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mercoledì 15 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore MIlitare alle Fosse Ardeatine. Sabato Martelli Castaldi

 ARCHIVIO

( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Tenente Colonnello di Fanteria del Regio Esercito Italiano

Sabato MARTELLI CASTALDI

(Cava dei Terreni (SA), 19 agosto 1896– Roma, 24 marzo 1944)

 


Primogenito di Argia Martelli e di Sabato Castaldi avvocato molto noto nel salernitano trascorre la sua infanzia, a causa della professione paterna, a Salerno e a Napoli. Inviato dalla famiglia a Roma per frequentare il collegio San Giuseppe – Istituto de Merode, decide di iscriversi all’associazione giovanile di Azione Cattolica interna all’istituto. Fu in questi anni di formazione che decise di iscriversi all’istituto capitolino. Conseguito il diploma liceale si trasferisce con il fratello per iscriversi alla facoltà di Ingegneria del Politecnico.

Con l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale Marcelli Castaldi ancorché non abbia ancora concluso il ciclo di studi necessari per il conseguimento della laurea si arruola volontario nel Regio Esercito. Nominato Sottotenente in Servizio Attivo Permanente del Genio a dicembre del 1916 è assegnato al 1° Reggimento Genio ed inviato al fronte.

Con la 73ª Compagnia Genio nel maggio del 1917 ha modo di distinguersi in combattimento meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare in quanto “contribuiva efficacemente al forzamento dell’Isonzo, apprestando passaggi e trasportando materiali, sotto il fuoco nemico, incurante del pericolo, sempre animoso e pieno di slancio”.

A maggio nel 1918 chiede e ottiene di transitare nel Corpo Aeronautico Militare divenendo comandante della IV Sezione Autonoma Avieri e partecipando a diverse missioni di guerra meritando nell’estate del 1918 una Medaglia d’Argento al valor Militare per aver compiuto “…numerosissimi voli in territorio occupato dal nemico, spingendosi sovente di propria iniziativa anche oltre gli obbiettivi assegnatigli e riportando importanti informazioni militari e preziosi rilievi fotografici. Oltrepassava sempre con mirabile sprezzo del pericolo gli sbarramenti del fuoco avversario, tornando più volte col velivolo colpito mai arrestandosi nel compimento del proprio mandato, anche se sotto la minaccia dei caccia nemici. Quale comandante di sezione, con l’esempio suscitava l’energia e l’emulazione dei suoi piloti, infondendo in essi il più sano e vivo entusiasmo al dovere.”

Negli ultimi mesi di guerra si guadagna un’ulteriore decorazione, una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, per le sue numerose azioni di volo “…sul nemico, spesso compiuti in condizioni meteorologiche avverse, rese preziosi servizi. Più volte si portò a bassa quota su di un campo nemico, distruggendo con efficace bombardamento hangar ed apparecchi; compì altre importanti azioni fornendo preziose notizie, mitragliò le trincee avversarie, tornando più volte con l’apparecchio gravemente danneggiato”.

Al termine del conflitto, chiede di essere inviato in Libia nelle operazioni di riconquista della Libia meritando due encomi solenni. Rientrato in Patria per malattia, si sposa con Luisa Barbiani da cui ha due figli, trasferendosi a Roma.

Con la costituzione della Regia Aeronautica prosegue la carriera nella forza Armata assumendo incarichi di comando al 7° Gruppo Autonomo da Caccia nel grado di Maggiore e di Colonnello al 20° Stormo; è inoltre impiegato in diversi incarichi nello Stato Maggiore divenendo nel 1933 con il grado di Generale di Brigata Aerea comandante della 5a Brigata Aerea.

Giunto ormai all’apice della carriera divenendo a soli 39 anni, il più giovane Generale in servizio rendendolo il più giovane ufficiale in quel ruolo, tanto da meritarsi la fiducia di Balbo, che lo vuole come Capo DI Gabinetto nel suo Ministero, rivolgendogli in una missiva le seguenti parole: Caro Martelli, la mia aspirazione è portare l’Arma sempre più in alto. Non fallirò se mi assisterà il destino e l’opera di collaboratori del suo valore, caro camerata».

Dal 1° luglio al 12 agosto 1933, Martelli Castaldi è impegnato nell'organizzazione della Crociera Aerea del Decennale, un evento celebrativo ideato da Balbo, e gestendo i contatti tra il ministro e Mussolini, che voleva essere aggiornato sui progressi della missione.

La vita di Martelli Castaldi sembra a questo punto seguire una buona direzione, anche dopo la nascita del suo terzo figlio. Negli ambienti romani si pensa che possa diventare Ministro dell'Aeronautica dopo il trasferimento di Balbo in Libia quale Governatore della colonia.

Tuttavia, Martelli Castaldi è allontanato dalla Regia Aeronautica per aver messo in discussione le capacità della Forza Armata, decidendo di denunciare la situazione a Mussolini, scrive un rapporto critico nel quale descrive come il Generale Valle Capo di Stato Maggiore, disponga il costante spostamento degli stessi aerei da un aeroporto all’altro, per poi mostrarli nel corso delle grandi manifestazioni organizzate dal regime fascista a fini propagandistici.

Nel testo Martelli Castaldi riportava: “Qui c’è in gioco l’avvenire della Nazione e non è oltre tollerabile che si continui sulla strada dell’illusionismo organizzato in grande stile». In merito ad una manifestazioen che si sarebbe dovuta svolgere a breve aggiungeva: “Giove Pluvio permettendo e con una certa talquale benevolenza di Eolo, avverrà tra giorni l’attesissimo “kolossal girandola” di Furbara»

Purtroppo, la sua lealtà non viene apprezzata, e su consiglio di Valle, Mussolini lo mette a riposo senza stipendio per presunta insufficienza di qualità militari e di carattere.

Senza lavoro si trasferisce in Etiopia con la famiglia dove, dopo un relativo periodo di benessere e tranquillità, l’apparato repressivo del regime esercitato tramite forti pressioni dell’OVRA lo costringe a far rientro in Italia trasferendosi a Roma.

Trovato impiego presso il Polverificio Stacchini, grazie alle sue abilità e qualità, entra nelle grazie del proprietario il conte Ernesto Stacchini divenendo in poco più di un anno Direttore Tecnico Amministrativo dello stabilimento

Con la caduta del regime fascista il 25 luglio del 1943, il nuovo Capo del Governo il Maresciallo Badoglio lo chiama per tentare di ricostituire il Ministero dell’Aeronautica e procedere alla riorganizzazione dei reparti di volo, al fine di proseguire il conflitto. Ogni progetto viene però cancellato a causa della firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943.

Trovandosi dunque a dover decidere da che parte schierarsi, l’ex generale scelse di entrare a far parte della Resistenza che andava approntandosi nella città di Roma e di assumere il nome di battaglia di «Tevere».

Entrato nel movimento di resistenza prende parte personalmente a diverse operazioni clandestine fornendo esplosivi, prelevati dallo stabilimento in cui lavora, alle bande operanti nel Lazio e in Abruzzo. Si impegna poi nel boicottare con ogni mezzo la produzione degli esplosivi per gli occupanti tedeschi. effettua rilievi topografici utili alla resistenza e agli Alleati, garantendo anche informazioni sulla presenza nel territorio delle unità tedesche. Degna di nota è la progettazione di un campo di atterraggio di fortuna, realizzato in seguito nella periferia romana, con il quale gli Alleati possono evitare gli aeroporti presidiati dalle truppe naziste. Meritoria è anche, grazie ai suoi contatti con le autorità germaniche, l’opera di reperimento di documenti e salvacondotti, che provvede a contraffare, da distribuire ai ricercati dai nazifascisti.

All’inizio del 1944 i tedeschi grazie ad una delazione di un operaio hanno la conferma dei movimenti che avevano generato in loro forti sospetti sulle attività condotta a favore della Resistenza dal personale direttivo dello stabilimento. Il dipendente, che non conosceva però le reali dinamiche in corso, denunciò il proprietario Ernesto Stacchini, del tutto estraneo alle vicende e totalmente all’oscuro dell’opera di Martelli Castaldi che spontaneamente si presentò il 17 gennaio al comando tedesco assumendosi ogni responsabilità.

Tradotto immediatamente al carcere di Via Tasso in una «camera di m. 1,30 per 2,60», così descritta in un biglietto fatto recapitare clandestinamente alla famiglia, utilizzando un espediente appreso durante la frequenza del collegio. Chiesti dei limoni ai suoi carcerieri e un pennino riesce ad inviare alla propria consorte dei biglietti che in apparenza sembrano privi di scrittura, ma se scaldati alla luce di una candela rivelano il messaggio celato. Sottoposto a tortura nello stesso messaggio così descrive le condizioni di vita all’interno delle celle «siamo in due, non vi è altra luce che quella riflessa di una lampadina elettrica del corridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico comincia ad andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha dato il colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davvero da “gentleman”. Definito “delinquente” sono stato minacciato di fucilazione e percosso, come del resto è abitudine di questa casa: botte a volontà».

Nonostante sia bastonato e sottoposto a sevizie non rivela alcun particolare utile che possa svelare l’organizzazione della Resistenza a Roma.

Il 4 marzo del 1944 invia alla famiglia l’ultimo messaggio nel quale riporta: «i giorni passano e oggi 47° credevo proprio che fosse quello buono; e invece ancora non ci siamo. Per conto mio non ci faccio caso e sono molto tranquillo e sereno, tengo su gli umori di 35 ospiti di sole quattro camere, con barzellette, pernacchioni (scusa la parola che è quella che è) e buon umore. Unisco una piantina di qui per ogni evenienza, e perché per mezzo del latore, quest’altra settimana, me la rimandi completata. Penso la sera che mi dettero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento, solo alla 24ª nerbata risposo con un pernacchione che fece restare i 3 manigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24ª frustata fu un poema! Via Tasso ne tremò e al fustigatore cadde di mano il nerbo. Che risate! Mi costò tuttavia una scarica ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è la mancanza d’aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni istante».

Venti giorni dopo, prima di essere condotto alle Fosse Ardeatine per essere giustiziato con un colpo alla nuca ha la forza di scrivere su un muro della cella: Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio”

Secondo Kappler nel processo a suo carico Martelli Castaldi prima di essere colpito gridò per due volte “Viva l’Italia!”.

Con il Decreto Legge del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 117 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 27 dicembre 2025

https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/martelli-castaldi-sabato/

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/martelli-castaldi-sabato

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://www.mausoleofosseardeatine.it

http://www.tuttosucava.it/gen_castaldi.htm

 

 


martedì 14 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944 - Testimonianza del carabiniere Francesco Naclerio

 ARCHIVIO

Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana

 Manuel Vignola




Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 13.30. Legione territoriale dei Carabinieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole …. del Processo Verbale

 [OGGETTO]: PROCESSO VERBALE di interrogatorio di Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Mascolo Margherita, nato ad Agerola (Napoli) il 28/10/1910, carabiniere presso la stazione di Fiesole. L'anno millenovecentoquarantaquattro8 addì 27 settembre9 in Fiesole, nell'ufficio della stazione alle ore 13.30.10 Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo, ufficiale di P.G., è presente il carabiniere a piedi NACLERIO Francesco, il quale opportunamente interrogato risponde: Il giorno 6 agosto u.s. assunsi il comando interinale della stazione di Fiesole, per mancanza del V. Brig. Amico Giuseppe, deportato dai tedeschi. Mi recai nella mattinata del 7 agosto dal Vescovo [Giovanni Giorgis] per ricevere consigli circa il comportamento da tenere durante l'oppressione teutonica. Questi mi consigliò di continuare a prestar servizio per il buon ordine del paese, chiedendomi i nominativi dei militari presenti al fine di interessarsi presso il comando Tedesco. Mi recai poi presso il segretario del Comune [Luigi Oretti] per ricevere ulteriori delucidazioni, ma questi si astenne col dire che si era interessato il Vescovo, autorità superiore. Fino al giorno 9 successivo non ebbi risposta alcuna dal Vescovo e nella stessa giornata del 9 mi recai nuovamente dal Vescovo il quale anche questa volta mi consigliò di continuare a prestar servizio senza darmi risposta dei nominativi dei militari presentatigli adducendo che non aveva avuto la possibilità di parlare con l'ufficiale tedesco per mancanza di interprete.11 Non ebbi risposta fino al giorno 11 quando la domestica della caserma [Edilia Torrini] mi consegnò una lettera contenente la somma di lire mille e la notizia di recarmi insieme ai carabinieri nei locali della Misericordia, da parte del V. Brig. Amico Giuseppe, mio comandante di squadra, per poter raggiungere possibilmente, sotto la spoglia degli uomini della Misericordia, Firenze.12 Mi portai quindi insieme ai militari al luogo indicato; ma non fu possibile portare a compimento il nostro piano siccome la Misericordia non ottenne il permesso di circolare. Appresi intanto che i tedeschi cominciavano a razziare gli uomini del comune e mi nascosi insieme ai carabinieri negli scavi romani. Qui rimasi tutta la giornata. Verso le ore 18 circa fui invitato di recarmi nei locali della Misericordia dove ero atteso dal segretario del Comune Oretti Dott. 8Barrato e riscritto a matita rossa “millenoceventoquarantacinque” 9Barrato e riscritto a matita rossa “18 febbraio” 10 Barrato e riscritto a matita rossa “11”. 11 Nel documento è aggiunta una nota manoscritta: “che si trovava con l'usciere Peruzzi e con altri che non ricorda; lo pregai”. 12 Nel documento è aggiunta una nota manoscritta: “Quando uscii non vidi più il segretario Oretti”. Salvatore [sic]13 e dal Mons. Canonico Turini Luigi per comunicazioni urgenti. In un primo tempo mi mantenni restio, ma consigliato dagli stessi militari mi recai al luogo suddetto dove trovai il segretario e il canonico suddetti i quali mi imposero di riprendere servizio e che avrebbero provveduto loro a garantire la mia e la sicurezza dei militari. Ciò nonostante io mi mantenni sull'indecisione; ma la loro insistenza mi costrinse a interpellare i carabinieri, i quali decisero in comune accordo di riprendere il servizio. Mi recai quindi insieme al canonico Turini e al segretario Oretti al comando tedesco per assicurare la nostra presenza in servizio mentre i carabinieri si recarono in caserma. Ciò fatto mi recai in Comune insieme al segretario Oretti e qui si domandò del rag. Nieri Raffaello per aver rilasciata una dichiarazione d'invito ad un motorista; ma il ragioniere Nieri risultò in Comune assente ed appresi subito che si trovava in caserma, dove mi recai tempestivamente e vi appresi dal fabbro [Domenico] Bartolini che i carabinieri ed il ragioniere Nieri Raffaello erano stati portati da militari tedeschi armati al comando di Villa Martini, avendo trovato le armi sotterrate. A tal verdetto mi precipitai al Comune per rapportare al segretario Oretti l'accaduto ed insieme al medesimo mi portai al comando tedesco suddetto. Qui giunti il Comandante tedesco mi chiese perché si trovava un numero di armi in più dell'effettivo personale (n. 2 moschetti) ed io mi giustificai dicendo che erano armi assegnate a militari in licenza di convalescenza. La mia giustificazione non fu accolta e fui associato ai tre carabinieri in una stanza del comando. Dopo circa 20 minuti ci ordinarono di uscire e portarci all'albergo Aurora sempre scortati da militari armati. Strada facendo verso le 19.20 e precisamente all'altezza del Comune incontrai il ragioniere Nieri Raffaello al quale ebbi la possibilità di pregarlo affinché si recasse dal vescovo perché intervenisse con la sua parola persuasiva. Il ragioniere non rivolse a me risposta alcuna; ma appresi dopo che il medesimo non aveva affatto esaudito la mia preghiera. Giunti all'albergo Aurora, attraversando un corridoio dove permanevano gli ostaggi, fummo rinchiusi in un sotterraneo dove permanemmo per circa un'ora e poscia furono chiamati i soli carabinieri lasciando me ancora rinchiuso. Dopo pochi minuti sentii una scarica di fucile mitragliatore; poi un grido che fu quello di “Viva l'Italia” ed un lamento; poi ancora una seconda e terza scarica ed infine alcuni colpi di pistola. Dopo un'ora circa fui chiamato dall'ufficiale tedesco e condotto da due militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul mio stato di servizio, sulla mia età e sulla situazione della mia famiglia e venni messo in libertà con l'obbligo di prestare servizio a disposizione del Comune altrimenti sarei stato fucilato anch'io. A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Naclerio Francesco carab.re ap. 13 Il nome del segretario comunale Oretti era Luigi. Genovese Vincenzo] 5) Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, dichiarazione tenuta presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 25 ottobre 1944. [Roma, Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma. Disponibile nel CD allegato a “Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-1945. 2. Guida alle fonti archivistiche. Gli archivi italiani e alleati,” a cura di Roger Absalom, Paola Carucci, Arianna Franceschini, Jan Lambertz, Franco Nudi, Simone Slaviero, Roma, Carocci editore, 2004.]. Legione Territoriale Carabinieri Reali Firenze, Tenenza Suburbana Firenze

 

A richiesta del S. Tenente CC. RR. Comandante la Tenenza di Firenze Suburbana, io sottoscritto carabiniere appuntato. Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Moscolo Margherita nato in Agerola (Napoli) il 28/10/1910, ed effettivo alla stazione di Fiesole, dichiaro quanto segue: Sono a conoscenza che il giorno 29 luglio il carabiniere Pandolfi Sebastiano ebbe l'ordine di appoggiare una staffetta dalla brigata Roselli n. 2, che rientrava in formazione da comando Marte con ordini urgenti. Giunta in località S. Clemente il Pandolfi venne catturato dai tedeschi e sotto l'accusa di partigiano venne condotto in località Masseto del comune di Fiesole dove il 30 dello stesso mese venne fucilato. Sono altresì a conoscenza che il giorno 6 agosto c.a. mentre comandavo interinalmente la stazione di Fiesole per assenza del v. brigadiere AMICO Giuseppe catturato da truppe tedesche, venni a trovarmi in difficoltà col comando germanico di stanza in Fiesole. Avevo alla dipendenza tre carabinieri: Marandola Vittorio, Sbarretti Fulvio e La Rocca Alberto. Ebbi consiglio dal Vescovo [Giovanni Giorgis] locale di continuare a prestare servizio per il buon ordine del paese e così feci. Il giorno 11 agosto, secondo i consigli ricevuti dal vicebrigadiere Amico, riuscito ad evadere dalla cattività nei pressi di “Passo del Giogo”, mi portai nei locali della Misericordia per poter raggiungere Firenze camuffato da uomini della Misericordia medesima, ma il piano non poté essere attuato per mancanza di permesso da parte del comando tedesco che proibiva la circolazione anche alla Confraternita. Insieme ai carabinieri sopra detti mi rifugiai presso gli scavi romani in Fiesole la sera dello stesso giorno 11 fino al mattino del 12 detto. Nel pomeriggio del 12 agosto ebbi l'invito di recarmi nuovamente nei locali della Misericordia dove ero atteso da Mons. Turini Luigi e dal segretario del Comune Dott. Luigi Oretti per comunicazioni urgenti. Mi recai quindi in detta località dove appresi dai suddetti Mons. Turini e segr. Oretti che se noi carabinieri non ci fossimo ripresentati in caserma sarebbero stati fucilati 10 ostaggi dai tedeschi. Di fronte alla minaccia del comando germanico, di pieno accordo, i tre carabinieri si recarono in caserma, dove s’incontrarono con i militari tedeschi intenti a perquisire il locale e trovati i carabinieri chiesero ai medesimi le armi. Trovate le armi, in numero di 5 moschetti complessivamente e 5 pistole mod. 34 e 89, portarono i carabinieri al comando di Villa Martini sito in quel territorio, dove vennero interrogati sotto l’accusa di partigiani. Associarono anche me ai militari suddetti, quando mi presentai al suddetto comando e dopo poco tempo insieme ai militari mi portarono all’Albergo Aurora di Fiesole, dove ci rinchiusero in un sotterraneo. Dopo pochi minuti, chiamarono i soli carabinieri facendomi sostare ulteriormente nel sotterraneo vigilato da sentinella armata. Dopo qualche istante udii dei colpi di mitragliatrice, poi un grido- “Viva l’Italia”- altre due raffiche di mitragliatrice ed ancora dei colpi di pistola. Così si compì miseramente la vita dei carabinieri Sbarretti Fulvio, Marandola Vittorio e La Rocca Alberto. Fiesole, li 25-10-1944. Il Carabiniere a piedi dichiarante.

lunedì 13 luglio 2026

La conservazione della memoria nell'Eta dell'AI

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.

Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.

In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.

La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.

Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.

La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.

Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.

Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.

La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.

Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.

Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.

La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-

Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.

Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.

Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.



Bibliografia



  • C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;

  • F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;

  • R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;

  • M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.


domenica 12 luglio 2026

INFOCESVAM N. 2 DEL 2026 Maggio Giugno 2026 ANNESSO ALBO D'ORO 1 luglio 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 77/78 N.3 Maggio – Giugno 2026, 1 luglio 2026

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO IV, N. 3, Maggio Giugno 2026, 1 Luglio 2026



IV/3/776. La decodificazione di questi numeri è la seguente: IV anno di edizione dell’annesso, 3 il numero di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 776, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org. Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro – CESVAM

IV/3/777 – Il presente numero dell’Annesso, come i precedenti di dicembre 2026, di gennaio-febbraio e di marzo-aprile 2026, sono dedicati alla pubblicazione del numero dei Decorati alla data di pubblicazione dell’annesso stesso dei Decorati per ogni provincia ed allo stato dei lavori di costruzione dell’Albo d’Oro.

IV/3/778 – Provincia di Salerno. Inserimento Dati fino alla lettera L pag.526. Chiara Mastrantonio.

IV/3/779 - Provincia di Pesaro - Urbino. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziata la revisione su carta e correzioni. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/780 – Africa Orientale Italiana. Inserimento delle Decorazioni ai labari delle Legioni MVSN. Soci Collettivi. Si prevede che tale inserimento possa essere terminato alla fine del mese di agosto pv.

IV/3/781 – Provincia di Varese. Inserimento Dati fino alla lettera P pagina 318 su 403. Laura Monteverde.

IV/3/782 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati dal Volume “Onore ai Lodigiani Decorati al Valore Militare

IV/3/783 – Provincia di Macerata. Integrazione. Mario Brutti ha inserito le Medaglie d’Oro della provincia suddetta. Fonte Sito della Presidenza della Repubblica

IV/3/784 – Soci Collettivi. Predisposto schema per edizione a stampa. Esercito. Marina Militare e Marina Mercantile. Aeronautica. Carabinieri. Guardia di Finanza. Polizia di Stato Corpi Ausiliari dello Stato. Corpi Disciolti.

IV/3/785 – Provincia di Roma. Inserimento dati fino alla pagina 890 lettera P di 1184 con la lettera Z. Laura Tomassini

IV/3/786 - Provincia di Macerata. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Macerata. Eì stata iniziata la revisione su carta Utente: Mario Brutti

IV/3/787 – Leonardo Prizzi svolge una ricognizione sui Decorati delle Regioni Abruzzi e Molise al fine di individuare le fonti.

IV/3/788 – Tutte le provincie italiane hanno avuto l’inizio dell’inserimento dei dati dei Decorati.

IV/3/789 – Creato alla Biblioteca del Comune di Poggio San Marcello (Ancona) il Fondo intitolato alla MBVM Tarcisio Tassi. In tale fondo si raccoglierano nella mini-emeroteca i Volumi editi a stampa dei Albi d’ Oro della Regione Marche al Momento della Edizione.

IV/3/790 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati al valore Militare dal Volume “Albo D’Oro della provincia di Treviso”

IV/3/791 - Provincia di Ancona. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziato Inserimento Dati Fondo Santini. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/792 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati tratti dall’Albo d’Oro della provincia di Sondrio.

IV/3/793 - Provincia di Fermo. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Fermo. Eì stata iniziata la revisione su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/794 - In data 11 aprile il sistema ha presentato difetti di inserimento. Intervenuto R. Orioli e il difetto è stato appianato

IV/3/795 - Provincia di Ascoli Piceno. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ascoli Piceno. Iniziata la revisione sul testo su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/796 – Paola Bosio ha ricevuto in dono il Volume edito dal Ministero della Guerra “Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915 – 1918 Albo d’oro” Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1932” da parte del Col. Roberto Spampanato Comandante del X Reggimento Genio di stanza a Cremona

IV/3/797 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei decorati riportati nel Volume “Glora Pavese”.

IV/3/798 – Biblioteca Comunale di Ancona. Consultazione Manoscritto F. Santini. Predisposto programma di consultazione ed analisi per i mesi di luglio agosto e settembre.

IV/3/799 – Giorgio Madeddu ha reperito dalla rete l’elenco dei Militari Britannici decorati al valore Militare. Al momento è allo studio una edizione CESVAM Papers per l’analisi statistica dei Decorati. Studio prorpedeutico di come inserire tali decorati nel Sito.

IV/3/800 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 Settembre 2026. Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.

(a cura di massimo coltrinari)



sabato 11 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Mario Magri

 ARCHIVIO

 ( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Mario MAGRI

(Arezzo, 17 aprile 1897– Roma, 24 marzo 1944)


 Documenti di Mario Draghi tratti dal Casellario Giudiziario

Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico “F. Petrarca” di Arezzo, Magni si arruolò volontario nel Primo Conflitto Mondiale divenendo Sottotenente di Complemento di Artiglieria della specialità Bombardieri, meritando due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

La prima gli fu concessa dopo che su Pasubio nell’ottobre 1916 mentre erano in corso i combattimenti, benché ferito portava a termine l’allestimento di una linea telefonica “dimostrando singolare fermezza, abilità e ardimento”, sostituendo anche un Ufficiale caduto nel comando di una Sezione Bombardieri.

La seconda decorazione fu ottenuta qualche mese dopo quando, promosso Tenente, a Castagnevizza nel Carso Goriziano mentre era in corso un’azione dei grossi calibri dell’artiglieria austro-ungarica “riattivava la linea telefonica e provvedeva a far estrarre i militari travolti dalle macerie e a soccorrerli”.

Entrambe le decorazioni gli saranno poi revocate nel 1941 a seguito di specifico Decreto Legge.

Al termine della Grande Guerra con il grado di Maggiore è a Fiume come Aiutante di Campo di D’Annunzio, che gli affibbia il soprannome di “Capitano Magro”, esprimendosi così nei suoi confronti:“…egli guida gran parte di audacissime imprese militari, è uomo che osa l’inosabile…”. Ma più che imprese militari erano audaci sortite guidate da Magri con i legionari fiumani per reperire vettovaglie per la città di Fiume assediata.

Terminata l’avventura fiumana, si rifugia in Marocco per sfuggire alle autorità di polizia italiane ponendosi al servizio del sultano Abd El Krim, quale comandante dell’artiglieria, nel corso della guerra d’indipendenza contro la Spagna.

Iscritto alla Massoneria, fondò con il Gran Maestro Domizio Torrigiani il movimento clandestino "Fronte Unione Nazionale”, in quanto dopo essere rientrato in Italia dalla Francia dopo il “Delitto Matteotti” e dedicatosi al commercio, ritiene che il regime fascista incarni la reazione e tradisca quei valori risorgimentali di libertà, giustizia e fratellanza, propri della libera arte muratoria, che lui aveva sempre sostenuto. Cerca anche di convincere D’Annunzio, recandosi più volte al Vittoriale, a prendere iniziativa per aumentare ancora di più la crisi del fascismo seguente al “Delitto Matteotti” ed arrivare ad un governo di unità nazionale che esautorasse Mussolini.

Durante un colloquio con un amico, rivelatosi una spia, confida il desiderio di uccidere Mussolini e per questo il Capo della Polizia che, dal 1926 ritendendolo pericoloso per la vita del Capo del Governo, si mette sulle sue tracce e lo arresta.

Magri però non verrà mai deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in quanto il suo stato di Ufficiale decorato nella Grande Guerra e uno dei principali artefici dell’Impresa di Fiume, oltre ai suoi rapporti con D’Annunzio, avrebbe provocato imbarazzo e non pochi danni d’immagine al regime fascista.

Nonostante non fosse mai stato giudicato da un Tribunale, Magri passerà ben diciassette anni in confino, dal 1926 al 1943, divenendo l’unico antifascista italiano con più anni a cui venne attribuita tale pena, ancorché la legislazione in materia prevedesse al massimo cinque anni.

Durante la sua permanenza in varie località confinarie quali le Isole Tremiti, Cirò, Petronà, Pescopagano Lipari (dove tentò la fuga travestito da donna insieme ad un altro oppositore che aveva indossato abiti talari), Ponza dove conobbe una donna che sposò nonostante l’opposizione della famiglia di lei e le minacce delle autorità governative.

Nonostante i soprusi, le angherie, le minacce e le bastonature subite negli anni di confino Magri non perde la sua verve di uomo d’azione e di spirito esprimendo così il suo pensiero: «Ho conosciuto centinaia di rivoluzionari, e li ho visti sempre, o sopra i libri, o con i libri sotto il braccio. Mai nessuno si sia rivolto a me per avere nozioni militari che sono necessarie in una rivoluzione. Vuol dire che questa guerra rivoluzionaria sarà fatta scagliando i libri. Può darsi che ciò abbia la sua efficacia, ma fa parte di una strategia a me sconosciuta»

Dopo il lungo confino Magri il 12 agosto 1943, riassumendo in uno scritto clandestino la sua prigionia: «Il mio caso è simile a quello di moltissimi altri, anche se ho avuto, unico fra tutti il privilegio di essere confinato per diciassette anni consecutivi…posso, a buon diritto vantarmi di non aver cambiato bandiera di fronte alle persecuzioni subite; di aver difeso sempre la mia dignità di cittadino e di italiano e di non essermi mai aggiogato al carro del vincitore».

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 rientrato a Roma Magri aderisce senza indugio al movimento di resistenza, formando insieme ad altri ex confinati come Placido Martini e Silvio Campanile il Fronte Unione Nazionale ed organizzando le prime formazioni di partigiani formate da militari sbandati e civili. Se Martini fu il capo politico del movimento Magri ebbe l’incarico di seguire la parte militare e mantenere anche i contatti con le formazioni resistenti presenti a Roma e nei dintorni.

Il 26 gennaio del 1944 è arrestato a Roma, sotto falso nome ma identificato subito dopo, a causa di una delazione, al Ristorante Rosetta dalla polizia tedesca accompagnata da due spie italiane che si erano finti Ufficiali di fede monarchica a capo di alcune bande operanti nel viterbese. Insieme a lui viene arrestato anche Placido Martini (che subirà lo stesso destino), Bertini Alfredo e un certo Colasurdo identificato come Commissario di Pubblica Sicurezza.

Tradotto a Via Tasso viene percosso e in un’occasione subisce 150 frustate che lo rendono immobile ed impossibilitato a camminare per diversi giorni, ma senza confessioni o cedimenti di alcun genere. Nella sua detenzione a Via Tasso è recluso nella cella numero 1 con Carlo Zaccagnini, don Pietro Pappagallo e Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Con gli amici Martini e Campanile, Magri condividerà la sorte di essere trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944.

Nel 1954 gli sarà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 61 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate l’11 dicembre 2025

https://www.arezzonotizie.it/attualita/fosse-ardeatine-mario-magri-storia.html

https://www.casentino2000.it/un-casentinese-martire-delle-fosse-ardeatine/ https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://ilfuturistamagazine.blogspot.com/2012/04/mario-magri-da-fiume-alle-fosse.html
https://www.mausoleofosseardeatine.it

https://www.prolocodiponza.it/progettoPonza/Magri.htm


venerdì 10 luglio 2026

Progetto 2024/2 Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Ten . PS Maurizio Giglio

 ARCHIVIO

Maurizio GIGLIO

(Parigi, 20 dicembre 1920 – Roma, 24 marzo 1944) 

 


Figlio di Armando e Anna Isnard trascorre l’infanzia e la prima adolescenza tra la Francia e Roma, dove frequenta il ginnasio, il liceo “Terenzio Mamiani”, conseguendo la laurea in giurisprudenza a soli 21 anni e distinguendosi per un’intensa attività sportiva.

Il padre nel corso del primo Conflitto Mondiale, quale Capitano di fanteria, era stato decorato con una Medaglia d'Argento al Valor Militare perché ferito in Francia. Al termine della guerra entra nei ruoli dei Funzionari di Pubblica Sicurezza, portandolo nel corso della carriera ad assumere la dirigenza della III Zona OVRA e la Questura di Bologna.

Nel 1939 è ammesso alla frequenza dei Corsi per Allievi Ufficiali di Complemento e con l’ingresso dell’Italia nel Secondo Conflitto Mondiale, dopo aver preso parte alla campagna contro la Francia del giugno 1940 chiede e ottiene di partire volontariamente per la Grecia.

Nel corso di questa campagna quale Ufficiale del III Battaglione del 42° Reggimento Fanteria “Modena”, inquadrato nell’omonima Divisione di Fanteria (37a) si distingue per coraggio e ardimento meritando, a brevissima distanza di tempo:

-      il 14 dicembre 1940 sulle Pendici occidentali di Monte Spat una Croce di Guerra al Valor Militare in quanto “Nel corso di un aspro combattimento contro forze nemiche soverchianti, era di esempio ai propri dipendenti per ardimento e sprezzo del pericolo. Durante l'azione, accortosi che il nemico diminuiva la sua pressione in seguito alle perdite subite, lo contrattaccava decisamente a bombe a mano, ponendolo in fuga.”

-     il 30 dicembre 1940 a Kurvelesc una Medaglia di Bronzo al Valor Militare per aver condotto “… un reparto di volontari del suo Battaglione eseguiva un colpo di mano su importante postazione nemica. Ferito continuava nel suo compito senza allontanarsi dal suo reparto fino ad operazione compiuta.”,

Giglio viene anche proposto per ulteriori ricompense al Valor Militare e per il passaggio in servizio permanente.

Comandato a Torino nella Commissione Armistiziale con la Francia con sede a Torino, rimanendovi fino al gennaio del 1943, e dove otteneva la promozione a Tenente. Giglio ritenendosi insoddisfatto dell’inattività delle mansioni a cui è sottoposto, chiede di essere trasferito ad un reparto operativo venendo assegnato all'81° Reggimento Fanteria “Torino”, rientrato dalla campagna di Russia e stanziato a Roma.

Al momento della notizia dell’armistizio pur essendo cresciuto nel culto dell'ideologia e della mistica fascista, con il padre appartenente all'OVRA, rompe nettamente con il passato rimanendo fedel al giuramento di Soldato e di Ufficiale. Il 9 settembre del 1943 raccoglie a sé alcuni soldati del Reggimento e li conduce al combattimento contro i tedeschi a Porta San Paolo; evita poi che le armi in dotazione al reparto possano finire in mano ai nazisti.

Dopo la resa della capitale ai tedeschi il 17 settembre abbandona Roma e attraversa le linee nei pressi di Benevento dove giunge il 4 ottobre consegnandosi a delle pattuglie statunitensi e ricongiungendosi con gli elementi del Regio Esercito rimasti fedeli a Vittorio Emanuele III.

Il 7 ottobre arriva si trasferì a Napoli per presentarsi al comando della 5ª Armata USA comunicando di avere importanti notizie sui movimenti delle truppe tedesche osservate durante viaggio effettuato da Roma verso sud.

Nel capoluogo campano Giglio è indirizzato all' OSS (Office of Strategic Services), che gli chiede di divenire un proprio agente informativo a Roma ed arruolarsi nel corpo di polizia della Repubblica Sociale, non prima però di aver informato le autorità governative italiane a Bari. Dopo il rientro a Napoli, Giglio, munito di cifrari e di apparati ricetrasmittenti, è accompagnato in automobile nei pressi dell'altopiano del Matese, da dove, dopo aver passato ancora una volta le linee, raggiungerà Roma con altri elementi volontari italiani ingaggiati dai servizi informativi statunitensi.

Raggiunta la capitale il 28 ottobre del 1943 Giglio si espone a gravi rischi riuscendo per ben due volte a sottrarsi alla cattura dei nazifascisti riuscendo a salvare anche le apparecchiature ricetrasmittenti. Per poter svolgere l’incarico in tranquillità durante le ore in cui è attivo il coprifuoco e non suscitare sospetti nelle polizie nazifasciste, Giglio si arruola nella Polizia Ausiliaria Repubblicana con il grado di Sottotenente Ausiliario. In questo periodo stringe contatti con gli esponenti dei partiti antifascisti e con il FMC di Cordero di Montezemolo.

Assunto il nome di battaglia di “Cervo” conduce le attività del Servizio Informazioni Radio Vittoria, una stazione radio clandestina installata su di un barcone ancorato nei pressi di Castel Sant’Angelo con la complicità del proprietario. Qui Giglio provvedeva ad inviare agli Alleati messaggi in codice concernenti operazioni da condurre oltre le linee tedesche, fornire informazioni sugli spostamenti delle forze della Werhmacht e ricevere ogni informazione utile per dare ospitalità a spie, sabotatori e rifornimenti di armi da dare alla Resistenza.

A questo si aggiungeva un’altra importante missione affidata a Giglio consistente nell’organizzare nella zona di Grosseto delle basi da dove esponenti militari e politici antifascisti avrebbero potuto raggiungere a bordo di unità navali alleate, le zone dell’Italia libera dal giogo nazifascista

Il giorno antecedente allo sbarco alleato di Anzio, avvenuto tra il 21 e il 22 gennaio 1944, Giglio accoglie a Roma il Maggiore Peter Tompkins, agente e plenipotenziario dell'OSS in Italia ospitandolo anche nella sua abitazione ed instaurando una stretta collaborazione, che si intensifica in particolar modo durante la stagnazione delle operazioni statunitensi sul fronte di Nettuno.

Il 4 febbraio 1944 Giglio, durante un servizio alla Basilica di San Paolo “Fuori le Mura” è fermato dalla polizia italiana mentre è intento a fotografare l’arresto effettuato dai tedeschi e dagli italiani ai danni di alcuni antifascisti; l’intervento del padre sul questore Caruso porta al suo rilascio, anche se cominciano a montare sospetti sulla sua fedeltà al regime fascista.

Il 16 marzo 1944 viene arrestato l’operatore radio Enzo Bonocore che sottoposto ad interrogatorio tradisce Giglio, il quale, il giorno successivo avuta notizia dell’arresto del collaboratore, insieme al proprio attendente Scottu mentre stanno recuperando l’apparato ricetrasmittente dal barcone ancorato nel Tevere, cadono in un’imboscata tesagli dagli uomini di Caruso e della banda del criminale fascista Pietro Koch. Trasferiti immediatamente alla Pensione Oltremare, sede della “Banda Koch”, dove vengono sottoposti ad estenuanti interrogatori. Giglio resosi conto che è impossibile negare il suo coinvolgimento nella Resistenza si assume ogni responsabilità per evitare che qualche esponente del movimento clandestino possa essere coinvolto. Ma ciò non basta in quanto gli aguzzini agli ordini di Koch cercano con sevizie e torture di far rivelare a Giglio nomi e le località dove si erano nascosti gli appartenenti al movimento di Resistenza. Il suo compagno Scottu testimonierà nel dopoguerra al Processo Koch le sevizie e torture a cui fu sottoposto Giglio nei sei giorni di permanenza alla Pensione Oltremare. Tompkins pianificherà anche un blitz per liberare Giglio dalla prigione, tentativo che rimarrà inattuato.

Nella notte del 23 marzo Giglio subisce un ultimo interrogatorio e all’indomani mattina impossibiliato a reggersi in piedi, viene condotto a Regina Coeli e da qui viene trasportato su una barella alle Fosse ardeatine per essere giustiziato.

Gli sarà concessa la Medaglia d’oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa nel sacello n. 150 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 20 e il 30 dicembre 2025

https://www.anpi.it/biografia/maurizio-giglio

https://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista39.nsf/ServNavig/12

https://it.insideover.com/spionaggio/in-ricordo-di-maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo.html

https://www.poliziadistato.it/statics/50/maurizio-giglio.pdf

www.treccani.it