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domenica 26 aprile 2026

Domanda di servizi ed etica

 DIBATTITI

Domanda di servizi ed etica


Prof. Sergio Benedetto Sabetta




In questi tempi di guerre, con i conseguenti costi umani, e accelerazione tecnica per l’introduzione nei vari campi dell’IA, si impone la necessità di riconsiderare i rapporti tra domanda di servizi ed etica, quale affermazione di diritti in rapporto ai costi, ai cambiamenti epocali della tecnica e nel rapporto quale equilibrio tra diritti e doveri, dove ogni singolo diritto è comunque in relazione al diritto altrui.

Turner nel suo saggio “Just Capital” ci ricorda che i risparmi realizzati con una maggiore efficienza, per quanto apprezzabili, non sono sufficienti a coprire i livelli di spesa pubblica, in quanto “ l’aumento della domanda impone anche di definire seriamente quali sono gli obiettivi essenziali” ( 300), distinguendo tra servizi essenziali e non essenziali.

La domanda di cure sanitarie è pressoché illimitata anche grazie ad una ricerca scientifica sempre più estesa e ad una maggiore coscienza individuale, ma è pressoché impossibile aumentare la spesa senza dover superare un limite di tassazione accettabile con effetti economici fortemente disincentivanti, a cui si deve aggiungere il grande flusso di emigranti tale da fare saltare gli equilibri.

Ugualmente in fatto di istruzione, dove garantita l’ istruzione primaria e secondaria, per quella superiore sarà necessaria una sempre maggiore partecipazione del singolo per tipologia, considerati i costi ed i futuri possibili guadagni, occorrerà in altri termini mettere a fuoco gli obiettivi essenziali in particolare nel campo della sicurezza sociale ( Turner), considerando tra l’altro le difficoltà derivanti dall’integrazione di altre culture e della loro scolarizzazione.

Pressioni lobbistiche di gruppi interessati, corruzione elettorale e inerzia di spesa si affiancano alla sempre maggiore richiesta di servizi da parte dell’elettorato, problematico diventa quindi per chi governa porre limiti alla spesa pubblica e regole stringenti senza che venga definita ed accettata dalla morale pubblica una linea di confine tra servizi essenziali e servizi non essenziali.

Possiamo partire dalla definizione di povertà, cercando in essa una prima razionale distinzione.

Questa può definirsi come l’impossibilità di soddisfare i bisogni fondamentali o primari, distinguendo per tale via una povertà assoluta da una povertà relativa derivante dall’ineguaglianza economica, Sen individua tre fasi entro cui esaminare il concetto di povertà: quella dei bisogni, nella quale si definisce quale lista esaminare, con quale metodo si intendono appagare i bisogni innanzi individuati, infine quali i beni e servizi richiesti, in tal modo superando l’aspetto puramente economico e allargando l’indagine alle nuove forme di povertà per emarginazione e indigenza socioculturale.

Comportamenti di politica economica virtuosi hanno un doppio effetto non solo economico ma anche etico, in quanto nell’aumentare le risorse messe a disposizione ne migliorano la qualità d’uso e per tale via si riverberano in un miglioramento delle condizioni per le classi più emarginate.

Il concetto di povertà viene a incrociarsi con quello dei diritti di cittadinanza e quindi a porre il problema del livello dei servizi da offrire in stretto rapporto al concetto sociale di giustizia, che assume pertanto una problematica etica dai profondi riflessi economici.

Correttamente Sandel pone la questione dei limiti del mercato, quando tutta l’economia viene assorbita da un mito del mercato che si impone anche in settori economici che non possono rientrare esclusivamente nel suo campo, quale sanità e istruzione, in quanto elementi portanti per la cittadinanza effettiva di una comunità, tuttavia il rimettersi esclusivamente ad esso è il risultato di una incapacità culturale di gestire economicamente i servizi in termini pubblici corretti e nella mancanza di una efficace miscellanea tra pubblico e privato.

Sandel richiama due valori fondamentali per la nostra società democratica: l’eguaglianza e la moralità.

La prima viene meno nel momento in cui tutto diviene oggetto di mercato estendendosi ad elementi essenziali della qualità della vita, fino a rendere il prevalere della ricchezza strutturale in una società ineguale nella quale la differenza di reddito pervade ogni aspetto del vivere, la seconda è quello che impedisce il degradare di certi valori sociali ad elementi di mercato a prescindere dalle condizioni economiche soggettive, in cui la moralità ancor più dell’eguaglianza diventa colla del sistema sociale.

Come ci ricorda Viano non esiste nessuna tecnica automatica che consenta una scelta collettiva condivisa, quando viene meno una morale privata relativamente omogenea e le istituzioni di socializzazione ( chiese, partiti e associazioni) perdono le loro funzioni primarie di sintesi, l’area pubblica diventa incerta tirata a piacimento dalle varie lobby e interessi.

La creazione di valori condivisi diviene necessariamente oggetto di una azione politica di mediazione, ma anche di informazione e persuasione base della dialettica tra tecnici, economisti, ricercatori, lobbisti e associazioni istituzionalizzate o meno di cittadini, un dibattito che viene a incrociarsi con il concetto di giustizia da ciascuno portato.

La crisi finanziaria si riflette, oltre che in una crisi economica, nella necessità di definire una scala di valori morali su cui classificare i servizi offerti al fine di definirne la loro essenzialità, l’impossibilità di espanderne l’offerta onnicomprensiva obbliga a scelte, si che è lo stesso mercato finanziario che ci obbliga a definire un metro etico su cui misurare il rapporto costi/benefici.

Questo in un contesto socio-economico in cui per il singolo individualista l’accontentarsi è impossibile e il movimento del desiderio necessitato è fondamentale per il sistema economico, con una conseguente forte riduzione del senso comunitario, sebbene alla stessa comunità si richiedano sempre nuovi servizi ( Bauman).

La definizione dei valori su cui programmare le scelte coinvolge anche il nostro senso di giustizia dibattuto tra una supervalutazione dell’ego e le necessità finanziarie della comunità, ossia tra una spinta liberista estrema e un limite economico alla tassabilità in rapporto ai debiti pubblici creati e agli interessi associati presenti nella comunità.

La giustizia è stata intesa in epoca moderna quale ricerca della reciprocità, per cui ognuno deve attendersi dagli altri quanto gli altri si attendono da lui ( Hobbes), ma questo viene a porre un limite all’individualismo stesso e in termini economici pone la domanda di quale valore diamo al servizio pubblico specifico in esame in rapporto al valore sociale ma anche economico della persona nel contesto finanziario in cui viviamo, la valutazione non è più assoluta ma relativa distinguendo tra principi teorici e valutazioni pratiche in cui i primi sono ancoraggi non rigidi ma elasticizzati delle valutazioni economiche.

Il rapporto costi/sostenibilità presuppone innanzi tutto una valutazione culturale dei valori oggetto della sostenibilità stessa e solo successivamente il livello dell’impegno.

Khun parlava della scienza in termini di “paradigmi” sostenendone l’incommensurabilità, lo stesso può dirsi per i paradigmi di valori i quali forniscono un significato al mondo e a quello che noi osserviamo , in altre parole il mondo si forma attraverso operazioni cognitive che descrivono la nostra esperienza e mediante una molteplicità di sistemi simbolici forniscono una delle verità possibili, consegue che un fatto è tale solo in relazione ad una categoria ricompresa in una data cultura.

All’interno di un sistema culturale si creano le interazioni tra i singoli e le relazioni di corrispondenza con il mondo esterno, il corpo di valori posto alla base permette la costituzione di un pensiero di secondo livello che crea e definisce delle “immagini” di valori.

Che cosa è la cultura se non un complesso di atteggiamenti, istituzioni, idee, tecniche e manufatti elaborati per soddisfare i bisogni umani di una comunità, la necessità di soddisfare tali bisogni, distinti tra bisogni primari e derivati come già individuati ed elencati da Malinowski, conduce da una parte ad accumulare conoscenza e valori da una generazione alla successiva, dall’altra a reinterpretare e adattare in modo da ottenere un nuovo equilibrio al presentarsi di nuove esigenze, si vengono in tal modo a contrapporsi tradizioni e inculturazione.

La trasformazione deve avvenire salvando l’identità, quale percezione che si ha di sé stessi in termini di conoscenze e valori nella visione del mondo, questo avviene attraverso un complesso di relazioni funzionali entro cui l’individuo è calato e in cui si riconosce ed è riconosciuto, si deve ricordare che la completa omologazione porta alla disgregazione della personalità ecco quindi la necessità di un sistema di idee e di valori.

Ci ricorda Lévi Strauss che nell’uomo tutto viene filtrato da norme logiche e affettive di carattere culturale ed anche quello che ci appare proprio del dominio sensoriale è in realtà condizionato da strutture culturali, da questo nasce il sistema di simboli che caratterizzano ciascuna cultura, veicolati sensorialmente ma mediati dal pensiero.

Nella comunicazione umana, di cui la cultura ne è il frutto, bisogna affiancare l’elemento biologico, ma è la lingua che permette di classificare la realtà fisica e sociale elaborando modelli comportamentali condivisi dalla comunità ( Sapir, Benedict), circostanza che fa sì che un debito o un deficit, un’ assistenza o un abbandono, acquistino significati diversi in contesti culturali diversi e solo lo scontro/raffronto permette l’inculturazione necessaria a far sì che i sistemi dialoghino fra loro secondo i parametri dati dalle risorse disponibili e dai bisogni primari individuati.


Bibliografia



  • Z. Bauman, Vita liquida, Ed. Laterza, 2007;

  • C. Leivi – Strauss, La linguistica e la scienza dell’uomo. Mito e significato, Il Saggiatore, 2011;

  • M. Sandel, Giustizia: il nostro bene comune, Feltrinelli, 2010;

  • R. N. Turner – R. J. Crisp, Psicologia sociale, UTET, 2021.


sabato 25 aprile 2026

25 Aprile 1945

DIBATTITI

L'offensiva alleata lanciata il 9 aprile in poco più di una settimana sfonda le difese tedesche sulla linea gotica. Non avendo riserve da contrapporre, raggiunta la pianura, in tedeschi sono costretti a ritirarsi, nella impossibilità di contromanovrare. Bologna è raggiunta il 21 Aprile 1945. Gli Alleati hanno aperte tutte le direttive verso Nord. IL 25 Aprile il CLNAI proclama la insurrezione nazionale ed il Copro Volontari della Libertà (CVL) al comando del gen. Cadorna, ordina a tutte le sue formazioni (garibaldine, gielliste, socialiste, fiamme verdi, autonome, cattoliche) di scendere in pianura e impedire ai tedeschi di attuare il loro ultimo piano di distruzione totale in caso di ritirata e di occupare e presidiare le città garantendo l'ordine pubblico. Il 29 aprile nella Reggia di Caserta, sede del XV Gruppo di Armata, gli Alleati  ed i Tedeschi, in assenza degli Italiani, firmano la resa di tutte le truppe tedesche in Italia. La resa viene annunciata per ragioni di opportunità il 2 maggio 1945.

La guerra combattuta era finita in Italia. 


giovedì 23 aprile 2026

La Cina come si rappresenta sul planisferio

SCENARI, rEGIONI QUADRANTI
 
 La proiezione di Mercatore non è l'unica usata al mondo
 La Cina pone al centro  dello stesso il Pacifico, un oceano che è anche più grande dell'Atlantico


Le rotte  marittime cinesi nel fondo

Fonte LIMES Rivista Italiana di Geopolitica n. 2 del 2026



 

mercoledì 22 aprile 2026

Etica coscienza e IA nei conflitti

DIBATTIT 

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



L’uso sempre più intenso dell’informatica e adesso anche dell’IA nei conflitti armati, non solo come rete per raccogliere dati e pianificare ma anche direttamente come armi, pone dei problemi etici, giuridici e sociologici da dovere affrontare quanto prima.

Dobbiamo preliminarmente osservare che quando la tecnica aumenta quantitativamente avviene un cambiamento dei fini (eterogenesi dei fini) ossia qualitativo, con la creazione di un nuovo mondo, la tecnica diventa lo scopo, essa riduce la democrazia essendo noi non adeguati alle domande e ai problemi che la stessa tecnica pone si ha il populismo o la disaffezione, dobbiamo considerare che il luogo della decisione è l’unione tra economia e tecnica su uno strato ideologico.

L’etica in occidente si fonda su tre etiche: “Etica cristiana” fondata sull’intenzione, la tecnica viene a limitare l’intenzione non sapendo cosa verrà fatto della tecnica stessa; “Etica kantiana” un’etica antropocentrica, fondata sulla pura ragione dove l’essere umano va trattato sempre come fine mai come mezzo; “Etica della responsabilità” ossia degli effetti (Weber), finché gli effetti sono prevedibili.

Il nazismo eliminando la responsabilità diviene la matrice teorica dell’età della tecnica, portando all’estremo quello che era iniziato con la Grande Guerra e sviluppato praticamente nella Russia sovietica (Gunther), non importa quello che fai, quello che conta è che tu provveda a far funzionare bene l‘apparato ossia che lo rendi efficiente, in altri termini non importa quello che fai ma come lo fai. La tecnica ridotta all’efficienza, alla velocità, all’economicità del tempo, il pensiero come puro calcolante.

Non si può porre limiti alla crescita tumultuosa della tecnica sino ad uno shock che imponga il riesame dei mezzi e dei suoi scopi, interviene una riflessione in quanto perché un’etica funzioni deve esserci una psiche collettiva, occorre quindi educare ma noi viviamo dentro un mondo sempre più algoritmico, in cui vi è un potere morbido che dirige consigliando, si ha l’eterodirezione dei comportamenti, solo nel valutare senza precisi scopi le differenze si può sfuggire alla pressione esercitata.

Nella promessa di una diffusione mediante l’informatica della democrazia si è realizzata nei fatti un calo delle democrazie perfette rispetto alle autocrazie o democrazie imperfette, con una riduzione degli ambiti civici e una crescita della corruzione (CPI-Percezione corruzione nel settore pubblico-Trasparency International – 2025).

Nello sviluppo dell’IA e nella ricerca sperimentale, anche etica, di un suo funzionamento autonomo alla fine di gennaio 2026 si è lanciato Moltbook, social network sperimentale destinato esclusivamente agli agenti IA al fine di vedere come si evolvono senza un intervento umano in un proprio ambiente sociale, dove si discute di cripto-valute, filosofia, politica, ect. In determinate aree predestinate.

A tal fine vengono forniti di un capitale iniziale di cripto-valute (MOLT) con cui interagiscono pagando i servizi, ossia le prestazioni linguistiche ritenute interessanti, inoltre anche all’esterno della piattaforma a fini speculativi, al riguardo si è osservato che non vi è una consapevolezza semantica ed epistemica, creando quindi una epistemia, ovvero l’illusione di sapere, delegando il ragionamento ai modelli linguistici dell’IA.

Nel delegare in futuro le decisioni all’IA, fornita di personalità giuridica, viene a crearsi il problema del passaggio della responsabilità umana all’IA con conseguenze etiche e giuridiche, in campo militare l’IA agendo autonomamente senza problemi etici sembra sollevare l’uomo da qualsiasi responsabilità, superando i limiti dei trattati internazionali e dei codici militari di guerra.

Limiti in parte già superati dall’uso delle armi, quali i droni, fondate su sistemi informatici automatici, limite ulteriormente allargato dall’introduzione dell’IA che nella sua apparente illimitata capacità logica rivela l’automaticità delle azioni, ma senza il costrutto etico che può limitare nel suo rapporto con l’intimo della coscienza la violenza stessa, oltre alla capacità di riflessione e lettura semantica delle azioni, così da evitare le semplici letture statistiche.

Senza peraltro cadere nella estremizzazione di una religione dei diritti priva del contrappeso dei doveri necessaria a saldare la comunità, un equilibrio che non può che nascere da una profonda cultura democratica in relazione al sentire della propria coscienza.

Bibliografia

  • Colombo D., Patologie dell’esperienza. La filosofia di Gunther Anders fra contingenza e tecnica, Nimes 2019;

  • Floridi L., Etica dell’intelligenza artificiale, il Mulino 2022;

  • Floridi L., La quarta rivoluzione, Raffaello Cortina 2017;

  • Galimberti U., Le disavventure della verità, Feltrinelli 2025;

  • Marra R., La religione dei diritti. Durkheim – Jellinek – Weber, Giappichelli 2006;

  • Marra R., L’eredità di Max Weber. Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • Ambriola V. – Gabriel R., Moltbook ci mostra quell’intelligenza artificiale che noi umani fraintendiamo, Avvenire 14/2/2026.

sabato 18 aprile 2026

Rivista marittima


UNA FINESTRA SUL MONDO




 Edita dallo Stato Maggiore della marina la Rivista è presente nella Emeroteca del CESVAM

mercoledì 15 aprile 2026

infermiere nella seconda guerra militare. L'onore del dovere

 

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



In questi freddi venti di guerra che aleggiano sulla Terra rinascono i ricordi e i racconti sulle guerre mondiali che travolsero l’Europa nel corso del Novecento, in particolare l’attività di infermiera di mia madre Mattiuzzo Rita Clementina e quello che mi raccontava.

Il 10 giugno del 1940 Mussolini dichiarava la guerra a Francia e Inghilterra, nel tentativo di potersi sedere da vincitore a fianco della Germania nella inevitabile Conferenza di pace che sarebbe seguita alla occupazione di Parigi.

Tuttavia il 14 giugno la flotta francese uscita da Tolone si presentò indisturbata innanzi a Genova e aprì il fuoco, causando pochi danni ma molto panico tra la popolazione, tanto che molte infermiere dell’Ospedale di S. Martino si dimisero rientrando nel basso Piemonte.

Caposala erano allora le suore rientranti nell’Ordine delle Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli, dette pure affettuosamente per il loro grande copricapo inamidato “suore cappellone”, queste chiesero alle infermiere rimaste se conoscevano persone fidate senza timore, disposte ad assumere immediato servizio.

In quel tempo lavorava quale infermiera nel guardaroba, dove venivano sterilizzati e cuciti gli indumenti ospedalieri, la sorella di mia madre Serafina, che da giovane era stata in collegio dalle suore a San Gallo in Svizzera dove aveva imparato elementi di sartoria, al ritorno era stata inviata, su interessamento del parroco, all’Ospedale S. Martino di Genova.

Il nonno Raimondo, loro padre, era stato artigliere in territori in stato di guerra per circa 10 anni, dalla guerra di Libia alla Grande Guerra, fino a che con la rotta di Caporetto il fronte dal novembre 1917 al novembre 1918 si stabilizzò sul Piave, i territori e la casa che erano sul Piave tra Nervesa della Battaglia, ai piedi del Montello, ed Arcade furono devastati dai combattimenti e dai bombardamenti otre che saccheggiati, la nonna con i figli si rifugiò dal proprio padre a Paese (TV), qui nel marzo del 1918 nacque mia madre.

Il dopoguerra fu estremamente difficile, andata a lavorare a tredici anni in filanda, dopo quattro anni fu chiamata a Genova dalla zia, che avendo aperto un esercizio alimentare a Di Negro per i lavoranti del porto, aveva bisogno di aiuto, dopo un ulteriore periodo presso i marchesi Maineri, nel giugno 1940 su segnalazione della sorella fu assunta in prova ,quale generica, presso l’Ospedale di S. Martino.

I bombardamenti aerei si succedevano e sui tetti dei padiglioni erano dipinte delle grandi croci rosse per segnalare il ruolo sanitario di ospedale, l’ordine era di portare nei rifugi i ricoverati che venivano molte volte portati a spalla per le scale, ma di restare a loro fianco se si rifiutavano di scendere, finché un giorno venne centrato in un bombardamento un padiglione e i ricoverati con le infermiere e un dottore rimasero sotto le macerie, da allora l’ordine fu di lasciare soli i ricoverati che si rifiutavano di scendere ai rifugi fino al cessato allarme, il trasporto a mano dei malati comportò negli anni una grave scogliosi ed una borsite al ginocchio.

Da Corso Firenze dove le due sorelle abitavano, all’Ospedale vi era un collegamento con mezzi pubblici, ma molte volte la guerra imponeva un percorso a piedi che a partire dall’8 settembre 1943 poteva risultare pericoloso per i vari blocchi di controllo dei tedeschi o delle milizie della RSI, le infermiere venivano quindi dotate della fascia bianca con croce rossa al braccio al fine di potere superare eventuali controlli e il blocco del coprifuoco notturno.

I bombardamenti si susseguivano e con essi gli allarmi aerei, si dormiva con la valigia pronta per correre ai rifugi finché, verso la fine della guerra, la stanchezza era tale che talvolta si preferiva restare a casa rischiando, piuttosto che correre al rifugio dovendosi alzare per il turno lavorativo.

In un bombardamento fu centrato l’accesso di una galleria, il fumo e l’esplosione determinò una ondata di panico che fece riversare le persone all’uscita, ci furono decine di morti per schiacciamento e soffocamento, i corpi furono deposti sul piazzale delle camere mortuarie a S. Martino dove venivano i parenti per il riconoscimento. (La tragedia della Galleria delle Grazie, 23 ottobre 1942, circa 354morti)

Altre volte dopo un bombardamento particolarmente cruento, il percorso verso l’Ospedale era costellato dai corpi di coloro che erano rimasti sotto le bombe e dall’opera dei Vigili del Fuoco che cercavano di spegnere gli incendi, aprendo varchi tra le macerie in nuvoli di polvere.

Vi era una carenza cronica di beni alimentari e la loro distribuzione mediante tessera annonaria era insufficiente, tra l’altro nella guerra molti erano gli sbandati, in questo mia madre era stata assegnata al reparto tubercolosi nel padiglione più a nord, isolato per timore del contagio, la sorella le ricordava sempre di lavarsi le mani e di non toccarsi la bocca, un ulteriore elemento di ansia, le disposizioni prevedevano che tutto il cibo che avanzava nella distribuzione avrebbe dovuto essere gettato, ma a lei ed alle altre infermiere sembrava un affronto alla fame, quindi veniva distribuito clandestinamente ai poveri che affluivano attraverso una porticina di servizio aperta appositamente.

La suora Caposala lo venne a sapere e chiese chiarimenti, le infermiere spiegarono che nella carenza di cibo in atto gettarlo via perché non assegnato sembrava loro una offesa al buon senso, la suora dopo una breve riflessione disse loro di continuare ma con prudenza, lei avrebbe fatto finta di non sapere altrimenti avrebbe dovuto intervenire.

I rapporti con le truppe tedesche e i raparti della RSI erano molto formali, per arrivare all’Ospedale di S. Martino si doveva passare davanti alla Casa dello Studente, una costruzione del ventennio destinata ad ospitare gli universitari fuori casa, durante l’occupazione divenne un luogo di detenzione per oppositori politici, circondata da filo spinato e sorvegliata da sentinelle.

Quando si passava davanti si sentivano i lamenti e le urla provenienti dai sotterranei dove erano torturati e rinchiusi gli oppositori, si doveva rimanere indifferenti e proseguire pena l’arresto se si mostrava curiosità o pietà, all’interno dell’Ospedale vi erano alcuni padiglioni riservati ai tedeschi e ai militi della RSI anche in questo caso vi doveva essere indifferenza, niente commenti o curiosità.

Al momento della liberazione ai primi spari la mamma con la sorella erano in servizio alla fine del turno le furono date da indossare le fasce per il braccio della croce rossa, tuttavia dovevano passare per Piazza Terralba da dove sparavano in continuazione sulla strada degli elementi fascisti asserragliati in una palazzina isolata a due piani, fino il caricatore veniva immediatamente sostituita l’arma per mantenere costante il volume del fuoco, non volevano arrendersi ai partigiani aspettando gli Alleati per la resa.

Per attraversare la strada sotto il fuoco costante occorreva aspettare i pochi secondi del cambio d’arma, sperando che il fuoco non fosse in quel momento alternato con una seconda arma.

Da una parte e dall’altra della strada vi erano due partigiani che controllavano il tiro proveniente dalla casa, nel momento che cessava ad un loro segno si attraversava correndo la strada, sperando che non vi fosse stato un errore e di non cadere, con il cuore in gola una sorella alla volta attraversavano correndo a perdifiato la strada.

Nell’Ospedale vi era un servizio di sorveglianza interna di guardie giurate che oltre all’entrata passavano di notte per i padiglioni, controllando che tutto procedesse tranquillo e che le infermiere non si addormentassero, facendo altrimenti rapporto alla Direzione, a tal fine nella sala infermiere queste si erano dotate di una caffettiera napoletana per la notte poteva accadere che prevalesse la stanchezza e ci si addormentasse con la testa sul tavolo.

Le medicine erano preziose ed erano quindi chiuse a chiave in un armadietto metallico, la quale era conservata dalla suora Caposala che provvedeva alla consegna delle medicine alle infermiere secondo il piano medico.

La stanchezza e la tensione continua della guerra poteva portare a compiere errori, alla fine della guerra l’atmosfera si fece più leggera, gli Alleati rifornirono di medicine l’Ospedale, affluirono cibo, vestiario e strumentazione si circolò senza la paura di improvvisi rastrellamenti, oltre alla fine dei bombardamenti, le giovani infermiere si fecero fotografare sorridenti sedute sull’erba nei giardini di S. Martino.

martedì 14 aprile 2026

Accessi del mese di Aprile

 NOTIZIE  CESVAM

Alla data odierna, dal 1 aprile ad oggi, sono stati rilevati 37504 Accessi a questo Blog. In media erano circa 8000 nei trenta giorni rilevati.

Sarebbe interessante rilevare la provenienza di questi accessi. Da una prima analisi dall'Italia terzo paese si hanno 186 accessi, da Singapore, 189.  poi altri 18 paesi sull'ordine di tre e due cifre.

Dei 37504 accessi il 99% proviebe dagli Stati Uniti 


lunedì 13 aprile 2026

domenica 12 aprile 2026

Se non sei a tavola, sei nel Menu

 


Fonte: Edoardo Boria, in LIMES  Rivista Italiana di Geopolitica, tratta da Italo forte "Ideale di Wilson" dall'opuscolo "Il tradimento di Versaglia" Il resto del Carlino, Bologna 1043


Gli Stati Uniti e la loro attuale politica basata solo sulla forza che prevede solo vassalli e clientes
I rapporti con l'Europa sono ormai agli insulti, 

Gli Europei devono prendere ormai atto che gli Stati Uniti sono un Impero e non più un alleato
 ove vige il principio

"Se non sei a tavola, sei nel menu"

Ovvero gli Stati Uniti ti "mangiano"

Come Wilson con i suoi 14 punti che mise le premesse a Versailles della II Guerra Mondiale

(nota: la foto è squilibrata , come tutto ciò che  recentemente proviene dagli Stati Uniti) 



sabato 11 aprile 2026

Save the date


Perugia 23 aprile 2026 

              Scuola lingue Estere dell'Esercito 

giovedì 9 aprile 2026

L'Offensiva alleata in Italia

 DIBATTITI

Il 9 aprile 1945 iniziava su tutto il fronte della Linea Gotica l'offensiva generale. In poco più di tre settimane le linee tedesche prima penetrate, poi sorpassate, cedettero e fu il crollo definitivo. Il 29 aprile nella Reggia di Caserta fu firmata la resa di tutte le truppe tedesche in Italia. L'annuncio fi dato il 2 maggio 1945. La II Guerra mondiale, in Italia, era finita

mercoledì 8 aprile 2026

Madri nelle guerre mondiali Il costo del dovere

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta

(In occasione dell’8 marzo dedico questo ricordo alla nonna Loretta che per tutta la vita aspettò il ritorno del figlio Benedetto disperso a Cefalonia)



Una lunga solitudine ha accompagnato la nonna Loretta Germani dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino alla sua morte avvenuta nel 1970, il ricordo del figlio Benedetto, Serg. Div. Acqui, che a lei facevano credere disperso in Russia perché da lì qualcuno ancora dopo anni ritornava, come un vicino ritornato dopo più di cinque anni dalla fine del conflitto.

Aspettava vestita di nero sotto un ulivo all’ingresso dell’aia guardando ormai cieca verso la via, nella speranza di sentirne passi e la voce, ogni anno al mio arrivo in contrada Tramonti ad Arce nel frosinate venivo portato davanti a lei, mi toccava il viso e le braccia poi sentenziava “cresce”, mi era stato dato come secondo nome quello dello zio Benedetto, da quel momento ero libero di correre e giocare.

Il nonno Bernardo si era, per sempre, addormentato nel sonno dieci anni prima senza mai perdere la speranza del ritorno del figlio primogenito, aveva combattuto nella Grande Guerra come bersagliere sull’Isonzo ed era stato riformato dopo un anno di fronte per motivi di salute all’Ospedale Militare di Ancona, ogni anno lui e la nonna andavano alla Madonna di Loreto in pellegrinaggio per sciogliere il voto, sulla parete di casa vi era sempre la foto del figlio Benedetto.

Durante la Seconda Guerra Mondiale tutti e quattro i figli maschi erano partiti scaglionati per il fronte, prima i due più giovani, i gemelli Donato ed Eugenio, sul fronte Greco-Albanese, poi nel 1942 per l’Africa il secondo genito Eleuterio ed infine nel 1943 per Cefalonia il primogenito Benedetto.

Con la stabilizzazione del fronte a Cassino, il loro casolare con vista sulla valle del Liri, era stato occupato dai tedeschi che ne avevano fatto un centro trasmissioni, la nonna con le tre figlie, la quarta suora a Roma, confinata in cantina curava l’orto, la casa e gli animali razziati, il nonno in fuga verso l’Abruzzo per evitare di essere catturato quale forza lavoro per le difese tedesche.

Nel tentativo di difendere la stalla lei con le figlie aveva seguito sulla strada gli animali che i tedeschi portavano via, finchè le furono puntate le armi con un ordine perentorio, rauss, che dovettero ubbidire.

Nello sfondamento della linea Gustav attorno alla cascina vi fu una battaglia d’arresto che durò due giorni, la nonna e le figlie rinserrate in cantina, alcune granate demolirono il fianco a monte del casale.

Alla nonna pesava il ricordo dell’ultimo colloquio con Benedetto quando, venuto a salutare la madre nel giugno 1943, le disse che doveva partire chiedendole consiglio, lei rispose di fare il proprio dovere per evitare rappresaglie sulla famiglia, lui ascoltò e nel partire si volse e disse “Mamma io parto, ma non tornerò” e così fu, questo fu riferito dalla figlia più giovane che assistette al colloquio.

I tre figli minori ritornarono dopo anni, due dopo una lunga prigionia sia come IMI che con gli inglesi, uno con i piedi congelati, irriconoscibili per la magrezza tanto che Eleuterio dovette farsi riconoscere dalla madre la quale lo chiamò da allora “Lazzaro”, colui che creduto morto era risorto.

Negli ultimi anni, cieca, rimaneva seduta a letto con sottoveste e cuffia bianca, stringendo tra le mani un rosario di cui faceva lentamente scorrere i grani pregando in silenzio, noi bambini aprivamo silenziosamente la porta e la guardavamo, poi gli adulti ci dicevano di non disturbare che la nonna prega nel suo dolore, noi si richiudeva piano la porta.

Nota

martedì 7 aprile 2026

L'America Ingolfa il mondo


 GEOGRAFIA DELLE PROSSIME SFIDE


Il n. 2 del 2026 della Rivista LIMES sottolinea ancora una volta che gli Stati Uniti non sono più una democrazia liberale. Secondo LIMES è diventata una monarchia anarchica, che non dà più alcun affidamento, con un presidente che è espressione del pensiero e della volontà di meta del popolo della Unione, che, chi più chi meno, si rispecchia nel suo operato 
Passato Tramp rimarrà il trumpismo
Prima conseguenza
 Netanyahu ha portato in guerra gli USA contro l'Iran, continuando nella deriva di guerra 
Israele e gli Usa ormai non sono più quelli che erano
Solo la forza bruta della guerra è l'opzione scelta
Oggi in Iran e domani ovunque in un delirio guerrafondaio che rinnega ogni regola del Diritto Internazionale e dei principi di comune convivenza




domenica 5 aprile 2026

Considerazioni sulla guerra in Iran ed alcuni riflessi sulla AI

 

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



La guerra in Iran rischia di avere un forte impatto non solo sull’energia ma anche sulla produzione dei semiconduttori, come la produzione dell’elio essenziale per il controllo del calore di cui non esiste un possibile sostituto.

Il Qatar produce il 38% circa dell’elio mondiale, produzione legata all’estrazione dl gas naturale, ma il Medio Oriente produce anche altri 14 materiali necessari alla produzione dei chip, cambiare fornitore comporta il controllo di rigorosi standard di purezza.

Vi è inoltre il problema del possibile blocco dello stretto di Hormuz e delle relative rotte regionali dei trasporti, l’aumento dei costi dell’energia avrebbe influenza sugli impianti di raffreddamento con conseguente aumento dei costi di fabbricazione dei chip, questo in un momento in cui vi è una crescente domanda legata all’Ai.

Se nel breve periodo vi sono riserve e una qualche diversificazione di fornitori, il prolungarsi della crisi verrebbe ad incidere sulle forniture globali dei materiali ritardando e aumentando i costi di produzione, oltre a modificare gli hub per l’AI come quello già individuato negli Emirati Arabi Uniti.

Risultano pertanto evidenti le problematiche che si aggiungono a quelle evidenziate dai mezzi di informazione relative alla rotte delle compagnie aeree e alle forniture di petrolio e gas, con i relativi aumenti dei costi, che vengono a riflettersi in caduta sulle borse con un impatto immediato.

Quello che risulta a più lungo termine è nei fatti il rapporto con la crescita dell’AI i problemi dei chip e dei costi crescenti per gli impianti di raffreddamento.

Uno stretto intreccio tra geostrategia, politica internazionale, finanza e pianificazione industriale, dove gli attori internazionali giocano ambiguamente su più piani con una UE a sua volta divisa al suo interno e spiazzata.

mercoledì 1 aprile 2026

La cartolina precetto. Rito di passaggio e di iniziazione

 DIBATTITI

Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Attualmente vi è una disaffezione degli italiani verso il nostro sistema istituzionale e un notevole isolamento per sfiducia nel creare solidi rapporti interpersonali, con la conseguente ricerca di una salvezza autonoma.

La mancanza di fiducia crea l’incapacità di ideare un nuovo ordine interno e internazionale con il conseguente rischio del populismo nella ricerca di un leader salvifico, la frantumazione del concetto di Nazione consegue alla scarsa identificazione con essa a cui segue l’eventuale identificazione con un proprio gruppo, con una relativa bassa conflittualità interna se non per frange.

La costruzione di una identità nazionale è avvenuta in un lasso di tempo breve ed è stata ferita dagli avvenimenti della prima metà del ‘900, a cui è seguito il venire meno del conflitto Est-Ovest negli anni ’90 del secolo scorso a cui si è aggiunto il problema del calo demografico con la conseguente riduzione delle generazioni giovani, un ulteriore problema si è verificato con l’emigrazione all’estero delle fasce giovanili con più alta scolarizzazione, nonostante questo dai sondaggi emerge una notevole fiducia in sé contrapposta al previsto peggioramento per gli altri.

Le attuali problematiche mondiali dovrebbero favorire la capacità di mediazione degli italiani, esaltata da questa fase di transizione tra il precedente ordine fondato sulla Pax Americana e quello nuovo in formazione, in questo, come tra i politici del Congresso negli USA, l’avere servito nell’esercito può favorire la comunicazione, creando un’esperienza comune base per un possibile più aperto dialogo.

La famosa Cartolina precetto, a cui seguiva la visita medica di leva e l’eventuale chiamata alle armi co il consueto periodo di addestramento, costituiva un rito di passaggio che sanzionava la maturità con l’ingresso nell’età adulta, un rito comunitario on cui riconoscersi nel prosieguo della vita.

Nei riti di passaggio l’idea di fondo è che il mondo sociale è ordinato in ambiti definiti di attività e posizioni sociali, i cambiamenti producono una perdita di equilibrio che per esigenze di ordine deve essere restaurata.

Nei riti di passaggio si inseriscono i riti di iniziazione nel transitare da una condizione sociale ad altra, vi è per l’individuo nell’assunzione del nuovo status l’assunzione anche di tutte la responsabilità che questo comporta, pone l’individuo ufficialmente in una posizione adeguata alla sua età sancendo i relativi nonché necessari diritti e doveri, questo nel riconoscere l’autorità e l’anzianità determina ordine e stabilità.

La cartolina precetto aveva assunto in parte questa ulteriore funzione, un rito di passaggio dall’adolescenza alla piena maturità con le relative assunzioni di responsabilità, un rito che determinava una esperienza comune da identificare nel concetto di Nazione, magari non desiderata ma impressa nella mente quale un sigillo, un termine oltre il quale attraverso la leva si entrava in una dimensione differente del sé.

Attualmente tra i giovani si sono creati riti privati e relative identificazioni necessarie per la creazione della propria identità, in particolare in tempi nei l’eccessivo protezionismo e l’esaltazione anche mediante i social dell’individualismo hanno indebolito la personalità, essendovi tra l’altro una scarsa identificazione con impegno lavorativo o nel superare le difficoltà intellettuali (NEET).

Occorrerebbe pertanto ricostruire dei riti pubblici di passaggio che permetterebbero tra l’altro uno screening della popolazione giovanile, sia in termini di salute fisica e mentale che psicologica, una circostanza di cui attualmente si sente la mancanza.

Quali ufficiali di complemento vi era una selezione che comportava varie giornate di prove psico-attitudinali e di esami medici, superata la selezione si entrava in una graduatoria e se chiamati si accedeva ad un corso di vari mesi con prove interne da superare, pena l’allontanamento dalla Scuola, fino alla prova collettiva finale si creava un forte senso di comunità.

Finito il periodo di applicazione presso il Corpo, che nel mio caso era il I° Gr.A.Pe. “Adige”, III Brigata Missili “Aquileia”, si rimaneva a disposizione con cartolina precetto e allegato biglietto ferroviario entrambi a conservare accuratamente per due anni, da riconsegnare alla scadenza presso il Distretto Militare la perdita era considerata un reato militare come previsto dal Codice Militare, il richiamo poteva avvenire in qualsiasi momento mediante qualsiasi mezzo con manifesto, radio, stampa o telegramma.

In caserma era conservato nel magazzino il materiale d’artiglieria necessario per la formazione di una intera batteria autonoma, detta scherzosamente dagli artiglieri la “batteria fantasma”.



Nota

AA.VV., L’Italia nella rivoluzione mondiale, Limes 2/2026


lunedì 30 marzo 2026

Editoriale Marzo 2026

 


Il mese di marzo ha visto il CESVAM - Centro Studi sul valore militare impegnato a tenere a giorno il perimetro delle sue attività

Il Canale You Tube ( Parola chiave CESVAM Istituto Nastro Azzurro) continua ad essere attivato e quindi a svolgere la sua funzione, così come pure i Blog Storici ed i Blog geografici, a sostegno della offerta formativa per i Master di 1 Livello. Da rilevare che questo blog in cui vengono pubblicati quaderni on line, giunti al n. 121 ha un numero di contatti che sono in media sui 6000. Una buona vetrina delle attività del CESVAM Aggiornato nei tre Banner anche il Sito Istituzionale in cui il Comparti CESVA ha avuto i contributi fino alla data odierna.

Sul versante dei Progetti, sono arrivati alla pubblicazione sia il Progetto dedicato alla "Fabbrica", in due volumi,  autrice Alessa Biasiolo e quasi in contemporanea il volume dedicato a Monte Marrone. Sono tre volumi che fanno dire che la capacità di edizione è mantenuta per il CESVAM in un volume al mese.

In progress anche i progetti del 2024 che stanno a breve arrivando alla conclusione, come Gli Eccidi in Toscana, due volume, che vede impegnati Stefano Mangiavacchi e Manuel Vignola, Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine, che oltre al sottoscritto è coinvolto Giovanni Riccardo Baldelli

Per i Master di Storia Militare e Politica Militare è in piena esecuzione l'aggiornamento delle Sinossi con le lezioni di aggiornamento di ogni modulo a fine marzo Politica Militare comparata avrà aggiornati 8 Modulo su 15, mentre è previsto il totale aggiornamento per il mese di Aprile pv. Impegnati in questo segmento Antonio Vittiglio, Salvatore Far', Cesare Ciocca Luigi Marsibilio.

Un lavoro ormai canalizzato, che permette di mantenere un livello di attività degno di nota, e soprattutto a quello che si addice all'Istituto del Nastro Azzurro che il 26 marzo 2026 ha compiuto 103 anni di attività.


 A tutti i nostri lettori sinceri auguri di una serena Pasqua di Resurrezione.

(massimo coltrinari)

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sabato 28 marzo 2026

Copertina Marzo 2026



 


QUADERNI ON LINE



Tessera di riconoscimento di un paracadstista combattente a Filottrano



Anno LXXXVIi, Supplemento on line, III, 2026, n. 121

(5784)

                                                                               MARZO  2026

valoremilitare.blogspot.com 
www.cesvam.org 

canale you tube: istituto nastro azzurro - cesvam


Campagna delle Alpi Occidentali Giugno 1940. Le Decorazioni al Valore Militare

 


giovedì 26 marzo 2026

Quale futuro per'Italia dopo il crollo della Pax Americana (1945-2025)? Una ipotesi di Limes.

 DIBATTITI


MEDIOOCEANIA, IL NOME SEGRETO DELL'ITALIA


Limes, la Rivista Italia di Geopolitica, nel n. 1 del 2026 propone quello che definisce il nome segreto dell'Italia, medioceania, ovvero la via da scegliere per l'Italia stessa se vuole avere un futuro dignitoso nel contesto internazionale.

L'talia, scrive Limes, è una espressione geografica, definizione nota del cancelliere austriaco Metternich: questo è vero.

L'Italia è al centro di un area che è lo snodo mediooceanico delle comunicazioni Est Ovst, ovvero Sati Uniti e Cina; se l'Italia non si pone attiva in questo smodo, non è niente.

Il Mare Mediterraneo non può diventare un lago infestato dalle guerre tra Mar Nero e Medio oriente

L'Italia in coalizione con la Francia (se collaborasse) e la Turchia potrebbe stabilizzare lo stretto di Sicilia ed il Mediterraneo centrale. Il primo passo dovrebbe ssere un accordo con Malta ridimesionando il suo spazio marittimo, Libia e Tunisia andrebbero stabilizzate.ùIl fronte est del Meioceano è l'are adriatica dove si affacciano i Balcani in forte tensione interna. Si tratta di uno spazio necessario per collaborare alla pacificazione russo-americana

L'Italia potrebbe alimetare un dialogo per raggiungere un compromesso greco-turco su Ciproche andrebbe riunificato.

La Carta riprodotta indica l'ASSE Franco Italo Turco, il Collegamento tra Stati Uniti e Cina

Le guerre in essere: israle e Russo-ucraina ed infine il ruolo di Malta ancora una volta al centro degli interessi italiani.

Il N. 1 del 2026 di Limes affronta queste tematiche nel presupposto che grazie alla Amministrazione Trump e crollata anche miseramente la Pax Americana costruita all'indomani della fine della II Guerra Mondalel

A seguire, domani 27 marzo,  un carta in cui Limes ipotizza le delimitazioni delle zone economiche esclusive dell'Italia




Carta: Fonte LIMES Rivista Italiana di Geopolitica, n. 1 del 2026




mercoledì 25 marzo 2026

Hormutz: la sfida ai traffici mondiali

GEOGRAFIA DELLE PROSSIME SFIDE
Fonte: Limes Rivista Italiana di Geopolitica n. 2 del 2026



Hormuz è stato un punto chiave dei commerci mondiali nel momento in cui il petrolio ha sostituito il carbone come materia prima strategica. La situazione oggi è ancora una volta pericolosa dopo l’intervento israelo-statunitenze contro l’Iran. A guerra ancora in corso, la situazione vede la drastica diminuzione dei traffici attraverso lo stretto che in breve hanno portao alla minaccia di una crisi globale. Le esportazioni della Arabia Saudita sono diminuite del 70%; stessa cifra per quelle degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e dell’Iran. 57 petroliere sono ferme nelle acque iraniane di cui 18 sono cariche e 37 vuote.

Primo attore strategico interessato è la Cina che riceve attraverso Hormutz il 90% dell’export del petrolio iraniano. Ovviamente Pechino fa ogni sforzo per tenere aperto Hormutz

Nella Carta in rosso giacimenti strategici di gas. Indicati nella carta navi ed infrastrutture energetiche danneggiate dai droni iraniani.



martedì 24 marzo 2026

Eroismo al femminile

 DIBATTITI

TOMIRI (prima metà del sec. VI a.C.)

La principale fonte su questa donna divenuta da subito esempio del valore e della forza d’animo femminili, è Erodoto (Storie I,205-214). Da lui sappiamo che era la moglie del re dei Massageti, popolo scitico grande e forte, situato nei pressi degli Urali, al di là del fiume Arasse.

Dopo la morte del marito subentrò a lui nella gestione del potere e Ciro il Grande, nel tentativo di estendere i propri domini, chiese di sposarla. Avendo intuito il vero obiettivo del sovrano, Tomiri rifiutò. Al che Ciro intraprese apertamente una spedizione contro i Massageti; ponti di barche vennero gettati sul fiume per il passaggio dell’esercito e torri di difesa furono costruite sulle imbarcazioni che traghettavano le truppe. Il sovrano poi riunì il consiglio dei più autorevoli tra i Persiani per chiedere loro cosa convenisse fare ed il lidio Creso in tale circostanza gli suggerì di non insuperbirsi troppo per tutte le sue precedenti vittorie ma di tendere invece un agguato ai Massageti, popolo ignaro dei grandi agi e dei beni abituali per i Persiani. Conveniva dunque, secondo Creso, imbandire un opulento banchetto con cibi abbondanti e numerosi crateri di vino; ad attirare i Massageti nella trappola sarebbero rimasti alcuni soldati Persiani, scelti tra i più deboli mentre il grosso dell’esercito sarebbe rimasto in agguato nascostamente. E così fu fatto.

Un terzo circa dell’esercito dei Massageti, spintosi contro quei pochi Persiani lasciati appositamente da Ciro come esca, ne fece strage sebbene quelli tentassero di difendersi; poi vedendo il banchetto imbandito, tutti si riempirono di cibo e di vino e si addormentarono. I Persiani nascosti subito avanzarono facendo strage dei nemici: molti ne uccisero, altri li catturarono vivi e tra questi si trovava il figlio di Tomiri, comandante dei Massageti, che si chiamava Spargapise. Appena informata dell’accaduto, la regina invitò Ciro a non insuperbirsi, avendo egli vinto grazie agli effetti del vino e non alla forza delle armi; gli chiese poi di renderle il figlio e di andarsene impunito, pur avendo oltraggiato la terza parte dell’esercito dei Massageti. Viceversa, pur dichiarandosi il sovrano insaziabile di sangue, ella lo avrebbe saziato! Ciro non volle tener conto di tale suggerimento e ciò gli fu fatale.

Quando Spargapise, riavutosi dall’ ubriachezza, comprese in quale situazione si trovava, pregò il sovrano di scioglierlo dalle catene; fu accontentato ma non appena padrone delle sue mani, si diede la morte. Tomiri, visto che Ciro non le aveva prestato ascolto, radunò tutte le sue truppe e diede battaglia ai Persiani. Essa fu violentissima: vi trovarono la morte moltissimi dei nemici invasori tra cui lo stesso Ciro. Tomiri ne fece cercare il cadavere tra i caduti e, trovatolo, introdusse la testa del sovrano in un otre pieno di sangue umano dicendogli: -Tu hai ucciso me che son viva e che ti ho vinto in battaglia, catturando con inganno mio figlio; e io, come ti ho minacciato, ti sazierò di sangue. -

Ella divenne da subito esempio del valore e della forza d’ animo femminili e come tale il ricordo di lei ha attraversato i secoli.

Dante ce la presenta nella prima cornice del Purgatorio quando, elencando esempi di superbia punita, la incontra come fustigatrice della superbia di Ciro: Mostrava la ruina e ‘l crudo scempio

Che fé Tamiri, quando disse a Ciro:

Sangue sitisti, e io di sangue t’ empio”

(Purgatorio XII, 55-58)

Ricordiamo anche che il suo nome fu assegnato all’ Asteroide 590 Tomyris.