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giovedì 5 febbraio 2026

Realtà essere e linguaggio. Pensiero e Tecnicismo

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Dalla fine del ‘700 con la Rivoluzione Industriale le scienze della natura si impongono come metodo ai saperi dell’uomo, nell’organizzazione totale della società l’essere umano è misurato e tecnicamente inserito, quale reazione dalla fine dell’800 vi è una progressiva demonizzazione della tecnica che nella Grande Guerra ha una sua conferma, dove la tecnica diventa produzione e distruzione scientifica di massa, (Adorno). Nasce l’esigenza di una riflessione sull’uomo, sulla sua essenza e sugli strumenti che dispone per interpretare la realtà quale il linguaggio, oggi dopo un secolo, nel nuovo millennio si ripropone la riflessione innanzi alla conflittualità in atto, alla dispersione relazionale e alle pervasive nuove tecnologie ad esse collegate, ecco la necessità di un accrescimento mediante il pensiero filosofico, come richiesto anche recentemente dall’Accademia Militare di Modena all’Università di Bologna.

            La comprensione della realtà non può essere letta scientificamente come una serie di leggi precise ma va interpretata, vi è una impossibilità di leggere l’uomo in termini deterministici.

            Gadamer nell’ermeneutica pone il problema ontologico della comprensione dell’esserci, dell’uomo che cerca di comprendersi nel mondo, in questo vi è prima una precomprensione a cui segue una comprensione di se stesso in quel contesto interpretandolo, Gadamer vuole mettere in chiaro la struttura della comprensione, l’essere umano è sempre una comprensione e quindi una struttura di interpretazione, ovvero una struttura storica.

            La verità è figlia di una comprensione dell’interpretazione, essendo l’essere nel mondo una interpretazione dello stesso, l’essere quindi non è scientifico ma una esperienza di vita, una interpretazione del mondo, in questo Gadamer considera esserci tre ambiti di esperienza: l’arte, la storia e il linguaggio.

            Nella Storia critica la presunzione di una oggettività storica, impossibile in quanto il passato è studiato da colui che vive nel presente, occorre quindi una mediazione ossia un circolo ermeneutico storico che parta da una precomprensione. Gli Illuministi si sono battuti contro i pregiudizi, ma afferma Gadamer, questi ci saranno sempre occorre pertanto vedere quali siano validi a partire da una analisi completa degli stessi, circolo ermeneutico vi è quindi un divenire storico.

            Gadamer vuole conservare la metafisica aristotelica e platonica non distruggerla come fanno Nietzsche e Haidegger, ma reinterpretarla essendo la reinterpretazione del presente il risultato di una serie di concatenazioni interpretative fuse fra loro, che conducono a una nuova interpretazione di senso e di verità.

            Nella “Critica del linguaggio e dialogo” vi è una contemporaneità tra comprensione e applicazione della comprensione all’interno del dialogo, la dimensione della lettura e interpretazione è all’interno del testo in un circolo ermeneutico di domande e risposte tra lettore e testo e viceversa, vi è un dialogo a partire dal testo che ci conduce all’interno con una interpretazione attiva e passiva contemporanea, in cui il circolo ermeneutico è un circolo dialogico.

            Nel trasformarsi all’interno del testo non conosciamo dove andrà il dialogo ermeneutico, l’interpretazione è sempre viva mai chiusa in quanto la comprensione avviene nel linguaggio, questi non è solo interpretare ma luogo dove l’essere si dà all’uomo, il linguaggio è l’evento ontologico dove si manifesta l’essere pertanto è evento significante, struttura fondamentale per comprendere l’essere che è all’interno del linguaggio stesso.

            Husserl critica lo studio della mente umana in termini matematici di pura oggettività, staccata dalla realtà, circostanza che ha favorito dell’intellettualismo estraendo dei principi da una realtà falsata, è venuta meno la valutazione dell’esperienza in favore di una astratta oggettività allontanando dalla vita reale fatta di “fluire e divenire”, allontanando la creatività.

            Il tempo della scienza è quantitativo, il tempo della vita è relativo, la fenomenologia quale scienza del fenomeno vuole tornare alle cose ossia alle essenze e studiarle come appaiono, fenomeni. Le cose appaiono quindi necessita averne una visione diretta sospendendo il giudizio in modo da poterlo reinterpretare, bisogna tornare alla vita nella conoscenza esperienziale, nelle Epoché di un mondo della soggettività quale esperienza, intenzionalità da cui partire già Cartesio sottolineava che possiamo dubitare del mondo ma non dei nostri atti.

            Con Wittegenstein la filosofia mostra i limiti e le ambiguità del linguaggio, rende esplicito quello che era oscuro, rende coscienti del significato, deve tenersi presente che la cura del linguaggio evita parte della conflittualità in una modestia intellettuale e impegno etico, ricordandoci il limite delle domande.

            Dobbiamo uscire dalle trappole linguistiche le diverse aspettative legate ai termini portano all’incomprensione, occorre pertanto che il significato personale sia contestualizzato con la descrizione, infatti le diverse culture conducono a significati diversi dei singoli termini.

            Il linguaggio nasce dall’intimo ma rinforza gli stati d’animo, occorre quindi una purificazione del linguaggio in modo da superare il blocco proveniente dagli stati d’animo, vi è un potere trasformativo delle parole esse devono riflettere l’insieme completo dell’esistenza, l’uso appropriato delle parole toglie il velo delle gabbie derivanti dalle metafore ed astrazioni, dalle tante ideologie che lo imprigionano in una liberazione intellettuale ed esistenziale.

            Vi è una doppia valenza epistemologica, permette di vedere il mondo, ed esistenziale, permette di vivere senza veli, si riformulano le proprie idee superando gli imposti dall’esterno, quali le propagande politiche ed economiche, la riflessione filosofica permette una valutazione e quindi una esistenza più completa ed autentica.

Ermete Trismegisto ci ricorda che “l’uno è il tutto e il tutto è l’uno”, l’uno è molteplice ma i molteplici sono radicati in uno ed è il logos che media tra l’escatologico e il materialismo, tuttavia nel sacro vi è l’origine della scienza e della legge in quanto ordinatore primario.

Bibliografia

·        Aresu A., Ma , ndo cori, 227-236, “Roma”, Limes, 11/2025;

·        Della Pelle P., La dimensione ontologica dell’etica in Hans-Georg Gadamer, Franco Angeli 2013;

·        Ghigi N., La metafisica in Edmond Husserl, Franco Angeli 2007;

·        Moravia S., Adorno. Filosofia dialettico-negativa e teoria critica della società, Nimesis Edizioni 2004;

·        Perissinotto L., Introduzione a Wittgenstein, Il Mulino 2018;

·        Spegler O. – Capozzi E., L’autodistruzione dell’Occidente. Dall’umanesimo cristiano alla dittatura del relativismo, Historica Edizioni 2021;

·        Todd E., La sconfitta dell’Occidente Fazi Edizioni 2024;

Vattino G., Introduzione 

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