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domenica 12 luglio 2026

INFOCESVAM N. 2 DEL 2026 Maggio Giugno 2026 ANNESSO ALBO D'ORO 1 luglio 2026

 

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XIII, 77/78 N.3 Maggio – Giugno 2026, 1 luglio 2026

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO IV, N. 3, Maggio Giugno 2026, 1 Luglio 2026



IV/3/776. La decodificazione di questi numeri è la seguente: IV anno di edizione dell’annesso, 3 il numero di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 776, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org. Dal 1 gennaio 2025 anche come report dei video pubblicati sul Canale You Tube dell’Istituto Nastro Azzurro – CESVAM

IV/3/777 – Il presente numero dell’Annesso, come i precedenti di dicembre 2026, di gennaio-febbraio e di marzo-aprile 2026, sono dedicati alla pubblicazione del numero dei Decorati alla data di pubblicazione dell’annesso stesso dei Decorati per ogni provincia ed allo stato dei lavori di costruzione dell’Albo d’Oro.

IV/3/778 – Provincia di Salerno. Inserimento Dati fino alla lettera L pag.526. Chiara Mastrantonio.

IV/3/779 - Provincia di Pesaro - Urbino. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziata la revisione su carta e correzioni. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/780 – Africa Orientale Italiana. Inserimento delle Decorazioni ai labari delle Legioni MVSN. Soci Collettivi. Si prevede che tale inserimento possa essere terminato alla fine del mese di agosto pv.

IV/3/781 – Provincia di Varese. Inserimento Dati fino alla lettera P pagina 318 su 403. Laura Monteverde.

IV/3/782 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati dal Volume “Onore ai Lodigiani Decorati al Valore Militare

IV/3/783 – Provincia di Macerata. Integrazione. Mario Brutti ha inserito le Medaglie d’Oro della provincia suddetta. Fonte Sito della Presidenza della Repubblica

IV/3/784 – Soci Collettivi. Predisposto schema per edizione a stampa. Esercito. Marina Militare e Marina Mercantile. Aeronautica. Carabinieri. Guardia di Finanza. Polizia di Stato Corpi Ausiliari dello Stato. Corpi Disciolti.

IV/3/785 – Provincia di Roma. Inserimento dati fino alla pagina 890 lettera P di 1184 con la lettera Z. Laura Tomassini

IV/3/786 - Provincia di Macerata. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Macerata. Eì stata iniziata la revisione su carta Utente: Mario Brutti

IV/3/787 – Leonardo Prizzi svolge una ricognizione sui Decorati delle Regioni Abruzzi e Molise al fine di individuare le fonti.

IV/3/788 – Tutte le provincie italiane hanno avuto l’inizio dell’inserimento dei dati dei Decorati.

IV/3/789 – Creato alla Biblioteca del Comune di Poggio San Marcello (Ancona) il Fondo intitolato alla MBVM Tarcisio Tassi. In tale fondo si raccoglierano nella mini-emeroteca i Volumi editi a stampa dei Albi d’ Oro della Regione Marche al Momento della Edizione.

IV/3/790 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati al valore Militare dal Volume “Albo D’Oro della provincia di Treviso”

IV/3/791 - Provincia di Ancona. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ancona. Iniziato Inserimento Dati Fondo Santini. Utente: Massimo Coltrinari

IV/3/792 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei Decorati tratti dall’Albo d’Oro della provincia di Sondrio.

IV/3/793 - Provincia di Fermo. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Fermo. Eì stata iniziata la revisione su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/794 - In data 11 aprile il sistema ha presentato difetti di inserimento. Intervenuto R. Orioli e il difetto è stato appianato

IV/3/795 - Provincia di Ascoli Piceno. E’ stato edita la edizione 2023 dell’Albo d’Oro della Provincia di Ascoli Piceno. Iniziata la revisione sul testo su carta. Utente: Claudio Fiori

IV/3/796 – Paola Bosio ha ricevuto in dono il Volume edito dal Ministero della Guerra “Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915 – 1918 Albo d’oro” Istituto Poligrafico dello Stato, Roma 1932” da parte del Col. Roberto Spampanato Comandante del X Reggimento Genio di stanza a Cremona

IV/3/797 – Carlo Maria Magnani ha terminato l’inserimento dei decorati riportati nel Volume “Glora Pavese”.

IV/3/798 – Biblioteca Comunale di Ancona. Consultazione Manoscritto F. Santini. Predisposto programma di consultazione ed analisi per i mesi di luglio agosto e settembre.

IV/3/799 – Giorgio Madeddu ha reperito dalla rete l’elenco dei Militari Britannici decorati al valore Militare. Al momento è allo studio una edizione CESVAM Papers per l’analisi statistica dei Decorati. Studio prorpedeutico di come inserire tali decorati nel Sito.

IV/3/800 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 Settembre 2026. Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.

(a cura di massimo coltrinari)



sabato 11 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Mario Magri

 ARCHIVIO

 ( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Mario MAGRI

(Arezzo, 17 aprile 1897– Roma, 24 marzo 1944)


 Documenti di Mario Draghi tratti dal Casellario Giudiziario

Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico “F. Petrarca” di Arezzo, Magni si arruolò volontario nel Primo Conflitto Mondiale divenendo Sottotenente di Complemento di Artiglieria della specialità Bombardieri, meritando due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

La prima gli fu concessa dopo che su Pasubio nell’ottobre 1916 mentre erano in corso i combattimenti, benché ferito portava a termine l’allestimento di una linea telefonica “dimostrando singolare fermezza, abilità e ardimento”, sostituendo anche un Ufficiale caduto nel comando di una Sezione Bombardieri.

La seconda decorazione fu ottenuta qualche mese dopo quando, promosso Tenente, a Castagnevizza nel Carso Goriziano mentre era in corso un’azione dei grossi calibri dell’artiglieria austro-ungarica “riattivava la linea telefonica e provvedeva a far estrarre i militari travolti dalle macerie e a soccorrerli”.

Entrambe le decorazioni gli saranno poi revocate nel 1941 a seguito di specifico Decreto Legge.

Al termine della Grande Guerra con il grado di Maggiore è a Fiume come Aiutante di Campo di D’Annunzio, che gli affibbia il soprannome di “Capitano Magro”, esprimendosi così nei suoi confronti:“…egli guida gran parte di audacissime imprese militari, è uomo che osa l’inosabile…”. Ma più che imprese militari erano audaci sortite guidate da Magri con i legionari fiumani per reperire vettovaglie per la città di Fiume assediata.

Terminata l’avventura fiumana, si rifugia in Marocco per sfuggire alle autorità di polizia italiane ponendosi al servizio del sultano Abd El Krim, quale comandante dell’artiglieria, nel corso della guerra d’indipendenza contro la Spagna.

Iscritto alla Massoneria, fondò con il Gran Maestro Domizio Torrigiani il movimento clandestino "Fronte Unione Nazionale”, in quanto dopo essere rientrato in Italia dalla Francia dopo il “Delitto Matteotti” e dedicatosi al commercio, ritiene che il regime fascista incarni la reazione e tradisca quei valori risorgimentali di libertà, giustizia e fratellanza, propri della libera arte muratoria, che lui aveva sempre sostenuto. Cerca anche di convincere D’Annunzio, recandosi più volte al Vittoriale, a prendere iniziativa per aumentare ancora di più la crisi del fascismo seguente al “Delitto Matteotti” ed arrivare ad un governo di unità nazionale che esautorasse Mussolini.

Durante un colloquio con un amico, rivelatosi una spia, confida il desiderio di uccidere Mussolini e per questo il Capo della Polizia che, dal 1926 ritendendolo pericoloso per la vita del Capo del Governo, si mette sulle sue tracce e lo arresta.

Magri però non verrà mai deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in quanto il suo stato di Ufficiale decorato nella Grande Guerra e uno dei principali artefici dell’Impresa di Fiume, oltre ai suoi rapporti con D’Annunzio, avrebbe provocato imbarazzo e non pochi danni d’immagine al regime fascista.

Nonostante non fosse mai stato giudicato da un Tribunale, Magri passerà ben diciassette anni in confino, dal 1926 al 1943, divenendo l’unico antifascista italiano con più anni a cui venne attribuita tale pena, ancorché la legislazione in materia prevedesse al massimo cinque anni.

Durante la sua permanenza in varie località confinarie quali le Isole Tremiti, Cirò, Petronà, Pescopagano Lipari (dove tentò la fuga travestito da donna insieme ad un altro oppositore che aveva indossato abiti talari), Ponza dove conobbe una donna che sposò nonostante l’opposizione della famiglia di lei e le minacce delle autorità governative.

Nonostante i soprusi, le angherie, le minacce e le bastonature subite negli anni di confino Magri non perde la sua verve di uomo d’azione e di spirito esprimendo così il suo pensiero: «Ho conosciuto centinaia di rivoluzionari, e li ho visti sempre, o sopra i libri, o con i libri sotto il braccio. Mai nessuno si sia rivolto a me per avere nozioni militari che sono necessarie in una rivoluzione. Vuol dire che questa guerra rivoluzionaria sarà fatta scagliando i libri. Può darsi che ciò abbia la sua efficacia, ma fa parte di una strategia a me sconosciuta»

Dopo il lungo confino Magri il 12 agosto 1943, riassumendo in uno scritto clandestino la sua prigionia: «Il mio caso è simile a quello di moltissimi altri, anche se ho avuto, unico fra tutti il privilegio di essere confinato per diciassette anni consecutivi…posso, a buon diritto vantarmi di non aver cambiato bandiera di fronte alle persecuzioni subite; di aver difeso sempre la mia dignità di cittadino e di italiano e di non essermi mai aggiogato al carro del vincitore».

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 rientrato a Roma Magri aderisce senza indugio al movimento di resistenza, formando insieme ad altri ex confinati come Placido Martini e Silvio Campanile il Fronte Unione Nazionale ed organizzando le prime formazioni di partigiani formate da militari sbandati e civili. Se Martini fu il capo politico del movimento Magri ebbe l’incarico di seguire la parte militare e mantenere anche i contatti con le formazioni resistenti presenti a Roma e nei dintorni.

Il 26 gennaio del 1944 è arrestato a Roma, sotto falso nome ma identificato subito dopo, a causa di una delazione, al Ristorante Rosetta dalla polizia tedesca accompagnata da due spie italiane che si erano finti Ufficiali di fede monarchica a capo di alcune bande operanti nel viterbese. Insieme a lui viene arrestato anche Placido Martini (che subirà lo stesso destino), Bertini Alfredo e un certo Colasurdo identificato come Commissario di Pubblica Sicurezza.

Tradotto a Via Tasso viene percosso e in un’occasione subisce 150 frustate che lo rendono immobile ed impossibilitato a camminare per diversi giorni, ma senza confessioni o cedimenti di alcun genere. Nella sua detenzione a Via Tasso è recluso nella cella numero 1 con Carlo Zaccagnini, don Pietro Pappagallo e Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Con gli amici Martini e Campanile, Magri condividerà la sorte di essere trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944.

Nel 1954 gli sarà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 61 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate l’11 dicembre 2025

https://www.arezzonotizie.it/attualita/fosse-ardeatine-mario-magri-storia.html

https://www.casentino2000.it/un-casentinese-martire-delle-fosse-ardeatine/ https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://ilfuturistamagazine.blogspot.com/2012/04/mario-magri-da-fiume-alle-fosse.html
https://www.mausoleofosseardeatine.it

https://www.prolocodiponza.it/progettoPonza/Magri.htm


venerdì 10 luglio 2026

Progetto 2024/2 Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Ten . PS Maurizio Giglio

 ARCHIVIO

Maurizio GIGLIO

(Parigi, 20 dicembre 1920 – Roma, 24 marzo 1944) 

 


Figlio di Armando e Anna Isnard trascorre l’infanzia e la prima adolescenza tra la Francia e Roma, dove frequenta il ginnasio, il liceo “Terenzio Mamiani”, conseguendo la laurea in giurisprudenza a soli 21 anni e distinguendosi per un’intensa attività sportiva.

Il padre nel corso del primo Conflitto Mondiale, quale Capitano di fanteria, era stato decorato con una Medaglia d'Argento al Valor Militare perché ferito in Francia. Al termine della guerra entra nei ruoli dei Funzionari di Pubblica Sicurezza, portandolo nel corso della carriera ad assumere la dirigenza della III Zona OVRA e la Questura di Bologna.

Nel 1939 è ammesso alla frequenza dei Corsi per Allievi Ufficiali di Complemento e con l’ingresso dell’Italia nel Secondo Conflitto Mondiale, dopo aver preso parte alla campagna contro la Francia del giugno 1940 chiede e ottiene di partire volontariamente per la Grecia.

Nel corso di questa campagna quale Ufficiale del III Battaglione del 42° Reggimento Fanteria “Modena”, inquadrato nell’omonima Divisione di Fanteria (37a) si distingue per coraggio e ardimento meritando, a brevissima distanza di tempo:

-      il 14 dicembre 1940 sulle Pendici occidentali di Monte Spat una Croce di Guerra al Valor Militare in quanto “Nel corso di un aspro combattimento contro forze nemiche soverchianti, era di esempio ai propri dipendenti per ardimento e sprezzo del pericolo. Durante l'azione, accortosi che il nemico diminuiva la sua pressione in seguito alle perdite subite, lo contrattaccava decisamente a bombe a mano, ponendolo in fuga.”

-     il 30 dicembre 1940 a Kurvelesc una Medaglia di Bronzo al Valor Militare per aver condotto “… un reparto di volontari del suo Battaglione eseguiva un colpo di mano su importante postazione nemica. Ferito continuava nel suo compito senza allontanarsi dal suo reparto fino ad operazione compiuta.”,

Giglio viene anche proposto per ulteriori ricompense al Valor Militare e per il passaggio in servizio permanente.

Comandato a Torino nella Commissione Armistiziale con la Francia con sede a Torino, rimanendovi fino al gennaio del 1943, e dove otteneva la promozione a Tenente. Giglio ritenendosi insoddisfatto dell’inattività delle mansioni a cui è sottoposto, chiede di essere trasferito ad un reparto operativo venendo assegnato all'81° Reggimento Fanteria “Torino”, rientrato dalla campagna di Russia e stanziato a Roma.

Al momento della notizia dell’armistizio pur essendo cresciuto nel culto dell'ideologia e della mistica fascista, con il padre appartenente all'OVRA, rompe nettamente con il passato rimanendo fedel al giuramento di Soldato e di Ufficiale. Il 9 settembre del 1943 raccoglie a sé alcuni soldati del Reggimento e li conduce al combattimento contro i tedeschi a Porta San Paolo; evita poi che le armi in dotazione al reparto possano finire in mano ai nazisti.

Dopo la resa della capitale ai tedeschi il 17 settembre abbandona Roma e attraversa le linee nei pressi di Benevento dove giunge il 4 ottobre consegnandosi a delle pattuglie statunitensi e ricongiungendosi con gli elementi del Regio Esercito rimasti fedeli a Vittorio Emanuele III.

Il 7 ottobre arriva si trasferì a Napoli per presentarsi al comando della 5ª Armata USA comunicando di avere importanti notizie sui movimenti delle truppe tedesche osservate durante viaggio effettuato da Roma verso sud.

Nel capoluogo campano Giglio è indirizzato all' OSS (Office of Strategic Services), che gli chiede di divenire un proprio agente informativo a Roma ed arruolarsi nel corpo di polizia della Repubblica Sociale, non prima però di aver informato le autorità governative italiane a Bari. Dopo il rientro a Napoli, Giglio, munito di cifrari e di apparati ricetrasmittenti, è accompagnato in automobile nei pressi dell'altopiano del Matese, da dove, dopo aver passato ancora una volta le linee, raggiungerà Roma con altri elementi volontari italiani ingaggiati dai servizi informativi statunitensi.

Raggiunta la capitale il 28 ottobre del 1943 Giglio si espone a gravi rischi riuscendo per ben due volte a sottrarsi alla cattura dei nazifascisti riuscendo a salvare anche le apparecchiature ricetrasmittenti. Per poter svolgere l’incarico in tranquillità durante le ore in cui è attivo il coprifuoco e non suscitare sospetti nelle polizie nazifasciste, Giglio si arruola nella Polizia Ausiliaria Repubblicana con il grado di Sottotenente Ausiliario. In questo periodo stringe contatti con gli esponenti dei partiti antifascisti e con il FMC di Cordero di Montezemolo.

Assunto il nome di battaglia di “Cervo” conduce le attività del Servizio Informazioni Radio Vittoria, una stazione radio clandestina installata su di un barcone ancorato nei pressi di Castel Sant’Angelo con la complicità del proprietario. Qui Giglio provvedeva ad inviare agli Alleati messaggi in codice concernenti operazioni da condurre oltre le linee tedesche, fornire informazioni sugli spostamenti delle forze della Werhmacht e ricevere ogni informazione utile per dare ospitalità a spie, sabotatori e rifornimenti di armi da dare alla Resistenza.

A questo si aggiungeva un’altra importante missione affidata a Giglio consistente nell’organizzare nella zona di Grosseto delle basi da dove esponenti militari e politici antifascisti avrebbero potuto raggiungere a bordo di unità navali alleate, le zone dell’Italia libera dal giogo nazifascista

Il giorno antecedente allo sbarco alleato di Anzio, avvenuto tra il 21 e il 22 gennaio 1944, Giglio accoglie a Roma il Maggiore Peter Tompkins, agente e plenipotenziario dell'OSS in Italia ospitandolo anche nella sua abitazione ed instaurando una stretta collaborazione, che si intensifica in particolar modo durante la stagnazione delle operazioni statunitensi sul fronte di Nettuno.

Il 4 febbraio 1944 Giglio, durante un servizio alla Basilica di San Paolo “Fuori le Mura” è fermato dalla polizia italiana mentre è intento a fotografare l’arresto effettuato dai tedeschi e dagli italiani ai danni di alcuni antifascisti; l’intervento del padre sul questore Caruso porta al suo rilascio, anche se cominciano a montare sospetti sulla sua fedeltà al regime fascista.

Il 16 marzo 1944 viene arrestato l’operatore radio Enzo Bonocore che sottoposto ad interrogatorio tradisce Giglio, il quale, il giorno successivo avuta notizia dell’arresto del collaboratore, insieme al proprio attendente Scottu mentre stanno recuperando l’apparato ricetrasmittente dal barcone ancorato nel Tevere, cadono in un’imboscata tesagli dagli uomini di Caruso e della banda del criminale fascista Pietro Koch. Trasferiti immediatamente alla Pensione Oltremare, sede della “Banda Koch”, dove vengono sottoposti ad estenuanti interrogatori. Giglio resosi conto che è impossibile negare il suo coinvolgimento nella Resistenza si assume ogni responsabilità per evitare che qualche esponente del movimento clandestino possa essere coinvolto. Ma ciò non basta in quanto gli aguzzini agli ordini di Koch cercano con sevizie e torture di far rivelare a Giglio nomi e le località dove si erano nascosti gli appartenenti al movimento di Resistenza. Il suo compagno Scottu testimonierà nel dopoguerra al Processo Koch le sevizie e torture a cui fu sottoposto Giglio nei sei giorni di permanenza alla Pensione Oltremare. Tompkins pianificherà anche un blitz per liberare Giglio dalla prigione, tentativo che rimarrà inattuato.

Nella notte del 23 marzo Giglio subisce un ultimo interrogatorio e all’indomani mattina impossibiliato a reggersi in piedi, viene condotto a Regina Coeli e da qui viene trasportato su una barella alle Fosse ardeatine per essere giustiziato.

Gli sarà concessa la Medaglia d’oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa nel sacello n. 150 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 20 e il 30 dicembre 2025

https://www.anpi.it/biografia/maurizio-giglio

https://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista39.nsf/ServNavig/12

https://it.insideover.com/spionaggio/in-ricordo-di-maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo.html

https://www.poliziadistato.it/statics/50/maurizio-giglio.pdf

www.treccani.it

 


 

giovedì 9 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944 . Rapporto del Comandante Magg. Giulio Mannucci Benincasa.

 ARCHIVIO

Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana

Manuel Vignola



3) Benincasa Mannucci Giulio, maggiore comandante interinale, rapporto sui Tre Carabinieri e proposta per il conferimento agli stessi della medaglia d’oro, e al carabiniere Naclerio Francesco della medaglia d’argento, 21 marzo 1945. Legione territoriale dei CC.RR. di Firenze gruppo interno di Firenze. N° 318/21/1944 di Prot. Div. 18 Firenze li 21/3/1945 OGGETTO: FUCILAZIONE DI TRE CC.RR. DELLA STAZIONE DI FIESOLE DA PARTE DEI TEDESCHI. Al comando della legione territoriale CC.RR. di Firenze Il 6 agosto 1944 il V. Brig. a piedi dei CC.RR. Amico Giuseppe comandante il distaccamento della G.N.R. [Guardia Nazionale Repubblicana] di Fiesole, venne arrestato per ordine del comando tedesco locale e deportato, insieme ai civili del luogo al “Passo del Giogo” per escavazione di trincee facenti parte del sistema della linea Gotica. In seguito a tale arresto, della caserma di Fiesole rimanevano soltanto l'appuntato a piedi effettivo dei CC.RR. (promosso a tale grado dalla G.N.R.) Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Mascolo Margherita nato e residente ad Agerola (Napoli) (14987-80 1910). Carabiniere a piedi effettivo Sbarretti Fulvio di Angelo e di Gasparri Santa nato e residente a Nocera Umbra (Perugia)-(9473-72-1922) Carabiniere a piedi effettivo Marandola Vittorio di Angelo e di Marandola Angela, nato e residente a Cervato (Frosinone)-(27277-85-1922) Carabiniere a piedi effettivo La Rocca Alberto fu Vincenzo e di Gisella Filomena, nato e residente a Sora (Frosinone)-(851924). L'appuntato Naclerio quale più elevato in grado e più anziano, dovette assumere il comando del distaccamento. A Fiesole, fin dal 2 agosto era stato proclamato lo stato di emergenza e, oltre il comando germanico, tenuto da un giovane tenente Hiesserich finora non meglio identificato, erano rimaste qualche autorità italiane, il Vescovo Mons. Giovanni Giorgis e il Segr. Comunale Dott. Luigi Oretti. Disorientato e intimorito, dopo l'arresto del comandante, l'appuntato Naclerio si portò dal Vescovo, cui chiese appoggio e consiglio per il comportamento da tenere e per l'opera da svolgere insieme ai dipendenti carabinieri. Il Vescovo Mons. Giorgis fece presente al militare le necessità di continuare a tutelare l'ordine pubblico del delicato periodo di emergenza e, nell'esortarlo in tal senso di rassicurarlo sui suoi timori a riguardo dei tedeschi, dicendogli che si sarebbe personalmente interessato, il loro comando, per garantire ai tutori dell'ordine libertà di azione loro affidate, richiese anche al graduato un elenco nominativo dei componenti il distaccamento per poterne fare consegna al detto comando germanico e per ottenere per essi la dovuta garanzia. L'elenco richiesto venne consegnato a Mons. Giorgis la mattina del giorno 7 agosto e il 9 successivo l'appuntato Naclerio, non avendo ricevuta altra notizia si portò nuovamente a conferire con il Vescovo che, pur dicendogli di non aver potuto prendere cond[…]to col comando tedesco per l'assenza del P. Francescano che faceva da interprete lo rassicurò nuovamente a non abbandonare il servizio. [L’] 11 agosto il Naclerio, tramite la domestica Torrini Edilia ricevette un messaggio inviatogli dal V. Br. Amico2 (V.A. 1 bis N° 14). Detto messaggio, cui era unita la somma di lire mille comunicava che in Firenze si combatteva per le strade, che il sottoufficiale era riuscito ad evadere dal “Passo del Giogo” e si nascondeva nei pressi di Fiesole conteneva anche l'ordine per i militari di portarsi a Firenze e abbandonare la caserma, camuffandosi da fratelli della Misericordia a servizio delle portantine di detta Confraternita che giornalmente da Fiesole trasportavano feriti a Firenze. Ricevuta tale comunicazione il Naclerio incaricò la Signora Bartolucci Piera di recarsi in suo nome dal Vescovo per sapere cosa avesse fatto e quale impegno avesse avuto col comando tedesco nei loro riguardi. La Bartolucci riferì al Naclerio che il Vescovo aveva inviato l'elenco al detto comando senza averne ricevuta risposta ed assicurazione, tanto che egli stesso non sapeva precisamente cosa meglio consigliare ad essi. Aveva altresì aggiunto che, se avessero ritenuto conveniente lasciare la caserma, cercassero rifugio in qualche casa del paese per essere pronti al momento di maggior bisogno. (Vedi all. N° 13). Verso le ore 20,30 del giorno stesso, i quattro militari, dopo aver provveduto a sotterrare le armi e le munizioni nell'orto della caserma e dopo avere indossati indumenti civili chiusero la caserma consegnandone la chiave alla domestica (V. all. 1 bis e N°3) e si portarono nei locali della Misericordia ove appresero che anche ai portaferiti di detta Confraternita è stato inibito di muoversi. Nell'impossibilità di servirsi del mezzo loro indicato dal V. Brig. Amico3 e di poter effettuare il percorso a piedi traversando la linea di combattimento, i militari nell'intenzione di profittare appena possibile di altra favorevole occasione, decisero di pernottare nelle grotte dell'Anfiteatro romano. Nelle suddette grotte rimasero fino alle ore 18 del successivo giorno 12, ora in cui un civile si recò a chiamare l'appuntato Naclerio, dicendogli che Mons. Turini, cancelliere della Curia Vescovile di Fiesole (V. all. N°[…] ) e il segretario comunale Dott. Oretti (V. all. N° 6), avevano urgente necessità di parlargli. Il graduato, sull'indicazione ricevuta, si recò nei locali della Misericordia ove trovò entrambi i predetti che gli comunicarono come il comando tedesco, accortosi dell'allontanamento dei militari dell'arma, avevano reso noto che se, entro la sera stessa, i carabinieri non si fossero presentati, 2Nel documento è scritto “D’Amico”. 3Nel documento è scritto “D’Amico”. avrebbero ordinato la fucilazione di dieci ostaggi del paese già in sue mani fin dal giorno I0 agosto (V.all. N°8). I medesimi non fecero nessuna pressione, né dettero consigli di sorta all'appuntato Naclerio, cui si limitarono a dire “che si rimettevano alla coscienza sua e dei suoi uomini” analogamente non si dissero portatori di alcuna garanzia, per il caso che i militari avessero deciso di presentarsi (V. all. N°5 e 6). L'appuntato Naclerio, fortemente conturbato per la notizia ricevuta, fece ritorno presso i suoi compagni e la comunicò ad essi che ne rimasero, a loro volta, atterriti. Dopo breve riflessione e consultazione nella quale il Car. Marandola pose in rilievo che se la fucilazione degli ostaggi fosse avvenuta, essi non avrebbero più trovato pace per tutta la vita, (V. all. N°3), decisero unitamente di presentarsi senza porre altro indugio- perfettamente consci del pericolo certo cui si esponevano, pensando alle ineluttabili conseguenze del fatto di aver sotterrate le armi, s'incamminarono immediatamente per presentarsi al comando tedesco. Strada facendo, giunti ai locali della Misericordia, “incontrarono ancora Mons. Turini4 e il Dott. Oretti, che vi erano rimasti in attesa della risposta e ad essi comunicarono la decisione presa, ricevendone lode. (V. all. N°6). Il Dott. Oretti consigliò l'appuntato, che avendo famiglia non abitava in Caserma, di andare subito a casa e indossare l'uniforme e di presentarsi con lui e Mons. Turini5 al comando tedesco per dargli comunicazione dell'avvenuto ritorno dei carabinieri. (V. all. N°6) – I tre carabinieri, invece, si inviarono direttamente in caserma, che trovarono già occupata da tedeschi i quali, al loro giungere, stavano perquisendo il piano superiore (V. all. N°4 e 7). Infatti, mentre avveniva quanto riferito, nei riguardi dei militari, il comandante tedesco aveva ordinato al Rag. Nieri Raffaello, impiegato comunale, di far guida a due militari tedeschi, che avevano incarico di perquisire la caserma della G.N.R. (V. all. N°7). Detto Nieri giunto alla caserma e trovatala chiusa, aveva fatto inutile ricerca della chiave dalla domestica, quindi aveva chiamato il fabbro Bartolini Domenico (V. all. N°7 e N°4) per forzare il cancello della porta d'ingresso, mentre i tedeschi, impazienti dell'attesa si erano introdotti nell'orto scavalcando un muro di cinta (V. all. N°2 e 7). Aperta la porta dal fabbro Bartolini e il Rag. si introdussero nella caserma che presero ad ispezionare minutamente. Mentre perquisivano il piano superiore, giunsero i tre carabinieri che nell'abito civile in cui si trovavano, vennero al cospetto dei militari tedeschi per conto dei quali il Nieri, già a conoscenza di quanto veniva ricercato, gli richiese del luogo dove avevano lasciato le armi (V. all. N° 4 e 7). Nell'impossibilità di fare altrimenti, i militari indicarono l'angolo dell'orto ove le avevano sotterrate, e obbedendo all'ingiunzione loro fatta dai tedeschi, con le armi in pugno, provvidero a disseppellirle e quindi caricatele sulle spalle le portarono al comando tedesco sotto la scorta dei 4Nel documento è scritto “Torrini”. 5Nel documento è scritto “Torrini”. militari tedeschi (V. all. N° 4 e 7). L'appuntato Naclerio, frattanto accompagnato da Mons. Turini6 e da Oretti, si era recato presso il detto comando che aveva assicurato del ritorno dei Carabinieri. Avendo appreso che il Rag. Nieri già si trovava in caserma con i soldati tedeschi, vi si diresse anche lui e vi trovò solo il fabbro Bartolini, che lo mise al corrente di quanto era accaduto (V. all.N° 3 ) Subito preoccupato dal fatto che tra le armi sotterrate vi erano cinque moschetti anziché tre- t[an]ti erano i carabinieri presenti, mentre il moschetto del Naclerio era stato nascosto in casa e da lui stesso rilevato all'atto in cui indossò l'uniforme-, si portò di corsa al comune per rilevarvi il Dott. Oretti e insieme a lui si recò nuovamente al comando germanico, ove, subito richiesto il proposito, spiegò all'ufficiale che i due moschetti in più appartenevano ai militari che si trovavano in licenza di convalescenza. La giustificazione non sembrò convincere il tenente tedesco, che impartì l'ordine di arrestare l'appuntato e di associarlo agli altri militari, che si trovavano, sotto scorta, in altra stanza del comando. Dopo circa venti minuti i quattro militari dell'arma, scortati da militari tedeschi, armati, furono condotti all'albergo Aurora e rinchiusi in [un] sotterraneo dell'albergo stesso. Trascorsero circa tre quarti d'ora, quando i tre carabinieri furono fatti uscire e l'appuntato, rimasto solo, udì dopo pochi minuti tre distinte scariche di fucile mitragliatore poi nell'intervallo fra la prima e la seconda; un grido di “Viva l'Italia” e un lamento, per ultimo alcuni colpi di pistola (V. all. N°3). La sorte dei tre eroici carabinieri che avevano volontariamente e con piena consapevolezza deciso, con atto della propria volontà spinta all'estremo sacrificio dai più nobili sentimenti di altruismo e di abnegazione appresi nel diurno compimento del dovere durante il servizio prestato tra le fi[le] dell'Arma inesorabilmente compiuto; per essa dieci vite innocenti erano salve ma di fronte all'eroico comportamento dei tre olocausti, esempio virile di [su]preme virtù militari e di civica lealtà, la stessa barbarie teutonica rimase perplessa e conturbata ed infatti il cinico ufficiale, da quel momento, rifiutò ogni contatto con persone del paese, si chiuse- quasi vergognoso del delitto commesso- in un completo isolamento che mantenne per tutto il tempo della sua permanenza in Fiesole. Quando verso le ore 21 dello stesso giorno e della stessa sera, trascorsa appena un'ora dall'eccidio, gli venne condotto [in] presenza l'appuntato Naclerio, l'animo suo per quanto tetragono ad ogni umano sentimento per atavico carattere della razza, probabilmente già percosso da rimorso, non ebbe il coraggio di pronunziare un'altra spietata sentenza, e, p[ur] esprimendo minaccia di fucilazione per il caso d'inadempienza dei suoi ordini, dopo essersi informato dell'età, del servizio e dello stato di famiglia del militare, gli ordinò di continuare a prestare servizio alle dipendenze del comune. Nel corso degli accertamenti condotti, si è presa in attento esame anche la posizione di tutte le persone che, di riflesso, vennero coinvolte nel tragico occorso, per stabilire eventuali responsabilità 6Nel documento è scritto “Torrini”. o particolari meriti nell'occorso stesso. Si è pertanto addivenuti alle seguenti conclusioni nei riguardi di ciascuna di dette persone. 1°) Per S.E. Mons. GIOVANNI GIORGIS, Vescovo di Fiesole Per gli intendimenti cui era ispirato, nessun carico può farglisi del consiglio dato ai militari di rimanere al loro posto e di continuare a prestare servizio nell'interesse della popolazione. Anche per il fatto di aver cercato di fare avvertire i carabinieri, quando seppe che il comando tedesco avrebbe proceduto alla fucilazione degli ostaggi se non si fossero ripresentati, è da ritenersi logico e motivato da alte ragioni di coscienza (5V. all. N°5 - 6 - e 6 bis). Il suo intervento in favore di militari al momento del bisogno supremo, quando cioè essi gliene fecero giungere disperata invocazione a mezzo del Dott. Oretti (V. all. 6 bis), non fu personale e devesi riconoscerlo- oltre inefficace- affatto coraggioso. Ciò può tuttavia spiegarsi con lo stato di disagio in cui il Vescovo si trovava, sia per precedenti diffidenze dimostrategli dal detto comando sia per il fatto specifico di avere, in certo modo, garantito al comando stesso che i carabinieri non si sarebbero allontanati. 2°) Per Monsignore TURINI7 Luigi-Cancelliere vescovile nella missione svolta presso l'appuntato Naclerio nei locali delle Misericordia e per incarico del Vescovo, detto prelato non esercitò pressione di sorta nell'animo del militare, onde influenzare la decisione; si limitò comunicargli quanto aveva disposto il comando militare tedesco in ordine all'allontanamento dei carabinieri e a dirgli che “si rimetteva alla coscienza dei militari” per quanto avrebbe deciso di fare. Mons. Turini perorò come meglio poté, a nome del Vescovo, la causa delle vittime e la mancanza di successo non può, in alcun modo, essergli addebitata. 3°) Per il Dott. ORETTI LUIGI- segretario comunale di Fiesole; Per la sua qualità d'impiegato comunale, unico rappresentante rimasto in luogo dell'amministrazione locale, fu costretto a mantenere contatti col comando tedesco ed a subirne gli ordini. Quando il comandante gli fece comunicare la sua spietata decisione, egli disse di non sapere dove fossero i carabinieri e cercò di venire in loro aiuto mettendoli quanto possibile in buona luce. Nella missione espletata insieme a Mons. Turini, si mantenne nei limiti di questi e non fece pressione alcuna sulle decisioni, che i carabinieri presero in piena libertà. Anche il locale Comitato di Liberazione Nazionale che ha condotto inchiesta sul suo operato, lo ha dichiarato indenne da qualsiasi responsabilità. 4°) Per il NIERI RAFFAELLO rag. del Comune di Fiesole; Come il precedente fu costretto dalla qualità d'impiegato comunale a mettersi come il precedente a disposizione del comando tedesco. Venne comandato a far da guida ai militari tedeschi, inviati a 7Nel documento è scritto “Tueeini”. ispezionare la caserma col preciso compito di ricercarvi le armi e di costringere chiunque a dare l'aiuto necessario (V. all. N°7 e N°8). Quando, egli disse alla domestica della caserma, nel chiederle della chiave per entrarvi, non era che la ripetizione di ordini ricevuti e che egli eseguiva sotto la minaccia delle armi dei soldati tedeschi. Altrettanto deve dirsi per quanto riguarda la richiesta del luogo ove erano messe le armi rivolta ai carabinieri, quando questi si presentarono in caserma, durante l'ispezione effettuatasi. Anche dall'opinione pubblica locale non gli vengono mossi addebiti per l'azione svolta. 5°) Per l'ing. BONINSEGNI Silvio; Venne costretto a fare da interprete presso il comando tedesco e in tale missione, insieme al Dott. Oretti, cercò ogni possibilità di convincere il comandante tedesco che i carabinieri non erano elementi ostili. Si premurò di avvertire il Dott. Oretti affinché cercasse subito del Vescovo e comunicargli la posizione di estremo pericolo in cui si trovavano i carabinieri dopo la loro traduzione all'albergo “Aurora”. 6°) Per TORRINI Edilia, domestica della caserma; deve essere posta in rilievo, anche in relazione alla sua scarsa levatura mentale essendo analfabeta, l'atteggiamento veramente coraggioso assunto di fronte alla minaccia dei tedeschi, negando di essere in possesso delle chiavi della caserma, che invece custodiva. Saputo che il Vice Brigadiere d'Amico era riuscito a sottrarsi alla cattività e si trovava a Fiesole-di sua iniziativa- si recava a trovarlo e, per suo mezzo, il sottoufficiale poteva riprendere contatti coi propri uomini e trasmettere loro il messaggio e [i] denari. Meriterebbe di essere premiata. 7°) Per BARTOLUCCI Piera; richiesta dai militari, procurò loro abiti civili e si fece per loro intermediaria presso il Vescovo per riceverne istruzioni. Si prestò a sorvegliare i pressi della caserma per garantire l'allontanamento dei militari. Per tali azioni si mise a rischio di subire rappresaglia e perciò merita di essere premiata per la prova di attaccamento offerta a favore dei carabinieri. I dieci ostaggi, esempi viventi del Sacrificio dei carabinieri erano stati arrestati dai tedeschi fin dal 10 agosto e si trovavano rinchiusi nel sottosuolo dell'Albergo “Aurora” in ambienti diversi da quelli dei militari. Essi, che per l’ubicazione del locale in cui stavano, udirono soltanto scariche di cui non seppero rendersi conto, non percepirono il grido di “Viva L'Italia” lanciato da una delle vittime (V. all. 3); (N° 9-10-11 e 12). Se ne comunicano i nominativi:

1°) MANNELLI Alessandro fu Pietro.

 2°) PESCIULLESI Piero di Gino.

 3°) PAPI Giulio fu Carlo.

4°) VANNETTI Mario di Antonio.

5°) TORRINI Edoardo fu Emilio

 6°) FANTINI Bruno fu Eugenio.

 7°) SANI Mario di Andrea.

 8°) MARCHINI Guido di Giulio.

 9°) CRESCIOLI Ezio di Cesare.

10°) YAHIR Enrico di N.N.

 

Il comportamento dei carabinieri, compendiandosi nell'atto volontario col quale, perfettamente consapevoli, offrirono spontaneamente le loro giovani esistenze perché altre vite fossero risparmiate, trascende il valore morale del comune eroismo fuori e dentro il campo di battaglia e onora l'arma, l'Italia e la stirpe nostra. Questo, purtroppo non poterono comprendere i tedeschi, cui natura negò sensibilità e luce interiore capaci d'intendere e vedere quanto di sublime fosse contenuto nell'atto di docile sottomissione di quei prodi, che avrebbero pure potuto aver salva la vita solo se fossero rimasti nel luogo sicuro in cui si trovavano; ma ciò bene intese il popolo di Fiesole lo dimostrò quando, con plebiscitario concorso volle onorare le salme gloriose, che dall'oscura fossa scavata nello stesso giardino dell'albergo dai barbari uccisori, trovarono degna sepoltura nel cimitero cittadino, e ne benedisse la memoria cospargendone le tombe di lacrime e di fiori. Non offusca la purezza di questi prodi il che siano rimasti in servizio durante il periodo repubblicano della dominazione nazi-fascista, perché essi, pur avendo ciò fatto per ragioni d'indole morale e materiale cui non potevano sottrarsi le loro volontà, mantennero ugualmente incontaminata la fiaccola della fedeltà immobile dell'arma, iscrivendosi tutti al fronte clandestino di resistenza (Corpo Volontario della Libertà-Comando militare Toscano) cui, con rischio personale reso molto maggiore della loro posizione di militari in servizio, resero importanti servizi (Vedi tessera bracciali allegati, nonché dichiarazione al N°[…] ). Per quando sopra, propongo i carabinieri SBARRETTI FULVIO, MARANDOLA VITTORIO, E LA ROCCA ALBERTO, per la concessione della medaglia d'oro a Valor Militare (alla memoria) con la seguente motivazione:

 

 “COSTRETTO, SUO MALGRADO, A PRESTAR SERVIZIO NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE NAZI-FASCISTA, TENEVA SALDA TRADIZIONE DI FEDELTÀ PRENDENDO ATTIVA PARTE ALLE AZIONI DEL FRONTE CLANDESTINO, POCHI GIORNI PRIMA DELLA LIBERAZIONE DEL TERRITORIO, OBBEDENDO A ORDINE IMPARTITOGLI DAL PROPRIO SUPERIORE DIRETTO, DISERTAVA L'ODIATO SERVIZIO PER PRENDERE POSTO NELLE FILE DEI PATRIOTI QUANDO, GIÀ AL SICURO DELLE RICERCHE DEI TEDESCHI, VENNE INFORMATO CHE QUESTI AVEVANO DECISI DI FUCILARE DIECI OSTAGGI NEL CASO CHE EGLI NON SI FOSSE A LORO PRESENTATO ENTRO IL GIORNO STESSO. CERTO E CONSAPEVOLE DI SACRIFIZIO CUI ANDAVA INCONTRO, SERENAMENTE, E SENZA TITUBANZA LO AFFRONTI E VOLONTARIAMENTE SI CONSEGNI NELLE MANI DEI CARNEFICI CADENDO DA PRODE DUE ORE DOPO, VITTIMA EROICA E SUBLIME DEL PIÙ NOBILE SENTIMENTO D'ALTRUISMO, ESEMPIO DI INSUPERABILE VIRTU' MILITARE E CIVILE, DELL'ARMA, DELL’ITALIA E DELLA STIRPE NOSTRA”.

 

Per il carabiniere (appuntato della G.N.R.) NACLERIO Francesco, propongo la concessione della medaglia d'argento al Valor Militare con la sua seguente motivazione: COSTRETTO, SUO MALGRADO, A PRESTARE SERVIZIO NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE NAZI FASCISTA, TENEVA SALDA LA TRADIZIONE E FEDELTÀ PRENDENDO PARTE ATTIVA ALLE AZIONI DEL FRONTE CLANDESTINO. POCHI GIORNI PRIMA DELLA LIBERAZIONE DEL TERRITORIO, OBBEDENDO A ORDINE IMPARTITOGLI DAL PROPRIO SUPERIORE DIRETTO, DISERTAVA L'ODIATO SERVIZIO PER PRENDERE POSTO NELLE FILE DEI PARTIGIANI QUANDO GIÀ AL SICURO DELLE RICERCHE DEI TEDESCHI VENNE D INFORMATO CHE QUESTI AVEVA DECISO LA FUCILAZIONE DI DIECI OSTAGGI NEL CASO (P.7) CHE EGLI NON SI FOSSE A LORO PRESENTATO ENTRO IL GIORNO STESSO, CERTO E CONSAPEVOLE DEL SACRIFICIO CUI ANDAVA INCONTRO, SERENAMENTE E SENZA TITUBANZA L'AFFRONTÒ E VOLONTARIAMENTE SI CONSEGNÒ, UNITAMENTE AD ALTRI TRE CARABINIERI, NELLE MANI DEI CARNEFICI. DUE ORE DOPO, I COMPAGNI CADEVANO DA PRODI, VITTIME EROICHE E SUBLIME DEL PIÙ NOBILE SENTIMENTO 'ALTRUISMO, MENTRE A LUI PER PURO CASO E MIRACOLOSAMENTE, VENIVA RISPARMIATO IL SACRIFICIO SUPREMO. IL MAGGIORE COMANDANTE INTERINALE (F/te Giulio Mannucci Benincasa)

mercoledì 8 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Roberto Lordi

 ARCHIVIO 

( a cura di GIOVANNI RICCARDO BALELLI)

Roberto LORDI

(Napoli, 11 aprile 1894– Roma, 24 marzo 1944)


 

Dopo il diploma conseguito al Collegio Militare di Napoli (Nunziatella) è ammesso alla frequenza della Regia Accademia per le Armi di Artiglieria e Genio di Torino, uscendone nel gennaio del 1916 con il grado di Sottotenente di Artiglieria e venendo assegnato al 2° Reggimento Artiglieria da Montagna impiegato in zona di guerra.

Dopo aver presentato domanda nel Corpo Aeronautico Militare a maggio 1916 è assegnato quale Ufficiale Osservatore alla 29a Squadriglia, passando a settembre 1917 nella 113ª Squadriglia.

In questo periodo Lordi viene decorato con una Medaglia d’Argento al Valor Militare per aver effettuato “…lunghe e difficili ricognizioni ed osservazioni di tiri d’artiglieria, sfidando il fuoco delle batterie antiaeree e gli apparecchi da caccia nemici, che spesso colpirono e danneggiarono gravemente il suo apparecchio senza però riuscire a smuoverlo dal proprio mandato. Insistendo con accanimento sull’obiettivo indicatogli e volando spesso a bassa quota condusse sempre a termine, brillantemente, gli importanti compiti affidatigli portando ogni volta dai suoi voli utilissime notizie.”

Divenuto pilota, dopo aver frequentato il corso di pilotaggio al Campo Scuola Aerea di Cascina Costa di Samarate, transita il 6 luglio 1918 quale Tenente pilota nell’89ª Squadriglia meritando una Croce di Guerra al valor Militare in quanto “…sapeva col proprio esempio, trascinare i propri dipendenti a compiere arditi e lontani bombardamenti e mitragliamenti in condizioni atmosferiche avverse.”

Al termine del Primo Conflitto Mondiale è destinato all’Aviazione della Tripolitania fino al 1919 quando rientra in Italia e destinato al Comando Aeronautica di Roma e poi al 2º Raggruppamento Aeroplani da Bombardamento.

Laureatosi in ingegneria aeronautica al Politecnico di Torino e, promosso capitano il 31 marzo 1923, il 10 settembre 1923 è assegnato al 1° Stormo Aeroplani da Bombardamento di Milano. Il 16 ottobre 1923 transita dal Regio Esercito nella Regia Aeronautica. Nel maggio 1924, è assegnato al 13° Stormo Aeroplani da Bombardamento e il 4 novembre 1926 è promosso Maggiore. Dal 15 dicembre 1927, è a capo della Divisione Operazioni dell’Ufficio di Stato Maggiore Ciampino Sud e nel novembre 1928 è promosso Tenente Colonnello.

Inviato in Libia il 22 aprile 1929 quale Comandante dell’Aviazione della Cirenaica ha modo di distinguersi per coraggio e ardimento meritando a giugno del 1930 una seconda Medaglia d’Argento al Valor Militare per essere « venuto a conoscenza che un apparecchio in ricognizione aveva atterrato fuori campo in regione pericolosa e lontana dai centri abitati capottando e causando gravi ferite all’osservatore, non esitava ad affrontare, mentre sopraggiungeva la notte, il rischio di un atterraggio difficile per terreno accidentato e condizioni atmosferiche avverse, pur di assicurare il trasporto in volo del ferito all’ospedale, dimostrando alto senso di altruismo ed esemplari doti di Comandante.”

È promosso pertanto Colonnello per merito di guerra il 17 luglio 1931.

Nel corso del suo servizio in Libia ha modo di partecipare, quale pilota, al primo lancio collettivo di paracadutisti effettuato nel 19127 da reparti libici a Castel Benito e al raid Roma-Torino-Londra.

Nel settembre del 1933, Roberto Lordi è inviato in Cina a capo di una missione militare per assistere la formazione della RoCAF (Republic of China Air Force), grazie agli accordi politici stabiliti da Galeazzo Ciano, genero di Mussolini. La sua competenza aeronautica e lealtà conquistarono la fiducia del generalissimo Chiang Kai-shek, che lo nominò suo consigliere personale. Divenuto Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Cinese il 18 maggio 1934, Lordi si concentra sulla riorganizzazione del settore aeronautico e ottiene l'approvazione per la creazione di una fabbrica italiana di aerei a Nanchang, scalzando la concorrenza americana e tedesca.

Promosso Generale di Brigata Aerea nel marzo del 1935, Lordi riesce ad assicurarsi importanti contratti per forniture di aerei e armamenti per l'industria italiana. Tuttavia, i suoi sforzi sono fortemente ostacolati dalla gestione superficiale del regime e dalle case costruttrici. In seguito, entra in conflitto con il nuovo ambasciatore italiano in Cina e con l'Addetto Aeronautico, specificatamente riguardo alla vendita di materiale al governo di Canton. Al riguardo invia a Mussolini un telegramma denunciando l'avidità e l'incapacità di alcuni funzionari. Le sue critiche suscitarono invidia tra le alte sfere politiche e militari, portandolo a subire conseguenze negative.

Richiamato in Italia nell'agosto del 1935 con la scusa di relazionare sull'andamento della missione, Lordi è inizialmente arrestato e successivamente internato in una clinica. Accusato di irregolarità amministrative pretestuose, è messo a riposo d'autorità per limiti di età a soli 42 anni, nonostante i tentativi coraggiosi di ricorso al Consiglio di Stato nel 1937 e 1938, tutti respinti nel 1939.

Fino al 1942, Lordi è sorvegliato dall’OVRA e confinato presso la sua abitazione a Genzano di Roma, vietandogli di espatriare o di mantenere contatti con il governo cinese. Le richieste ufficiali di Chiang Kai-shek a Mussolini per riavere Lordi al suo fianco sono ignorate, soprattutto a causa del crescente avvicinamento del regime fascista al Giappone.

Lordi non potendo tornare mai più in Cina, lascia così un vuoto nella missione aeronautica. Silvio Scaroni lo sostituisce come capo della Missione Aeronautica, ma deve affrontare l'ostilità di Chiang Kai-shek, infastidito dal richiamo del suo fidato consigliere. L’eredità di Lordi in Cina rimane segnata dai contrasti con il regime fascista e dalle sue idee mutate riguardo al fascismo stesso. La sua storia rappresenta un caso complesso di interazione tra interessi militari italiani e cinesi durante un periodo cruciale della storia.

Impossibilitato a rientrare in servizio nella Regia Aeronautica Lordi trova impiego grazie al conte Ernesto Stacchini quale dirigente dell’omonimo Polverificio Stacchini in via Cavour a Roma.

All’armistizio dell’8 settembre 1943, benché sofferente di cuore, accorre con il suo fucile da caccia a Porta San Paolo per combattere i tedeschi.

Successivamente si prodiga nel movimento di resistenza organizzando proprie spese con l’amico Sabato Marcelli Castaldi la banda partigiana “Fulvi”, forte di più di 500 uomini e altre bande armate nei Monti Prenestini e di Alatri, sottraendo notevoli quantità di esplosivo nel polverificio dove è direttore passandolo alle bande della resistenza romana ed ospitando nella sua villa di Genzano militati sbandati, ricercati politici e ebrei ricercati dalle SS. Provvede poi ad installare alcune radio trasmittenti clandestine in varie località della città di Roma, con le quali invia importanti informazioni agli alleati inerenti alla topografia e alla presenze di unità tedesche nelle zone di Fregene e Anzio.

Quando il 7 gennaio 1944 i tedeschi insospettiti dalla sottrazione dell’esplosivo arrestano il proprietario del polverificio, Lordi si presenta volontariamente al comando tedesco assumendosi la responsabilità e scagionando chi gli aveva dato un lavoro pochi anni prima.

Recluso nella cella n. 4 del carcere di via Tasso Lordi essendo cardiopatico e conscio del destino che lo attende, richiede la visita del cardiologo che lo ha in cura Giovanni Borromeo, appartenente alla Resistenza e che per la sua opera di salvataggio degli ebrei sarà dichiarato Giusto tra le Nazioni. Il medico custodiva nei sotterranei dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma dove lavorava, una delle radio clandestine consegnategli da Lordi. La visita autorizzata dai nazisti avviene il 12 febbraio 1944, ma durante il finto check up medico Lordi temendo che sotto tortura potesse cedere, chiese al Borromeo esponente della Resistenza, chiede al medico di imparare un elenco di nomi, in modo che fossero avvertiti e si potessero nascondere, nel caso ancora non gli fosse nota la notizia del suo arresto.

Al momento della sua uccisione, secondo quanto riportato nel 1948 da Kappler al processo, Lordi muore gridando “Viva l’Italia!”.

Con il Decreto Legge del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 91 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 9 dicembre 2025

https://www.anpi.it/biografia/roberto-lordi

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/lordi-roberto

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://profilbaru.com/it/Roberto_Lordi

https://www.mausoleofosseardeatine.it