Approfondimenti
Massimo Coltrinari
Il primo progetto ordinativo Febbraio 1944
Il vertice politico militare italiano, come abbiamo visto, si dovette presto disilludere di poter attuare, nel solco del tradizionale rovesciamento delle alleanze, di poter impiegare, da pari a pari con le forze alleate, le proprie forze Armate. Secondo gli italiani, sopratutto Badoglio, si aveva l’illusione di impegnare, sempre da pari a pari, la VII Armata italiana, stanziata in Puglia, a fianco della V Armata statunitense o della VIII Armata britannica. Nella riunione del 20 dicembre 1943, tenutosi nel sobborgo di Bari di Santo Spirito, gli Alleati chiarirono in modo ancora più netto, che la partecipazione italiana alla guerra, al momento, si sarebbe limitata al I Raggruppamento Motorizzato, massimo 5000 uomini. In quei giorni, peraltro, il Raggruppamento era stato ritirato dal fronte e mandato nelle retrovie, con la concreta possibilità di essere definitivamente sciolto alle luce delle problematiche che aveva mostrato. Il problema della cooperazione italiana in termini di unità combattenti fu posto in varie occasioni ai Comandanti alleati nel gennaio e febbraio 1944, ottenendo sempre risposte vaghe ed interlocutorie. Agli inizi di marzo 1944 si ebbe la sensazione da parte degli uomini dello Stato Maggiore Regio Esercito che aperture sarebbero state possibili, anche in considerazione che gli Alleati, in quel torno di tempo, erano in difficoltà sul fronte di Casimo. Nonostante il bombardamento della Abazia, voluta fortemente dai neozelandesi, e il contemporaneo stallo del fronte di Anzio, il cui sbarco era stato un completo fallimento, aperture volte a chiedere unità combattenti italiane, non vi erano state. In questo quadro lo SMRE preparò, nonostante tutto, un progetto dal titolo “Riordino delle divisioni “Pavia” e “Mantova”, unità italiane da impiegare, oltre a quelle esistenti, in combattimento.1
Il progetto, nonostante ogni buona volontà, non approdò a nulla. Le due divisioni furono lasciate lontano dal fronte, e, come abbiamo visto, nel marzo – giugno 1944 le uniche unità italiane combattenti erano quelle del I Raggruppamento Motorizzato che a fine marzo cambiò denominazione divenendo Corpo Italiano di Liberazione – C.I.L. Il progetto ebbe un suo risvolto positivo: fu il primo studio organico di quelle forze che poi divennero “Gruppi di Combattimento”: non era stato un lavoro inutile, ma propedeutico in relazione alle esigenze future.
1 L’Ordinamento delle divisioni sarebbe stato il seguente:
. Comando (con una sezione carabinieri)
. 3 reggimenti di fanteria (ciascuno su un comando, 2 battaglioni ed una compagnia mortai da 81
. 1 battaglione mitraglieri divisionale
. 1 battaglione controcarro (da costituire ex novo)
. 1 reggimento di artiglieria (su: comando, 3 gruppi di piccolo calibro; 2 da 100 e 1 da 75 ed 1 batteria da 20
. 1 battaglione Genio
. 1 Sezione di Sanità (a cui si sarebbe assegnati due ospedali da campo)
. 1 Sezione di Sussistenza
. 1 Autoreparto su 2 autosezioni ( da costituire)
A sostegno, si sarebbe costituito un reggimento complementi (120° Reggimento Fanteria)
Forza prevista: “Piceno “ 429 Ufficiali, 9178 sottufficiali e truppa; “Mantova” 427 ufficiali, 8988 sottufficiali e truppa. In totale la forza prevista era di 856 Ufficiali e 18166 sottufficiali e truppa. In sostanza si chiedeva di raddoppiare le forze combattenti italiane (al tempo, marzo 1944, il I Raggruppamento Motorizzato contava 14.000 uomini)

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