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VALORE MILITARE Ce.S.Va.M.
Il blog è espressione del Centro Studi sul Valore Militare - Ce.S.Va.M.- istituito il 25 settembre 2014 dal Consiglio Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare.Lo scopo del CEsVAM è quello di promuovere studi sul Valore Militare.E' anche la continuazione on line della Rivista "Quaderni" del Nastro Azzurro. Il Blog è curato dal Direttore del CEsVAN, Gen. Dott. Massimo Coltrinari (direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
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giovedì 26 febbraio 2026
mercoledì 25 febbraio 2026
Giulio Morigi La carica di Tulludintù Africa Orientale Italiana. 1939 II Parte
APPROFONDIMENTI
La
carica di Tulludintù
Giorgio
Morigi e Dino Buzzati
Fanno
parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi
Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino;
il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi
Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare
Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De
Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il
caporalmaggiore Gustavo Gavin.
Da
un mese con il IV Gruppo c'è anche Dino Buzza-ti che si sente subito attratto
dalla vita avventurosa del reparto di cavalleria che va attraverso il paese
come una carovana sempre in movimento, sfidando i pericoli. Lo scrittore sente
l'incanto degli spazi aperti dell'altopiano, il raccoglimento degli
accampamenti sotto la pioggia e la poesia dei bivacchi vespertini attorno ai
fuochi che cementano l'amicizia e suscitano la confidenza degli uomini.
Di-venta partecipe dei rapporti schietti e senza formalismi che legano comandante
e subalterni e sono ispirati più dalla reciproca stima che dal grado.
Morigi
si è subito preoccupato di migliorare la scarsa pratica di equitazione che ha
Buzzati che, dopo un me-se di «istruzione», è così in grado di affrontare a
cavallo anche le andature più impegnative sul terreno accidentato e reso molle
e scivoloso dalle continue precipitazioni della stagione delle piogge. Ha
inoltre messo a disposizione dello scrittore un fidato attendente a cui ha dato
ordine di seguirlo sempre quando monta a cavallo. L'ascari si chiama Ghilò e
diventerà protagonista ideale del suo racconto.
Ghilò
sa imitare perfettamente il verso di molti ani-mali. Buzzati lo descrive così:
«... dal 1º squadrone uscì un latrato di cane. Tutti capirono subito che non
era una bestia ma l'ascari Ghilò, ordinanza del tenente Drogo, per-ché nessun
cane al mondo aveva mai emesso un latrato così perfetto. Quando era allegro,
Ghilò faceva ugualmente bene il cane e la jena, quando era allegrissimo faceva
la voce del leone. In questo caso si attaccava alla schiena una scacciamosche
per simulare la coda, camminava gattoni e digrignava i denti, mandando ruggiti
bellissimi...>>
La
mattina del 20 luglio, dopo giorni di vane ricerche della formazione ribelle,
la colonna Morigi esplora la regione del monte O fu, avanzando con i cavalli
alla ma-no, quando un lontano crepitio di mitragliatrice segnala finalmente la
presenza del nemico.
Dopo
un primo combattimento con la retroguardia ed una rapida ricognizione di una
pattuglia comandata dal capitano Crapa, il t. colonnello Morigi si rende conto
che la banda di partigiani amhara, vistasi intercettata, si è fermata
schierandosi a difesa su un esteso ciglione roccioso protetto da grossi macigni
che, ai piedi del colle di Tulludintù, chiude una vasta vallata pianeggiante
che si apre davanti al Gruppo. Finalmente i guerriglieri preferiscono fermarsi
ed accettare di battersi attestati su una posizione dominante e protetta
anziché tentare una manovra di sganciamento che li esporrebbe al rischio di
essere poi raggiunti ed attaccati allo scoperto dalla cavalleria.
La
distesa pianeggiante che separa i contendenti è accidentata ma galoppabile;
comunque è necessario attra versarla tutta prima di arrivare sotto le difese
avversarie. Non c'è tempo da perdere e Morigi, per evitare la concentrazione
del fuoco delle armi automatiche, che il ne-mico ha sicuramente appostato in
qualche punto del suo
Scioa,
Etiopia luglio 1939 Ascari del IV gruppo e Buzzati
schieramento,
sui suoi squadroni raggruppati in un'unica e lunga carica su terreno aperto,
ordina al s. tenente De Martinez di iniziare subito l'attacco con la sua banda
a cavallo, sfruttando la parziale copertura della boscaglia su lato sinistro.
Subito
dopo, mentre il nemico impegnato con slancio dalla banda <<Auasc>>
è costretto a scoprire il suo principale centre di fuoco, vi guida contro la
carica di tutto il Gruppe Squadroni.
È
un galoppo a grande andatura, su un terreno rotto che sembra non finire più
sotto la grandine dei proiettili, tra le grida di guerra delle «penne di falco»
e le urla dei caduti. Tra i primi viene colpito a morte Ghilò, l'atten-dente di
Buzzati, ma lo scrittore prosegue la sua corsa sotto il fuoco con gli altri
cavalieri, ben saldo in sella. Non ha visto cadere l'ordinanza.
Poi
tutto si svolge rapidamente. Giunti ai piedi del rilievo su cui sono appostati
gli avversari i cavalieri salta-no a terra, si inerpicano di corsa tra le rocce
seguendo il comandante del Gruppo ed assalgono con le bombe a ma-no e le armi
bianche i guerriglieri che si sono ora schierati dietro muretti di pietra e continuano
a far fuoco. La resistenza è accanita ma alla fine il nemico, attaccato anche
da sinistra dalla banda «Auasc>> del s. tenente De Martinez, che si batte
valorosamente, viene sopraffatto. I nuclei superstiti tentano di disimpegnarsi
fuggendo ma sono a loro volta duramente battuti dal fuoco delle armi pesanti, portate
subito in linea dal reparto mitraglieri del Gruppo, e poi ancora inseguiti
dalle «penne di falco» di nuovo balzate a cavallo.
Buzzati,
che ha partecipato a tutta l'azione con una freddezza da veterano ma con
l'entusiasmo del novizio descrive il combattimento assumendo nel racconto, come
in altre sue corrispondenze di guerra, lo pseudonimo di <<tenente
Drogo>> il protagonista de «Il Deserto dei Tartari»: ...«Su cavallini,
ancora più presto, altrimenti sarà troppo tardi, ecco l'ora tante volte pensata,
l'ora che si sarebbe detta impossibile, la battaglia nel sole entro la valle deserta,
lanciati a galoppo sfrenato, più bello di così non potrebbe essere, tutto è
proprio identico ai sogni»...
...<<Ancora
trecento, ancora duecento metri, un ultimo sforzo bei cavallini, almeno fino a
quella barriera di rocce do-ve sarà necessario smontare. Il colonnello è avanti
a tutti, difficile stargli dietro. Non molto distante galoppa Drogo e dopo
Drogo galoppa Ghilò, preoccupato di non lasciarlo un istante. Eppure anche
Ghilò si direbbe impazzito. - Amorà ratiè, amorà ratiè ratiè! - egli rugge,
preso da una felicità terribile, e spara a casaccio verso il ciglione, anche se
l'ordine è di aspettare. Drogo sente la sua voce alle spalle, ma ben presto non
la distingue più nel crescente tumulto di grida. Pallottole maledette, chi
andate ora cercando con la vostra flebile voce? Piccoli fischi si producono
infatti nell'aria, a breve distanza zol-lette di terra schizzano in sù senza
apparente ragione. Amorà ratiè-, arrivano i falchi!>>>>
<<<<Arrivano
i falchi allo sbarramento di rocce, facendo crepitar l'aria di spari. Il
colonnello è già salito in ci-ma, con la sua voce acuta da ragazzo ha ordinato:
il primo squadrone alla mia sinistra, a destra il secondo! Il frustino in mano
e null'altro ora corre a piedi verso un gruppo di sinistre capanne, chiuse da
muri di pietra. I ribelli sono appostati là dentro, dagli interstizi dei muri
sporgo-no decine di canne che stanno diventando ormai roventi, ma gli ascari si
lanciano contro gridando Savoià, Savoià, ormai è questioni di pochi metri.
Piccole scatolette me talliche descrivono una breve parabola e cascano dietro i
muretti producendo detonazioni e morte»...
«Non
è però ancora finita, il colonnello ordina nuovamente: a cavallo! per inseguire
il drappello superstite, e tutti balzano in sella, fuori che il tenente Drogo,
rima-sto senza cavallo. Chissà dove l'attendente è andato a finire».
<<-
Ghild, Ghilò! - chiama Drogo cercando intorno tra gli ascari, ma nessuno
risponde: comandi, come finora è sempre avvenuto. Egli chiede allora a un
graduato: - Tas-sammà, sciumbasci! - grida a tutta voce. Tassammà, do-ve stare
Ghilò?-. E lo sciumbasci dice: -Ghilò stare morto->>>>
<<Ghilò
stare morto sull'erba e a due passi il cavallo pascola, aspetta che lui si rialzi.
Invece l'ascari non si muove, la sua candida anima è uscita dall'involucro nero
e sta navigando lassù, non forse diretta alle supreme sfere ma almeno al cielo
degli spiriti semplici e buoni».
Il
combattimento è ormai finito ed i morti vengono pietosamente sepolti mentre
tutti i cavalieri presentano le armi. In questa guerra di movimento non è
consentito sostare, la marcia deve riprendere.
Sul
posto, a ricordo dei caduti, rimarranno solo tu-muli di pietra <<...che
le piogge, l'erba e gli anni faranno presto sparire>> - scrive Buzzati -
<<Poi i giorni, come succede qui in Africa, fuggiranno simili al
vento...>>>
La
carica di Tulludintù sarà ricordata per l'impeto travolgente con cui è stata
condotta e la vittoria risoluti-va come uno dei maggiori successi realizzati
nella campagna contro la guerriglia in Etiopia.
Lo
scrittore lascerà con nostalgia il Gruppo, destina-to a nuove operazioni militari
ed a rivivere le intense emozioni dei combattimenti, e concluderà il suo
articolo con il ricordo commosso e fiabesco del fedele attendente che immagina
destinato ad una illimitata licenza celeste con gli altri caduti come lui in
battaglia:
<<Ghilò
farà ancora il leone, con la differenza che lassù i ruggiti gli riusciranno
meglio»... «Ghilò avrà potenti artigli, denti grandi e fortissimi, una superba
criniera co-lor del sole e andrà balzando di nuvola in nuvola mandan-do
giocondi ruggiti».
Giulio
Morigi
martedì 24 febbraio 2026
Giulio Morigi. La Carica di Tulludintù Africa Orientale Italiana 1939 I Parte
APPROFONDIMENTI
La carica di Tulludintù
Giorgio
Morigi e Dino Buzzati
“Quella
mattina - ed è una storia ormai lontana - quella mattina l'ascari Ghilò aveva
fatto la voce del cane. Da due ore il gruppo marciava in direzione di oriente
verso remote montagne, il sole era opaco e non faceva né caldo né freddo. Gli
ascari avanzavano conducendo a mano i cavalli, giovani uomini atti alle armi.
In testa erano gli ufficiali, poi venivano i soldati neri. Avevano moschetti,
sciaboloni curvi, bombe a mano, mitragliatrici leggere e pesanti, perché era il
tempo che giravano ancora i ribelli..”.
Secondo
uno stile del tutto personale, seguito anche in altre sue corrispondenze di
guerra, il giornalista trasforma la cronaca in una specie di favola fuori dal
tempo, senza riferimenti precisi a luoghi, date e persone. D'altra parte non
sarebbe stato possibile pubblicare sulla stampa nazionale nel 1939 (l'articolo
comparve sul Corriere della Sera due mesi dopo i fatti) una corrispondenza da
cui risultava nei particolari la presenza in Etiopia di un'attività di guerriglia
che la propaganda del regime non gradiva fosse nota alla massa degli italiani
nelle sue reali e preoccupanti dimensioni, a più di tre anni dalla
proclamazione dell'Impero. Si capisce così la necessità per Buzzati di inserire
nel suo racconto annotazioni come: «...ed è una storia ormai lontana.... e ...
era il tempo che giravano ancora i ribelli...».
Nell'alto Scioa una delle formazioni più aggressive è una grossa banda di guerriglieri amhara che minaccia un vasto territorio sia a sud che a nord del tratto Akaki-Moggio della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti ed è sempre riuscita a dileguarsi dopo ogni incursione, evitando scontri in campo aperto. Per intercettarla il Comando Truppe dello Scioa ha disposto di effettuare un rastrellamento a largo raggio con reparti di fanteria e cavalleria. Uno di questi è appunto la colonna di cavalleria Morigi costituita dal IV Gruppo Squadroni e dalla banda a cavallo “Auasc” della P.A.I., assegnata per l'occasione al t. colonnello Morigi come rinforzo.
Giulio Morigi
(continua post in data 25 febbraio 2025 II Parte
D
Giulio
Morigi
lunedì 23 febbraio 2026
Gli eccidi in Campania Settembre ottobre 1943
ARCHIVIO
Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione
in Italia, Atlante Storico della Resistenza
italiana, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2000
domenica 22 febbraio 2026
La M.O.V..M. Giovanni Thun di Hohenstein. La carica di Monte Tigh 1938
APPROFONDIMENTI
La I Parte è stata pubblicata con post in data 21 febbraio 2026.
Giulio Morigi.
Giovanni
Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e
nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano
legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten.
di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in
Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare
campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato
al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle
operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e
meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in
medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.
Sacrificandosi
eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per
tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia
d'Oro al Valor Militare
***
Per la
carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo
marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la
croce di guerra al V.M.
Il
comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col.
Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in
medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo
particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e
lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace
fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria,
alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh,
definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam,
da loro tenacemente difesa.
Nella
relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni
nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.
Al ten.
colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio
suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più
brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da
fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non
osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.
Per
quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine
militare di Savoia, con la seguente motivazione:
Bella
figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini,
formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a
profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra
poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli
ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica
risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco
dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate
fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di
ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo
impareggiabile comandante».
La
carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni
militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò
determinante ai fini della vittoria.
Nei
combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare
a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili,
attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità,
solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività
necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il
territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi,
torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un
terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del
cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i
cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi
mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare
spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni.
Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari,
entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a
giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il
grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li
seguivano emulandoli.
Lo
stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze
inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte
gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***
Giulio
Morigi”
“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le
forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per
il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero
non era stato completamente pacificato.
[1]
Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico
sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia,
28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.
sabato 21 febbraio 2026
La M.O.V.M. Giovanni Thun Hohenstein. La Carica di Monte Tigh. I Parte
APPROFONDIMENTI
Giulio Morigi
<...
la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in
trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre
battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad
avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non
poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella
lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia
della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV
Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).
***
Il 28
marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio
radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto
testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten.
medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».
E
questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle
cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel
Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre
armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare
l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione
nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV
Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº
Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.
Il
piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo
Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione
convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna
proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV
Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal
genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di
febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici
che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il
passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di
marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che
porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre
direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in
ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre
mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a
sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una
picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del
Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e
minaccia di aggirarle.
A pochi
chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un
portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono
immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li
separa dal luogo dello scontro.
Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.
L'azione
è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco
delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza
ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli
e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei
lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di
bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti
separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono
valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della
prateria.
E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.
***
Per la
carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo
marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la
croce di guerra al V.M.
( continua. La II parte sarà pubblicata in data 22 febbraio 2026)
[1]
Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico
sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia,
28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.
venerdì 20 febbraio 2026
LA SITUAZIONE IN ITALIA: SETTEMBRE 1943
Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione
in Italia, Atlante Storico della Resistenza
italiana, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2000
giovedì 19 febbraio 2026
Progetto 2024/1 - Gli Eccidi in Toscana Fiesole 12 agosto Testimonianza Giuseppe Amico
ARCHIVIO
(a a cura di Manuel Vignola)
1) Amico Giuseppe, vicebrigadiere e
comandante della caserma dei Carabinieri di Fiesole, processo verbale di
interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri
di Firenze il 22 marzo 1945, ore 15. Legione territoriale dei Carabinieri Reali
di Firenze, Tenenza di Firenze-Suburbana.
PROCESSO VERBALE d'interrogatorio del V. Brig. a p. eff. Amico Giuseppe di Mariano e di Bonceddo Rosa, nato a Rometta Marea (Messina) il 21/8/1919 (2776-71+ 1918).
L'anno millenovecentoquarantacinque, addì 22 del mese di marzo, h. 15 nell'ufficio di questa tenenza è avanti a Noi S. Tenente Manrico Gibelli, comandante la tenenza suddetta, assistito dal V. Brig. Basciu Luigi, il quale interrogato risponde quanto appresso: Il giorno 11 agosto 1944, si presentò nella abitazione del Sig. Borini Cesare, sita in via Marini 18, Fiesole, presso il quale io mi ero rifugiato dopo la mia fuga dai tedeschi dal Passo del Giogo (ove mi avevano sin dal giorno 6 stesso del mese deportato per essere adibito a lavori di fortificazione campale), la domestica della caserma, Sig.ra Torrini Edilia alla quale io consegnai L. 1000 (mille) ed un biglietto diretto ai carabinieri che ancora rimanevano in caserma, nel quale io dicevo loro di recarsi nei locali della Misericordia, da dove camuffati da fratelli della Misericordia, avremmo raggiunto Firenze ove già si combatteva per le strade.
A.D.R. Siccome nel frattempo appresi che le portantine della Misericordia non potevano più recarsi a Firenze, poiché il comando tedesco ne aveva vietata la circolazione ed io ero personalmente ricercato dai soldati germanici per il mio allontanamento dal Passo del Giogo, mi presentai dal Dott. Capecchi di Fiesole e mi feci ricoverare nel suo ospedalino.
A.D.R. Seppi solo il giorno 13 da una donna che veniva a visitare il marito pure ricoverato nell'ospedalino, che i carabinieri erano stati fucilati la sera precedente.
A.D.R. Non ho altro da aggiungere.
Fatto, letto e chiuso in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Amico Giuseppe
Basciu Luigi Manrico Gibelli]
mercoledì 18 febbraio 2026
Lo sbarco di Anzio. Le valutazioni del servizio informazioni della V Armata
DIBATTITI
Il
servizio informazioni della V armata aveva una massima rispetto per il servizio
informazioni del comando del XV Gruppo di Armate, che era in mano ai
britannici, ma il rapporto non era aderente alla realtà risultando anche troppo
ottimista anche allo scopo di rincuorare le truppe, ma i suoi calcoli non
sprechiamo sempre le sue vere opinioni.
Scrive
Clark:
“Alla luce degli avvenimenti successivi
mi convinsi in merito alla prevedibile situazione ad Anzio era stato improntato
un deliberato ottimismo per intonarlo alle decisioni già prese a Tunisi. Il
calcolo nostro della V armata fatto dal colonnello Howard era più prudente e
prevedeva che il nemico avrebbe concentrato tutte le forze possibile per
tentare di mandare a vuoto lo sbarco e di impedirci di raggiungere i Colli
Albani. In altre parole il colonnello Howard era convinto che i tedeschi non
avrebbero permesso che la minaccia di Anzio determinasse il loro ripiegamento
dal fronte meridionale ma avrebbero combattuto fino alle estreme conseguenze e
si sarebbero ritirati solo quando fossero stati sconfitti su uno dei due
fronti. Noi eravamo pienamente consapevoli che divisioni tedesche dislocate
fuori dall’Italia avrebbero potuto essere inviate a partecipare alla nostra
battaglia ma speravamo che ciò non accadesse.”[1]
martedì 17 febbraio 2026
Progetto 2025/1 La Fabbrica che costruisce la storia
Il Progetto in titolo prevedeva la edizione di un volume. LO sviluppo della ricerca ha fatto si che è impossibile sviluppare un volume di otre 350 pagine. pertanto il progetto è stato riarticolato, sulla base della Bozza 1, in una edizione, sempre a titolo di 1 Volume, ma articlato in due edizioni, tomo I e Tomo II di circa 150-150 pagine cadauno.
Si ringrazia la Dott.ssa Sarà Catanese della disponibilità e delle indicazioni articlate in merit.
lunedì 16 febbraio 2026
Progetto 2016/2. Gli Italiani sulla testa di ponte di Anzio
120 giorni
sulla testa di sbarco
Lo
sbarco di Anzio del gennaio-maggio 1944, chiamato in questa maniera in quanto
lo sbarco ha avuto senso solo in presenza di un porto che è quello di Anzio;
nella terminologia corrente vi sono molte diatribe nel definirlo sbarco di
Anzio, di Nettuno, “sul litorale laziale” ed altre definizioni: noi ci
atteniamo al dato tecnico-tattico che uno sbarco a possibilità di attuarsi
ed alimentarsi e raggiungere il successo
solo se dispone di un porto; il nome di quel porto da il nome alla operazione
di sbarco. Dobbiamo subito dire che questo sbarco di Anzio fu una delle
battaglie nel teatro europeo-occidentale dove gli statunitensi trovarono più
difficoltà insieme ai loro alleati britannici. Lo sviluppo dello sbarco tanto
diverso da quello previsto nei piani è dovuto alla deficienza condotta
operativa di alcuni comandanti sul campo che non approfittarono della sorpresa.
Inoltre tocca aggiungere a questo elemento principale anche il mancato
raggiungimento immediato da parte delle forze sbarcate degli obiettivi fissati
in precedenza. La decisiva poi volontà dei tedeschi, dopo la loro iniziale
sorpresa, di eliminare quello che loro definivano un vero e proprio pericolo
determinato dallo sbarco alleato per la tenuta del loro fronte meridionale e la
non meno volontà e tenacia anglo-americana a resistere per non essere buttati a
mare, portano a un complesso di discordi pareri fra gli storici, oggi, e sugli uomini di del tempo, ieri che
parteciparono all’azione e fra gli stessi comandanti che presero parte alla
battaglia
Celebre la frase della
primo ministro Winston Churchill che fu il promotore dello sbarco che lo
aveva voluto a tutti i costi, il quale di fronte all’ insuccesso contestava
apertamente il comandante statunitense che guido lo sbarco per la sua mancanza
di aggressività tanto che riuscì a scrivere “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico mentre
invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata”[1]
sono parole molto dure dovute forse anche al fatto che egli dopo lo sbarco
aveva impartito istruzioni al comandante delle forze alleate in Italia di
spingere lui solitamente avanti la massa d'assalto senza ottenere il
rafforzamento della testa di sbarco: Delusione ci fu anche nel campo
avversario. Il comando generale tedesco e in particolare Hitler dinanzi
all'insuccesso dell'operazione della
eliminazione della testa di sbarco, rimase contrariato non volersi convincere della giustificazione
che il fallimento della controffensiva tedesca era dovuto alla assoluta
superiorità in fatto di aviazione e di artiglieria. In molti e tra questi vari
comandanti non erano d’accordo sull'opportunità di avanzare versi i colli
Albani o verso Roma subito dopo lo sbarco pensando che un possibile rapido
concentramento di forze tedeschi avrebbe potuto tagliare ogni rifornimento e
quindi annientare le forze alleate così incautamente avventura tesi nel
retroterra. Si doveva dare appoggio al fronte di Cassino cercando di interrompere
da tergo ogni alimentazione.
In tutto questo contesto dove le forze alleate
combattono e i tedeschi contrattaccano e si difendono ognuno per raggiungere i
loro obiettivi sono presenti anche gli italiani nella loro veste di cobelligeranti da una parte e di alleati
dall'altra. Sono presenti i Carabinieri della compagnia R che svolgono sulla
testa di ponte compiti di polizia militare Mentre dall'altra parte sono
presenti i reparti della Decima MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese che
però occorre rilevare non fanno parte delle forze della Repubblica Sociale
Italiana ma sono entità autonome dopo un accordo con i tedeschi sottoscritto
proprio dal Junio Valerio Borghese.
Infine
non bisogna dimenticare il ruolo svolto dalla Resistenza Romana che attraverso
le sue componenti riuscì a raccogliere tutte le informazioni che permisero alla
testa di ponte di salvarsi. È nota la vicenda della attività dell’agente
dell’OSS Peter Tompkins che ha
ampiamente dimostrato che le sue informazioni si rilevarono vitali per la
salvezza della testa di ponte. Tompkins era in collegamento diretto con il G2
del VI Corpo d'Armata e le informazioni raccolte dai Patrioti romani permisero di prevenire
tutte le offensive tedesche che furono neutralizzate e respinte.
Quindi lo sbarco di Anzio e qui presentato basandosi
su una ricostruzione che tiene presente il metodo storico al fine di
considerare ancorché a largo raggio tutti i punti per dare un quadro generale
degli avvenimenti.
[1]
Churchill, W., La seconda guerra
mondiale, Da Theheran a Roma Milano, Arnaldo Mondadori Editore, Parte 5°
Vol II, Capo X.
domenica 15 febbraio 2026
sabato 14 febbraio 2026
I Raggruppamento Motorizzato Piano per la Occupazione di Monte Marrone 31 marzo 1944
ARCHIVIO
Ordine 395/Op. del 28 marzo 1944 del comando fanteria
raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone
1° RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO
COMANDO FANTERIA DEL RAGGRUPPAMENTO
N. 395 di prot. Op. 28
marzo 1944
Oggetto: Occupazione del M. Marrone.
Carta topografica: tavoletta 1 : 25.000 - Castellone al
Volturno (ripr. U. T. dello S.M.R.E. ed. marzo
1944)
Allegati n. 3 (omessi).
Indirizzi….
I
- Faccio seguito alla mia lettera n. 339 35 marzo, oggetto: " Schieramento
settore Castelnuovo ".
II
- Il giorno x, all'ora h, il btg. alpini « Piemonte >> darà corso
all'occupazione di sorpresa del M. Marrone, attenendosi alle seguenti
prescrizioni:
a)
il movimento del grosso dovrà essere preceduto da elementi esploranti
alleggeriti che, procedendo rapidamente ed affermandosi sulla linea di cresta,
dovranno proteggere il successivo movimento degli scaglioni arretrati dalle
dirette offese avversarie;
b)
la occupazione della linea di cresta avrà carattere nucleare in corrispondenza
dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di
osservazione e di tiro sul versante occidentale del M. Marrone;
c)
nessun'arma automatica dovrà avere la direzione di tiro parallela alla
osservazione ed alle provenienze avversarie, perció:
¾
tiro fiancheggiante,
¾
incrocio dei fuochi con le armi
contigue,
¾
nessuna postazione in vista, sia come
rilevato sul profilo della linea di cresta, che come feritoie non schermate al
tergo (basta un telo da tenda).
III.
- Sia proceduto ad un conveniente e sollecito sgombero del campo di tiro dalla
boscaglia, tenendo presente le prescrizioni relative ai tiri di aggiustamento
dei mortai e delle artiglierie (§ VIII e IX).
IV.
Tra i primi materiali, dovranno affluire sulla linea di cresta gabbioni,
matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè, prima di sera, sia già stato
dato soddisfacente sviluppo allo stendimento dei reticolati e dei campi di mine
(a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi); siano messe in opera
molte bombe a mano, in funzione di mine, secondo istruzioni verbali già
impartite.
V.
La occupazione della cresta del M. Marrone ha valore di posizione di
resistenza; essa perciò dovrà essere tenuta ad ogni costo contro eventuali
azioni avversarie, che, presumibilmente condotte da grosse pattuglie, avranno
il carattere di assoluta sorpresa, specie di notte.
VI.
Il battaglione alpini « Piemonte » dovrà strettamente collegarsi tatticamente:
¾
a sinistra: con la occupazione
italo-polacca delle Mainarde (q. 1478);
¾
a destra: con la occupazione di q,
1344 del CLXXXV btg. parac.;
¾
con la occupazione arretrata q. 1180
che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. bersaglieri.
VII.
- II comandante del CLXXXV btg. paracadutisti applichi, per la parte che
concerne il suo tratto di settore, le prescrizioni di cui ai precedenti
paragrafi II, lettera b), c), III e IV.
VIII.
- Mortai da 81 (vedi lucido allegato n. 1).
a)
Schierati: 2 plotoni mortai del CLXXXV btg. parac.sti, 6 mortai (2 per ciascuna
cp.) del btg. alpini « Piemonte », 9ª e
10 ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.
Concorrono,
per eventuali azioni di fuoco su mia esclusiva richiesta: 2 plotoni mortai del
XXXIII btg. bersaglieri.
Non
schierati: 2 plotoni mortai del XXIX btg. bersaglieri.
Totale:
36 mortai.
b)
Compiti:
¾
plotoni mortai del CLXXXV btg. paracadutisti:
zona di sorveglianza n. 1,
tratti di sbarramento n. 11-12;
¾
mortai del btg. alpini Piemonte:
zona di sorveglianza n. 2,
tratti di sbarramento n. 13-14-15;
¾
9ª cp. mortai del III/68" rgt.
ftr.:
zona di sorveglianza n. 3,
tratti di sbarramento n. 16-17;
¾
10ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.:
10% cp. mortai del 111/68° rgt. ftr.:
zona di sorveglianza n. 4,
tratti di sbarramento n. 18 e 19;
¾
plotoni mortai del XXXIII btg.
bersaglieri:
tratti di sbarramento nell'alta Valle Viata (comuni
alla difesa delle Mainarde).
c)
Modalità:
¾
i mortai dei btg. Piemonte e CLXXXV
parac.sti agiscono alle dirette dipendenze dei rispettivi comandanti di btg.:
¾
le cp. 9ª e 10 ª, al comando del
comandante il III/68°, costituiscono massa di manovra alle mie dirette
dipendenze;
¾
i tiri di aggiustamento per lo
sbarramento saranno effettuati il giorno x
dalle
ore h alle ore h+60': 9ª cp.,
dalle ore h+60' alle ore h + 120': mortai del btg.
alpini Piemonte,
dalle ore h+ 120' alle ore h+180': mortai del CLXXXV btg. paracadutisti,
dalle ore h+180' alle ore h+240': 10ª cp. morai;
¾
riserva di comunicare il giorno x ed
ora h prima della quale è vietato qualsiasi tiro.
d)
Collegamenti:
¾
con filo diretto: tra me e le cp. 9ª e
10ª ed i plotoni del XXXIII btg bersaglieri;
¾
tramite rispettivi comandanti di btg
rimanenti.
IX
- Artiglieria:
¾
IV/11° alle mie dirette dipendenze
dalle ore 6 del giorno x;
¾
btr. Alpina: continua a rimanere alle
mie dirette dipendenze; azioni di fuoco soltanto su mio ordine;
¾
II e III/11°: concorso in seguito a
mia richiesta rivolta al comando I raggruppamento.
Compiti:
nessuna azione di fuoco precederà od accompagnerà il movimento del btg.
Saranno
invece:
¾
effettuati tiri di accecamento sugli
osservatori nemici principali (M. S. Michele, M. Mattone Colle dell'Altare),
già in esecuzione sin dai giorni precedenti;
¾
predisposti tiri di interdizione sulle
principali vie di accesso alla zona di M. Marrone;
¾
effettuati tiri di aggiustamento nei
tratti di sbarramento « Aosta », « Ivrea» e « Torino» quando la cresta del M.
Marrone sarà stata occupata.
Osservazione:
la pattuglia O. C. del II/11º, già dislocata con il comando btg. alpini,
seguirà nel movimento i reparti avanzati del btg. stesso in modo da stabilirsi
e funzionare sulla vetta, appena raggiunta.
Richieste
di fuoco: saranno effettuate direttamente da me e, parallelamente, servendosi
delle pattuglie O. C.
Collegamenti:
¾
a filo e radio: quelli in atto;
¾
in caso di mancato funzionamento, e
soltanto per quanto riflette lo sbarramento:
serie di razzi rossi: « apertura del fuoco »,
serie di razzi verdi: « cessazione del fuoco ».
X
- Riferimenti: valersi del profilo del M. Marrone e relativa numerazione.
XI.
- Collegamenti: restano invariati quelli disposti al paragrafo 8 del citato
foglio n. 339.
XII.
- Posto di comando: invariato.
XIII.
-Prescrivo che le comunicazioni sollecite, complete ed esaurienti delle novità,
mi siano inviate - con tutti i mezzi a disposizione - non appena si verificano,
anche negative alle ore 3,30, 9,30, 15,15, 21,30 di ciascun giorno.
XIV.
Riserva di comunicare giorno x ed ora h.
XV.
Ricevuta.
Il Colonnello comandante
ETTORE FUCCI



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