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sabato 14 dicembre 2019

Rivista QUADERNI. N. 1 del 2019

NOTIZIE CESVAM
Copertina ed indici 
 del n. 4 del 2018 della
 Rivista QUADERNI




SOMMARIO
Anno LXXIX, Supplemento IX, 2018, n. 4,
10° della Rivista “Quaderni”
www.istitutodelnastroazzurro.it
indirizzo:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

Editoriale del Presidente.  Carlo Maria Magnani:


IL MONDO DA CUI VENIAMO: LA MEMORIA
          
APPROFONDIMENTI
Luigi Marsibilio, La Battaglia di Vittorio Veneto
AA.VV, La Battaglia di Vittorio Veneto. Ricostruzione ed Analisi
Osvaldo Biribicchi, Comando Supremo Regio Esercito. Le truppe italiane negli altri campi della Grande  
       Guerra 
Massimo Coltrinari, Un Elenco Glorioso. Le Armate Italiane a Vittorio Veneto nella versione del    
       Comando Supremo
Alessia Biasiolo, L’Impero italiano in epoca fascista

DIBATTI
Giovan Battista Birotti, Soldati e contadini. L’Esercito giapponese nel periodo Meiji (1868-1912

ARCHIVIO
Redazionale, Lo Statuto della Legione Azzurra
MUSEI,ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Alessio Pecce, Giulio Moresi, aspirante ufficiale, bersagliere caduto il 17  1917 sull’Hermada, sul carso. Il Ricordo 
Posteditoriale: Antonio Daniele, Il Calendario azzurro per il  2019

IL MONDO IN CUI VIVIAMO: LA REALTA’ DI OGGI

UNA FINESTRA SUL MONDO
Sandra Milani, L’uso delle sostanze stupefacenti come strategia nella guerra e nel terrorismo islamico

GEOPOLITICA DELLE PROSSIME SFIDE
Luca Bordini, Riflessioni sulla comunicazione digitale delle Forze Armate

Segnalazioni Librarie.
Autori. Hanno collaborato a questo numeroArticoli di Prossima Pubblicazione

CESVAM NOTIZIE
Centro Studi sul Valore Militare
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, X, 2018, Ottobre 2018, n. 36
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, XI, 2018,  Novembre 2018, n. 37
I “Quaderni on Line”, Supplemento on Line, Anno 5°, XII, 2018, Dicembre 2018, n. 38
“Quaderni” on line sono su: www.valoremilitare.blogspot.com
PER FINIRE
Massimo Coltrinari,  Il Valore Militare attraverso le Cartoline Militari ed oltre



venerdì 13 dicembre 2019

Brigata Alessandria I Guerra Mondiale. Iconografia



ARCHIVIO
 La Cartolina reggimetale
 rappresenta un importare elemento 
iconografico della memoria di un epoca
 e di una unità militare


Alessandria, Brigata, venne costituita nel 1815 dall'antico reggimento omonimo. Ma, avendo essa in buona parte aderito ai moti costituzionali del 1821, la brigata venne disciolta il 31 maggio di quell'anno, e il contingente d'ordinanza diede origine alla brigata Acqui (v.).  Il primo marzo 1915, presso il deposito del 37° fanteria venne creata la nuova brigata Alessandria, coi reggimenti 155° e 156° fanteria, formati rispettivamente dai depositi del 37° (Alessandria) e 89° fanteria (Pavia), con nuclei di M.M., in base all'ordine di mobilitazione del 1914. All'inizio della guerra italo-austriaca, la brigata, giunta il 2 giugno in zona di radunata, fu assegnata alla 30a divisione, nella zona del Garda, occupando le alture presso Desenzano; ai primi di luglio passò alla 3a Armata, nella zona del basso Isonzo, e combatté sul monte San Michele. Nel maggio 1916 fu trasferita in Val d'Assa ove combatté, durante l'offensiva austriaca del Trentino, a Bosco Varagna, Costesin, M. Meata, M. Mosciagh;  il 1° luglio tornò sul basso Isonzo, sostenendovi combattimenti a Monfalcone, ove conquistò la q. 121;  in ottobre, dopo la presa di Gorizia, fu in linea sul Carso, combattendo a LuKatic e Versich  e dopo un periodo fu inviata, a metà gennaio 1917, nel settore di Tolmino ove sostenne numerosi combattimenti sulle pendici del M. Mrzl;  ivi trovavasi allorché, sferrata dagli austro-tedeschi la grande offensiva dell'ottobre novembre 1917, venne travolta nel disastro;  il 12 novembre venne disciolta definitivamente.
Le mostrine: due strisce orizzontali, bianca sopra e blu sotto.

giovedì 12 dicembre 2019

Prigionia Italiana in Austria Campo di Concentramento di Freistadt

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Prigionia prima guerra mondiale

1)    


Freistadt (Repubblica Càhlov) è un dell'Alta Austria comune con 7.960 abitanti nel Lower Miihlviertel e dal 1849 la sede del distretto di amministrazione del distretto di Freistadt. La città si trova a circa 38 chilometri a nord-est della capitale dello stato di Linz e circa 17 chilometri a sud del confine con la Repubblica ceca.
Nelle due guerre mondiali nell'area di Freistadt non si verificarono conflitti armati. Dopo la fine della seconda guerra mondiale Freistadt giaceva nella zona di occupazione sovietica.
Durante la prima guerra mondiale, i militari istituirono un campo di prigionia per soldati russi a Freistadt, ospitando fino a 20.000 prigionieri in 91 caserme. Nel periodo tra le due guerre, è venuto come nel resto dell'Austria alla radicalizzazione dei partiti politici, la guerra civile, ma è caduto nel 1934 senza colpi.
Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, la Wehrmacht ampliò la guarnigione esistente e collocò nella sequenza più di 1.000 soldati a Freistadt. Alcuni Freistädter si unirono al nuovo gruppo di resistenza libero dell'Austria. Nell'ottobre del 1944, tuttavia, furono traditi, in seguito condannati a morte e giustiziati il 1maggio 1945. Un monumento di fronte al Linzertor commemora questo evento.
Durante gli anni della guerra, non una sola bomba è caduta su Freistadt, che ospitava tre ospedali alla fine della guerra. Il 7 maggio 1945, i carri armati americani raggiunsero la città senza combattere. Il 13 maggio, l'Armata Rossa si unì e divise la città con gli americani fino al 23 maggio fino a quando si ritirarono a sud della linea ferroviaria. I soldati sovietici si schierarono come potere occupante nelle case private e la casa Hagleitner sulla piazza principale servì da quartier generale del Kommandantur. Nel 1945, 100.000 rifugiati si trasferirono in città, ospitati in diversi campi profughi. Nella parte superiore, più di 12.000 rifugiati hanno soggiornato in città contemporaneamente. (A cura di Paola Tomasini e Chiara Mastrantonio)


mercoledì 11 dicembre 2019

I 45 giorni del Governo Badoglio

APPROFONDIMENTI
La calda estate del 1943


Soldati italiani prima della bufera



Il Governo di Pietro Badoglio è un'altra tragedia nazionale, una di quelle sciagure che ancora oggi incidono sul tessuto sociale italiano. Nel momento in cui si presenta al Paese, il Capo del Governo non esita a dichiarare che “la guerra continua”, nel segreto intento di rassicurare ingenuamente la Germania. A Berlino si era visto con stupore il liquefarsi in poche ore di un regime che si credeva “granitico”; stupore ancora maggiore nel constatare che Mussolini si era lasciato andare senza nessuna resistenza e soprattutto nessun fascista aveva impugnato le armi per la sua difesa e la difesa del fascismo stesso. Passata la meraviglia tutti constatarono che il cambio del vertice politico-militare a Roma significava, soprattutto alla luce della situazione disperata in cui si trovava l’Italia, un reale proposito di trovare una qualsivoglia situazione per uscire dalla guerra. Tolto dalla scena Mussolini ed il fascismo, che aveva voluto la guerra, questo era più facile da realizzare. Solo Badoglio si faceva illusioni con le sue dichiarazioni, non considerando che avrebbe solo suscitato diffidenza, poca credibilità e rabbia repressa nei tedeschi, rabbia che esploderà con l’inizio della loro occupazione dell’Italia.
Il Governo non fece nulla per intervenire in Sicilia. Non prese alcuna decisione di carattere militare per la difesa dell’Isola; eppure vi erano forze attestate nel centro e nel nord Italia che potevano essere avviate al fronte aperto nell’isola. “La guerra continua” rimaneva solo una enunciazione e questa inattività sul fronte operativo siciliano fu notata con ulteriore preoccupazione dagli osservatori tedeschi. L’asserzione sembra trovare una sua validità nella violenza durezza con cui il governo badogliano reprime ogni manifestazione popolare seguita all’annunzio all’arresto di Mussolini ed alla caduta del Fascismo. Il governo Badoglio organizza una sorta di applicazione di legge marziale mascherata dando ogni potere alle autorità militare. Autorità militari che non trovano altro che rifarsi alle disposizioni adottate l’anno precedente nel fronteggiare la situazione in Jugoslavia, con provvedimenti che prevedevano l’arresto immediato, la detenzione, l’internamento di civili, la presa di ostaggi, la rappresaglia. Le manifestazioni in Italia, per lo più di carattere innocuo, si risolvono per questo atteggiamento autoritario quanto inutile con tragedie: a Milano si hanno 23 morti e 87 feriti per le manifestazioni dal 26 al 30 luglio, a Bari con 17 morti  e 36 feriti per la manifestazione del 28 luglio, a Reggio Emilia con 9 morti e 30 feriti, sempre per una manifestazione del 28 luglio. Durante i 45 giorni del governo badogliano si hanno 83 italiani porti e 516 feriti. Un bilancio tanto tragico quanto inutile.
Il Governo Badoglio, nei primi tre giorni di vita con tre decreti cancella tutta l’organizzazione del PNF, ne in corpora i beni e le proprietà, assorbe la Milizia nelle forze regie e fa finta che oltre un ventennio di governo a cui tutti i suoi componenti hanno collaborato e ricevuto prevende, privilegi ed onori non sia mai esistito. Confermando il suo spirito conservatore, la liberazione dei detenuti politici avviene con un certo rallentamento, visti questi sempre ed ancora come oppositori.
La morsa del Governo Badoglio si allenta e nascono i primi Comitati, che sono gli antesignani del CLN, Comitato di Liberazione Nazionale, e riprendo vita i partiti politici. Il Partito Socialista ed il partito Comunista, che nella clandestinità avevano tenuto una loro organizzazione, si collegano a questi Comitati dando vita ad organizzazioni politiche embrionali. Escono alla luce anche il partito d’Azione, fondato nel 1942, la Democrazia cristiana, fondata anch’essa nel 1942, con riferimento al Partito Popolare di Don Sturzo, ed il partito Liberare. Saranno i partiti della Prima repubblica che governeranno l’Italia fino alla Caduta del Muro di Berlino ed il crollo dell’Unione Sovietica nel 1989. Operano tutti in una situazione di incertezza, semilegale, in cui domina la inattività del Governo di fronte al problema principale: la guerra. La ricerca di una soluzione per fronteggiare una situazione che di giorno in giorno diveniva sempre più difficile ed insostenibile. Il compito del Governo Badoglio, ovvero il vertice militare e la Monarchia, mentre il vertice diplomatico, che nella circostanza si tiene i disparte, è tanto semplice quanto difficile: cercare di concludere un accordo con gli anglo-americani ponendo fine ai combattimenti cercando di contenere e neutralizzare la prevedibile reazione tedesca, ossessivamente tanto temuta da tutti i responsabili italiani.
Il Governo Badoglio, e con esso il Re, falliscono miseramente, non essendo all’altezza di controllare una così difficile situazione tanto drammatica  se non tragica, dimostrando di essere irresoluti a come comportarsi di fronte alla eredità della guerra fascista, che anche loro avevano voluto. Il comportamento ambigui, le incertezze ed i ritardi con cui il Governo Badoglio avvia i contatti per trovare una possibilità di accordo  sono così tanti e persistenti da generare fortissimi dubbi sugli alleati: questi, peraltro, dopo le decisioni prese a Casablanca, nel gennaio 1943, sono fermamente risoluti a imporre una pace o un armistizio senza condizioni. Nel contempo, al fine di distrarre i tedeschi e cercare di contrastare il più possibile i loro sospetti di una pace separata, fanno si che si assumo atteggiamento risoluti nel voler continuare la guerra; questo impedisce di predisporre piani concreti volti a preparare i comandi e le truppe ad un eventuale armistizio. In pratica il Governo Badoglio, per paura dei tedeschi, non predispone nulla dal punto di vista militare per uscire dalla guerra. Gravissimo errore che si rileverà foriero di tragedie al momento della proclamazione dell’armistizio.
Di fronte all’inerzia militare del Governo Badoglio, sia sul fronte siciliano sia su quello interno, i tedeschi mostrano via via una sempre maggiore attività militare. Subito dopo il 25 luglio e la caduta di Mussolini iniziano a far affluire forze in Italia, quelle forze che avevano ripetutamente negato a Mussolini nei suoi ultimi mesi di potere, che sarebbero state veramente preziose per contrastare lo sbarco in Sicilia. Affluiscono nuove unità dal confine orientale, dal Brennero, dalla Francia e si posizionano in modo tale da tenere sotto controllo le forze italiane.
Queste, peraltro, anche se numericamente superiori, sono in profonda fase di riordino dopo i rovesci subiti in Russia ( le ultime unità rientrano dal fronte russo a maggio 1943) e in Sicilia; inoltre l’armamento in dotazione e decisamente inferiore a quello tedesco, che si aggiunge alla scarsezza di materiali di equipaggiamento ed ad un morale fortemente scosso.
Questo aspetto non deve trarre in inganno. In modo assoluto le Forze Armate italiane avevano materiali degni di nota. Basti dire che i tedeschi, all’indomani del disarmo delle unità italiane, ebbero materiali e equipaggiamenti con cui condussero  le operazioni in Italia fino all’aprile 1945; al sud, nei territori occupati dagli angloamericani, il materiale italiano requisito servì, su ordine di Churchill, a equipaggiare le unità partigiane titine, che, partendo da una situazione di netta inferiorità logistica riuscirono a condurre contro i tedeschi dal 1943 al 1945 ben cinque offensive dopo aver ricevuto il materiale italiano. (massimo coltrinari)

lunedì 9 dicembre 2019

Prigionia Italiana in Austria. Campo di Concentramento di Braunau in Bohmen


MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Prigionia prima guerra mondiale


   
Broumov (tedesco Braunau) è una città della Repubblica Ceca al confine con il Voivodato della Bassa Slesia polacca.
Broumov si trova alla confluenza del Lisi potok (Voigtsbach) nelle pietre del fiume nella parte nord-orientale della Boemia, a circa 30 km a sud di Watbrzych (Waldenburg), 34 km a nord-ovest di Ktodzko (Glatz) e 30 km a nord-est di Nachod (Nachod) e appartiene a Regione di Hradec Kralové.

Dopo la fine della prima guerra mondiale e la disintegrazione della monarchia tra Austria e Ungheria, Braunau arrivò il 28 ottobre 1918 come tutta la Boemia dal trattato di Saint-Germain nel settembre 1919 alla Cecoslovacchia appena fondata e fu occupata dalle truppe ceche. Nel periodo tra le due guerre emerse nuovi insediamenti suburbani; a nord - sulla Trautenauer Strafe, la colonia di ceppi, a ovest - sulla strada per Weckersdorf - la nuova casa, e a sud sulla strada per la Crimea ospita l'insediamento di Schafferberg.
Dopo l'accordo di Monaco del 30 settembre 1938, la città fu incorporata nel Reich tedesco con la Reichsgau Sudetenland appena fondata ed era il capoluogo del distretto di Braunau nel distretto di Aussig. Nel 1939, l'insediamento ricevette la nuova casa in onore del politico nazista Hubert Birch il nuovo insediamento di Hubert H. Birke. Il 9 maggio 1945, alla fine della seconda guerra mondiale, Braunau fu sostituito da unità dell'Armata Rossa occupato e l'amministrazione politica ha assunto la formazione degli organi di potere cecoslovacchi. Nello sconvolgimento delle prime settimane del dopoguerra avvenne il saccheggio. Terreni, case e commerci furono rilevati da nuovi coloni provenienti dai distretti vicini della Boemia orientale, Slovacchia e reimmigranti dall'estero. Pertanto, la popolazione di Braunau era diventata in gran parte di lingua ceca. ( A cura di Paola Tomasini e Chiara Mastrantonio)

domenica 8 dicembre 2019

Il Calendario Azzurro 2020: La Guardia di Finanza

NOTIZIE CESVAM
 Concepito e realizzato da 
Antonio Daniele





Come ogni anno, l’Istituto del Nastro Azzurro edita il proprio Calendario focalizzato su un evento particlare della Storia Patria o su una delle Forze Armate e rispettivi decorati al Valor Militare. Il Calendario Azzurro 2020 ha come tema la „Guardia di Finanza“ ovvero il Corpo Armato dello Stato costituito in epoca più antica ben 239 anni fa. Il Calendario, ad onta dell’antichitàdell’argomento trattato si presenta in una veste grafica moderna ed accattivante rispetto ai precedenti, pur mantenendo il tradizionale formato A3 verticale affinchè sa facilmente abbinalbile, come il consueto, al n. 6 della rivista sociale „Il Nastro Azzurro“ per poterlo inviare così a tutti i Soci dell’Istituto. Nell prime pagine quelle che arrivano fino al mese di marzo scprre la storia della Guardia di Finanza; poi si passa alla descrizione del Corpo così comeè adessp ed alle sue molteplici e complesse attività, non senza uno sguardo Il Calendario Azzurro è ormai una tradizione che sta per varcare la soglia del decennio di pubblicazione ed è sempre stato molto apprezzato dai Soci e ben utilizzato da diversi Presidenti di Federazione che ne hanno richiesto copie in più per poterle donare a personalità istituzionali e a personaggi importanti della provincia di riferimento, svolgendo così un’utile e meritoria opera di diffusione degli ideali del Nastro Azzurro anche al di fuori del suo ristretto ambito.



Antonio Daniele
direttore responsabile del
 Periodo
"Il Nastro Azzurro"


sabato 7 dicembre 2019

La caduta di Mussolini Luglio 1943

APPROFONDIMENTI
La fine di una parabola

I tempi felci: Il Ministro Albanese Berischa 
passa in rassegna un reparto di Granatieri di Sardegna


La perdita della Sicilia in poco più di un mese mette a nudo la debolezza del regime fascista. Il comportamento dei soldati di origini siciliana che quasi in massa abbandonarono i loro reparti anziché difendere la propria isola fa emergere la profonda crisi del regime. La debole opposizione italiana allo sbarco, che fu solo in parte, accanto ad episodi di valore rileva come i nodi stanno arrivando al pettine. 39 mesi di guerra rilevarono come la decisione di entrare nel conflitto date le condizioni militari e di preparazione fu un errore strategico marchiano. Il conto di tutte e decisioni cervellotiche e insensate (attacco alla Grecia alla vigilia dell’inverno, invio di truppe in fronti lontani come quello russo, ritardo nello sviluppo di tecniche operative e carenza dottrinale) era arrivato. Passare dalla guerra parallela alla guerra di sudditanza alla Germania non era servito a nulla. L’Italia non era più in grado di difendere nemmeno se stessa. Lo sbarco in Sicilia e facilità con cui fu conquistata con troppa facilità aveva diffuso nel paese e in gran pare degli italiani, con la reale violazione sull’integrità del territorio metropolitano e la conseguente conferma della irreversibilità della sconfitta.
Il conto di tutto ciò arrivò il 19 luglio 1943 quando Mussolini incontro a Feltre Adolfo Hitler. Era l’occasione per il Capo del Governo convincere il  Fuhrer che l’Italia non era più in grado di resistere e quindi doveva necessariamente chiedere un armistizio e porre fine alla guerra. Il Fuhrer non gli da nessuna possibilità di parlare, lo investe con un fiume di parole, lo incita alla guerra ad oltranza; Mussolini le subisce senza nessuna reazione. E’ l’immagine del fascismo che non ha più nulla da dire, la fine di tutto un movimento e di un regime che aveva esaurito ogni risorsa.
Mentre si svolgono i colloqui italo-tedeschi di Feltre Roma viene pesantemente bombardata, soprattutto nei quartieri di San Lorenzo e Tiburtino, sedi di importanti scali ferroviari. L’impatto sul morale della popolazione è notevole; ad aggravare la situazione vi è anche l’uscita dal Vaticano di Pio XII, che recatosi nei luoghi del bombardamento, invoca la pace e la fine della guerra.
Mussolini rientra a Roma con il pesante fardello degli inutili colloqui di Feltre, ove tutti si aspettavano una sua iniziativa concreta a favore di una uscita dalla guerra. Non ha altre soluzioni che convocare il Gran Consiglio del Fascismo, non convocato dal 1939 in omaggio al ripudio di decisioni condivise, per il 24 luglio 1943.
Contemporaneamente negli ambienti monarchi si svolgono colloqui ed intese volti a trovare ua situazione, di fronte alla situazione che si sta svolgimento in Sicilia e soprattutto all’indomani degli infruttuosi colloqui di Feltre. Quasi tutto sono convinti che è necessario sostituire al Governo Mussolini, e cercare di trovare una soluzione per uscire dalla guerra, ormai ritenuta persa. Occorreva pensare alla integrità nazionale, che decisioni prese troppo tardi, poteva compromettere.
In questo clima di aperta disapprovazione dell’operato di Mussolini e del fascismo in genere, la seduta del Gran Consiglio, apertasi nel tardo pomeriggio del 24 luglio, protraendosi fino a tardissima notte, si conclude con l’approvazione di un Ordine del Giorno (il cosiddetto Ordine del Giorno Grandi) in cui si ordina al Capo del Governo di rimettere ogni potere nelle mani del  Re. Mussolini non ha la forza di opporsi ai suoi gerarchi che peraltro hanno votato in grandissima maggioranza contro di lui. Tutti sono convinti che, una volta messo Mussolini da parte, eventualmente sostituto anche dalle stesso Grandi, che, nel ricordo del suo quadriennato felice e fecondo di ambasciatore a Londra degli anni trenta, vi siano concrete possibilità di intavolare trattative con Londra e con gli Alleati per una pace onorevole, salvando integrità nazionale, la Monarchia, e il fascismo stesso.  
Il 25 luglio, una data che rimarrà ben incisa nella storia recente d’Italia, il Re riceve a Villa Savoia, ove abitava, Mussolini, che gli partecipa la decisione del Gran Consiglio. In maniera quanto mai invereconda tanto da suscitare le proteste della regina Elena, che non accetta di vedere arrestare persone a casa sua, senza alcun riguardo per gli oltre 22 anni di stretta collaborazione,  costringe Mussolini a dimettersi, e, subito dopo, lo fa arrestare dai Carabinieri e tradotto in una Caserma di Roma. Contemporaneamente affida il Governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, ex Capo di Stato Maggiore Generale dimessosi nel dicembre 1940 dopo la sconfitta dell’attacco alla Grecia. I fascisti vedono svanire ogni loro disegno e constatano di essere completamente esautorati da tutto. Il rivolgimento era già in atto e in modo inconsapevole e molto ingenuo, vi hanno partecipato con soluzioni che si sono rivolate contro; è un rivolgimento tutto interno al vertice monarchico-fascista, ove i tradizionali amici e collaboratori alleati del fascismo, lo abbandonano a se stesso, levandogli ogni potete. Questo è uno dei punti cruciali di quello che sarà il momento delle scelte all’indomani della crisi armistiziale del settembre e le sue tragiche conseguenze.
Pietro Badoglio forma un governo di militari ed altri funzionari dello Stato, tutti  fino a poche ore prima di “provata fede fascista”, ma ora autenticamente monarchici.
Il dato che occorre rilevare, ed anche questo sottolinea un aspetto che inciderà nel predetto momento delle scelte del settembre: il fascismo era finito ed aveva esaurito ogni sua risorsa spirituale, morale e materiale. All’arresto ed alla caduta di Mussolini non vi è nessuna reazione né da parte del PNF, (Partito Nazionale Fascista) con oltre 40 milioni di iscritti ed una organizzazione capillare in tutto il territorio nazionale attraverso le sue numerose organizzazioni, ma soprattutto nemmeno dalla MVSN, ( Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale), il partito armato, i fascisti in armi. In particolare rimangono inermi e non fanno assolutamente nulla i cosiddetti “Moschettieri del Duce”, che avevano una organizzazione simile alle SS tedesche, che avevano giurato  sul loro sangue (rito macabro copiato dalla tradizione nibelungica) di difendere Mussolini fino alla morte. Sia il PNF che viene sciolto nei giorni successivi, la MVSN  assorbita nel Regio esercito, senza colpo ferire, senza opposizione, con il consenso dei responsabili. E’ la dimostrazione che la destituzione di Mussolini non apre alcuna crisi nel fascismo, ma sanziona la già conclamata e reale dissoluzione del regime. (massimo coltrinari)
  

venerdì 6 dicembre 2019

Prigionia Italiana in Austria Campo di Concentramento di Brunn am Gebirge


MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Prigionia prima guerra mondiale




   
Brunn am Gebirge è una città austriaca nel distretto di Mòdling della Bassa Austria. Brunn am Gebirge si trova a sud-ovest di Vienna, all'incrocio tra la punta orientale del calcare nord e il bacino di Vienna. Confina a nord con il quartiere Liesing di Vienna, a est con Vòsendorf, a sud con Wiener Neudorf, a sud con Maria Enzersdorf, a sud con GieBhùbl e a ovest con Perchtoldsdorf.
(A cura di Paola Tomasini e Chiara Mastrantonio)

mercoledì 4 dicembre 2019

Prigionia italiana in Austria. Campo di Concentramento di Aschach

MUSEI, ARCHIVI E BIBLIOTECHE
Prigionia prima guerra mondiale



1      
Notizie Geografiche 
Il comune sorge lungo il Danubio, ai margini del bacino di Eferding nella regione dell'Hausruckviertel. Ha una superficie di 6 km2 e l'1,8% del territorio è coperto da boschi. Il paese è stato citato per la prima volta nel 777, in un documento relativo alla fondazione dell'abbazia di Kremsmiinster. Già appartenuto al Ducato di Baviera, dal XII secolo passò al Ducato d'Austria. Nel 1490 Aschach fu aggregato al principato Osterreich ob der Enns e ricevette da Massimiliano I d'Asburgo il diritto di mercato.
Il paese è stato occupato più volte durante le guerre napoleoniche e dal 1918 fa parte dello Stato federato dell'Alta Austria. Dopo l'Anschluss dell'Austria al Terzo Reich, dal 13 marzo nel 1938 appartenne al Gau dell'Oberdonau; nel 1945 furono ristabiliti i precedenti confini
( a cura di Paola Tomasini e Chia Mastrantonio)

martedì 3 dicembre 2019

Lo Sbarco in Sicilia. Luglio 1943


APPROFONDIMENTI
Le operazioni sul territorio italiano nel luglio 1943



Con la resa delle truppe italo-tedesche il 12 maggio in Tunisia il 12 maggio 1943, era facilmente prevedibile che gli anglo-americani fissassero il prossimo obiettivo nella invasione della penisola italiana, anche se notizie davano probabile una invasione della Grecia. Presto le loro intenzioni si fecero manifeste, con l’attacco a Pantelleria che cadde dopo una risibile resistenza. Con la perdita dell’Africa settentrionale, preceduta dalla ritirata in Russia, L’Italia aveva perso le sue truppe migliori; la difesa del suolo metropolitano diventava sempre più problematica, anche per la scarsezza dei materiali. Ma vi erano forze e materiali sufficienti per una difesa efficace; il vero problema stava nel morale, minato da tutta una serie di fattori negativi che chiamavano in causa i vertici politico-militari nella loro interezza.
Gli anglo-americani il 10 luglio 1943 invadono la Sicilia sbarcando tra Siracusa e Licata, in attuazione della operazione “Husky”. La difesa italiana, scarsamente appoggiata da forze tedesche riuscì inizialmente a contrastare le operazioni di sbarco; poi dovette cedere; il 12 luglio, la linea delle difese costiere italiane fu sfondata, mentre alcuni tentativi di reazione italo-tedeschi, con forze tedesche fatte affluire anche dalla Francia, furono prima contenuti poi respinti. La mancanza di una difesa mobile centrale basata fu forze mobili motorizzate e corazzate (la divisione Littorio, poi denominata Centauro, e la divisone della Milizia “Di Camicie Nere” con i suoi 36 Carri Tigre, erano stanziate a Chiusi in Toscana) favorì l’avanzata alleata che raggiunse la Sicilia centrale lungo la direttrice Enna- Caltanisetta.
Il Comando Italiano, in relazione alle forze disponibili, rinunziò alla difesa della Sicilia orientale, permettendo agli Alleanti di entrare a Palermo il 22 luglio indisturbati e consegnando loro il porto, che divenne in breve il punto di forza della loro organizzazione logistica. Per disposizione del vertice militare italiano erano stati mandati in Sicilia effettivi nativi dell’isola, nel  presupposto che i Siciliani avrebbero difeso la loro isola fino all’estremo. La realtà si manifestò quasi subito; sempre più numerosi furono i soldati nativi dell’isola che trovarono ogni giustificazione e modo per lasciare i loro reparti per raggiungere le lro famiglie, in un clima di completa sfiducia verso le istituzioni sia militari che politiche. La difesa era minata nel morale e nella determinazione e questo ebbe ripercussioni quanto mai negative sulla condotta delle operazioni.
 Il 20 luglio le disposizioni per le forze italo-tedesche prescrivevano che dovevano attestarsi a difesa delle provincie orientali lungo una linea che, da Sud a Nord, segue il corso del Simeto, sale all’altezza di Nicosia, e s’allarga ad ovest al alcune parti delle Madonie. La linea viene presto investita dagli anglo-americani, che, grazie alla determinazione delle unità tedesche ed a costo di sensibili arretramenti, attuando la classi manovra di arresto momentaneo, reazione dinamica locale e ripiegamento su posizioni più arretrate già predisposte alla difesa, sono contenuti. I combattimenti assumo densità consistenti e sono via via sempre più accaniti, dando momenti di arresto consistenti alle forze avanzanti. Il 5 agosto 1943 la situazione si compromette definitivamente con la conquista di Catania da parte britannica, dopo intensi combattimenti, in cui emerge la determinazione italiana a combattere ( battaglia del ponte di Primo Sole).
I resti delle unità italiane passano lo stretto e si riorganizzano in Calabria; questo movimento ha termine il 12 agosto, mentre le forze tedesche continuano a dare copertura ed a trattenere gli anglo-americani, sviluppando azioni di frenaggio e arresto momentaneo che permette di guadagnare tempo. Questa azione ha successo e consente al Comando tedesco di trasferire in Calabria la quasi totalità delle truppe impiegate e, cosa ancora più importante, la quasi totalità dei mezzi e degli equipaggiamenti. L’operazione ha termine il 17 agosto, mentre il 16 gli alleati entrano a Messina
a, dopo una quanto mai squallida disputa tra il gen. Montgomery, britannico,  ed il gen., Patton, statunitensi, impegnati in una sorta di corsa a chi arrivava primo nella città dello stretto.
(massimo coltrinari)

lunedì 2 dicembre 2019

Prigionia di Guerra in Austria.Campo di Concentramento di Boldogassony


MUSEI, ARCHIVI E BIBLOTECHE
Prigionia di Guerra in Austria



    

Situata a 18 km a est di Nezader.
Nel marzo del 1938, dopo l'Anschluss, fu istituito un campo di insediamento. Furono radunati circa 400 abitanti ebrei dell’"Angolo infettivo". Ad aprile la maggior parte di loro ha attraversato il confine ungherese, quindi la comunità ebraica qui ha cessato di esistere. La loro sinagoga fu demolita nel 1939, solo il loro cimitero è sopravvissuto fino ad oggi.
Nel 1914, alla periferia del villaggio, un campo di prigionieri di guerra fu istituito su un terreno di proprietà Esterhàzy. C'erano 15.000 prigionieri nel campo e furono costruite circa 200 capanne. 1915 in un tifo epidemia nel 2000, più di un paio di giorni in russo, serbo, italiani prigionieri sono morti. Il campo era dotato di approvvigionamento idrico e illuminazione pubblica. Oggi, 2.363 tombe sono registrate nel parco commemorativo.
 (A cura di Paola Tomasini e Chiara Mastrantonio)

venerdì 29 novembre 2019

Copertina Novembre 2019



QUADERNI ON LINE







Anno LXXX, Supplemento on line, Xi, 2019, n. 47
Novembre 2019
www.valoremilitare.blogspot.com

giovedì 28 novembre 2019

Editoriale Novembre 2019


Poche righe per sottolineare la fervente attività del CESVAM di questo mese e sicuramente dei prossim, CESVAM che si è dato come obiettivo di chiudere tutti i progetti entro il giugno 2020, ovvero entro i prossimi sei mesi, al fine di concludere il secondo triennio del CESVAM, che cade il 25 settembre 2020 con cicli di progetti realizzati. Questo anche per realizzare nuove lineamenti basati su idee nuove che si stanno proponendo che meritano ogni attenzione e dare spazio  a nuove iniziative.
Massimo Coltrinari

mercoledì 27 novembre 2019

Quadro di Battaglia dell'Esercito Italiano nel 1940


ARCHIVIO
Nella foto, sfilano i vessilli dei reparti costituti dopo
l'ordinamento Pariani del 1938


Ricerche in corso
 Sono state acquisite le notizie sui seguenti Enti e Reparti


1.1
1.1.  Il Corpo di Stato Maggiore
1.1.1  Istituto Superiore di Guerra
1.2
1.2.  Reali Accademie.
1.2.1.Reale Accademia di Fanteria e Cavalleria, 1.2.2 Reale Accademia di Artiglieria e Genio, 1.2.3 Scuola Applicazione  di Fanteria, 1.2.4 Scuola di Applicazione di Cavalleria, 1.2.5 Scuola di Applicazione  di Artiglieria e Genio,

1.3
1.3.  Reali Istituti e Scuole Militari
 1.3.1  Scuola Militare di Roma, 1.3.2  Scuola Militare di Napoli, 1.3.3  Scuola Militare di Milano, 1.3.4  Scuole Militari Centrali, 1.3.5  Scuola Militare di Alpinismo, 1.3.6  Scuola Militare di Tiro di Artiglieria, 1.3.7  Scuola di Applicazione di Sanità Militare, 1.3.8  Scuole Allievi Ufficiali di Complemento di Artiglieria di Armata, di Corpo D’Armata e Divisionale, 1.3.9  Scuola Allievi Ufficiali di Complemento del Genio, 1.3.10  Scuola Allievi Sottufficiali di Artiglieria, 1.3.11  Scuola Militare di Roma.


martedì 26 novembre 2019

Circolare della Presidenza Nazionale 4 del 2019

NOTIZIE CESVAM
Circolare 4/2019 della Presidenza Nazionale


1. PREMESSA. SONO CONSAPEVOLE DI ESSERE RIPETITIVO IN QUANTO MOLTI DEGLI ARGOMENTI DI QUESTA CIRCOLARE SONO GIA’ STATI AMPIAMENTE TRATTATI IN PRECEDENZA MA, EVIDENTEMENTE, NON SONO STATO ABBASTANZA CHIARO! 2. BILANCIO DELL’ISTITUTO.


BILANCIO DELL’ISTITUTO. A partire dal 1° gennaio 2019 gli Enti del Terzo Settore, che comprendono il nostro Istituto, devono attenersi a particolari direttive in merito alla tenuta della contabilità ed al rendiconto che deve essere trasmesso ai Ministeri del Tesoro e della Difesa. Nel bilancio consuntivo devono essere compresi i bilanci delle Federazioni Provinciali, ne consegue che è fondamentale per la Presidenza Nazionale acquisire i conti consuntivi tassativamente entro il 31 marzo (art. 41 del Regolamento).

3. CODICE FISCALE. L’introduzione della fatturazione elettronica ha comportato che tutte le fatture riportanti il Codice Fiscale dell’Istituto venissero trasmesse al cassetto fiscale dell’Istituto, senza che ciò apporti alcun beneficio pratico, visto il regime di IVA PiazzaGaleno1–00161Roma–tel.efax064402676 presidentenazionale@istitutonastroazzurro.org forfettario prescelto. In compenso la segreteria deve sobbarcarsi anche l’onere di controllare ed eliminare quanto di non competenza. Si ribadisce pertanto la necessità che ogni federazione adotti, entro il 31 dicembre p.v., un proprio Codice Fiscale. Operazione assolutamente gratuita.


4. ATTIVITA’ DELLE FEDERAZIONI. Nel rendiconto contabile che l’Istituto deve inviare al Ministero della Difesa, viene allegato l’elenco delle attività svolte nell’anno dalle varie Federazioni (resoconto 2018 in allegato), dal quale si evince che molte Federazioni sono assenti. Tale elenco viene desunto esclusivamente dalle notizie pervenute al periodico per la loro pubblicazione. E’ pertanto indispensabile che le notizie arrivino tempestivamente. Gli articoli devono essere inviati direttamente al Direttore del Periodico, direttore.rivista@istitutonastroazzurro.org , e solo per conoscenza alla Segreteria Generale, segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org.

5. ATTESTATI DI BENEMERENZA E EMBLEMI ARALDICI. Rammento a tutti che sia gli attestati che i diplomi araldici devono contenere il numero di registrazione ed essere autenticati con il timbro a secco dell’Istituto art.56 e 57 del Regolamento).

6. SEZIONI GIOVANILI. Su proposta del Consigliere Nazionale Prof. Rocco Galasso, Presidente della Federazione di Potenza, nell’ambito di ogni Federazione si potranno costituire della Sezioni Giovanili, composte da giovani di età compresa tra i 16 e i 20 anni, reclutati tra figli di militari, sportivi, volontari allo scopo di far loro conoscere il Valore (aspetti storici), educare al Valore (aspetto morale), testimoniare il valore (impegno nel volontariato). L’obiettivo finale e quello organizzare conferenze nelle scuole e nelle caserme, mostre itineranti e trattare tematiche di interesse culturale generale per quanti vogliono prepararsi a concorsi nelle Forze Armate. L’argomento verrà approfondito successivamente.

7. ATTIVITA’ POLITICA. Una prerogativa del nostro Istituto è l’apoliticità e l’apartiticità sancite inequivocabilmente dall’articolo 2 del nostro Statuto. Ognuno di noi è libero di avere una propria idea o credo politico, l’importante e che nelle attività, nelle esternazioni nei media e nei social non faccia riferimento all’Istituto o vengano utilizzati simboli riferibili ad esso.

8. AGGIORNAMENTO ELENCO SOCI E RECAPITI PERIODICO. Ricordo che l’aggiornamento dei Soci in regola con il versamento delle quote sociali deve essere effettuato entro il 31 gennaio di ogni anno. Si richiede anche un aggiornamento degli enti e comandi a cui spedire il periodico. PiazzaGaleno1–00161Roma–tel.efax064402676 presidentenazionale@istitutonastroazzurro.org 9. NUOVO IBAN Si comunica il nuovo iban dell’Istituto IT85P0538703202000000002122 intestato alla Presidenza Nazionale presso BPER Banca. 10. REAZIONI ALL’EDITORIALE DEL N° 4-2019 DEL PERIODICO. Quanto da me scritto sull’editoriale, in merito all’uso dell’uniforme da parte di Soci dell’Unuci e sul rispetto dell’ordine di precedenza nelle varie cerimonie, ha prodotto una serie di reazioni da parte di alcuni appartenenti all’Associazione che avrebbero preferito che non avessi messo in piazza delle palesi violazioni regolamentari. Ho sempre detto e scritto quello che pensavo senza alcun problema, soprattutto se suffragato da testimonianze dirette e da documentazioni fotografiche inequivocabili, quindi non capisco le reazioni. Ci sono disposizioni scritte molto chiare, basta rispettarle!

 CONCLUDO FORMULANDO A TUTTI VOI, AI SOCI ED ALLA RISPETTIVE FAMIGLIE I PIU’ CARI AUGURI DI BUON NATALE E SERENO 2020.

PiazzaGaleno1–00161Roma–tel.efax064402676 presidentenazionale@istitutonastroazzurro.org

RELAZIONE SULL’ATTIVITÀ SVOLTA DALL’ISTITUTO DEL NASTRO AZZURRO PER IL PERSEGUIMENTO DELLE FINALITÀ ISTITUZIONALI NEL 2018

Attività della Presidenza Nazionale 1. Nei giorni 13-14 e 15 aprile la “Giornata Nazionale del Decorato” è stata celebrata a Roma secondo quanto di seguito riportato: - Venerdì 13 presso la Casa Madre del Mutilato si è tenuto il convegno di studi storici “Il Valore Militare dall’Unità d’Italia alla crisi armistiziale 1861-1943” organizzato in due momenti: uno mattutino durante il quale sono state svolte cinque relazioni che hanno analizzato cinque diversi periodi storici (“Il Valor Militare in età risorgimentale 1861- 1870” – “Il Valor Militare nelle campagne coloniali 1882-1915” – “Il Valor Militare nella Grande Guerra” – “Il

domenica 24 novembre 2019

Spoleto 23 novembre 2019. Convegno sul primo dopoguerra.

Nel ciclo delle celebrazioni per il 4 novembre al Chiostro di San Nicolò, organizzato dal Comune di Spoleto, dalla locale sezione UNUCI, presieduto dal gen Mario di Spirito, membro del CESVAM, si è tenuto un convegno riguardante il Trattato di Versailles, il dopoguerra e le sue conseguenze. Sono intervenuti il Gen. Massimo Jacopi e il Direttore del CESVAM. Ha portato i suoi saluti il Sindaco di Spoleto e il gen. Antonio Cuozzo. Erano presenti numerose scolaresche delle scuol di Spoleto con i loro insegnanti, a cui sono state consegnate, nel quadro del progetto Storia in Laboratorio, copie del Periodico e della Rivista del Nastro Azzurro.