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martedì 10 febbraio 2026

I Raggruppamento Motorizzato. Lineamenti per l'occupazione di Monte Marrone 2 marzo 1944

 ARCHIVIO

Nota del 22 marzo 1944 del comando raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

NOTA CIRCA L'OCCUPAZIONE DI MONTE MARRONE

          23 marzo 1944

 

1°-  Opportunità dell'impresa

Evidente.

Il Marrone in mano tedesca compromette molto seriamente le condizioni della difesa nel settore Castelnuovo e nel settore Mainarde; una volta occupato dai Tedeschi, impadronirsene di viva forza costituisce una operazione di dubbio esito e che potrebbe costare sensibili sacrifici.

 

2° - Data dell'operazione.

Per prevenire il nemico, la più prossima possibile.

Per dare garanzia di successo, occorre però assicurare il tempo necessario per una buona organizzazione preventiva dei fuochi e dei rifornimenti.

A titolo orientativo, la data per ora prevista è il 25 marzo. Il ritardo nell'arrivo delle salmerie alpine potrà rendere necessario un corrispondente rinvio.

 

3° - Modalità dell'operazione

Di sorpresa.

Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta verso le 7 del mattino.

Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l'ascesa da q. 1180 e da Valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione; nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e 10 del mattino.

Al loro seguito colonne di portatori nella misura più larga possibile. In previsione di possibili contrattacchi di sorpresa nella prima notte successiva all'operazione, occorre sfruttare al massimo le ore di luce per una prima sistemazione della posizione e per l'esecuzione di qualche tiro di aggiustamento di artiglieri, mortai ed armi pesanti in grado di dare un concorso di fuoco.

 

4° -  Forze a disposizione e schieramento.

Sono destinate all'operazione le seguenti forze:

a) battaglione alpini « Piemonte »;

b) battaglione paracadutisti;

c) XXIX battaglione bersaglieri.

Il battaglione alpini ha il compito dell'occupazione di M. Marrone.

Il battaglione paracadutisti ha il compito di assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo fino alla displuviale tra Rio Petrara e Val di Mezzo per q. 1344 di M. Marrone, sella di q. 970 e q. 1214 di M. Castelnuovo.

XXIX battaglione bersaglieri in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abbruzzese.

E' previsto che il II/68° rgt. ftr., attualmente in linea nel settore di Castelnuovo, si raccolga dopo lo scavalcamento da parte del btg. paracadutisti e si sposti nel sottosettore di Colle Jardini, passando in secondo scaglione.

Il colonnello Fucci, comandante la fanteria del raggruppamento, assumerà la direzione dell'operazione e provvisoriamente il comando del sottosettore ovest da Val Viata (esclusa) a M. Castelnuovo (incluso).

Il colonnello Caputo, comandante del 68° rgt ftr., assumerà il comando  del sottosettore est, avendo ai propri ordini diretti il I e II btg. del proprio reggimento ed elementi minori.

Comando 4° rgt. bersaglieri e XXXIII btg. bers., provvisoriamente in terzo scaglione a Fornelli, meno gli elementi distaccati a q. 1181 (un plotone fucilieri) e a q 1478 delle Mainarde (un plotone fucilieri e due plotoni mortai).

 

5° -  Difesa di M. Marrone

E dubbio che la configurazione del terreno uniforme ed in lieve pendio verso ovest consentirà di assumere una soddisfacente profondità di schieramento.

Questo inconveniente è aggravato dal fatto che in Val Viata larghe chiazze di bosco si spingono in genere fino alla linea di cresta agevolando l'avvicinamento del nemico.

Occorre prevedere:

 - un'occupazione dell'ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben fornita di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;

- una  sistemazione - la più rapida possibile compatibilmente alle difficoltà di rifornimento e di trasporto  a piè d’opera – di difese accessorie (mine e reticolati);

- una attivissima osservazione vicina e lontana;

- una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d'infilata.

In linea di massima è da ritenere che:

- il tratto di fronte più delicato si debba localizzare tra la q 1770 e la q 1344;

- che su tale tratto le direzioni d'attacco da nord (Val di Mezzo) e da nord-ovest (regione Ferruccia) siano più pericolose della direzione d'attacco da ovest (M. Mare).

Conseguentemente sono stati previsti:

a) tiri d'infilata in alta Val Viata, da parte di 5ª e 6ª btr. obici da 100 mm. Schierate in regione Cerasuolo Vecchio, con osservazioni a q. 1478;

b) tiri d'infilata in alta Val Viata e sulla sella tra M. Mare M. Marrone, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del 68º fanteria) da schierare a circa metà percorso tra q. 1180 e la cima sud di M. Marrone con osservazioni a detta cima;

c) tiri in regione Ferruccia e in Val di Mezzo, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del btg paracadutisti) da schierare sui rovesci di q 1344, con osservazione su detta quota;

d) tiri d'infilata in regione Ferruccia, da parte di una btr. da montagna da 75 (del btg. alpini « Piemonte »), di una compagnia mortai da 81 (del 68° fanteria) e di due plotoni (a pezzi) da 47 (del btg. paracadutisti) da schierare, in posizione di agguato in cresta o presso la cresta di M. Castelnuovo, nei pressi di q. 1193;

c) concorso di fuoco, secondo le rispettive possibilità di tiro di un'altra batteria obici da 100 e di 4 btr. di obici da 75, attualmente schierati in difesa dei settori di Castelnuovo e di Colle Jardini;

f) impiego, dove, come e quando le circostanze lo consentiranno, dei sei mortai in organico al battaglione alpini « Piemonte ». Inoltre sarà opportuno predisporre il concorso eventuale di fuoco delle artiglierie alleate in grado di realizzarlo ed in modo particolare il concorso dei mortai e delle mitragliatrici pesanti di q. 1478 aventi azioni su testata della Valle Viata.

 

6°- Misure preventive.

Sono di ordine tattico e logistico.

Le prime essenzialmente consistono nell'apprestamento delle basi di fuoco previste al paragrafo precedente (scelta delle nuove posizioni, lavori di accesso alle postazioni, trasporto delle munizioni, impianti di nuovi osservatori) Esse sono in corso e per assicurare loro una conveniente protezione si è già provveduto a rinforzare l’occupazione avanzata di Castelnuovo. Le seconde riflettono la costituzione di basi di rifornimenti (rifornimenti viveri munizioni e materiali del genio) in valle Petrara per il successivo inoltro a Monte Marrone a d’orso d’uomo. Esse, come già accennato, sono in ritardo per il mancato arrivo delle salmerie del battaglione alpini e della batteria da montagna


lunedì 9 febbraio 2026

Un rito di passaggio e di iniziazione

 DIBATTITI


Il battesimo dell’artigliere

Ten. Art. P.E. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Nei riti di passaggio e nei riti di iniziazione si passa da una condizione sociale o spirituale a una diversa condizione, come per il battesimo, la circoncisione e l’investitura per il cavaliere medievale, si ha una manifestazione pubblica dell’assunzione di un nuovo status e della conseguente responsabilità che questa comporta.

            L’individuo è ufficialmente incardinato in una posizione ritenuta adeguata, si sanciscono diritti e doveri che a lui competono, si conferma nel coraggio e superamento della prova l’autorità conferitagli formalmente.

            Inquadrato nella primavera del 1980 presso il I Gr. A.Pe. “Adige” ad Elvas, su un altipiano sopra Bressanone, Arma nucleare tattica da 1 a 20 Kilotoni con obici da 203/25, reparto della III Brigata Missili “Aquileia”, 5° Corpo D’Armata, nell’aprile giurai fedeltà quale Sottotenente di artiglieria davanti al Colonnello Comandante e alla Bandiera entrando formalmente nelle mie funzioni con l’assegnazione alla 8° batteria obici, finchè nei primi di luglio mediante tradotta ferroviaria raggiungemmo il poligono  di  Monte Romano (Viterbo) per il campo a fuoco, quale prova sul terreno per il rilascio dell’annuale abilitazione NATO davanti ad una apposita commissione di ufficiali della NATO.

            Il Gruppo era costituito da circa 34 ufficiali, 46 sottufficiali, 81 graduati e 376 militari semplici per un totale di 537 uomini assegnati alla 7° e 8° batteria e al C.S.B. oltre alla 4° Compagnia fucilieri d’assalto che custodivano il sito a testate nucleari Site Rigel a Naz-Sciaves monitorato dall’11°  th US distaccamento del 559 US artillery groupe Italy, nel periodo dell’estate del 1980 il Comandante era il Ten. Col. Massimo Innamorati, gli avanzamenti di carriera e le licenze dipendevano dal successo dei Campi NATO, quindi vi era una notevole attenzione e forte motivazione nell’addestramento, tanto che il Gruppo ebbe nel corso delle varie prove valutative NATO l’ambito riconoscimento di migliore unità d’artiglieria NATO.

            Durante due giorni di fuoco con munizionamento convenzionale e l’ultimo giorno con munizionamento speciale simulante una carica nucleare, ebbi la direzione del centro calcolo balistico presso il comando batteria, ero addetto in caserma all’addestramento dl personale di batteria che doveva fornire i dati balistici.

            Le cariche dell’obice in sacchi di cordite erano sette a seconda della lunghezza della parabola, costituita dal primo e dal secondo arco, si usava normalmente la prima carica per sicurezza tirando a breve distanza al fine di evitare una eventuale uscita per errore di calcolo o impostazione dati della granata dal poligono.

            Le esplosioni con le spolette a tempo erano come dei soli nel cielo, mentre enormi sbuffi di terra si alzavano con le spolette a percussione il raggio delle schegge era sui 150 metri, una carica non partì per difetto della catena incendiaria la quale non riuscì a fare detonare la cordite, calò il silenzio, tutti si raggrupparono lontano, si aspettò dei lunghi minuti una eventuale esplosione ritardata, poi gli artiglieri incaricati, aperto l’otturatore, sbloccarono con la mazza e il calcatoio dalla parte della canna la granata la cui fascia di forzamento, necessaria per imprimere alla stessa la rotazione necessaria alla sua stabilizzazione nella traiettoria, era impegnata sulla rigatura interna.

            Dall’osservatorio il Capitano trasmetteva le coordinate con la radio che gracchiava, queste venivano riportate velocemente sulle due tavole topografiche, la principale e l’altra di controllo, all’ok della tavola di controllo i dati venivano trasmessi rapidamente al S.Tenente ai pezzi se li faceva impostare al pezzo base per i tiri a forcella di aggiustamento, dopo alcuni tiri, inquadrato il bersaglio, veniva dato l’ordine della salva e i quattro pezzi aprivano il fuoco uno dopo l’altro cadenzati, questo per controllare che tutte le granate esplodessero all’impatto ed eventualmente individuate quelle inesplose farle brillare dopo i tiri ad opera dei genieri.

            Vi era tra gli artiglieri l’usanza di scrivere su ogni granata un nome di donna, queste pesavano sui 90 kg., l’ultimo giorno ci fu portata dagli artiglieri americani la granata speciale, lucida come l’ottone e del peso di circa 110 kg. con T N T, fu caricata nel silenzio generale, arrivarono gli ordini dall’osservatorio, calcolata la traiettoria ed impostati i dati partì il colpo, nel cielo si vide un sole accecante, il bersaglio neutralizzato, vi fu un sospiro di sollievo.

            Durante i tiri il fungo dell’otturatore a vite dell’obice veniva periodicamente pulito dal deposito dei fumi della cordite con una spugna imbevuta d’acqua presa da un secchio ai piedi del pezzo, alla fine dei tiri l’acqua che restava nel secchio era grigia, puzzolente di zolfo e uova marce, le spolette erano accatastate da una parte e avvitate sulla granata all’inizio dei tiri, se richiesto dai tiri a tempo la spoletta veniva temporizzata per fare esplodere la granata in aria ed investire con una pioggia di schegge il terreno sottostante.

            I sacchetti di cordite necessari al lancio della granata erano posti da un lato, alla fine dei tiri quelli restanti furono tutti accatastati e incendiati, una vampa altissima si sollevò verso il cielo sotto lo sguardo tra l’incuriosito e l’attonito degli artiglieri al primo campo a fuoco.

            Le granate venivano normalmente lanciate con la prima carica sentendo nell’aria un sibilo simile al motore di un aereo a reazione, talvolta usciva sfarfallando quando a causa del non corretto impegno della corona di forzamento con la rigatura si perdeva parte della spinta dei gas nell’esplosione, il colpo era impreciso, le sicure sulla spoletta erano due una manuale, che veniva tolta al momento del caricamento, l’altra meccanica, un dischetto metallico interno che a seguito della forza di rotazione della granata avrebbe dovuto scivolare liberando il percussore.

            Finiti brillantemente i tiri tra l’entusiasmo generale, esausti scaricarono la tensione accumulata nei giorni precedenti, gli artiglieri al primo fuoco vennero chiamati per il loro battesimo da artigliere al centro della batteria, il Tenente anziano per gli ufficiali  e il graduato più esperto per la truppa, fatto portare il secchio con l’acqua sporca dei tiri, presa la spugna con cui era stato pulito l’otturatore del pezzo, la imbeveva nel secchio e fatto inginocchiare il candidato, tolto l’elmetto, ne cospargeva la testa dichiarandolo artigliere a tutti gli effetti così passando da giovane recluta ad anziano, con il rispetto a lui dovuto per avere sostenuto la fatica, il rumore delle detonazioni, eseguito gli ordini per giornate intere senza dare segni di stanchezza.

            Un rito che dava un senso comprensibile all’impegno, un riconoscimento veloce, pratico e pubblico dello sforzo e della disciplina mostrata, nonché dell’affiatamento del reparto e delle regole apprese e correttamente applicate.

 

 

NOTA

Malatesta L., Armi nucleari a Nord Est . La III Brigata Missili Aquileia 1959-1991, Gestione sito 2023.


domenica 8 febbraio 2026

Il I Raggruppamento Motorizzato sulle Mainarde Febbraio 1944

 ARCHIVIO

- Ordine n. 289/Op. del 19 febbraio 1944 del comando del raggruppamento motorizzato sulla sistemazione difensiva settore Castel Nuovo - Rocchetta

COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

UFFICIO CAPO S. M. -  Sezione OPERAZIONI

Segreto-urgente N. 289 di prot. Op                                                         19 febbraio 1944

Oggetto: Sistemazione difensiva settore Castelnuovo-Rocchetta    Carta: 1: 50.000.

 

Al Comando 68° Rgt. Fanteria

Al Comando 4º Rgt Bersaglieri

Al Comando CLXXXV Btg. Paracaduti

Al Comando 1 Big. Arditi

Al Comando V Brg Controcarro

Al Comando 11° Rgt Artiglieria

e. per conoscenza

Al Comando a Divisione Marocchina – Raggruppamento Nord

Al Comando Fanteria divisionale

Al Comando LI Brg Misto Genio

Seguito e conferma ordini verbali:

1. Situazione nemica: a parte.

2. Situazione nostra:

    Raggruppamento in linea nel quadro di:

¾      5ª armata americana;

¾      CEF;

¾      Raggruppamento nord 2ª divisione marocchina (Generale Guillaume – Posto comando Selvone);

¾      schieramento all'estrema ala destra delle unità sopra indicate, in contatto con l'ala sinistra dell'8ª armata inglese (3ª divisione polacca).

 

3. Missione: temporaneamente difensiva nel settore delimitato:

¾    a destra: Colle Jannini (incluso)-Pizzone (escluso)-Castel S. Vincenzo (escluso)- Masseria Petrone (esclusa)-(limite destro del settore della 5ª armata):

¾    a sinistra: M. Mare-M. Marrone-Mass. Coia (località inclusa) con compito difensivo.

 

4. - Schieramento:

a) 68° rgt. fanteria in linea, rinforzato da V btg. controcarro, btg, arditi  « Boschetti ».

IV  gruppo 11° artiglieria schierato a Colle Papa in appoggio diretto;

b) CLXXXV btg. paracadutisti   « arditi Nembo » a Rocchetta Nuova in riserva di settore (dipendenza diretta da questo comando);

c) 4º rgt. bersaglieri in approntamento a Fornelli e a Montaquila;

d) 11° rgt. artiglieria (meno il IV gr.) impiegato nell'intero settore della 2ª divisione marocchina secondo ordini direttamente ricevuti.

 

5. - Direttive generali per la difesa del settore:

a) due sottosettori di battaglione rispettivamente fra M. Marrone e M. Castelnuovo e fra M. Castelnuovo e M. Rocchetta;

 

b) posizione di resistenza:

¾      nel sottosettore di sinistra: Colle Rotondo-Castelnuovo (abitato);

¾      nel sottosettore di destra: barra di Colle Jardini;

c) garanzia di possesso dell'osservatorio di q. 1.250 di M. Castelnuovo a saldatura dei due sottosettori;

d) robusto collegamento materiale:

¾      con le unità polacche sulla destra (Castel S. Vincenzo);

¾      con le unità marocchine sulla sinistra (q. 1.180 di M. Marrone).

 

In particolare:

¾      in Castel S. Vincenzo: schieramento di armi pesanti organizzato a caposaldo col compito di battere di fianco forze nemiche eventualmente attaccanti in direzione di Colle Jardini,

¾      a q. 1.180: un pl. bersaglieri a saldatura fra l'occupazione italiana di Colle Rotondo e l'occupazione marocchina di q. 1.478 delle Mainarde (ordini dettagliati a parte);

e) btg. arditi in riserva a Scapoli col compito di: alimentare un attivo pattugliamento la sicurezza nel triangolo S. Michele a Foce-M. S. Michele-Colle Alto;

f) 56ª cp. controcarro (V battaglione) schierata a Ponte Rotto a sbarramento delle provenienze da Alfedena ed Atina;

g) comando delle truppe in linea (comando 68° rgt. ftr, a Scapoli).

   Previsto che il comando raggruppamento si sposti prossimamente a Colli.

6. - Attendo non appena possibile (comunque non oltre il 21 corrente mese) dal comando 58° rgt. fanteria lucido dettagliato degli schieramenti effettuati e del piano dei fuochi.

 

Il Generale comandante

UMBERTO UTILI


sabato 7 febbraio 2026

Cultura e politica di massa nel tecnicismo. Da Spengler ad Heidegger

 DIBATTITI

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Contro l’idea lineare dell’Illuminismo Spengler introduce il modello ciclico, in cui le culture quali esseri viventi hanno una loro autonomia, una morfologia nella quale vi è una nascita e una morte, una fioritura e un declino.

            Ogni cultura possiede un proprio principio formale che ne determina lo stile, in Occidente Spengler individua una cultura faustiana, la spinta all’infinito come la retta oltre se stesso quale volontà di potenza, questo al contrario della cultura pollinea greco-romana che è circolare tendendo all’armonia o alla cultura islamica che tende al punto, alla ricerca di Dio mediante la mistica.

            Non vi è quindi una storia universale ma una cattedrale di storia dove l’uomo occidentale nel trasformarsi in macchina entra in una fase di decadenza, nella fine dello spirito vivente in cui vi è il passaggio dalla cultura alla semplice civiltà.

            La cultura è la ricerca del sogno e delle idee quale albero in crescita, quando si irrigidisce vi è la sua pietrificazione nel continuo calcolo e misurazione eliminando il sogno e lo slancio creativo, tecnica potente ma vuota dell’animo, manca la bellezza resta solo la praticità, Spengler ci ricorda che il tramonto può essere splendido basta viverlo con dignità, dobbiamo dargli una forma viva, cercare di descriverlo con poesia e armonia.

            Faust, simbolo dell’Occidente, firma il patto con il diavolo per possedere la potenza, la materia verso lo spazio infinito, al contrario dei greci per i quali lo spazio è armonico, finito, mentre gli egizi vedono lo spazio come via  rettilinea, ma il desiderio dell’infinito seguendo la tecnica ci consuma nell’angoscia del vuoto, privo di un centro, in quanto nella conquista si perde, come nella tragedia greca dove alla solitaria grandezza si accompagna la perdita dell’Io.

            La democrazia come tutto in natura  nasce, fiorisce, muore, subentra l’epoca delle elite e di una scenografia spettacolare, in un continuo tecnicismo dove vi è il gestore e non il politico, questo porta al cesarismo nella ricerca di un leader che risolva, il potere passa pertanto dalle parole della discussione democratica, Atene, al gesto di Cesare.

            L’uomo nell’epoca finale è l’uomo della tecnica, del sapere settoriale senza anima, conosce tutto ma non ne capisce il senso, l’uomo macchina non crea, calcola non vive, funziona, tecnico senza destino ha conquistato l’esterno perdendo l’interiorità, ha una statistica senza spirito e una visione, il filosofo diventa professore, il poeta cede il passo al critico, il sacerdote diventa un funzionario della morale, non si vive per qualcosa ma solo per durare dove la politica è manager, senza ideali ma con uno schedario.

            Ormai l’uomo faustiano si perde nella funzionalità della tecnica, solo passando dall’espansione alla profondità nel conoscere la morte può rinascere (Heidegger).

            Arte, scienze e religioni sono divenute discipline tecniche ma non slanci spirituali che invadono tutto l’essere se l’arte diventa stile non è più cultura, la scienza non vuole capire il mondo ma calcolare quale tecnica utilitaristica perdendosi nel particolare, nella religione la ricerca dello spirituale si trasforma in uno sterile moralismo.

            Le masse non vedono più un futuro ma le necessità del presente, esse hanno un’anima irrazionale e prettamente utilitaristica, in quanto la plebe non cerca la verità né cultura ma la sicurezza, ecco emergere l’istinto del cesarismo che si fa legge d’ordine esso non ha futuro quale risposta momentanea, conservazione non crescita, in quanto la democrazia nel momento della sua riduzione s trasforma in un cesarismo.

            Dostoevskij nel “Grande Inquisitore” pone il problema della verità, l’uomo non regge la verità in quanto la vera libertà spirituale per lui è un peso, richiede semplicemente pane, sicurezza e protezione.

            Le Chiese nel fondare l’autorità guidano l’uomo barattandone la libertà con il fine di fornire la sicurezza di un ordine, ma la libertà è inseparabile dal sentimento dell’amore se non si vuole sprofondare nella violenza caotica della sopraffazione, non resta quindi che il silenzio quale risposta alla freddezza del razionalismo e alla dura logica del potere.

            La libertà è stata ceduta in cambio del consumo, la verità per l’opinione, la coscienza in cambio dell’identificazione con la sicurezza del gruppo, con il gregge, così che il potere nel proteggere infantilizza.

            Dostoevskij ci pone una domanda, ma siamo  davvero pronti per la libertà? Vivere senza garanzie in un rispetto reciproco?

 

Bibliografia

·        Bocco F., Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar Edizioni 2016;

·        Sibaldi I., Il coraggio di essere idioti. La felicità secondo Dostoevskij, Mondadori 2017.

 


venerdì 6 febbraio 2026

Il Corpo Italiano di Liberazione. Gli Allegati

 ARCHIVIO

37. - Memorandum del 24 gennaio 1944 del comando della 5ª armata americana

38. - Ordine di operazione n. 1 dell'8 febbraio 1944 del comando gruppo nord francese

39. - Nota n. 27 del 13 febbraio 1944 del comando gruppo nord francese

40. - Ordine n. 289/Op. del 19 febbraio 1944 del comando del raggruppamento motorizzato sulla sistemazione difensiva settore Castel nuovo - Rocchetta

41. Lettera n. 2223/Ord. del 14 marzo 1944 dello S.M.R.E. sulla costituzione del III battaglione a.a. del 68° reggimento fanteria

42. Lettera n. 561/Op. del 23 marzo 1944 del comando raggruppamento motorizzato sulla costituzione del III battaglione a.a. del 68" reggi mento fanteria

43. Lettera n. 314/Op. del 22 febbraio 1944 del comando raggruppa mento motorizzato sul LI battaglione bersaglieri

44. - Ordine di difesa n. 133 del 4 marzo 1944 del comando gruppo nord francese

45. -  Nota del 22 marzo 1944 del comando raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

46. - Lettera n. 228 G/M del 23 marzo 1944 del comando gruppo nord francese sulla occupazione di Monte Marrone

47. - Lettera del 31 marzo 1944 del gen. Clark

48. - Istruzione 343/Op. Tj 44 del 26 marzo 1944 del comando 5ª divisione polacca

49. - Piano di appoggio redatto dal comando 5ª divisione polacca il 26 marzo 1944

50. - Ordine 395/Op. del 28 marzo 1944 del comando fanteria raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

51. - Lettera dell'11 aprile 1944 del comandante del II corpo polacco

52. - Messaggio dell'11 aprile 1944 del comandante dell'8ª armata britannica

53. - Lettera n. 728/Op. del 12 aprile 1944 del comando raggruppamento motorizzato sui limiti di settore

54. - Copia di manifestino lanciato dai Tedeschi

55. - Lettera del 14 aprile 1944 del comandante della 5ª divisione polacca << Kresowa >>

56. - Lettera n. 2545/Ord. del 3 aprile 1944 dello S.M.R.E. sulla nuova denominazione di « Corpo italiano di liberazione >>


giovedì 5 febbraio 2026

Realtà essere e linguaggio. Pensiero e Tecnicismo

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Dalla fine del ‘700 con la Rivoluzione Industriale le scienze della natura si impongono come metodo ai saperi dell’uomo, nell’organizzazione totale della società l’essere umano è misurato e tecnicamente inserito, quale reazione dalla fine dell’800 vi è una progressiva demonizzazione della tecnica che nella Grande Guerra ha una sua conferma, dove la tecnica diventa produzione e distruzione scientifica di massa, (Adorno). Nasce l’esigenza di una riflessione sull’uomo, sulla sua essenza e sugli strumenti che dispone per interpretare la realtà quale il linguaggio, oggi dopo un secolo, nel nuovo millennio si ripropone la riflessione innanzi alla conflittualità in atto, alla dispersione relazionale e alle pervasive nuove tecnologie ad esse collegate, ecco la necessità di un accrescimento mediante il pensiero filosofico, come richiesto anche recentemente dall’Accademia Militare di Modena all’Università di Bologna.

            La comprensione della realtà non può essere letta scientificamente come una serie di leggi precise ma va interpretata, vi è una impossibilità di leggere l’uomo in termini deterministici.

            Gadamer nell’ermeneutica pone il problema ontologico della comprensione dell’esserci, dell’uomo che cerca di comprendersi nel mondo, in questo vi è prima una precomprensione a cui segue una comprensione di se stesso in quel contesto interpretandolo, Gadamer vuole mettere in chiaro la struttura della comprensione, l’essere umano è sempre una comprensione e quindi una struttura di interpretazione, ovvero una struttura storica.

            La verità è figlia di una comprensione dell’interpretazione, essendo l’essere nel mondo una interpretazione dello stesso, l’essere quindi non è scientifico ma una esperienza di vita, una interpretazione del mondo, in questo Gadamer considera esserci tre ambiti di esperienza: l’arte, la storia e il linguaggio.

            Nella Storia critica la presunzione di una oggettività storica, impossibile in quanto il passato è studiato da colui che vive nel presente, occorre quindi una mediazione ossia un circolo ermeneutico storico che parta da una precomprensione. Gli Illuministi si sono battuti contro i pregiudizi, ma afferma Gadamer, questi ci saranno sempre occorre pertanto vedere quali siano validi a partire da una analisi completa degli stessi, circolo ermeneutico vi è quindi un divenire storico.

            Gadamer vuole conservare la metafisica aristotelica e platonica non distruggerla come fanno Nietzsche e Haidegger, ma reinterpretarla essendo la reinterpretazione del presente il risultato di una serie di concatenazioni interpretative fuse fra loro, che conducono a una nuova interpretazione di senso e di verità.

            Nella “Critica del linguaggio e dialogo” vi è una contemporaneità tra comprensione e applicazione della comprensione all’interno del dialogo, la dimensione della lettura e interpretazione è all’interno del testo in un circolo ermeneutico di domande e risposte tra lettore e testo e viceversa, vi è un dialogo a partire dal testo che ci conduce all’interno con una interpretazione attiva e passiva contemporanea, in cui il circolo ermeneutico è un circolo dialogico.

            Nel trasformarsi all’interno del testo non conosciamo dove andrà il dialogo ermeneutico, l’interpretazione è sempre viva mai chiusa in quanto la comprensione avviene nel linguaggio, questi non è solo interpretare ma luogo dove l’essere si dà all’uomo, il linguaggio è l’evento ontologico dove si manifesta l’essere pertanto è evento significante, struttura fondamentale per comprendere l’essere che è all’interno del linguaggio stesso.

            Husserl critica lo studio della mente umana in termini matematici di pura oggettività, staccata dalla realtà, circostanza che ha favorito dell’intellettualismo estraendo dei principi da una realtà falsata, è venuta meno la valutazione dell’esperienza in favore di una astratta oggettività allontanando dalla vita reale fatta di “fluire e divenire”, allontanando la creatività.

            Il tempo della scienza è quantitativo, il tempo della vita è relativo, la fenomenologia quale scienza del fenomeno vuole tornare alle cose ossia alle essenze e studiarle come appaiono, fenomeni. Le cose appaiono quindi necessita averne una visione diretta sospendendo il giudizio in modo da poterlo reinterpretare, bisogna tornare alla vita nella conoscenza esperienziale, nelle Epoché di un mondo della soggettività quale esperienza, intenzionalità da cui partire già Cartesio sottolineava che possiamo dubitare del mondo ma non dei nostri atti.

            Con Wittegenstein la filosofia mostra i limiti e le ambiguità del linguaggio, rende esplicito quello che era oscuro, rende coscienti del significato, deve tenersi presente che la cura del linguaggio evita parte della conflittualità in una modestia intellettuale e impegno etico, ricordandoci il limite delle domande.

            Dobbiamo uscire dalle trappole linguistiche le diverse aspettative legate ai termini portano all’incomprensione, occorre pertanto che il significato personale sia contestualizzato con la descrizione, infatti le diverse culture conducono a significati diversi dei singoli termini.

            Il linguaggio nasce dall’intimo ma rinforza gli stati d’animo, occorre quindi una purificazione del linguaggio in modo da superare il blocco proveniente dagli stati d’animo, vi è un potere trasformativo delle parole esse devono riflettere l’insieme completo dell’esistenza, l’uso appropriato delle parole toglie il velo delle gabbie derivanti dalle metafore ed astrazioni, dalle tante ideologie che lo imprigionano in una liberazione intellettuale ed esistenziale.

            Vi è una doppia valenza epistemologica, permette di vedere il mondo, ed esistenziale, permette di vivere senza veli, si riformulano le proprie idee superando gli imposti dall’esterno, quali le propagande politiche ed economiche, la riflessione filosofica permette una valutazione e quindi una esistenza più completa ed autentica.

Ermete Trismegisto ci ricorda che “l’uno è il tutto e il tutto è l’uno”, l’uno è molteplice ma i molteplici sono radicati in uno ed è il logos che media tra l’escatologico e il materialismo, tuttavia nel sacro vi è l’origine della scienza e della legge in quanto ordinatore primario.

Bibliografia

·        Aresu A., Ma , ndo cori, 227-236, “Roma”, Limes, 11/2025;

·        Della Pelle P., La dimensione ontologica dell’etica in Hans-Georg Gadamer, Franco Angeli 2013;

·        Ghigi N., La metafisica in Edmond Husserl, Franco Angeli 2007;

·        Moravia S., Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società, Nimesis Edizioni 2004;

·        Perissinotto L., Introduzione a Wittgenstein, Il Mulino 2018;

·        Spegler O. – Capozzi E., L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano alla dittatura del relativismo, Historica Edizioni 2021;

·        Todd E., La sconfitta dell’Occidente Fazi Edizioni 2024;

Vattino G., Introduzione 

mercoledì 4 febbraio 2026

Contatti del mese di Gennaio 2025

 NOTIZIE CESVAM


Nel mese di Gennaio si sono avuti 8310 contatti

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martedì 3 febbraio 2026

Giovanni Riccardo Baldelli. Progetto 2024/2 Fosse Ardeatine. MOVM Vito Artale

 ARCHIVIO

Tenente Generale del Servizio Tecnico di Artiglieria del Regio Esercito

Direttore del Laboratorio di Vetrerie Ottiche di Roma,

Vito ARTALE

(Palermo, 3 marzo 1882 – Roma-Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944)

 

All’indomani del diploma liceale venne ammesso alla frequenza della Accademia Militare di Torino (denominazione dell’epoca), uscendone nel 1905 con il grado di Sottotenente di Artiglieria. Promosso Tenente è assegnato al 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza, venendo impiegato nella guerra italo-turca e nelle successive operazioni di controguerriglia in Libia dall’ottobre 1911 al gennaio 1913, meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare. Rientrato in Italia viene assegnato nel settembre del 1913 a Berlino quale Addetto Militare.

Con la promozione a Capitano prende parte al Primo Conflitto mondiale inizialmente al comando della 141a batteria d’Assedio del 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza e successivamente diviene comandante della 542a batteria d’Assedio. Nel luglio del 1917 è promosso Maggiore divenendo comandante del CXXII Gruppo d’Assedio ed in seguito del Comando del Corpo Volontari Gruppo d’Assedio. Assegnato al comando del II Gruppo del 35° Reggimento Artiglieria da Campagna passa a comandare il CLXVII Gruppo d’Assedio.

Con la fine delle ostilità, dopo aver meritato una Croce di Guerra al Valor Militare è membro della Commissione di Controllo dell’8a Armata per l’esecuzione delle clausole armistiziali. Con la promozione a Tenente Colonnello avvenuta nel 1926 e dopo essere stato posto al comando dell’11° Centro Contraerei transita nel Servizio Tecnico di Artiglieria. Nominato Vicedirettore della Fabbrica d’Armi di Terni dal 1° gennaio 1929, è assegnato in ordine allo Spolettificio di Roma e successivamente è trasferito al Laboratorio di Precisione dell’Esercito, prima come Vicedirettore e in seguito come Direttore. Promosso Colonnello diviene Capo della Vetreria Ottica permanendo in tale incarico anche nelle promozioni successive, quali quelle di Maggiore Generale e Tenente Generale. Benché collocato in riserva a marzo del 1940, viste le sue doti organizzative e tecnico-professionali, è trattenuto in servizio. Sotto la sua guida la Vetreria Ottica del Laboratorio di Precisione diviene il maggior opificio italiano dedicato alla produzione di vetrerie di precisione.

Con l’armistizio dell’8 settembre 1943 Artale, fedele al giuramento prestato in nome del re, entra in contatto con il Fronte Militare Clandestino (d’ora in poi FMC) del Colonnello Montezemolo iniziando una sistematica opera di sabotaggio di alcune apparecchiature industriali e nascondendone altre, in modo che i tedeschi non fossero in grado di utilizzarle per fini bellici. La stessa motivazione della Medaglia al Valor Militare alla Memoria concessa ad Artale testimonia come egli avesse intrapreso l’azione di danneggiamento: “Tale azione di sabotaggio, compiuta con temerarietà sdegnosa di ogni prudenza, sotto gli occhi dei tedeschi e negli stessi locali da essi presidiati, sospettata prima, scoperta poi, condusse al suo arresto.”

Arrestato dalla Gestapo nel dicembre 1943 viene rinchiuso nel carcere a Via Tasso fino al 24 marzo 1944, per essere sottoposto a brutali interrogatori e torture, quando è assassinato alle Fosse ardeatine dagli uomini di Kappler.

Gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 63 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 19 novembre 2025

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/artale-vito  

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org

http://www.infinitamemoria.it/cimiteri/lazio/roma/roma/cimitero-mausoleo-delle-fosse-ardeatine/memorial/vito-artale 20 novembre 2025

https://www.mausoleofosseardeatine.it


lunedì 2 febbraio 2026

Lo sbarco di Anzio. Note introduttive

 APPROFONDIMENTI

Lo sbarco di Anzio del gennaio-maggio 1944, chiamato in questa maniera in quanto lo sbarco ha avuto senso solo in presenza di un porto che è quello di Anzio; nella terminologia corrente vi sono molte diatribe nel definirlo sbarco di Anzio, di Nettuno, “sul litorale laziale” ed altre definizioni: noi ci atteniamo al dato tecnico-tattico che uno sbarco a possibilità di attuarsi ed  alimentarsi e raggiungere il successo solo se dispone di un porto; il nome di quel porto da il nome alla operazione di sbarco. Dobbiamo subito dire che questo sbarco di Anzio fu una delle battaglie nel teatro europeo-occidentale dove gli statunitensi trovarono più difficoltà insieme ai loro alleati britannici. Lo sviluppo dello sbarco tanto diverso da quello previsto nei piani è dovuto alla deficienza condotta operativa di alcuni comandanti sul campo che non approfittarono della sorpresa. Inoltre tocca aggiungere a questo elemento principale anche il mancato raggiungimento immediato da parte delle forze sbarcate degli obiettivi fissati in precedenza. La decisiva poi volontà dei tedeschi, dopo la loro iniziale sorpresa, di eliminare quello che loro definivano un vero e proprio pericolo determinato dallo sbarco alleato per la tenuta del loro fronte meridionale e la non meno volontà e tenacia anglo-americana a resistere per non essere buttati a mare, portano a un complesso di discordi pareri fra gli storici, oggi,  e sugli uomini di del tempo, ieri che parteciparono all’azione e fra gli stessi comandanti che presero parte alla battaglia

Celebre la frase della  primo ministro Winston Churchill che fu il promotore dello sbarco che lo aveva voluto a tutti i costi, il quale di fronte all’ insuccesso contestava apertamente il comandante statunitense che guido lo sbarco per la sua mancanza di aggressività tanto che riuscì a scrivere “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico mentre invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata[1] sono parole molto dure dovute forse anche al fatto che egli dopo lo sbarco aveva impartito istruzioni al comandante delle forze alleate in Italia di spingere lui solitamente avanti la massa d'assalto senza ottenere il rafforzamento della testa di sbarco: Delusione ci fu anche anche nel campo avversario. Il comando generale tedesco e in particolare Hitler dinanzi all'insuccesso dell'operazione  della eliminazione della testa di sbarco, rimase contrariato  non volersi convincere della giustificazione che il fallimento della controffensiva tedesca era dovuto alla assoluta superiorità in fatto di aviazione e di artiglieria. In molti e tra questi vari comandanti non erano d’accordo sull'opportunità di avanzare versi i colli Albani o verso Roma subito dopo lo sbarco pensando che un possibile rapido concentramento di forze tedeschi avrebbe potuto tagliare ogni rifornimento e quindi annientare le forze alleate così incautamente avventura tesi nel retroterra. Si doveva dare appoggio al fronte di Cassino cercando di interrompere da tergo ogni alimentazione.

In tutto questo contesto dove le forze alleate combattono e i tedeschi contrattaccano e si difendono ognuno per raggiungere i loro obiettivi sono presenti anche gli italiani nella loro veste di  cobelligeranti da una parte e di alleati dall'altra. Sono presenti i Carabinieri della compagnia R che svolgono sulla testa di ponte compiti di polizia militare Mentre dall'altra parte sono presenti i reparti della Decima MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese che però occorre rilevare non fanno parte delle forze della Repubblica Sociale Italiana ma sono entità autonome dopo un accordo con i tedeschi sottoscritto proprio dal Junio Valerio Borghese.

 Infine non bisogna dimenticare il ruolo svolto dalla Resistenza Romana che attraverso le sue componenti riuscì a raccogliere tutte le informazioni che permisero alla testa di ponte di salvarsi. È nota la vicenda della attività dell’agente dell’OSS Peter  Tompkins che ha ampiamente dimostrato che le sue informazioni si rilevarono vitali per la salvezza della testa di ponte. Tompkins era in collegamento diretto con il G2 del VI Corpo d'Armata e le informazioni raccolte  dai Patrioti romani permisero di prevenire tutte le offensive tedesche che furono neutralizzate e respinte.

Quindi lo sbarco di Anzio e qui presentato basandosi su una ricostruzione che tiene presente il metodo storico al fine di considerare ancorché  a largo raggio tutti i punti per dare un quadro generale degli avvenimenti.

 

 



[1] Churchill, W., La seconda guerra mondiale, Da Theheran a Roma Milano, Arnaldo Mondadori Editore, Parte 5° Vol II, Capo X.


domenica 1 febbraio 2026

Consulenza in merito alle Decorazioni

 NOTIZIE CESVAM 



Riceviamo nella nostra email dedicata all'Albo d'oro

Salve mi servirebbe per uno scopo puramente informativo e per scoprire la storia di due miei familiari le informazioni che voi possedete in qualità di ente nazionale per due soldati di Trepuzzi il primo è il pluridecorato luigi Rucco che combatte la ww1 la ww2 la guerra di Etiopia e di Albania per poi diventare colonello quasi generale prima di ritirarsi e poi il soldato Alberto Rucco che combatte nella ww1 e li venne amputata una gamba per una ferita vedete le sue immagini di medaglie da mio nonno custodite per capire che sono due miei familiari grazie se mi rispondete mi mandate in formato PDF tutte le info che avete ancora grazie.







 A questa email si è così risposto


Egregio Signore, in merito alla richiesta inviata con questa email si può dire vedendo le foto allegate che: 1. Le medaglie indicate sono medaglie Commemorative e non Al Valore MIlitare

 La Prima è la Croce di Cavaliere di Vittorio Veneto

 La Seconda è la Croce al merito di Guerra

 La Terza è La Medaglia Interalleata della Vittoria I Guerra Mondiale

La Quarta è la Medaglia Commemorativa della II Guerra Mondiale

La Quindi La Medaglia per le Vedove di Guerra



 Consiglio di richiedere allo Archivio di Stato della provincia di Nasciat dei suoi ascendenti il Foglio Matricolare che viene rilasciato gratuitamente e nel riquadro Decorazioni al Valore vedere che cosa vi è scritto

Con le più vive cordialità

CESVAM. Centro STudi sul Valore Militare