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mercoledì 11 marzo 2026

Progetto 2025/1 La Fabbrica che costruisce la Storia. L'approccio di ricerca.

 DIBATTITI

La costante ricerca di argomenti per ampliare i contenuti dell’offerta formativa che il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare mette in atto ha permesso di avvicinare temi che investono altri campi usuali per le ricerche del CESVAM stesso, come quello storico, geografico, valoriale, arrivando ad investire anche quello economico e industriale. Da questa idea nasce il presente volume.

 

La lettera di invito per la presentazione di progetti ricevuta dal Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro per l’anno 2025, accennava a materie di ricerche volte a sottolineare come non soltanto il ruolo politico e militare sono determinarti per le scelte del Paese, soprattutto in vista di una dichiarazione di guerra, o, con più aderenza alla realtà, affrontare situazioni conflittuali non solo a bassa intensità ma anche a livelli più alti, ma anche le attività economiche, soprattutto quelle industriali, in particolare quelle a sostegno della politica di difesa e sicurezza, che poi sono state e sono ago della bilancia per le decisione dei vertici sia militari che politici. I risvolti e le discendenze sono di ampio respiro, per fare un esempio, le richieste e le pressioni degli imprenditori e quelle delle masse di lavoratori espresse attraverso il sindacato nelle sue articolazioni.

 

Queste considerazioni hanno permesso di formulare quello che è poi diventato il titolo di questo volume, “La fabbrica che costruisce la storia”, titolo che ha dato sviluppo ad una ricerca incentrata su una analisi della produzione industriale italiana iniziata in epoca unitaria e proseguita fino alla metà del secolo scorso, ovvero tra fine ottocento ed inizi del novecento. Cioè a dire il potenziale che si aveva a monte delle scelte politiche e strategiche che hanno determinato la nostra scelta di campo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, per citare gli eventi principali del periodo considerato, ma anche la nostra postura nel concerto delle Nazioni, la nostra politica coloniale, le scelte interne nel campo delle politiche sociali.

 

Si è dato vita, quindi, ad una disamina della produzione e sviluppo industriale nei vari campi, quali quello siderurgico, elettrico, chimico, tessile, alimentare, delle armi e la relativa tecnologia, e campi non certamente di primo piano ma ugualmente importanti come quello che l’Autrice definisce della “voluttuarietà”, della pubblicità, delle comunicazioni e stampa senza dimenticare il campo che muove il tutto, quello della imprenditorialità interconnessa con la politica che ha visto coinvolte la classe politica umbertina e liberale e quella del primo dopoguerra.

 

Tutto questa ricerca ha portato al fatto che l’Italia era, ed è, uno dei paesi più industrializzati, almeno nell’ottica di fine novecento, inizio di questo secolo, non considerando il presente, più articolato ed interconnesso, ovvero padrona di un patrimonio industriale che la crisi armistiziale del settembre 1943 ha messo in forte discussione. L’invasione tedesca e la conseguente occupazione ha fatto sì che l’economia italiana, o quella che era rimasta, fosse totalmente inglobata nella economia di guerra del Reich, in cui l’interesse nazionale italiano era disatteso in modo totale. Il volume che segue a questo porrà l’accento sulla difesa delle fabbriche e dei loro contenuti, ponendo in evidenza le azioni messe in atto dal movimento resistenziale in armi per la preservazione delle fabbriche stesse minacciate dal progetto tedesco di distruggere ogni cosa prima della resa.

 

Difesa delle Fabbriche, in cui in molti casi si manifestò il Valore Militare, a premessa della rinascita del Paese, come si ebbe nel secondo dopoguerra.  

 

La “Fabbrica che costruisce la Storia” rappresenta un patrimonio della nostra Nazione in cui tutti gli Italiani hanno avuto parte e sono partecipi, pietra angolare di quel senso di appartenenza che il collante. di ogni comunità.

 



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