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giovedì 3 marzo 2016

Guerra d'Abissinia. Esigenza AOI. Diario di un combattente

Mario Brutti, ha riportato alla luce e trascritto un Diario di un Combattente volontario della Guerra d'Abissinia, originario di Castelferretti, paese in provincia di Ancona

Ne riportiamo le pagine in cui emerge il clima e gli entusiasmi del tempo, come testimonianza e come documento.



"… ci venivano gettati fiori e baci, ovunque si vedevano sventolare bandierine e fazzoletti e tutto ciò stava a dimostrare quanto questo Battaglione stesse a cuore al popolo anconetano, orgoglioso di dare alla Patria giovani sì fieri rappresentanti il fior fiore della nuova gioventù marchigiana. Giunti alla stazione, la trovammo gremita di popolo di ogni sesso e di ogni casta. Il poco tempo che precedette la partenza del treno, rimarrà impresso eternamente nella nostra mente. Ovunque si vedevano madri – spose – fidanzate ecc. salutare piangenti i loro cari era uno spettacolo commoventissimo e indimenticabile. Infine il treno si mosse allora la musica intonò la canzone – Cantate di Legionari, e noi tutti facemmo coro a questa canzone, mentre il popolo commosso salutava sventolando bandierine e alzando le mani nel saluto fascista finché il treno non disparve alla vista di tutti. In ogni stazione che passavamo, ovunque si ripetevano le stesse scene, gente che salutava, donne che si asciugavano gli occhi, sventolio di bandiere e musiche. Infine giungemmo a Serra S. Quirico luogo in cui dovevamo compiere addestramenti militari prima di partire per la nostra destinazione. Durante la nostra permanenza al campo, ricevemmo la visita di S. E. Russo G. di S. M. della 116 V. S. M. il quale ebbe una buonissima impressione circa il nostro superbo inquadramento, tanto che definì il nostro Battaglione anziché108° Cento ottimo Battaglione. Terminata la rivista di S. E. dopo che ci ebbe fatto un discorso con il quale comprese quanto elevato fosse il morale di noi legionari e da quale spirito fascista e patriottico fossimo animati. Ovunque si gridava: Duce! Duce! E Spagna! Spagna! A questo grido, emesso da centinaia di petti e attestante da quale desiderio fossimo animati, S.E. rimase commosso e dopo averci dette altre parole di elogio, ci promise che avrebbe riferito al Duce quello che era il nostro desiderio e il nostro entusiasmo. Dopo alcuni giorni il paese di s. Quirico ci offrì la bandiera di combattimento. A questa cerimonia intervennero il Federale di Ancona e tutti i Gerarchi della Provincia ed anche in questa occasione ebbe modo una bella dimostrazione.

Serra S. Quirico 6-10-1937
Finalmente dopo più di un mese di addestramenti militari è giunto il tanto desiderato ordine di partenza. Basta guardare in viso ogni legionario per comprendere quanto era desiderato questo ordine e in ogni volto si poteva leggere la gioia e la soddisfazione che ogni singolo provava nel vedere dopo un mese di ansie e di timori, realizzato il proprio sogno di poter servire con le armi la Patria e la fede Fascista. Il tempo però in questo giorno di gioia per noi legionari si era fatto burrascoso e contrastava singolarmente con il volto allegro di tutti noi! Alle ore 22, perfettamente inquadrati prendemmo il via dal paese che ci ebbe ospitati per tanti giorni. Da ogni balcone ci venivano gettati fiori e baci, in ogni angolo si vedevano persone salutare commosse mentre il tempo che in tutta la giornata si era mantenuto grigio, come fosse indispettito di vederci tanto acclamati incominciò a rovesciarci a dosso un torrente di acqua che in pochi secondi ci ridusse come pulcini. Sembrava che l’inferno stesse per scatenarsi contro di noi e giù acqua e tuoni da non potersi dire, era un vero pandemonio! Ma noi, incuranti di tutto questo diavolerio, marciavamo verso la stazione cantando le nostre canzoni preferite. Alle ore 24, il treno si mosse, per portarci a Roma, nostra nuova meta.

Roma 7-10-1937
Siamo arrivati alla nostra capitale alle ore 10 circa. Erano ad attenderci alla stazione molte alte personalità civili e militari, primo tra tutti S.E. Russo. Perfettamente inquadrati siamo usciti dalla stazione con in testa la musica della Milizia di Roma per dirigerci alla caserma Mussolini dove era stabilito per il nostro accasermamento. Appena arrivati fummo subito sistemati ognuno al suo posto, senonchè terminate tutte le operazioni per il nostro assestamento, al trovarci in una città tanto grande fra tanto movimento incominciò a delinearsi nei nostri animi, abituati alla calma, un certoché di smarrimento sembrava ci prendesse anche un po’ di nostalgia, incominciava a subentrare in noi il pensiero dei nostri paesi e delle persone care che avevamo lasciate a casa. Ma tutto questo non ebbe che la durata di un attimo, poiché la nostra esuberanza giovanile, il nostro entusiasmo ci fece passar sopra a tutte queste sottigliezze per dare posto alla nostra usuale spensieratezza e alla nostra allegria. La nostra permanenza a Roma, fu un vero supplizio per noi legionari bramosi di poter servire la nostra fede e costretti a starcene inoperosi tanto tempo. Tutti i giorni si spargevano voci contraddittorie. Chi diceva che si doveva partire per la Spagna e allora esultavamo ma subito dopo un’altra voce diceva che il nostro Battaglione sarebbe rimasto a Roma come riserva permanente e allora provavamo una stretta al cuore, pensando che tutti i nostri sogni di lotta e di gloria svanivano come nebbia al sole. Durante il tempo che abbiamo trascorso nella capitale abbiamo avuto anche delle soddisfazioni e prima fra tutte quella della visita del nostro Capo Supremo S. E. Benito Mussolini.
Questa rivista ce l’ha passata verso la metà di novembre al Comando Generale della Milizia. Nel cortile di questo Comando ci sono 2 Battaglioni il nostro e quello di Verona. Sono circa le ore 16 quando il Duce, accompagnato dalla Delegazione Tedesca e da parecchi altri funzionari del Partito e gerarchi della M. V. S. M. è entrato nel cortile. Al comando dato da S. E. Russo di presentare le armi, rispondemmo ad una voce un formidabile “a noi” che echeggiò come un colpo di cannone. Quindi accompagnati dal suono della musica dei militi cantammo la Preghiera del Milite e il Duce si compiacque molto con noi per il modo con cui abbiamo cantato, poi cantammo la canzone Cantate dei Legionari e questa volta anche il Duce si è messo a cantare con noi. In fine dopo aver cantato diverse altre canzoni patriottiche, prima di ritornare alle nostre caserme abbiamo sfilato in parata davanti al Duce ed abbiamo offerto …..  di Verona e Milano abbiamo cantato alcune canzoni che poi hanno inciso nei dischi.

Roma 8-12-1937

Questo è il giorno più brutto della nostra mobilitazione, è in questo giorno che sono crollate tutte le nostre speranze di gloria e di combattimento che avevamo formulate per la Spagna. In fatti alla mattina abbiamo fatto adunata di ogni compagnia ed i nostri Comandanti ci hanno dato la notizia che il nostro Battaglione era smobilitato. Per noi questa notizia è stata come una doccia fredda in piena estate. In tutti i volti si poteva leggere il disappunto e il dispiacere ma oramai non c’era più nulla da fare e si doveva ritornare a casa.
Senonché c’era quest’altra novità, ossia tutti quelli che avessero voluto avrebbero potuto andare in A.O.S. ma la delusione provata per la mancata partenza per la Spagna, ha fatto si che si spegnesse in noi tutto l’entusiasmo di cui eravamo tutti animati prima e la maggior parte di noi preferì ritornare a casa. Non fu così però anche per me, amante dell’avventura, anziché ritornare a casa ho preferito mettere la firma anche per l’Africa, pensando che anche così avrei servito alla causa della mia Patria e con me anche parecchi altri camerati. Quel giorno stesso, insieme a tutti i miei compagni volontari per l’Africa, sono andato in licenza per rivedere i miei cari prima di partire per questa nuova avventura. In licenza ci sono stato per tre giorni, ma questi giorni mi sono volati come il vento. Al momento di distaccarmi dai miei cari sembrò si affacciasse in me un po’ di pentimento per aver fatto questa firma, specialmente quando è stato il momento di distaccarmi dalla mia fidanzata, mi sembrava che questo distacco dovesse essere l’ultimo, mi sembrava che la dovessi lasciare per non rivederla mai più. Ma tutto questo non ha avuto che la durata di un momento, poiché mi sono subito ripreso e dopo un ultimo abbraccio, benché con il cuore in pena nel vederla piangere mi sono allontanato per andare alla stazione, vergognandomi con me stesso per aver avuto quel momento di debolezza. Alla stazione ho trovato tutti gli altri miei compagni che partivano con me ed in loro compagnia svanì ogni residuo di malinconia per dare posto a quell’allegria spensierata propria in noi legionari.

Roma 14-12-1937
E’ stata ultimata la formazione di un nuovo Battaglione che ha preso il nome di 240° ed è formato da una compagnia di Ancona, una di Verona ed una di Udine. Sono le ore 12 circa quando inquadrati e con lo zaino in spalla ci dirigiamo alla volta della stazione Termini. Alle ore 14 il treno parte e ci porta a Castellammare di Stabia, dove ci stiamo tre giorni.

Castellammare di Stabia 17-12-1937
Ore 3 del mattino, sveglia e dopo aver preparato lo zaino, si parte per Napoli dove giungiamo alle ore 9 circa. Arrivati a Napoli andiamo al C. Zoppa per A.O.I. dove ci accasermiamo. In questa caserma ci danno la nuova divisa coloniale con tutto il corredo compreso.

Napoli 20-12-1937
Finalmente dopo tante peripezie è arrivato il momento di salire sul piroscafo e partire. In noi ancora persiste la speranza di andare in Spagna, ma non è che sperare l’impossibile. Sono circa le 14 quando lasciamo la caserma per andare al porto. Arrivati alla banchina trovammo pronto il piroscafo Calabria sul quale aveva preso posto il 151° Battaglione di Bari. Appena arrivati iniziammo le operazioni d’imbarco e dopo di noi, salì il 173° Battaglione. Terminate queste operazioni d’imparco, giunse al porto S.E. Russo, il quale venne a darci l’ultimo saluto prima di partire. Alle ore 19 circa il piroscafo si mosse mentre la musica suonava inni patriottici e le gente affollata sulla banchina salutava gettando alte acclamazioni. Da questo momento ha inizio per noi partenti una nuova vita. Tutti quanti siamo affollati sopra coperta, e guardiamo muti le luci della città di Napoli che man mano si allontanano finché non scompaiono completamente dalla nostra vista. Allora ognuno di noi ritornò alla propria cuccetta. A me sembrava di essermi svegliato da un lungo sogno, sentivo tutta la grandezza del momento. In quell’ora ho sentito veramente cosa fosse l’attaccamento alla propria terra e al pensare che la stavo lasciando e che allontanandomi da questa terra, mi allontanavo da tutte le persone care, provavo uno stringimento al cuore. Mi pareva di rivedere il povero nonno nel momento del distacco e lo vedevo sforzarsi per non piangere per mandarmi via più contento, rivedevo i miei zii, la piccola Maria, infine nitida mi apparve la figura amata della mia fidanzata, la rivedevo con gli occhi bagnati di pianto, in atteggiamento di dolce rimprovero per averla abbandonata con la mia partenza, e allora mi venne un nodo in gola e mentalmente le chiesi perdono. Intanto la nave incominciò ad avere un noioso dondolio e più di un milite incominciò a risentire il mal di mare.
Anche io sentendomi appesantirsi la testa, mi coricai sulla mia cuccetta e mi addormentai di un sonno alquanto agitato.

Piroscafo Calabria 21-12-1937
Mi svegliai la mattina molto per tempo, sono salito sopra coperta. Il mare è alquanto agitato ed il piroscafo beccheggia. Molti militi hanno forti  conati di stomaco ed anche io sembra che risenta un po’ di mal di mare, ritorno subito nella mia cuccetta e lì mi sembra di stare un po’ meglio. Nel pomeriggio arriviamo in vista dello stretto di Messina e dopo un paio di ore l’abbiamo lasciato alle nostra spalle.

Da bordo del Calabria 22-12-1937
Siamo in pieno mare Mediterraneo, il Calabria avanza lentissimamente e beccheggia che è un piacere, il mare è sempre agitato e molti militi sono molto malandati causa il persistente mal di mare. Io per fortuna, per quanto non mi senta troppo in gamba, pure lo resisto bene.

P. Calabria 24-12-1937
Sono quattro giorni che navighiamo e le cose sono sempre al medesimo stato di prima, tutti i giorni la stessa cosa, non si vede che cielo e mare e le ore passano monotone e lente, sembrano eterne. Questo giorno è vigilia di Natale ognuno suo malgrado si sente preso dalla nostalgia. Quanta differenza tra questa vigilia e quella degli anni passati. Tutti i mortali in questo memorabile giorno, che precede il S. Natale, specialmente alla sera si riuniscono chi in un posto chi in un altro,  si divertono giocando e prendendo i tradizionali ponci attendendo la mezzanotte, poi in allegre comitive si recano alla Chiesa per ascoltare la cerimonia che ricorda ai credenti la nascita di Gesù Cristo. Soltanto per noi non c’è nulla di tutto questo. In questa sera mentre tutti si divertono noi ci troviamo in alto mare dimenticati da tutti e forse anche dai nostri cari. Allora scende nei nostri cuori un fitto velo di malinconia e con l’animo triste ci corichiamo nelle nostre cuccette asciugandoci di quando in quando qualche furtiva lacrima che non abbiamo potuto trattenere.

P. C.bria 25-12-37
Giorno di Natale. Ma è proprio vero che oggi sia Natale? A noi non sembra ma è così. Per noi questo è un giorno molto più brutto degli altri. In che modo noi possiamo riconoscere che oggi è Natale? Soltanto perché è segnato nel calendario. Oggi abbiamo avuto una variante anche sul rancio, infatti in riconoscimento di questo grande giorno: al solito pezzo di carne lessa, hanno aggiunto alcuni pezzetti di cipolle condite con olio e aceto. Che bel pranzetto eh? Nel pomeriggio arriviamo a Port Said dove ci fermiamo un paio d’ore.
Nel frattempo che la nave sta ferma in porto un’infinità di venditori di tutte le razze saliti su barche circondano la nave, vendendoci ogni sorta di roba, dai dolciumi alle cose più svariate. Verso sera riprendiamo la rotta e imbocchiamo il canale di Suez. In questo canale la nave procede lentissima e più di una volta si è fermata per lasciare il passo ad altre navi. La traversata di questo canale ci ha offerto un pittoresco spettacolo della natura e ci ha mostrato di quale miracoloso lavoro sia stata capace la mano dell’uomo.
Ogni tanto da una parte si vedevano dei bei villini tra giardini verdeggianti mentredall’altro non si vedeva che l’arido deserto il quale contrastava con la bellezza dei primi.

P. C.bria 26-12-37
Ci troviamo ancora nel canale e giungiamo a Porto Suez nel pomeriggio. La nave si ferma un momento per far scendere il pilota che ci ha accompagnato nell’attraversata del canale. Intanto da terra molte persone ci salutano. Tra queste ci sono parecchi Italiani che qui risiedono e noi li distinguiamo perché sventolano bandierine tricolori. Dopo pochi minuti la nave riprende la sua lenta navigazione. Ora ci troviamo nel Mar Rosso, questo mare è molto calmo, anche l’aria si comincia a sentire che è più calda di prima. Ora anche il mal di mare è sparito da tutti noi così si vedono tutti i militari come rinfrancati, incomincia a ritornare la solita allegria, qua e là qualche gruppetto ricomincia a cantare, in una parola sembra che la vita ritorni dopo tanti giorni di grigiore. Ora le mie giornate le passo arrampicato in cima ad un pennone della nave dove ho trovato un posticino comodo e quello è il mio posto preferito. Specialmente la sera è in quel posto che passo delle ore di vera calma e tranquillità. Dopo aver consumato l’ultimo rancio della giornata, insieme al mio carissimo amico Romolo Brugiatelli, salgo su questo posto e tutti e due incominciamo delle lunghissime conversazioni ed il nostro argomento preferito è sempre il solito: la fidanzata!
Raccontiamo l’uno all’altro come assorti in un vago pensiero tutta la nostra vita i nostri amori, non abbiamo un segreto che non sia conosciuto da entrambi. Alle volte le nostre conversazioni subiscono lunghe pause e sono questi i nostri più bei momenti. Ovunque regna una calma e una tranquillità veramente riposante, allora ecco che la fantasia vola lontano vicino alle nostre persone più care, incomincio a sognare ad occhi aperti, mi stringo vicino alla mia dolce fidanzata, sento laq sua voce amorevole parlare vicino al mio orecchio e ripetere le parole più dolci e care, in quei momenti di estasi soave mi sembra di non appartenere più ai comuni mortali, parlo lungamente da solo, rispondo a tutte le sue domande come se essa mi fosse veramente vicina, e questa estasi dura per ore ed ore finché la stanchezza e il sonno non prendono il sopravvento su me ed allora ritorno alla realtà e di cattivo umore mi ritiro e vado a dormire.

P. C.bria 30-12-37
Finalmente dopo tanti giorni di navigazione, arriviamo al porto di Massaia. Appena sbarchiamo ci vengono incontro due nostri vecchi amici, che si trovano in Africa da qualche tempo quali operai. Il nostro incontro è molto affettuoso e subito dopo il primo momento di commozione ci investiamo di domande. Essi vogliono avere notizie dell’Italia mentre noi viceversa. Però il tempo che abbiamo a disposizione è molto breve poiché c’è l’autocolonna pronta per partire e quindi ci dobbiamo lasciare per salire sui camion. Partiamo subito alla volta di Decamerè dove arriviamo a notte avanzata. Appena arrivati siamo rimasti molto meravigliati nel sentire che faceva un freddo incredibile, veramente non ce lo aspettavamo di trovare un freddo simile in Africa. C’era una nebbia che si poteva tagliere con il coltello tanto era fitta. Facemmo subito le tende e andammo a riposare. Questo riposo però è stato molto relativo se si considera che abbiamo dormito per terra: il freddo era intenso, la terra bagnata e tutta la notte non abbiamo fatto altro che battere i denti dal freddo.


Decamerè 31-12 1937

Mi sono svegliato questa mattina che ero tutto intirizzito dal freddo e le ossa mi dolevano per avere dormito per terra. Appena alzato aiuto i miei compagni a sistemare la tenda. 

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