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venerdì 9 ottobre 2020

La crisi operativa sulla testa operativa di Anzio. Marzo 1944

 APPROFONDIMENTI

LA SOSTA E LA RIORGANIZZAZIONE DELLE FORZE CONTRAPPOSTE

 

 Mario Puddu*

Dai primi di marzo, nella zona della testa di sbarco si ebbe un lungo periodo di calma, solo interrotto da modesti scontri di pattuglie. Entrambi i contendenti avevano subito gravi perdite e nessuno si riteneva per il momento in grado di offendere. Gli alleati sentivano  la grande mancanza di rinforzi e la necessità di riordinare le loro unità, e soprattutto l'urgenza  di consolidare le posizioni e organizzare i rifornimenti. La 56ª divisione britannica, ad esempio, aveva i battaglioni di fanteria tanto assottigliati dalle perdite  subite  da  non poter  essere più  considerati  reparti  di combattimento  veri  e propri. Si dovette pertanto sostituirla con la 5ª divisione inglese ed assegnarla a compiti difensivi.[1] La possibilità delle forze terrestri di poter opporre una solida resistenza nella zona perimetrale  -  sulla fronte tra Campo di Carne e Cisterna con il concorso dell'aviazione (compresi I bombardieri pesanti) e, sui fianchi, con il concorso del tiro delle navi  -  non potè tuttavia impedire che la testa di sbarco rimanesse soggetta in ogni sua parte al tiro dell'artiglieria nemica.

Non vi fu pertanto differenza fra coloro che presidiavano le linee avanzate e quelli della zona retrostante. L'artiglieria e l'aviazione tedesca potevano battere, data la ristretta zona della  testa di sbarco, le truppecombattenti al pari di quelle addette ai servizi, sia i comandi più elevati,[2]  sia le zone di sbarco o di evacuazione poste sulla spiaggia.[3] La difesa della testa di sbarco contro il continuo tiro delle artiglierie tedesche (che nel mese di marzo causò 1'83% delle perdite della  Divisione americana schierata in prima linea  e su amplissimo  settore)  e del bombardameulo  aereo, fu basata su :

a) – la centralizzazione del tiro di controbatteria, che fu sviluppato secondo un particolareggiato programma e che cominciò ad·avere efficaci risultali con l'arrivo nella testa di sbarco di cannoni pesanti da 203 mm. e obici da 250 mm.;

b)  -   l'emissione di cortine fumogene dinanzi alle linee avanzale della testa di sbarco ;

c) – la massima dispersione dei depositi di materiali (il parcamento, naturalmente all'aperto, venne mascherato all'osservaiione tedesca dalla continua emissione di cortine fumogene);

d) -  l'interramento delle truppe e dei comandi, rispettivamente in trincee e ricoveri[4] costruiti a mezzo di «bulldozers» (le piogge però provocarono spesso l'allagamento di trincee e ricoveri, complicando questa sistemazione).

Durante il periodo di sosta, che durò dai primi di marzo fino al 22 maggio, gli alleati furono praticamente assediati nella testa di sbarco e le loro condizioni divennero analoghe a quelle vissute dai combattenti durante la prima guerra mondiale. Mentre le posizioni avanzate rimasero immobili, tutta la zona andò infatti trasformandosi in un groviglio di trincee, di buche per tiratori, di rifugi e di camminamenti d'ogni sorta. Reticolati d'ogni specie, barricate, compi minati delle più svariate forme e dimensioni, completarono poi questi lavori. La protezione del tiro dell'artiglieria tedesca fu curata al massimo, mettendo da parte ogni comodità. Circa i rifornimenti, le continue esigenze di mezzi da sbarco in altri scacchieri imposero di usufruire per i trasporti delle sole navi « Liberty »  (in genere vi erano sempre 4 di queste navi all'ancoraggio) e di quelle per lo sbarco di veicoli. Per lo scarico delle «Liberty» si usufruiva di un numero variabile di L.C.T. e 450 D.U.K.W.. Le « Liberty», inizialmente, per evitare il bombardamento terrestre tedesco si tenevano a circa sette miglia al largo, poi si convinsero che era più conveniente avvicinarsi maggiormente alla costa per usufruire dell' ombrello contnereo della spiaggia e per essere più al sicuro dalle offese delle moto-siluranti tedesche. Fu così possibile effettuare più ra pidamente il loro scarico. La possibilità delle navi di essere colpite nell'ancoraggio sotto costa da un proietto tedesco risultò comunque essere molto scarsa. A causa del cattivo tempo, per l'intensificazione del bombardamento nemico o della necessità dì provvedere alla manutenzione delle navi disponibili per lo sbarco dei veicoli, verso la metà di marzo la media di scarico quotidiana si ridusse di più di  1.000 tonnellate. [5]

Il tiro continuo ma rado dell'artiglieria tedesca sul porto fu considerata solo un'azione molesta,[6] e non arrestò mai il lavoro di scarico delle navi, effettuato da parte di automezzi anfibi. La situazione statica consentì di soddisfare i bsogni delle truppe, anche se, alle altre difficoltà, si aggiunsero poi attacchi aerei  nemici, sviluppantisi  in genere  all'alba  ed  al  tramonto, che  provocavano  alcuni  danni  ed il minamento delle acque in corrispondenza  degli  approdi. L'addestramento, durante lo stesso periodo, fu continuo e metodico. In vista della ripresa offensiva per la rottura della fronte difensiva  tedesca  attorno alla testa di sbarco, si mirò a creare tra le truppe un forte spirito offenivo, reagendo alla situazione in atto e ai conseguenti combattimenti difensivi, che  -  a lungo andare  -  sarebbero potuti risultare nocivi per il morale delle truppe. A tal fine, quasi ogni notte, vennero spinte forti pattuglie nell'interno delle linee tedesche, dando continua molestia al nemico, catturandone prigionieri e interrompendone i collegaenti. I genieri esperimentarono nuovi dispositivi per facilitare la futura avanzata, quali: sezioni di ponte in acciaio da collocare, attraverso torrenti e fossati battuti dal fuoco della fanteria nemica, a mezzo di carri armati; serie di ganci trascinati dietro un carro armato, in modo da sgomberare una zona di reticolati  e aprire un  varco  alla fanteria; un tubo  di acciaio detto « snake» lungo circa cento metri e del peso di circa 250 Kg., riempito  di trinitrotoluene, meno nellu  partce (circa  17 metri) che doveva essere rimorchiato da un carro, da disporre, con un movimento a semicerchio, nella zona di combattimento, per essere poi fatto esplodere con il tiro delle mitragliatrici.

Si addestrarono i quadri mediante plastici e  ricognizioni delle posizioni nemiche e si andarono escogitando tutti i procedimenti per sorprendere il nemico e limitare al massimo le proprie perdite. Fra gli altri ricordiamo che, dalla metà di  maggio, 1'artiglieria di tutto il Corpo di spedizone  cominciò, tutte le mattine, a scatenare un formidabile tiro di sbarramento, ora in uno ora in altro settore, che dapprima provocò  da parte dei tedeschi continui spostamenti di forze e mezzi e poi, continuamente ripententesi, finì con lo stancarli, fucendo loro ritenere che ad Anzio non sarebbe accaduto nulla. Inoltre, varie notti prima dell'offensiva finale, la 1ª divisione corazzata americana fece avanzare i suoi carri nella notte poco prima dell'alba, rombando e sferragliando e sparando sul nemico con tutte le munizioni di cui disponevano a bordo, e poi facendoli ripiegare sulla base di partenza dopo aver attirato su di loro il fuoco delle batterie nemiche che vennero così individuate dalle vampe dei pezzi. Questo procedimento continuamcnte ripetuto, finì col creare nei tedeschi la persuasione che i carristi americani non facessero altro che consumare munizioni. In effetti, non tutti i carri che andavano avanti rientravano alla base di partenzaa, parecchi rimanevano invece mascherati e defilti nelle pieghe del terreno in prossimità delle prime  linee. Nonostante questo intenso addestramento fu tullavia lasciato il tempo per riposarsi, anzi  fu curata molto  anche  la parte   ricreativa. La 1ª divisione  corazzata costruì  due  teatri  sotterranei, della capacità di circa 200 uomini  ciascuno.  La 3ª divisione americana, nelle vicinanze di Nettuno, predispose una zona di riposo e di addestramento. Fu inoltre organizzato un servizio di bagni per divisione, e, nell'ultimo periodo, tutti gli uomini poterono disporre anche di un cambio completo di vestiario, Infine, fu organizzato un turno di licenza in un campo di riposo nella zona di Caserta, con l'invio di 750 uomini ogni quattro giorni.

La cura del morale degli uomini della testa di sbarco fu spinta fino a dare loro la precedenza sulle altre truppe nei riguardi della posta, pacchi, ecc. Fu curato al massimo il loro approvvigionamento, e, dal mese di marzo, le truppe, che erano vissute esclusivamente con ruioni normali, ebbero carne fresca e un notevole miglioramento negli altri alimenti. Con tale trattamento la propaganda  tedesca per disgregare le unità  non poteva  evidentemente  avere alcuna  presa. Non si deve neanche credere che i continui allarmi ed il costante incubo della morte facesse perdere, specie agli alleati, la possibilità di fare dello spirito, concorrendo in tal modo a tenere alto il morale. D'altra parte, il senso di disperazione delle prime settimane andò gradualmente dissipandosi, e le forze contrapposte conobbero un periodo di benefica distensione. Si racconta anzi che, in questo periodo, un soldato americano che si era ubriacato e, inalberato un cappello-cilindro trovato in una villetta abbandonata, si era diretto senza esitazione verso le linee tenute dai tedeschi, fu da questi rinviato disarmato nella direzione delle linee americane, dopo... avergli solo raggiustato la tuba sul capo. Circa lo spirito di adattamento  e la mentalità  degli americani è caratteristico un episodio narrato dal Comandante della 1ª divisione corazzata. Una sera egli notò che la luce delle lampadie che illuminavano o 75 utenti e che ricevevano l'energia da un gruppo elettrogeno sistemato nelle vicinanze del Comando, diventava sempre più fioca. Cniamato l'elettricista, questi fece una verifica e riferì che il gruppo elettrogeno  lavorava in modo tale che sembrava dovesse scoppiare. Proprio in quel momento però che faceva la sua relazione, la luce delle lampadine si indebolì ancor di più, fino a rendere impossibile la lettura. L'elettricista si allontanò in fretta e riuscì alfine a risolvere il mistero. I soldati avevano incominciato a « rubare » l'elettricità per i loro ricoveri e il « furto » aveva  raggiunto una scala così vasta che addirittura 250 uomini si erano procurati il lusso di illuminare a luce elettrica i loro rifugi. Naturalmente, conclude il Comandante della divisione, la sera seguente essi dormirono tutti col buio.

D'altra parte tutti, combattenti e non combattenti, fonti delle linee avanzate e scaricatori dell'intendenza, finirono col sentirsi affratellati nel comune pericolo. Non solo, nei reparti combattenti, questa vita di continuo rischio finì col legare strettamente gli animi degli inferiori verso i loro comandanti, tanto da portare a manifestazioni veramente commoventi. Una di queste manifestazioni fu quella tributata alla salma del Comandante del  91° gruppo di artiglieria corazzata da parte dei suoi uomini. Mentre con un altro uffìciale stava preparando un tiro richiesto dalla fanteria contro posizioni avversarie, egli era stato colpito a morte da una granata nemica. Dato che la maggior parte degli artiglieri del  gruppo non avrebbe potuto partecipare ai funerali perchè impegnati sulla fronte, essi persuasero i genieri  a collegare la linea dei pezzi del gruppo con un altoparlante, che fu disposto presso la fossa che doveva accogliere la bara del loro Comandante. Allorchè giunse il momento di sparare con i moschetti la salva d'addio, venne fuori dall'altoparlante un improvviso e singolare canto funebre: i 18 pezzi in batteria spararono contemporaneamente una salva di granate contro il nemico; era l'inizio del tiro che il comandante del gruppo stava preparando. In campo tedesco le esauste unità che avevano agito contro la testa di sbarco, in gran parte. abbisognavano di riposo e di riorganizzazione.La situazione generale non consenti di dar loro sollievo per mancanza di riserve. D'altra parte si rese necessario trarre il massimo numero di C.U. dalla zona di Anzio per fronteggiare eventuali azioni offensive alleate. Così la divisione  «H. Goering» fu trasferita nella valle dell'Arno e la 29ª divisione P.G. nella zona di Bracciano,[7] per essere pronte a reagire contro un ulteriore sbarco nella zona a nord di Roma.

La 26ª divisione corazzata fu dislocata presso Valmontone e la 114ª divisione leggera negli Abruzzi, in riserva, per contrastare l'offensiva alleata che cominciava a profilarsi sull'orizzonte. La riorganizzazione di queste divisioni cominciava però a presentarsi difficile per l'insufficienza dei complementi che venivano inviati dalla Germania; numerose frazioni distaccate presso altre unità poterono tuttavia tornare presso le unità originarie.[8] In questo periodo, il Comando tedesco dovette far fronte anche alla accresciuta attività dei cacciabombardieri alleati contro le linee di comunicazione ferroviarie e rotabili. Le piccole operazioni locali svolte dai tedeschi dopo il fallimento della loro controffensiva ebbero lo scopo principale di tenere la testa di sbarco sotto il tiro delle loro artiglierie, senza tendere a portare modifiche sostanziali nell'andamento delle linee contrapposte. In complesso, ai primi di maggio, lo schierameneo delle forze contrapposte fu il seguente :

a) -    alleati (dipendenti dalla 5ª Armata americana ):

     -   forze britanniche: 5ª e 1ª divisione fanteria;[9]

     -   forze americane: 45ª, 34ª e 3ª divisione fanteria;

         un raggrupamento forze speciali.

In riserva: 1ª divisione corazzata americana; poi, prima dell'attacco dalla testa di sbarco, anche la 36ª divisione fanteria.

b) - tedeschi ( 14ª Armata ) :

I C.A. paracadutisti (4ª divisione paracadutisti a nord di Fosso Moletta e 65ª divisione di fanteria a cavallo della via Anziate);

LXXVI C.A. (3ª divisione P. G. da est della via Anziate a Fosso Carano; 362ª   divisione fanteria dinanzi a Cisterna e 715ª fanteria sul fianco orientale a est del Canale  Mussolini).

In riserva d'armata : 26ª divisione corazzata.

 

* Generale. Da  Lo Sbarco e la Battaglia di Anzio, Roma 1956.

[1] Al 25 marzo la forza della testa di sbarco era comunque costituita da 90.000 americani e 35.500 britannici. Alla stessa data risultavano sbarcati circa 25.000 automezzi.

[2] Il Comandante della 1ª Divisione britannica. generale Penney, fu ferito gravemente nel suo posto di comando e vari ufficiali di S. M. del Corpo di spedizione furono uccisi mentre uscivano dal loro comando. sistemato  in cantine sotterranee di Nettuno.

[3] La zona in prossimià della spiaggia, ove fu dislocato un ospedale di evacuazione dei feriti da trasportare - dopo  una  bre'llasima sosta sulle navi, fu denominato «mezzo acro dell'inferno» a causa del bombardamento cui era costantemente sottoposta.

[4] Gli Uffici del Comando dcl Corpo di spedizione trovarono ad esempio ottima sistemazione in cantine,  scavate nel  tufo, di Anzio e Nettuno, dopo che fu colpito dall'artiglieria tedesca il caseggiato del municipio, dove erano stati inizialmente insediati. In un secondo tempo fu stabilito un posto avanzato del comando  della 5ª Armata nella galleria ferroviaria sotto la Villa Borghese di Anzio.

[5] Da tonn. 4225 a tonn. 3000-3500. In seguito, per la diminuitaesigenza delle truppe, I trasporti quotidiani furono ridotti, prima a 12, poi a 10. Durante tutta la battaglia (22 gennaio  -  2 giugno) furono scaricati nella testa di sbarco 594.791 tonn. Di materiali. In particolare furono sbarcate : in gennauio tonn. 27.250; in febbraio tonn. 100.068; in marzo tonn. 158.906; in aprile tonn. 97.778; in maggio tonn. 210.789. La massima punta dello scarico giornaliero si ebbe il 31 gennaio con tonn. 5.956.

[6] Questo tiro, in genere molto preciso, spesso anche molto concentrato e intenso, pare -secondo gli alleati - che causasse giornalmente solo danni leggeri.

[7]  Questa  divisione  ebbe    anche il compilo  di  assicnrare  la  linea di comunicazione a tergo delle armate da una possibile minaccia della attività partigiana. Secondo il Comando  tedesco. la sola presenza  di essa bastò  a pacificare la zona delle  retrovie

[8] Verso la metà di marzo furono inseriti, tra le truppe tedesche, 3 battaglioni italiani: il battaglione «Barbarigo» del reggimento marina San Marco e due battaglioni del  1° reggimento Milizi«a Armata». Dette forze - con base nella zona di Lìttoria - parteciparono ad operazioni locali lungo il Canale Mussolini.

[9] Il 22 maggio, prima dello sbocco dalla testa di sbarco, le forze britanniche costituirono un gruppo direttamente dipendente dal Comando della 5ª Armata, mentre il VI C.A.  americano continuò a raggruppare tutte le forze della testa di sbarco.


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