Anno LXXXVII, Supplemento on line, X, 2026, n. 127
OTTOBRE 2026
Il blog è espressione del Centro Studi sul Valore Militare - Ce.S.Va.M.- istituito il 25 settembre 2014 dal Consiglio Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare.Lo scopo del CEsVAM è quello di promuovere studi sul Valore Militare.E' anche la continuazione on line della Rivista "Quaderni" del Nastro Azzurro. Il Blog è curato dal Direttore del CEsVAN, Gen. Dott. Massimo Coltrinari (direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
OTTOBRE 2026
DIBATTITI
Alla ricerca delle possibili motivazioni
( Seconda parte )
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Nel “Piano Yinon “ del 1982 vi è l’idea di costruire un impero non tanto espandendosi ma, in mancanza di adeguate risorse umane e materiali, frazionando gli altri possibili concorrenti, in altre parole invertendo il processo di formazione della supremazia, un nuovo modello di “ divide et impera ” complementare alle grandi aree di influenza, peraltro adatto nell’attuale fase di ridimensionamento e contenimento.
Medio Oriente – Europa ( Imec ), al fine di rimodellare un nuovo potere continentale alternativo al crescente potere della Cina; a fianco sull’emisfero Atlantico l’amministrazione Biden ha lanciato il Partenariato con l’Europa di cui vertice nel Mediterraneo è il porto di Genova, come Trieste per l’Imec, l’Italia quale asse centrale e congiunzione tra le due formule, in alternativa al Pireo in mani cinesi.
Sull’asse orientale dell’Imec con l’Arabia Saudita, uno dei principali assi, l’Italia stretto importanti accordi commerciali con i progetti dell’agenda Vision 2030 e della futuristica Neom.
L’attuale conflitto multipolare nel Medio Oriente con perno Israele - Iran, impostato sulla ridefinizione delle aree di influenza quali futuri imperi, motivato sulla questione iraniana dell’arma nucleare e sul controllo degli stretti, ha in sé un possibile ulteriore livello non palese agganciato all’AI e alla relativa possibilità di un controllo economico – strategico globale; motivazione che può estendersi anche ad altri conflitti nella necessità di imporre una rete monetaria e finanziaria accentrata.
Il controllo delle risorse idriche e delle fonti di energia necessarie allo sviluppo dell’AI si aggancia sia alla crescita economico – finanziaria sia ad un controllo indiretto, in un autoritarismo morbido, che ad un futuro controllo diretto strategico monetario.
Dobbiamo al riguardo considerare che Vanguard con 8.000 mld di dollari, il controllo del 13% di Statestreet e il 9% di Blackrock, Statestreet con 4.000 mld di dollari, il controllo del 10% di Vanguard e il 4% di Blackrock, infine Blackrock con 10.000 mld di dollari, il controllo del 10% di Vanguard e l’8% di Statestreet, costituiscono insieme le “ THE BIG TREE” con un capitale di 22.000 mld di dollari, 11 volte il PIL dell’Italia, queste insieme controllano le 16 maggiori aziende del mondo che insieme fanno dal 15% al 24% del capitale della borsa di New York.
Lo sviluppo dell’AI permette la completa smaterializzazione della moneta, interamente prodotta e gestita informaticamente su sistemi personali avanzati, la potenza di calcolo enormemente accresciuta, la completa eliminazione del contante, la rete informatica con il controllo istantaneo delle comunicazioni e dei singoli profilati, permette ad un potere centrale politico – finanziario di controllare l’evasione e rendere più difficoltose le transazioni criminali ma anche di bloccare in modo istantaneo le transazioni per ulteriori obiettivi precisi, pilotando in modo soft politica ed economia, mantenendo esteriormente l’aspetto democratico attraverso la volontaria adesione dei singoli, con un passaggio inavvertito dalla democrazia all’autoritarismo secondo la previsione platonica.
Il denaro programmabile necessita di un sistema chiuso, senza falle, dove non vi siano sistemi di pagamento indipendenti quali ipotizzati e sostenuti dal BRIC, una rete di controllo totale dove ad esempio, quale punto critico, è il rapporto tra Iran e Cina con il passaggio energetico del petrolio dall’Iran alla Cina che ne rafforza l’indipendenza.
La griglia di controllo sulle persone, fondata sull’ID 2020 digitale, un sistema di hardware locale e data center, permette di avere un denaro non liberamente spendibile bensì controllato e programmabile, con la possibilità di passare da una politica monetaria ad una politica fiscale a carattere geo - strategico a livello globale.
Lo scontro in atto riguarda quindi anche la volontà di imporre il futuro controllo informatico economico-monetario imponendo una centralità virtuale sull’emissione ed uso della moneta, che sostituisca il materiale, infatti le emozioni umane non sono nell’AI che essendone priva non può avere un’etica agendo in termini matematici, la morale affonda le sue radici solo sullo spirituale, ossia sull’umano.
BIBLIOGRAFIA
AA.VV. , Allarme a sud-est, Limes 2/2025;
L. Gudkov – V. Zaslavsky, La Russia da Gorbaciov a Putin, Il Mulino 2010;
G. Le Bond, La psicologia delle folle, Mondadori 1980.
NOTIZIE CESVAM
Riceviamo e pubblichiamo:
Gentile Direttore, sto conducendo una ricerca sulla 7ª Sezione Sussistenza mobilitata della Divisione Ravenna, alla quale apparteneva mio nonno Gerardo Siani, classe 1921, matricola 28131, impiegato in Russia dal giugno 1942 al giugno 1943.
Ho visto che il CESVAM ha pubblicato documentazione originale della Divisione Ravenna, tra cui la relazione del 1° febbraio 1943, prot. 2/Op., P.M. 53.
Vorrei sapere se tra le vostre fonti siano presenti documenti del Commissariato divisionale, elenchi nominativi, stati della forza o riferimenti al comandante e agli ufficiali della 7ª Sezione Sussistenza.
Sarebbe inoltre preziosa qualsiasi indicazione sulla provenienza archivistica di tali documenti o su eventuali allegati non pubblicati. Ringrazio per la disponibilità.
Cordiali saluti.
Alessandro Zanobi
Grosseto
DIBATTITI
( Prima parte )
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
L’attuale crisi del Golfo Persico, parte di una più ampia crisi globale, ha evidenziato l’importanza degli stretti nelle rotte marittime di cui il Mediterraneo ne è fulcro tra l’Oceano Atlantico ed Indo – Pacifico.
La teoria dei “mari liberi” elaborata nel XVII secolo in sostegno dei commerci olandesi ma anche nel desiderio di superare la continua conflittualità che danneggiava gli scambi a livello globale da Grozio, garantita dalle flotte inglesi nel XVIII – metà XX secolo e dagli USA dalla metà del XX secolo al primo ventennio del XXI secolo, appare definitivamente compromessa per cause strategiche, tecnologiche ed economiche.
Il salto tecnologico ha reso più semplice e meno costoso colpire efficacemente che dovere difendersi, favorendo utilitaristicamente l’aggressore, d’altronde gli USA dagli anni Ottanta del ‘900 hanno progressivamente diminuito i finanziamenti per il rinnovo e la manutenzione della flotta militare, perdendo al contempo il primato nella cantieristica passata da 110 cantieri di interesse nazionale a meno di 23; mancando la manodopera specializzata, i servizi, la finanza e l’alta tecnologia non hanno potuto sostituire nella strategia la manifattura, è venuta meno una adeguata integrazione tra questi in una euforia neoliberista ( Petroni ), con la necessità di ricorrere ai cantieri stranieri.
I processi informatici dai sensori ai droni con la rapida evoluzione dell’AI applicata alla tecnologia militare e civile, con costi contenuti rispetto alle grandi flotte, hanno messo in crisi un controllo diretto costante con attacchi rapidi mordi e fuggi, frantumando il confine marittimo ed obbligando ad una continua negoziazione, come già sperimentato tra il XVII e l’inizio del XIX secolo con i corsari saraceni nei protettorati turchi tra Libia ed Algeria, causa prima nel 1830 dell’intervento francese ad Algeri ed Orano con l’inizio dell’occupazione della costa e successiva penetrazione all’interno.
Circa l’80% del commercio marittimo passa dagli stretti tanto che le recenti crisi hanno causato 14 miliardi di dollari di perdite all’anno, è inoltre da considerare che per gli stretti passano i dati delle fibre ottiche, la diversificazione per percorsi ibridi terra – mare non sarà semplice né rapida per i conflitti in atto nella parte mediana del globo ( Bianchini).
L’Italia si trova al centro di questa rete per la sua collocazione nel cuore del Mediterraneo, con una rendita di 216,7 miliardi di euro all’anno, ma occorre conoscere chi avrà la forza di muoversi unitariamente in termini non solo economici ma dottrinali e geo-strategici per dirigere i movimenti in atto, ponendosi al centro di una rete di accordi con la forza e la credibilità necessari, vedesi i casi dei nostri rapporti con Malta, l’Albania per l’isola di Saseno e nella crisi libica sia per la Zona Economica Esclusiva ( Zee ) che per i flussi migratori, solo per limitarsi ai maggiori (Caffio).
Anche relativamente ai cavi sottomarini dove transita il traffico internet l’Italia grazie alla sua posizione centrale nel Mediterraneo tra Europa, Asia e Africa gestisce il 25% del traffico globale, questo da elemento di forza può diventare una debolezza senza una dottrina nazionale esplicita, con una necessaria compattezza nazionale, divenendo come nel XVI secolo terra di scontro e di conquista nel prevalere del vecchio motto popolare cinquecentesco “ Spagna o Francia basta che se magna” in contrapposizione alla fierezza di Ettore Fieramosca e del mito risorgimentale della disfida di Barletta, dando inizio ad un periodo di depauperazione per le classi subalterne ed il mettersi a servizio delle potenze estere per le classi superiori.
Grazie alla sia posizione la Sicilia è stata designata recentemente quale sede di un hub di sorveglianza delle infrastrutture critiche sottomarine contro le minacce relative alla guerra ibrida moderna, una iniziativa che rientra nella ricerca strategica europea di una propria sovranità tecnologica, in questo l’Italia attraverso il Mef e Retelit ha acquistato il controllo totale di Sparkle, società rilevante internazionalmente per le capacità di rete, secondo la tendenza globale a riacquistare la “ sovranità delle infrastrutture” , a cui ha affiancato la creazione dell’Asas ( Agenzia nazionale per la sicurezza subacquea), allargando la zona marittima di controllo a 24 miglia marine con L. n. 70 del 7 maggio 2026.
E’ stato osservato che questa centralità dovrebbe essere sfruttata in ambito internazionale, europeo ed economico, al fine di evitare interferenze straniere e per gestire le varie crisi, comprese quelle migratorie dove i diritti vengono usati impropriamente quale arma in una guerra ibrida ( Uri ).
Dobbiamo considerare che la mancanza di una propria forte identità nazionale quale insieme di valori elaborati dalla propria storia a cui aderire, indebolisce la visione strategica e la conseguente azione, rendendo incerto l’agire e la creazione di una propria dottrina nazionale, questo ricade negativamente alla lunga innanzitutto sulla classe media per estendersi a quella di base, classi radicate sul territorio, essendo le elite transnazionali.
Dobbiamo considerare che la compattezza acquisita nella Grecia classica dagli opliti e dalla falange macedone risiedeva sulla padronanza di sé ( SOPHROSYNE ), sull’ordine mentale ( TAXIS ) e sulla disciplina ( EUTAXIA ), elementi necessari nella complessa formazione identitaria in un mondo globalizzato ma conflittuale quale è emerso in questi ultimi anni, dove anche il green è oggetto di una ambigua collaborazione formale ma di fatto rientra in una sostanziale concorrenza per il primato.
Bibliografia
AA.VV., Gli stretti indispensabili, Limes 7/2026;
L. Franchina, I cavi marittimi e la rilevanza strategica delle infrastrutture critiche di connettività, Mimit 2025;
U. Grozio, Il diritto di guerra e di pace, Vol. III, Istituto Italiano di Studi Filosofici Press 2023;
C. M. Santoro, L’Italia e il Mediterraneo. Questioni di politica estera e militare, Franco Angeli 1990.
UNA FINESTRA SUL MONDO
NOTIZIE CESVAM
La scomparsa del gen. Filippo Cappellano ha rattristato tutti i componenti della comunità degli storici militari. Il contributo che ha dato a questa materia è stato veramente grande. Per averlo ancora fra noi e parlare di lui e ricordarlo come storico, come militare e come amico una Santa Messa sarà celebrata il prossimo 22 ottobre alle 10,30 a San Andrea al Quirinale.
ARCHIVIO
DIBATTITI
Progetto 2027/5
Manuel Vignola
Il lavoro in progetto si propone di tratteggiare in ricorrenza del 180° anniversario dell’Inno Nazionale, il Canto degli Italiani tratteggiando il contesto in cui nacque, ovvero il clima di fervore nazionale del biennio 1847 e 1849 che portò ad un risveglio generale della coscienza nazionale italiana, in contrasto con i residui della Santa Alleanza che in pratica considerava l’Italia una semplice espressione geografica senza diritto ad essere ne Nazione riconosciuta ne Stato. Un canto di unificazione, di impegno e di lotta volto a rinsaldare gli animi e a riunione gli intenti. Dopo una esegesi del testo poetico composto da Goffredo Mameli, cenni e note su Michele Novaro che scrisse la musica, si descrive il contesto in cui tutto questo e nato, un contesto in cui il nuovo conquistava le masse e creava il futuro. La ricerca, quindi, si propone di mettere in evidenza il clima unitario del biennio predetto, tratteggiando inizialmente le figure di Goffredo Mameli e di Michele Novaro. Questo sarebbe riduttivo se non si estendesse la ricerca al altre figure, non quelle note e di primo piano, ma quelle che furono popolo, ovvero impegno e sostanza.
DIBATTITI
Progetto 2027/2
NOTIZIE CESVAM
Il 7° Reggimento Trasmissione celebra il cinquantesimo della consegna della Bandiera di Guerra, In tale occasione il Presidente Nazionale, tramite un suo delegato consegnerà al Comando del 7° Reggimento Trasmissioni L'Emblema Araldico (R.D 17 novembre 1927) in quanto insignito della "Croce d'Oro al Merito dell'Esercito" ed al Comandante l'Attestato di Benemerenze della presidenza Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro al 7° Reggimento Trasmissioni con la seguente motivazione "Reggimento Trasmissioni di proiezione, impiegato nelle missioni fuori area. Nel 50° anniversario della Consegna della Bandiera di Guerra" come segno duraturo della attenzione e accoglienza che le donne e gli uomini del reggimento hanno sempre manifestato all'Istituto del nastro Azzurro
NOTIZIE CESVAM
Progetti 2027/2
Stefano Bodini
Il progetto prevede la ricostruzione degli espatri clandestini effettuati dalla formazione partigiana OSCAR (Organizzazione di Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati) operante in Lombardia prevalentemente tra le province di Milano e Varese, tra il 17 settembre 1943, giorno del primo espatrio clandestino, fino al maggio 1945 quando vennero effettuati gli ultimi. Il contesto in cui nacque fu quello che permise il riparo in Svizzera del Reggimento Savoia Cavalleria il 12 settembre 1943, lo stesso giorno in cui i tre fondatori gettarono le basi che avrebbero dato vita alla formazione OSCAR.
DIBATTIT
ITen. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta
L’attuale clima bellico con le guerre ibride e le tensioni geo-strategiche globali, in particolare nell’area del Mediterraneo, dell’Europa Orientale e nel Golfo Persico, riportano all’attenzione le memorie delle guerre passate, tuttavia attualmente la continua comunicazione che ci avvolge induce ad abituarci alle scene di violenza, anestetizzando le emozioni, rendendo consuetudinarie le immagini di distruzione che si susseguono alla nostra attenzione.
Anche l’informatica e in questi ultimi anni l’IA ha reso la guerra qualcosa di staccato dal dolore e dal sangue, trasformando tutto dall’esterno in un videogioco, mancando il contatto fisico dello scontro diretto, senza considerare le problematiche dell’etica, si pensa ormai ai robot quali futuri soldati, resta comunque tuttora la realtà materiale della carne su cui incide la violenza della guerra.
Lo stesso clima sociale e politico, tanto interno che internazionale, eccessivamente competitivo e aggressivo che sembra premiare gli attori più spregiudicati, rende scarsamente empatici premiando i soggetti predatori rispetto ai collaborativi ritenuti deboli e non elementi necessari alla coesione sociale.
Viene quindi utile riportare alla mente i ricordi di guerra di coloro che vi parteciparono, le loro emozioni, paure e stanchezze, in quanto la gloria poggia sul senso del dovere, la fatica, ma anche sul timore e il dolore che viene a coinvolgere in una fratellanza anche i nostri compagni di viaggio del mondo animale, dai cani ai muli, ai cavalli e altri.
George e Pulce
Zona di San Michele, Domenica 20/2/1944
George e Pulce sono morti.
George era un sergente americano che dirigeva e vigilava sul nostro lavoro lungo la strada nei pressi di Caira.
Arrivava con al seguito alcune jeep, caricava le nostre squadre e le portava dov’era necessario costruire o riattare.
Pulce era un cane da pastore, bianco, affettuoso, furbo; tanto furbo da farsi assumere in forza stabile dal nostro plotone.
L’avevamo trovato nei pressi di San Pietro intento a frugare tra i rifiuti di non so quale esercito. Constatando che il nostro rancio ai residui nauseabondi delle scatolette abbandonate, aveva deciso di unirsi a noi. Al rancio faceva la spola da un rifugio all’altro e, seduto sulle zampe posteriori, con il capo ritto e gli occhi insolenti, pretendeva una quota della nostra razione, alla sera si acciambellava ai nostri piedi e dormiva con un occhio solo, avvertiva prima di noi il fischio delle granate e allora s’intrufolava uggiolando tra i nostri corpi, magari lasciando qualche fastidioso parassita per cui gli era stato affibbiato il nome di Pulce, saltava sulle jeep e, quando eravamo tutti saliti,, dava, scodinzolando, una leccata ai conducenti come per dire che si poteva andare. George gli portava scatolette varie e lui mugolava insistentemente fino a tanto che uno di noi non gliele apriva con la baionetta, ormai avevamo imparato il suo linguaggio.
Per una scatoletta di carne hanno perso la vita lui e George.
Stavamo in un avvallamento oltre San Michele e discutevamo come renderlo agibile; il cani si era attardato a trangugiare la carne a fianco della jeep ferma tra i resti degli ulivi, quando uno schianto secco ci gettò a terra ri coprendoci di pietre e di fango. L’incavo ci aveva protetto, non uno di noi era rimasto ferito, solo la jeep si era rovesciata e il cane guaiva con tanta pena da far rabbrividire mentre cercava di avvicinarsi a noi trascinandosi sulle zampe anteriori.
George guadagnò il dosso, imbracciò il fucile, prese accuratamente la mira; quasi contemporaneamente si udì un colpo ed uno scoppio. Pulce, colpito alla testa, fece un sobbalzo e si acquietò; George rotolò su di noi con gli occhi sbarrati nella paura della morte; non ebbe tempo di proferire una sillaba che il corpo si afflosciò; era morto.
Rimanemmo irrigiditi dalla paura aspettando un’altra esplosione che non venne mai. I fanti giuravano che non avrebbero mai più lavorato su quella strada, maledicevano i “Tugnin”, sacramentavano in una maniera oscena.
Eravamo la squadra più avanzata, non potevamo rimanere lì senza far nulla : dovevamo riportare indietro il Caduto, rendere agibile la strada alle salmerie che avrebbero dovuto passare al primo buio.
Mandai un fante ad avvisare la squadra più vicina; presi con me Luciano per andare a verificare se la jeep era ricuperabile; con la superflua raccomandazione di stare il più possibile al coperto, lasciai a …., un caporale anziano reduce dalla Russia, il compito di far sbancare lungo la china.
( …..)
Pulce è rimasto là sotto un cumulo di terra; George avvolto in un telo è stato consegnato agli americani.
La notte scorsa non ho dormito. Pulce non era più a scaldarmi i piedi, George non sarebbe più venuto a prelevarci.
La visione della bestiola implorante, la figura dell’americano che per pietà di un animale aveva perso la vita, quel fagotto insanguinato, trascinato a fatica nel fango del pendio, insistevano nella mia mente, sarà certamente che dopo morti si entra nella pace, ma l’attimo della fine è terribile; me lo hanno detto gli occhi di George che non potrò dimenticare.
Mentre scrivo sono tanto sfiduciato; mi viene voglia di piangere.
( da: U. Cassottana, Monte Lungo 1943 – Montecassino 1944. Quand’era vanità sperare, follia combattere, 137 – 139, Microart’s Edizioni,1994).
NOTIZIE CESVAM
In sinergia con L?ANACOMI si è svolta una visita illustrata dal Direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Col Sardone, che si ringrazia per la Sua disponibilità sabato 3 ottobre 2026. Nella occasione si sono confrontati i dati del progetto 2024 3 Dedicato al Valore Militare dei martiri delle Fosse Ardeatine. La Circostanza è stata utile er donare alla Direzione del Mausoleo pubblicazioni del CEVSVAM inerenti la tematica e materiale divulgativo da distribuire ai Visitatori e soprattutto alle scolaresche in visita.
Alessia Biasiolo
Giorgio VI è nato il 14 dicembre 1895 a Norfolk da Giorgio e da Maria di Teck, duchi di York; la mamma era la figlia maggiore di Francesco di Teck e di Maria Adelaide di Cambridge.
Quel giorno moriva il suo bisnonno, Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, principe consorte della regina Vittoria, allora in carica.
Per quello venne battezzato Alberto Federico Arturo Giorgio, tre mesi dopo la sua nascita. In famiglia lo chiamavano tutti Bertie.
Il neonato era il quarto in linea di successione al trono, dopo suo nonno, suo padre e suo fratello maggiore Edoardo. Timido e indeciso, mancino ma costretto a scrivere con la mano destra come allora si usava, era balbuziente e spesso doveva portare stecche correttive per le ginocchia.
Alla morte della bisnonna Vittoria nel 1901, divenne re Edoardo VII e così il papà di Bertie venne nominato principe di Galles.
Alberto frequentò il Royal Naval College come cadetto di Marina, con risultati non certo brillanti.
Nel 1910 suo padre divenne re con il nome di Giorgio V e il titolo di principe di Galles passò a suo fratello Edoardo, ora erede al trono.
Alberto prese servizio in Marina nel 1913 e partecipò alla prima guerra mondiale sotto il nome di Mr. Johnson; la nave sulla quale era imbarcato prese parte alla battaglia dello Jutland nel 1916.
Ammalatosi, ebbe l’occasione poi di passare dalla Marina alla Royal Air Force, divenendo comandante di squadrone aereo. Gli ultimi mesi di guerra li passò a Nancy, in Francia.
Tornata la pace, poté frequentare il Trinity College di Cambridge. Quindi iniziò ad occuparsi degli affari di corte dal 1920.
Libero di scegliere la propria moglie, si sposò nel 1923 con Elizabeth Bowes-Lyon, figlia del conte di Strathmore e Kinghorne, discendente del re Roberto I di Scozia e del re Enrico VII di Inghilterra.
La coppia, che andò a vivere al 145 di Piccadilly, a Londra, ebbe due figlie. Elizabeth Alexandra Mary, nata il 21 aprile 1926, e Margaret Rose, nata il 21 agosto 1930.
Schivo, Alberto rifiutò la nomina di governatore generale del Canada nel 1931.
Sarà la moglie a fargli conoscere il logopedista Lionel Logue che riuscì a curargli la balbuzie, caratteristica che gli causava molto imbarazzo. Il rapporto tra i due è stato narrato in un bel film del 2010, “Il discorso del re” di Tom Hooper, in cui re Giorgio è impersonato da Colin Firth, Oscar come migliore attore, mentre Lionel Logue è interpretato da Geoffrey Rush.
Alla morte di re Giorgio V il 20 gennaio 1936, Edoardo divenne re con il nome di Edoardo VIII. Alberto divenne principe ereditario perché il fratello non aveva figli.
Il nuovo Re non voleva però sostenere quel ruolo. Innamorato di una donna americana divorziata, Wallis Simpson, preferiva condurre una vita diversa da quella di corte che, tra l’altro, non avrebbe ammesso una moglie straniera e con quello stato civile. L’abdicazione era nell’aria, ma Alberto non voleva la carica di Re. La situazione internazionale, poi, non era delle migliori e la nazificazione della Germania stava iniziando a preoccupare. Edoardo VIII tuttavia abdicò in favore del fratello l’11 dicembre 1936 e Bertie divenne re suo malgrado, scegliendo il nome di Giorgio VI.
Il primo problema da affrontare era il titolo da conferire al fratello, avendo egli perduto ogni diritto con l’abdicazione. Quindi, legando l’onorificenza soltanto alla sua persona e non potendola tramandare alla sua eventuale stirpe, Edoardo venne insignito duca di Windsor.
L’incoronazione del Re avvenne il 12 maggio 1937, la stessa data che era stata decisa per Edoardo. La sera, in diretta radiofonica con la British Broadcasting Corporation, il Re tenne il discorso alla nazione, superando le sue paure per la balbuzie e ottenendo un grande consenso tra i sudditi.
Nel 1939 la coppia reale visitò il Canada e poi gli Stati Uniti: Giorgio VI fu il primo re del Canada a visitare gli States e la sua presenza alzò di molto l’approvazione della Corona, ancora risentente dello scandalo dell’abdicazione di Edoardo.
Il popolo prese ad amare la coppia reale, anche quando essa decise di non lasciare Londra, vivendo a Buckingham Palace o al castello di Windsor, allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Il Re e la sua famiglia furono sempre molto vicini alla popolazione durante la guerra e non fecero mai mancare le loro parole di incoraggiamento, aiutati dal nuovo primo ministro, Winston Churchill, il primo politico ammesso a comparire dal balcone di Buckingham Palace nel 1945, al termine della guerra.
Il Re fu anche in Italia per una decina di giorni, durante l’avanzata delle truppe alleate verso Nord, come ricordato anche da re Carlo III.
Sotto il nome di generale Collingwood, Giorgio VI attraversò parte del territorio liberato passando per Cassino, Napoli, Perugia, Arezzo, Castiglione del Lago, Castellina in Chianti, Cecina tra gli altri; visitò i reparti britannici, polacchi, neozelandesi, indiani e americani tra lo sfondamento della Linea Gustav ottenuto con la sconfitta di Montecassino (con le rovine dell’abazia che di certo anche a lui, come a tutti, devono avere causato una forte impressione), e lo scontro sulla Linea Gotica (con quella che per i britannici era l’Operazione “Olive”, sul fronte adriatico), con la successiva Battaglia di Rimini.
Il Re si rese conto della situazione visitando le rovine dei paesi, i quartieri generali e gli ospedali da campo, pernottando anche in tenda e transitando per zone ancora non completamente sicure.
Della sua visita abbiamo alcune testimonianze, come la colonna nel Comune di Cervaro che riporta la data del 22 luglio 1944 come presenza del Re durante la visita di Cassino. La residenza reale al Vomero era presso Villa Emma; a Napoli Giorgio VI visitò il porto e la flotta britannica, quindi si recò in aereo verso Perugia per la visita dei territori appena liberati dopo feroci scontri.
Transitò anche per la strada che era stata costruita in 36 ore, per il passaggio di mezzi e uomini, denominata “Scala di Giacobbe”, a memoria della scala biblica che univa terra e cielo, percorsa dagli angeli.
La strada era utile per accelerare l’azione militare durante la battaglia a Monte Cedrone, in modo da convergere sull’Alta Valle del Tevere e liberare Arezzo, cacciando i tedeschi verso l’Alpe di Poti. Se fosse stata occupata la Valle del Cerfone controllata dai tedeschi, inoltre, sarebbero stati bloccati i rifornimenti nemici verso la Toscana e l’Adriatico.
I lavori iniziarono il 14 luglio, protetti dai reparti corazzati indiani che si erano posizionati sulle alture. I genieri erano canadesi e indiani, anche con esperti in esplosivi indispensabili per rimuovere molti macigni. Operarono anche lavoratori italiani.
La “Scala” fu praticabile già l’indomani per il percorso di jeep e carri armati. La nuova strada accelerò le operazioni belliche, con la liberazione di Arezzo il 16 luglio e l’avanzata verso l’Alpe di Poti, condotta prevalentemente da truppe indiane, in modo da ostacolare la presa tedesca sull’Alta Valle del Tevere dove si erano asserragliati. Proprio per l’epica impresa il Re volle vedere e percorrere la strada il 23 luglio.
Il Re pernottò in quella che venne denominata “Campo del Re”, una località vicino ad Arezzo. Nella sua permanenza italiana, re Giorgio assistette anche all’inizio dell’attacco, avvenuto tra il 26 e il 27 luglio, contro le postazioni tedesche di Campriano, vicino ad Arezzo, condotta dai Gurkha con tecniche da commando che adoperavano anche i tipici coltelli nepalesi. Anche se il Re vide solo parzialmente i combattimenti, nella postazione della fortezza medicea di Arezzo, ebbe un’idea di quanto fosse cruenta la battaglia.
Il Re conferì anche due Victoria Cross a militari che si erano particolarmente distinti in azione.
Accompagnato spesso dal generale Alexander, incontrato anche Clark, venne raggiunto il 29 luglio da Churchill, oltre che dall’arcivescovo di New York, con i quali commemorò i caduti degli scontri, soprattutto gli americani della Battaglia di Cecina, avvenuta tra il 30 giugno e il 2 luglio precedenti.
Quindi nei suoi dieci giorni di permanenza sul fronte italiano re Giorgio VI ebbe il polso della situazione, dei sacrifici della truppa, dei disastri patiti dalla popolazione, della difficoltà dell’avanzata.
Anche in questo caso la volontà del Re era prevalentemente simbolica, per dimostrare che la Corona c’era e non lasciava soli i soldati impegnati nei combattimenti. L’impegno di lotta al nazifascismo era collettivo, non relegato a una fascia della popolazione. Inoltre, la presenza del Re era determinante per rinsaldare il morale delle truppe da mesi impegnate nella difficile conquista dell’Italia.
Re Giorgio fu molto amato, anche a seguito della sua decisione di iniziare a sciogliere nel vero senso della parola (anche non mantenendo per forza l’annessione al Commonwealth) l’impero coloniale britannico, operazione portata poi a termine da Elisabetta II.
Nel 1951 gli venne diagnosticato un tumore maligno ai polmoni, senz’altro a causa del forte stress della guerra, ma anche favorito dal fumo; fu necessario asportargli un polmone. Morì il 6 febbraio 1952 nella sua residenza di Sandringham dove aveva visto la luce, mentre sua figlia Elisabetta, detta Lilibet, era in viaggio per l’Australia e la Nuova Zelanda, con tappa in Kenya, dove l’erede al trono apprese la triste notizia. Proprio per la malattia del padre, lo aveva sostituito in quel viaggio ufficiale, accompagnata dal marito. Il Re l’aveva voluta salutare alla partenza dell’aereo da Heathrow, restando a lungo sulla pista, quasi sapesse che non si sarebbero più rivisti.
Il rientro di Elisabetta fu immediato per assumere il titolo di regina, ruolo al quale era stata preparata da tempo. I funerali di re Giorgio VI vennero celebrati il 15 febbraio, e venne sepolto nel castello di Windsor, nella cappella di San Giorgio, dove poi verranno seppelliti anche i suoi familiari.
Elisabetta II, sposa di Filippo di Edimburgo, ebbe quattro figli: Carlo, l’attuale re dal 2022 con il nome di Carlo III, Anna, Andrea ed Edoardo.
Alessia Biasiolo
NOTIZIE CESVAM
Progetto 2027/12
Dr. Franco di Sanro
Il progetto consiste nella ricostruzione della Storia della Bundeswehr, Istituzione militare parlamentare (ossia direttamente sotto il controllo del Bundestag – Parlamento Federale) dipendente dal Ministro della Difesa (in tempo di pace) e dal Cancelliere federale (in tempo di guerra), la Bundeswehr è deputata alla difesa dello Stato nell’ambito della NATO a cui la Germania partecipa. È un’organizzazione militare nata per avere più una integrazione e proiezione internazionali che svolgere un ruolo prettamente nazionale. La sua costituzione, avvenuta il 12 novembre 1955, in totale cesura con le precedenti istituzioni militari tedesche (Reichswehr e Wehrmacht) secondo il motto “nuove Forze armate per un nuovo Stato” fa della Bundeswehr un esempio positivo per la costituzione di Forze armate libere e democratiche. La particolare filosofia che la ispira, definita “Innere Führung”, non ha eguali in nessuna altra organizzazione militare al mondo. Secondo tale filosofia, elaborata da uno degli ultimi grandi pensatori militari tedeschi – generale Wolf Graf von Baudissin (1907-1993) –, il soldato tedesco opera secondo “una guida interiore” che lo porta ad essere “un uomo libero, un buon cittadino e un valoroso soldato nello stesso tempo”. È proprio grazie a questa particolare filosofia di comando che è stata possibile l’integrazione, dopo la riunificazione, di parte del personale della disciolta Nationale Volksarmee della Repubblica Democratica Tedesca.
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Anno LXXXVII, Supplemento on line, IX, 2026, n. 126
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