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lunedì 6 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944 - Testimonianza di Domenico Bartolini

 ARCVHIVIO

 Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana

 Manuel Vignola

 

 2) Bartolini Domenico, fabbro a Fiesole, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 10. Legione territoriale dei Carabinieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole. ….. del Processo Verbale OGGETTO: PROCESSO VERBALE di interrogatorio di Bartolini Domenico fu Leopoldo e di Bartolini Maddalena, nato a Prato Vecchio (Arezzo) il 9/11/1886, domiciliato a Fiesole- via Portigiani n. 3, fabbro. L'anno millenovecentoquarantaquattro addì 27 del mese di settembre in Fiesole, nell'ufficio della stazione alle ore 10. Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo, ufficiale di P.G., è presente Bartolini Domenico fu Leopoldo, in oggetto generalizzato, il quale opportunamente interrogato risponde: Verso le ore 16 del giorno 12 agosto u.s. fui chiamato dal Comune e precisamente da un cantoniere inviato dal ragioniere [Raffaello] Nieri e dal segretario [Luigi] Oretti per aprire la caserma. Seppi che il ragioniere era andato dalla domestica [Torrini Edilia] della caserma e strada facendo mi raggiunse in via Del Cecilia. Ci portammo insieme alla caserma, ma qui giunti notammo che i tedeschi erano già entrati scavalcando un muro di fronte. Aperto il cancello venni in caserma e mi fu ordinato di aprire alcuni mobili e porte interne. Mentre i tedeschi effettuavano una specie di perquisizione al piano superiore della caserma, sentimmo un rumore al piano inferiore. Fu gridato chi c'era e fu risposto: “Carabinieri”. Insieme ai tedeschi scesi all'ingresso e i tedeschi chiesero ai carabinieri le armi. I militari affermativamente risposero di averle. Intervenne il ragioniere e domandò agli stessi carabinieri da quanto tempo avevano abbandonato la caserma e perché. I carabinieri risposero dalla sera precedente e perché mancava loro il vitto ed ogni sostegno. I carabinieri erano in abito civile. Il ragioniere chiese ancora dove avevano depositato le armi e uno dei carabinieri rispose con un cenno che le armi c'erano, ma sotterrate. Il ragioniere domandò se erano del parere di consegnarle. I carabinieri si decisero a vicenda di consegnarle e insieme ai militari tedeschi si portarono nell'angolo del giardino dove presero le armi. Dopo di ciò i tedeschi, caricati i fucili sulle spalle dei carabinieri, insieme al ragioniere Nieri se ne andarono incaricandomi di chiudere la caserma; ciò che feci portando le chiavi al Comune. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Bartolini Domenico Genovese Vincenzo]

domenica 5 luglio 2026

Renato Mariani La Testimonianza II Parte

 ARCHIVIO

 ( la I Parte è stata pubblicata in data 26 giugno 2026)



L’età della ragione e la vita scolastica

 

Aveva così superato il suo primo decennio in una oasi di pace e di fanciullesca serenità. Non altrettanto felice sarebbe stato purtroppo il secondo, con l'incubo della guerra sempre in atto per la gioventù, e tanto meno il terzo, violentemente troncato a metà, proprio a 25 anni.

Ma torniamo a noi. Con l'inizio del secondo decennio, il 5 settembre 1928, a Falconara, gli capitò un infortunio. Mentre, giocando con la sorella, si rincorrevano sulla spiaggia ancora bagnata dalla pioggia, egli scivolò e cadde, frantumandosi in malo modo il braccio destro. Seppi subito che era stato curato all'Ospedale di Ancona e  che gli era stato riscontrato lo schiacciamento delle ossa del gomito. Anche a Roma si ritenne di escludere più tardi un atto operativo, facendo affidamento sul miglioramento progressivo ed insistendo sulla ginnastica e sul massaggio. Ma, nonostante gli esercizi della scherma e del violino, intrapresi per la circostanza, il movimento di supinazione del braccio non tornò più alla normalità, tanto che in conseguenza del difetto fisico rimasto, nell'atto di lavarsi o di mangiare, si poteva notare che la sua mano destra non riusciva a contenere la stessa quantità di acqua della sinistra e che egli faceva uso della forchetta non in modo normale.

Di tale difetto, che era piuttosto evidente, per lo stesso consiglio dei medici, chissà come avrebbe potuto a suo tempo avvalersi, per evitare il servizio militare. Egli non volle mai sentir parlare di ciò, e, più tardi, il giorno della visita di leva, tornò a casa soddisfatto di essere stato dichiarato abile. Naturalmente, si era ben guardato dall'accennare alla sua minorazione.

Intanto i suoi studi si facevano più seri, frequentando come Ginnasio, l'Istituto Massimo prima e il Giulio Cesare poi. Le stesse doti di mitezza e di dolcezza di animo e l'innato buon senso, che aveva rivelato in famiglia, in modo particolare verso la Mamma, come cuore d'oro, le trasportò nella scuola, fra i compagni, dei quali rimase amico fedele e inseparabile, e tra gli insegnanti, che più seppero apprezzarlo. Alla scuola vera e propria, alternava, come ho detto, oltre che la scherma, lo studio del violino e del pianoforte. Non che vi si mettesse di grande impegno, ma tanto per soddisfare il suo orecchio musicale assai sviluppato e la passione per le canzoni che così spesso fiorivano sul tuo labbro.

Sapeva tanto vivere all'aria aperta tra i fratelli e gli amici, specialmente al mare, nuotando e remando, o inforcando la bicicletta, quanto facendo vita casalinga, rimanendo cioè nell'ambito domestico.

Gli bastava allora leggere un libro, o canticchiare qualche canzonetta, o smontare e rimontare qualche congegno, o collezionare francobolli, o (dicevo io) intrecciare magari qualche filo, per vederlo felice e beato.

L'appetito, la salute e il buon umore non gli mancavano. Cosicché a 15 anni era quel che si dice un bel ragazzo, allegro, solido e ben piantato, tanto sano e vigoroso di corpo, quanto buono e dolce di carattere.

Dalla scuola avrebbe potuto strappare i migliori risultati sol che lo avesse voluto un po' di più, ma egli era pago di riportare la promozione a fine anno, alieno dal corteggiare insegnanti o dal compiere atti di virtuosismo.

All'innata fierezza d'animo, un'altra qualità, che doveva accompagnarlo per tutto il resto della breve vita, cominciava intanto a spiccare in lui: la dirittura, starei per dire, l'impeccabilità del giudizio.

 

Come, intimamente, egli era portato, per natura, alla semplicità, all'ordine ed alla precisione, amante come era di fare molte cose da sé, incline alla meditazione, sicuro di saper compiere una buona scelta o di sapere ben calzare e ben vestire, così, nell'esprimere un giudizio su uomini e cose, sapeva cogliere ben spesso nel segno, e sapeva esercitare tanto buon senso critico, ponderazione e misura che si restava sorpresi del suo sano equilibrio.

     Se ad un padre é dato cogliere qualche segreto di un figlio, dirò che in Lui non vedevo chi si affanna a proporsi molti problemi insieme, per la smania di profilarseli e di intravederne le possibili soluzioni, ma colui che affronta un problema alla volta, il problema del giorno, anzi quello dell'ora, e ciò per restare più nel concreto e nell'immediato. Lungi dal significare indifferenza, scarsa volontà o disinteresse, tutto questo rappresentava invece una manifestazione di equilibrio naturale e in fondo di saggezza. 

      Con tali auspici e con siffatte speranze, Egli varcò nel 1935 la soglia del Liceo.

      Ma questo anno scolastico fu per lui un anno di sbandamento e, perchè non dirlo, di pieno insuccesso. Studiò, invero, troppo poco e mancò anche a parecchie lezioni. Il risultato finale si risolse in una vera e propria bocciatura, la quale, se addolorò molto me e tutta la mia famiglia, bruciò più assai a lui ed al suo amor proprio. Per tacita ammissione, apparve subito che Egli si sarebbe riscattato e durante l'estate 1936, mentre si trovava a Falconara, restò stabilito che – per recuperare quello perduto – l'anno appresso avrebbe studiato privatamente a  Camerino, profittando della presenza colà di un ottimo insegnante di lettere e nostro congiunto il Prof. Donnini, in modo da presentarsi poi all'esame di terza liceale.

     Il 27 settembre la famiglia lasciò Falconara. Io stesso ero andato a rlevarla, perchè la Mamma lasciava alquanto a desiderare per la propria salute. Non posso dimenticare quel distacco, che Egli sentì per la prima volta, sia dalla Mamma, che non avrebbe più riveduto in vita, sia dal resto della famiglia. Mentre il treno delle 17,10 lasciò la stazione, imperversava un violento temporale e cadeva una fitta grandinata. Egli dovette ripararsi sotto la soglia di uno dei vari uffici per salutarci e nel lasciarci gli occhi addosso ci faceva una solenne promessa. L'indomani Egli raggiungeva Osimo e di là si trasferiva a Camerino.

     Con una prima lettera, naturalmente diretta alla Mamma, in data 5 ottobre, cercava di fare il disinvolto, parlava delle sue prime impressioni sulla nuova cittadina, di quel panorama «veramente stupendo chiuso nel fondo dai Sibillini candidi di neve», della sua cameretta, ma si faceva scappare questa nota nostalgica : «Ironia della sorte : ogni volta che torno al mio nuovo domicilio (Egli abitava verso Porta Romana) non posso fare a meno di scorgere una lunga freccia, sopra la quale il nome di Roma indica essere questa la via per arrivare alla Capitale». E chiudeva con queste frasi : «L'altra sera a letto, (Camerino è ben fredda) avvolto in una pesante imbottita, avevo ideato una lettera molto sentimentale, ma il freddo che avrei provato nello scendere per scriverla non te l'ha fatta pervenire. Del resto é inutile riassumertela : lascio alla tua fervida mente immaginare cosa vi era scritto. Spesso canticchio, di preferenza l'inno a Roma del Puccini. Ti bacio Renato». Tra le carte da Lui riportate da Camerino ho trovato la risposta della Mamma malata. Essa é scritta a lapis e dice : «con la benedizione e col pensiero della Mina (mammina) che ti ha sempre innanzi agli occhi, come quando ti ha salutato con tutta l'anima alla stazione di Falconara».

     In altra lettera, del 10 ottobre, chiedeva ansiosamente notizie della Mamma e la rassicurava così : «Per me puoi stare tranquillissima. Sto bene e faccio con passione il mio dovere». Ed infatti il Prof. Donnini mi scriveva il 13 nei suoi riguardi : «Ormai egli sa di costruire per il suo avvenire; in grazia di questa sua nuova coscienza per parte mia non mi spaventa se della sua prima liceale romana non mi ha presentato che scarse rovine. Assolutamente, avanti Natale, questa prima liceale deve essere fatta come si deve».

     Il suo carattere aperto, affettuoso e bonario rifulge anche da lontano. Egli non scrive soltanto alla «cara mamma» o al «caro babbo», ma si rivolge talvolta «al migliore offerente» per comprendere tutti; oppure, invece di usare la sua solita carta di Fabriano, alla quale teneva, si serviva di lunghe strisce tipo cartelle da giornalista, facendole precedere dalla frase : «dal nostro inviato speciale».

     Tornava, però, a battere spesso lo stesso chiodo, quello dello studio, e mi scriveva : «Passo  quasi tutte le mattine studiando e buona parte del pomeriggio faccio la medesima cosa». Ci si era messo proprio di impegno. Di buzzo buono. Oltre che nel Prof. Donnini per le materie letterarie, aveva trovato un altro ottimo insegnante per quelle scientifiche.

     Egli stesso scriveva di questi : «Alle ore 15,00 ho tutti i giorni lezione col Prof. Mammana, giovane siciliano, assai bravo e simpatico, il quale mi dice che non ha dubbi su e che tutto andrà benissimo. Facciamo quasi sempre un'ora e mezza, in modo che alle 17,00 sono pronto per la lezione con Donnini».

     Con tutto ciò non aveva però perduto il suo buon umore ed il non men buono appetito, perchè scriveva pure : «Le otto e mezza mi trovano, avido, sopra una tazza di caffè e latte se i tempi magri mi impediscono di sgranocchiare qualcosa in camera. Dopo questa colazione un'altra più abbondante, ma che meno sfama, di latino o di greco, fino a mezzogiorno, ora in cui pianto tutti e me ne vado a spasso. Subito dopo pranzo (che doveva svolgersi alle 13,00) vado per un'oretta al Circolo di cui sono divenuto socio, a leggere giornali italiani ed esteri ed a sentire la radio».

     Quanto ai tempi magri, che impedivano di sgranocchiare qualcosa in camera, credo che non fossero poi tanto magri, se in altre missive alla Mamma si parla di «scatolette di tonno che mi servono per farmi dei crostini e di tubetti di pasta d'acciughe, che spalmo senza economia con burro su biscotti della salute».

     Il 17 ottobre nasce a Roma la nipotina Donatella. Egli si affretta a rallegrarsene con la sorella e, quasi preoccupato di non aver partecipato abbastanza al lieto evento, scrive a noi il 23 : «A Maria sembrerà troppo fredda la cartolina che le ho indirizzato per la nascita di Donatella, ma non é che la rigidezza di questo clima che é penetrata in me».

     Per compensarlo del suo affetto e della passione che avevo messo nello studio, profittando di un lieve miglioramento nelle condizioni di salute della Mamma, corsi da lui apoena mi fu possibile, il primo ed il due novembre, ricorrenza dei Santi e dei Morti.

     Io ero stato a Camerino molti anni prima, ma sotto la sua guida ne apprezzai ancor meglio le naturali bellezze. Vivemmo insieme intensamente in quei due giorni, da fratello a fratello, ed il distacco fu nuovamente doloroso.

     Subito dopo egli mandava ancora una assicurazione alla Mamma nei riguardi dei suoi studi : «In questi giorni mi accorgo di studiare con passione realizzando assai più che per il passato».

     Quanto devono aver fatto bene queste sue parole al povero cuore della Mamma, che, da tempo sempre più sofferente ed infine scompensato, doveva improvvisamente cessare di battere la mattina del 22 novembre!

     Renato fu chiamato per telefono appena si notò il di lei aggravamento, ma Egli non potè giungere che la sera e trovò che la Mamma era già morta. Nelle lacrime che confondemmo in famiglia non ebbi più dubbio che la promessa che aveva fatto l'avrebbe   mantenuta sino alla fine. Con me e con lo zio Innocenzo, Egli divise la pena dell'accompagnamento della cara salma ad Osimo e della sua inumazione provvisoria in quel Cimitero. Tornò a Roma con noi per rivedere ancora le sorelle ed il fratello, ma il 30 novembre partiva di nuovo per Camerino. Lo attendeva colà un dovere assai sacro e vi andava mortificato dal dolore. Ne avevo conferma da una sua : «Spero che voi tutti stiate bene e vi siate sollevati di spirito. Io mi sono subito riambientato : data la rapidità dello spostamento mi sembra quasi impossibile di aver lasciato Roma».

     Intanto il 20 dicembre, poco prima che Egli facesse una breve scappata per passare in famiglia il Natale ed il Capodanno, ricevevo questa lettera del Prof. Donnini : «Con le prossime feste possiamo dire ultimata la tappa della nostra fatica. Posso sicuramente riferirle che si progredisce discretamente in tutte le materie, compreso il latino. Anche Mammana si dichiara molto soddisfatto. Renato disporrà in parte di una preparazione maggiore di quella dei cosiddetti interni. Specie nella cultura generale, su cui insisto ed ho modo di insistere, tanto che il giovane di questo comincia ad avere coscienza e legge molto».

     Salute e buonumore non risentivano affatto dello sforzo per lo studio alla quale si applicava, e mentre da lontano si divertiva a prendere in giro il fratello per la passione di questi per il gioco del calcio  -  a bella posta  Egli si dichiarava fautore di squadre diverse   -  scriveva ad  Anna : «Nevica abbondantemente, ma io ti scrivo pizzicando con la mano libera una opulenta pizza con i grasselli inviatami da Sestilia (una nostra vecchia domestica). Veramente più che pizzicarla, la sto voracemente divorando : é solo da poche ore in mio possesso e ne ho già ingoiata più della metà. Dì al babbo che subito dopo il mio arrivo ho ripreso a studiare con molta lena. Adesso (la lettera é del 21 gennaio) é andato in vigore un progetto di legge per cui la sera non ho più libera uscita».

     Sotto questa frase scherzosa, si celava una ferma risoluzione adottata tra i due bravi insegnanti e lui, quella di non puntare più ormai sull'esame di ammissione alla terza liceale, ma di tentare addirittura la prova finale della licenza liceale.

     Un bel colpo certamente quello di fare tutto il Liceo in un anno, sul quale però io nutrivo qualche dubbio, nonostante queste assicurazioni ricevute in febbraio dal Prof. Donnini : «Posso dirle con assoluta certezza di buoni ed efficaci progressi compiuti in gennaio. Suo figlio, in generale, si é applicato abbastanza in quest'ultimo periodo tanto da far sperare che il compito grave che ci siamo assunti verrà ultimato con successo. Io, per mia parte, insisto a forzare l'andatura, disposto anche a raddioppiare le ore di insegnamento. Il Prof. Mammana mi riferisce che anche la preparazione per le altre materie prosegue abbastanza bene. Dei giovani liceali  con cui ho un certo contatto, suo figlio é già tutt'altro che ultimo; e intendo di giovani che hanno studiato regolarmente. Lui questo lo sa, e deve quindi averne motivo di stimolo se non di orgoglio».

     «Procedendo con il tempo aumentano i giri del motore, cioè lo studio si va sempre  più intensificando», é Egli stesso che lo scrive, tanto che per non distrarlo con un viaggio a Roma per la Pasqua, tra il 25 e il 29 marzo, andammo noi ad Osimo, ove più facilmente fummo da Lui raggiunti.

     D'allora non lo rividi che il 7 giugno, in occasione di una mia visita a Macerata e Civitanova ed Egli si unì alla comitiva, accompagnandomi la sera in auto fino alla stazione di Foligno. Eravamo ormai vicini alla grande prova e dal 10 al 18 luglio Egli sostenne i suoi esami, quelli scritti a Camerino, quelli orali a Macerata, guadagnandosi la licenza liceale, quarto in graduatoria sopra 64 giovani candidati e 26 promossi in tutta la provincia.

     Grande merito indubbiamente fu quello degli insegnanti, ma non fu piccolo anche il suo, dimostrando di tenere fede all'impegno e non smentendo la forza del proprio carattere.

     Per me, la maggiore soddisfazione che ne ebbi fu di portare la lieta notizia al buon Nonno, che un tempo lo aveva fatto oggetto dei suoi versi pungenti. Questi, che si trovava purtroppo agli ultimi giorni della propria vita, si limitò a rispondere semplicemente : «Non ne dubitavo». E morì l'indomani 20 luglio.

     Dopo essersi un po' rinfrancato al mare e in campagna, in affettuosa compagnia dei nipotini, ai quali si sentiva tanto portato, e di quella degli zii e delle zie, da cui era riamato, il 22 ottobre 1937  Renato si iscrisse all'Università di Roma. Egli scelse la facoltà di Giurisprudenza, al che io nulla trovai da obiettare, in considerazione che brutti tempi si avvicinavano per i giovani e che anche Egli, chissà a quali altri compiti chiamato, non avrebbe potuto frequentare i corsi con la dovuta costanza. Ma il 1938 filò ancora liscio, ed Egli potè seguire le lezioni e sostenere i suoi esami. Durante il secondoanno fece ancoara di più : poiché lo studio universitario non assorbiva che parte delle sue giornate, Egli pensò che si sarebbe potuto acquistare una buona preparazione giuridico-economica, frequentando la ben attrezzata Confederazione dell'Industria. Vi fu ammesso e venne collocato alle dipendenze di bravi e provetti dirigenti, per occuparsi dell'importante settore tessile. Con il modesto assegno che ne riceveva, da quel momento fu fiero di poter direttamente soddisfare i suoi minuti piaceri ed in particolare di poter provvedere al suo abbigliamento.

     Ma intanto il mostro della guerra si avvicinava a grandi passi. Il 17 luglio 1939, inquadrato nella Milizia Universitaria, anch'Egli dovette partire per il campo di addestramento in Formia, dal quale non ritornò che ai primi di settembre. Io ero andato a trovarlo colà per poche ore la domenica 30 luglio, ma lo trovai tutt'altro che soddisfatto di quel che faceva, perchè la vita del campo   -   così come si svolgeva   -   non era che una perdita di tempo.  

 

 

sabato 4 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine Umberto Grani

 ARCHIVIO 

(A cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Umberto GRANI

(Roma, 8 maggio 1897– Roma, 24 marzo 1944)

 


Sottotenente di complemento è assegnato a febbraio del 1917 all’8° Reggimento Fanteria ed inviato in zona di guerra dove ha modo di dimostrare il suo coraggio e la sua intraprendenza meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare nei dintorni di Gorizia, dopo che “Fatto prigioniero dal nemico che aveva a viva forza occupata una posizione, riusciva a fuggire e, dopo aver raggiunto la linea di difesa del proprio Battaglione, per due volte in pieno giorno si avvicinava alla nuova posizione avversaria per riconoscerla”.

A luglio dello stesso anno è inviato al Battaglione Scuola Aviatori quale Allievo Pilota al Campo Scuola di Cameri e a quello di Cascina Costa dove ottiene il brevetto di pilota di aeroplano.

Ad aprile del 1918 è assegnato in zona di operazioni alla 39a Squadriglia Aeroplani e ad ottobre successivo alla 28a Squadriglia Aeroplani di Istrana.

Come pilota ha modo di meritare una seconda Medaglia di Bronzo al Valor Militare in quanto: “Pilota di aeroplano, incurante di ogni pericolo, offriva se stesso costantemente per il compimento del proprio dovere in una speciale circostanza molto all’interno del territorio tenuto dal nemico eseguiva volontariamente una urgente e importante serie fotografica abbassandosi a meno di 7u0 metri sul suolo dando bella prova di sprezzo del pericolo. Ritornava poi lo stesso giorno ad eseguire un bombardamento lontano durante il quale riportava l’apparecchio colpito da numerosi proiettili di mitragliatrici e fucilerie nemiche”.

Dopo essere stato promosso Tenente è congedato a giugno del 1920. A luglio del 1922 è richiamato in servizio all’Istituto Sperimentale Aeronautica per transitare in Servizio Permanente a settembre dello stesso anno. Con la costituzione della Regia Aeronautica passa nei ruoli della nuova Forza Armata lasciando quelli del regio Esercito. Dal 1923 inizia la carriera in Aeronautica assolvendo diversi incarichi operativi nei vari Reparti di volo e nello Stato Maggiore di Forza Armata.

Prende parte alle operazioni per la conquista dell’Etiopia da marzo ad agosto del 1935.

A decorrere dal 1° febbraio 1940 è collocato in ausiliaria per effetto della Legge 4 aprile 1935, n. 493. Istituzione, in via provvisoria, della posizione di congedo speciale per gli Ufficiali della Regia Aeronautica; successivamente è rimosso dal grado per sei mesi ai sensi della Legge 11 marzo 1926, n. 397 Stato degli ufficiali del Regio Esercito, della Regia Marina e della Regia Aeronautica.

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre del 1943 Grani aderisce al Partito d’Azione assumendo l’incarico di Comandante delle formazioni partigiane Gruppo Monte Sacro e Gruppo ferrovieri “Colonnello Umberto Grani”, prodigandosi nell’organizzazione e nella conduzione di queste bande composte da giovani. Accoglie presso la propria abitazione diversi esponenti dei partiti politici invisi ai nazifascisti e rendendosi attivo nel traffico di armi.

Grani progetta di liberare i prigionieri detenuti in Via Tasso, in particolare i colleghi della Regia Aeronautica Lordi e Martelli castaldi, utilizzando per l’occasione un’autoscala dei Vigili del Fuoco.

Viene catturato il 6 febbraio 1944 nella sua abitazione dalle SS e dalla Gestapo mentre è andato a visitare la propria famiglia. Portato anche lui a Via Tasso e sottoposto a tortura.

Diversi testimoni oculari riferirono che al momento in cui fu portato sul luogo dell’eccidio fosse praticamente irriconoscibile.

Con il Decreto Presidenziale del 10 gennaio 1980 gli sarà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n.107 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

 

Fonti URL consultate il 7 dicembre 2025

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://www.mausoleofosseardeatine.it

 

 


venerdì 3 luglio 2026

Save The Date. Convegno " Il Passaggio del Fronte XVII Luglio 1944".

 NOTIZIE CESVAM

Progetto 2024/4 "Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento".  

Convegno con Relazioni di Giovanni Riccardo Baldelli, Massimo Coltrinari, Claudio Fiori

                        Comunicazioni: Riccardo Dalla Valle, Paolo Pesaresi, Massimo Albertini ed altri.



info: federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org

giovedì 2 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944: testimonianza di Giuseppe Amico.

 ARCHIVIO

 Progetto 2024/1  Eccidi in Toscana

Manuel Vignola

Amico Giuseppe, vicebrigadiere e comandante della caserma dei Carabinieri di Fiesole, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 22 marzo 1945, ore 15. Legione territoriale dei Carabinieri Reali di Firenze, Tenenza di Firenze-Suburbana.

PROCESSO VERBALE d'interrogatorio del V. Brig. a p. eff. Amico Giuseppe di Mariano e di Bonceddo Rosa, nato a Rometta Marea (Messina) il 21/8/1919 (2776-71+ 1918). L'anno millenovecentoquarantacinque, addì 22 del mese di marzo, h. 15 nell'ufficio di questa tenenza è avanti a Noi S. Tenente Manrico Gibelli, comandante la tenenza suddetta, assistito dal V. Brig. Basciu Luigi, il quale interrogato risponde quanto appresso: Il giorno 11 agosto 1944, si presentò nella abitazione del Sig. Borini Cesare, sita in via Marini 18, Fiesole, presso il quale io mi ero rifugiato dopo la mia fuga dai tedeschi dal Passo del Giogo (ove mi avevano sin dal giorno 6 stesso del mese deportato per essere adibito a lavori di fortificazione campale), la domestica della caserma, Sig.ra Torrini Edilia alla quale io consegnai L. 1000 (mille) ed un biglietto diretto ai carabinieri che ancora rimanevano in caserma, nel quale io dicevo loro di recarsi nei locali della Misericordia, da dove camuffati da fratelli della Misericordia, avremmo raggiunto Firenze ove già si combatteva per le strade. A.D.R. Siccome nel frattempo appresi che le portantine della Misericordia non potevano più recarsi a Firenze, poiché il comando tedesco ne aveva vietata la circolazione ed io ero personalmente ricercato dai soldati germanici per il mio allontanamento dal Passo del Giogo, mi presentai dal Dott. Capecchi di Fiesole e mi feci ricoverare nel suo ospedalino. A.D.R. Seppi solo il giorno 13 da una donna che veniva a visitare il marito pure ricoverato nell'ospedalino, che i carabinieri erano stati fucilati la sera precedente. A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto e chiuso in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Amico Giuseppe Basciu Luigi Manrico Gibelli]

 

 


mercoledì 1 luglio 2026

INFOCESVAM N. 3 DEL 2026 Maggio Giugno 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 77/78/, N. 3, Maggio Giugno 2026, 1 Luglio 2026

XIII/3/1151- La decodificazione di questi numeri è la seguente: XIII anno di edizione, 3 il Bimestre di edizione di INFOCESVAM, 1151 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro, in funzione del supporto scientifico alla offerta formativa dei Master. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento

XII/3/1152 – Il Presente numero del Bollettino è dedicato alla situazione dei Progetti dal 2015 al 2017 e dal 2024 al 2027. Compresi quelli terminati. Di questi si danno conto degli sviluppi di divulgazione e diffusione

XII/3/1153 – Progetto 2015/1. Dizionario Minimo della Grande Guerra. Realizzati 12 volumi. 10 Serie di questa pubblicazione sono in Deposito. E’ stata fatta ampia distribuzione presso Biblioteche e Scuole a sostegno di progetti Locali

XII/3/1154 – Progetto 2016/1.Comvegno Storico “Comprendere la Grande Guerra”. Realizzato Volume. Distribuito alle Biblioteche ed alle Scuole. Residuo di volumi in Emeroteca.

XII/3/1155 - www.biblioteche.blospot.com. Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 1082, mese di aprile 398, mese di maggio 907, mese di giugno 1002 per un totale di 33947 dalla apertura del Blog. Visibilità: medioalta

XII/3/1156 – Progetto 2016/2 Dizionario minimo della Grande Guerra. Nella Nota XII/3 1153 è stato dato il punto di situazione.

XII/3/1157 – Progetto 2016/3 Dizionario minimo della Guerra di Liberazione. La Guerra di Liberazione su 5 Fronte. Editi 7 dei 8 volumi del Dizionario. Il Volume 1, propedeutico al dizionario, è nella fase del manoscritto 4. Date le note polemiche sul questo argomento il testo è ripetutamente corretto affinchè si rispettino i dettami istituzionali dell’Istituto, ovvero apolitico, aideologico, apartitico

XII/3/1158 - www.valoremilitare.blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 8708 , mese di aprile 58557, mese di maggio 20075, mese di giugno 43864 per un totale di dalla apertura del Blog di 422503 contatti. Visibilità: molto alta

XII/3/1159 – Progetto 2024/3 “Monte Marrone. La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione. 31 marzo 10 aprile 1944”. Il Significato strategico presso gli Alleati: Progetto Concluso. Edizione del Volume di 140 Pagine. Segnalibro. Il volumme può essere chiesto alla Casa Editrice: www.edizioni.archeares.it

XII/3/1160 - www.storiamilitare.blospot.com. Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo 2048, mese di aprile 2125, mese di maggio 6601, mese di giugno 7065 per un totale di 166324 dalla apertura del Blog. Visibilità: alta.

XII/3/1161 – Progetto 2024/1 “ I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza. Gli Eccidi in Toscana” e la Memoria. Edizione di 2 Volumi. Volume 1. “I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza” alla data odierna in Bozza1. Previsione di pubblicazione luglio 2026.

XII/3/1162 - Progetto 2024/1 “ I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza. Gli Eccidi in Toscana” e la Memoria. Edizione di 2 Volumi. Volume 2. “Gli Eccidi in Toscana e la Memoria” alla data odierna in Manoscritto 4. Previsione di pubblicazione ottobre 2026.

XII/3/1163 – Progetto 2024/2 “Le Fosse Ardeatine. L’Ordine è stato eseguito. I Decorati al Valore Militare e la Memoria”.80° Anniversario 1944 - 2024”. Alla data odierna in Manoscritto 4. Previsione di pubblicazione novembre 2026.

XII/3/1164 – Progetto 2026/1. “La Fabbrica che costruisce la storia. Analisi della produzione industriale italiana tra Ottocento e Novecento. La Difesa degli impianti industriali del nord nell’Aprile 1945.” 2 Volumi di 200 ciscuno. Editi nel giugno 2026. Edizione di un volume di 80 pagine dedicato alla difesa deggli impianti industriali del Nord. Alla data odierna nella fase di manoscritto 2.

XII/3/1165 - Progetto 2024/4 “Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento. La genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra. Ordinamento ed Impiego” Previsione di edizione di 2 Volumi. Volume 1 Luglio settembre 1944; Volume 2 Ottobre-dicembre 1944. I volumi sono in stesura il primo come manoscritto 4 il Secondo come manoscritto 3. Previsione di edizione per fine anno.

XII/3/1166 – Progetto 2027/4 “Un Bosco per resistere. La brigata partigiana “Ciro Menotti” tra le provincie di Pordenone. Treviso. Belluno.” Edizione di un volume di 200 Pagine

XII/3/1167 -www..blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo, mese di aprile, mese di maggio, mese di giugno per un totale di dalla apertura del Blog. Visibilità:

XII/3/1168 – Progetto 2027/3 “Il Ruolo delle Nazioni Uniti nel mantenmento della Pace. Dalla Teoria alla Pratica. L’Esperienza UN MIK (United Nations Interim Administration in Kosovo). Edizione di un volume di 200 Pagine

XII/3/1169 – Progetto 2027/2. Partecipazioni e testimonianze nelle Missioni di Pace. Valore Militare e contributo alla Memoria. Giornata del Ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali di pace. Edizione di 5 Volumi (Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri, Guardia di Fianzan, Polizia di Stato Corpi Ausiliari e Civili). La raccolta delle testimonianze inizia il 1 luglio 2026, sulla base di precedenti ricerche e studi.

XII/3/1170 - www.uniformologia.blogspot,com Aggiornato al 30 giugno 2026. Accessi mese di marzo1736, mese di aprile 2142, mese di maggio 2715, mese di giugno 8273 per un totale di 152108 contatti dalla apertura del Blog. Visibilità: alta

XII/3/1171 – Progetto 2027/1. Gli ordinamenti dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra 1946 – 1977. Edizione di 5 Volumi di circa 200 pagine ciascuno. Completa la serie già edita di precedenti progetti. Gli Ordinamenti 1919 - 1939 e gli Ordinamenti 1940 – 1946. (6 Volumi)

XII/3/1172 – Per mancanza di spazio nel prossimo Infocesvam si darà notizia dello stato di avanzamento e conclusione progetti dal 2017 al 2023.

XII/3/1173 – Progetto 2025/2 Le Forze Armate e la Guerra di Liberazione. Esecuzione. Convegno “Il Passaggio del Fronte XVII Luglio 1944. Il Ruolo del Corpo Italiano di Liberazione”, Osimo 18 luglio 2026, Municipio, Sala del Consiglio Comunale.

XII/3/1174 - Progetti 2027 per il 2028. Predisposta la nota relativa ai Progetti del 2027. Si prevede che la Richiesta del Ministero della Difesa Ganinetto del Ministro arrivi entro la metà di liglio pv.

XIII/3/1175 - Prossimo INFOCESVAM (luglio - agosto 2026 ) sarà pubblicato il 1 settembre 2026. I precedenti numeri di INFOCESVAM (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. e sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari)

info: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org



lunedì 29 giugno 2026

Editoriale Mese di Giugno 2026

 

Riporto l'attenzione sui dati statistici che questo blog e gli altri ricevono negli ultimi mesi. Questo blog questo mese alla data odierna ha avuto, in base al comparto statistica, 40864 contatti, per un totale dalla apertura di 422505 totali. Il mese precedente vi era stato un calo del 50% scendendo a 20095, mentre nel mese di aprile si era toccata la punta record di 58557 contatti. Dati che abbiamo avuto modo di commentare e che teniamo sotto osservazione. Per gli altri blog interessante notare che quello dedicato alla Storia Militare (www.storiamilitare.blogspot.com)è passato da maggio a giugno da 6601 contatti a 7065 per un totale dalla apertura ad oggi di 166324:

 Il blog dedicato alla Uniformologia ((www.uniformologia.blogspot.com) è passato dai 2715 contatti di maggio ai 8723 contatti di giugno. IL blog dedicato alla offerta formativa Studenti e Cultori ((www.studentiecultori.blogspot.com) da 1714 contatti di maggio a 2982 contatti di giugno.  Anche il blog che è stato dedicato alla raccolta della Memoria delle Missioni di Pace, Seniores IASD ((www.seniereisad.blogspot.com) è passato da 2241 contatti di maggio ai 4092 contatti di giugno per un totale dalla apertura ad oggi di 87036 contatti

Un trend positivo che va monitorato. In ogni caso sono finestre aperte sulla rete della attività del CESVAM in particolare e dell'Istituto del Nastro Azzurro in generale

(massimo coltrinari)

domenica 28 giugno 2026

Copertina Giugno 2026



QUADERNI ON LINE
 

La Linea Gotica nel settembre 1944


Anno LXXXVII, Supplemento on line, VI, 2026, n. 123

(20012)

                                                                              GIUGNO  2026

valoremilitare.blogspot.com 
www.cesvam.org 

canale you tube: istituto nastro azzurro - cesvam



sabato 27 giugno 2026

Progetto 2024/2 Il valore alle Fosse Ardeatine. Giovanni Frignani

 ARCHIVIO

(A CURA DI GIOVANNI RICCARDO BALDELLI)


Giovanni FRIGNANI

(Ravenna, 8 aprile 1897– Roma, 24 marzo 1944)

 


A maggio del 1915 all’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale si arruola volontario nel LII battaglione del Corpo Nazionale Volontari Ciclisti.

Nel 1916 viene ammesso alla Scuola Militare di Modena per frequentare un corso per Ufficiali ed essere nominato sottotenente in Servizio Attivo Permanente ed assegnato al 28°Reggimento Fanteria della BrigataPavia”. Nel giugno 1918 promosso a Tenente merita nel corso delle operazioni sul fiume Piave nel giugno 1918 una Medaglia di Bronzo al Valor Militare dimostrando il suo coraggio: “Quanto più si accaniva la mischia e dove maggiore era il pericolo, sempre alla testa dei suoi soldati li incitava, con la parola e con l’esempio, ad avanza<re ed a resistere, dando prova di grande coraggio, di calma e serenità di spirito, conducendoli al raggiungimento degli obbiettivi fissatigli”.

Nel 1919 transita nell’Arma dei Carabinieri Reali scalando i gradi della carriera e venendo promosso nel 1942 Tenente Colonnello, svolgendo nel corso degli anni gli incarichi di Capo del Servizio Informazioni del Corpo d'Armata e la Compagnia Tribunali.

Designato Comandante del Gruppo Interno dei Reali Carabinieri di Roma a giugno del giugno del 1943, recupera alcuni documenti dai quali si evince come Hitler considerasse il territorio italiano zona di occupazione. Frignani ne diede notizia a Mussolini che pensò bene di trasferirlo in Francia, anche se il trasferimento però non ebbe seguito.

Il 25 luglio del 1943 viene incaricato dal Re Vittorio Emanuele III di procedere all’arresto di Mussolini dopo il colloquio avuto a Villa Savoia ed organizzando il trasferimento dell’ex duce all’isola di Ponza.

Dopo l’armistizio del settembre 1943 aderisce al FMC entrando a far parte della Banda Caruso composta da militari dell’Arma dei Carabinieri Reali.

Su delazione è arrestato il 23 gennaio 1944 dalla Gestapo insieme al Maggiore De Carolis, il capitano Aversa e tradotto a Via Tasso insieme alla moglie. Sottoposto a tortura anche in presenza della moglie, condivide la cella n. 2 insieme al Generale Martelli Castaldi.

Viene giustiziato alle Fosse Ardeatine il 24 gennaio 1944.

Con il Decreto Luogotenenziale del 25 febbraio 1946 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 86 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 27 novembre 2025

https://www.anpi.it/biografia/giovanni-frignani

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/frignani-giovanni

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://www.ilpendolo.it/la-storia-dellufficiale-eroe-che-fece-arrestare-mussolini/

https://www.mausoleofosseardeatine.it

 

venerdì 26 giugno 2026

Renato Mariani, La Testimonianza.

 ARCHIVIO
 Progetto Eccidi in Toscana
 I carabinieri nella Guerra di Liberazione. 




Tra pochi giorni ricorre il primo anniversario (dicembre 1944 n.d.c.) della morte del mio Renato e mai come in questo momento -  mentre l'immane guerra perdura e si prolunga il distacco con gli altri cari di famiglia -  sento il bisogno di restargli spiritualmente vicino e confidarmi con Lui, come se lo avessi ancora accanto.

Quel che scriverò non mi interessa saperlo, perché desidero soltanto che questo soliloquio -  mantenuto nella forma più semplice, come semplice fu tutta la Sua vita -

possa sfiorare quella dolcissima Anima e possa rendermene più degno.

Se la sua morte è già lontana nel tempo, la sua memoria rimane in benedizione ed è viva in quanti lo conobbero ed amarono, non solo attraverso il caro ricordo che ha lasciato, ma in modo speciale per la fine che gli è toccata,

La più grande delle guerre, la più radicale delle crisi ha spezzato come festuche, turbinato in aria come pula di frumento sull'aia anime e cose, memorie e vite. Il vento del turbine ha travolto tanti innocenti, e tra questi anche il figliolo mio.

Sembra che un fatale destino abbia segnato i limiti della sua esistenza: Egli nacque con l’altra guerra e con questa è sparito.

Chissà che un qualche presentimento non vi sia  stato in  noi, divenuti negli ultimi tempi, reciprocamente, tanto più riservati. I suoi occhi avevano tante cose da dire le rare volte che ci rivedemmo nell’ultimo triennio, ma la bocca preferiva aprirsi a poche e misurate parole.

Parco di esse era anche nello scrivere, ma in compenso lo faceva più spesso e diventava sempre più affettuoso, più sollecito della famiglia, dei conoscenti, di quanto aveva a caro.

Da parte mia, mi ero abituato a pregare tanto per lui mentre era lontano,  mentre  era in pericolo; a pregare per la sua salvezza e per quella dei suoi compagni e della nostra Patria. Ma quale impressione, quale differenza pregare ora per Lui morto, e morto così tragicamente, lontano da tutti, in terra straniera, senza  una  parola, senza una carezza di persona cara.

Lo scrupolo di avere fatto così poco e di non potere fare più nulla per lui, distaccatosi da noi così in silenzio, privo di alcuna prestazione  da  parte  nostra,  senza  averci  tolto  neppure  un'ora  di  sonno o averci strappato una lacrima preventiva, accresce  oggi  la  mia  amarezza e mi pare di dovergli  tanto  da non  essere  più  sufficiente  il  poco di forze e di vita che ancora mi resta.

Nelle poche  pagine  che seguono, dirò - il più  possibile con  le sue stesse parole - qualcosa che ricordi la Sua breve esistenza. Parlerò della sua infanzia, della sua età della ragione, dei suoi sentimenti, e delle sue passioni, del suo equilibrato buon senso, dei suoi rapporti con parenti ed amici, dei suoi studi, della sua vita militare, della tormentosa sua deportazione, della Sua fine.

Nel dolce suo ricordo, intendo dedicare tutto ciò a coloro che gli vollero e gli vorranno bene, soprattutto ai suoi nipotini, che, fatti grandi, dovranno essere  orgogliosi di Lui. E benché con le lacrime agli occhi, sento di poter parlare serenamente, sia perché credo che la più bella opera di fede è quella della  sopportazione del dolore, sia perché, pur sotto il peso di una immane   ingiustizia,  ricordo   che  il  vero  cristiano  deve  essere  un  umile,  non  già  un   ribel1e, e anche in espiazione delle proprie colpe deve porre una sincera  confidenza nella infinita misericordia di Dio.

Renato, figlio caro, le vie del Signore sono imperscrutabili e noi dobbiamo accettarne la volontà  per il bene dell'anima nostra, per la pace d'Italia e dell’umanità, per la purificazione che ci guida al Cielo.

Cristo  muore  sulla  Croce,  vittima dell'ignoranza. E ai suoi carnefici, dice:

« Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno ».

 

L’infanzia

Egli venne alla luce il 12 febbraio 1918, nella casa di Via Tevere 31, che allora abitavamo. Pochi bimbi credo che fossero attesi come lui. Casa nostra era già stata allietata dal sorriso di due figliole. Naturalmente era aspettato il maschietto.

Non sapevamo che nome dare al caro piccolo. La combinazione dei nomi del nostro casato, come Mario, Marino, Mariano, Manlio era stata già troppo sfruttata nel parentado. D'altra parte i quattro fratelli, più anziani di me, avevano già provveduto a rinnovare i nomi tradizionali di famiglia.

Il suo battesimo fu procrastinato al 14 marzo, affinché la  Mamma stesse già bene e potesse festeggiare l'avvenimento. Lo chiamammo Renato.

Era un bel piccino, ma più che tutto quieto e buono e che lasciava dormire la notte chi aveva lavorato tutto il giorno, Allevato al seno materno, cresceva normalmente in piena sanità, e a 18-20 mesi era già un folletto.

Una prima preoccupazione circa la sua salute, l'avemmo sul finire dell'anno 1919. Eravamo andati a passare il Natale da mia sorella, in provincia di Salerno, e là, tra il sorriso degli aranci e dei limoni, egli si buscò la prima malattia. Di ritorno a Roma, anch'io e la Mamma fummo subito colpiti da quella brutta influenza che prese il nome di “spagnola”, e in particolare la Mamma fu salva per miracolo. Ma tornò presto il sereno in famiglia, e alla scuola delle sorelline, già decenne la prima e quattrenne la seconda, Egli diventava il birichino di casa.

Le stagioni estive del 1920 e del 1921 le passò a Numana ove cominciò a prendere contatto e passione col mare, dal quale non si sarebbe poi distaccato durante le lunghe vacanze scolastiche, e che tanto influì a darli in seguito vigoria   e benessere fisico.

Si fece eccezione solo nel 1922, l'anno in cui nacque Aldo. Quella estate Egli la passò a Veroli, tra le apriche colline olivate della Ciociaria, mentre, dal 1923 in poi, fu sempre a Falconara e ad Osimo, tra il più bel mare e la più bella campagna delle nostre Marche originarie.

Là, in piena aria e in pieno sole, Egli visse i suoi giorni più felici, circondato dall'affetto della famiglia e dei parenti, e senza conoscere ancora i doveri della scuola e della vita.

Io non potevo essere colà che molto raramente e sempre per visite assai fugaci, ma con quanta serenità ritornavo al mio lavoro, dopo essermi sincerato che stavano tutti bene.

Col crescere degli anni, notavamo in Lui sempre più spiccati i segni della sua indole; la docilità e la bontà, a cui più tardi si aggiunsero la fermezza del carattere ed una invidiabile acutezza di giudizio sopra uomini e cose, Ma più che altro la bontà era la nota che lo distingueva. E' rimasto tradizionale in famiglia un suo stato d'animo, manifestato in occasione che il fratellino, il quale andava appena solo, gli ruppe un giocattolo tra i più cari, mentre era sul momento assente.

Noi eravamo nell'imbarazzo per dirglielo e immaginavamo già i suoi strepiti e i  suoi pianti. Egli invece non fiatò e alle nostre domande se la cosa gli avesse dispiaciuto, testualmente rispose: “quasi quasi gli dicio bravo”.

Credo che in questa frase si possa scolpire tutta la bontà e la dolcezza dell'animo suo e non soltanto di quello infantile.

Con la sorella Anna di età a lui più vicina, mentre considerava Maria come una seconda mammina, egli fece il sacramento della Cresima il 24 maggio 1924 e quello della Prima Comunione il 15 gennaio 1928.

Con questa data entrava già nel suo secondo decennio. Anche per lui erano da tempo cominciati i doveri della scuola, ai quali si era accinto se non con entusiasmo con sufficiente volontà.

Per il suo ottavo compleanno, il nonno materno, vecchio professore di Scuola Media, ingegnere-architetto, poeta dialettale, ma soprattutto fine umorista, gli aveva dedicato, perché li sentisse in tutto il suo frizzo, questi versi di sapore un po' pepato:

 

Sì, la festa al nipotino

Va pur fatta, e un regaluccio;

Ma prometta Renatino

D'esser buono e garbatuccio.

Presto impari a far di conto

Senza aiuto delle mani;

A' suoi compiti sia pronto,

Ubbidisca, e un Mariani

Potrà dirsi in verità.

E ancora:

Fior d'agerato.

E' ver ch'è un ragazzetto un po' stordito

Un Mariani di nome Renato?

Ma il ceppo ne promette ch'educato

Diverrà egli presto ed istruito.

E allora il nonno suo vedrà felice,

Fargli il buon nipotin bella cornice.

 

Nonno affettuoso e caro, il quale, nonostante gli acciacchi dell'età, veniva espressamente da Osimo per assistere ad ogni cerimonia familiare e che, da buon precettore, col verso voleva prenderlo per il verso.