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domenica 30 ottobre 2022

Editoriale

 


E' in corso  l'attività per completare il disegno di attuazione dell'impegno del CESVAM in merito ai Master. Oltre ad assolvere ad una peculiare  azione di ricerca e di divulgazione della cultura, come noto il CESVAM rappresenta una delle attività che incrementa anche le entrate del Bilancio dell'Istituto. Questa importante funzione, che discende dal principio che all'Istituto occorre anche dare oltre che chiedere, non rappresenta uno degli obiettivi primari, anche se importante. L?avvicinamento e il coinvolgimento di giovani ricercatori è l'essenza della attività del CESVAM. Tale coinvolgimenti avviene attraverso le proposte didattiche dei Master. Come scritto sul bando di tali Master, questi devono essere finalizzati al prosieguo degli studi e delle ricerche in fase applicativa. Per questo la proposta ai frequentatori consiste nel produrre un articolo per la rivista QUADERNI, riverbero divulgativo  degli argomenti di Tesi. Un un ulteriore passo, sulla base delle ricerche  sviluppate, si propone di pubblicare tali ricerche sui CESVAM Papers, e quindi, se si prosegue  su questo sentiero arrivare alla pubblicazione di un volume. UN percorso che è naturale per chi sostene studi post universitari. Ora questo percorso si sta per realizzare attraverso l'attività della Dott.ssa Monica Apostoli, caporale maggiore scelto dell'Esercito, sul tema del "Genio Telegrafisti nella Prima Guerra Mondiale". Testo in cui molta parte è dedicata alla individuazione delle Medaglie al Valore dei componenti le compagnie telegrafiste della Grande Guerra. Un lavoro degno di nota che rappresenta per il CESVAM un traguardo di tutto riguardo.  (Massimo Coltrinari)


sabato 29 ottobre 2022

Copertina Ottobre 2022





QUADERNI ON LINE




 

                                                Anno LXXXIII, Supplemento on line, X  , 2022, n. 81

 Ottobre 2022
valoremilitare.blogspot.com
www.cesvam.org 

venerdì 28 ottobre 2022

Bibliografia Ettore Viola

 ARCHIVIO

I Libri del Centenario

Volumi di Ettore Viola, uno dei fondatori dell'Istituto del Nastro Azzurro







giovedì 27 ottobre 2022

Poesia per un caduto a Cefalonia

 ARCHIVIO






CONTRADA TRAMONTI  - CEFALONIA

Allo zio Benedetto

 

            Nella profondità dell’intenso blu

            una beffarda gonfia luna

            guarda sorniona il cielo,

            beffarda del nostro credo,

            dei mille rivoli di sangue

            con cui dissetiamo la terra

            e giace il volto di colui che non torna

            perso nelle mille e mille memorie

            di storie e gesti oltre il tempo,

            feroci atti dispersi nel tempo

            nelle aride pietraie della storia,

            isole omeriche sorridenti al cielo

            giacigli di stanche lune

            dissolte in fili di fumo ondeggianti al vento,

            mentre sotto l’argenteo ulivo

            siede la nera madre,

            sguardo perso sull’infinita strada

            dell’ultimo eterno passo. 

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio Benedetto  Sabetta

Finalista poesia per la pace 2022

“Premio Letterario Internazionale Città di Arce 2022”

martedì 25 ottobre 2022

Volume. La Magistratura delle Corti d'Onore.

 Una delle tante piaghe sociali che affliggevano la nostra società di inizio secolo e negli anni seguenti era la convinzione che le offese all’onore di una persona potesse essere lavato solo con il sangue versato. Da qui, erede di una tradizione e convezione che affonda le sue radici nel medioevo, persisteva il duello, sia all’arma bianca che con le armi da fuoco. Un codice ed una procedura be precisa stabiliva le regole con tanto di testimoni, padrini ed anche di medici. Era dalla legge vietato, ma tollerato ed era in voga fra le classi ben abbienti, mentre quelle proletarie avevano ben altri problemi che ricorre alle armi per risolvere questioni di prestigio e d’onore. Uno delle ragioni per cui fu istituito l’Istituto del Nastro Azzurro, che occorre ribadirlo non è una associazione, altrimenti non avrebbe potuto assolvere a funzioni di magistratura e di giustizia, è proprio quella di risolvere le questioni d’onore. Essendo composto solo da Decorati, questa funzione era poste in buone mani, in quanto l’onore era stato dimostrato sul campo di battaglia e riconosciuto. Il presente volume vuole documentare in questa data centenaria, l’attiva delle Corti d’Onore sia quella centrale che quelle istituite presso ogni Federazione provinciale. Un quadro d’insieme per avere conto del fatto che questa attività, ovvero porre fine alla piaga del duello,  attività aiuta anche dall’evolversi e dal superamento nella nostra società di determinati concetti.

I limiti di tempo sono dettati dall’arco di tempo in cui le Corti d’Onore hanno svolto la loro funzione, cioè dalla fondazione dell’Istituto fino agli anni sessanta del ‘900. I limi ti spazio sono i luoghi ove le Corti d’Onore hanno esercitato la loro funzione.

Come per gli altri libri dedicati alla data centenaria dell’istituto si ipotizza la pubblicazione di volumi ulteriori, qualora nel corso della ricerca in essere emergessero ulteriori materiali, come ad esempio il confronto con similari istituzione in altri paesi d’Europa, volumi che andrebbero ad affiancarsi per completezza al presente.

Bozza non definitiva.

lunedì 24 ottobre 2022

Anno Domini 1312: Le Canarie mitiche Isole Fortunate, in un planisfero medievale genovese.

 

UNA FINESTRA SUL MONDO

di Alfonso Licata 

 


       Le Isole Fortunate, ovvero le isole che attualmente compongono l’Arcipelago Canario, rappresentano, fin dal periodo classico, un luogo assai suggestivo in cui si concentrano miti, leggende, ipotesi letterarie. 

       Conosciute dagli antichi, la loro riscoperta geografica nel 1312 da parte del navigatore italiano (precisamente ligure) Lanzarotto Malocello segna l’inizio del periodo delle grandi scoperte. 

        L’Oceano Atlantico costituiva una barriera insuperabile a causa delle credenze mitologiche dell’epoca e le navi non si avventuravano  verso l’ignoto per paura di andare incontro a seri pericoli. Pertanto, la conoscenza che il mondo medievale aveva delle Isole Canarie si era perduta nell’oblio.  

         Il primo contatto, o per meglio dire il riavvicinamento con l’Arcipelago canario avvenne soltanto nel Basso Medioevo, mentre si attraversava il periodo pre -rinascimentale di transizione verso il Rinascimento. I primi viaggi in direzione delle Isole Canarie si realizzarono verso la fine del XIII secolo, o probabilmente ancora prima, e si fecero sempre più frequenti nel successivo XIV secolo.  

          Si trattò di viaggi per lo più a scopo commerciale, con partenza dall’area del Mar Mediterraneo, che videro come protagonisti assoluti i genovesi, seguiti da catalani e maiorchini e poi, via via, da portoghesi e castigliani.  

          Fu così che i Fratelli Vadino e Ugolino Vivaldi, genovesi, nella primavera del 1291 organizzarono il primo viaggio dell’epoca alla ricerca di nuove rotte per giungere alle Indie. Ma, come anzidetto, fu un altro italiano, nativo di Varazze, Lanzarotto Malocello, ad arrivare a Lanzarote, la più settentrionale delle Isole Canarie. A detta isola il Malocello diede il suo nome e ,nel 1339, questo territorio insulare, unitamente all’Isola di Fuerteventura, comparve con il nome Insula de Lanzarotus Marocelus , contrassegnato dalla croce di Genova di colore rosso, nel portolano realizzato dal cartografo maiorchino di origine – anch’esso – italiana, Angelino Dulcert.  

         In verità, però, circa 27 anni prima, con tutta probabilità nel 1312, alcune isolette senza nome, una delle quali alla stessa altezza delle attuali Isole Canarie che può essere ben identificata come Lanzarote, erano già state disegnate nel planisfero genovese di Frate Giovanni da Carignano. Nella parte sinistra della carta (riprodotta nel 1925  nell’opera editoriale della Societè Royale de Geographie d’Egypte a cura di Charles de La Ronciere dal titolo La decouverte de l’Afrique au Moyen Age-Cartographes et Explorateurs- Tome premier, Pl.VI ) risulta altresì presente una scritta in latino a caratteri molto piccoli, per metà cancellata e quindi non bene leggibile, che recita più o meno così: “decem mai spacium denotat mediana quinquaginta…..tis per terram dpt unas interislas “. Con tale scritta il cartografo pare voler segnalare la presenza di un’ isola ubicata alla distanza di cinquanta miglia dalla terraferma, incorrendo all’epoca in un errore di valutazione in ordine alla effettiva distanza  di Lanzarote dall’Africa ( Capo di Nun), essendo questa di circa 230 km.                

Tuttavia sarebbe questa la prima rappresentazione, di almeno una delle Isole Canarie , riportata su una carta nautica.  

       Purtroppo l’originale del planisfero in questione and0’ distrutto dai bombardamenti nel corso dell’ultimo conflitto mondiale e pertanto oggi ogni studio deve fare riferimento ad alcune fotografie del planisfero, di scarsa qualità, riproducenti l’originale perduto (si vedano in propositoLanzarotto Malocello, dall’Italia alle Canarie”, di Alfonso Licata, Roma, anno 2012, Ed. CISM – Stato Maggiore della Difesa e “Redescubrimiento e conquista de las Afortunadas”di Maria Josè Vazquez de Parga y Chueca, anno 2002, Ed. Dos Calles-Theatrum Naturae). 

       Successivamente altri viaggi oltre le Colonne d’Ercole furono intrapresi per recarsi alle Canarie, sia da altri italiani che da spagnoli e portoghesi, fino alla Conquista armata dell’Arcipelago e alla sua posterioreColonizzazione. Le Canarie, quindi, a meta del XIV secolo risultavano ormai ben conosciute.  

       Ė la letteratura che di tutto questo brano di storia ci rende valida testimonianza laddove i maggiori Letterati greci e romani, a partire da Omero, Esiodo, Pindaro, Sallustio e Plinio il Vecchio, sin dall’Epoca Antica ( VIII Secolo a.C.) nelle loro stupende, immortali opere , citano, invocano e descrivono le Isole Fortunate in una sorta di venerazione. 

 

 

 

nELLA FOTO: PLANISFERO GENOVESE DI GIOVANNI DA CARIGNANO –

Anno 1312 circa

domenica 23 ottobre 2022

La Battaglia di Ravenna nell'ambito della "piannurizzazione" della guerra partigiana Marzo 1945

 DIBATTITI

La descrizione di Arrigo Boldrini

Arrigo Boldrini, Medaglia d'Oro al valor Militare


"Qui i partigiani, eseguendo una manovra “irradiante” di primo ordine per ardimento e capacità tattica (concentrazione a tergo dell’avversario e attacco su sette direttrici divergenti), raggiungono tutti gli obiettivi concordati col Comando dell’VIII armata: sono invece gli alleati che non sfruttano pienamente il successo e nuovamente si arrestano. E’ questo l'episodio più significativo di tutta la campagna d'Italia sotto l'aspetto della collaborazione fra partigiani e alleati, e perciò riteniamo opportuno ripotare un rapporto inedito di Boldrini: importante specie per le considerazioni finali sulla condotta di guerra degli angloamericani:

II Comando partigiano della divisione Ravenna aveva ripetutamente fatto presente al Comando dell'VIII armata che era possibile liberare Ravenna e spingersi oltre il fiume Sillaro ed il basso corso del Reno, e che “il nemico stava con un piede a terra e l'altro alzato pronto a ritirarsi sul Reno o sul Po”.

I tentennamenti alleati avevano spinto il Comando partigiano a prendere una serie di misure per estendere il proprio controllo politico-militare, per colpire più duramente i tedeschi onde far comprendere ai Comandi inglesi che la situazione nella zona era «esplosiva». Alcuni ufficiali del Comando del corpo d'armata canadese e il comandante della PPA colonnello Peniakof, si resero conto che liberare la zona di Ravenna era un'impresa facile e che il piano operativo presentato dal Comando partigiano non solo si poteva accettare ma doveva essere eseguito al più presto. Il piano operativo nelle sue linee fondamentali poneva questi obiettivi: una prima colonna alleata composta di alcuni reggimenti avrebbe dovuto liberare Ravenna per poi proseguire oltre Alfonsine, Ponte della Bastia, Argenta; una seconda colonna alleata, muovendosi da Faenza già liberata, si sarebbe dovuta spingere verso Russi, Bagnacavallo, Massa Lombarda. Contemporaneamente all’azione delle due colonne, 1200 partigiani avrebbero attaccato a nord di Ravenna i presidi tedeschi liberando Porto Corsini, Casal Bolsetti, Sant’Alberto, Savarna, mentre Alfonsine e Lavezzola sarebbero insorte. Più a nord altri mille partigiani circa si sarebbero concentrati fra Conselice e Lavezzola per tagliare la ritirata ai tedeschi e dare man forte ai cittadini di Massa Lombarda già pronti ad insorgere. Il piano, in linea di massima, venne accettato, salvo alcune modifiche più di carattere tecnico che tattico. L’offensiva alleata del 1° dicembre e l’azione dei partigiani portò alla liberazione    di Ravenna, Porto Corsini, Sant’Alberto, Casal Borsetti, ma sia la prima che la seconda colonna alleate non raggiunsero tutti gli obiettivi prestabiliti, per cui le formazioni partigiane rimasero quasi solo a sostenere il contrattacco che il Comando tedesco organizzò con reparti della divisione Goering, allorché si accorse che la manovra a tenaglia delle colonne alleate era sostanzialmente fallita. Le formazioni partigiani operanti a nord di Ravenna, impossibilitate a sostenere il contrattacco tedesco si ritirarono nella zona valliva di Sant’Alberto e Porto Corsini dove organizzarono la linea di resistenza. Le formazioni partigiane del Conselicese che dovevan tagliare la ritirata ai tedeschi arrivarono a sganciarsi per riprendere come prima l’azione di guerriglia. Perché l’offensiva si fermò? A questa domanda è difficile rispondere, ma io penso che sostanzialmente due fossero le cause e cioè perché gli alleati ebbero paura di un allargamento generale dell'azione partigiana popolare che avrebbe fatto perdere loro l'iniziativa e li avrebbe obbligati ad avanzare rapidamente, anche se ciò non era previsto nei loro piani politici militari. La seconda ragione è che i Comandi alleati avevano sempre dimostrato di non comprendere l’azione manovrata, convinti come erano che si potesse avanzare solo dopo aver tutto distrutto con il bombardamento aereo o di artiglieria. Fondamentalmente in quella occasione, come in altre, si ebbe chiara la visione che vi erano due concezioni del come si doveva condurre la guerra: quella partigiana-popolare che voleva accelerare la liberazione del paese e porre termine alla guerra con un’azione continua, incessante, decisiva; quella alleata che partiva dal presupposto che la liberazione doveva avvenire il meno possibile per opera del popolo italiano per ovvie ragioni politiche."
 R Battaglia, Storia della resistenza, Trono, Einaudi Editore, 1964, pag 455.

sabato 22 ottobre 2022

Diplomazia segreta in Vaticano

SEGNALAZIONI LIBRARIE


 UNo dei volumi che si aggiunge a quelli che già trattarono le attività "coperte" del Vaticano durante la Grande Guerra.Interessante per comprendere il ruolo, che non fu equidistante, svolto dalla Santa Sede  nel primo conflitto mondiale

venerdì 21 ottobre 2022

Volume. I Congressi Nazionali. Premessa

 ARCHIVIO

 i Libri del Centenario





La vita dell’Istituto del Nastro Azzurro nei suoi cent’anni di esistenza è stata scandita dai suoi Congressi Nazionali. Il momento focale di ogni periodo che ha dettato il percorso da seguire, a seconda dei tempi e delle circostanze. Il presente volume vuole, nella data centenaria che ricorre quest’anno dare una testimonianza documentale ed iconografica d di questa attività, ponendo a base i relativi atti o ricostruendo fin dove possibile in carenza di documentazione dovuta ai periodi difficili e tormentati.

 

I limiti di tempo sono individuati nell’arco dei trentuno congressi tenuti dal 1923 ad oggi, mentre i limiti di spazio sono le sedi ove si sono svolti. La ricerca, come per gli altri volumi per il centenario, è in itinere ed è prevista la possibilità di edizioni ulteriore di questo volume, qualora nel corso di essa emergessero materiali e documenti tali da giustificare la pubblicazione 

 Bozza alla data odierna

giovedì 20 ottobre 2022

Uno scritto a ricordo di Caporetto

 APPROFONDIMENTI

La Grande Guerra e l’attività diplomatica dell’Italia

Ten. Cpl. Art. Pe. Sergio  Benedetto Sabetta

 

 

            La verità è che l’Italia esibiva al massimo grado la fragilità del liberalismo”(255, Stone N., La grande Europa 1878-1919, Laterza 1986).

            Nel ripetersi all’inizio del secolo di una serie di crisi che sembrarono portare nel 1911 e nel 1913 al pericolo di una deflagrazione europea, Giolitti e San Giuliano strinsero ulteriormente i rapporti con le potenze della Triplice Alleanza, in reazione al persistente contrasto nell’area del Mediterraneo con la Francia, si otteneva inoltre il vantaggio di controllare le mosse dell’Impero Austro-Ungarico nell’area balcanica al fine di impedire il ripetersi dello scacco subito nella crisi bosniaca del 1908.

            Il rapporto di alleanza con l’Austria e la Germania era funzionale sul piano internazionale al contenimento nel Mediterraneo all’espansione coloniale della Francia (Tunisia) e nei Balcani, conseguentemente nell’Adriatico, il contenimento del nazionalismo slavo (Serbia) appoggiato dalla Russia, sul piano interno, dopo Porta Pia e la caduta del II Impero in Francia a seguito della sconfitta di Sedan, con la conseguente nascita di una repubblica fortemente anticlericale, della soluzione della “questione romana” con il contenimento delle forze clericali e il loro isolamento in Austria, come acutamente osservato da Andràssy.

            L’alleanza con Vienna si fondava su interessi più stretti rispetto ai legami con Berlino, in cui tra l’altro il kulturkampf poneva un ulteriore problema nei rapporti in Italia tra Chiesa e Stato, così mentre l’Italia frenava l’irredentismo che avrebbe potuto condurre nei Balcani alla dissoluzione dell’Impero e alla nascita di un forte stato slavo ai confini oltre l’Adriatico, l’Austria-Ungheria non dava spazio alle forze clericali sfruttando la questione romana che rimaneva un fatto puramente interno al nuovo Stato italiano, entrambi poi pur mantenendo buoni rapporti con la Germania non si compromettevano in una lotta contro la Francia o il Vaticano, così che se il Visconti Venosta aveva offerto dopo Porta Pia di portare la questione innanzi alle potenze in una conferenza internazionale, il conte Beust, ministro degli afferi esteri austro-ungarico, aveva fatto cadere la questione.

            Dopo il 1870 i legami con l’Austria furono particolarmente cordiali e più intensi che con Berlino, anche se nel 1872 il Principe ereditario italiano aveva partecipato alla cerimonia del Battesimo della figlia dei Principi reali tedeschi, questo sebbene vi fossero state delle tensioni a seguito delle pressioni interne degli elementi cattolici sulla Corona imperiale per la questione romana e per l’azione in Francia di Garibaldi nella recente guerra franco-prussiana, tuttavia a seguito delle possibili ripercussioni politiche derivanti dal dogma dell’infallibilità e dalla necessità di evitare ulteriori tensioni internazionali, si decise per il non intervento  (Discorso della Corona al Reichstag del 21 marzo 1871).

            La Triplice Alleanza si fondava sul reciproco impegno implicito di Vienna e di Roma di non sollevare la questione romana in cambio della rinuncia all’irredentismo, nessuna dichiarazione esplicita al fine di evitare tensioni interne, il desiderio iniziale del Bismark, di mediare tra il Vaticano e il governo italiano, per non fare apparire ai cattolici tedeschi la futura alleanza con Roma un riconoscimento della situazione di fatto, fu bloccato da Vienna che manifestò a Berlino la volontà dell’Impero di non essere coinvolto nella questione romana, essendovi il rischio di creare solo un vespaio senza che l’Italia potesse offrire qualcosa di valido al Vaticano, favorendo al contempo nell’Impero le forze centrifughe sempre presenti come ebbe a notare il Kàlnoky.

            Il problema dell’accordo con la Russia fu fatto cadere da Bismark a seguito delle posizioni sempre più panslaviste di Pietroburgo, fu così sanzionato nel Trattato il precedente accordo già implicitamente in atto del periodo Andràssy, l’accordo fu sanzionato con la visita a Roma del Principe ereditario tedesco nel 1883, d’altronde la pura neutralità proposta dal Bismark non era funzionale secondo il Mancini ad un paese privo ancora del rispetto derivante dalla gloria militare.

            La progressiva democratizzazione della politica operata dal Giolitti, che si appoggiava ai voti cattolici, fece temere la fine dello Stato liberale come acutamente osservato dal Missiroli, d’altronde il clericalismo in Francia al volgere del secolo non sembrava costituire più un problema, vi erano inoltre le pressioni dei socialisti che sembravano mettere ulteriormente in discussione il vecchio Stato uscito dal Risorgimento, sembrò alle forze moderate eredi della <Destra storica guidate da Salandra e Albertini quale unica via di uscita la partecipazione alla guerra, al fine di creare al contempo patriottismo e ordine, non restava che decidere a fianco di chi scendere in campo.

            Se nell’autunno 1914 si vennero costituire molti gruppi interventisti fu “un’associazione quanto mai riservata e segreta, comprendente Salandra, Sonnino, il re e uno o due fidati colleghi” la più efficiente (Whittam, Storia dell’esercito italiano, 284, Rizzoli 1979), la loro segretezza risiedeva non solo nel timore di rappresaglie tedesche ed austriache, ma anche dalla certezza della contrarietà degli italiani tanto cattolici, che socialisti e giolittiani all’entrata in guerra, la segretezza e l’incomprensione anche con l’esercito era tale che neanche Cadorna e lo Stato Maggiore erano al corrente degli sviluppi nell’autunno 1914, tanto che si parlava di una guerra limitata (piccola guerra) che non esaurissero le risorse del Paese già compromesse dall’impresa di Libia e non disarticolassero gli equilibri sociali (Salandra).

            Vi fu a partire dalla fine del 1914 e i primi mesi del 1915 una doppia trattativa con Vienna e con l’Intesa, la classe dirigente  italiana fu travolta da una ubriacatura retorica per gli interventisti ed una contrapposta pavidità dei neutralisti conservatori, nel silenzio del Salandra e del Giolitti, si giunse al Patto di Londra firmato il 26 marzo del 1915, esso era incentrato principalmente sulla questione adriatica con l’attribuzione all’Italia della provincia dalmata con le sue isole  (art.5), della città di Valona con l’isola Saseno (art. 6), il confine con l’Austria stabilito al Brennero e nell’oriente fino al Golfo di Fiume escluso (art. 4), il raggiungimento dei confini previsti agli artt. 4-5 e 6 conduceva automaticamente allo smembramento del residuo stato albanese a favore della Grecia, della Serbia e del Montenegro, salvo uno Stato simbolico neutralizzato con protettorato italiano, nell’assicurare ipotetici guadagni in Asia minore a spese dell’Impero ottomano (art. 9) impegnava le parti a non considerare la Santa Sede parte della futura conferenza della pace (art.15).

            Uno dei primi problemi che si sarebbero presentati era il mancato accordo con la Serbia che vedeva con sospetto la spinta verso la Dalmazia e le sue isole dell’Italia, circostanza che sembrava ridurle le prospettive sull’Adriatico, tutto il patto si fonda sulle rivendicazioni nazionali ma queste, se appaiono accettabili riguardo all’impostazione per Parigi e Londra, non lo sono altrettanto per la Russia che appoggia la Serbia quale punta avanzata del panslovismo, inoltre si dà per scontato che non vi saranno mutamenti strategici e politici durante la guerra, la diplomazia italiana resta attaccata all’impianto originario del Patto di Londra e pertanto risulta impreparata per le modifiche che le dinamiche della guerra imporranno.

            La politica adriatica che Sonnino intendeva era di sostituirne nel predominio dell’area dell’Austria, senza tuttavia integrarla con una adeguata politica danubiano-balcanica, l’effetto immediato della differenza di Belgrado fu il mancato coordinamento sul piano militare con la conseguente perdita di efficacia dell’azione militare italiana, né la diplomazia italiana si impegnò verso la Romania e la Bulgaria, inoltre vi fu una ambiguità nel dare attuazione all’art. 2 del Trattato che imponeva di perseguire la guerra in comune con la Francia, Gran Bretagna e Russia contro tutti i loro nemici, infatti venne conclusa il 21/5/1915 con la Germania una convenzione per la tutela dei reciproci interessi in questo periodo di  emergenza  e la dichiarazione di guerra dell’Impero ottomano avvenne solo il 21/8/1915, mentre la dichiarazione del 5/9/1914 con cui gli alleati anglo-franco-russi si impegnavano a non accedere a paci o armistizi separati, fu data dal governo italiano solo nel dicembre 1915 dopo laboriosi e riottosi negoziati.

            Solo dopo una serie di amari e sospettosi scambi diplomatici Salandra si rese conto della necessità di dichiarare guerra alla Germania (25/8(1916), al fine di partecipare alla sistemazione post-bellica dell’oriente ottomano, ma in realtà si viene a temere più il futuro accrescersi del potere della Francia che della Germania (San Giuliano), vi era tra gli alleati e l’Italia una differenza reciproca che si manifestava nel ritardo informativo sulle decisioni relative al Mediterraneo orientale da parte degli alleati, la diplomazia italiana si arroccava sulle clausole del Patto di Londra che prevedeva la sopravvivenza dell’Impero ottomano, nonostante che Sonnino già dall’ottobre 1916 si rendesse conto della volontà anglo-franco-russa di smembrare i territori dell’impero, il tentativo di inserirsi nei giochi attraverso un accordo diretto con la Russia ebbe un breve successo, in quanto l’accordo del dicembre 1916 fu travolto con la rivoluzione del marzo 1917 che fece cessare la Russia zarista.

            L’accordo di Saint Jean de Maurienne  del 19/4/1917 tra Italia, Inghilterra e Francia sul Mediterraneo orientale per cui l’Italia otteneva Smirne e una sfera di influenza nel suo retroterra, risultarono precari sia per la stessa ritrosia anglo-francese che per il precipitare degli eventi in Russia essendo collegati ad un futuro placet di Pietroburgo, la disfatta di Caporetto, l’uscita della Russia dalla guerra e il crescente peso dell’intervento americano lo resero del tutto superato, la necessità di un supporto alleato al fronte e di un coordinamento con gli altri fronti, l’influenza americana attraverso la sua produzione bellica ed il massiccio arrivo di uomini e mezzi, modificò le direttive politico-militari del conflitto .

            Analogo scacco la diplomazia italiana lo aveva subito in estremo oriente nel 1899, quando il governo Pelloux  aveva reclamato la base navale di San Mun a seguito della spartizione in atto tra russi, inglesi e tedeschi della Cina, i cinesi nonostante l’arrivo di tre navi da guerra italiane al largo della costa si rifiutarono di fare concessioni e gli inglesi a loro volta rifiutarono l’autorizzazione all’uso della forza, il risultato fu “un imbarazzante fisco diplomatico” (212, J. Whittam, Storia dell’esercito italiano, Rizzoli 1979).

            La vittoria sembrò aprire notevoli prospettive all’Italia e permetterle di ottenere quanto richiesto, tuttavia l’eliminazione dalla scena mondiale delle potenze centrali, con la disgregazione degli imperi austroungarico e ottomano, gli sconvolgimenti della Russia e il potere crescente americano, aveva spostato l’asse diplomatico sull’Atlantico con un rapporto Inghilterra, Francia U.S.A. riducendo le possibilità di manovra per la nostra diplomazia, d’altronde i 14 punti di Wilson fanno sì che siano superati i presupposti del Patto di Londra, riducendo ad una marginalità progressiva l’Italia, come ben si evidenzia con la II Guerra Mondiale, gli stretti rapporti tra U.S.A. e fronte francese rende evidente la nostra marginalità e la dissoluzione dell’Impero asburgico coglie la nostra diplomazia del tutto impreparata, con evidenti somiglianze circa l’attuale situazione tanto verso l’U.E. che verso il fronte sud del Mediterraneo, dove appare evidente tanto l’insufficienza dell’Italia nell’essere leader dell’area Mediterranea quanto l’attivismo francese nel volere modificare e presiedere le dinamiche nella sponda africana del bacino mediterraneo, un ulteriore elemento ben evidente è l’opportunità se non la necessità di un contrappeso all’Europa renana che non potendo risiedere, come più volte dimostrato dai recenti fatti politici e finanziari, nell’area mediterranea non resta che riproporla nell’area storica danubiana quale erede dell’Impero asburgico e cerniera tra Est ed Ovest, Nord e Sud, in cui Vienna riacquista una funzione diplomatica di coordinamento.

            Si può pertanto concludere con le parole di Melograni: “Nazionalisti, cattolici, socialisti, malandrini, giolittiani scelsero le loro linee di condotta in base alla logica della società politica.

            Ma nelle città come nelle campagne larghe masse scarsamente politicizzate rimasero sostanzialmente estranee al dibattito sull’intervento e mantennero un atteggiamento indifferente – talvolta intimamente ostile – verso la guerra ormai in atto. […]

            Si potè inoltre constatare che in molte località, soprattutto del Mezzogiorno, le agitazioni in favore dell’intervento, più che esprimere una consapevole e ben determinata volontà di prendere parte al conflitto europeo, aveva voluto rappresentare l’affermazione di una tendenza di politica interna contro un’altra tendenza di politica interna: avevano avuto il preminente scopo di impedire la caduta del governo Salandra non perché esso fosse il governo della guerra, ma perché esso si opponeva al sistema giolittiano ed era guidato da un uomo politico meridionale” (3-5, P. Me3lograno, Storia Politica della Grande Guerra 1915/1918 – Ed- Laterza, 1972).

            Le conseguenze più dirette della guerra si abbatterono sulla piccola e media borghesia, che aveva visto assottigliarsi molte sue fonti di reddito in seguito all’inflazione monetaria.

            I grandi industriali, i grandi commercianti e finanzieri si erano arricchiti con la guerra; il proletariato era riuscito a strappare salari più alti ed a tutelare i suoi interessi attraverso l’organizzazione sindacale. Viceversa, “una feroce ironia della storia” aveva fatto sì che proprio le classi medie fossero rovinate da quella guerra che in esse aveva trovato i più entusiastici sostenitori” (557, P. Melograni, Storia politica della Grande Guerra 1915/1918, Ed. Laterza, 1972).

 

( A ricordo della disfatta di Caporetto, delle centinaia di migliaia di profughi e di mia madre Rita Clementina Mattiuzzo che tra essi nacque a Paese, vicino al Piave,  il 21/3/1918).

             

              

mercoledì 19 ottobre 2022

Rivista "Gnosis" Rivista Italiana di Intelligence 2/2022

 NOTIZIE CESVAM

Da portale della Rivista:

La Rivista, in questo secondo numero dell’anno, offre un percorso diacronico di riflessioni sull’intelligence. L’itinerario guida tra le pagine della storia operativa, illustrando come l’attività informativa abbia raggiunto nuovi orizzonti sotto la spinta della tecnologia e del carisma di agenti lungimiranti, capaci di cogliere – a livelli diversi e in tempi distinti – segnali di cambiamento e di intercettarne il potenziale con progettualità propizia, prassi illuminate e una spiccata vocazione al futuro. Dopo il tradizionale incontro con Sergio Romano, che anticipa ai lettori di Gnosis i contenuti del suo prossimo libro sulle tensioni tra Russia e Ucraina, Basilio Di Martino ci accompagna tra Ottocento e Novecento, nel clima entusiastico per l’avvento della fotografia e delle comunicazioni elettriche che rivoluzionarono anche la raccolta intelligence e migliorarono gli strumenti di coordinamento nello sviluppo delle condotte belliche interforze. S’inaugurò una nuova dimensione competitiva tra le potenze degli ordini mondiali che si sarebbero succedute, in una spirale prometeica di conquiste scientifiche dual use il cui impiego in ambito militare avrebbe connotato le guerre del Novecento. Gregory Alegi ne testimonia la portata attraverso le fasi evolutive dell’Aeronautica Militare italiana e delle sue attitudini informative, dalle ricognizioni al Sigint. Sensibilità riscontrabile anche da parte tedesca – come sottolinea Mirko Molteni – in virtù dell’intuizione e delle competenze organizzative di Theodor Rowehl che, nel Secondo conflitto mondiale, fondò sulla ricognizione segreta la riuscita del Blitzkrieg. In un ambito in cui s’intrecciano le capacità di operare in mare, terra e cielo, Ezio Ferrante recupera esempi di successi dell’impegno d’intelligence della Marina italiana, noti nei consessi internazionali, forse meno in quelli nazionali, come il “colpo di Zurigo” del 1917, la “beffa delle navi” del 1941 e l’ausilio alla soluzione della crisi dei missili di Cuba del 1962. Di ciò sono altresì indicativi gli articoli di Umberta Porta, sulla genialità del Comandante Eliso Porta – chiara prova del sottostimato sostegno dei crittografi alla Regia Marina durante la Seconda guerra mondiale – e di Claudio Rizza (II parte), sul brillante coordinamento, nel 1915, di azione marittima – con “nave civetta” – e approntamento di fonti umane per il contrasto degli UBoot austro-tedeschi nel Mediterraneo. La crescente professionalità degli agenti, unita allo sviluppo dei mezzi tecnologici e a una progressiva razionalizzazione ordinativa e funzionale degli Organismi, consentì in quegli anni di conseguire risultati di rilevanza strategica in momenti decisivi per l’affermazione internazionale del Paese: anticipando l’offensiva austriaca e permettendo la predisposizione di una più idonea linea di difesa sul Piave nel solstizio d’estate del 1918 (Filippo Cappellano); cogliendo, attraverso una diffusa rete intelligence, l’atteggiamento di Vienna tra le due guerre, ben oltre le apparenze diplomatiche (Giovanni Punzo); gestendo le potenzialità Humint dei prigionieri seguendo un modello senza retorica, ma efficacemente e pragmaticamente “umano”, durante il Secondo conflitto mondiale (Enrico Cernuschi); calibrando felicemente raccolta informativa e inganno per disinnescare offensive jugoslave pericolose sul fronte dell’Albania negli anni Quaranta (Emilio Tirone). Robert A. Graham S.J., nel disegnare la febbrile attività delle ambasciate presso il Vaticano sotto Pio XII, sottolinea il successo d’importanti attività di spionaggio, soprattutto ai danni della rappresentanza americana, a opera di un gruppo del Servizio informazioni militare diretto dal capitano Manfredi Talamo, che preparò la decifrazione dei messaggi sui movimenti inglesi in Africa favorendo così l’avanzata di Rommel. L’alta valenza tattica di un sistema informativo organizzato è quindi parte dell’analisi di Gastone Breccia il quale, approfondendo il tema della guerra non convenzionale e il carattere dell’intelligence quale attività connaturale a ogni confronto bellico, dimostra come la stessa non sia mai stata prerogativa assoluta degli Stati sovrani, esistendo nella storia dei conflitti armati numerosi esempi di applicazione delle sue tecniche più classiche anche da parte di combattenti irregolari, dai guerriglieri ai moderni gruppi terroristici. A seguire, Adriano Soi ci offre un ritratto inedito di Fulvio Martini, capo del Sismi dal 1984 al 1991. Dell’ammiraglio triestino si occupa anche Andrea Vento, il quale, in particolare, ne ricorda i rapporti con Stane Brovet, suo omologo in Jugoslavia e rispettato antagonista, e il loro contributo alla postura del nostro Paese rispetto alla crisi dei Balcani meridionali dei primi anni Novanta. Nella galleria di “eroi” un posto d’onore è riservato a Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo, valoroso colonnello del Genio, ingegnere, artista e scrittore, di cui vengono riproposti due testi: uno testimonia la singolare creatività dell’autore, l’altro costituisce un atto di fede in difesa dell’Italia e dell’identità della sua gente. Si prosegue con gli interventi di Gianluca Falanga sulla Siria durante la Guerra fredda in Medio Oriente nel quadro degli interessi sovietici, anche mediati dai rapporti con la Repubblica Democratica Tedesca, e di Paolo Bertinetti, che dedica alcune pagine a Geoffrey Household, scrittore inglese raggiunto dalla fama con un romanzo che, in modo originale, ripropose lo schema dell’uomo in fuga e della caccia all’uomo. Concludono le rubriche di: Roberto Ganganelli, sulla numismatica e la filatelia durante l’avventura dannunziana di Fiume; Elisa Battistini, che analizza la rappresentazione cinematografica dell’America maccartista e multiforme negli anni che precedono l’omicidio di John Fitzgerald Kennedy in Va’ e uccidi di John Frankenheimer; Melanton, il quale ironizza sulle opinabili capacità linguistiche del sofisticato Perfetto Agente Segreto che «abbaca, labbreggia, zinzina».

SOMMARIO

PUNTO DI VISTA DI SERGIO ROMANO

ARALDICA
Sigurnosno-obavještajna Agencija (Soa) – Croazia 

BASILIO DI MARTINO
La dimensione tecnologica dell’intelligence. Insegnamenti dalla Storia

GREGORY ALEGI
Gli occhi nel cielo. Appunti sul contributo dell’Aeronautica Militare alle informazioni tra ricognizione e intelligence (1947-1996)

MIRKO MOLTENI
Kommando Rowehl. Occhi d’aquila per la Luftwaffe

EZIO FERRANTE
«centum oculi vigilant pro te». Gli “occhi” della Marina in guerra e pace

UMBERTO PORTA
Eliso Porta e l’Operazione Mohawk

CLAUDIO RIZZA
La nave fantasma. Le missioni segrete della “nave civetta” Gianicolonell’estate del 1915 – II Parte

FILIPPO CAPPELLANO
Il Servizio informazioni nella battaglia del solstizio (15-23 giugno 1918)

GIOVANNI PUNZO
Dall’attentato a Dollfuss all’Anschluss. Alcuni rapporti del Sim da Vienna e Monaco

ENRICO CERNUSCHI
Parola di nemico. Le informazioni raccolte tra i marinai inglesi prigionieri in Italia, 1940-1943

EMILIO TIRONE
Informazioni e inganno. La guerra del Sim alla Jugoslavia

ROBERT A. GRAHAM S.J.
L’occhio del Sim sulla Città del Vaticano

ANDREA VENTO
L’Italia di fronte alla disintegrazione jugoslava (1989-1992)

ADRIANO SOI
Un caffè con l’ammiraglio

GASTONE BRECCIA
Guerra irregolare e Servizi d’informazione

PAOLO CACCIA DOMINIONI DI SILLA VENGO
Lettera a sir Bernard Law Montgomery
Il Fantasma Onorario


GIANLUCA FALANGA
«In bocca al lupo nella lotta contro Israele». La cooperazione Siria-Germania Orientale negli archivi della Stasi

PAOLO BERTINETTI
Geoffrey Household. Non c’è caccia come la caccia all’uomo

NUMISMATICA/ ROBERTO GANGANELLI
Fiume 1919-1920: corone, bolli tondi e stelle d’oro

CINEMA/ ELISA BATTISTINI
Va’ e uccidi (The Manchurian Candidate) 

HUMOUR TOP SECRET/ MELANTON
Il lato sorridente dell’intelligence

martedì 18 ottobre 2022

Volume: Ettore Viola, uno dei fondatori dell'Istituto del Nastro Azzurro. Premessa

 ARCHIVIO

 I Libri del Centenario


Premessa

Ettore Viola può essere annoverato tra i fondatori, forse il principale fondatore dell’Istituto del Nastro Azzurro. La sua partecipazione alla Grande Guerra fu degna di nota tanto che la sua Medaglia d’Oro ha avuto, forse, una delle più belle, a detta di molti, motivazione per la concessione. Questo volume vuole ricordarlo riportando i suoi scritti sulla Grande guerra e sulle sue vicissitudini politiche in contrasto con Benito Mussolini. Inoltre il testo integrale di guida al Fondo “Ettore Viola” alla Biblioteca-Archivio del Parlamento Italiano. Tutto con una premessa di introduzione che delinea il personaggio e il decorato. 

 

I limiti di spazio del volume sono ovviamente collegati alla vita di Viola, quindi l’Italia ed il Sud America, dove fu costretto ad emigrare, in quanto perseguitato dall’OVRA come oppositore al fascismo.

 

I Limiti di tempo sono compresi non solo nell’arco della sua vita ma anche negli anni in cui il suo retaggio vivificò e vivifica l’attività dell’Istituto del Nastro Azzurro.


sabato 15 ottobre 2022

Volume: L'Albo d'Oro dei Decorati d'Italia. Premessa

 ARCHIVIO

 I Libri del Centenario


Premessa

Nel corso dei suoi cento anni di vita, L’Istituto del Nastro Azzurro fra combattenti decorati al Valor Militare, attraverso l’attività delle sue Federazioni, Sezioni o Gruppi ha edito innumerevoli volumi, che in questa ricerca abbiamo chiamato annuari, dedicati ai decorati o della loro provincia o di particolari categorie di combattenti. LO scopo di questo volume è di dedicare uno spazio sufficiente ad ogni annuario con relativi indicazioni, al fine di documentare il dato: la raccolta di tutti questi annuari rappresenta, al momento, l’Albo Nazionale dei d’Oro dei Decorati d’Italia.

 

I Limiti di tempo sono individuati nella misura in cui si riuscirà ad individuare le varie pubblicazioni, ovvero dall’indomani della fondazione  dell’Istituto ad oggi

 

I limiti di spazio sono quelli a cui gli annuari si riferiscono ovvero quelli pubblicati in Italia o anche quelli che sono stati pubblicati all’estero.

 

Lo stato della ricerca ed il suo sviluppo è riportata in questo volume; non si esclude però, date le possibilità limitate di questo volume per ragioni varie, che non vi sia negli anni a venire, al pari di altri libri del centenario, espressione di ricerche, altre edizioni che andranno ad integrare ed affiancare il presente volume


Bozza la volume "L'Albo d'Oro dei Decorati d'Italia. Gli Annuari del Nastro Azzurro. Storia e Documetazione" in data odierna.

venerdì 14 ottobre 2022

Master di 1° Liv. e Corso di Aggiornamento. tesi di laurea approvate

   NOTIZIE CESVAM

ALLA DATA ODIERNA SONO STATE APPROVATE LE TESI SOTTO INDICATE.

 

UNIVERSITA DEGLI STUDI NICOLO’ CUSANO TELEMATICA ROMA

ANNO ACCADEMICO 2021/2022

 

Master 1° Liv Storia Militare Comparata. Dal 1796 al 1960.

Sessione di Laurea Invernale Dicembre 2022

 

Dott. Daniel Vignola

“Gli errori del Piano Schlieffen e il peso del mancato apporto italiano”

 Dott. Gianlorenzo Capano

“La Battaglia di Maida – 4 luglio 1806”

 Dott. Giancarlo Bianco

“Gettysburg 1-3 Luglio 1863”

 

Master 1° Liv. Terrorismo ed Antiterrorismo Internazionale. Obiettivi, Piani e Mezzi.

Sessione di Laurea Invernale Dicembre 2022


Dott.ssa Jessica Zanata

“Il Narcoterrorismo in Messico “

Dott. Daniele Muzzioli

“Dal Terrorismo al conflitto ibrido: L’evoluzione militare ISIS “

 

Corso di Aggiornamento e Perfezionamento professionale in “Terrorismo e Antiterrorismo internazionale” Obiettivi Piani e Mezzi

Sessione di Laurea Invernale (Dicembre 2022)

 

Dott. Francesco La Greca. Tesi su

“LA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA E RELAZIONE SULLA POLITICA DELL’INFORMAZIONE PER LA SICUREZZA”