Cerca nel blog

martedì 24 febbraio 2026

Giulio Morigi. La Carica di Tulludintù Africa Orientale Italiana 1939 I Parte

 APPROFONDIMENTI

 Dal carteggio di Giorgio Morigi messo a disposizione da Giulio Morigi 




La carica  di Tulludintù

Giorgio Morigi e Dino Buzzati

 

“Quella mattina - ed è una storia ormai lontana - quella mattina l'ascari Ghilò aveva fatto la voce del cane. Da due ore il gruppo marciava in direzione di oriente verso remote montagne, il sole era opaco e non faceva né caldo né freddo. Gli ascari avanzavano conducendo a mano i cavalli, giovani uomini atti alle armi. In testa erano gli ufficiali, poi venivano i soldati neri. Avevano moschetti, sciaboloni curvi, bombe a mano, mitragliatrici leggere e pesanti, perché era il tempo che giravano ancora i ribelli..”.

 Così comincia l'articolo sulla carica di Tulludintù che Dino Buzzati scrisse nel 1939 per il Corriere della Sera con il titolo «L'ascari Ghilò, leone». Detto articolo è compreso nel libro Dino Buzzati - Cronache Terrestri a cura di Domenico Porzio, Arnoldo Mondadori Editore, quale raccolta di corrispondenze di guerra ed altri racconti dello scrittore.

Secondo uno stile del tutto personale, seguito anche in altre sue corrispondenze di guerra, il giornalista trasforma la cronaca in una specie di favola fuori dal tempo, senza riferimenti precisi a luoghi, date e persone. D'altra parte non sarebbe stato possibile pubblicare sulla stampa nazionale nel 1939 (l'articolo comparve sul Corriere della Sera due mesi dopo i fatti) una corrispondenza da cui risultava nei particolari la presenza in Etiopia di un'attività di guerriglia che la propaganda del regime non gradiva fosse nota alla massa degli italiani nelle sue reali e preoccupanti dimensioni, a più di tre anni dalla proclamazione dell'Impero. Si capisce così la necessità per Buzzati di inserire nel suo racconto annotazioni come: «...ed è una storia ormai lontana.... e ... era il tempo che giravano ancora i ribelli...».

 Dunque, nel luglio 1939, Buzzati, inviato speciale del Corriere della Sera, si trova al seguito del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale nell'alto Scioa. Ha conosciuto ad Addis Abeba il ten. colonnello Giorgio Morigi, comandante del Gruppo, ed ha chiesto di seguirlo nelle opera-zioni militari contro la guerriglia. Questo episodio della vita di Buzzati come corrispondente di guerra è poco поto. Lo ricordò Max David sul Corriere della Sera del 25 novembre 1972 in seguito alla pubblicazione, fatta pochi giorni prima sullo stesso giornale, di un elzeviro di Indro Montanelli sul «comportamento in guerra di Dino Buzzati.

 Nello Sioa gli «s bergnuoc» (partigiani) amhara hanno ripreso lena infiltrandosi in tutta la regione, galvanizzati dall'esempio del ras Abebè Aregai, l'astuto ed ormai leggendario capo della resistenza che, senza cedere alle lusinghe del governo coloniale, è riuscito a sfuggire a tutti i rastrellamenti tra le montagne dell'ancoberino tenendo viva la fiamma della ribellione in tutto il paese, anche se ha visto le sue formazioni sconfitte in molti combattimenti.

 Tra le truppe impiegate dal Comando Superiore FF.AA. contro le forze ribelli, in una vera e propria guerra, ufficialmente non ammessa dal regime ma che sotto molti aspetti è più dura, incerta e logorante della campa-gna d'Etiopia, considerata con ottimismo conclusa nel maggio 1936 con la conquista di Addis Abeba, vi sono appunto i gruppi squadroni di cavalleria coloniale. Costituiti da graduati e cavalieri indigeni, detti «penne di falco» (per la caratteristica penna portata verticalmente sul «tarbusch», il copricapo troncoconico degli ascari), al comando di ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali, i gruppi si sono dimostrati alla luce dei fatti come l'unità operativa più adatta a combattere contro la guerriglia. Infatti la loro mobilità anche su terreni privi di strade, accidentati e resi impraticabili dalla stagione delle piogge, la celerità degli interventi, l'autonomia logistica e soprattutto l'entusiasmo e la combattività che ufficiali e sottufficiali di cavalleria sono riusciti a trasfondere negli ascari, si sono dimostrati fattori determinanti per contrastare un nemico spesso di molto superiore per numero, sempre più agguerrito per armamento ed abilissimo nello sfruttare le opportunità di attacco e sorpresa, di difesa e di ritirata offerta dalle montagne e dalle dell'altopiano.

Nell'alto Scioa una delle formazioni più aggressive è una grossa banda di guerriglieri amhara che minaccia un vasto territorio sia a sud che a nord del tratto Akaki-Moggio della linea ferroviaria Addis Abeba-Gibuti ed è sempre riuscita a dileguarsi dopo ogni incursione, evitando scontri in campo aperto. Per intercettarla il Comando Truppe dello Scioa ha disposto di effettuare un rastrellamento a largo raggio con reparti di fanteria e cavalleria. Uno di questi è appunto la colonna di cavalleria Morigi costituita dal IV Gruppo Squadroni e dalla banda a cavallo “Auasc” della P.A.I., assegnata per l'occasione al t. colonnello Morigi come rinforzo.

 Fanno parte del IV Gruppo: il capitano Giuseppe Crapa; i tenenti Paolo Ragioni, Luigi Fiorillli e Ugo Del Vecchio; i s. tenenti Marcello Gattino e Giuseppe Cimino; il s. tenente medico Giuseppe D'Alessandro; il s. tenente veterinario Luigi Gimelli; i sergenti magg. Angelo Giulianelli, Giuseppe Meccheri e Cesare Baradel. La banda a cavallo «Auasco è al comando del s. tenente Bruno De Martinez che ha alle sue dipendenze il maresciallo Giuseppe Contu e il caporalmaggiore Gustavo Gavin.

Giulio Morigi

 (continua post in data 25 febbraio 2025 II Parte

D

Giulio Morigi


Nessun commento:

Posta un commento