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VALORE MILITARE Ce.S.Va.M.
Il blog è espressione del Centro Studi sul Valore Militare - Ce.S.Va.M.- istituito il 25 settembre 2014 dal Consiglio Nazionale dell'Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare.Lo scopo del CEsVAM è quello di promuovere studi sul Valore Militare.E' anche la continuazione on line della Rivista "Quaderni" del Nastro Azzurro. Il Blog è curato dal Direttore del CEsVAN, Gen. Dott. Massimo Coltrinari (direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)
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venerdì 25 settembre 2026
giovedì 24 settembre 2026
Gli Ordinamenti dell'Esercito Italiano dalla nascita della Repubblica alla ristrutturazione del 1975 . Piano dell'Opera
NOTIZIE CESVAM
Come già evidenziato nei due precedenti volumi L’Autore, Giovanni Riccardo Baldelli, vuole evidenziare che l’argomento anche di questo Volume 3
GLI ORDINAMENTI DELL’ESERCITO ITALIANO DALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA ALLA RISTRUTTURAZIONE DEL 1975
non si presta ad una rapida assimilazione e digeribilità, ma si spera che il lettore possa cogliere spunto per trarne informazioni che lo inducano ad affinare la ricerca. Sarebbe stato quanto mai opportuno procedere ad un raffronto con gli ordinamenti degli Eserciti Alleati della NATO o quelli dell’ipotetico avversario durante la Guerra Fredda, ma logiche ragioni di spazio e il timore di disperdere l’interesse del predetto lettore hanno fatto rinunciare a questo proponimento.
I limiti di spazio sono rappresentati e limitati al periodo che intercorre tra il 2 giugno 1946 e il 30 giugno 1977, data a cui fanno riferimento le ultime circolari afferenti all’opera di ristrutturazione ordinativa dell’Esercito Italiano intrapresa due anni prima. Il Volume è organizzato in tre volumi come testo e due volumi come documenti, in totale V Tomi.
Con il Tomo I si prende in esame il perido che va dalla proclamazione della Repubblica alla fine degli anni cinquanta.
(Volume 3° Tomo I) tratta gli Ordinamenti del primo quindicennio del secondo dopoguerra: per l’Italia la riacquistata sovranità con il Trattato di Pace del 1947, i primi studi su come strtturare le forze uscite dal conflitto, il problema dei materiali ed equipaggiamenti e la inesistente industria della difesa, le forze di polizia a statuto militare, la inevitabile decisione strategica risoltasi con l’adesione alla Nato, e la scelta obligata della difesa integrata nello schieramento occidentale nella contrapposizione al blocco socialista, in quella che è stata definita, in un mondo bipolare, la guerra fredda tra le due superpotenze dominanti, Stati Uniti ed Unione Sovietica.
Con il Tomo II si prende in esame la situazione politico-militare e dottrinale in Italia, nel contesto europeo ed internazionale, segnato dalla gravissima crisi dei missili di Cuba, che portò il mondo alle soglie dello scontro nucleare, per passare poi ad una analisi delle strutture dell’Esercito Italiano negli anni del boom economico e della convertibilità aurea della lira per terminare con la disamina degli ordinamenti e degli organici delle varie Armi, Corpi e Servizi del già menzionato Esercito Italiano.
Con il Tomo III si prendono in esame la situazione politico-militare e dottrinale dei primi anni settanta, comparandola, ove il caso con quella degli anni sessanta, indicandone evoluzioni e correttivi; segue una attenta presentazione della struttura dell’Esercito Italiano prima della Ristrutturazione indi la descrizione dei cardini e dei lineamenti della Ristrutturazione stessa e la sua attuazione, l’impatto e la recezione nel tessuto connettivo della Forza Armata, sottolinenando che con questa ristrutturazione si esce definitvamente dal retaggio della seconda guerra mondiale, dall’onda lunga della sconfitta e della occupazione straniera, e si acquisisce indipendenza e quindi sovranità di decisioni nel settore della difesa terrestre alla luce della scelta di campo atlantica e democratica. Infine si propongono delle considerazioni sugli ordinamenti e sugli organici delle Varie Armi, Corpi e Servizi dell’Esercito Italiano in questo suo nuovo e aggiornato profilo sia funzionale che operativo.
Come gia detto gli ultimi due Tomi accolgono la pubblicazione dei documenti a corredo del volume
Il Tomo IV riporta in forma estesa i documenti principali che hanno segnato la evoluzione ordinativa dell’Estercito Italiano dal 1946 fino agli inizi del anni sessanta. Riporta, quindi, in modo esteso gli Ordini di Battaglia dell’Esercito Italiano dal 1946 alla fine degli anni cinquanta, che permettono di documentarsi in merito alla evoluzione organica della Forza Armata. Documenta, poi, della Divisione di Fanteria le dotazioni di materiali ed quipaggaimenti a metà degli anni cinquanta, gli organici di guerra (per divisione “da pianura”, “da montagna” corazzata e di specialità.) Poi si descrive, sempre come organici, il livello reggimento e battaglione per le Armi (Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Genio e Tramissioni) per chiudere con l’Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano al 1 gennaio 1961.
Il Tomo V prosegue la pubblicazione in forma estesa di Documenti iniziata con il Tomo IV che hanno segnato la evoluzione ordinativa dell’Estercito Italiano. Qui sono riportati i documenti che coprono un arco temprale che va dalla fine degli anni sessanta alla ristrutturazione del 1977.
Entrambi i Tomi (IV e V) danno quindi un ampio panorama documetario della evoluzione ordinativa dell’Esercito Italiano nel Secondo dopoguerra. Questo volume riporta per esteso l’ Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano del 1966, gli ordinamenti e gli organici ai vari livelli (divisione, brigata, reggimento, battaglione) delle varie unità e reparti della Armi (Fanteria, Cavalleria Artiglieria Genio e Trasmissioni). Riporta anche documenti che coprono vari settori dell’Organica a completamento della base informativa compresi i dati di forza, le dotazioni di armi ed equipaggiamenti, la tabella della razione viveri dal 1861 agli anni settanta ed altri dati logistici. Inoltre sono elencati per le varie componenti dell’Esercito i provvedimenti di riordino che danno una idea nel loro insieme dalla ristrutturazione di metà degli anni ‘70. Interessante l’elenco dei Distretti, enti questi, che sono il perno di ogni provvedimento ordinantivo, dalla loro costituzione alla consistenza a metà degli anni settanta. Infine riportato come chiusura, e non poteva mancare, il quadro di battaglia dell’Esercito Italiano nel 1977.
mercoledì 23 settembre 2026
martedì 22 settembre 2026
La Devoluzione della specie
DIBATTITI
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
A Pechino nel 19 agosto ’26 si è svolta la mostra ENGINEAI sulle nuove frontiere della robotica, dove l’AI aveva un ruolo fondamentale, una simbiosi tra la nuova frontiera USA e il collettivismo comunitario orientale., secondo una pura logica efficientista.
Impressionanti schiere di umanoidi si sono esibiti nelle varie attività umane, fino alla lotta con esseri umani in carne ed ossa, al ballo e agli esercizi ginnici, impressionanti le loro marce compatte quali soldatini.
Un entusiasmo fanciullesco ha travolto gli spettatori, ma qualcosa di innaturale pervadeva l’ambiente, dove gli esseri umani semplici spettatori venivano emarginati dalla scena, si creava un’altra storia con la devoluzione della specie.
Nell’immensa forza e possibilità che ne nasce vi è una efficienza settorializzata, fuori da una valutazione del contesto dell’insieme, in essi si può anche vedere un futuro esercito, dove la guerra di macchine potrebbe sfuggire al controllo umano con una diplomazia inesistente non esistendo una etica possibile.
Già negli USA vi è in atto una rivolta contro i sistemi informatici e in particolare con l’AI, nella progressiva sostituzione dell’essere umano, non solo nei lavori più faticosi ma anche nelle attività intellettuali, tanto che la rivolta si è estesa anche alle università temendo i giovani laureati la perdita progressiva di occasioni di lavoro, fino a fischiare i Rettori nei loro discorsi accademici se era evidente la loro preparazione mediante l’uso dell’AI.
Si è già passati dalla formulazione degli algoritmi alla sola revisione del lavoro di produzione dei codici di Claude, tuttavia si teme che la revisione umana non reggerà la loro velocità di produzione.
Già nel 2023 il Future of Life Institute aveva chiesto una moratoria di 6 mesi, tuttavia non realizzata per timore dell’avanzata tumultuosa in tale campo della Cina, ancora nel 2026 Anthropic Institute ha chiesto una pausa di riflessione prima che il miglioramento diventi automatico ( recursive self improvement)- ( P. L. Pisa, Anthropic chiede un freno globale all’AI: “E’ possibile che i modelli si migliorino da soli”, La Repubblica ItalianTech 5/6/2026 ).
Jacob Tsimerman nel prevedere possibili futuri scenari ha considerato cinque ipotesi estreme:
nella prima la formazione di una umanità composta da esseri umani marginali e incapaci di preservare le condizioni necessarie alla sopravvivenza;
la seconda una umanità regredita culturalmente al seguito dell’AI;
la terza grandi organizzazioni private, con un potere pari ai Superstati, che nel difendere i propri interessi entrino in conflitto con gli Stati stessi mediante armi biologiche;
la quarta organizzazioni criminali che usino la stessa per ricattare gli Stati;
la quinta una guerra tra Stati con risposte automatiche, le quali sfuggano al controllo umano fino ad un possibile disastro definitivo.
( P. L. Pisa, Jacob Tsimerman, il matematico di Open AI che studia come l’IA potrebbe ucciderci tutti, La Repubblica ItalianTech, 15/8/26 ).
Nella continua ricerca di migliorare i sistemi bellici, come il prevalere della parte predatoria che vi è nella specie umana, può indurre ad usare gli stessi umanoidi e l’AI in termini distruttivi, non solo sui singoli individui ma a livello globale per interi Stati e territori non potendo sperare sugli aspetti etici, un piano inclinato in cui la competizione può trasformarsi da migliorativa in una premessa per la distruzione.
lunedì 21 settembre 2026
domenica 20 settembre 2026
20 settembre 1870
DIBATTITI
Data anniversaria della presa di Porta Pia a Roma che segnò la fine del potere temporale dei Papi e l'inizio della questione romana tra il Regno d'Italia e il Vaticano risoltasi con il concordato dell 11 febbraio 1929.
Argomento di tesi: Rapporti tra Stato e Chiesa.
sabato 19 settembre 2026
venerdì 18 settembre 2026
La conservazione della memoria nell'era della AI
DIBATTITI
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.
Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.
In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.
La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.
Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.
La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.
Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.
Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.
La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.
Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.
Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.
La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-
Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.
Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.
Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.
Bibliografia
C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;
F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;
R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;
L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;
M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.
giovedì 17 settembre 2026
Progetto 2025/2 Convegno sulla Guerra di Liberazione
mercoledì 16 settembre 2026
Poesia per Montelungo.
ARCHIVIO
A RICORDO DEL PRIMO FATTO D’ARMI DELLA GUERRA DI LIBERAZIONE
Ten. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta
Versi composti il giorno di Natale del 1943, dal Ten. Luigi Colombo.
MONTE LUNGO
La nebbia triste e dolce di Natale
dal cuor s’esala della buona terra
al ritmo d’una nenia pastorale …
Io penso al nostro Cimiter di guerra
lassù, tra i rovi dei reticolati,
alle falde sanguigne dei roccioni
riarse dalle vampe dei cannoni,
dove tanti, i migliori, son restati …
O Monte Lungo, Golgota del Fante !
quando, nel vespro bigio dicembrino,
gonfi gli occhi di lacrime non piante,
silenziosi scendemmo, a capo chino
dell’armi e della gloria sotto il peso,
volgendo il viso a quel candor di croci,
sommesse in una le Lor note voci
parlare al cuore di noi vivi ho inteso.
Dissero i Morti: “Voi che tornerete,
dopo gli abbracci i baci ed i saluti
dopo gli incontri e le sorprese liete,
ditelo agli altri come siam caduti !
ditelo come, quel fatal mattino,
sempre più avanti, sempre più lontano,
il cuor gettando con le bombe a mano,
puri movemmo a beffa del destino.
Dite: e mostrate, a chi non vuol sapere
o a chi vi domandasse: - Perché mai,
or che la Patria non ha più bandiere ? –
le bandiere di Cederle e di Gay.
Perché ! ? – l’insulto e la domanda insani
dilaniano più ancor delle granate
le ossa e le carni nostre martoriate
che componeste con pietose mani.
Posta militare 155 Natale 1943
martedì 15 settembre 2026
Frequenza dei Master.
NOTIZIE CESVAM
Alla data odierna i Frequentatori dei Master sono i seguenti15 iscritti per Storia Militare
13 iscritti per Politica Militare Comparata
114 iscritti per Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale
5 iscritti per il Corso di Perfezionamento ed approfondimento in Terrorismo ed Antiterrorismo
n Terrororismo
lunedì 14 settembre 2026
domenica 13 settembre 2026
Novant'anni fa nasceva l'impero italiano
APPROFONDIMENTI
Alessia Biasiolo
Centotrent’anni fa, il primo marzo 1896, si concludeva disastrosamente per il Regno d’Italia la battaglia di Adua, durante la guerra di Abissinia condotta contro l’esercito etiope del negus Menelik II, nell’ambito del tentativo di creare un impero coloniale nel Corno d’Africa.
Le attenzioni sulla zona datavano dal 1882 con i possedimenti dell’Eritrea e il protettorato, che poi divenne colonia, sulla Somalia; nel frattempo l’Etiopia rimase indipendente nell’ambito della spartizione dell’Africa.
Per anni, tuttavia, tra momenti di silenzio e altri di maggiore attenzione, si parlava dell’Etiopia e della necessaria sua conquista, soprattutto con il governatore eritreo Jacopo Gasparini, per lo sfruttamento di alcune zone fertili o ricche di materie prime.
Nel dicembre 1925, un patto tra Italia e Gran Bretagna riconosceva gli interessi italiani nella regione dell’alta Etiopia e la giusta richiesta italiana di collegare i suoi possedimenti di Somalia ed Eritrea con una ferrovia.
Dovettero trascorrere altri anni perché le mire diventassero una più concreta realtà, con l’impegno fascista di costituire un impero coloniale vero e proprio.
Si iniziò quindi, negli anni Trenta, a preparare l’opinione pubblica con ragionamenti sull’inferiorità degli africani neri e la caratteristica degli italiani di adattarsi ai climi africani, per sostenere un colonialismo necessario politicamente. Inoltre, i ragionamenti in chiave razzista erano comodi per tenere a bada i concorrenti coloniali francesi e britannici che, invece, avevano impostato una politica di promiscuità tra popolazione francese o inglese e popoli delle colonie, malvista dall’Italia fascista per la compromissione della razza ariana. Veniva quindi pubblicizzata la superiorità della civiltà italiana, così autorizzata a condurre una guerra di conquista.
I discorsi altisonanti in chiave razziale, tuttavia, non furono seguiti da un’effettiva preparazione militare, né in tema di costruzione di aeroporti (dato che si pensava sarebbe stato utile condurre una rapida guerra aerea) o di approntamento di adeguati equipaggiamenti, né in chiave di collaborazione tra esercito e aeronautica militare per il miglior risultato sul campo.
Pertanto si conducevano discorsi che prospettavano una guerra, senza una vera e propria preparazione sul campo: ad esempio, non si considerava la scarsa rete stradale eritrea, etiopica o somala sulla quale fare circolare le truppe, oppure la piccolezza del porto di Massaua.
Anche il necessario accordo preventivo con Francia e Regno Unito non venne adeguatamente calcolato, come importanza o come tempi diplomatici.
Sul campo, i soggetti più critici o con mire più personali sul territorio da conquistare, venivano sostituiti con personale più apprezzato dal regime.
Il punto di svolta si ebbe con un incidente avvenuto il 5 dicembre 1934, quando il presidio italiano di Ual Ual respinse un attacco abissino intenzionato a riprendersi i territori occupati dagli italiani precedentemente.
La propaganda fascista usò quel caso per portare avanti la propria politica, anche citando la necessità di rivincita dello smacco di Adua, e il 30 dicembre successivo, il Duce inviò alle autorità del regime un promemoria in cui dettava le direttive per risolvere la questione tra il Regno e l’Abissinia, di fatto avviando la mobilitazione per una guerra rapida e moderna entro l’autunno del 1935.
Mussolini, che si assumeva ogni responsabilità dell’imminente guerra, voleva riprendere il prestigio internazionale creando un impero coloniale, mantenendo il suo peso rispetto a Francia e Regno Unito, ma anche rispetto all’avanzare del prestigio hitleriano.
In gennaio, Mussolini firmò con il ministro degli Esteri francese Pierre Laval gli accordi che permettevano all’Italia di rettificare la frontiera tra la Libia e l’Africa Equatoriale Francese, fra l’Eritrea e la costa francese della Somalia.
La Francia si impegnava anche a non aprire nuovi interessi in Etiopia, a parte la linea ferroviaria. L’Italia, di rimando, si impegnava ad inviare nove divisioni se i possedimenti francesi fossero stati minacciati dalla Germania. Era chiaro che la nuova guerra avrebbe sconvolto gli equilibri esistenti, ma forse le intenzioni francesi erano di avvicinare Italia e Francia, rispetto alla preponderanza tedesca. Gli inglesi, invece, avrebbero voluto che Mussolini fosse fermato, mentre anche l’opinione pubblica italiana dimostrava una certa insofferenza verso una nuova guerra, compresi degli ammutinamenti di reparti in partenza per l’Africa.
Si passò quindi, sempre grazie alla propaganda, a rendere necessarie le conquiste, per dare terra e materie prime agli italiani, sempre pensando di vendicare Adua.
La conferenza di Stresa della primavera 1935 vide Mussolini al centro della diplomazia europea, con un ruolo di primaria importanza, ma gli inglesi non si espressero sul conflitto imminente, mentre sembrava che i francesi avessero dato il loro appoggio.
Mussolini voleva la guerra per molti vari motivi e così ci si arrivò, confermando il carattere imperialista del regime e il suo voler creare un grande impero italiano.
Dovendo essere una guerra fascista, la sua direzione veniva affidata a Emilio De Bono, confidando nell’ampia adesione della Milizia al progetto.
La preparazione fu rapida e la relazione del sottosegretario alla guerra scriveva di 21mila ufficiali, 443mila sottufficiali e truppa, 97mila civili, 82mila quadrupedi, 976mila tonnellate di materiali; 560mila uomini della Regia Marina, tre milioni di tonnellate di armi e materiali portati a destinazione.
Le classi richiamate alle armi furono quelle dal 1911 al 1915, con sei divisioni inviate in Eritrea in un anno. Altre sei furono le divisioni dei volontari della Milizia, indispensabile per dare un carattere fascista all’impresa. Una parte piccola l’ebbero anche le truppe coloniali, dal momento che la preferenza era per le truppe italiane.
De Bono arrivò ad Asmara il 16 gennaio 1935 e aveva nove mesi di tempo per organizzare l’offensiva.
Ritenne indispensabile organizzare le attrezzature dei porti, migliorare le strade, costruire una teleferica, altrimenti non si sapeva dove sbarcare tutti i materiali e le truppe, così come farli arrivare a destinazione. Furono anche create sei basi aeree, diciotto aeroporti e molti campi di atterraggio, corredati dei servizi necessari.
Aspettandosi un attacco, il negus Hailé Selassié iniziò il riarmo dalla fine del 1934.
Fino all’embargo della Società delle Nazioni, l’Etiopia importò dall’Europa fucili, mitragliatrici e proiettili. La Francia, dalla quale l’Etiopia si aspettava un aiuto, trattenne molti carichi di armamenti senza motivazione, in realtà al seguito dell’accordo con l’Italia. Fu invece la Germania a rifornire segretamente il Paese di armi, in modo che l’Italia rimanesse impegnata a lungo in Africa e di avere campo libero per l’annessione dell’Austria.
Anche la posizione del Regno Unito fu ambigua, dato il delicato equilibrio della zona. L’opinione pubblica internazionale era dalla parte dell’Etiopia, ma non ci fu una vera e propria mobilitazione in suo favore.
Il terreno sul quale si sarebbe combattuto era difficile per varie ragioni, non ultime le divisioni regionali, e quindi la guerra imminente non si prospettava di semplice risoluzione.
Lo scoppio si ebbe tra il 2 e il 3 ottobre 1935 senza formale dichiarazione di guerra.
Il generale De Bono ordinò l’avanzata verso la linea che avrebbe condotto ad Adua, attraverso il corso di due corsi d’acqua asciutti in quel periodo dell’anno. La penetrazione dell’Etiopia era iniziata, protetta dall’aviazione.
Il negus ordinò il ritiro delle proprie truppe per dimostrare chiaramente l’aggressione, e quindi le truppe italiane non incontrarono resistenza; peraltro gli etiopi avanzavano lentamente a piedi per centinaia di chilometri, quindi l’attacco vero e proprio avrebbe dovuto aspettare giorni. Mussolini non sentì ragioni e ordinò l’avanzata verso Macallè, quando già sapeva che le decise sanzioni della Società delle Nazioni non sarebbero state determinanti per l’azione bellica (non venne chiuso il canale di Suez, non vennero meno le forniture di petrolio, carbone e acciaio, ad esempio) e non avrebbero comportato gravi perdite per il Regno.
La possibilità di conciliazione in seno alla Società, entro il 18 novembre 1935, grazie alla mediazione di Francia e Regno Unito, di fatto era solo una spartizione dell’Etiopia. Infatti, il piano complessivo venne respinto sia dall’Italia che dall’Etiopia, entrambe insoddisfatte delle decisioni territoriali.
Nel frattempo, Mussolini approfittò delle sanzioni per dichiarare l’Italia accerchiata e assediata, dove diventava necessaria l’autarchia. Fu così che presero piede giornate come quella della fede in cui venivano donate le fedi nuziali allo Stato, ad esempio, e che vennero ridotti i consumi da importazione.
L’avanzata su Macallè, capitale del Tigrè, organizzata da De Bono, trovò poca resistenza, perché il 27 ottobre il negus aveva ordinato di abbandonarla e di unirsi alle forze del ras Sejum.
Macallè venne occupata l’8 novembre. De Bono era insoddisfatto, perché la linea era stata molto allungata e, in effetti, erano sfuggiti alle ricognizioni aeree i gruppetti di combattenti nemici comandati dai ras.
All’ennesimo ordine di avanzata arrivato da Mussolini, De Bono fu molto contrario, dato che il fronte da presidiare era lunghissimo e molto c’era da operare per le strade da sistemare.
Tre giorni dopo venne sostituito da Pietro Badoglio che intese costruire a Macallè una posizione fortificata, consolidando il fronte, rafforzando i fianchi; fare arrivare le divisioni disponibili e continuando rapidamente i lavori stradali e aeroportuali: sostanzialmente la stessa posizione del suo predecessore. Tuttavia, il prestigio di cui godeva il maresciallo Badoglio gli diede ampia libertà di azione, allo stesso tempo rassicurando i militari che lo stimavano. Egli vietò anche ai giornalisti di recarsi al fronte per non rendere evidenti i problemi organizzativi italiani.
Il nuovo ordine del Duce di marciare sull’Amba Alagi ottenne il diniego di Badoglio, almeno fino all’anno seguente. In effetti a dicembre ci fu la controffensiva etiope, preparata da movimenti notturni per sfuggire ai mitragliamenti aerei. I combattenti si scontrarono lungo tutto il fronte di duecento chilometri, con attacchi non contro Macallè, rinforzata, ma nella più scoperta regione di Tembien, a un centinaio di chilometri da Adua. I combattimenti furono molti, fino a quando le truppe italiane si diressero a Selaclacà, anche con l’uso dell’iprite (seppur vietata dai trattati internazionali) su Tacazzè, senza che gli etiopi si fermassero.
L’ampio attacco portò Badoglio a chiedere altre due divisioni dall’Italia, mentre gli italiani continuavano a subire attacchi nemici, malgrado l’uso di gas che avvelenò l’acqua anche per i civili.
Anche le truppe comandate dal generale Rodolfo Graziani, malgrado alcuni successi, subirono gli attacchi etiopi, tanto da essere costrette all’immobilizzazione, a parte la conquista di Neghelli, molto pubblicizzata dalla propaganda fascista, ma di scarsa efficacia.
Dal dicembre 1935, il negus, malgrado i successi etiopi, si rendeva conto di non avere più rifornimenti e nemmeno soldi per proseguire l’azione bellica, e di quello Mussolini era informato dallo spionaggio.
Badoglio era molto prudente e il Duce voleva che rompesse gli indugi, proprio a seguito di quelle notizie.
L’attacco a tenaglia, per mettere in sicurezza il proprio schieramento, iniziò il 19 gennaio contro le armate di Cassa e Sejum, ma l’offensiva causò la forte reazione abissina che falcidiò una colonna di camicie nere al comando del generale Diamanti.
La prima battaglia del Tembien si concluse il 24 gennaio con un niente di fatto, ma Mussolini rinnovò il proprio appoggio a Badoglio.
A febbraio la situazione era come la voleva il maresciallo Badoglio: sette divisioni nella piana di Macallè, con mezzi e protezione aerea, i rifornimenti garantiti.
Il 10 febbraio venne ordinato l’attacco e la battaglia fu feroce da ambo le parti. Si arrivò alla dichiarazione di operazioni concluse il 19 febbraio con la conquista dell’Amba Aradam. Il 28 gli italiani occuparono l’Amba Alagi, mentre si moltiplicavano le diserzioni delle truppe etiopi. Badoglio decise di proseguire le operazioni fin verso lo Scirè, informato dal servizio intercettazioni delle difficoltà del nemico; quelle continuarono fino in marzo, verso Selaclacà, con furiosi bombardamenti aerei, sia incendiari che esplosivi e d’iprite, che portarono alle vittoriose battaglie del Tigrè.
Hailé Selassié, raccolti i suoi uomini, decise l’attacco di Mai Ceu per riportare una vittoria, anche se marginale: il 31 marzo decise l’attacco contro un presidio che si era molto rinforzato e, dopo vari e accesi combattimenti, il 15 aprile si ritirò a Lalibela e quindi ad Addis Abeba, dove arrivò il 30 aprile e sulla quale Badoglio, il 24, aveva ordinato di avanzare. Il 2 maggio si seppe che il negus si era rifugiato a Londra, mentre nella capitale regnava il caos. L’ingresso trionfale in città da parte delle truppe italiane avvenne il 5 maggio 1936, data nella quale Mussolini proclamò l’impero dal balcone di Palazzo Venezia, il cui titolo veniva assunto dal re Vittorio Emanuele III.
Non venne tuttavia firmata alcuna resa da parte etiope, pertanto le operazioni militari non potevano dirsi concluse.
Furono necessarie lunghe operazioni di polizia coloniale per sedare le ribellioni che, di fatto, erano guerriglie vere e proprie in varie regioni, spesso represse con metodi brutali, seguendo le indicazioni fasciste che non erano propense alla magnanimità.
Verso la fine del 1937, Graziani venne sostituito dal duca Amedeo di Savoia-Aosta che stabilì una nuova politica sul territorio.
I ribelli vennero poi sostenuti da Francia e Gran Bretagna e, soprattutto dal 1941, collaborarono per rimettere sul trono il negus, fatto che avvenne nel maggio 1941.
A partire dal 4 febbraio 1942, con la firma degli accordi italo-britannici, i civili italiani vennero rimpatriati o internati in campi di concentramento assieme agli uomini abili e ai combattenti, circa 40mila, catturati.
L’Italia rinunciò definitivamente alle colonie con il Trattato di Parigi del 1947.
Alessia Biasiolo
sabato 12 settembre 2026
venerdì 11 settembre 2026
giovedì 10 settembre 2026
mercoledì 9 settembre 2026
La Governabilità politica della complessità
DIBATTITI
Prof. Sergio Benedetto Sabetta
Nell’attuale società sempre più complessa la narrazione afferma che la sua gestione non può avvenire che attraverso una semplificazione logica, al contrario in una relazione eccessivamente semplice si provvede all’analisi delle relazioni ambientali.
Nella complessità vi è la “causalità” comportamentale, se non addirittura il “caotico” senza un ordine logico, ma sia nelle scienze naturali che umane a fondamento vi è il proposito conoscitivo e non un giudizio normativo o puramente valutativo.
Ne consegue che nella complessità ed ancor più nella caoticità viene meno la prevedibilità in termini conoscitivi come causalità, interviene l’analisi dei possibili attrattori quale semplificazione sia della complessità che della caoticità, in termini politici ed economici necessita la fattibilità dei programmi e la valutazione degli attori.
La governabilità è venuta in questi ultimi decenni compromessa dalla crescente autonomia decisionale dei governi locali, nonché dagli interventi dei governi soprannazionali in una crescente complessità, a questi due fattori si sono aggiunti un proliferare a tutti i livelli e campi di enti pubblici, talvolta con fini non ben definiti e sovrapposti fra loro, creando una sorta di “mercato” politico e istituzionale.
Si è affermato che attraverso una accresciuta partecipazione di soggetti interessati, quali enti ed associazioni, si sarebbe potuto ottenere una migliore governabilità, di fatto si è ottenuto una ulteriore complessità e rallentamento decisionale nel proliferare di enti pubblici e privati orientati a finalità pubbliche; nel venire meno di un modello giuridico - statuale gerarchico, si è dato spazio ad iniziative operative dagli esiti imprevedibili, ossia ad un “mercato”.
La complessità della governabilità è quindi la conseguenza ultima del proliferare di centri di potere e decisionali con finalità “sociali”, in un pluralismo di interessi sociali.
Deve tuttavia considerarsi che il significato di governabilità muta al mutare del contesto, per esempio:
nel contesto dello “sviluppo economico” è intesa quale stabilità politica, efficacia del diritto ed efficienza della P.A. , una società civile ben strutturata, tesi sostenuta dalla Banca Mondiale per una effettiva modernizzazione economica;
nelle “relazioni internazionali” come capacità di risolvere i problemi tra Stati e Nazioni;
nel “modello britannico – USA” come rapporto societario tra management e azionisti;
nel contesto delle “nuove strategie di gestione manageriale pubblica” è la necessità che le imprese pubbliche privatizzate forniscano determinati standard di qualità in una struttura a rete;
infine, quale “nuovo stile di rappresentanza”, soprattutto a livello locale e regionale, in cui vengono coinvolti una moltitudine di attori sociali (J. Pierre).
In questo interviene nella governabilità politica la “comunicazione” quale procedura di mediazione, concertazione e convincimento per ridurre la conflittualità, ma la comunicazione diventa di per sé un ulteriore elemento di complessità nella comunicazione di massa, necessita pertanto una visione di insieme che permetta di articolare dei quadri di analisi e modelli parziali nell’impossibilità di ottenere un unico quadro, quadri che devono essere messi in coerenza tra loro dallo Stato nella sua sovranità politica.
Tra le modalità di attuazione la più importante è la contrattazione da distinguere da quella di mercato dove non deve elaborarsi un “piano di coordinamento”, questo è necessario ancor più in presenza di un potere dominante economico privato; tuttavia necessita una capacità di rapportarsi dei partiti politici grazie ad una propria struttura tecnica venuta meno negli anni ’90, non essendo sufficiente se non causa di una ulteriore complessità il fiume di attività legislativa che viene a disperdersi in buona parte.
Gli USA già dal 1993 hanno elaborato un meccanismo di pianificazione strategica per tutte le agenzie federali (GPRA), sebbene con difficoltà di attuazione, in questo si inserisce l’enorme incremento dell’A.I. le cui aziende compattamente influenzano pesantemente la politica a proprio favore, lo scontro avviene tra aziende per la differenza di interessi.
Nel capitalismo USA il governo non agisce direttamente ma attraverso quote azionarie, questo anche nella aziende A.I., tuttavia la complessità è tale che al governo mancano gli strumenti per capire il funzionamento della stessa A.I.
Bibliografia
F. Archibugi, Lettera Internazionale, n.75, I Trimestre 2003;
J. Pierre, Debating Governance: Authority, Steering and Democracy, Oxford U.P. 2000
martedì 8 settembre 2026
lunedì 7 settembre 2026
Master Situazione Frequentatori
NNOTIZIE CESVAM
Alla data odierna i Frequentatori iscritti ai Master sono
. Storia Militare 15
. Politica Militare Comparata 13
. Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale 114
Al Corso di Perfezionamento e approfondimento di Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale iscritti 5
Il 30 settembre pv. scade il termine di presentazione e dell'elaborato finale per essere ammessi alla sessione di Laurea invernale: Dicembre 2026
domenica 6 settembre 2026
Progetto 2026/1 Gli Ordinamenti dell'Esercito Italiano nel Secondo Dopoguerra Indice
NOTIZIE CESVAM
Indice Generale
Volume 3
Gli Ordinamenti dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra
Dalla nascita della Repubblica alla ristrutturazione del 1975
Presentazione
Prefazione
Ringraziamenti
Nota dell’Autore
Premessa
Introduzione
Tomo I - Dal 2 giugno 1946 al 31 dicembre 1960
Capitolo 1 – Una difficile ricostruzione
1.1. La situazione politica nell’immediato secondo dopoguerra
1.2 I primi studi-progetti sulla struttura del nuovo Esercito Italiano
1.3 Le forze di polizia a statuto militare
1.4 I primi adeguamenti organici
1.5 Le conseguenze del Trattato di pace
1.6 La struttura di vertice delle Forze Armate e dell’Esercito dalla fine
della guerra al Trattato di pace
1.7 Conclusioni
Capitolo 2 –L’ingresso nella NATO e gli anni Cinquanta
2.1. L’adesione al Patto Atlantico
2.2. L’espansione ordinativa
2.3. Gli ordinamenti e gli organici delle Varie Armi, Corpi e Servizi.
Considerazioni.
2.4 Conclusioni
Tomo II. Gli anni Sessanta. Dal 1 gennaio 1961 al 31 dicembre 1969
Capitolo 3 – Gli anni Sessanta
3.1 La situazione politico-militare e dottrinale negli anni Sessanta
3.2. La struttura dell’Esercito Italiano negli anni del boom economico 3.3 Considerazioni sugli ordinamenti e gli organici delle Varie Armi, Corpi e Servizi
3.4.Conclusioni
Tomo III. Gi anni Settanta e la ristrutturazione. Dal 1 gennaio 1970 al 31 dicembre 1975
Capitolo 4 – Gli anni Settanta e la Ristrutturazione
4.1 La situazione politico-militare e dottrinale nei primi anni Settanta
4.2. La struttura dell’Esercito Italiano prima della Ristrutturazione
4.3 La Ristrutturazione
4.4 Considerazioni sugli ordinamenti e gli organici delle Varie Armi,
Corpi e Servizi
4.5 Conclusioni
Tomo IV. Documenti. Dal Documento m. 1 al n.31
Documento 1: Struttura dei Gruppi di Combattimento del Regio Esercito all’atto della loro costituzione.
Documento 2: Ordine di battaglia dell’Esercito Italiano al 2 giugno del 1946
Documento 3: Tabella sinottica con le trasformazioni ordinative adottate dall’Esercito Italiano il 1° luglio 1946
Documento 4: Tabella sinottica con le trasformazioni ordinative adottate dall’Esercito Italiano da gennaio del 1947 (Esercito di Transizione)
Documento 5: Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano a marzo del 1945
Documento 6: Tabella riassuntiva degli stanziamenti erogati per l’Esercito Italiano (esclusa l’Arma dei carabinieri) nel decennio 1947-1957
Documento 7: Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano nel 1951
Documento 8: Tabella sinottica degli organici degli Ufficiali dell’Esercito Italiano
Documento 9: Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano alla fine del 1953
Documento 10: Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano a maggio del 1954
Documento 11: Organico di guerra e personale di una Divisione di Fanteria nel 1955
Documento 12: Materiali ed equipaggiamenti di una Divisione di Fanteria nel 1955 secondo l’organico di guerra vigente
Documento 13: Organico di Guerra di una Divisione di Fanteria di “Pianura” nel 1958
Documento 14: Organico di Guerra di una Divisione di Fanteria di “Montagna” nel 1958
Documento 15: Organico di guerra di una Divisione Corazzata nel 1956
Documento 16: Organico di guerra di una Divisione Corazzata nel 1958
Documento 17: Organico di guerra di una Divisione Corazzata nel 1959
Documento 18: Organico di guerra di una Brigata Alpina tra il 1957 e il 1959
Documento 19: Organico di guerra delle Compagnie di Fanteria, Bersaglieri e Alpini tra il 1955 e il 1956
Documento 20: Organico di guerra delle Compagnie Comando e delle altre compagnie Reggimentali di Fanteria, Bersaglieri e Alpini nei primi anni 50
Documento 21: Organico di guerra dei Battaglioni di Fanteria, Bersaglieri e Alpini nel 1955
Documento 22: Organico di guerra alla fine degli anni Cinquanta dei Reggimenti di Fanteria, Bersaglieri, Alpini e Carristi e delle compagnie di supporto organicamente assegnate
Documento 23: Organico di guerra alla fine degli anni Cinquanta dei Battaglioni di Fanteria, Bersaglieri, Alpini e carri
Documento 24: Organico del Raggruppamento Lagunare e delle unità dipendenti
Documento 25: Organici del Reggimento, del Gruppo Squadroni e dello Squadrone di Cavalleria Blindata come da determinazioni del 1954 dello SME Ufficio Ordinamento
Documento 26: Organici del Comando della Brigata di Cavalleria e del Reggimento di Cavalleria Blindata come da determinazioni del 1957 dello SME Ufficio Ordinamento
Documento 27: Tabelle Organiche di guerra previste per le unità di Artiglieria nel quinquennio 1948-1953
Documento 28: Organici delle unità di Artiglieria dopo la ristrutturazione della seconda metà degli anni Cinquanta
Documento 29: Organici dei Battaglioni Genio delle Divisioni e compagnie Genio delle Brigate Alpine come da determinazioni del 1957 dello SME Ufficio Ordinamento
Documento 30: Organico dei Battaglioni Trasmissioni delle Divisioni e delle Compagnie Trasmissioni delle Brigate Alpine
Documento 31: Quadro di Battaglia dell’Esercito Italiano al 1° gennaio 1961
Tomo V. Documenti. Dal Documenti 32 al n. 61
Documento 32: Quadro di Battaglia dell’Esercito Italiano nel 1966
Documento 33: Organico delle Brigate di Fanteria negli anni Sessanta
Documento 34: Organici delle Divisioni di Fanteria di Pianura, Montagna, Meccanizzate e Corazzate anni Sessanta
Documento 35: Organici della Brigata Corazzata delle Divisioni Corazzate nel 1963
Documento 36: Organici della Brigata Meccanizzata delle Divisioni Corazzate nel 1963
Documento 37: Organici delle unità Paracadutisti nel 1967
Documento 38: Organici della Brigata Artiglieria delle Divisioni Corazzate nel 1963
Documento 39: Organici, riferiti al 1963, del Comando dell’XI Brigata Meccanizzata, del Comando Reggimento e dei Battaglioni Carabinieri
Documento 40: Organici dei Battaglioni Carabinieri nel 1969
Documento 41: Ridenominazione e trasformazione dei Battaglioni Esploranti Divisionali (BED) in Gruppi Esploranti Divisionali (GED)
Documento 42: Organici dei Reggimenti Artiglieria Corazzata nel 1968 e dei Gruppi alle loro dirette dipendenze
Documento 43: Organico di guerra del Gruppo Artiglieria Missili nel 1966
Documento 44: Organici di Guerra delle Unità dell’Artiglieria Contraerei nel 1969
Documento 45: Tabella delle razioni viveri ordinarie dal 1861 al 2000
Documento 46: Elenco dei Distretti Militari degli anni Sessanta e relativa dipendenza dai livelli ordinativi superiori
Documento 47: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino attuati nei confronti delle Grandi Unità e dei Comandi di Reggimento all’indomani della Ristrutturazione
Documento 48: Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano al 30 giugno 1977 all’indomani della Ristrutturazione
Documento 49: Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi dei Battaglioni delle varie specialità di Fanteria dopo la Ristrutturazione
Documento 50: Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi delle Compagnie delle varie specialità di Fanteria dopo la Ristrutturazione
Documento 51: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità di Fanteria attuati con la Ristrutturazione
Documento 52: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità di Cavalleria attuati con la Ristrutturazione
Documento 53: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità di Artiglieria attuati con la Ristrutturazione
Documento 54: Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi dei Gruppi delle varie specialità di Artiglieria dopo la Ristrutturazione
Documento 55: Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi dei Reggimenti delle varie specialità di Artiglieria dopo la Ristrutturazione
Documento 56: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità del Genio attuati con la Ristrutturazione
Documento 57:Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi dei Battaglioni Genio Pionieri e del 3° Battaglione Genio Guastatori “Verbano” dopo la Ristrutturazione
Documento 58: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità delle Trasmissioni attuati con la Ristrutturazione
Documento 59: Dati di forza e delle dotazioni delle armi, dei materiali e dei mezzi dei Battaglioni Trasmissioni Divisionali dopo la Ristrutturazione
Documento 60: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino delle unità dell’ALE attuati con la Ristrutturazione
Documento 61: Quadro riassuntivo dei provvedimenti di riordino attuati nei confronti dei Reggimenti CAR con la Ristrutturazione

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