APPROFONDIMENTI
Giulio Morigi
<...
la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in
trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre
battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad
avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non
poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella
lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia
della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV
Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).
***
Il 28
marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio
radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto
testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten.
medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».
E
questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle
cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel
Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre
armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare
l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione
nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV
Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº
Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.
Il
piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo
Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione
convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna
proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV
Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal
genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di
febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici
che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il
passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di
marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che
porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre
direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in
ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre
mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a
sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una
picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del
Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e
minaccia di aggirarle.
A pochi
chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un
portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono
immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li
separa dal luogo dello scontro.
Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.
L'azione
è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco
delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza
ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli
e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei
lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di
bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti
separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono
valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della
prateria.
E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.
***
Per la
carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo
marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la
croce di guerra al V.M.
( continua. La II parte sarà pubblicata in data 22 febbraio 2026)
[1]
Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico
sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia,
28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.
Nessun commento:
Posta un commento