DIBATTITI
La costante ricerca di argomenti
per ampliare i contenuti dell’offerta formativa che il CESVAM – Centro Studi
sul Valore Militare mette in atto ha permesso di avvicinare temi che investono
altri campi usuali per le ricerche del CESVAM stesso, come quello storico,
geografico, valoriale, arrivando ad investire anche quello economico e
industriale. Da questa idea nasce il presente volume.
La lettera di invito per la
presentazione di progetti ricevuta dal Ministero della Difesa – Gabinetto del
Ministro per l’anno 2025, accennava a materie di ricerche volte a sottolineare
come non soltanto il ruolo politico e militare sono determinarti per le scelte
del Paese, soprattutto in vista di una dichiarazione di guerra, o, con più
aderenza alla realtà, affrontare situazioni conflittuali non solo a bassa
intensità ma anche a livelli più alti, ma anche le attività economiche, soprattutto
quelle industriali, in particolare quelle a sostegno della politica di difesa e
sicurezza, che poi sono state e sono ago della bilancia per le decisione dei
vertici sia militari che politici. I risvolti e le discendenze sono di ampio
respiro, per fare un esempio, le richieste e le pressioni degli imprenditori e
quelle delle masse di lavoratori espresse attraverso il sindacato nelle sue
articolazioni.
Queste considerazioni hanno
permesso di formulare quello che è poi diventato il titolo di questo volume, “La
fabbrica che costruisce la storia”, titolo che ha dato sviluppo ad una ricerca
incentrata su una analisi della produzione industriale italiana iniziata in
epoca unitaria e proseguita fino alla metà del secolo scorso, ovvero tra fine
ottocento ed inizi del novecento. Cioè a dire il potenziale che si aveva a
monte delle scelte politiche e strategiche che hanno determinato la nostra
scelta di campo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, per citare gli
eventi principali del periodo considerato, ma anche la nostra postura nel
concerto delle Nazioni, la nostra politica coloniale, le scelte interne nel
campo delle politiche sociali.
Si è dato vita, quindi, ad una
disamina della produzione e sviluppo industriale nei vari campi, quali quello
siderurgico, elettrico, chimico, tessile, alimentare, delle armi e la relativa
tecnologia, e campi non certamente di primo piano ma ugualmente importanti come
quello che l’Autrice definisce della “voluttuarietà”, della pubblicità, delle comunicazioni
e stampa senza dimenticare il campo che muove il tutto, quello della
imprenditorialità interconnessa con la politica che ha visto coinvolte la
classe politica umbertina e liberale e quella del primo dopoguerra.
Tutto questa ricerca ha portato
al fatto che l’Italia era, ed è, uno dei paesi più industrializzati, almeno
nell’ottica di fine novecento, inizio di questo secolo, non considerando il
presente, più articolato ed interconnesso, ovvero padrona di un patrimonio industriale
che la crisi armistiziale del settembre 1943 ha messo in forte discussione. L’invasione
tedesca e la conseguente occupazione ha fatto sì che l’economia italiana, o
quella che era rimasta, fosse totalmente inglobata nella economia di guerra del
Reich, in cui l’interesse nazionale italiano era disatteso in modo totale. Il
volume che segue a questo porrà l’accento sulla difesa delle fabbriche e dei
loro contenuti, ponendo in evidenza le azioni messe in atto dal movimento resistenziale
in armi per la preservazione delle fabbriche stesse minacciate dal progetto
tedesco di distruggere ogni cosa prima della resa.
Difesa delle Fabbriche, in cui in
molti casi si manifestò il Valore Militare, a premessa della rinascita del
Paese, come si ebbe nel secondo dopoguerra.
La “Fabbrica che costruisce la
Storia” rappresenta un patrimonio della nostra Nazione in cui tutti gli
Italiani hanno avuto parte e sono partecipi, pietra angolare di quel senso di
appartenenza che il collante. di ogni comunità.
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