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mercoledì 23 febbraio 2022

Piero Pieri. Il Valore militare dopo il fallimento delle insurrezioni (1820 - 1831)

DIBATTITI



Il valore militare italiano fu evidenziato con la descrizione delle "imprese degl'italiani nelle guerre napoleoniche. Ne aveva dato l'inizio un maggiore del genio dell'esercito del Regno italico, il milanese barone Camilla Vacani, passato in verità al servizio austriaco e finito poi generale dell'esercito italiano negli ultimi due anni della sua vita. Egli nel 1823 aveva pubblicato, in tre grossi volumi, con un atlante, la Storia delle campagne e degli assedi degl’italiani in Ispagna dal 1806 al 1813, lavoro tecnicamente magistrale, in cui il valore oscuro e i sacrifici degl'italiani in una guerra da loro non sentita erano messi in chiara evidenza e con ampia documentazione. E il Bianco l’aveva utilizzata per il suo trattato.  Ma era un’opera   spesso fin troppo tecnica e limitata alle guerre della penisola iberica. 

Nel 1829 uscivano invece i primi due volumi in-16° di un'opera destinata a protrarsi con altri undici volumi fino al 1838: Fasti e vicende dei popoli italiani dal 1801 al 1815, o Memorie di un uffiziale per servire alla storia militare italiana, Italia 1829. Ne era autore Cesare De Laugier, di Porto Ferraio nell'isola d'Elba, ov'era nato il 5 ottobre 1789, che nel 1848 comandò la piccola divisione toscana nell'epica battaglia di Curtatone e Montanara. Aveva combattuto in Ispagna nella divisione Lechi, aveva partecipato nella Guardia Reale dell'esercito italico alla campagna cli Russia del 1812, quindi alla difesa della fronte giulia nell'autunno del 1813.

 Nel 1815 era entrato nell'esercito di Gioacchino Murat come comandante di un battaglione, e si era ben distinto nella ritirata a Castel di Sangro, quando ormai tutto pareva crollare. Dopo sette anni di vita eroica e la prigionia di guerra in Ungheria, era tornato in Toscana, e nel 1819 era stato accettato nell'esercito granducale come capitano. Dopo di che aveva preso a raccogliere materiale per un'ampia storia degl'italiani nelle guerre napoleoniche fatta con intenti veramente patriottici, sopra un quadro ampio e quel che più importa ponendo in evidenza l'azione di tutti gl'italiani sui vari fronti di guerra. Non era un'opera ardente e incitatrice come quella del Bianco, ma era pur sempre una bella e generosa rivendicazione del valore italiano, e tale da dover servire in seguito di base per qualsiasi nuovo lavoro su tale argomento.


 Nel 1830 uscivano il III e IV volume, con l'indicazione non più di Italia come luogo di stampa, ma di Firenze, e così fino al XIII volume. Egli era stato in corrispondenza con molti reduci e nell'insieme era riuscito minuto e obbiettivo. Tanto il lavoro del Bianco che quello del Laugier avrebbero dato veramente la spinta sia ad affrontare il problema dell'utilizzazione di tutte le forze vive della nazione ai fini della risurrezione italiana, sia a rivendicare le prove di valore e di capacità militare fornite in un passato non molto lontano dagl'italiani, così che non perdessero la fiducia in se stessi.

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