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lunedì 16 febbraio 2026

Progetto 2016/2. Gli Italiani sulla testa di ponte di Anzio

 

120 giorni sulla testa di sbarco

 

 

 Massimo Coltrinari

 

 Lo sbarco di Anzio del gennaio-maggio 1944, chiamato in questa maniera in quanto lo sbarco ha avuto senso solo in presenza di un porto che è quello di Anzio; nella terminologia corrente vi sono molte diatribe nel definirlo sbarco di Anzio, di Nettuno, “sul litorale laziale” ed altre definizioni: noi ci atteniamo al dato tecnico-tattico che uno sbarco a possibilità di attuarsi ed  alimentarsi e raggiungere il successo solo se dispone di un porto; il nome di quel porto da il nome alla operazione di sbarco. Dobbiamo subito dire che questo sbarco di Anzio fu una delle battaglie nel teatro europeo-occidentale dove gli statunitensi trovarono più difficoltà insieme ai loro alleati britannici. Lo sviluppo dello sbarco tanto diverso da quello previsto nei piani è dovuto alla deficienza condotta operativa di alcuni comandanti sul campo che non approfittarono della sorpresa. Inoltre tocca aggiungere a questo elemento principale anche il mancato raggiungimento immediato da parte delle forze sbarcate degli obiettivi fissati in precedenza. La decisiva poi volontà dei tedeschi, dopo la loro iniziale sorpresa, di eliminare quello che loro definivano un vero e proprio pericolo determinato dallo sbarco alleato per la tenuta del loro fronte meridionale e la non meno volontà e tenacia anglo-americana a resistere per non essere buttati a mare, portano a un complesso di discordi pareri fra gli storici, oggi,  e sugli uomini di del tempo, ieri che parteciparono all’azione e fra gli stessi comandanti che presero parte alla battaglia

Celebre la frase della  primo ministro Winston Churchill che fu il promotore dello sbarco che lo aveva voluto a tutti i costi, il quale di fronte all’ insuccesso contestava apertamente il comandante statunitense che guido lo sbarco per la sua mancanza di aggressività tanto che riuscì a scrivere “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico mentre invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata[1] sono parole molto dure dovute forse anche al fatto che egli dopo lo sbarco aveva impartito istruzioni al comandante delle forze alleate in Italia di spingere lui solitamente avanti la massa d'assalto senza ottenere il rafforzamento della testa di sbarco: Delusione ci fu anche nel campo avversario. Il comando generale tedesco e in particolare Hitler dinanzi all'insuccesso dell'operazione  della eliminazione della testa di sbarco, rimase contrariato  non volersi convincere della giustificazione che il fallimento della controffensiva tedesca era dovuto alla assoluta superiorità in fatto di aviazione e di artiglieria. In molti e tra questi vari comandanti non erano d’accordo sull'opportunità di avanzare versi i colli Albani o verso Roma subito dopo lo sbarco pensando che un possibile rapido concentramento di forze tedeschi avrebbe potuto tagliare ogni rifornimento e quindi annientare le forze alleate così incautamente avventura tesi nel retroterra. Si doveva dare appoggio al fronte di Cassino cercando di interrompere da tergo ogni alimentazione.

In tutto questo contesto dove le forze alleate combattono e i tedeschi contrattaccano e si difendono ognuno per raggiungere i loro obiettivi sono presenti anche gli italiani nella loro veste di  cobelligeranti da una parte e di alleati dall'altra. Sono presenti i Carabinieri della compagnia R che svolgono sulla testa di ponte compiti di polizia militare Mentre dall'altra parte sono presenti i reparti della Decima MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese che però occorre rilevare non fanno parte delle forze della Repubblica Sociale Italiana ma sono entità autonome dopo un accordo con i tedeschi sottoscritto proprio dal Junio Valerio Borghese.

 Infine non bisogna dimenticare il ruolo svolto dalla Resistenza Romana che attraverso le sue componenti riuscì a raccogliere tutte le informazioni che permisero alla testa di ponte di salvarsi. È nota la vicenda della attività dell’agente dell’OSS Peter  Tompkins che ha ampiamente dimostrato che le sue informazioni si rilevarono vitali per la salvezza della testa di ponte. Tompkins era in collegamento diretto con il G2 del VI Corpo d'Armata e le informazioni raccolte  dai Patrioti romani permisero di prevenire tutte le offensive tedesche che furono neutralizzate e respinte.

Quindi lo sbarco di Anzio e qui presentato basandosi su una ricostruzione che tiene presente il metodo storico al fine di considerare ancorché a largo raggio tutti i punti per dare un quadro generale degli avvenimenti.



[1] Churchill, W., La seconda guerra mondiale, Da Theheran a Roma Milano, Arnaldo Mondadori Editore, Parte 5° Vol II, Capo X.

sabato 14 febbraio 2026

I Raggruppamento Motorizzato Piano per la Occupazione di Monte Marrone 31 marzo 1944

 ARCHIVIO

Ordine 395/Op. del 28 marzo 1944 del comando fanteria raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

 

1° RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

COMANDO FANTERIA DEL RAGGRUPPAMENTO

N. 395 di prot. Op.                                                                                                                                         28 marzo 1944

Oggetto: Occupazione del M. Marrone.

Carta topografica: tavoletta 1 : 25.000 - Castellone al Volturno (ripr. U. T. dello S.M.R.E. ed. marzo   1944)

Allegati n. 3 (omessi).

 

Indirizzi….

 

I - Faccio seguito alla mia lettera n. 339 35 marzo, oggetto: " Schieramento settore Castelnuovo ".

 

II - Il giorno x, all'ora h, il btg. alpini « Piemonte >> darà corso all'occupazione di sorpresa del M. Marrone, attenendosi alle seguenti prescrizioni:

a) il movimento del grosso dovrà essere preceduto da elementi esploranti alleggeriti che, procedendo rapidamente ed affermandosi sulla linea di cresta, dovranno proteggere il successivo movimento degli scaglioni arretrati dalle dirette offese avversarie;

b) la occupazione della linea di cresta avrà carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale del M. Marrone;

c) nessun'arma automatica dovrà avere la direzione di tiro parallela alla osservazione ed alle provenienze avversarie, perció:

¾      tiro fiancheggiante,

¾      incrocio dei fuochi con le armi contigue,

¾      nessuna postazione in vista, sia come rilevato sul profilo della linea di cresta, che come feritoie non schermate al tergo (basta un telo da tenda).

 

III. - Sia proceduto ad un conveniente e sollecito sgombero del campo di tiro dalla boscaglia, tenendo presente le prescrizioni relative ai tiri di aggiustamento dei mortai e delle artiglierie (§ VIII e IX).

 

IV. Tra i primi materiali, dovranno affluire sulla linea di cresta gabbioni, matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè, prima di sera, sia già stato dato soddisfacente sviluppo allo stendimento dei reticolati e dei campi di mine (a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi); siano messe in opera molte bombe a mano, in funzione di mine, secondo istruzioni verbali già impartite.

 

V. La occupazione della cresta del M. Marrone ha valore di posizione di resistenza; essa perciò dovrà essere tenuta ad ogni costo contro eventuali azioni avversarie, che, presumibilmente condotte da grosse pattuglie, avranno il carattere di assoluta sorpresa, specie di notte.

 

VI. Il battaglione alpini « Piemonte » dovrà strettamente collegarsi tatticamente:

 

¾      a sinistra: con la occupazione italo-polacca delle Mainarde (q. 1478);

¾      a destra: con la occupazione di q, 1344 del CLXXXV btg. parac.;

¾      con la occupazione arretrata q. 1180 che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. bersaglieri.

 

VII. - II comandante del CLXXXV btg. paracadutisti applichi, per la parte che concerne il suo tratto di settore, le prescrizioni di cui ai precedenti paragrafi II, lettera b), c), III e IV.

 

VIII. - Mortai da 81 (vedi lucido allegato n. 1).

a) Schierati: 2 plotoni mortai del CLXXXV btg. parac.sti, 6 mortai (2 per ciascuna cp.) del btg. alpini  « Piemonte », 9ª e 10 ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.

Concorrono, per eventuali azioni di fuoco su mia esclusiva richiesta: 2 plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri.

Non schierati: 2 plotoni mortai del XXIX btg. bersaglieri.

Totale: 36 mortai.

b) Compiti:

¾      plotoni mortai del CLXXXV btg. paracadutisti:

zona di sorveglianza n. 1,

tratti di sbarramento n. 11-12;

¾      mortai del btg. alpini Piemonte:

zona di sorveglianza n. 2,

tratti di sbarramento n. 13-14-15;

¾      9ª cp. mortai del III/68" rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 3,

tratti di sbarramento n. 16-17;

¾      10ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.: 10% cp. mortai del 111/68° rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 4,

tratti di sbarramento n. 18 e 19;

¾      plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri:

tratti di sbarramento nell'alta Valle Viata (comuni alla difesa delle Mainarde).

 

c) Modalità:

¾      i mortai dei btg. Piemonte e CLXXXV parac.sti agiscono alle dirette dipendenze dei rispettivi comandanti di btg.:

¾      le cp. 9ª e 10 ª, al comando del comandante il III/68°, costituiscono massa di manovra alle mie dirette dipendenze;

¾      i tiri di aggiustamento per lo sbarramento saranno effettuati il giorno x

 dalle ore h alle ore h+60': 9ª cp.,

dalle ore h+60' alle ore h + 120': mortai del btg. alpini Piemonte,

dalle ore h+ 120' alle ore h+180': mortai  del CLXXXV btg. paracadutisti,

dalle ore h+180' alle ore h+240': 10ª cp. morai;

¾      riserva di comunicare il giorno x ed ora h prima della quale è vietato qualsiasi tiro.

 

d) Collegamenti:

 

¾      con filo diretto: tra me e le cp. 9ª e 10ª ed i plotoni del XXXIII btg bersaglieri;

¾      tramite rispettivi comandanti di btg rimanenti.

 

IX - Artiglieria:

¾      IV/11° alle mie dirette dipendenze dalle ore 6 del giorno x;

¾      btr. Alpina: continua a rimanere alle mie dirette dipendenze; azioni di fuoco soltanto su mio ordine;

¾      II e III/11°: concorso in seguito a mia richiesta rivolta al comando I raggruppamento.

 

Compiti: nessuna azione di fuoco precederà od accompagnerà il movimento del btg.

Saranno invece:

¾      effettuati tiri di accecamento sugli osservatori nemici principali (M. S. Michele, M. Mattone Colle dell'Altare), già in esecuzione sin dai giorni precedenti;

¾      predisposti tiri di interdizione sulle principali vie di accesso alla zona di M. Marrone;

¾      effettuati tiri di aggiustamento nei tratti di sbarramento « Aosta », « Ivrea» e « Torino» quando la cresta del M. Marrone sarà stata occupata.

 

Osservazione: la pattuglia O. C. del II/11º, già dislocata con il comando btg. alpini, seguirà nel movimento i reparti avanzati del btg. stesso in modo da stabilirsi e funzionare sulla vetta, appena raggiunta.

 

Richieste di fuoco: saranno effettuate direttamente da me e, parallelamente, servendosi delle pattuglie O. C.

 

Collegamenti:

¾      a filo e radio: quelli in atto;

¾      in caso di mancato funzionamento, e soltanto per quanto riflette lo sbarramento:

serie di razzi rossi: « apertura del fuoco »,

serie di razzi verdi: « cessazione del fuoco ».

 

X - Riferimenti: valersi del profilo del M. Marrone e relativa numerazione.

 

XI. - Collegamenti: restano invariati quelli disposti al paragrafo 8 del citato foglio n. 339.

 

XII. - Posto di comando: invariato.

 

XIII. -Prescrivo che le comunicazioni sollecite, complete ed esaurienti delle novità, mi siano inviate - con tutti i mezzi a disposizione - non appena si verificano, anche negative alle ore 3,30, 9,30, 15,15, 21,30 di ciascun giorno.

 

XIV. Riserva di comunicare giorno x ed ora h.

 

XV. Ricevuta.

 

Il Colonnello comandante

ETTORE FUCCI

 

 

 


giovedì 12 febbraio 2026

i Raggruppamento Motorizzato Comando 5a Divisione "Kresowa". Piano di appoggio alla azione su Monte Marrone

 ARCHIVIO

Piano di appoggio redatto dal comando 5ª divisione polacca il 26 marzo 1944

COMANDO 5ª DIVISIONE « KRESOWA »

Segreto (copie n 8)   26 marzo 1944

PIANO DI APPOGGIO ALL'AZIONE DEL 1 RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO DA PARTE DELLA 5ª DIVISIONE KRESOWA  E DELL'ART. DI C. A.

(questo piano è stato discusso con tutti i Com.ti interessati)

1° -  All'azione di appoggio del 1 raggruppamento italiano per l'occupazione di M. Marrone parteciperanno:

a) artiglieria di C. A. e 6º rgt. art. leggera al comando del colonnello Zabkowskiego;

b) artiglieria della III divisione di ftr.: due gruppi;

c) due plotoni mortai italiani e due plotoni mitraglieri polacchi dislocati a q. 1478 delle Mainarde nel settore della 5ª brigata di fanteria;

d) eventuale azione diversiva organizzata dal com.te della 3ª divisione di ftr. dal fronte di Castel S. Vincenzo in direzione di Pizzone-S. Michele.

 

2° - Condizioni per l'appoggio.

Poiché l'azione di occupazione del M. Marrone sarà fatta di sorpresa e poiché il comandante del 1 raggruppamento motorizzato italiano pensa che il successo è sicuro non essendo il nemico su M. Marrone (eventualmente solo con piccole pattuglie), l'azione di appoggio è limitata al compito di aiutare il mantenimento del M. Marrone nel caso di un contrassalto o contrattacco.

 

3°- Compiti particolari del raggruppamento d'appoggio e tempi in cui l'azione d'appoggio dovrà esplicarsi.

a) Raggruppamento artiglieria del colonnello Zabkowskiego: eseguirà i tiri di sbarramento e di interdizione segnati nel lucido allegato su richiesta del comandante l'artiglieria del 1 raggruppamento italiano che preciserà, se necessario, le azioni da svolgere. Preparazione di queste azioni soltanto topografica (senza aggiustamento). L'aggiustamento per il tiro di sbarramento è consentito dopo l'occupazione del M. Marrone.

b) Artiglieria della 3ª divisione (due gruppi): eseguirà il fuoco su q. 1177 di S. Michele e 1180 (ovest di Pizzone), 1067 (Casone del Medico) e M. Mattone. Richieste di queste azioni saranno rivolte dal comandante l'artiglieria italiana che si servirà come intermediario dell'osservatorio dell'artiglieria di Castel S. Vincenzo.

c) Due plotoni mortai italiani e due plotoni mitraglieri polacchi delle Mainarde faranno fuoco in Valle Viata, M. Mare-M. Marrone (la sella fra i due monti), ad ovest di M. Marrone, dietro richiesta del comando ftr. italiana direttamente al com.te dei mortai italiani.

d) Eventuale azione di diversione delle truppe della 3ª divisione sarà eseguita a richiesta del comandante la 5ª divisione solamente nel caso in cui si apprenda con sicurezza che il nemico sta preparando il contrattacco sul M. Marrone, oppure se la sorpresa non riuscisse completamente e in modo da rendere necessario il combattimento per occupare il M. Marrone. La divisione, in questo caso, ha lo scopo di disorientare il nemico sulle nostre effettive intenzioni e ritardare così il suo contrattacco su M. Marrone.

 

4° - Ordine particolare.

I. tutti i raggruppamenti saranno pronti per le ore 20 del giorno 30 marzo.

II. Quando il Marrone sarà occupato, le azioni di fuoco sopra previste continueranno ad avere vigore ed entreranno a far parte del normale piano di fuoco.

II - Se la 3ª divisione riceverà contemporaneamente le richieste di fuoco previste alla lettera b) e d), darà la precedenza a quelle di cui alla lettera d).

IV - Lo stato di allarme previsto al paragrafo I cesserà dietro ordine del com.te la 5ª divisione Kresowa.

 

5° - Il posto comando del colonnello Rudnickiego sarà presso il comando del colonnello Zabkowskiego (com.te l'artiglieria di C. A.) a Colli dalle ore 18 del 30 marzo

 

Il Comandante di divisione 

SULIK


martedì 10 febbraio 2026

I Raggruppamento Motorizzato. Lineamenti per l'occupazione di Monte Marrone 2 marzo 1944

 ARCHIVIO

Nota del 22 marzo 1944 del comando raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

NOTA CIRCA L'OCCUPAZIONE DI MONTE MARRONE

          23 marzo 1944

 

1°-  Opportunità dell'impresa

Evidente.

Il Marrone in mano tedesca compromette molto seriamente le condizioni della difesa nel settore Castelnuovo e nel settore Mainarde; una volta occupato dai Tedeschi, impadronirsene di viva forza costituisce una operazione di dubbio esito e che potrebbe costare sensibili sacrifici.

 

2° - Data dell'operazione.

Per prevenire il nemico, la più prossima possibile.

Per dare garanzia di successo, occorre però assicurare il tempo necessario per una buona organizzazione preventiva dei fuochi e dei rifornimenti.

A titolo orientativo, la data per ora prevista è il 25 marzo. Il ritardo nell'arrivo delle salmerie alpine potrà rendere necessario un corrispondente rinvio.

 

3° - Modalità dell'operazione

Di sorpresa.

Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta verso le 7 del mattino.

Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l'ascesa da q. 1180 e da Valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione; nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e 10 del mattino.

Al loro seguito colonne di portatori nella misura più larga possibile. In previsione di possibili contrattacchi di sorpresa nella prima notte successiva all'operazione, occorre sfruttare al massimo le ore di luce per una prima sistemazione della posizione e per l'esecuzione di qualche tiro di aggiustamento di artiglieri, mortai ed armi pesanti in grado di dare un concorso di fuoco.

 

4° -  Forze a disposizione e schieramento.

Sono destinate all'operazione le seguenti forze:

a) battaglione alpini « Piemonte »;

b) battaglione paracadutisti;

c) XXIX battaglione bersaglieri.

Il battaglione alpini ha il compito dell'occupazione di M. Marrone.

Il battaglione paracadutisti ha il compito di assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo fino alla displuviale tra Rio Petrara e Val di Mezzo per q. 1344 di M. Marrone, sella di q. 970 e q. 1214 di M. Castelnuovo.

XXIX battaglione bersaglieri in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abbruzzese.

E' previsto che il II/68° rgt. ftr., attualmente in linea nel settore di Castelnuovo, si raccolga dopo lo scavalcamento da parte del btg. paracadutisti e si sposti nel sottosettore di Colle Jardini, passando in secondo scaglione.

Il colonnello Fucci, comandante la fanteria del raggruppamento, assumerà la direzione dell'operazione e provvisoriamente il comando del sottosettore ovest da Val Viata (esclusa) a M. Castelnuovo (incluso).

Il colonnello Caputo, comandante del 68° rgt ftr., assumerà il comando  del sottosettore est, avendo ai propri ordini diretti il I e II btg. del proprio reggimento ed elementi minori.

Comando 4° rgt. bersaglieri e XXXIII btg. bers., provvisoriamente in terzo scaglione a Fornelli, meno gli elementi distaccati a q. 1181 (un plotone fucilieri) e a q 1478 delle Mainarde (un plotone fucilieri e due plotoni mortai).

 

5° -  Difesa di M. Marrone

E dubbio che la configurazione del terreno uniforme ed in lieve pendio verso ovest consentirà di assumere una soddisfacente profondità di schieramento.

Questo inconveniente è aggravato dal fatto che in Val Viata larghe chiazze di bosco si spingono in genere fino alla linea di cresta agevolando l'avvicinamento del nemico.

Occorre prevedere:

 - un'occupazione dell'ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben fornita di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;

- una  sistemazione - la più rapida possibile compatibilmente alle difficoltà di rifornimento e di trasporto  a piè d’opera – di difese accessorie (mine e reticolati);

- una attivissima osservazione vicina e lontana;

- una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d'infilata.

In linea di massima è da ritenere che:

- il tratto di fronte più delicato si debba localizzare tra la q 1770 e la q 1344;

- che su tale tratto le direzioni d'attacco da nord (Val di Mezzo) e da nord-ovest (regione Ferruccia) siano più pericolose della direzione d'attacco da ovest (M. Mare).

Conseguentemente sono stati previsti:

a) tiri d'infilata in alta Val Viata, da parte di 5ª e 6ª btr. obici da 100 mm. Schierate in regione Cerasuolo Vecchio, con osservazioni a q. 1478;

b) tiri d'infilata in alta Val Viata e sulla sella tra M. Mare M. Marrone, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del 68º fanteria) da schierare a circa metà percorso tra q. 1180 e la cima sud di M. Marrone con osservazioni a detta cima;

c) tiri in regione Ferruccia e in Val di Mezzo, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del btg paracadutisti) da schierare sui rovesci di q 1344, con osservazione su detta quota;

d) tiri d'infilata in regione Ferruccia, da parte di una btr. da montagna da 75 (del btg. alpini « Piemonte »), di una compagnia mortai da 81 (del 68° fanteria) e di due plotoni (a pezzi) da 47 (del btg. paracadutisti) da schierare, in posizione di agguato in cresta o presso la cresta di M. Castelnuovo, nei pressi di q. 1193;

c) concorso di fuoco, secondo le rispettive possibilità di tiro di un'altra batteria obici da 100 e di 4 btr. di obici da 75, attualmente schierati in difesa dei settori di Castelnuovo e di Colle Jardini;

f) impiego, dove, come e quando le circostanze lo consentiranno, dei sei mortai in organico al battaglione alpini « Piemonte ». Inoltre sarà opportuno predisporre il concorso eventuale di fuoco delle artiglierie alleate in grado di realizzarlo ed in modo particolare il concorso dei mortai e delle mitragliatrici pesanti di q. 1478 aventi azioni su testata della Valle Viata.

 

6°- Misure preventive.

Sono di ordine tattico e logistico.

Le prime essenzialmente consistono nell'apprestamento delle basi di fuoco previste al paragrafo precedente (scelta delle nuove posizioni, lavori di accesso alle postazioni, trasporto delle munizioni, impianti di nuovi osservatori) Esse sono in corso e per assicurare loro una conveniente protezione si è già provveduto a rinforzare l’occupazione avanzata di Castelnuovo. Le seconde riflettono la costituzione di basi di rifornimenti (rifornimenti viveri munizioni e materiali del genio) in valle Petrara per il successivo inoltro a Monte Marrone a d’orso d’uomo. Esse, come già accennato, sono in ritardo per il mancato arrivo delle salmerie del battaglione alpini e della batteria da montagna


lunedì 9 febbraio 2026

Un rito di passaggio e di iniziazione

 DIBATTITI


Il battesimo dell’artigliere

Ten. Art. P.E. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Nei riti di passaggio e nei riti di iniziazione si passa da una condizione sociale o spirituale a una diversa condizione, come per il battesimo, la circoncisione e l’investitura per il cavaliere medievale, si ha una manifestazione pubblica dell’assunzione di un nuovo status e della conseguente responsabilità che questa comporta.

            L’individuo è ufficialmente incardinato in una posizione ritenuta adeguata, si sanciscono diritti e doveri che a lui competono, si conferma nel coraggio e superamento della prova l’autorità conferitagli formalmente.

            Inquadrato nella primavera del 1980 presso il I Gr. A.Pe. “Adige” ad Elvas, su un altipiano sopra Bressanone, Arma nucleare tattica da 1 a 20 Kilotoni con obici da 203/25, reparto della III Brigata Missili “Aquileia”, 5° Corpo D’Armata, nell’aprile giurai fedeltà quale Sottotenente di artiglieria davanti al Colonnello Comandante e alla Bandiera entrando formalmente nelle mie funzioni con l’assegnazione alla 8° batteria obici, finchè nei primi di luglio mediante tradotta ferroviaria raggiungemmo il poligono  di  Monte Romano (Viterbo) per il campo a fuoco, quale prova sul terreno per il rilascio dell’annuale abilitazione NATO davanti ad una apposita commissione di ufficiali della NATO.

            Il Gruppo era costituito da circa 34 ufficiali, 46 sottufficiali, 81 graduati e 376 militari semplici per un totale di 537 uomini assegnati alla 7° e 8° batteria e al C.S.B. oltre alla 4° Compagnia fucilieri d’assalto che custodivano il sito a testate nucleari Site Rigel a Naz-Sciaves monitorato dall’11°  th US distaccamento del 559 US artillery groupe Italy, nel periodo dell’estate del 1980 il Comandante era il Ten. Col. Massimo Innamorati, gli avanzamenti di carriera e le licenze dipendevano dal successo dei Campi NATO, quindi vi era una notevole attenzione e forte motivazione nell’addestramento, tanto che il Gruppo ebbe nel corso delle varie prove valutative NATO l’ambito riconoscimento di migliore unità d’artiglieria NATO.

            Durante due giorni di fuoco con munizionamento convenzionale e l’ultimo giorno con munizionamento speciale simulante una carica nucleare, ebbi la direzione del centro calcolo balistico presso il comando batteria, ero addetto in caserma all’addestramento dl personale di batteria che doveva fornire i dati balistici.

            Le cariche dell’obice in sacchi di cordite erano sette a seconda della lunghezza della parabola, costituita dal primo e dal secondo arco, si usava normalmente la prima carica per sicurezza tirando a breve distanza al fine di evitare una eventuale uscita per errore di calcolo o impostazione dati della granata dal poligono.

            Le esplosioni con le spolette a tempo erano come dei soli nel cielo, mentre enormi sbuffi di terra si alzavano con le spolette a percussione il raggio delle schegge era sui 150 metri, una carica non partì per difetto della catena incendiaria la quale non riuscì a fare detonare la cordite, calò il silenzio, tutti si raggrupparono lontano, si aspettò dei lunghi minuti una eventuale esplosione ritardata, poi gli artiglieri incaricati, aperto l’otturatore, sbloccarono con la mazza e il calcatoio dalla parte della canna la granata la cui fascia di forzamento, necessaria per imprimere alla stessa la rotazione necessaria alla sua stabilizzazione nella traiettoria, era impegnata sulla rigatura interna.

            Dall’osservatorio il Capitano trasmetteva le coordinate con la radio che gracchiava, queste venivano riportate velocemente sulle due tavole topografiche, la principale e l’altra di controllo, all’ok della tavola di controllo i dati venivano trasmessi rapidamente al S.Tenente ai pezzi se li faceva impostare al pezzo base per i tiri a forcella di aggiustamento, dopo alcuni tiri, inquadrato il bersaglio, veniva dato l’ordine della salva e i quattro pezzi aprivano il fuoco uno dopo l’altro cadenzati, questo per controllare che tutte le granate esplodessero all’impatto ed eventualmente individuate quelle inesplose farle brillare dopo i tiri ad opera dei genieri.

            Vi era tra gli artiglieri l’usanza di scrivere su ogni granata un nome di donna, queste pesavano sui 90 kg., l’ultimo giorno ci fu portata dagli artiglieri americani la granata speciale, lucida come l’ottone e del peso di circa 110 kg. con T N T, fu caricata nel silenzio generale, arrivarono gli ordini dall’osservatorio, calcolata la traiettoria ed impostati i dati partì il colpo, nel cielo si vide un sole accecante, il bersaglio neutralizzato, vi fu un sospiro di sollievo.

            Durante i tiri il fungo dell’otturatore a vite dell’obice veniva periodicamente pulito dal deposito dei fumi della cordite con una spugna imbevuta d’acqua presa da un secchio ai piedi del pezzo, alla fine dei tiri l’acqua che restava nel secchio era grigia, puzzolente di zolfo e uova marce, le spolette erano accatastate da una parte e avvitate sulla granata all’inizio dei tiri, se richiesto dai tiri a tempo la spoletta veniva temporizzata per fare esplodere la granata in aria ed investire con una pioggia di schegge il terreno sottostante.

            I sacchetti di cordite necessari al lancio della granata erano posti da un lato, alla fine dei tiri quelli restanti furono tutti accatastati e incendiati, una vampa altissima si sollevò verso il cielo sotto lo sguardo tra l’incuriosito e l’attonito degli artiglieri al primo campo a fuoco.

            Le granate venivano normalmente lanciate con la prima carica sentendo nell’aria un sibilo simile al motore di un aereo a reazione, talvolta usciva sfarfallando quando a causa del non corretto impegno della corona di forzamento con la rigatura si perdeva parte della spinta dei gas nell’esplosione, il colpo era impreciso, le sicure sulla spoletta erano due una manuale, che veniva tolta al momento del caricamento, l’altra meccanica, un dischetto metallico interno che a seguito della forza di rotazione della granata avrebbe dovuto scivolare liberando il percussore.

            Finiti brillantemente i tiri tra l’entusiasmo generale, esausti scaricarono la tensione accumulata nei giorni precedenti, gli artiglieri al primo fuoco vennero chiamati per il loro battesimo da artigliere al centro della batteria, il Tenente anziano per gli ufficiali  e il graduato più esperto per la truppa, fatto portare il secchio con l’acqua sporca dei tiri, presa la spugna con cui era stato pulito l’otturatore del pezzo, la imbeveva nel secchio e fatto inginocchiare il candidato, tolto l’elmetto, ne cospargeva la testa dichiarandolo artigliere a tutti gli effetti così passando da giovane recluta ad anziano, con il rispetto a lui dovuto per avere sostenuto la fatica, il rumore delle detonazioni, eseguito gli ordini per giornate intere senza dare segni di stanchezza.

            Un rito che dava un senso comprensibile all’impegno, un riconoscimento veloce, pratico e pubblico dello sforzo e della disciplina mostrata, nonché dell’affiatamento del reparto e delle regole apprese e correttamente applicate.

 

 

NOTA

Malatesta L., Armi nucleari a Nord Est . La III Brigata Missili Aquileia 1959-1991, Gestione sito 2023.


domenica 8 febbraio 2026

Il I Raggruppamento Motorizzato sulle Mainarde Febbraio 1944

 ARCHIVIO

- Ordine n. 289/Op. del 19 febbraio 1944 del comando del raggruppamento motorizzato sulla sistemazione difensiva settore Castel Nuovo - Rocchetta

COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

UFFICIO CAPO S. M. -  Sezione OPERAZIONI

Segreto-urgente N. 289 di prot. Op                                                         19 febbraio 1944

Oggetto: Sistemazione difensiva settore Castelnuovo-Rocchetta    Carta: 1: 50.000.

 

Al Comando 68° Rgt. Fanteria

Al Comando 4º Rgt Bersaglieri

Al Comando CLXXXV Btg. Paracaduti

Al Comando 1 Big. Arditi

Al Comando V Brg Controcarro

Al Comando 11° Rgt Artiglieria

e. per conoscenza

Al Comando a Divisione Marocchina – Raggruppamento Nord

Al Comando Fanteria divisionale

Al Comando LI Brg Misto Genio

Seguito e conferma ordini verbali:

1. Situazione nemica: a parte.

2. Situazione nostra:

    Raggruppamento in linea nel quadro di:

¾      5ª armata americana;

¾      CEF;

¾      Raggruppamento nord 2ª divisione marocchina (Generale Guillaume – Posto comando Selvone);

¾      schieramento all'estrema ala destra delle unità sopra indicate, in contatto con l'ala sinistra dell'8ª armata inglese (3ª divisione polacca).

 

3. Missione: temporaneamente difensiva nel settore delimitato:

¾    a destra: Colle Jannini (incluso)-Pizzone (escluso)-Castel S. Vincenzo (escluso)- Masseria Petrone (esclusa)-(limite destro del settore della 5ª armata):

¾    a sinistra: M. Mare-M. Marrone-Mass. Coia (località inclusa) con compito difensivo.

 

4. - Schieramento:

a) 68° rgt. fanteria in linea, rinforzato da V btg. controcarro, btg, arditi  « Boschetti ».

IV  gruppo 11° artiglieria schierato a Colle Papa in appoggio diretto;

b) CLXXXV btg. paracadutisti   « arditi Nembo » a Rocchetta Nuova in riserva di settore (dipendenza diretta da questo comando);

c) 4º rgt. bersaglieri in approntamento a Fornelli e a Montaquila;

d) 11° rgt. artiglieria (meno il IV gr.) impiegato nell'intero settore della 2ª divisione marocchina secondo ordini direttamente ricevuti.

 

5. - Direttive generali per la difesa del settore:

a) due sottosettori di battaglione rispettivamente fra M. Marrone e M. Castelnuovo e fra M. Castelnuovo e M. Rocchetta;

 

b) posizione di resistenza:

¾      nel sottosettore di sinistra: Colle Rotondo-Castelnuovo (abitato);

¾      nel sottosettore di destra: barra di Colle Jardini;

c) garanzia di possesso dell'osservatorio di q. 1.250 di M. Castelnuovo a saldatura dei due sottosettori;

d) robusto collegamento materiale:

¾      con le unità polacche sulla destra (Castel S. Vincenzo);

¾      con le unità marocchine sulla sinistra (q. 1.180 di M. Marrone).

 

In particolare:

¾      in Castel S. Vincenzo: schieramento di armi pesanti organizzato a caposaldo col compito di battere di fianco forze nemiche eventualmente attaccanti in direzione di Colle Jardini,

¾      a q. 1.180: un pl. bersaglieri a saldatura fra l'occupazione italiana di Colle Rotondo e l'occupazione marocchina di q. 1.478 delle Mainarde (ordini dettagliati a parte);

e) btg. arditi in riserva a Scapoli col compito di: alimentare un attivo pattugliamento la sicurezza nel triangolo S. Michele a Foce-M. S. Michele-Colle Alto;

f) 56ª cp. controcarro (V battaglione) schierata a Ponte Rotto a sbarramento delle provenienze da Alfedena ed Atina;

g) comando delle truppe in linea (comando 68° rgt. ftr, a Scapoli).

   Previsto che il comando raggruppamento si sposti prossimamente a Colli.

6. - Attendo non appena possibile (comunque non oltre il 21 corrente mese) dal comando 58° rgt. fanteria lucido dettagliato degli schieramenti effettuati e del piano dei fuochi.

 

Il Generale comandante

UMBERTO UTILI


sabato 7 febbraio 2026

Cultura e politica di massa nel tecnicismo. Da Spengler ad Heidegger

 DIBATTITI

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Contro l’idea lineare dell’Illuminismo Spengler introduce il modello ciclico, in cui le culture quali esseri viventi hanno una loro autonomia, una morfologia nella quale vi è una nascita e una morte, una fioritura e un declino.

            Ogni cultura possiede un proprio principio formale che ne determina lo stile, in Occidente Spengler individua una cultura faustiana, la spinta all’infinito come la retta oltre se stesso quale volontà di potenza, questo al contrario della cultura pollinea greco-romana che è circolare tendendo all’armonia o alla cultura islamica che tende al punto, alla ricerca di Dio mediante la mistica.

            Non vi è quindi una storia universale ma una cattedrale di storia dove l’uomo occidentale nel trasformarsi in macchina entra in una fase di decadenza, nella fine dello spirito vivente in cui vi è il passaggio dalla cultura alla semplice civiltà.

            La cultura è la ricerca del sogno e delle idee quale albero in crescita, quando si irrigidisce vi è la sua pietrificazione nel continuo calcolo e misurazione eliminando il sogno e lo slancio creativo, tecnica potente ma vuota dell’animo, manca la bellezza resta solo la praticità, Spengler ci ricorda che il tramonto può essere splendido basta viverlo con dignità, dobbiamo dargli una forma viva, cercare di descriverlo con poesia e armonia.

            Faust, simbolo dell’Occidente, firma il patto con il diavolo per possedere la potenza, la materia verso lo spazio infinito, al contrario dei greci per i quali lo spazio è armonico, finito, mentre gli egizi vedono lo spazio come via  rettilinea, ma il desiderio dell’infinito seguendo la tecnica ci consuma nell’angoscia del vuoto, privo di un centro, in quanto nella conquista si perde, come nella tragedia greca dove alla solitaria grandezza si accompagna la perdita dell’Io.

            La democrazia come tutto in natura  nasce, fiorisce, muore, subentra l’epoca delle elite e di una scenografia spettacolare, in un continuo tecnicismo dove vi è il gestore e non il politico, questo porta al cesarismo nella ricerca di un leader che risolva, il potere passa pertanto dalle parole della discussione democratica, Atene, al gesto di Cesare.

            L’uomo nell’epoca finale è l’uomo della tecnica, del sapere settoriale senza anima, conosce tutto ma non ne capisce il senso, l’uomo macchina non crea, calcola non vive, funziona, tecnico senza destino ha conquistato l’esterno perdendo l’interiorità, ha una statistica senza spirito e una visione, il filosofo diventa professore, il poeta cede il passo al critico, il sacerdote diventa un funzionario della morale, non si vive per qualcosa ma solo per durare dove la politica è manager, senza ideali ma con uno schedario.

            Ormai l’uomo faustiano si perde nella funzionalità della tecnica, solo passando dall’espansione alla profondità nel conoscere la morte può rinascere (Heidegger).

            Arte, scienze e religioni sono divenute discipline tecniche ma non slanci spirituali che invadono tutto l’essere se l’arte diventa stile non è più cultura, la scienza non vuole capire il mondo ma calcolare quale tecnica utilitaristica perdendosi nel particolare, nella religione la ricerca dello spirituale si trasforma in uno sterile moralismo.

            Le masse non vedono più un futuro ma le necessità del presente, esse hanno un’anima irrazionale e prettamente utilitaristica, in quanto la plebe non cerca la verità né cultura ma la sicurezza, ecco emergere l’istinto del cesarismo che si fa legge d’ordine esso non ha futuro quale risposta momentanea, conservazione non crescita, in quanto la democrazia nel momento della sua riduzione s trasforma in un cesarismo.

            Dostoevskij nel “Grande Inquisitore” pone il problema della verità, l’uomo non regge la verità in quanto la vera libertà spirituale per lui è un peso, richiede semplicemente pane, sicurezza e protezione.

            Le Chiese nel fondare l’autorità guidano l’uomo barattandone la libertà con il fine di fornire la sicurezza di un ordine, ma la libertà è inseparabile dal sentimento dell’amore se non si vuole sprofondare nella violenza caotica della sopraffazione, non resta quindi che il silenzio quale risposta alla freddezza del razionalismo e alla dura logica del potere.

            La libertà è stata ceduta in cambio del consumo, la verità per l’opinione, la coscienza in cambio dell’identificazione con la sicurezza del gruppo, con il gregge, così che il potere nel proteggere infantilizza.

            Dostoevskij ci pone una domanda, ma siamo  davvero pronti per la libertà? Vivere senza garanzie in un rispetto reciproco?

 

Bibliografia

·        Bocco F., Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar Edizioni 2016;

·        Sibaldi I., Il coraggio di essere idioti. La felicità secondo Dostoevskij, Mondadori 2017.