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giovedì 26 marzo 2026

Quale futuro per'Italia dopo il crollo della Pax Americana (1945-2025)? Una ipotesi di Limes.

 DIBATTITI


MEDIOOCEANIA, IL NOME SEGRETO DELL'ITALIA


Limes, la Rivista Italia di Geopolitica, nel n. 1 del 2026 propone quello che definisce il nome segreto dell'Italia, medioceania, ovvero la via da scegliere per l'Italia stessa se vuole avere un futuro dignitoso nel contesto internazionale.

L'talia, scrive Limes, è una espressione geografica, definizione nota del cancelliere austriaco Metternich: questo è vero.

L'Italia è al centro di un area che è lo snodo mediooceanico delle comunicazioni Est Ovst, ovvero Sati Uniti e Cina; se l'Italia non si pone attiva in questo smodo, non è niente.

Il Mare Mediterraneo non può diventare un lago infestato dalle guerre tra Mar Nero e Medio oriente

L'Italia in coalizione con la Francia (se collaborasse) e la Turchia potrebbe stabilizzare lo stretto di Sicilia ed il Mediterraneo centrale. Il primo passo dovrebbe ssere un accordo con Malta ridimesionando il suo spazio marittimo, Libia e Tunisia andrebbero stabilizzate.ùIl fronte est del Meioceano è l'are adriatica dove si affacciano i Balcani in forte tensione interna. Si tratta di uno spazio necessario per collaborare alla pacificazione russo-americana

L'Italia potrebbe alimetare un dialogo per raggiungere un compromesso greco-turco su Ciproche andrebbe riunificato.

La Carta riprodotta indica l'ASSE Franco Italo Turco, il Collegamento tra Stati Uniti e Cina

Le guerre in essere: israle e Russo-ucraina ed infine il ruolo di Malta ancora una volta al centro degli interessi italiani.

Il N. 1 del 2026 di Limes affronta queste tematiche nel presupposto che grazie alla Amministrazione Trump e crollata anche miseramente la Pax Americana costruita all'indomani della fine della II Guerra Mondalel

A seguire, domani 27 marzo,  un carta in cui Limes ipotizza le delimitazioni delle zone economiche esclusive dell'Italia




Carta: Fonte LIMES Rivista Italiana di Geopolitica, n. 1 del 2026




mercoledì 25 marzo 2026

Hormutz: la sfida ai traffici mondiali

GEOGRAFIA DELLE PROSSIME SFIDE
Fonte: Limes Rivista Italiana di Geopolitica n. 2 del 2026



Hormuz è stato un punto chiave dei commerci mondiali nel momento in cui il petrolio ha sostituito il carbone come materia prima strategica. La situazione oggi è ancora una volta pericolosa dopo l’intervento israelo-statunitenze contro l’Iran. A guerra ancora in corso, la situazione vede la drastica diminuzione dei traffici attraverso lo stretto che in breve hanno portao alla minaccia di una crisi globale. Le esportazioni della Arabia Saudita sono diminuite del 70%; stessa cifra per quelle degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar e dell’Iran. 57 petroliere sono ferme nelle acque iraniane di cui 18 sono cariche e 37 vuote.

Primo attore strategico interessato è la Cina che riceve attraverso Hormutz il 90% dell’export del petrolio iraniano. Ovviamente Pechino fa ogni sforzo per tenere aperto Hormutz

Nella Carta in rosso giacimenti strategici di gas. Indicati nella carta navi ed infrastrutture energetiche danneggiate dai droni iraniani.



martedì 24 marzo 2026

Eroismo al femminile

 DIBATTITI

TOMIRI (prima metà del sec. VI a.C.)

La principale fonte su questa donna divenuta da subito esempio del valore e della forza d’animo femminili, è Erodoto (Storie I,205-214). Da lui sappiamo che era la moglie del re dei Massageti, popolo scitico grande e forte, situato nei pressi degli Urali, al di là del fiume Arasse.

Dopo la morte del marito subentrò a lui nella gestione del potere e Ciro il Grande, nel tentativo di estendere i propri domini, chiese di sposarla. Avendo intuito il vero obiettivo del sovrano, Tomiri rifiutò. Al che Ciro intraprese apertamente una spedizione contro i Massageti; ponti di barche vennero gettati sul fiume per il passaggio dell’esercito e torri di difesa furono costruite sulle imbarcazioni che traghettavano le truppe. Il sovrano poi riunì il consiglio dei più autorevoli tra i Persiani per chiedere loro cosa convenisse fare ed il lidio Creso in tale circostanza gli suggerì di non insuperbirsi troppo per tutte le sue precedenti vittorie ma di tendere invece un agguato ai Massageti, popolo ignaro dei grandi agi e dei beni abituali per i Persiani. Conveniva dunque, secondo Creso, imbandire un opulento banchetto con cibi abbondanti e numerosi crateri di vino; ad attirare i Massageti nella trappola sarebbero rimasti alcuni soldati Persiani, scelti tra i più deboli mentre il grosso dell’esercito sarebbe rimasto in agguato nascostamente. E così fu fatto.

Un terzo circa dell’esercito dei Massageti, spintosi contro quei pochi Persiani lasciati appositamente da Ciro come esca, ne fece strage sebbene quelli tentassero di difendersi; poi vedendo il banchetto imbandito, tutti si riempirono di cibo e di vino e si addormentarono. I Persiani nascosti subito avanzarono facendo strage dei nemici: molti ne uccisero, altri li catturarono vivi e tra questi si trovava il figlio di Tomiri, comandante dei Massageti, che si chiamava Spargapise. Appena informata dell’accaduto, la regina invitò Ciro a non insuperbirsi, avendo egli vinto grazie agli effetti del vino e non alla forza delle armi; gli chiese poi di renderle il figlio e di andarsene impunito, pur avendo oltraggiato la terza parte dell’esercito dei Massageti. Viceversa, pur dichiarandosi il sovrano insaziabile di sangue, ella lo avrebbe saziato! Ciro non volle tener conto di tale suggerimento e ciò gli fu fatale.

Quando Spargapise, riavutosi dall’ ubriachezza, comprese in quale situazione si trovava, pregò il sovrano di scioglierlo dalle catene; fu accontentato ma non appena padrone delle sue mani, si diede la morte. Tomiri, visto che Ciro non le aveva prestato ascolto, radunò tutte le sue truppe e diede battaglia ai Persiani. Essa fu violentissima: vi trovarono la morte moltissimi dei nemici invasori tra cui lo stesso Ciro. Tomiri ne fece cercare il cadavere tra i caduti e, trovatolo, introdusse la testa del sovrano in un otre pieno di sangue umano dicendogli: -Tu hai ucciso me che son viva e che ti ho vinto in battaglia, catturando con inganno mio figlio; e io, come ti ho minacciato, ti sazierò di sangue. -

Ella divenne da subito esempio del valore e della forza d’ animo femminili e come tale il ricordo di lei ha attraversato i secoli.

Dante ce la presenta nella prima cornice del Purgatorio quando, elencando esempi di superbia punita, la incontra come fustigatrice della superbia di Ciro: Mostrava la ruina e ‘l crudo scempio

Che fé Tamiri, quando disse a Ciro:

Sangue sitisti, e io di sangue t’ empio”

(Purgatorio XII, 55-58)

Ricordiamo anche che il suo nome fu assegnato all’ Asteroide 590 Tomyris.




lunedì 23 marzo 2026

Monte Marrone. Lineamenti concettuali per l'occupazione di Monte Marrone 23 marzo 1944

 ARCHIVIO



COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

NOTA CIRCA L'OCCUPAZIONE DI MONTE MARRONE

          23 marzo 1944

 

1°-  Opportunità dell'impresa

Evidente.

Il Marrone in mano tedesca compromette molto seriamente le condizioni della difesa nel settore Castelnuovo e nel settore Mainarde; una volta occupato dai Tedeschi, impadronirsene di viva forza costituisce una operazione di dubbio esito e che potrebbe costare sensibili sacrifici.

 

2° - Data dell'operazione.

Per prevenire il nemico, la più prossima possibile.

Per dare garanzia di successo, occorre però assicurare il tempo necessario per una buona organizzazione preventiva dei fuochi e dei rifornimenti.

A titolo orientativo, la data per ora prevista è il 25 marzo. Il ritardo nell'arrivo delle salmerie alpine potrà rendere necessario un corrispondente rinvio.

 

3° - Modalità dell'operazione

Di sorpresa.

Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta verso le 7 del mattino.

Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l'ascesa da q. 1180 e da Valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione; nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e 10 del mattino.

Al loro seguito colonne di portatori nella misura più larga possibile. In previsione di possibili contrattacchi di sorpresa nella prima notte successiva all'operazione, occorre sfruttare al massimo le ore di luce per una prima sistemazione della posizione e per l'esecuzione di qualche tiro di aggiustamento di artiglieri, mortai ed armi pesanti in grado di dare un concorso di fuoco.

 

4° -  Forze a disposizione e schieramento.

Sono destinate all'operazione le seguenti forze:

a) battaglione alpini « Piemonte »;

b) battaglione paracadutisti;

c) XXIX battaglione bersaglieri.

Il battaglione alpini ha il compito dell'occupazione di M. Marrone.

Il battaglione paracadutisti ha il compito di assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo fino alla displuviale tra Rio Petrara e Val di Mezzo per q. 1344 di M. Marrone, sella di q. 970 e q. 1214 di M. Castelnuovo.

XXIX battaglione bersaglieri in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abbruzzese.

E' previsto che il II/68° rgt. ftr., attualmente in linea nel settore di Castelnuovo, si raccolga dopo lo scavalcamento da parte del btg. paracadutisti e si sposti nel sottosettore di Colle Jardini, passando in secondo scaglione.

Il colonnello Fucci, comandante la fanteria del raggruppamento, assumerà la direzione dell'operazione e provvisoriamente il comando del sottosettore ovest da Val Viata (esclusa) a M. Castelnuovo (incluso).

Il colonnello Caputo, comandante del 68° rgt ftr., assumerà il comando  del sottosettore est, avendo ai propri ordini diretti il I e II btg. del proprio reggimento ed elementi minori.

Comando 4° rgt. bersaglieri e XXXIII btg. bers., provvisoriamente in terzo scaglione a Fornelli, meno gli elementi distaccati a q. 1181 (un plotone fucilieri) e a q 1478 delle Mainarde (un plotone fucilieri e due plotoni mortai).

 

5° -  Difesa di M. Marrone

E dubbio che la configurazione del terreno uniforme ed in lieve pendio verso ovest consentirà di assumere una soddisfacente profondità di schieramento.

Questo inconveniente è aggravato dal fatto che in Val Viata larghe chiazze di bosco si spingono in genere fino alla linea di cresta agevolando l'avvicinamento del nemico.

Occorre prevedere:

 - un'occupazione dell'ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben for ama di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;

- una  sistemazione - la più rapida possibile compatibilmente alle difficoltà di rifornimento e di trasporto  a piè d’opera – di difese accessorie (mine e reticolati);

- una attivissima osservazione vicina e lontana;

- una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d'infilata.

In linea di massima è da ritenere che:

- il tratto di fronte più delicato si debba localizzare tra la q 1770 e la q 1344;

- che su tale tratto le direzioni d'attacco da nord (Val di Mezzo) e da nord-ovest (regione Ferruccia) siano più pericolose della direzione d'attacco da ovest (M. Mare).

Conseguentemente sono stati previsti:

a) tiri d'infilata in alta Val Viata, da parte di 5ª e 6ª btr. obici da 100 mm. Schierate in regione Cerasuolo Vecchio, con osservazioni a q. 1478;

b) tiri d'infilata in alta Val Viata e sulla sella tra M. Mare M. Marrone, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del 68º fanteria) da schierare a circa metà percorso tra q. 1180 e la cima sud di M. Marrone con osservazioni a detta cima;

c) tiri in regione Ferruccia e in Val di Mezzo, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del btg paracadutisti) da schierare sui rovesci di q 1344, con osservazione su detta quota;

d) tiri d'infilata in regione Ferruccia, da parte di una btr. da montagna da 75 (del btg. alpini « Piemonte »), di una compagnia mortai da 81 (del 68° fanteria) e di due plotoni (a pezzi) da 47 (del btg. paracadutisti) da schierare, in posizione di agguato in cresta o presso la cresta di M. Castelnuovo, nei pressi di q. 1193;

c) concorso di fuoco, secondo le rispettive possibilità di tiro di un'altra batteria obici da 100 e di 4 btr. di obici da 75, attualmente schierati in difesa dei settori di Castelnuovo e di Colle Jardini;

f) impiego, dove, come e quando le circostanze lo consentiranno, dei sei mortai in organico al battaglione alpini « Piemonte ». Inoltre sarà opportuno predisporre il concorso eventuale di fuoco delle artiglierie alleate in grado di realizzarlo ed in modo particolare il concorso dei mortai e delle mitragliatrici pesanti di q. 1478 aventi azioni su testata della Valle Viata.

 

6°- Misure preventive.

Sono di ordine tattico e logistico.

domenica 22 marzo 2026

La contesa tra Venezuela e la Guyana per le materie prime strategiche

 UNA FINESTRA SUL MONDO


Il Venezuela rivendica meta dei territori della Guyana oltre lo specchio di mare antistante
come indicato nelle Carte
per il controllo delle miniere d'oro e i giacimenti di petrolio

Per approfondimenti LIMES, n. 1 del 2026

 Fonte delle Carte LIMES Rivista Italiana di geopolitica, n. 1 del 2026

 Info: www.studentie cultori.blogspot.com





sabato 21 marzo 2026

L' Eroismo al Femminile.

 DIBATTITI

ARTEMISIA

Artemisia fu una donna straordinaria (nel vero senso della parola) per i suoi tempi. Figlia di Ligdami, vissuta nel V sec. a C., governò Alicarnasso e altre città della costa dell’Asia Minore, per conto del sovrano Persiano, Serse. Secondo la testimonianza dello storico Erodoto, anche lui di Alicarnasso, partecipò alla seconda guerra persiana contro i Greci, distinguendosi nella battaglia di Salamina (480 a.C.).

Seguendo il racconto di Erodoto (Storie, VII,99) veniamo a sapere che egli, tralasciando di nominare i vari ufficiali partecipanti alla spedizione, fa eccezione per la sola Artemisia che lo storico ammira moltissimo per aver partecipato alla suddetta impresa, pur essendo una donna, vedova e con un figlio piccolo per giunta. Artemisia scendeva in campo per il suo alto sentire e per virile coraggio, senza che ve la costringesse alcuna necessità.

Il suo dominio si estendeva su Alicarnasso e su tre isole appartenenti alle Sporadi (Cos, Nisiro, Calimna) e forniva cinque navi, le più apprezzate di tutta la flotta persiana dopo quelle dei Sidoni. Ella, inoltre, dava al Re i consigli più avveduti (ibidem VIII 68) assai apprezzati dal sovrano anche quando non li condivideva. Ad esempio Serse, volendo conoscere il pensiero di ciascuno dei suoi alleati, mandò suo genero Mardonio a chiedere loro se dovesse o meno attaccare battaglia sul mare. Mentre tutti si espressero favorevolmente, la sola Artemisia sconsigliò di farlo, ritenendo che una precipitosa azione sul mare potesse rovinare anche l’esercito di terra. In tale circostanza Serse pur seguendo l’opinione della maggioranza, nutrì per la donna una considerazione ancora maggiore. I fatti dovevano dargli ragione.

A Salamina, infatti, quando la situazione per i Persiani si fece sfavorevole e la nave di Artemisia fu inseguita da una trireme ateniese, non avendo la donna alcuna via di scampo (davanti ad essa c’ erano altre navi alleate e la sua si trovava ad essere la più vicina ai nemici) ricorse ad una mossa tattica davvero singolare. Infatti, si slanciò improvvisamente contro una trireme amica, della città alleata di Calinda, la speronò e la affondò ingannando i suoi inseguitori, convinti da tale atto che la nave di Artemisia appartenesse alla flotta greca o che disertasse dai barbari e combattesse a favore dei Greci. Pertanto essi, cambiata direzione, si decisero ad inseguire le altre.

Serse che osservava la battaglia, notando l’accaduto e riconoscendo dall’ insegna la nave della donna ma credendo che quella affondata appartenesse ai nemici, fu orgoglioso di averla dalla sua parte. C’è tuttavia da sottolineare che ad Artemisia andò bene che nessuno dell’equipaggio della nave di Calinda si salvò e nessuno la poté quindi accusare; inoltre fu fortunata perché se il suo ù inseguitore di nome Aminia, del demo di Pallene, avesse saputo che in quella nave era imbarcata proprio lei non le avrebbe dato tregua se prima non l’avesse catturata o non fosse stato catturato lui stesso. Infatti erano stati impartiti ordini in proposito tra gli Ateniesi comandanti di triremi; per di più era stato proposto un premio di 10.000 dracme per chi l’avesse presa viva, a tal punto ritenevano intollerabile che una donna marciasse in armi contro Atene!

Dopo la sconfitta subita a Salamina, Serse tenne con i suoi consiglieri una riunione a cui ritenne opportuno invitare anche Artemisia perché gli risultava evidente che essa sola in precedenza aveva avuto l’idea di quello che si dovesse fare. Le chiese un consiglio sul da farsi ed ella suggerì di fare ritorno in patria lasciando sul posto il solo Mardonio con un contingente di soldati. Serse fu molto lieto di tale proposta perché coincideva esattamente con quello che egli pure pensava in cuor suo. Così dopo averla lodata, la fece partire per Efeso affidandole in custodia i propri figli affinché là li conducesse. (Ibidem VIII 93 -103).



giovedì 19 marzo 2026

Stati e Potentati nel conflitto ideologico globale. Antropologia culturale

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Nello scontro in atto negli USA i Democratici sono accusati dal Presidente e dai Repubblicani di aver causato in 30 anni un dissesto della Nazione con il neoliberismo, distruggendo la classe media. Le elite si sono arricchite a spese della stessa classe media con il mito di un progresso rettilineo e illimitato, fonte di benessere per tutti, teorizzato da tecnocrati ed economisti, un progresso secondo la direzione della Storia di cui gli USA ne erano espressione, con uguali politiche sia all’interno che nelle relazioni internazionali.

Il progresso quale ideologia non è pertanto visto dai repubblicani come la soluzione per i problemi interni ed esteri ma il problema per eccellenza, si invoca quindi una seconda rivoluzione USA secondo la teoria che il fuoco si combatte con il fuoco, le elite hanno perso il contatto con la realtà, con tutto quello che è naturale, ossia la storia, la famiglia, la natura umana, questa deve essere superata e ricostruita, essendo un puro costrutto umano occorre quindi reagire con un “partito della creazione” che riunisca tradizionalisti e tecno-futuristi per la conservazione puntando su famiglia, istruzione e capacità costruttiva.

Con la fine della Guerra fredda si è venuta a creare una trans-nazionalità del capitale finanziario e industriale dove i centri di potere non sono più identificabili in un luogo stabile o nazione, in questo gli USA pensavano di governare come centro finanziario, si è tornati al recupero del concetto di Potentato antecedente allo Stato da affiancare a quest’ultimo, una figura intermedia tra la tribù e lo Stato.

Nel potere formale del Potentato l’autorità del capo non si fonda sul consenso, le cariche più o meno stabili sono a carattere ereditario, questo non si applica solo ai gruppi definiti spazialmente ma anche ai gruppi nomadi, quindi dotati di una notevole mobilità, la circolazione dei beni è concentrata sul capo che provvede alle modalità redistributive.

Anche relativamente al concetto di Stato occorre distinguere lo Stato propriamente detto in cui vi è una forte differenziazione nell’accesso alle risorse, una accentuata stratificazione sociale e la sostituzione dei legami di parentela con relazioni impersonali, dagli Stati Dinastici dove le elite che dominano non sono bilanciate da istituzioni espresse da altre categorie, vedi l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

Il potere è dato dall’unione ella forza con il prestigio, gli esseri umani sono attraversati dalla realtà esterna essendo incompiuti, devono quindi interagire con essa evolvendo e lavorando l’ambiente, una fragilità trasformata in forza che attraverso l’apprendimento mediante imitazioni crea gerarchie in una cultura cumulativa, nella pressione tra l’individuo essere e il contesto sociale che preme emerge la cultura in termini relazionali, ma solo nella coscienza della nostra debolezza ci accorgiamo del mondo che ci attraversa.

Vi è tuttavia una difficoltà nel mantenere culturalmente la catena imitativa in quanto le culture vanno in termini ciclici essendo intrecciate tra loro, tuttavia lo stare dentro una cultura è una naturalizzazione della stessa non riuscendo a capirne la creazione, vi sono aspetti culturali e sociali incrociati che vanno a costituire un capitale socio-culturale in parte ereditato in parte attivamente acquisito, dove il sistema culturale fa proprie gerarchie di giudizio e spostamenti di valori fino agli attuali social che hanno accentuato il rimescolamento culturale.

La Nazione come attualmente la intendiamo è un prodotto della Rivoluzione francese, in essa la lotta politica è dare una connessione tra significati, stabilire le etichette da dare alle cose, gli uomini danno forma alla realtà, la categorizzano dove la cultura è una rete entro cui vi è l’uomo.

Il potere è costruzione necessaria anche per trasmettere il sapere è nella specie, tuttavia l’eccesso del suo uso è distruttivo come la totale sua mancanza, bisogna pertanto arrivare all’integrazione tra scienze umanistiche e scienze naturali (Consilienza), evitando di ridurre l’essere umano al solo aspetto semiotico negandone l’aspetto più propriamente biologico, concentrandosi sul solo etnocentrismo.

Gli attuali scontri e frizioni nel mondo, come in Medio Oriente e nel Golfo Persico, evidenziano tra l’altro i concetti di “identificazione”in cui si rinuncia in parte all’identità individuale, e “fusione”, dove non si perde la propria identità soggettiva che viene incorporata nel gruppo, nel primo caso non mi spingo al sacrificio estremo, nella seconda ipotesi attraverso una iniziazione dolorosa che può essere fisica o spirituale ottengo una fusione identitaria che può condurmi al possibile estremo sacrificio.

Le culture sono in continuo movimento negli inevitabili influssi che vengono a intrecciarsi localmente si creano forme culturali locali, dobbiamo infatti considerare che attualmente la tecnologia favorisce il mantenimento del contatto con la cultura d’origine, sorgono pertanto problemi di integrazione, la circolazione delle idee con la tecnologia provoca una collisione tra le idee stesse, come tra gruppi di persone e immagini.

Può quindi crearsi una eterogenesi dall’intreccio di flussi migratori disgiunti, non più piramidali, il passaggio dall’economia, alla politica, all’ideologia nel caso della Cina fa sì che nel creare l’Impero venga imposto al fine della coesione il proprio modello culturale, la stessa famiglia nucleare non venendo inserita in una rete sociale, risolvendosi in un fatto del tutto privato, non supportata nella funzione riproduttiva, con un costo di mantenimento notevole e priva di un valore simbolico, può risolversi in una violenza interna favorita dal puro individualismo socialmente esaltato.

Bibliografia

  • AA.VV., Tutti contro tutti, Limes 10/2025;

  • Allovio S. – Ciabarri L. – Mangimelli G., Antropologia culturale, Raffaele Cortina 2024;

  • Aime M., Il primo libro di antropologia, Einaudi 2021.


mercoledì 18 marzo 2026

Antonio Bettarini Storia del Corpo Forestale dello Stato Introduzione

 ARCHIVIO

 Tesi di Laurea. Introduzione.

Il presente lavoro di ricerca si propone di esplorare l'evoluzione storica del Corpo Forestale dello Stato, un'istituzione che ha svolto un ruolo cruciale nella gestione e nella protezione delle risorse forestali italiane. La nostra indagine coprirà quasi due secoli di storia, partendo dal 15 ottobre 1822, data in cui il Re di Sardegna, Carlo Felice, emanò le Regie Patenti, introducendo il “Regolamento de’ boschi e selve”. Questo evento segnò un cambiamento epocale, poiché per la prima volta venne organizzato un personale dedicato alla protezione dei boschi, con una chiara gerarchia, ponendo le basi per una gestione forestale sistematica. Concluderemo il nostro percorso con il Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, che ha sancito l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato all'interno di altre forze di polizia, segnando così la conclusione di una lunga e significativa storia. Inizieremo la nostra analisi esaminando l'Amministrazione Forestale del Regno di Sardegna, per poi ampliare il nostro sguardo alle amministrazioni forestali degli altri Stati pre-unitari. Un focus particolare sarà dedicato alla Legge n. 3917 del 20 giugno 1877, considerata la prima legge forestale italiana, che cercò di unificare le diverse normative post-unitarie. Questa legge, purtroppo, si caratterizzava per un approccio restrittivo, basato prevalentemente su obblighi di non intervento. A inizio XX secolo, la Legge n. 2077 del 2 giugno 1910 introdusse il Corpo Reale delle Foreste, ampliando significativamente l'organico e adottando una politica attiva di promozione della selvicoltura. L'analisi dell'impiego del personale del Corpo Reale delle Foreste durante la Prima Guerra Mondiale sarà un aspetto cruciale della nostra indagine Un capitolo importante della nostra ricerca sarà dedicato all'evoluzione dell'Amministrazione Forestale durante il ventennio fascista, un periodo in cui il regime soppresse il Corpo Reale delle Foreste, istituendo la Milizia Nazionale Forestale, inquadrata nelle Forze Armate. Questo cambiamento rappresentò un passaggio fondamentale, poiché il personale forestale non solo mantenne compiti tecnici, ma acquisì anche una formazione militare. L'impiego della Milizia Forestale in contesti coloniali e in eventi bellici, come la Guerra d'Etiopia, evidenziò il suo valore, culminando con la decorazione del labaro della Coorte Forestale con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Con l'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale, esploreremo le sfide affrontate dalla Milizia Forestale e la complessa situazione politica che seguì l'armistizio di Cassibile, con l'Italia divisa in due: al centro-sud, la Milizia Nazionale Forestale fu soppressa e ripristinato il Corpo Reale delle Foreste, mentre al nord, nella Repubblica Sociale Italiana, assunse il nome di Guardia Nazionale Repubblicana delle Montagne e delle Foreste. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, il ripristino del Corpo Forestale dello Stato avvenne con l'emanazione del Decreto Legislativo n. 804 del 12 marzo 1948, che segnò la transizione del personale da uno status militare a quello civile. Analizzeremo come, a partire dagli anni settanta, il Corpo abbia visto un ampliamento delle proprie competenze, culminando con la Legge n. 121 del 1° aprile 1981, che lo inserì tra le cinque forze di polizia, portandolo a contribuire anche ai servizi di ordine e sicurezza pubblica. Un altro tema di rilevanza sarà la proposta di regionalizzazione del Corpo, avanzata dal Ministro della Funzione Pubblica tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI secolo, rischio che fu scongiurato dalla Legge n. 36 del 6 febbraio 2004, “Nuovo Ordinamento del Corpo Forestale dello Stato”. Infine, giungeremo al Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, che ha ufficialmente sancito l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato in altre forze di polizia, segnando la fine di un'epoca. Concludendo la nostra analisi sull'evoluzione storica del Corpo, dedicheremo un momento a esplorare le specialità emerse nel corso degli anni all'interno del Corpo Forestale dello Stato. In segno di Pag. 2 a 44 gratitudine verso tutti coloro che, in questi due secoli, hanno indossato con orgoglio e senso del dovere questa divisa, faremo un breve riferimento alle Medaglie al Valor Militare conferite al Corpo e ai suoi membri

Tesi di Laurea Anno Accademico 2024 2025  Disponibile, dietro consenso dell'Autore, presso la Emeroteca del CESVA

domenica 15 marzo 2026

Tecnicismo e crisi sociale. Riflessioni sull'umanesimo


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Attualmente vi è una lenta decadenza demografica di valori, di fiducia nel futuro, di coesione, di solidarietà nelle elite di mobilità sociale l’uomo occidentale possiede tecnologia, cultura diffusa, facilità di comunicazione ma ha perso l’orientamento in una frammentazione interna.

Nel mancato rinnovo delle proprie radici le società vengono svuotarsi dall’interno, ma la crisi diventa visibile solo quando è troppo grande la distanza tra immagine e realtà.

Crescita della popolazione, della cultura e dell’economia sono per Todd i punti di forza di una nazione, i modelli familiari costituiscono unità di paragone, ma al centro vi è la demografia che rispecchia la fiducia del futuro, come la chiusura delle elite in una mancata mobilità sociale accompagnata dall’impoverimento culturale fanno sì che il linguaggio, valori e indicazioni sul mondo non siano aderenti alla totalità della nazione in un individualismo esasperato, nella mancata coesione derivante da prospettive non condivise e mancanza di fiducia in obiettivi comuni, la comunicazione non crea coesione ma frammentazione, essendosi rotto l’equilibrio dall’interno.

Il concetto di Occidente nella sua frammentazione sembra essere stato creato per coprire conflitti interni e differenze, forse, sospetta Todd, per giustificare il predominio in questo sostenuto dalla retorica del continuo rinnovarsi, occorre tuttavia la presenza di un avversario per dare un fondamento alla propria superiorità come anche per compattare la Nazione in una differente visione con l’Oriente.

Attualmente l’Occidente non riesce più a sostenere il proprio racconto di una crescita continua, progresso lineare illimitato, espansione illimitata dei diritti, diffusione dei propri valori come norme planetarie. L’elite non riesce più a fornire una indicazione condivisa, ma è diventata auto-referente, frantumata, rinchiusa nel gestire la decadenza, l’Occidente non convince più.

Questi nel perdere la sua centralità può ritornare alla cultura superando l’aspetto imperiale, recuperando gli studi umanistici al là della retorica messianica ed universalistica, la perdita di potenza non è una perdita di valori e di studi, anzi vi è la possibilità di recuperare la capacità critica quale fonte di cultura e bellezza.

L’Occidente non è più la matrice ordinatrice del mondo quale baricentro e misuratore del mondo stesso, tuttavia una civiltà recupera la propria forza quando nel rinunciare a dominare si concentra nei suoi punti di forza, uno dei principali dovrebbe essere la scuola quale formazione dell’essere umano e della coesione sociale della nazione, un problema emerso anche recentemente nei comportamenti dei giovani e nella difesa dello Stato da cui emerge un deficit nella coscienza di una responsabilità delle proprie azioni.

La scuola, rileva Hillman, non è più pensata come formazione umana ma come fabbrica gentile di adattamento, merce umana adatta al mercato del lavoro dove l’educazione deve rendere efficiente, performante e adattabile, rinunciando alla funzione educativa e critica dell’osservazione sul mercato per diventarne parte attiva.

Quello che non è immediatamente ed economicamente valutabile è eliminato, valutazione, riflessione e lentezza sono cancellati, l’imprevedibilità di una riflessione diventa intollerabile per la disciplina ripetibile al consumo.

L’empirismo alla base della società economica attuale considera l’essere umano una Tabula rasa pertanto adatto all’assoluta razionalità illuministica, una immagine contestata dalla riflessione trascendentale di Kant e dalla fenomenologia, nonché da Jung nella sua psicologia analitica quando si riferisce all’universale inconscio collettivo e dalle neuroscienze contemporanee, l’Io è quindi emergente in una necessità educata e coltivata.

L’individuo è imprenditore di se stesso in una affannosa attività prestazionale fallire è una colpa si perde il Daimon, ma quello che non produce valore economico può produrre senso ed equilibrio, l’educare quale maieutica dove insegnare è innanzitutto un atto etico e non tanto tecnico, superando la scuola puramente funzionalista erede dell’Illuminismo e Positivismo.

Nelle mancate tre promesse di redenzione terrena costituita dalla libertà, benessere e pace, si è persa la fiducia nel progresso della Storia in termini teleologici, nel continuo miglioramento dato da un progresso inevitabile fondato sulla razionalità, sostituito dall’attuale incertezza degli eventi.

Vi è un ritorno della violenza, nel mondo senza centro le vecchie regole non valgono più sostituite dal rapporto di forze, la fiducia nel progresso viene quindi sostituita dal ritorno del mito al fine di dare un senso al mondo, la guerra quale fallimento della razionalità economica è rientrata prepotentemente nell’orizzonte Occidentale.

Nella crisi dell’Occidente le problematiche emerse in Italia riguardano in particolare la perdita dei mediatori tra politica e pubblica amministrazione costituiti dai tecnici dentro i partiti a seguito della fine della prima repubblica non possedendo le nuove elite tali capacità, nasce l’illusione che i problemi sociali possano essere risolti da una attività iper-legislativa, con leggi non chiare nei termini e in lunghezza, in una frammentazione di competenze e non con la pedagogia e l’organizzazione, così che si è persa negli ultimi quindici anni dalla crisi del 2009 la capacità di investimento dello stato, un ulteriore elemento che si aggiunge con tutte le sue implicazioni al calo demografico.

In Italia, nella necessità di un dibattito per definire culturalmente chi siamo e cosa vogliamo, si manifesta una paura ideologica di parlare sull’impiego delle Forze Armate e di interessi italiani irrinunciabili, con quali strumenti proteggerli, quali costi materiali e culturali siamo disposti a sostenere per difenderli, una questione culturale se si valuta che in un recente sondaggio su un campione di popolazione tra i 19 e 45 anni solo il 31% ha paura di un coinvolgimento diretto in guerra fidandosi sulle alleanze e equilibrismo diplomatico, solo il 16% è disposto a rispondere ad un richiamo alle armi per difendere il paese, il 19% diserterebbe, il 40% protesterebbe, il 26% propone l’arruolamento di truppe mercenarie, in generale si pensa a una neutralità nella speranza di essere risparmiati da eventuali aggressioni (Limes).

Bibliografia

  • Aresu A., Ma ‘ndo corri, 227-236, Roma in Limes, 11/2025;

  • Todd E., La sconfitta dell’Occidente, Fazi 2024;

  • Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi 1997 

 DIBATTITI


giovedì 12 marzo 2026

Collana I Libri del Nastro Azzurro. Libri in preparazione

 ARCHIVIO

In preparazione:

 

N. 26 GIOVANNI RICCARDO BALDELLI, MASSIMO COLTRINARI

Africa Orientale Italiana,

l’Organizzazione militare e la difesa dell’Impero 1936 1941

 

n. 27. MASSIMO COLTRINARI, FRANCESCO M. ATANASIO

Africa Orientale Italiana

La Figura del Duca d’Aosta. La prigionia in Africa Orientale Italiana 1941- 1946

 

N. 28 MASSIMO COLTRINARI, MANUEL VIGNOLA

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria   Volume I

 

n. 29 MASSIMO COLTRINARI, STEFANO MANGIAVACCHI

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria   Volume II

 

N. 30 MASSIMO COLTRINARI, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Le fosse Ardeatine. L’ordine è stato eseguito

I Decorati al Valor Militare e la Memoria

 

N. 31 MASSIMO COLTRINARI  

Monte Marrone. - La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione

31 marzo – 10 aprile 1944

Il significato strategico presso gli Alleati

 

N. 32 MASSIMO COLTRINARI

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego.   Volume I

 

N. 33 MASSIMO COLTRINARI

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego.  Volume II

 


mercoledì 11 marzo 2026

Le problematiche della AI

 


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Il maestro disse: Ascolta molte cose e scarta quelle in dubbio e poi comportati con molta prudenza con le restanti (il costante mezzo di Confucio).

Più volte è stata ribadita la necessità di una regolamentazione generale per governare lo sviluppo dell’AI attraverso una apposita Agenzia Internazionale, considerando la crescita impetuosa e il pericolo di un suo uso inappropriato, anche involontario, come l’eventuale sviluppo di agenti patogeni.

Questa nella sua crescita esponenziale sta diventando sempre più autonoma anche nel generare propri modelli in autonomia, con conseguenze enormi anche sul piano lavorativo, al riguardo Matt Shumer ha previsto che entro breve tempo molti lavori intellettuali saranno svolti da modelli autonomi avanzati, favoriti in questo dal’auto-miglioramento degli algoritmi.

Vi sono inoltre molti comportamenti inattesi come tentativi di aggirare le istruzioni o individuare o preservare obiettivi autonomi, senza comunque avere una propria coscienza (Terrible empowerment – amplificare capacità pericolose), al riguardo in America vi è una contraddizione di sistema, mentre nelle riunioni pubbliche si lanciano allarmi sulla necessità di mitigare i rischi, in privato si accelera senza preoccuparsi delle conseguenze.

Trump influenzato dalla Silicon Valley, nela lotta per il predominio mondiale nell’alta tecnologia, ha smantellato quel poco di regolamentazione esistente, in contrasto con l’AI-Act europeo, vietando al contempo agli Stati con un ordine esecutivo di intervenire sull’argomento, in termini più estesi sorge il problema dell’uso dell’AI in ambito militare nelle armi a guida autonoma come in ambito politico nella schedatura di massa, vi è attualmente negli USA in politica un narcisismo che impedisce di capire gli altri nel sogno di imporre il proprio modello ipertecnologico (Lavazza A., L’IA corre e adesso fa davvero paura “C’è bisogno urgente di regolare”, Avvenire 22/2/2026).

In questo i giganti del software stanno creando sistemi di formazione privati e autonomi adatti ai propri ecosistemi, senza dubbi, un “egemonia pedagogica” che viene ad escludere le università pubbliche, dove gli allievi vengono formati in ambienti chiusi adatti al modello aziendale.

L’Accademy di Open AI ha effettuato un ulteriore salto arrivando a certificare le competenze acquisite in modo da poterle spendere sul mercato digitale, inoltre vi è la volontà di estendere l’automazione il più possibile attraverso corsi gratuiti di base, si rischia in tal modo di cedere ai privati non solo il controllo dei dati ma anche del modello formativo che viene così adattato senza critica ai propri interessi.

Occorerebbe quindi sganciarsi dal modello USA, inserendo gli aspetti più propriamente umanistici relativi alle conseguenze emergenti a seguito delle analisi sulle eventuali distorsioni del modello stesso, per questo sarebbe opportuno sviluppare un modello europeo autonomo, in particolare sui problemi della gestione dei diritti della persona (art. 2 Cost.) a seguito delle possibili manipolazioni algoritmiche su cui necessita un controllo, magari da parte delle Università pubbliche indipendenti, in particolare per le libertà di espressioni in uno spazio pubblico digitale, nonché l’aspetto della persona umana e della sua dignità nel corso del tempo (dinamicità) in relazione ai diritti inviolabili (Imeneo D., L’università del futuro è (solo) privata, il piano di Open AI e delle Big Tech, Avvenire 20/2/2026.

La proliferazione degli algoritmi crea una nuova forma di potere sulla persona:Trasforma la persona in un insieme di dati e probabilità comportamentali; Queste creano gli ambienti di vita del futuro e filtrano comportamenti e parole, creando consenso ed esclusioni; Si crea una solidarietà algoritmica considerando le problematiche lavorative.

L’Europa con l’Ai Act prova ad inserire limiti e garanzie con la valutazione dell’operato, quale alternativa alla sola efficienza economica e capacità tecnologica competitiva, l’art. 2 Cost. pone quindi il problema della tutela della personalità contro la sola efficienza algoritmica, un argine umanistico alla totale riduzione alla sola tecnica.

Infatti recentemente si sono create piattaforme riservate (Molt Book) ai soli agenti AI che agiscono sui loro p.c. senza l’intervento degli umani, ossia su canali di comunicazione reali con il rischio di danni reali nel mondo reale a seguito di una possibile difficoltà nel separare le cose “reali” dagli aspetti interpretati dall’AI..

Altro problema sono gli “data center”, colonna portante dell’economia digitale, elementi critici della corsa globale dell’AI, dove necessitano enormi consumi di energia ed acqua per il loro raffreddamento, basti considerare che dieci “data center” equivalgono per consumo di energia a un reattore nucleare a pieno regime di 100 mega-watt.

A differenza del modello USA che cresce in fretta puntando esclusivamente sull’efficienza tecnica, in Europa si punta su durata, sostenibilità di filiera e integrazione urbana, a tal fine si è dato vita al Tech Europe Foundation (TEF) programma per sostenere il trasferimento tecnologico dale università e spingere gli investimenti in tecnologie di frontiera (deep tech), in Italia nel 2025 sono stati movimentati investimenti per 269 milioni di euro, Poli Hub del Politecnico di Milano e Bocconi for Innovation (BAI).

Attualmente la più grande concentrazione di “data center” è nella Virginia del Nord a cui la Cina, dimentica della millenaria prudenza confuciana, tenta il sorpasso, in Europa le sedi degli hub sono Francoforte, Amburgo, Parigi, Dublino (FLAP +D),

nuove sedi Milano e Bergamo.



Progetto 2025/1 La Fabbrica che costruisce la Storia. L'approccio di ricerca.

 DIBATTITI

La costante ricerca di argomenti per ampliare i contenuti dell’offerta formativa che il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare mette in atto ha permesso di avvicinare temi che investono altri campi usuali per le ricerche del CESVAM stesso, come quello storico, geografico, valoriale, arrivando ad investire anche quello economico e industriale. Da questa idea nasce il presente volume.

 

La lettera di invito per la presentazione di progetti ricevuta dal Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro per l’anno 2025, accennava a materie di ricerche volte a sottolineare come non soltanto il ruolo politico e militare sono determinarti per le scelte del Paese, soprattutto in vista di una dichiarazione di guerra, o, con più aderenza alla realtà, affrontare situazioni conflittuali non solo a bassa intensità ma anche a livelli più alti, ma anche le attività economiche, soprattutto quelle industriali, in particolare quelle a sostegno della politica di difesa e sicurezza, che poi sono state e sono ago della bilancia per le decisione dei vertici sia militari che politici. I risvolti e le discendenze sono di ampio respiro, per fare un esempio, le richieste e le pressioni degli imprenditori e quelle delle masse di lavoratori espresse attraverso il sindacato nelle sue articolazioni.

 

Queste considerazioni hanno permesso di formulare quello che è poi diventato il titolo di questo volume, “La fabbrica che costruisce la storia”, titolo che ha dato sviluppo ad una ricerca incentrata su una analisi della produzione industriale italiana iniziata in epoca unitaria e proseguita fino alla metà del secolo scorso, ovvero tra fine ottocento ed inizi del novecento. Cioè a dire il potenziale che si aveva a monte delle scelte politiche e strategiche che hanno determinato la nostra scelta di campo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, per citare gli eventi principali del periodo considerato, ma anche la nostra postura nel concerto delle Nazioni, la nostra politica coloniale, le scelte interne nel campo delle politiche sociali.

 

Si è dato vita, quindi, ad una disamina della produzione e sviluppo industriale nei vari campi, quali quello siderurgico, elettrico, chimico, tessile, alimentare, delle armi e la relativa tecnologia, e campi non certamente di primo piano ma ugualmente importanti come quello che l’Autrice definisce della “voluttuarietà”, della pubblicità, delle comunicazioni e stampa senza dimenticare il campo che muove il tutto, quello della imprenditorialità interconnessa con la politica che ha visto coinvolte la classe politica umbertina e liberale e quella del primo dopoguerra.

 

Tutto questa ricerca ha portato al fatto che l’Italia era, ed è, uno dei paesi più industrializzati, almeno nell’ottica di fine novecento, inizio di questo secolo, non considerando il presente, più articolato ed interconnesso, ovvero padrona di un patrimonio industriale che la crisi armistiziale del settembre 1943 ha messo in forte discussione. L’invasione tedesca e la conseguente occupazione ha fatto sì che l’economia italiana, o quella che era rimasta, fosse totalmente inglobata nella economia di guerra del Reich, in cui l’interesse nazionale italiano era disatteso in modo totale. Il volume che segue a questo porrà l’accento sulla difesa delle fabbriche e dei loro contenuti, ponendo in evidenza le azioni messe in atto dal movimento resistenziale in armi per la preservazione delle fabbriche stesse minacciate dal progetto tedesco di distruggere ogni cosa prima della resa.

 

Difesa delle Fabbriche, in cui in molti casi si manifestò il Valore Militare, a premessa della rinascita del Paese, come si ebbe nel secondo dopoguerra.  

 

La “Fabbrica che costruisce la Storia” rappresenta un patrimonio della nostra Nazione in cui tutti gli Italiani hanno avuto parte e sono partecipi, pietra angolare di quel senso di appartenenza che il collante. di ogni comunità.

 



martedì 10 marzo 2026

Dalla Presidenza Nazionale


A ttestati di benemerenza. 

A PRESIDENTI E COMMISSARI DI FEDERAZIONE CONSIGLIERI NAZIONALI ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ 


Il Consiglio Nazionale dell’Istituto nella sua riunione del giorno 8 novembre 2024 ha stabilito le modalità di concessione degli attestati di benemerenza da parte della Presidenza Nazionale:  Le richieste, debitamente motivate, vanno inoltrate alla Segreteria Generale;  Gli attestati, una volta approvati dalla Presidenza, verranno stampati e autenticati con l’apposizione di un numero progressivo e del bollo a secco dell’Istituto;  Ad ogni attestato, a scelta della Federazione, verrà abbinata una delle medaglie coniate dall’Istituto: Grande Guerra 1915 – Grande Guerra 1918 – Centenario del Milite Ignoto – Centenario dell’Istituto;  Il costo di ogni attestato è fissato in Euro 100.

lunedì 9 marzo 2026

Collana I Libri del Nastro Azzurro. Editi

 ARCHIVIO

LIBRI DEL NASTRO AZZURRO

I Libri del Nastro Azzurro

N. 1, N. 3, MASSIMO COLTRINARI - LAURA COLTRINARI

La ricostruzione e lo studio di un avvenimento storico militare 

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2016

 

N. 2, N. 29, MASSIMO COLTRINARI - GIANCARLO RAMACCIA 

Comprendere la Grande Guerra

Dal primo al secondo anno di guerra. 1915-1916

Atti del Convegno in occasione della Giornata del Decorato, Salò 23-24 aprile 2016

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2016

 

N. 3, N. 2, MASSIMO COLTRINARI

L’8 settembre in Albania

La crisi armistiziale tra impotenza, errori ed eroismo. 8 settembre - 7 ottobre 1943, 2017

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2017

 

N. 4, N. 5, MASSIMO COLTRINARI - PAOLO COLOMBO

La Divisione “Perugia”

Dalla tragedia all’oblio. Albania 8 settembre - 3 ottobre 1943

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2017

 

N. 5, N. 14, MASSIMO COLTRINARI

I prigionieri italiani nella Seconda Guerra Mondiale in Unione Sovietica

La guerra Italiana all’URSS - 1941-1943. Le operazioni. Vol. I

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.6, N. 7, PIERIVO FACCHINI

La Campagna di Tunisia. 1942-1943*

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.7, N. 29, MASSIMO COLTRINARI

Quattro Battaglie per il Veneto. 1866.

La III Guerra di Indipendenza ed il Valore Militare

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.8, ALESSIA BIASIOLO

Il Diverso, tra passato e futuro

La giudeofobia ed altro nella nostra società

80° anniversario delle Leggi Razziali (1938 - 2018)

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N.9, GIOVANNI CECINI

Ebrei non più italiani e fascisti

Decorati, discriminati, perseguitati

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

N.10, GIOVANNI CECINI

Le leggi razziali e il Valore Militare

Antologia di testi e documenti

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 11, LUIGI MARSIBILIO - MASSIMO COLTRINARI

Anzio. La testa di ponte

22 gennaio - 25 maggio 1944

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 12 LUIGI MARSIBILIO - MASSIMO COLTRINARI

I soldati italiani sulla testa di ponte di Anzio*

22 gennaio - 25 maggio 1944

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 13, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra

Verso la Guerra. Né alleati né nemici. Volume I

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 14, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra. La Guerra*

Una vittoria sul campo. Volume II

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 15, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra La Vittoria e i suoi artefici.

I Generali Italiani della Grande Guerra. Volume III

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 16, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara

Gli ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre. 1919-1939

Testo. Volume 1 – Tomo I

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 17, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara

Gli ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre 1919-1939

Documenti. Volume 1 Tomo II

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 18, MASSIMO COLTRINARI - LUIGI MARSIBILIO

Il Quadro di battaglia dell’Esercito Italiano - 10 giugno 1940

Istituti, Armi, Corpi, Servizi

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 19, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

La Prova dei Fatti. Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943.

Testo. Volume II Tomo I -  

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 20, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

La Prova dei Fatti. Dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946. 

Testo. Volume 2 Tomo II -

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 21, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

Documenti. Volume 2 Tomo III - 

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 22, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

Documenti, Volume 2 Tomo IV - 

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

n.23. MASSIMO COLTRINARI, ANTONIO TROGU

Libano. La prima esperienza fuori area.

Riflessioni sul 40° anniversario

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2023

 

n. 24. MASSIMO COLTRINARI

Il Corpo Italiano di liberazione.

Da Monte Marrone al Metauro Marzo – Settembre 1944

La Credibilità conquista sul campo

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2023

 

N. 25 MASSIMO COLTRINARI

Africa Orientale Italiana,

Impero. Tra realtà e propaganda. 1936-1940

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2025

 

Informazioni:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org