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domenica 22 febbraio 2026

La M.O.V..M. Giovanni Thun di Hohenstein. La carica di Monte Tigh 1938

 APPROFONDIMENTI

La I Parte è stata pubblicata con post in data 21 febbraio 2026.

 


Giulio Morigi.

 

Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 

Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

***

Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 

Il comandante dell'XIª brigata coloniale, ten. col. Lorenzini, propose il ten. col. Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia (poi convertito in medaglia d'argento al V.M.) con questa relazione: «... Ma dove ebbi, in modo particolare, ad ammirare la prontezza di decisione, il coraggio a tutta prova e lo slancio trascinatore del ten. colonnello Morigi e constatare quanto efficace fosse da parte sua la preparazione morale del IV Gruppo Squadroni Cavalleria, alla tanto attesa prova, fu nel combattimento del giorno 28 marzo a Monte Tigh, definito dai ribelli capeggiati dal capo Bellai Zellechè la porta del Goggiam, da loro tenacemente difesa.

 

Nella relazione annessa è detto quanta parte abbia avuto il gruppo squadroni nell'attaccare ed occupare det-ta importantissima posizione.

 

Al ten. colonnello Morigi, giunto a portare il contributo dell'incontenibile slancio suo e del suo gruppo super-bo, toccò in tale occasione la parte piú ardua e più brillante dell'azione, conclusasi con tale affermazione da parte nostra da fiaccare, per sempre l'albagia del capo ribelle e dei suoi seguaci che non osarono piú, in seguito, affrontare le nostre truppe.

 

Per quanto sopra propongo il t. colonnello Morigi per il conferimento dell'ordine militare di Savoia, con la seguente motivazione:

 

Bella figura di ufficiale superiore, entusiasta, animato-re e trascinatore di uomini, formò del suo reparto con azione continua improntata a fede ed entusiasmo, a profonda conoscenza degli animi ed a grande perizia, uno strumento di guerra poderoso. Alla testa del suo gruppo, in aspra azione contro formazioni ribelli ben agguerrite che ave-vano impegnata una intera brigata, in una impetuosa carica risolveva fulmineamente a nostro vantaggio l'azione conclusasi con pieno scacco dell'avversario che restava fiaccato definitivamente. Sulle posizioni conquistate fanti ed artiglieri, ammirati da tanto slancio levavano un applauso di ammirazione e gratitudine all'indirizzo del gruppo squadroni e del suo impareggiabile comandante».

 

La carica di Monte Tigh fu uno dei molti episodi, nel corso delle operazioni militari in Etiopia, in cui l'im-piego della cavalleria si dimostrò determinante ai fini della vittoria.

 

Nei combattimenti contro formazioni nemiche ben agguerrite e che sapevano sfruttare a proprio vantaggio la conoscenza del terreno accidentato e privo di strade carrozzabili, attaccando improvvisamente le nostre forze e dileguandosi con altrettanta rapidità, solo la cavalleria poteva infatti seguire le mosse del nemico con la tempestività necessaria ed intervenire con successo in ogni frangente. D'altra parte il territorio delle operazioni, per quanto montagnoso, interrotto da fiumi, torrenti, ripidi costoni e profondi burroni, presentava negli altopiani un terreno quasi sempre galoppabile e lasciava quindi campo all'impiego del cavallo nelle azioni offensive. Se poi il ca-vallo non trovava spazio, i cavalieri sapevano immediata-mente trasformarsi in cacciatori a piedi mantenendo immutati l'impeto e l'aggressività. Ciò era dovuto al particolare spirito di corpo che si era venuto a formare in se-no ai gruppi squadroni. Ufficiali, sottufficiali e graduati nazionali erano per lo piú volontari, entusiasti e di prova-to valore e gli ascari, portati istintivamente a giudicare i loro comandanti per il comportamento sotto il fuoco e non per il grado, vedendoli esporsi davanti a tutti in com-battimento si esaltavano e li seguivano emulandoli.

 

Lo stesso valore seppero dimostrare i gruppi squadroni combattendo contro le forze inglesi nel corso del 2º conflitto mondiale in cui incontrarono una morte gloriosa an-che molti dei cavalieri di Monte Tigh. ***

Giulio Morigi”

 

“L’articolo dimostra come ancora nel 1938 le forze ribelli erano consistenti. Reparti italiani di elites erano impegnati per il controllo del territorio. Un dato che direttamente dimostra come l’Impero non era stato completamente pacificato.

 



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.



sabato 21 febbraio 2026

La M.O.V.M. Giovanni Thun Hohenstein. La Carica di Monte Tigh. I Parte

 APPROFONDIMENTI

Giulio Morigi

 


<... la strada spazzata da duecento cavalieri che, lanciati allo sbaraglio, in trenta minuti avevano totalmente cambiato la situazione là dove prima tre battaglioni di fanteria con due batterie di artiglieria avevano difficoltà ad avanzare. Fu battaglia solo di cavalleria, le armi leggere e pesanti non poterono seguire l'andatura degli squadroni, non intervennero quindi nella lotta perchè rimaste lontane. Fu solo il cavallo fu solo lui che dette la gioia della vittoria... (dalla relazione del t.col. Giorgio Morigi, comandante del IV Gruppo Squadroni Cavalleria Coloniale, sulla carica di Monte Tigh).

***

Il 28 marzo 1938 giunge al Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba questo messaggio radio: «Monte Tigh, 29 km. guado Safartac, caduto nostre mani... Eroicamente Caduto testa suo plotone durante ardita carica s.ten. Thun Hoehenstein, feriti s.ten. medico Ortelli e cap. magg. Di Stefano, 11 ascari uccisi, cavalli 20...».

E questa la prima notizia, sulla forma stringata del marconigramma, di una delle cariche più brillanti della nostra cavalleria coloniale che a Monte Tigh, nel Goggiam, risolve con un'azione decisa e travolgente, che assicura alle nostre armi un successo definitivo, la pericolosa situazione in cui si è venuta a trovare l'XIª Brigata coloniale attaccata improvvisamente da una forte formazione nemica. Ne sono protagonisti, al comando del ten. col. Giorgio Morigi, il IV Gruppo Squadroni e il 2º squadrone (cap. Paolo Lombardo di Cumia) del Iº Gruppo, che è di rinforzo al IV° per le operazioni militari nella regione.

 All'inizio del 1938, nel quadro della campagna predisposta contro la guerriglia che dilaga nei territori in     rivolta, si presenta soprattutto grave la situazione del Goggiam, territorio montagnoso per gran parte circoscritto dal Nilo Azzurro e isolato per la mancanza di vie d'accesso, abitato da una popolazione fiera e ribelle difficilmente governabile in passato anche per i negus.

Il piano d'operazioni del Comando Superiore FF.AA. di Addis Abeba (gen. Ugo Cavallero) prevede l'«ingabbiamento dell'intera regione ed un'azione convergente delle nostre forze provenienti da nord e da sud. Una colonna proveniente da sud, di cui fanno parte anche l'XIª Brigata coloniale ed il IV Gruppo Squadroni, attraversa il Nilo Azzurro su un ponte di barche gettato dal genio a Safartac, ove è stata costituita una testa di ponte fin dal mese di febbraio. Già in questa fase si verificano scontri con raggruppamenti nemici che, annidati nei valloni che scendono al Nilo, tentano di impedire il passaggio alle nostre forze dalla sinistra alla destra del fiume. Alla fine di marzo la colonna si appresta a proseguire verso il nord, seguendo la pista che porta a Debra Marcos, per poi riunirsi alle colonne provenienti dalle altre direzioni. Il mattino del giorno 28 I'XIª Brigata, che si trova in ricognizione, viene improvvisamente attaccata da una forte formazio-ne di oltre mille guerriglieri amhara del noto capo Bellai Zellechè la quale, decisa a sbarrare la strada per Debra Marcos e appostata alle falde del Monte Tigh, una picco-la altura che chiude come una porta naturale l'ingresso da sud-est del Goggiam, immobilizza con un fuoco molto nu-trito le fanterie e l'artiglieria e minaccia di aggirarle.

A pochi chilometri di distanza si trovano gli squadroni che, richiamati da un portaordini a cavallo inviato d'urgenza dal comandante della brigata, accorrono immediatamente compiendo al trotto allungato ed al galoppo il percorso che li separa dal luogo dello scontro.

Raggiunte le nostre fanterie, già impegnate in combattimento, gli squadroni non si arrestano ma continua-no sullo slancio al galoppo, che si trasforma in una carica impetuosa, perchè il t. col. Morigi, che si trova in testa al gruppo, si rende subito conto della gravità della situa-zione e della posizione del nemico e decide di attaccarlo senza perdere tempo. Mentre supera in corsa il comandante della brigata, t. col. Lorenzini, che gli sta facendo cenni d'intesa, grida solo un breve ma esplicito “sì, ho capito!” e prosegue. I due ufficiali superiori hanno già combattuto assieme, si stimano reciprocamente e si comprendono al volo. Il comandante della brigata ha un'il-limitata fiducia nel valore degli squadroni e, terminato il combattimento, ancora una volta griderà entusiasmato: “... quando arriva la cavalleria risplende il sole”.

 Partecipano alla carica, ciascuno alla testa di un drappello di «penne di falco» che galoppano in ordine sparso, il ten. col. Giorgio Morigi, il cap. Paolo Lombardo di Cumia, il tenente Luigi Fiorilli, il tenente Camillo della Noce, il s. tenente medico Ortelli, il s. tenente Giovanni Thun, il serg. magg. Marcello Gattino, il s. tenente Giuseppe Cimino, il serg. magg. Marcello De Franceschi, il serg. magg. Giuseppe Meccheri, il serg. magg. Angelo Giulianelli, il cap. magg. maniscalco Salvatore Germano e il cap. magg. maniscalco Mario Di Stefano.

L'azione è così rapida che il nemico non riesce a concentrare subito tutto il fuoco delle sue armi sui nuovi avversari se non quando se li trova ormai a distanza ravvicinata. Lo scontro è violentissimo. In un groviglio di uomini e di cavalli e nel frastuono degli scoppi, della fucileria, delle urla dei combattenti e dei lamenti dei feriti, il fronte nemico viene travolto in pochi minuti a colpi di bombe a mano, sciabola e pistola, poi la lotta prosegue in tanti combattimenti separati per annientare la resistenza dei ribelli che ancora combattono valorosamente sorgendo all'improvviso e numerosissimi tra le alte erbe della prateria.

E a questo punto che il ten. colonnello Morigi scorge un altro nucleo di guerriglieri e, temendo che stia pren-dendo posizione con le armi automatiche, grida ai suoi di seguirlo e muove nella nuova direzione d'attacco. Nella confusione della mischia il s. tenente Thun per primo supera il suo comandante, che è venuto a trovarsi isolato, e investe a sciabolate gli avversari incurante del pericolo mortale a cui si espone. Dopo averne abbattuti due viene infatti a sua volta fulminato da un colpo di moschetto sparatogli a bruciapelo da un terzo nemico. Con il suo sacrificio salva così il comandante del gruppo, che si vede anch'egli già perduto, mentre ormai incalza un drappello di altri cavalieri, tra cui il serg. magg. Gattino, che risolve la situazione. Il suo uccisore viene trafitto dallo scium-basci dello squadrone con il gagliardetto raccolto pochi istanti prima dalle mani del portagagliardetto, caduto per la morte del cavallo.

 Il nemico è ormai sconfitto e disperso definitivamente. La brigata Lorenzini è salva. La strada per Debra Marcos è aperta. Il successo è completo ed avrà vasta eco ma i cavalieri, estenuati per il durissimo combattimento, non riescono a gioirne perchè la perdita del s. tenente Thun rattrista tutti profondamente. Alto, aitante, signore nei modi e nell'animo, di carattere aperto e cordiale, il giovane ufficiale era infatti benvoluto

 A distanza di molti anni il maresciallo Germano-che allora faceva parte, col grado di caporal maggiore mani-scalco, del 2º squadrone del 1º gruppo come il s.tenente Thun - ricorda ancora di avergli raccomandato all'inizio della carica di servirsi della pistola e non della sciabola durante l'attacco. L'eroico ufficiale continuò invece a cavalcare sorridente contro la morte brandendo il «kurade», la ricurva sciabola indigena, come un antico cavaliere. Se Egli avesse raccolto l'esortazione del suo subalterno avrebbe forse potuto precedere il nemico che gli sparò da un metro di distanza e si sarebbe salvato. Dopo il combattimento si scoprì infatti che fu colpito solo con l'ultima cartuccia rimasta nell'arma del suo avversario. Lo stesso Germano, che fu tra i primi a chinarsi sul suo corpo senza vita, ricorda che il s.tenente Thun giaceva supino con il volto sereno ed una mano sulla tasca in cui conservava un'immagine sacra ricevuta dalla madre. «Vico», il suo cavallo abissino baio, che era uno dei più veloci ed impetuosi dello squadrone, benchè rimasto «scosso» si era fermato vicino al suo cavaliere caduto quasi a vegliarlo. La salma verrà tumulata nel cimitero cattolico di Addis Abeba. Per un caso crudele del destino la prima notizia della morte del s. ten. Thun giungerà improvvisa al castello avito di Povo di Trento e riporterà solo il cognome del Caduto, rendendo atroce l'incertezza della madre e di tutta la famiglia ignara quale dei due figli combattenti in Etiopia, Giovanni o Sigismondo, sia realmente morto. Poi arriverà la conferma della morte di Giovanni che i particolari della sua eroica condotta in combattimento varranno a rendere meno amara.

 Giovanni Stanislao Thun era nato a Vienna il 22 dicembre 1913 e discendeva dall'antica e nobile famiglia dei conti S.R.I. di Thun e Hohenstein le cui tradizioni erano legate all'arma di cavalleria. Aveva iniziato la carriera militare come s.ten. di complemento nel rgt. Cavalleggeri di “Vittorio Emanuele”. Volontario in Etiopia, ove l'istinto e l'entusiasmo gli avevano indicato che poteva trovare campo per le sue magnifiche qualità di cavaliere e di soldato, venne destinato al 1º Gruppo Squadroni di Cavalleria Coloniale col quale partecipò alle operazioni militari, distinguendosi subito per il suo valoroso comportamento e meritando una proposta al passaggio in s.p.e. (convertita dopo la morte in medaglia d'argento al V.M.) e una croce di guerra al V.M.

 Sacrificandosi eroicamente a Monte Tigh il s.ten. Thun diventa un simbolo ed un esempio per tutta la ca-valleria coloniale. Alla sua memoria viene infatti concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare

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Per la carica di Monte Tigh, e per le altre azioni nel Goggiam nel periodo marzo-luglio 1938, venne concessa al gagliardetto del IV Gruppo Squadroni la croce di guerra al V.M.

 Giulio Morigi”

 

( continua. La II parte sarà pubblicata in data 22 febbraio 2026)



[1] Morigi G., La carica di Monte Tigh e l’eroico sacrificio del sottotenente di cavalleria Giovanni Thun Hohenstein, M.O.V.M, Etiopia, 28 marzo 1938, in Rivista di Cavalleria, n. 2 del 1988, Carteggio Giulio Morigi.


venerdì 20 febbraio 2026

LA SITUAZIONE IN ITALIA: SETTEMBRE 1943

ARCHIVIO




 

Istituto nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, Atlante Storico della Resistenza italiana, Milano, Bruno Mondadori Editore, 2000

giovedì 19 febbraio 2026

Progetto 2024/1 - Gli Eccidi in Toscana Fiesole 12 agosto Testimonianza Giuseppe Amico

 ARCHIVIO

(a a cura di Manuel Vignola)

1) Amico Giuseppe, vicebrigadiere e comandante della caserma dei Carabinieri di Fiesole, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 22 marzo 1945, ore 15. Legione territoriale dei Carabinieri Reali di Firenze, Tenenza di Firenze-Suburbana.

PROCESSO VERBALE d'interrogatorio del V. Brig. a p. eff. Amico Giuseppe di Mariano e di Bonceddo Rosa, nato a Rometta Marea (Messina) il 21/8/1919 (2776-71+ 1918). 

L'anno millenovecentoquarantacinque, addì 22 del mese di marzo, h. 15 nell'ufficio di questa tenenza è avanti a Noi S. Tenente Manrico Gibelli, comandante la tenenza suddetta, assistito dal V. Brig. Basciu Luigi, il quale interrogato risponde quanto appresso: Il giorno 11 agosto 1944, si presentò nella abitazione del Sig. Borini Cesare, sita in via Marini 18, Fiesole, presso il quale io mi ero rifugiato dopo la mia fuga dai tedeschi dal Passo del Giogo (ove mi avevano sin dal giorno 6 stesso del mese deportato per essere adibito a lavori di fortificazione campale), la domestica della caserma, Sig.ra Torrini Edilia alla quale io consegnai L. 1000 (mille) ed un biglietto diretto ai carabinieri che ancora rimanevano in caserma, nel quale io dicevo loro di recarsi nei locali della Misericordia, da dove camuffati da fratelli della Misericordia, avremmo raggiunto Firenze ove già si combatteva per le strade. 

A.D.R. Siccome nel frattempo appresi che le portantine della Misericordia non potevano più recarsi a Firenze, poiché il comando tedesco ne aveva vietata la circolazione ed io ero personalmente ricercato dai soldati germanici per il mio allontanamento dal Passo del Giogo, mi presentai dal Dott. Capecchi di Fiesole e mi feci ricoverare nel suo ospedalino. 

A.D.R. Seppi solo il giorno 13 da una donna che veniva a visitare il marito pure ricoverato nell'ospedalino, che i carabinieri erano stati fucilati la sera precedente. 

A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto e chiuso in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Amico Giuseppe Basciu Luigi Manrico Gibelli]

mercoledì 18 febbraio 2026

Lo sbarco di Anzio. Le valutazioni del servizio informazioni della V Armata

 DIBATTITI



Il servizio informazioni della V armata aveva una massima rispetto per il servizio informazioni del comando del XV Gruppo di Armate, che era in mano ai britannici, ma il rapporto non era aderente alla realtà risultando anche troppo ottimista anche allo scopo di rincuorare le truppe, ma i suoi calcoli non sprechiamo sempre le sue vere opinioni.

 

Scrive Clark:

“Alla luce degli avvenimenti successivi mi convinsi in merito alla prevedibile situazione ad Anzio era stato improntato un deliberato ottimismo per intonarlo alle decisioni già prese a Tunisi. Il calcolo nostro della V armata fatto dal colonnello Howard era più prudente e prevedeva che il nemico avrebbe concentrato tutte le forze possibile per tentare di mandare a vuoto lo sbarco e di impedirci di raggiungere i Colli Albani. In altre parole il colonnello Howard era convinto che i tedeschi non avrebbero permesso che la minaccia di Anzio determinasse il loro ripiegamento dal fronte meridionale ma avrebbero combattuto fino alle estreme conseguenze e si sarebbero ritirati solo quando fossero stati sconfitti su uno dei due fronti. Noi eravamo pienamente consapevoli che divisioni tedesche dislocate fuori dall’Italia avrebbero potuto essere inviate a partecipare alla nostra battaglia ma speravamo che ciò non accadesse.”[1]



[1] Ibidem, pag. 309

martedì 17 febbraio 2026

Progetto 2025/1 La Fabbrica che costruisce la storia


NOTIZIE CESVAM



 Il Progetto in titolo prevedeva la edizione di un volume. LO sviluppo della ricerca ha fatto si che è impossibile sviluppare un volume di otre 350 pagine. pertanto il progetto è stato riarticolato, sulla base della Bozza 1, in una edizione, sempre a titolo di 1 Volume, ma articlato in due edizioni, tomo I e Tomo II di circa 150-150 pagine cadauno.

Si ringrazia la Dott.ssa Sarà Catanese della disponibilità e delle indicazioni articlate in merit.

lunedì 16 febbraio 2026

Progetto 2016/2. Gli Italiani sulla testa di ponte di Anzio

 

120 giorni sulla testa di sbarco

 

 

 Massimo Coltrinari

 

 Lo sbarco di Anzio del gennaio-maggio 1944, chiamato in questa maniera in quanto lo sbarco ha avuto senso solo in presenza di un porto che è quello di Anzio; nella terminologia corrente vi sono molte diatribe nel definirlo sbarco di Anzio, di Nettuno, “sul litorale laziale” ed altre definizioni: noi ci atteniamo al dato tecnico-tattico che uno sbarco a possibilità di attuarsi ed  alimentarsi e raggiungere il successo solo se dispone di un porto; il nome di quel porto da il nome alla operazione di sbarco. Dobbiamo subito dire che questo sbarco di Anzio fu una delle battaglie nel teatro europeo-occidentale dove gli statunitensi trovarono più difficoltà insieme ai loro alleati britannici. Lo sviluppo dello sbarco tanto diverso da quello previsto nei piani è dovuto alla deficienza condotta operativa di alcuni comandanti sul campo che non approfittarono della sorpresa. Inoltre tocca aggiungere a questo elemento principale anche il mancato raggiungimento immediato da parte delle forze sbarcate degli obiettivi fissati in precedenza. La decisiva poi volontà dei tedeschi, dopo la loro iniziale sorpresa, di eliminare quello che loro definivano un vero e proprio pericolo determinato dallo sbarco alleato per la tenuta del loro fronte meridionale e la non meno volontà e tenacia anglo-americana a resistere per non essere buttati a mare, portano a un complesso di discordi pareri fra gli storici, oggi,  e sugli uomini di del tempo, ieri che parteciparono all’azione e fra gli stessi comandanti che presero parte alla battaglia

Celebre la frase della  primo ministro Winston Churchill che fu il promotore dello sbarco che lo aveva voluto a tutti i costi, il quale di fronte all’ insuccesso contestava apertamente il comandante statunitense che guido lo sbarco per la sua mancanza di aggressività tanto che riuscì a scrivere “avevo sperato di lanciare sulla spiaggia un gatto selvatico mentre invece ci troviamo sulla riva con una balena arenata[1] sono parole molto dure dovute forse anche al fatto che egli dopo lo sbarco aveva impartito istruzioni al comandante delle forze alleate in Italia di spingere lui solitamente avanti la massa d'assalto senza ottenere il rafforzamento della testa di sbarco: Delusione ci fu anche nel campo avversario. Il comando generale tedesco e in particolare Hitler dinanzi all'insuccesso dell'operazione  della eliminazione della testa di sbarco, rimase contrariato  non volersi convincere della giustificazione che il fallimento della controffensiva tedesca era dovuto alla assoluta superiorità in fatto di aviazione e di artiglieria. In molti e tra questi vari comandanti non erano d’accordo sull'opportunità di avanzare versi i colli Albani o verso Roma subito dopo lo sbarco pensando che un possibile rapido concentramento di forze tedeschi avrebbe potuto tagliare ogni rifornimento e quindi annientare le forze alleate così incautamente avventura tesi nel retroterra. Si doveva dare appoggio al fronte di Cassino cercando di interrompere da tergo ogni alimentazione.

In tutto questo contesto dove le forze alleate combattono e i tedeschi contrattaccano e si difendono ognuno per raggiungere i loro obiettivi sono presenti anche gli italiani nella loro veste di  cobelligeranti da una parte e di alleati dall'altra. Sono presenti i Carabinieri della compagnia R che svolgono sulla testa di ponte compiti di polizia militare Mentre dall'altra parte sono presenti i reparti della Decima MAS agli ordini di Junio Valerio Borghese che però occorre rilevare non fanno parte delle forze della Repubblica Sociale Italiana ma sono entità autonome dopo un accordo con i tedeschi sottoscritto proprio dal Junio Valerio Borghese.

 Infine non bisogna dimenticare il ruolo svolto dalla Resistenza Romana che attraverso le sue componenti riuscì a raccogliere tutte le informazioni che permisero alla testa di ponte di salvarsi. È nota la vicenda della attività dell’agente dell’OSS Peter  Tompkins che ha ampiamente dimostrato che le sue informazioni si rilevarono vitali per la salvezza della testa di ponte. Tompkins era in collegamento diretto con il G2 del VI Corpo d'Armata e le informazioni raccolte  dai Patrioti romani permisero di prevenire tutte le offensive tedesche che furono neutralizzate e respinte.

Quindi lo sbarco di Anzio e qui presentato basandosi su una ricostruzione che tiene presente il metodo storico al fine di considerare ancorché a largo raggio tutti i punti per dare un quadro generale degli avvenimenti.



[1] Churchill, W., La seconda guerra mondiale, Da Theheran a Roma Milano, Arnaldo Mondadori Editore, Parte 5° Vol II, Capo X.

sabato 14 febbraio 2026

I Raggruppamento Motorizzato Piano per la Occupazione di Monte Marrone 31 marzo 1944

 ARCHIVIO

Ordine 395/Op. del 28 marzo 1944 del comando fanteria raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

 

1° RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

COMANDO FANTERIA DEL RAGGRUPPAMENTO

N. 395 di prot. Op.                                                                                                                                         28 marzo 1944

Oggetto: Occupazione del M. Marrone.

Carta topografica: tavoletta 1 : 25.000 - Castellone al Volturno (ripr. U. T. dello S.M.R.E. ed. marzo   1944)

Allegati n. 3 (omessi).

 

Indirizzi….

 

I - Faccio seguito alla mia lettera n. 339 35 marzo, oggetto: " Schieramento settore Castelnuovo ".

 

II - Il giorno x, all'ora h, il btg. alpini « Piemonte >> darà corso all'occupazione di sorpresa del M. Marrone, attenendosi alle seguenti prescrizioni:

a) il movimento del grosso dovrà essere preceduto da elementi esploranti alleggeriti che, procedendo rapidamente ed affermandosi sulla linea di cresta, dovranno proteggere il successivo movimento degli scaglioni arretrati dalle dirette offese avversarie;

b) la occupazione della linea di cresta avrà carattere nucleare in corrispondenza dei punti più forti, più delicati, di maggiore dominio e di più vasto campo di osservazione e di tiro sul versante occidentale del M. Marrone;

c) nessun'arma automatica dovrà avere la direzione di tiro parallela alla osservazione ed alle provenienze avversarie, perció:

¾      tiro fiancheggiante,

¾      incrocio dei fuochi con le armi contigue,

¾      nessuna postazione in vista, sia come rilevato sul profilo della linea di cresta, che come feritoie non schermate al tergo (basta un telo da tenda).

 

III. - Sia proceduto ad un conveniente e sollecito sgombero del campo di tiro dalla boscaglia, tenendo presente le prescrizioni relative ai tiri di aggiustamento dei mortai e delle artiglierie (§ VIII e IX).

 

IV. Tra i primi materiali, dovranno affluire sulla linea di cresta gabbioni, matasse di filo spinato, mine a strappo, talchè, prima di sera, sia già stato dato soddisfacente sviluppo allo stendimento dei reticolati e dei campi di mine (a non meno di 50 metri dalle postazioni delle armi); siano messe in opera molte bombe a mano, in funzione di mine, secondo istruzioni verbali già impartite.

 

V. La occupazione della cresta del M. Marrone ha valore di posizione di resistenza; essa perciò dovrà essere tenuta ad ogni costo contro eventuali azioni avversarie, che, presumibilmente condotte da grosse pattuglie, avranno il carattere di assoluta sorpresa, specie di notte.

 

VI. Il battaglione alpini « Piemonte » dovrà strettamente collegarsi tatticamente:

 

¾      a sinistra: con la occupazione italo-polacca delle Mainarde (q. 1478);

¾      a destra: con la occupazione di q, 1344 del CLXXXV btg. parac.;

¾      con la occupazione arretrata q. 1180 che resta alle dipendenze tattiche del XXIX btg. bersaglieri.

 

VII. - II comandante del CLXXXV btg. paracadutisti applichi, per la parte che concerne il suo tratto di settore, le prescrizioni di cui ai precedenti paragrafi II, lettera b), c), III e IV.

 

VIII. - Mortai da 81 (vedi lucido allegato n. 1).

a) Schierati: 2 plotoni mortai del CLXXXV btg. parac.sti, 6 mortai (2 per ciascuna cp.) del btg. alpini  « Piemonte », 9ª e 10 ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.

Concorrono, per eventuali azioni di fuoco su mia esclusiva richiesta: 2 plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri.

Non schierati: 2 plotoni mortai del XXIX btg. bersaglieri.

Totale: 36 mortai.

b) Compiti:

¾      plotoni mortai del CLXXXV btg. paracadutisti:

zona di sorveglianza n. 1,

tratti di sbarramento n. 11-12;

¾      mortai del btg. alpini Piemonte:

zona di sorveglianza n. 2,

tratti di sbarramento n. 13-14-15;

¾      9ª cp. mortai del III/68" rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 3,

tratti di sbarramento n. 16-17;

¾      10ª cp. mortai del III/68° rgt. ftr.: 10% cp. mortai del 111/68° rgt. ftr.:

zona di sorveglianza n. 4,

tratti di sbarramento n. 18 e 19;

¾      plotoni mortai del XXXIII btg. bersaglieri:

tratti di sbarramento nell'alta Valle Viata (comuni alla difesa delle Mainarde).

 

c) Modalità:

¾      i mortai dei btg. Piemonte e CLXXXV parac.sti agiscono alle dirette dipendenze dei rispettivi comandanti di btg.:

¾      le cp. 9ª e 10 ª, al comando del comandante il III/68°, costituiscono massa di manovra alle mie dirette dipendenze;

¾      i tiri di aggiustamento per lo sbarramento saranno effettuati il giorno x

 dalle ore h alle ore h+60': 9ª cp.,

dalle ore h+60' alle ore h + 120': mortai del btg. alpini Piemonte,

dalle ore h+ 120' alle ore h+180': mortai  del CLXXXV btg. paracadutisti,

dalle ore h+180' alle ore h+240': 10ª cp. morai;

¾      riserva di comunicare il giorno x ed ora h prima della quale è vietato qualsiasi tiro.

 

d) Collegamenti:

 

¾      con filo diretto: tra me e le cp. 9ª e 10ª ed i plotoni del XXXIII btg bersaglieri;

¾      tramite rispettivi comandanti di btg rimanenti.

 

IX - Artiglieria:

¾      IV/11° alle mie dirette dipendenze dalle ore 6 del giorno x;

¾      btr. Alpina: continua a rimanere alle mie dirette dipendenze; azioni di fuoco soltanto su mio ordine;

¾      II e III/11°: concorso in seguito a mia richiesta rivolta al comando I raggruppamento.

 

Compiti: nessuna azione di fuoco precederà od accompagnerà il movimento del btg.

Saranno invece:

¾      effettuati tiri di accecamento sugli osservatori nemici principali (M. S. Michele, M. Mattone Colle dell'Altare), già in esecuzione sin dai giorni precedenti;

¾      predisposti tiri di interdizione sulle principali vie di accesso alla zona di M. Marrone;

¾      effettuati tiri di aggiustamento nei tratti di sbarramento « Aosta », « Ivrea» e « Torino» quando la cresta del M. Marrone sarà stata occupata.

 

Osservazione: la pattuglia O. C. del II/11º, già dislocata con il comando btg. alpini, seguirà nel movimento i reparti avanzati del btg. stesso in modo da stabilirsi e funzionare sulla vetta, appena raggiunta.

 

Richieste di fuoco: saranno effettuate direttamente da me e, parallelamente, servendosi delle pattuglie O. C.

 

Collegamenti:

¾      a filo e radio: quelli in atto;

¾      in caso di mancato funzionamento, e soltanto per quanto riflette lo sbarramento:

serie di razzi rossi: « apertura del fuoco »,

serie di razzi verdi: « cessazione del fuoco ».

 

X - Riferimenti: valersi del profilo del M. Marrone e relativa numerazione.

 

XI. - Collegamenti: restano invariati quelli disposti al paragrafo 8 del citato foglio n. 339.

 

XII. - Posto di comando: invariato.

 

XIII. -Prescrivo che le comunicazioni sollecite, complete ed esaurienti delle novità, mi siano inviate - con tutti i mezzi a disposizione - non appena si verificano, anche negative alle ore 3,30, 9,30, 15,15, 21,30 di ciascun giorno.

 

XIV. Riserva di comunicare giorno x ed ora h.

 

XV. Ricevuta.

 

Il Colonnello comandante

ETTORE FUCCI

 

 

 


giovedì 12 febbraio 2026

i Raggruppamento Motorizzato Comando 5a Divisione "Kresowa". Piano di appoggio alla azione su Monte Marrone

 ARCHIVIO

Piano di appoggio redatto dal comando 5ª divisione polacca il 26 marzo 1944

COMANDO 5ª DIVISIONE « KRESOWA »

Segreto (copie n 8)   26 marzo 1944

PIANO DI APPOGGIO ALL'AZIONE DEL 1 RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO DA PARTE DELLA 5ª DIVISIONE KRESOWA  E DELL'ART. DI C. A.

(questo piano è stato discusso con tutti i Com.ti interessati)

1° -  All'azione di appoggio del 1 raggruppamento italiano per l'occupazione di M. Marrone parteciperanno:

a) artiglieria di C. A. e 6º rgt. art. leggera al comando del colonnello Zabkowskiego;

b) artiglieria della III divisione di ftr.: due gruppi;

c) due plotoni mortai italiani e due plotoni mitraglieri polacchi dislocati a q. 1478 delle Mainarde nel settore della 5ª brigata di fanteria;

d) eventuale azione diversiva organizzata dal com.te della 3ª divisione di ftr. dal fronte di Castel S. Vincenzo in direzione di Pizzone-S. Michele.

 

2° - Condizioni per l'appoggio.

Poiché l'azione di occupazione del M. Marrone sarà fatta di sorpresa e poiché il comandante del 1 raggruppamento motorizzato italiano pensa che il successo è sicuro non essendo il nemico su M. Marrone (eventualmente solo con piccole pattuglie), l'azione di appoggio è limitata al compito di aiutare il mantenimento del M. Marrone nel caso di un contrassalto o contrattacco.

 

3°- Compiti particolari del raggruppamento d'appoggio e tempi in cui l'azione d'appoggio dovrà esplicarsi.

a) Raggruppamento artiglieria del colonnello Zabkowskiego: eseguirà i tiri di sbarramento e di interdizione segnati nel lucido allegato su richiesta del comandante l'artiglieria del 1 raggruppamento italiano che preciserà, se necessario, le azioni da svolgere. Preparazione di queste azioni soltanto topografica (senza aggiustamento). L'aggiustamento per il tiro di sbarramento è consentito dopo l'occupazione del M. Marrone.

b) Artiglieria della 3ª divisione (due gruppi): eseguirà il fuoco su q. 1177 di S. Michele e 1180 (ovest di Pizzone), 1067 (Casone del Medico) e M. Mattone. Richieste di queste azioni saranno rivolte dal comandante l'artiglieria italiana che si servirà come intermediario dell'osservatorio dell'artiglieria di Castel S. Vincenzo.

c) Due plotoni mortai italiani e due plotoni mitraglieri polacchi delle Mainarde faranno fuoco in Valle Viata, M. Mare-M. Marrone (la sella fra i due monti), ad ovest di M. Marrone, dietro richiesta del comando ftr. italiana direttamente al com.te dei mortai italiani.

d) Eventuale azione di diversione delle truppe della 3ª divisione sarà eseguita a richiesta del comandante la 5ª divisione solamente nel caso in cui si apprenda con sicurezza che il nemico sta preparando il contrattacco sul M. Marrone, oppure se la sorpresa non riuscisse completamente e in modo da rendere necessario il combattimento per occupare il M. Marrone. La divisione, in questo caso, ha lo scopo di disorientare il nemico sulle nostre effettive intenzioni e ritardare così il suo contrattacco su M. Marrone.

 

4° - Ordine particolare.

I. tutti i raggruppamenti saranno pronti per le ore 20 del giorno 30 marzo.

II. Quando il Marrone sarà occupato, le azioni di fuoco sopra previste continueranno ad avere vigore ed entreranno a far parte del normale piano di fuoco.

II - Se la 3ª divisione riceverà contemporaneamente le richieste di fuoco previste alla lettera b) e d), darà la precedenza a quelle di cui alla lettera d).

IV - Lo stato di allarme previsto al paragrafo I cesserà dietro ordine del com.te la 5ª divisione Kresowa.

 

5° - Il posto comando del colonnello Rudnickiego sarà presso il comando del colonnello Zabkowskiego (com.te l'artiglieria di C. A.) a Colli dalle ore 18 del 30 marzo

 

Il Comandante di divisione 

SULIK


martedì 10 febbraio 2026

I Raggruppamento Motorizzato. Lineamenti per l'occupazione di Monte Marrone 2 marzo 1944

 ARCHIVIO

Nota del 22 marzo 1944 del comando raggruppamento motorizzato sulla occupazione di Monte Marrone

COMANDO I RAGGRUPPAMENTO MOTORIZZATO

NOTA CIRCA L'OCCUPAZIONE DI MONTE MARRONE

          23 marzo 1944

 

1°-  Opportunità dell'impresa

Evidente.

Il Marrone in mano tedesca compromette molto seriamente le condizioni della difesa nel settore Castelnuovo e nel settore Mainarde; una volta occupato dai Tedeschi, impadronirsene di viva forza costituisce una operazione di dubbio esito e che potrebbe costare sensibili sacrifici.

 

2° - Data dell'operazione.

Per prevenire il nemico, la più prossima possibile.

Per dare garanzia di successo, occorre però assicurare il tempo necessario per una buona organizzazione preventiva dei fuochi e dei rifornimenti.

A titolo orientativo, la data per ora prevista è il 25 marzo. Il ritardo nell'arrivo delle salmerie alpine potrà rendere necessario un corrispondente rinvio.

 

3° - Modalità dell'operazione

Di sorpresa.

Pattuglie a ventaglio che partendo da q. 1180 e dal piede dei vari canaloni del versante orientale arrivano pressoché contemporaneamente sulla linea di cresta verso le 7 del mattino.

Stabilito in cresta questo servizio di vigilanza leggera, iniziare l'ascesa da q. 1180 e da Valle Petrara delle unità destinate a presidiare la posizione; nel complesso non più di 200 uomini che potrebbero installarsi sul Marrone tra le 9 e 10 del mattino.

Al loro seguito colonne di portatori nella misura più larga possibile. In previsione di possibili contrattacchi di sorpresa nella prima notte successiva all'operazione, occorre sfruttare al massimo le ore di luce per una prima sistemazione della posizione e per l'esecuzione di qualche tiro di aggiustamento di artiglieri, mortai ed armi pesanti in grado di dare un concorso di fuoco.

 

4° -  Forze a disposizione e schieramento.

Sono destinate all'operazione le seguenti forze:

a) battaglione alpini « Piemonte »;

b) battaglione paracadutisti;

c) XXIX battaglione bersaglieri.

Il battaglione alpini ha il compito dell'occupazione di M. Marrone.

Il battaglione paracadutisti ha il compito di assicurare il fianco destro del battaglione alpini spostando avanti la posizione di resistenza del settore Castelnuovo fino alla displuviale tra Rio Petrara e Val di Mezzo per q. 1344 di M. Marrone, sella di q. 970 e q. 1214 di M. Castelnuovo.

XXIX battaglione bersaglieri in riserva tra Castelnuovo e Masseria Abbruzzese.

E' previsto che il II/68° rgt. ftr., attualmente in linea nel settore di Castelnuovo, si raccolga dopo lo scavalcamento da parte del btg. paracadutisti e si sposti nel sottosettore di Colle Jardini, passando in secondo scaglione.

Il colonnello Fucci, comandante la fanteria del raggruppamento, assumerà la direzione dell'operazione e provvisoriamente il comando del sottosettore ovest da Val Viata (esclusa) a M. Castelnuovo (incluso).

Il colonnello Caputo, comandante del 68° rgt ftr., assumerà il comando  del sottosettore est, avendo ai propri ordini diretti il I e II btg. del proprio reggimento ed elementi minori.

Comando 4° rgt. bersaglieri e XXXIII btg. bers., provvisoriamente in terzo scaglione a Fornelli, meno gli elementi distaccati a q. 1181 (un plotone fucilieri) e a q 1478 delle Mainarde (un plotone fucilieri e due plotoni mortai).

 

5° -  Difesa di M. Marrone

E dubbio che la configurazione del terreno uniforme ed in lieve pendio verso ovest consentirà di assumere una soddisfacente profondità di schieramento.

Questo inconveniente è aggravato dal fatto che in Val Viata larghe chiazze di bosco si spingono in genere fino alla linea di cresta agevolando l'avvicinamento del nemico.

Occorre prevedere:

 - un'occupazione dell'ala della montagna a nuclei largamente intervallati ben fornita di armi automatiche ed aggrappati il meglio possibile ai roccioni che strapiombano su Valle Petrara;

- una  sistemazione - la più rapida possibile compatibilmente alle difficoltà di rifornimento e di trasporto  a piè d’opera – di difese accessorie (mine e reticolati);

- una attivissima osservazione vicina e lontana;

- una efficiente organizzazione di fuochi frontali e d'infilata.

In linea di massima è da ritenere che:

- il tratto di fronte più delicato si debba localizzare tra la q 1770 e la q 1344;

- che su tale tratto le direzioni d'attacco da nord (Val di Mezzo) e da nord-ovest (regione Ferruccia) siano più pericolose della direzione d'attacco da ovest (M. Mare).

Conseguentemente sono stati previsti:

a) tiri d'infilata in alta Val Viata, da parte di 5ª e 6ª btr. obici da 100 mm. Schierate in regione Cerasuolo Vecchio, con osservazioni a q. 1478;

b) tiri d'infilata in alta Val Viata e sulla sella tra M. Mare M. Marrone, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del 68º fanteria) da schierare a circa metà percorso tra q. 1180 e la cima sud di M. Marrone con osservazioni a detta cima;

c) tiri in regione Ferruccia e in Val di Mezzo, da parte di una compagnia di sei mortai da 81 (del btg paracadutisti) da schierare sui rovesci di q 1344, con osservazione su detta quota;

d) tiri d'infilata in regione Ferruccia, da parte di una btr. da montagna da 75 (del btg. alpini « Piemonte »), di una compagnia mortai da 81 (del 68° fanteria) e di due plotoni (a pezzi) da 47 (del btg. paracadutisti) da schierare, in posizione di agguato in cresta o presso la cresta di M. Castelnuovo, nei pressi di q. 1193;

c) concorso di fuoco, secondo le rispettive possibilità di tiro di un'altra batteria obici da 100 e di 4 btr. di obici da 75, attualmente schierati in difesa dei settori di Castelnuovo e di Colle Jardini;

f) impiego, dove, come e quando le circostanze lo consentiranno, dei sei mortai in organico al battaglione alpini « Piemonte ». Inoltre sarà opportuno predisporre il concorso eventuale di fuoco delle artiglierie alleate in grado di realizzarlo ed in modo particolare il concorso dei mortai e delle mitragliatrici pesanti di q. 1478 aventi azioni su testata della Valle Viata.

 

6°- Misure preventive.

Sono di ordine tattico e logistico.

Le prime essenzialmente consistono nell'apprestamento delle basi di fuoco previste al paragrafo precedente (scelta delle nuove posizioni, lavori di accesso alle postazioni, trasporto delle munizioni, impianti di nuovi osservatori) Esse sono in corso e per assicurare loro una conveniente protezione si è già provveduto a rinforzare l’occupazione avanzata di Castelnuovo. Le seconde riflettono la costituzione di basi di rifornimenti (rifornimenti viveri munizioni e materiali del genio) in valle Petrara per il successivo inoltro a Monte Marrone a d’orso d’uomo. Esse, come già accennato, sono in ritardo per il mancato arrivo delle salmerie del battaglione alpini e della batteria da montagna