APPROFONDIMENTI
Lo sbarco di Anzio del gennaio-maggio 1944, chiamato
in questa maniera in quanto lo sbarco ha avuto senso solo in presenza di un
porto che è quello di Anzio; nella terminologia corrente vi sono molte diatribe
nel definirlo sbarco di Anzio, di Nettuno, “sul litorale laziale” ed altre
definizioni: noi ci atteniamo al dato tecnico-tattico che uno sbarco a
possibilità di attuarsi ed alimentarsi e
raggiungere il successo solo se dispone di un porto; il nome di quel porto da
il nome alla operazione di sbarco. Dobbiamo subito dire che questo sbarco di
Anzio fu una delle battaglie nel teatro europeo-occidentale dove gli
statunitensi trovarono più difficoltà insieme ai loro alleati britannici. Lo
sviluppo dello sbarco tanto diverso da quello previsto nei piani è dovuto alla
deficienza condotta operativa di alcuni comandanti sul campo che non
approfittarono della sorpresa. Inoltre tocca aggiungere a questo elemento
principale anche il mancato raggiungimento immediato da parte delle forze
sbarcate degli obiettivi fissati in precedenza. La decisiva poi volontà dei
tedeschi, dopo la loro iniziale sorpresa, di eliminare quello che loro
definivano un vero e proprio pericolo determinato dallo sbarco alleato per la
tenuta del loro fronte meridionale e la non meno volontà e tenacia
anglo-americana a resistere per non essere buttati a mare, portano a un
complesso di discordi pareri fra gli storici, oggi, e sugli uomini di del tempo, ieri che
parteciparono all’azione e fra gli stessi comandanti che presero parte alla
battaglia
Celebre la frase della
primo ministro Winston Churchill che fu il promotore dello sbarco che lo
aveva voluto a tutti i costi, il quale di fronte all’ insuccesso contestava
apertamente il comandante statunitense che guido lo sbarco per la sua mancanza
di aggressività tanto che riuscì a scrivere “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico mentre
invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata”[1]
sono parole molto dure dovute forse anche al fatto che egli dopo lo sbarco
aveva impartito istruzioni al comandante delle forze alleate in Italia di
spingere lui solitamente avanti la massa d'assalto senza ottenere il
rafforzamento della testa di sbarco: Delusione ci fu anche anche nel campo
avversario. Il comando generale tedesco e in particolare Hitler dinanzi
all'insuccesso dell'operazione della
eliminazione della testa di sbarco, rimase contrariato non volersi convincere della giustificazione
che il fallimento della controffensiva tedesca era dovuto alla assoluta
superiorità in fatto di aviazione e di artiglieria. In molti e tra questi vari
comandanti non erano d’accordo sull'opportunità di avanzare versi i colli
Albani o verso Roma subito dopo lo sbarco pensando che un possibile rapido
concentramento di forze tedeschi avrebbe potuto tagliare ogni rifornimento e
quindi annientare le forze alleate così incautamente avventura tesi nel
retroterra. Si doveva dare appoggio al fronte di Cassino cercando di interrompere
da tergo ogni alimentazione.
In tutto questo contesto dove le forze alleate
combattono e i tedeschi contrattaccano e si difendono ognuno per raggiungere i
loro obiettivi sono presenti anche gli italiani nella loro veste di cobelligeranti da una parte e di alleati
dall'altra. Sono presenti i Carabinieri della compagnia R che svolgono sulla
testa di ponte compiti di polizia militare Mentre dall'altra parte sono
presenti i reparti della Decima MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese che
però occorre rilevare non fanno parte delle forze della Repubblica Sociale
Italiana ma sono entità autonome dopo un accordo con i tedeschi sottoscritto
proprio dal Junio Valerio Borghese.
Infine
non bisogna dimenticare il ruolo svolto dalla Resistenza Romana che attraverso
le sue componenti riuscì a raccogliere tutte le informazioni che permisero alla
testa di ponte di salvarsi. È nota la vicenda della attività dell’agente
dell’OSS Peter Tompkins che ha
ampiamente dimostrato che le sue informazioni si rilevarono vitali per la
salvezza della testa di ponte. Tompkins era in collegamento diretto con il G2
del VI Corpo d'Armata e le informazioni raccolte dai Patrioti romani permisero di prevenire
tutte le offensive tedesche che furono neutralizzate e respinte.
Quindi lo sbarco di Anzio e qui presentato basandosi
su una ricostruzione che tiene presente il metodo storico al fine di
considerare ancorché a largo raggio
tutti i punti per dare un quadro generale degli avvenimenti.
[1]
Churchill, W., La seconda guerra
mondiale, Da Theheran a Roma Milano, Arnaldo Mondadori Editore, Parte 5°
Vol II, Capo X.
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