio, dove vennero interrogati sotto l’accusa di partigiani. Associarono
anche me ai militari suddetti, quando mi presentai al suddetto comando e dopo
poco tempo insieme ai militari mi portarono all’Albergo Aurora di Fiesole, dove
ci rinchiusero in un sotterraneo. Dopo pochi minuti, chiamarono i soli
carabinieri facendomi sostare ulteriormente nel sotterraneo vigilato da
sentinella armata. Dopo qualche istante udii dei colpi di mitragliatrice, poi
un grido- “Viva l’Italia”- altre due raffiche di mitragliatrice ed ancora dei
colpi di pistola. Così si compì miseramente la vita dei carabinieri Sbarretti
Fulvio, Marandola Vittorio e La Rocca Alberto. Fiesole, li 25-10-1944. Il
Carabiniere a piedi dichiarante.
lunedì 13 luglio 2026
La conservazione della memoria nell'Eta dell'AI
DIBATTITI
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.
Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.
In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.
La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.
Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.
La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.
Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.
Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.
La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.
Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.
Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.
La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-
Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.
Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.
Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.
Bibliografia
C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;
F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;
R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;
L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;
M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.




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