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sabato 7 marzo 2026

Li dove i moderati neutralizzarono i progessisti

 DIBATTITI

 

L’ INCONTRO DI TEANO ATTRAVERSO LE RELAZIONI DEI PRESENTI

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Appoggiate alle fortificazioni di Capua e di Gaeta le truppe borboniche controllavano il territorio tra queste due città, le truppe piemontesi costituite dal IV Corpo d’Armata, al comando del gen. Cialdini, e dal V Corpo d’Armata, al comando del gen. Della Rocca, provenienti dall’Abruzzo per la strada di Venafro si accamparono il giorno 5 ad ovest di Presenzano il IV Corpo e ad est di Presenzano il V Corpo

Il Re Vittorio Emanuele pernottò a Presenzano nel Palazzo Del Balzo.

Il mattino del 25 le truppe garibaldine passarono il Volturno su un ponte  improvvisato tra S. Angelo in Formus e Triflisco, erano costituite dalle brigate “Eber” e “Milano”, oltre da una aliquota della divisione “Bixio” e da una della divisione “Medici”, quest’ultima disposta a guardia per una eventuale sortita borbonica da Capua.

Le colonne garibaldine si diressero a Zuni dove vi giunsero verso mezzogiorno, dopo una sosta di circa tre ore proseguirono fino a Caianello e qui si accamparono per la notte tra il bosco e la strada, una dislocazione che permetteva di proteggere l’esercito piemontese da sorprese provenienti dal sud.

Una relazione molto particolareggiata della marcia dei garibaldini è quella del garibaldino Alberto Mario il quale così precisa la marcia dal sud “Noi, percorrendo attraverso i campi e sui primi abbozzi di una via ferrata l’ipotenusa del gomito descritto dalla strada, ci arrestammo ad un bivio per attendervi Garibaldi. Proveniente da Venafro sfilava verso Teano l’esercito settentrionale, e la banda di ciascun reggimento, dipartendosi dalla testa di colonna,  sostava da lato a rallegrarne il passaggio con musiche marziali; quindi le si ricongiungeva alla coda.

Il sito d’intersezione delle due strade era abbastanza capace, e l’adornavano una casa rustica e una dozzina di pioppi. Terreni arati all’intorno e radi alberi e viti ingiallite dall’autunno cadente; pianura uniforme e uggiosa.

Non tardò a giungere Garibaldi: scese di sella, si pose sul davanti a guardare la truppa con lieta pupilla”.

L’incontro deve essere avvenuto verso le otto del mattino, Vittorio Emanuele in divisa da generale, Garibaldi coperto con un mantello bigio, seguivano il re i generali Fanti, D’Angrogna e Solaroli, aiutanti di campo, oltre al colonnello d’artiglieria Genova di Revel.

Con Garibaldi vi erano Giuseppe Missori, Alberto Mario, Abba e Achille Fazzari, Stefano Canzio, Cariolato, Carissimi e Mosto, non erano presenti Medici, rimasto presso Capua, Turr, rimasto a Napoli, e Bixio, caduto da cavallo presso il Volturno con frattura alla gamba.

La tradizione aulica vuole che Garibaldi abbia gridato “Saluto il primo Re d’ Italia!” , e che Vittorio Emanuele abbia risposto “Saluto il mio migliore amico!”.

Le narrazioni dei presenti hanno versioni alquanto differenti, il garibaldino Missori afferma “Rivedo Garibaldi togliersi il berretto e ne riodo le precise parole pronunciate a voce sonora: Saluto il Primo Re d’Italia!, Garibaldi, stretta la mano al Re, gli si pose poi a fianco e lo accompagnò, discorrendo, per un tratto verso Teano”, lo stesso riferisce il Carandini nella “Vita del Generale Fanti”.

Differente è il racconto dell’incontro riferito dal Solaroli “In questo frattempo giunse il Re, Garibaldi fece mettere in battaglia i pochi che aveva con lui e si mise a gridare “Viva il Re d’Italia!” ed i suoi lo stesso, ma vi si vedeva in viso che era molto commosso, e l’espressione era cupa. Il Re gli tese la mano, e gli disse con emozione “Come và Generale?” lui rispose “Bene” e seguitò il Re fino a Teano. Quivi il Re prese la diritta della colonna che era in marcia, e Garibaldi la sinistra, e disse che ritornava a prendere i suoi, che erano 3.000 in circa, che stavano accampati dietro Caianello”.

Una narrazione più particolareggiata e accesa di spirito repubblicano è quella del garibaldino Alberto Mario “Della Rocca, generale d’armata, che gli accostò cortesemente. Alcuni ufficiali salutavano  con visi sfavillanti; la più parte, fatto il saluto prescritto dal regolamento, procedeva oltre, inconsapevole o indifferente che il salutato fosse il liberatore delle Sicilie; sarebbesi detto in quel cambio, se lice una induzione dalla fisonomia che eglino fossero i liberatori, e Garibaldi il liberato. Quando improvvisamente una botta di tamburi troncò le musiche e s’intese la marcia reale.

“Il Re!” disse Della Rocca.

“il Re! Il Re!” ripeterono 100 bocche.  E invero una frotta di carabinieri reali a cavallo, guardia del corpo, armati di spada, di pollici e di manette, annunziò la presenza del monarca sardo.

Il Re, coll’assisa di generale in berretto, montava un cavallo arabo storno, e lo seguiva un codazzo di generali, di ciambellani, di servitori; Fanti, ministro della guerra, e Farini, viceré di Napoli in pectore, tutta gente avversa a Garibaldi, a codesto plebeo, donatore di regni.

Di sotto al cappellino, Garibaldi s’era acconciato il fazzoletto di seta, annodandoselo al mento per proteggere le orecchie e le tempie dalla mattutina umidità. All’arrivo del Re, cavatosi il cappellino rimase il fazzoletto. Il Re gli stese la mano dicendo “Oh! Vi saluto mio caro Garibaldi, come state?”.

E Garibaldi “Bene, Maestà, e lei?”

E il Re “Benone!”.

Garibaldi, alzando la voce  e girando gl occhi come chi parla alle turbe, gridò “Ecco il Re d’Italia!”. E i circostanti “Viva il Re!”.

Vittorio Emanuele, trattosi in disparte pel libero transito delle truppe, si intrattenne qualche tempo a colloquio con il generale.

Indi si mosse.

Garibaldi gli cavalcava alla sinistra, e a 20 passi di distanza il quartier generale garibaldino alla rinfusa col sardo. Ma a poco a poco le due parti si separarono, respinta ciascuna al proprio centro di gravità; in una riga le umili camice rosse, nell’altra parallela le superbe assise lucenti d’oro, d’argento, di croci e di gran cordoni.

In tanto strepito d’armi e corruscare di spallini e ondeggiare di cinieri, i contadini accorrevano attoniti ad acclamare Garibaldi. Dei due che procedevano, ignorando quale ei fosse, posero con certezza gli occhi sul più bello. Garibaldi procacciava di deviare quegli applausi sul Re, e, trattenuto d’un passo il cavallo, inculcava loro con molta intensità di espressione:

“Ecco Vittorio Emanuele, il Re, il nostro Re, il Re d’Italia: viva lui!”

I paesani tacevano e ascoltavano, ma non comprendendo una sillaba di tutto ciò, ripicchiavano il viva Calibardo! Il povero generale alla tortura sudava il sangue dagli occhi, e conoscendo come il principe tenesse alle ovazioni e  quanto la popolarità propria lo irritasse, avrebbe volentieri regalato un secondo regno pur di strappare dal labbro di quegli antipolitici villani un Viva il Re d’Italia! Anche un semplice Viva il Re! Ma la difficoltà si sciolse prontamente, perché Vittorio Emanuele spinse il cavallo al galoppo”.

Giunti all’ingresso nord di Teano alla Porta Romana, verso le ore dieci, i due si separarono, il Re proseguì a destra per raggiungere il palazzo Caracciolo, Garibaldi volse a sinistra al Largo del Muraglione e fatto ricoverare il cavallo in una piccola stalla entrò per consumare una fugace colazione. Due settimane dopo, il 9 novembre, consegnati al Re i risultati del plebiscito si imbarcò solitario per Caprera.

Nota

·   D. Ludovico, Realtà topografica dell’incontro di Teano, 303 - 324,in L’Universo. Rivista dell’Istituto Geografico Militare, Firenze, marzo – aprile 1965.

 


venerdì 6 marzo 2026

Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza della Repubblica

 NOTIZIE CESVAM

 

 La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza della Repubblica, che ogni anno entro il 28 febbraio, deve essere presentata al Parlamento e quindi ai cittadini italiani  riflette diversificata gamma alla sicurezza nazionale, che dalla prospettiva dell’intelligence, sono state alla prioritaria attenzione nel corso del 2025. La Relazione poi evidenzia le principali direttive di intervento lungo le quali gli Organismi informativi  hanno operato a tutela degli interesse nazionali in aderenza ai principi costituzionali.

La Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza della Repubblica è stata presentata ieri, 4 Marzo 2026, alla Camera dei Deputati.


giovedì 5 marzo 2026

Consistenza statistica del Blog

 NOTIZIE CESVAM


Al 28 febbraio 2025 la consistenza statistica di questo blog era:

Numero dei post pubblicati:

 3622

Totale degli accessi dalla apertura alla data sopra indicata: 

291405 

Numero dei accessi nel mese di febbraio 2028: 

5989


mercoledì 4 marzo 2026

Gennaio 1944. La Situazione delle truppe combattenti italiane. Consistenza concessa dagli Alleati

 DIBATTITI



La situazione generale a fine marzo 1944 dell’apporto delle forze armate italiane alla campagna degli Alleati in Italia ci viene data da un documento [1] che il “il 23 marzo 1944 la MMIA indirizzò al generale Berardi, e per conoscenza al maresciallo Messe, al ministro della Guerra generale Orlando, al generale Mason-MacFarlane, come capo della ACC, ed al Comando del XV Gruppo di Armate alleate,  in cui si stabiliva la consistenza e l'impiego dell'Esercito italiano, fino al previsto raggiungimento della linea Pisa-Rimini.

Al documento erano unite cinque tabelle, contrassegnate da A ad E, nelle quali si indicavano nell'ordine: i vari contingenti delle forze italiane anche in relazione alla loro dipendenza; gli organici consentiti per la organizzazione centrale (Comando Supremo, Ministero della Guerra, Stato Maggiore dell'Esercito, Guardia Reale, I Gruppo Guide, Accademia militare); idem per i distretti, depositi e campi di transito (denominati unità statiche); idem per i servizi delle nostre unità; idem per i Carabinieri e la Guardia di Finanza.”[2]

In totale il contributo che il Regio Esercito era chiamato a dare era di 377.070  uomini gtra combattenti e non combattenti, esclusi i Carabinieri e la Guardia di Finanza.


Merita di essere indicata la tabella A, che da un quadro esaustivo del contributo chiesto al Governo del Sud.

Unitàcombattente 14.100 uomini


UnitàdipendentidalloStatoMaggioreR. Esercito

a) nel territorio continentale:

Comando LI Corpo d'Armata

divisione "Mantova"

divisione "Piceno"

altro Comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea Calabria

b) in Sicilia:

un Comando di Corpo d'Armata

51.100 uomini divisione "Sabauda"

una divisione (da trasferire dalla Sardegna) 20.300 uomini

c) in Sardegna:

un comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea 32.300 uomini

 

- Unità dipendenti dal Comando del XV Gruppo di Armate alleate

. già impiegate

. da impiegare

. controllo traffico 185.400 uomini

- Personale in unità miste 1.000 uomini

 

- Amministrazione:

Organizzazione centrale

unità statiche

servizi 42.870 uomini

 

- Carabinieri e Guardia di Finanza 30.000 uomini



Il totale generale dei contingenti riportati nella tabella sud-detta assommava a 377.070 uomini.

Il generale Duchesne accennava ad alcune questioni, come La possibile contrazione del personale dei distretti, e la trasformazione dei Comandi del IX e XXXI Corpo d'Armata in Comandi Territoriali. Ma soprattutto invitava il generale Berardi a rargli conoscere in tempi brevi il suo punto di vista in merito al prospettato ordinamento del nostro Esercito, sì da poterne informare a sua volta il generale Mason-MacFarlane, capo della ACC.[3]



Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. Berardi, diede riscontro immediato a questa richiesta alleata sottolieneando che per la prima volta si affrontava in modo preciso la suddivisione delle forze italiane atte a dare un contributo concreto alla lotta alla Germania. Sottolineava, peraltro, che le forze di immediato impego in combattimento avrebbero dovuto ammontare a 20750 uomini, cifra che si riteneva necessaria per svolere i compiti assegnati. Avanzava altre indicazioni ed osservazioni, tutte tendenti ad aumentare in primoluogo le forze combattenti, e in generale l’apporto italiano.



[1]     Sottocommissione per l’Esercito ACC Comando Principale (MMIA) Lequile (Lecce), G(6/1/35 Segreto. Oggetto Disposizioni Esercito Italiano. Gen. b. G.C.Duchesne, 6 aprile 1944.

 

[2]     Loi S., I rapporti fra Alleati ed Italiani nella Cobelligerenza, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 1986, pag. 80

[3]     Ibidem, pag. 81


lunedì 2 marzo 2026

Uniformologia. Quesito.

ARCHIVIO



E' stato chiesto un parere in merito a questa spada
CHi può darlo è pregato di scrivere a
centrostudicesvamblogspot.com

 

domenica 1 marzo 2026

INFOCESVAM N. 1 DEL 2026 Gennaio Febbraio 2026, 1 marzo 2026

 NOTIZIE CESVAM

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 73/74/, N. 1, Gennaio - Febbraio 2026, 1 Marzo 2026

XIII/1/1101-  La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 1 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1101 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XIII/1/1102 – Il 23 febbraio u.s. si è tenuta la sessione invernale per i Master di Storia Militare Contemporanea, Politica Militare Comparata, Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale. Anno Accademico 2024/2025. Si sono brillantemente laureati 21 Frequentatori.

XIII/1/1103 – Progetto 2026/1. Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel Secondo dopoguerra 1946 -1977 – 165° Anniversario dell’Esercito Italiano. Giovanni Riccardo Baldelli. Predisposto manoscritto 1 per Volume I, II, III, IV, V. Tutti i volumi editi di questo progetto, come degli altri progetti, sono finalizzati alla offerta formativa dei Master come incremento delle “Letture Consigliate” e “Materiali per Tesi”.

XIII/1/1104- Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata PROGETTI NASTRO AZZURRO. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sullo stato avanzamento Progetti. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 18 Destinatari, inclusi tutti i partecipati alla realizzazione dei progetti.

XIII/1/1105 -  Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Manuel Vignola. . Predisposto il Manoscritto 4. Per il Volume I.

XIII/1/1106 - Progetto 2026/2. Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace Valore Militare e contributo alla memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la Pace. Massimo Coltrinari Luigi Marsibilio Paola Bosio. Continua la raccolta delle testimonianze. Le testimonianze raccolte sono pubblicate sulle filiere del CESVAM.

XIII/1/1107 – Progetto 2025/1. La Fabbrica. Predisposta la Bozza 1 del Volumi I e del Volume II,. Inserimento della Iconografia. Predisposizione delle Copertine. E’ prevista la edizione a stampa per il mese di Marzo 2025

XIII/1/1108 – Progetto 2026/7. I Padri fondatori dell’Esercito Italiano. Il Valore Militare nel Risorgimento. 165° Anniversario della Costituzione dell’Esercito. Manuel Vignola. Predisposto schema per la edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1109 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALUMNI MASTER CUSANO”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti i Master. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 80 Destinatari. Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie del Master.

XIII/1/1110 – Progetto 2026/3. Il Ruolo delle Nazioni Unite nel mantenimento della Pace. Dalla teoria alla pratica. L’Esperienza UNMIK (United Nation Interim Administration Mission in Kosovo. Antonio Vittiglio. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1111 - Progetto 2024/1 – I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana e la Memoria. (80° anniversario 1944 – 2024). Massimo Coltrinari. Stefano Mangiavacchi. . Predisposto il Manoscritto 3. Per il Volume II. Elenco delle Vittime con 1; da 2 a 9 ); da 10 a 49; da 50 a 99; oltre le 100 vittime. Individuazione di luogo e data.

XIII/1/1112- Progetto 2026/8. Tecnologia Aeronautica. La Formula Trimotore . Storia della Aeronautica Italiana. I Bombardieri strategici. Antonio Daniele. Predisposto lo schema per CESVAM PAOERS

XIII/1/1113- Progetto 2024/ Monte Marrone. Il Significato strategico presso gli Alleati. Massimo Coltrinari. Consegnato alla Casa Editrice manoscritto 5 per la predisposizione della 1a Bozza

XIII/1/1114 – Progetto 2026/5 – Cimitero Militare dell’Asinara. Storia e Memoria 1916 -2026. Studio funzionale finalizzato al recupero della memoria storica e fruizione del cimitero militare italiano dell’Asinara realizzato nel 2016. Giorgio Madeddu. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1115 – Progetto 2019/2 La prigionia italiana in mano britannica. Africa. Africa Orientale Italiana. L’Organizzazione militare e la difesa dell’Impero. Memoria e Testimonianze. Giovanni Riccardo Baldelli Massimo Coltrinari. Predisposto il manoscritto 3. Iconografia.  

XIII/1/1116 – Progetto 2026/9. Sahel 3.0. Terrorismo digitale materie prime strategiche e nuove sfide per l’Europa e L’Italia. Massimo Dionisi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAPERS

XIII/1/1117 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “RIVISTA QUADERNI CESVAM”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera sulla edizione prossima della Rivista “QUADERNI”, che avendo cadenza trimestrale ha tempi di pubblicazione molto ampi. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 27 Destinatari, Questa CHAT si affianca ai Blog sia storici che geografici attivati per l’aggiornamento e l’approfondimento delle materie trattate nella Rivista edizione a stampa

XIII/1/1118 – Progetto 2026/6 – Mariano Buratti. Medaglia d’Oro al Valore Militare. La Resistenza nel Viterbese. 1943 -1944. Osvaldo Biribicchi. Predisposto schema per edizione CESVAM PAOERS

XIII/1/1119 -  Progetto 2016/2. I Militari Italiani sulla testa di ponte di Anzio. Luigi Marsibilio Massimo Coltrinari Volume II. Predisposto Il Manoscritto 3

XIII/1/1120 – La Edizione dell’ANNESSO questo INFOCESVAM da questo numero riprende la edizione Bimestrale in quanto quella mensile si è rilevata nel 2025 ridondante e sovra esposta, anche in virtù della apertura di una apposita CHAT dedicata al progetto Albo d’Oro

XIII/1/1121 – Progetto 2026/12. Liberi e Valorosi. Breve storia della Bundeswehr. Luigi Di Santo. Predisposto lo schema per la Edizione CESVAM PAPERS.

XIII/1/1122 - Utilizzo dei Social per la Comunicazione. Attivata dal 2025 una CHAT intitolata “ALBO D’ORO DECORATI”. Finalità: aggiornamento a cadenza quasi giornaliera su le materie attinenti la creazione dell’albo d’Oro fra Decorati al Valore Militare. Possibilità di interloquire. Iscritti alla data odierna 15 Destinatari,

XIII/1/1123 - –“Progetto 2026/5”. Un Bosco per resistere. “La brigata partigiana “Ciro Menotti” tra le Provincie di Treviso Pordenone e Belluno. Dott.ssa Monica Apostoli. Prevista la predisposizione Cesvam Papers per la fine di marzo 2026

XIII/1/1124 – Progetto 2024/4. Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento. Settembre – Dicembre 1944. 80° Anniversario della Guerra di Liberazione. Massimo Coltrinari. Articolazione in Volume 1°. Manoscritto n. 1. Volume 2°. Materiali sulla figura del generale Giorgio Morici, comandante della “Nembo” a Filottrano.

XIII/1/1125 - Prossimo INFOCESVAM (marzo-aprile 2026 ) sarà pubblicato il 1 maggio 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

 (a cura di Massimo Coltrinari) info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

 


venerdì 27 febbraio 2026

Editoriale Febbraio 2026. Per 90 centesimi al mese.




E' in pieno fervore la partecipazione dei Soci alla campagna- sondaggio avviata dalla Presidenza Nazionale in merito alla sostenibilità della edizione del Periodico Nazionale dell'Istituto "Il Nastro Azzurro".

Il tema centrale è l'aumento della quota associativa di 10 euro all'anno. in pratica 90 centesimi al mese. Questo risolverebbe la questione in quanto si coprirebbe le spese e manterrebbe in vita in questo formato il Periodico.

Senza contare che le quote sono ferme dal 2010 e quindi si dovrebbe porre mano ad un ritocco verso l'alto, pare inverosimile che non ci sia stata una adesione massiccia a questa proposta.

In realtà una vasta gamma di risposte è contraria a questa soluzione, ed ancora più vasta è la schiera che non indica soluzioni alternative. Varie sono le considerazioni da fare, ma si rimanda ai dibattiti del passato in merito allo spirito con cui molti Soci partecipano all'Istituto del Nastro Azzurro, che non vale la pena di ritornarci sopra.

Il CESVAM prende posizione. 

E' in linea con la proposta  di aumentare di 90 centesimi al mese la quota associativa  con l'aggiunta, pero, di predisporre il pagabile anche a rate in un sistema di rateizzazioni a scelta del socio versante.

Il Direttore del CESVAM

Massimo Coltrinari


giovedì 26 febbraio 2026

Copertina Febbraio 2026






QUADERNI ON LINE


L'Agente dell'.O.S.S. Tom Hopkins che operò a Roma nel 1944 nell'ambito della Resistenza romana salvando con le sue informazioni la testa di ponte di Anzio



Anno LXXXVIi, Supplemento on line, iI, 2026, n. 120

(5989)

                                                                               FEBBRAIO 2026

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mercoledì 25 febbraio 2026

Giulio Morigi La carica di Tulludintù Africa Orientale Italiana. 1939 II Parte

 APPROFONDIMENTI

 ( La I parte è stata pubblicata con post in data 24 febbraio 2026)


La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 

Fanno parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino; il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il caporalmaggiore Gustavo Gavin.

 

Da un mese con il IV Gruppo c'è anche Dino Buzza-ti che si sente subito attratto dalla vita avventurosa del reparto di cavalleria che va attraverso il paese come una carovana sempre in movimento, sfidando i pericoli. Lo scrittore sente l'incanto degli spazi aperti dell'altopiano, il raccoglimento degli accampamenti sotto la pioggia e la poesia dei bivacchi vespertini attorno ai fuochi che cementano l'amicizia e suscitano la confidenza degli uomini. Di-venta partecipe dei rapporti schietti e senza formalismi che legano comandante e subalterni e sono ispirati più dalla reciproca stima che dal grado.

 

Morigi si è subito preoccupato di migliorare la scarsa pratica di equitazione che ha Buzzati che, dopo un me-se di «istruzione», è così in grado di affrontare a cavallo anche le andature più impegnative sul terreno accidentato e reso molle e scivoloso dalle continue precipitazioni della stagione delle piogge. Ha inoltre messo a disposizione dello scrittore un fidato attendente a cui ha dato ordine di seguirlo sempre quando monta a cavallo. L'ascari si chiama Ghilò e diventerà protagonista ideale del suo racconto.

 

Ghilò sa imitare perfettamente il verso di molti ani-mali. Buzzati lo descrive così: «... dal 1º squadrone uscì un latrato di cane. Tutti capirono subito che non era una bestia ma l'ascari Ghilò, ordinanza del tenente Drogo, per-ché nessun cane al mondo aveva mai emesso un latrato così perfetto. Quando era allegro, Ghilò faceva ugualmente bene il cane e la jena, quando era allegrissimo faceva la voce del leone. In questo caso si attaccava alla schiena una scacciamosche per simulare la coda, camminava gattoni e digrignava i denti, mandando ruggiti bellissimi...>>

 

La mattina del 20 luglio, dopo giorni di vane ricerche della formazione ribelle, la colonna Morigi esplora la regione del monte O fu, avanzando con i cavalli alla ma-no, quando un lontano crepitio di mitragliatrice segnala finalmente la presenza del nemico.

 

Dopo un primo combattimento con la retroguardia ed una rapida ricognizione di una pattuglia comandata dal capitano Crapa, il t. colonnello Morigi si rende conto che la banda di partigiani amhara, vistasi intercettata, si è fermata schierandosi a difesa su un esteso ciglione roccioso protetto da grossi macigni che, ai piedi del colle di Tulludintù, chiude una vasta vallata pianeggiante che si apre davanti al Gruppo. Finalmente i guerriglieri preferiscono fermarsi ed accettare di battersi attestati su una posizione dominante e protetta anziché tentare una manovra di sganciamento che li esporrebbe al rischio di essere poi raggiunti ed attaccati allo scoperto dalla cavalleria.

 

La distesa pianeggiante che separa i contendenti è accidentata ma galoppabile; comunque è necessario attra versarla tutta prima di arrivare sotto le difese avversarie. Non c'è tempo da perdere e Morigi, per evitare la concentrazione del fuoco delle armi automatiche, che il ne-mico ha sicuramente appostato in qualche punto del suo

Scioa, Etiopia luglio 1939 Ascari del IV gruppo e Buzzati

 

schieramento, sui suoi squadroni raggruppati in un'unica e lunga carica su terreno aperto, ordina al s. tenente De Martinez di iniziare subito l'attacco con la sua banda a cavallo, sfruttando la parziale copertura della boscaglia su lato sinistro.

 

Subito dopo, mentre il nemico impegnato con slancio dalla banda <<Auasc>> è costretto a scoprire il suo principale centre di fuoco, vi guida contro la carica di tutto il Gruppe Squadroni.

 

È un galoppo a grande andatura, su un terreno rotto che sembra non finire più sotto la grandine dei proiettili, tra le grida di guerra delle «penne di falco» e le urla dei caduti. Tra i primi viene colpito a morte Ghilò, l'atten-dente di Buzzati, ma lo scrittore prosegue la sua corsa sotto il fuoco con gli altri cavalieri, ben saldo in sella. Non ha visto cadere l'ordinanza.

 

Poi tutto si svolge rapidamente. Giunti ai piedi del rilievo su cui sono appostati gli avversari i cavalieri salta-no a terra, si inerpicano di corsa tra le rocce seguendo il comandante del Gruppo ed assalgono con le bombe a ma-no e le armi bianche i guerriglieri che si sono ora schierati dietro muretti di pietra e continuano a far fuoco. La resistenza è accanita ma alla fine il nemico, attaccato anche da sinistra dalla banda «Auasc>> del s. tenente De Martinez, che si batte valorosamente, viene sopraffatto. I nuclei superstiti tentano di disimpegnarsi fuggendo ma sono a loro volta duramente battuti dal fuoco delle armi pesanti, portate subito in linea dal reparto mitraglieri del Gruppo, e poi ancora inseguiti dalle «penne di falco» di nuovo balzate a cavallo.

 

Buzzati, che ha partecipato a tutta l'azione con una freddezza da veterano ma con l'entusiasmo del novizio descrive il combattimento assumendo nel racconto, come in altre sue corrispondenze di guerra, lo pseudonimo di <<tenente Drogo>> il protagonista de «Il Deserto dei Tartari»: ...«Su cavallini, ancora più presto, altrimenti sarà troppo tardi, ecco l'ora tante volte pensata, l'ora che si sarebbe detta impossibile, la battaglia nel sole entro la valle deserta, lanciati a galoppo sfrenato, più bello di così non potrebbe essere, tutto è proprio identico ai sogni»...

 

...<<Ancora trecento, ancora duecento metri, un ultimo sforzo bei cavallini, almeno fino a quella barriera di rocce do-ve sarà necessario smontare. Il colonnello è avanti a tutti, difficile stargli dietro. Non molto distante galoppa Drogo e dopo Drogo galoppa Ghilò, preoccupato di non lasciarlo un istante. Eppure anche Ghilò si direbbe impazzito. - Amorà ratiè, amorà ratiè ratiè! - egli rugge, preso da una felicità terribile, e spara a casaccio verso il ciglione, anche se l'ordine è di aspettare. Drogo sente la sua voce alle spalle, ma ben presto non la distingue più nel crescente tumulto di grida. Pallottole maledette, chi andate ora cercando con la vostra flebile voce? Piccoli fischi si producono infatti nell'aria, a breve distanza zol-lette di terra schizzano in sù senza apparente ragione. Amorà ratiè-, arrivano i falchi!>>>>

 

<<<<Arrivano i falchi allo sbarramento di rocce, facendo crepitar l'aria di spari. Il colonnello è già salito in ci-ma, con la sua voce acuta da ragazzo ha ordinato: il primo squadrone alla mia sinistra, a destra il secondo! Il frustino in mano e null'altro ora corre a piedi verso un gruppo di sinistre capanne, chiuse da muri di pietra. I ribelli sono appostati là dentro, dagli interstizi dei muri sporgo-no decine di canne che stanno diventando ormai roventi, ma gli ascari si lanciano contro gridando Savoià, Savoià, ormai è questioni di pochi metri. Piccole scatolette me talliche descrivono una breve parabola e cascano dietro i muretti producendo detonazioni e morte»...

 

«Non è però ancora finita, il colonnello ordina nuovamente: a cavallo! per inseguire il drappello superstite, e tutti balzano in sella, fuori che il tenente Drogo, rima-sto senza cavallo. Chissà dove l'attendente è andato a finire».

 

<<- Ghild, Ghilò! - chiama Drogo cercando intorno tra gli ascari, ma nessuno risponde: comandi, come finora è sempre avvenuto. Egli chiede allora a un graduato: - Tas-sammà, sciumbasci! - grida a tutta voce. Tassammà, do-ve stare Ghilò?-. E lo sciumbasci dice: -Ghilò stare morto->>>>

 

<<Ghilò stare morto sull'erba e a due passi il cavallo pascola, aspetta che lui si rialzi. Invece l'ascari non si muove, la sua candida anima è uscita dall'involucro nero e sta navigando lassù, non forse diretta alle supreme sfere ma almeno al cielo degli spiriti semplici e buoni».

 

Il combattimento è ormai finito ed i morti vengono pietosamente sepolti mentre tutti i cavalieri presentano le armi. In questa guerra di movimento non è consentito sostare, la marcia deve riprendere.

 

Sul posto, a ricordo dei caduti, rimarranno solo tu-muli di pietra <<...che le piogge, l'erba e gli anni faranno presto sparire>> - scrive Buzzati - <<Poi i giorni, come succede qui in Africa, fuggiranno simili al vento...>>>

 

La carica di Tulludintù sarà ricordata per l'impeto travolgente con cui è stata condotta e la vittoria risoluti-va come uno dei maggiori successi realizzati nella campagna contro la guerriglia in Etiopia.

 

Lo scrittore lascerà con nostalgia il Gruppo, destina-to a nuove operazioni militari ed a rivivere le intense emozioni dei combattimenti, e concluderà il suo articolo con il ricordo commosso e fiabesco del fedele attendente che immagina destinato ad una illimitata licenza celeste con gli altri caduti come lui in battaglia:

 

<<Ghilò farà ancora il leone, con la differenza che lassù i ruggiti gli riusciranno meglio»... «Ghilò avrà potenti artigli, denti grandi e fortissimi, una superba criniera co-lor del sole e andrà balzando di nuvola in nuvola mandan-do giocondi ruggiti».

 

Giulio Morigi

martedì 24 febbraio 2026

Giulio Morigi. La Carica di Tulludintù Africa Orientale Italiana 1939 I Parte

 APPROFONDIMENTI

 Dal carteggio di Giorgio Morigi messo a disposizione da Giulio Morigi 




La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 

“Quella mattina - ed è una storia ormai lontana - quella mattina l'ascari Ghilò aveva fatto la voce del cane. Da due ore il gruppo marciava in direzione di oriente verso remote montagne, il sole era opaco e non faceva né caldo né freddo. Gli ascari avanzavano conducendo a mano i cavalli, giovani uomini atti alle armi. In testa erano gli ufficiali, poi venivano i soldati neri. Avevano moschetti, sciaboloni curvi, bombe a mano, mitragliatrici leggere e pesanti, perché era il tempo che giravano ancora i ribelli..”.

 Così comincia l'articolo sulla carica di Tulludintù che Dino Buzzati scrisse nel 1939 per il Corriere della Sera con il titolo «L'ascari Ghilò, leone». Detto articolo è compreso nel libro Dino Buzzati - Cronache Terrestri a cura di Domenico Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, quale raccolta di corrispondenze di guerra ed altri racconti dello scrittore.

Secondo uno stile del tutto personale, seguito anche in altre sue corrispondenze di guerra, il giornalista trasforma la cronaca in una specie di favola fuori dal tempo, senza riferimenti precisi a luoghi, date e persone. D'altra parte non sarebbe stato possibile pubblicare sulla stampa nazionale nel 1939 (l'articolo comparve sul Corriere della Sera due mesi dopo i fatti) una corrispondenza da cui risultava nei particolari la presenza in Etiopia di un'attività di guerriglia che la propaganda del regime non gradiva fosse nota alla massa degli italiani nelle sue reali e preoccupanti dimensioni, a più di tre anni dalla proclamazione dell'Impero. Si capisce così la necessità per Buzzati di inserire nel suo racconto annotazioni come: «...ed è una storia ormai lontana.... e ... era il tempo che giravano ancora i ribelli...».

 Dunque, nel luglio 1939, Buzzati, inviato speciale del Corriere della Sera, si trova al seguito del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale nell'alto Scioa. Ha conosciuto ad Addis Abeba il ten. colonnello Giorgio Morigi, comandante del Gruppo, ed ha chiesto di seguirlo nelle opera-zioni militari contro la guerriglia. Questo episodio della vita di Buzzati come corrispondente di guerra è poco поto. Lo ricordò Max David sul Corriere della Sera del 25 novembre 1972 in seguito alla pubblicazione, fatta pochi giorni prima sullo stesso giornale, di un elzeviro di Indro Montanelli sul «comportamento in guerra di Dino Buzzati.

 Nello Sioa gli «s bergnuoc» (partigiani) amhara hanno ripreso lena infiltrandosi in tutta la regione, galvanizzati dall'esempio del ras Abebè Aregai, l'astuto ed ormai leggendario capo della resistenza che, senza cedere alle lusinghe del governo coloniale, è riuscito a sfuggire a tutti i rastrellamenti tra le montagne dell'ancoberino tenendo viva la fiamma della ribellione in tutto il paese, anche se ha visto le sue formazioni sconfitte in molti combattimenti.

 Tra le truppe impiegate dal Comando Superiore FF.AA. contro le forze ribelli, in una vera e propria guerra, ufficialmente non ammessa dal regime ma che sotto molti aspetti è più dura, incerta e logorante della campa-gna d'Etiopia, considerata con ottimismo conclusa nel maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba, vi sono appunto i gruppi squadroni di cavalleria coloniale. Costituiti da graduati e cavalieri indigeni, detti «penne di falco» (per la caratteristica penna portata verticalmente sul «tarbusch», il copricapo troncoconico degli ascari), al comando di ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali, i gruppi si sono dimostrati alla luce dei fatti come l'unità operativa più adatta a combattere contro la guerriglia. Infatti la loro mobilità anche su terreni privi di strade, accidentati e resi impraticabili dalla stagione delle piogge, la celerità degli interventi, l'autonomia logistica e soprattutto l'entusiasmo e la combattività che ufficiali e sottufficiali di cavalleria sono riusciti a trasfondere negli ascari, si sono dimostrati fattori determinanti per contrastare un nemico spesso di molto superiore per numero, sempre più agguerrito per armamento ed abilissimo nello sfruttare le opportunità di attacco e sorpresa, di difesa e di ritirata offerta dalle montagne e dalle dell'altopiano.

Nell'alto Scioa una delle formazioni più aggressive è una grossa banda di guerriglieri amhara che minaccia un vasto territorio sia a sud che a nord del tratto Akaki-Moggio della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti ed è sempre riuscita a dileguarsi dopo ogni incursione, evitando scontri in campo aperto. Per intercettarla il Comando Truppe dello Scioa ha disposto di effettuare un rastrellamento a largo raggio con reparti di fanteria e cavalleria. Uno di questi è appunto la colonna di cavalleria Morigi costituita dal IV Gruppo Squadroni e dalla banda a cavallo “Auasc” della P.A.I., assegnata per l'occasione al t. colonnello Morigi come rinforzo.

 Fanno parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino; il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il caporalmaggiore Gustavo Gavin.

Giulio Morigi

 (continua post in data 25 febbraio 2025 II Parte

D

Giulio Morigi


lunedì 23 febbraio 2026

Gli eccidi in Campania Settembre ottobre 1943

 ARCHIVIO


Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Atlante Storico della Resistenza italiana, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2000


domenica 22 febbraio 2026

La M.O.V..M. Giovanni Thun di Hohenstein. La carica di Monte Tigh 1938

 APPROFONDIMENTI

La I Parte è stata pubblicata con post in data 21 febbraio 2026.

 


Giulio Morigi.

 

Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

***

Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 

Il comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col. Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria, alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh, definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam, da loro tenacemente difesa.

 

Nella relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.

 

Al ten. colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.

 

Per quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia, con la seguente motivazione:

 

Bella figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini, formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo impareggiabile comandante».

 

La carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò determinante ai fini della vittoria.

 

Nei combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili, attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità, solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi, torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni. Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari, entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li seguivano emulandoli.

 

Lo stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***

Giulio Morigi”

 

“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero non era stato completamente pacificato.

 



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.



sabato 21 febbraio 2026

La M.O.V.M. Giovanni Thun Hohenstein. La Carica di Monte Tigh. I Parte

 APPROFONDIMENTI

Giulio Morigi

 


<... la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).

***

Il 28 marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten. medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».

E questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.

 All'inizio del 1938, nel quadro della campagna predisposta contro la guerriglia che dilaga nei territori in     rivolta, si presenta soprattutto grave la situazione del Goggiam, territorio montagnoso per gran parte circoscritto dal Nilo Azzurro e isolato per la mancanza di vie d'accesso, abitato da una popolazione fiera e ribelle difficilmente governabile in passato anche per i negus.

Il piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e minaccia di aggirarle.

A pochi chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li separa dal luogo dello scontro.

Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.

 Partecipano alla carica, ciascuno alla testa di un drappello di «penne di falco» che galoppano in ordine sparso, il ten. col. Giorgio Morigi, il cap. Paolo Lombardo di Cumia, il tenente Luigi Fiorilli, il tenente Camillo della Noce, il s. tenente medico Ortelli, il s. tenente Giovanni Thun, il serg. magg. Marcello Gattino, il s. tenente Giuseppe Cimino, il serg. magg. Marcello De Franceschi, il serg. magg. Giuseppe Meccheri, il serg. magg. Angelo Giulianelli, il cap. magg. maniscalco Salvatore Germano e il cap. magg. maniscalco Mario Di Stefano.

L'azione è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della prateria.

E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.

 Il nemico è ormai sconfitto e disperso definitivamente. La brigata Lorenzini è salva. La strada per Debra Marcos è aperta. Il successo è completo ed avrà vasta eco ma i cavalieri, estenuati per il durissimo combattimento, non riescono a gioirne perchè la perdita del s. tenente Thun rattrista tutti profondamente. Alto, aitante, signore nei modi e nell'animo, di carattere aperto e cordiale, il giovane ufficiale era infatti benvoluto

 A distanza di molti anni il maresciallo Germano-che allora faceva parte, col grado di caporal maggiore mani-scalco, del 2º squadrone del 1º gruppo come il s.tenente Thun - ricorda ancora di avergli raccomandato all'inizio della carica di servirsi della pistola e non della sciabola durante l'attacco. L'eroico ufficiale continuò invece a cavalcare sorridente contro la morte brandendo il «kurade», la ricurva sciabola indigena, come un antico cavaliere. Se Egli avesse raccolto l'esortazione del suo subalterno avrebbe forse potuto precedere il nemico che gli sparò da un metro di distanza e si sarebbe salvato. Dopo il combattimento si scoprì infatti che fu colpito solo con l'ultima cartuccia rimasta nell'arma del suo avversario. Lo stesso Germano, che fu tra i primi a chinarsi sul suo corpo senza vita, ricorda che il s.tenente Thun giaceva supino con il volto sereno ed una mano sulla tasca in cui conservava un'immagine sacra ricevuta dalla madre. «Vico», il suo cavallo abissino baio, che era uno dei più veloci ed impetuosi dello squadrone, benchè rimasto «scosso» si era fermato vicino al suo cavaliere caduto quasi a vegliarlo. La salma verrà tumulata nel cimitero cattolico di Addis Abeba. Per un caso crudele del destino la prima notizia della morte del s. ten. Thun giungerà improvvisa al castello avito di Povo di Trento e riporterà solo il cognome del Caduto, rendendo atroce l'incertezza della madre e di tutta la famiglia ignara quale dei due figli combattenti in Etiopia, Giovanni o Sigismondo, sia realmente morto. Poi arriverà la conferma della morte di Giovanni che i particolari della sua eroica condotta in combattimento varranno a rendere meno amara.

 Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

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Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 Giulio Morigi”

 

( continua. La II parte sarà pubblicata in data 22 febbraio 2026)



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.