Cerca nel blog

lunedì 22 agosto 2022

Il Versante religioso della Crisi Ucraina

 DIBATTITI

MASSIMO COLTRINARI

 

 

SCONTRO TRA MOSCA ED UCRAINA. IL RUOLO DELLA CHIESA ORTODOSSA. LA PAURA DEL PROSELITISMO.

 

Continuando il tema dello scontro tra Chiesa Cattolica e Chiesa Ortodossa, altre parole devono essere dette in merito al dissidio principale che le divide: il principio di “territorio canonico”. Si era detto nella nota scorsa che la prima non lo riconosce, e si sente libera di operare su di esso, mentre la seconda ne fa un baluardo della propria esistenza, non ammettendo ingerenze di sorta. Le interpretazioni su questo principio determinano sul piano politico, per i cittadini, il versante tra democrazia e libertà e dittatura ed imposizione.

La Chiesa Cattolica è organizzata su base territoriale, se si prescinde da istituzioni personali quali Ordini religiosi, le prelature personali, la pastorale di varia natura, tra cui quella per le Forze Armate. Al suo interno vale la regola che un Vescovo non deve interferire negli affari esterni della sua Diocesi. Tuttavia la Chiesa cattolica è una Chiesa universale, a cui è affidato un compito universale. Anche la Chiesa ortodossa disegna se stessa come una Chiesa, Una, Santa ed Apostolica, che ha una natura universale al di là delle razze, delle lingue, e delle distinzioni sociali. Al tempo stesso però non rinuncia al suo ruolo di “Chiesa particolare” nel senso di “Chiese nazionali autoacefale”. Queste Chiese nazionali autoacefale posseggono un loro territorio che resta circoscritto entro i confini della nazione e che diviene spesso oggetto di contestazione soprattutto quando si verificano capovolgimenti politici. In questo radicarsi nella propria nazione e nella propria cultura sta la loro forza, ma, come ammettono diversi teologi ortodossi, ciò costituisce al tempo stesso la loro debolezza del mondo ortodosso, e spesso è motivo di tensione tra le varie Chiese ortodosse. Nonostante tutte queste tensioni le Chiese ortodosse autoacefale sono legate da vincoli di comunione spirituale e sacramentale.  Perciò una Chiesa autoacefala non avverte la necessita di esercitare una qualche attività nell’ambito di un'altra Chiesa e di istituire, all’interno di questa ultima, una gerarchia propria. Ogni Chiesa autocefala ha il dovere di rispettare l’integrità territoriale delle altre: esse sono infatti legate tra loro da un rapporto di piena comunione ma questa relazione non sussiste tra le Chiese non ortodosse.

Questo vale non solo nei confronti della Chiesa cattolica ma anche delle antiche Chiese orientali. Per questo motivo a Gerusalemme e Costantinopoli c’è non solo un Patriarca greco-orotdosso ma anche un Patriarca siro-ortodosso, uno malchita, ed uno maronita. Le Chiese ortodosse è evidente, non sono ancora riuscite a trovare una soluzione a questo problema, nonostante da tempo esse sia all’ordine del giorno del Concilio pan-ortodosso.

Nel tempo il problema della rivendicazione del principio del “territorio canonico” ha avuto picchi di radicalizzazione che hanno conosciuto il loro acme l’11 febbraio 2002 quando dalla prima pagina dell’Osservatore Romano” la Santa Sede (Roma) ha reso noto che, per finalità pastorali, elevava al grado di diocesi le quattro amministrazioni apostoliche della Chiesa cattolica già esistenti nell’immenso territorio russo. Nella sostanza, rispetto alla struttura precedente non cambiava nulla: si era soltanto passati dall’organizzazione provvisoria e straordinaria propria dell’amministrazione apostolica a quella ordinaria, richiesta dalle esigenze di una migliore assistenza pastorale e di una più adeguata cura dei fedeli. Il cambiamento, dunque, è stato puramente formale, non sostanziale. Di questo cambiamento vennero regolarmente informati a Mosca sia la Chiesa ortodossa che  il Ministero degli Esteri della Federazione russa.

Immediatamente però ci furono le reazioni negative del Patriarcato della Chiesa ortodossa russa. Alessio II, allora Patriarca a Mosca, e del Santo Sinodo della stessa chiesa. Costoro hanno giudica la decisione vaticana un “atto non amichevole” , “un serio ostacolo allo sviluppo del dialogo tra Chiesa ortodossa  e Chiesa cattolica”. Il Patriarcato di Mosca rinnovando contro i cattolici le accuse di proselitismo e rivendicando per se l’esclusività della giurisdizione ecclesiale sul territorio canonico della Russia.

Ma perché, ci si chiese allora ed anche adesso, la Santa Sede sempre così cauta e prudente nelle sue decisioni, ha optato per un cambio formale della sua presenza nella Federazione Russa nonostante potesse prevedere il non gradimento di Mosca? La risposta va cercata nel contesto storico del tempo e pertanto appare necessario tenere presente la documentazione che ha accompagnato l’annuncio vaticano dell’11 febbraio 2002, ma in sostanza si reputò giunto il momento in relazione alla “debolezza” sia della Chiesa ortodossa che dello Stato russo.

La Provincia ecclesiastica della Chiesa Cattolica in Russia

IL comunicato della Chiesa cattolica appena ricordato parte dalla creazione di “una regolare provincia ecclesiastica” della Federazione Russa. Secondo il diritto canonico , la provincia ecclesiastica è una aggregazione di diocesi vicine e viene costituita per promuovere una azione pastorale comune e favorire in modo più adeguato le relazioni tra i vescovi diocesani.  La Provincia ecclesiastica è presieduta da un Metropolita , ossia l’arcivescovo della diocesi, e la sua carica è legata alla cattedra episcopale, determinata dal Sommo Pontefice. Quella delle provincie ecclesiastiche è l’organizzazione normale della Chiesa cattolica di tutto il mondo, in Occidente come in Oriente. Milano, Madrid, Tokyo, Praga, Waschington, Buenos Aries, sono soltanto alcune delle moltissime sedi metropolitane cattoliche  nel mondo. Anche nei attuali territori ex-sovietici vi sono provincie ecclesiastiche con la relativa metropoli: Kiev, Leopoli, Riga. Ecc.

Le quattro diocesi erette in Russia dall’autorità suprema della Chiesa cattolica sono le seguenti:

L’arcidiocesi della Madre di Dio, a Mosca;

La diocesi di San Clemente a Saratov

La diocesi della Transfigurazione a Novosibirsk;

La diocesi di San Giuseppe a Irkutsk.

E’ importante notare come le quattro amministrazioni apostoliche fossero già istituite negli anni 1990-1991. Le “ragioni speciali e particolarmente gravi”  che avevano condotto la Santa sede a erigere nel decennio precedente le quattro amministrazioni apostoliche derivano, ovviamente, dalla nuova situazione politica e sociale creatasi in Russia dopo la caduta del comunismo, con la fine della persecuzione dei credenti e la rinnovata libertà di culto. Di fatto quindi, con la creazione delle quattro diocesi cattoliche nella Federazione russa, non vennero introdotte nuove strutture ecclesiali, furono bensì ripristinate quelle già preesistenti il regime sovietico, dando loro una configurazione rispondente alle esigenze pastorali attuali e quindi alla domanda degli oltre 1.300.00 cattolici (tanto si stima siano presenti oggi in Russia, stima quanto mai approssimata) che la Chiesa Cattolica , come ogni comunità cristiana, sente il dovere primario di aver cura spirituale, nonché l’obbligo missionario derivante dal comando del Signore dato ai suoi discepoli: andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre del Figlio e dello Spirto Santo (versione cattolica). Tale annuncio missionario fatto a persone atee e non aderenti ad alcuna religione o Chiesa, e tutt’altra cosa che proselitismo! (sempre secondo la versione di Roma). Il testo che accompagna l’istituzione della diocesi cattoliche in Russia, mirando anche a tranquillizzare la Gerarchia ortodossa russa da una temuta concorrenza cattolica dei fedeli,.

Peraltro l’istituzione di una provincia ecclesiastica non può in alcun modo essere considerata come la creazione di una struttura cattolica nuova, parallela alla Chiesa ortodossa russa: non viene infatti istituito un Metropolita di Mosca, ma un Metropolita a Mosca. Infatti il titolo episcopale dei quattro vescovi cattolici non deriva il proprio nome dalla città, ma dalla chiesa cattedrale, propria di ogni diocesi. In ogni caso i cattolici presenti in Russia, pur essendo appena lì1% della popolazione sono anche cittadini russi e non stranieri. Come tali vivono e pensano in un clima religioso che ammette principi che lo Stato Russo nega, pertanto il problema si sposta automaticamente dal piano religioso a quello politico.

E’ evidente che tutta l’azione condotta da Roma nasce dall’azione del Papa polacco, Giovanni Paolo II, a cui tutti al mondo riconoscono un ruolo non marginale nel crollo della URSS. La istituzione delle diocesi nel 1990-1991 è vista a Mosca, sia sponda laica che sponda religiosa, come un atto susseguente al crollo della URSS,  dovuto alla debolezza intrinseca dello Stato russo e quanto fatto dieci anni dopo un rafforzamento di quella iniziativa. Putin prese il potere definitivo nel 31 dicembre 1999 e nel corso degli anni, come tutta la intellighenzia putiniana, imputa anche all’azione di Roma una azione concorrente alla distruzione della URSS. Pertanto il ravvicinamento e l’alleanza  del potere politico e laico con la Chiesa Ortodossa era  “in re ipsa”, entrambi uniti per difendersi dalla penetrazione occidentale. Tutti avevano di fronte l’essenza del problema che li attanagliava, che era ed è il problema reale: la paura del proselitismo, premessa all’assorbimento e liquefazione del mondo russo-ortodosso nel mondo cattolico-occidentale. Questa paura spiega che il principio del territorio canonico correttamente inteso non giustifica la dura reazione di Mosca. Di questa paura tratteremo nella prossima nota. (continua)


Nessun commento:

Posta un commento