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martedì 22 febbraio 2022

L'Arte della Guerra nella Roma Tardo Imperiale. Vegezio. Notizie biografiche

 DIBATTITI

Sulla persona di Publio Flavio Vegezio Renato2 si sa molto poco. Sicuramente, oltre che del trattato qui presentato (a cui è stato dato anche il generico titolo De re militari), fu autore della Mulomedicina, un trattato di veterinaria, anch'esso in quattro libri,3 che presenta numerose affinità sia stilistiche sia nell’architettura delle argomentazioni, soprattutto nelle parti prefatorie, con l’Epitoma. Egli visse probabilmente tra la fine del IV secolo e i primi decenni del V d.C., da una famiglia di codici si può forse desumere che l’alta carica di comes sacrarum largitionum, carica simile a quella di un ministro delle finanze.4 Sempre nei codici leggiamo che fu vir illustris, appartenne cioè al ceto più alto della società tardoromana. Dal prologo alla Mulomedicina si può dedurre che, in quanto allevatore di cavalli, dovette essere anche un ricchissimo possidente terriero. Anche se qualcuno ha sostenuto che Vegezio fosse stato attivo all’interno dell’esercito, si è generalmente portati a credere il contrario, data la mancanza nel suo trattato militare di espliciti riferimenti agli aspetti pratici della vita militare a lui contemporanea.5 Si può anche pensare che non fosse militare di professione anche dal fatto che la classe a cui apparteneva era tradizionalmente esclusa dall’esercito.6 Si crede inoltre che Vegezio fosse cristiano, visto che riporta la formula del sacramentum militare, del giuramento cioè su Dio, Gesù e sullo Spirito santo, oltre che sull’imperatore (II, 5, 3); il nome Renatus sarebbe un'ulteriore conferma.7 Egli è stato insomma un tipico esponente dell’élite senatoria della fine del IV secolo, di cui facevano parte politici, intellettuali ed eruditi pagani e cristiani, come Simmaco, Nicomaco Flaviano, Agorio Pretestato, Macrobio, Avieno e tanti altri.

 

 

2 Questo il nome adottato dai più. In realtà la tradizione offre al riguardo dati non unitari. Nel manoscritto più antico dell'Epitoma e in quelli della Mulomedicina compare il nome di Publius Vegetius Renatus. Nella sua edizione del trattato militare K. Lang 1869 stampa il nome di Flavius Vegetius Renatus e crede che i due trattati non abbiano lo stesso autore (p. XI n. 2). Questo nome è in effetti presente nella tradizione medievale, soprattutto nel IX secolo (cfr. Ph. Richardot 1998, pp. 6 sg.). Il nome Flavius, all'inizio un gentilizio imposto da Costantino agli alti funzionari dell'impero, divenne presto un titolo onorifico, ambito persino dai capi barbari romanizzati. Pertanto il nome completo sembra essere Publius (Flavius) Vegetius Renatus, come è ormai accettato da A. R. Neumann 1965 (RE) in poi, Cfr. anche M. D. Reeve 2000, pp. 247 sg.

3 Edizione a cura di E. Lommatzsch 1903. Si veda anche V. Ortoleva 1992. Anche la Mulomedicina vegeziana ebbe una sua fortuna, se si pensa che fu molto popolare nel medioevo e che alla prima traduzione trecentesca in italiano ne seguirono altre, a ulteriore conferma del grande interesse per i testi tecnico-scientifici antichi e tardoantichi nutrito dagli umanisti. Cfr. Ph. Richardot 1998, pp. 5 sg.

4 L’unico a mettere in dubbio questo dato è W. Goffart 1977, p. 87.

5 Vede in Vegezio un soldato di professione D. K. Silhanek 1972. Tra gli altri A. Marcone 1981 dà invece per scontato che Vegezio fosse «estraneo per competenza ed esperienza ai problemi militari» (p. 121), così anche E Wille 1986, pp. 11 sg. J.-M. Carrié 1989 ricorda che in generale le arti della guerra erano scritte «in gran parte da civili del tutto estranei alla vita militare» (p. 103). 6 Così M. Lenoir 1996, p. 86 e implicitamente B. Meißner 1999, p. 285.

7 Cfr. I. Kajanto 1965, p. 137. Dell'adesione di Vegezio alla religione cristiana si è recentemente occupato V. Marek 2001, che non fornisce però nessun nuovo dato, ma si limita a discutere e contestualizzare risultati altrui.

           


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