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venerdì 10 giugno 2022

Alessia Biasiolo. Convegno 21 maggio 2022. Relazione

DIBATTITI


 

La Giornata del Decorato ed il Valore Militare. I Cavalleggeri dall’Oriente a Trento

 

Dopo lo stallo evidenziato con la battaglia dell’Yser, durante la prima guerra mondiale, gli statisti delle nazioni componenti la Triplice Intesa cominciarono a pensare fosse necessario uno sbarco in Grecia, allo scopo di lanciare una forte offensiva contro Vienna. L’idea di David Lloyd George o di Aristide Briand venne abbandonata dopo essere stata presentata a Raymond Poincarrè, il presidente francese, sentito anche il parere favorevole del generale d’Esperey e del colonnello Lardemelle.

Il Quartier Generale francese si rifiutava, infatti, di distogliere le truppe dal fronte francese, dove si stavano preparando le offensive in Champagne, quindi l’appannaggio dell’Armata alleata d’Oriente rimase agli alleati inglesi che, con il primo Lord dell’Ammiragliato, Winston Churchill, pensava fosse giusto, e forse necessario, aprire gli stretti della Turchia per permettere un collegamento con i russi, alleati, che però dovevano essere anticipati ad Istanbul, che doveva essere occupata dagli inglesi per primi.

Il gioco degli equilibri, quindi portò alla formazione di un’Armata anglo-francese che si ingrosserà poi con la partecipazione di altri Stati, Italia compresa. Lo sbarco avvenne nell’ottobre 1915, quando le truppe entrarono a Salonicco in Grecia con l’intento di creare un collegamento con la Serbia, alleata, mentre la stessa Grecia era ancora neutrale.

Questa nuova Armata non riuscì ad impedire che la Serbia fosse occupata dagli imperi centrali, malgrado le azioni del generale francese Maurice Sarrail, ad esempio, ma mantenne la posizione  di Salonicco dalla quale cercava, con ogni mezzo diplomatico, di portare la Grecia al fianco della Triplice Intesa.

Il comando congiunto delle truppe inglesi e francesi si ebbe nell’agosto 1916, proprio agli ordini di Sarrail, anche se il titolo non gli valse un vero e proprio potere; infatti sembrava che ciascuno degli alleati lavorasse soltanto per il proprio tornaconto, e soprattutto per pesare sulla conferenza di pace futura. In quel mese arrivarono i rinforzi dei contingenti di Fanteria russi, mentre l’Italia mise a disposizione una Divisione di Fanteria che verrà potenziata l’anno seguente.

L’Armata alleata in Oriente entrerà in azione nel vero senso della parola bloccando l’avanzata bulgara verso la Macedonia e la Tracia, fino alla conquista della città di Monastir nel novembre 1916, stabilizzando il fronte nella Macedonia meridionale; le truppe italiane dell’Armata erano agli ordini del generale Carlo Petitti di Roreto, mantenendo il comando separato da quello degli altri contingenti.

Tacciata di essere soltanto la guardiana di Salonicco dal presidente francese Clemenceau, per lo stallo nelle operazioni, sporadiche anche se sempre molto sanguinose, l’Armata vedrà l’alternarsi dei comandanti in capo, e si rese protagonista di azioni interessanti con lo sfondamento del fronte bulgaro da parte delle divisioni italo-serbo-francesi, fino alla resa di Sofia nel settembre del 1918.

Comandante dell’Armata era divenuto il generale Louis Franchet d’Esperey che preparò proprio l’offensiva del 17 settembre. Dopo tre giorni di uso d’artiglieria, il generale ordinò l’attacco attraverso le strette piste di montagna per sorprendere i bulgaro-tedeschi, mentre il 23 gli italiani si impadronirono di Prilep e il 29 di Uskub (Skopje), rompendo appunto il fronte.

La strada verso l’Ungheria e Vienna era aperta. Qualche giorno dopo il re di Bulgaria Ferdinando di Sassonia Coburgo Gotha abdicò, preannunciando al Kaiser la caduta tedesca. L’Armata d’Oriente libererà la Serbia che annetté immediatamente il Montenegro, occuperà l’Ungheria e si dirisse verso Istanbul che verrà occupata.

Una parte dell’Armata verrà utilizzata per contrastare i bolscevichi nella guerra civile russa, in modo particolare in Crimea e nella Russia del Sud, nei primi mesi del 1919.

Il quartier generale dell’Armata verrà posto proprio a Istanbul, per poi venire smobilitata nell’estate del 1919, mentre il generale italiano Mombelli, nel febbraio 1921, entrerà a far parte della Commissione Interalleata di Controllo e Organizzazione della Polizia ottomana nella capitale stessa, poi del Comitato Dirigente dei Generali Alleati in Turchia, essendo nel contempo Presidente della Sottocommissione di Disarmo.

Interessante notare l’impiego in Macedonia, oltre che delle Brigate di Fanteria Cagliari e Sicilia, con due Reggimenti di tre battaglioni ciascuno, anche dello squadrone di Cavalleria dal Reggimento Cavalleggeri di Lucca, oltre ad Arditi e altri.

La Scuola di Cavalleria era stata ricostituita a Pinerolo nel 1849, per diventare centro europeo per l’equitazione militare, poi con un distaccamento a Roma Tor di Quinto. Il capitano Federico Caprilli elaborerà un metodo per la Cavalleria che permetterà al cavallo di sviluppare al meglio le proprie doti, sia in ambito sportivo che militare. Lo sviluppo della Cavalleria e dei suoi cavalleggeri porterà ad interessanti azioni che vedranno l’impiego nella rivolta dei Boxer in Cina, così come nel dissidio con la Turchia.

I Cavalleggeri di Lodi contribuiranno all’occupazione di Tripoli il 5 ottobre 1911 e combatteranno a Henni Bu Meliana, meritando la Medaglia d’Argento al Valor Militare allo Stendardo, episodio ricordato anche da D’Annunzio.

I combattimenti a Monterus Nero del 23 marzo 1913 comporteranno una Medaglia d’Argento al Valor Militare allo Stendardo dei Cavalleggeri di Lodi, assieme alla Cavalleria coloniale costituita in Libia nel 1912, quando l’Italia (prima al mondo) adopererà l’aereo nelle operazione belliche. Fatto non di secondaria importanza, perché molti piloti d’aereo provenivano proprio dai Cavalleggeri, come il capitano Gaspare Bolla.

Nel 1915 venne completata la costituzione del Reggimento Cavalleggeri di Palermo, portando a trenta i Reggimenti stessi. Ispettore dell’Arma di Cavalleria dal 1913 sarà Vittorio Emanuele Savoia Aosta, conte di Torino.

Nei primi mesi della prima guerra mondiale, i Reggimenti di Cavalleria vengono impiegati in modo frazionato e alle dipendenze di altri comandi, soprattutto assumendo compiti di sorveglianza e protezione delle retrovie. Molti cavalieri, mentre nasce il Comando del Corpo di Cavalleria, vengono impegnati nei reparti d’assalto, nella Fanteria, nell’Artiglieria, nei bombardieri e alle mitragliatrici. Alcune compagnie verranno appiedate per non tenerle inoperose durante le operazioni belliche, quindi le avremo sul Carso e sull’Isonzo, ad Adria e alle Cave di Selz, meritando Medaglie di Bronzo e d’Argento al Valor Militare.

Alla conquista di Gorizia partecipa una Brigata di Cavalleria con Squadroni tratti da 27 Reggimenti. Cavalleggeri verranno avviati alla battaglia conosciuta come di Caporetto, mentre a Pozzuolo del Friuli tra il 29 e il 30 ottobre 1917, la seconda Brigata di Cavalleria con la Genova e la Novara impegnerà i nemici per le 24 ore che consentiranno alla Terza Armata di ripiegare, tanto che la data viene ricordata dalla festa dell’Arma al motto “Generosa con tutti, fedele a se stessa”.

Il nemico verrà abilmente contrastato anche a Pasian Schiavonesco e anche i risultati dei cavalleggeri convinceranno il Re a mantenere il fronte al Piave durante la riunione di Peschiera.

Riorganizzati, durante le operazioni del 1918 i Lancieri di Firenze, i Cavalleggeri di Caserta, Piemonte Cavalleria, i Lancieri di Milano, i di Vittorio Emanuele II, ottengono Medaglie al Valor Militare.

Il 19 giugno 1918 cade Francesco Baracca a bordo del suo aereo: appartenente al Piemonte Cavalleria, era già stato decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare dopo il suo trentesimo combattimento aereo vittorioso. Con la Medaglia d’Oro è stato decorato al Valor Militare anche Fulco Ruffo di Calabri, capitano dei Cavalleggeri di Foggia, pilota da caccia. Inoltre, verranno decorati con Medaglia d’Oro al Valor Militare, al termine della guerra, anche Gabriele D’Annunzio, tenente colonnello dei Lancieri di Novara, per il famosissimo volo su Vienna e altre sue operazioni eroiche, e Giacomo Camillo De Carlo, tenente dei Lancieri di Firenze.

Determinanti saranno i contributi dei cavalleggeri per la vittoriosa fine della guerra in Italia. La notte del 3 novembre 1918, i Cavalleggeri di Alessandria entreranno a Rovereto da dove giungeranno a Trento per ricevere la resa austriaca nelle mani del colonnello comandante; isseranno il tricolore sul Buonconsiglio.

Entrando a Corgnolo, i Lancieri di Aosta meriteranno la Medaglia di Bronzo al Valor Miltare allo Stendardo, così come i Lancieri di Mantova giunti a Palmanova. I Lancieri di Vercelli per il loro Stendardo riceveranno la Medaglia d’Argento al Valor Militare per le azioni svolte in guerra, compreso l’inseguimento del nemico sul Tagliamento. Il generale Armando Diaz citerà la Cavalleria nel suo Bollettino della Vittoria.

Tornando alle missioni fuori Italia dei Reggimenti di Cavalleria Lodi, Catania, Palermo, Umberto I, Lucca, verrà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare al Catania e allo Squadrone Sardo per la presa di Fieri e della valle dei fiume Semeni. Il Palermo riceverà allo Stendardo la Medaglia di Bronzo al Valore Militare. Il Reggimento impegnato nella presa di Sofia con gli Squadroni di Lucca, rientrerà in Italia nel luglio 1919[1].

 

Alessia Biasiolo

 



[1]     Vengono citati soltanto alcuni esempi del largo impiego della Cavalleria nelle varie azioni militari.

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