ARCHIVIO
( A cura di Giovanni Riccardo Baldelli)
Maggiore del
Genio del Regio Esercito in Servizio di Stato Maggiore
Antonio AYROLDI
(Ostuni, 10
settembre 1906 – Roma-Fosse
Ardeatine, 24 marzo 1944)
Arruolatosi
nel 1925 quale Allievo Sottufficiale dell’8° Reggimento Genio,
specialità telegrafisti, ed assegnato, come aggregato, al termine del periodo
di formazione, al 71° Gruppo Aeroplani Osservazione Aerea. Ayroldi nel
1933 diviene Ufficiale e sei anni dopo nel 1939 fu ammesso a frequentare i
corsi dell’Istituto Superiore di Guerra di Torino.
Con
l’ingresso dell’Italia nel Secondo Conflitto Mondiale Ayroldi viene inviato in
Africa Settentrionale assegnato, quale Ufficiale in Servizio di Stato
Maggiore, al Comando del XX Corpo d’Armata, rimanendovi dal febbraio
1941 a dicembre 1942.
Per
l’impegno e il coraggio dimostrato nel corso del ciclo operativo dell’avanzata
su Tobruk-Marsa Matruh-El Alamein, tra maggio e luglio del 1942, “…nel corso
di violento combattimento notturno, incurante d’ogni pericolo si offriva per
recarsi presso un reparto fortemente attaccato e quasi accerchiato, riuscendo,
con felice iniziativa e recapitare al reparto stesso ordini tempestivi…”
gli viene concessa la Croce di Guerra al Valor Militare e la Croce di
Guerra tedesca.
Ma
Ayroldi, nonostante il coraggio dimostrato e l’abnegazione al servizio ha già
maturato la propria scelta. In una lettera sigillata lasciata ad Ostuni prima
di partire per l’Africa scrive parole forti: “… Voi non avrete la
soddisfazione, riservata ad altri, di vedere pubblicata sui giornali la lettera
di addio dei loro cari, perché la presente non inneggerà né a quell’uomo che si
fa chiamare duce né ad altri che non lo meritano”. Ma non rinnega il suo
giuramento di soldato ed Ufficiale in quanto si dichiarava pronto “a
combattere una guerra di cui nessuno è convinto”. “Ci vado perché ho il
dovere di salvare la Patria prima da quello che chiamano nemico, poi dai veri
nemici: quelli che, con anima e camicia nera, oggi la stanno martoriando”.
È
logico dedurre che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Ayroldi non aderì ai
bandi di richiamo emessi dalle autorità militari della Repubblica Sociale entrando,
invece, in clandestinità e nascondendosi inizialmente a Roma alla clinica Villa
Bianca Maria.
Dopo
aver preso i contatti con il FMC del Colonnello Montezemolo aderisce al
gruppo del Colonnello Ezio De Michelis, assumendo l’incarico di Comandante
del Raggruppamento Patrioti Lazio Sud e Zona Castelli con compiti di
collegamento tra le varie formazioni, trasporto d’armi e di munizioni.
Il
2 marzo 1944 mentre è in corso un incontro con altri partigiani viene arrestato
dalle SS tedesche, con ogni probabilità a causa di una segnalazione di
un delatore, in quanto trovato in possesso di documenti falsi e di una ingente somma
di denaro di cui non riesce a giustificare la provenienza.
Portato
a Via Tasso è sottoposto ad interrogatori durissimi e torture, per poi essere
assassinato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine.
Riposa al Sacello n. 65 del Mausoleo delle
Fosse Ardeatine.
Fonti
URL consultate il 19 novembre 2025
https://www.anpibrindisi.it/scheda-anagrafica/ayroldi-antonio-antonio-ayroldi/https://archive.is/20131030065911/http:/www.ultimelettere.it/ultimelettere/ultimelettereanagrafe.php?ricerca=691&presentazione=1&lingua=it
https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/
https://www.mausoleofosseardeatine.it/vittime/