ARCHIVIO
( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)
Tenente Colonnello di Fanteria del Regio Esercito
Italiano
Sabato MARTELLI
CASTALDI
(Cava dei Terreni (SA), 19 agosto 1896– Roma, 24
marzo 1944)
Primogenito
di Argia Martelli e di Sabato Castaldi avvocato molto noto nel salernitano
trascorre la sua infanzia, a causa della professione paterna, a Salerno e a
Napoli. Inviato dalla famiglia a Roma per frequentare il collegio San Giuseppe
– Istituto de Merode, decide di iscriversi all’associazione giovanile di Azione
Cattolica interna all’istituto. Fu in questi anni di formazione che decise di
iscriversi all’istituto capitolino. Conseguito il diploma liceale si
trasferisce con il fratello per iscriversi alla facoltà di Ingegneria del
Politecnico.
Con
l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale Marcelli Castaldi ancorché
non abbia ancora concluso il ciclo di studi necessari per il conseguimento
della laurea si arruola volontario nel Regio Esercito. Nominato Sottotenente in
Servizio Attivo Permanente del Genio a dicembre del 1916 è assegnato al 1°
Reggimento Genio ed inviato al fronte.
Con
la 73ª Compagnia Genio nel maggio del 1917 ha modo di distinguersi in
combattimento meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare in
quanto “contribuiva efficacemente al forzamento dell’Isonzo, apprestando
passaggi e trasportando materiali, sotto il fuoco nemico, incurante del
pericolo, sempre animoso e pieno di slancio”.
A
maggio nel 1918 chiede e ottiene di transitare nel Corpo Aeronautico
Militare divenendo comandante della IV Sezione Autonoma Avieri e
partecipando a diverse missioni di guerra meritando nell’estate del 1918 una Medaglia
d’Argento al valor Militare per aver compiuto “…numerosissimi voli in
territorio occupato dal nemico, spingendosi sovente di propria iniziativa anche
oltre gli obbiettivi assegnatigli e riportando importanti informazioni militari
e preziosi rilievi fotografici. Oltrepassava sempre con mirabile sprezzo del
pericolo gli sbarramenti del fuoco avversario, tornando più volte col velivolo
colpito mai arrestandosi nel compimento del proprio mandato, anche se sotto la
minaccia dei caccia nemici. Quale comandante di sezione, con l’esempio
suscitava l’energia e l’emulazione dei suoi piloti, infondendo in essi il più
sano e vivo entusiasmo al dovere.”
Negli
ultimi mesi di guerra si guadagna un’ulteriore decorazione, una Medaglia di Bronzo
al Valor Militare, per le sue numerose azioni di volo “…sul nemico,
spesso compiuti in condizioni meteorologiche avverse, rese preziosi servizi.
Più volte si portò a bassa quota su di un campo nemico, distruggendo con
efficace bombardamento hangar ed apparecchi; compì altre importanti azioni
fornendo preziose notizie, mitragliò le trincee avversarie, tornando più volte
con l’apparecchio gravemente danneggiato”.
Al
termine del conflitto, chiede di essere inviato in Libia nelle operazioni di
riconquista della Libia meritando due encomi solenni. Rientrato in Patria per
malattia, si sposa con Luisa Barbiani da cui ha due figli, trasferendosi a
Roma.
Con
la costituzione della Regia Aeronautica prosegue la carriera nella forza Armata
assumendo incarichi di comando al 7° Gruppo Autonomo da Caccia nel grado
di Maggiore e di Colonnello al 20° Stormo; è inoltre impiegato in
diversi incarichi nello Stato Maggiore divenendo nel 1933 con il grado di Generale
di Brigata Aerea comandante della 5a Brigata Aerea.
Giunto
ormai all’apice della carriera divenendo a soli 39 anni, il più giovane
Generale in servizio rendendolo il più giovane ufficiale in quel ruolo, tanto
da meritarsi la fiducia di Balbo, che lo vuole come Capo DI Gabinetto nel suo
Ministero, rivolgendogli in una missiva le seguenti parole: “Caro Martelli, la
mia aspirazione è portare l’Arma sempre più in alto. Non fallirò se mi
assisterà il destino e l’opera di collaboratori del suo valore, caro camerata».
Dal
1° luglio al 12 agosto 1933, Martelli Castaldi è impegnato nell'organizzazione
della Crociera Aerea del Decennale, un evento celebrativo ideato da
Balbo, e gestendo i contatti tra il ministro e Mussolini, che voleva essere
aggiornato sui progressi della missione.
La
vita di Martelli Castaldi sembra a questo punto seguire una buona direzione,
anche dopo la nascita del suo terzo figlio. Negli ambienti romani si pensa che
possa diventare Ministro dell'Aeronautica dopo il trasferimento
di Balbo in Libia quale Governatore della colonia.
Tuttavia,
Martelli Castaldi è allontanato dalla Regia Aeronautica per aver messo
in discussione le capacità della Forza Armata, decidendo di denunciare la
situazione a Mussolini, scrive un rapporto critico nel quale descrive come il
Generale Valle Capo di Stato Maggiore, disponga il costante spostamento degli
stessi aerei da un aeroporto all’altro, per poi mostrarli nel corso delle
grandi manifestazioni organizzate dal regime fascista a fini propagandistici.
Nel
testo Martelli Castaldi riportava: “Qui c’è in gioco l’avvenire della
Nazione e non è oltre tollerabile che si continui sulla strada
dell’illusionismo organizzato in grande stile». In merito ad una
manifestazioen che si sarebbe dovuta svolgere a breve aggiungeva: “Giove
Pluvio permettendo e con una certa talquale benevolenza di Eolo, avverrà tra
giorni l’attesissimo “kolossal girandola” di Furbara»
Purtroppo,
la sua lealtà non viene apprezzata, e su consiglio di Valle, Mussolini lo mette
a riposo senza stipendio per presunta insufficienza di qualità militari e di
carattere.
Senza
lavoro si trasferisce in Etiopia con la famiglia dove, dopo un relativo periodo
di benessere e tranquillità, l’apparato repressivo del regime esercitato
tramite forti pressioni dell’OVRA lo costringe a far rientro in Italia
trasferendosi a Roma.
Trovato
impiego presso il Polverificio Stacchini, grazie alle sue abilità e
qualità, entra nelle grazie del proprietario il conte Ernesto Stacchini
divenendo in poco più di un anno Direttore Tecnico Amministrativo dello
stabilimento
Con
la caduta del regime fascista il 25 luglio del 1943, il nuovo Capo del Governo
il Maresciallo Badoglio lo chiama per tentare di ricostituire il Ministero
dell’Aeronautica e procedere alla riorganizzazione dei reparti di volo, al fine
di proseguire il conflitto. Ogni progetto viene però cancellato a causa della
firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943.
Trovandosi
dunque a dover decidere da che parte schierarsi, l’ex generale scelse di
entrare a far parte della Resistenza che andava approntandosi nella città di
Roma e di assumere il nome di battaglia di «Tevere».
Entrato
nel movimento di resistenza prende parte personalmente a diverse operazioni
clandestine fornendo esplosivi, prelevati dallo stabilimento in cui lavora,
alle bande operanti nel Lazio e in Abruzzo. Si impegna poi nel boicottare con
ogni mezzo la produzione degli esplosivi per gli occupanti tedeschi. effettua
rilievi topografici utili alla resistenza e agli Alleati, garantendo anche
informazioni sulla presenza nel territorio delle unità tedesche. Degna di nota
è la progettazione di un campo di atterraggio di fortuna, realizzato in seguito
nella periferia romana, con il quale gli Alleati possono evitare gli aeroporti
presidiati dalle truppe naziste. Meritoria è anche, grazie ai suoi contatti con
le autorità germaniche, l’opera di reperimento di documenti e salvacondotti,
che provvede a contraffare, da distribuire ai ricercati dai nazifascisti.
All’inizio
del 1944 i tedeschi grazie ad una delazione di un operaio hanno la conferma dei
movimenti che avevano generato in loro forti sospetti sulle attività condotta a
favore della Resistenza dal personale direttivo dello stabilimento. Il
dipendente, che non conosceva però le reali dinamiche in corso, denunciò il
proprietario Ernesto Stacchini, del tutto estraneo alle vicende e totalmente
all’oscuro dell’opera di Martelli Castaldi che spontaneamente si presentò il 17
gennaio al comando tedesco assumendosi ogni responsabilità.
Tradotto
immediatamente al carcere di Via Tasso in una «camera di m. 1,30 per 2,60»,
così descritta in un biglietto fatto recapitare clandestinamente alla famiglia,
utilizzando un espediente appreso durante la frequenza del collegio. Chiesti
dei limoni ai suoi carcerieri e un pennino riesce ad inviare alla propria
consorte dei biglietti che in apparenza sembrano privi di scrittura, ma se
scaldati alla luce di una candela rivelano il messaggio celato. Sottoposto a
tortura nello stesso messaggio così descrive le condizioni di vita all’interno
delle celle «siamo in due, non vi è altra luce che quella riflessa di una
lampadina elettrica del corridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico
comincia ad andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha dato il
colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davvero da “gentleman”.
Definito “delinquente” sono stato minacciato di fucilazione e percosso, come
del resto è abitudine di questa casa: botte a volontà».
Nonostante
sia bastonato e sottoposto a sevizie non rivela alcun particolare utile che
possa svelare l’organizzazione della Resistenza a Roma.
Il
4 marzo del 1944 invia alla famiglia l’ultimo messaggio nel quale riporta: «i
giorni passano e oggi 47° credevo proprio che fosse quello buono; e invece
ancora non ci siamo. Per conto mio non ci faccio caso e sono molto tranquillo e
sereno, tengo su gli umori di 35 ospiti di sole quattro camere, con
barzellette, pernacchioni (scusa la parola che è quella che è) e buon umore.
Unisco una piantina di qui per ogni evenienza, e perché per mezzo del latore,
quest’altra settimana, me la rimandi completata. Penso la sera che mi dettero
24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e
cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento,
solo alla 24ª nerbata risposo con un pernacchione che fece restare i 3
manigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24ª frustata fu un
poema! Via Tasso ne tremò e al fustigatore cadde di mano il nerbo. Che risate!
Mi costò tuttavia una scarica ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è
la mancanza d’aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la
lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni istante».
Venti
giorni dopo, prima di essere condotto alle Fosse Ardeatine per essere
giustiziato con un colpo alla nuca ha la forza di scrivere su un muro della
cella: “Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più
vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio”
Secondo Kappler
nel processo a suo carico Martelli Castaldi prima di essere colpito gridò per
due volte “Viva l’Italia!”.
Con il Decreto Legge
del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare
(alla “memoria”).
Riposa
al sacello n. 117 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
Fonti
URL consultate il 27 dicembre 2025
https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/martelli-castaldi-sabato/
https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/
https://www.mausoleofosseardeatine.it
http://www.tuttosucava.it/gen_castaldi.htm



