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domenica 22 febbraio 2026

La M.O.V..M. Giovanni Thun di Hohenstein. La carica di Monte Tigh 1938

 APPROFONDIMENTI

La I Parte è stata pubblicata con post in data 21 febbraio 2026.

 


Giulio Morigi.

 

Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

***

Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 

Il comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col. Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria, alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh, definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam, da loro tenacemente difesa.

 

Nella relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.

 

Al ten. colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.

 

Per quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia, con la seguente motivazione:

 

Bella figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini, formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo impareggiabile comandante».

 

La carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò determinante ai fini della vittoria.

 

Nei combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili, attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità, solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi, torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni. Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari, entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li seguivano emulandoli.

 

Lo stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***

Giulio Morigi”

 

“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero non era stato completamente pacificato.

 



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.



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