Cerca nel blog

sabato 23 settembre 2017

Il Servizio Informazioni Austriaco e i sabotaggi in Italia 1915-1917

AVVISO

Riportiamo la III Parte della conferenza del Direttore del CESVAM teta il 21 settembre scorso alla Associazione bersaglieri di Roma

Il nostro Servizio Informazioni subì l’iniziativa di quello Austriaco per i primi due anni di guerra, fino al febbraio 1917.

Il Servizio Informativo dell’Austria-Ungheria nel 1915 era estremamente collaudato, e vantava una tradizione di efficienza di oltre un secolo, essendo stato creato nel 1815. A capo di esso vi era il generale Max Ronge, capo dell’Evidenzbureau, che nelle sue memorie[1] scrive che alle spalle del Regio Esercito si occupavano di sabotaggio ai nostri danni 250 persone dalla Carinzia, 248 dalla Carniola (Slovenia) e 75 dalle zone costiere, tanto per dare un dato[2]
Oltre al sabotaggio, era attiva la raccolta di notizie che affluivano allo Stato Maggiore Austriaco. Sono ancora vive in Austria le polemiche sulla sconfitta di Gorizia, per noi la 6a Battaglia dell’Isonzo. Polemiche generate dal fatto che la sconfitta fu imputata alle carenze del Servizio Informazioni; oltre ad accuse di tradimento di alcuni ufficiali in questo contesto si sottolineava che tutte le altre offensive del Regio Esercito, le note battaglie dell’Isonzo, tutte, tranne la sesta, erano state puntualmente annunciate nei dettagli al Comando Supremo austriaco. Nella 6a Battaglia che ci portò a Gorizia, il Comando Supremo austriaco non ebbe notizie certe e sicure; da qui l’accusa di tradimento.
Così come fu comunicato il minuto esatto dello scoppio della mina al Col di Lana al Comando del fronte sud-ovest, anche se questo Comando non utilizzò nel modo dovuto la notizia, segno evidente che nelle nostre linee operavano agenti austriaci in grado di conoscere i piani operativi e quindi comunicarli.
 
Chi operò contro di noi in modo efficace fu il capitano di corvetta Rudolf Mayer, che collaborava con l’addetto militare in Svizzera, colonnello William von Einem: per quest’ultimo l’obiettivo principale era Milano, per Mayer organizzare sabotaggi in tutta Italia. Durante il periodo di neutralità, dal luglio 1914 al maggio 1915 gli Austriaci crearono una rete informativa di tutto rispetto in Italia.

“Furono esplorate le possibilità di appoggiare gli oppositori, come cattolici e socialisti per aumentare le tensioni che si sapevano esiste nel paese. Le venti sezioni socialiste tra italiani che lavoravano in Svizzera costituirono un primo obiettivo con l’influenza sul foglio “L’avvenire del lavoratore”, mentre tre agenti avevano provveduto a recapitare volantini di propaganda contro la guerra in Italia. Questo traffico di volantini aumentò nell’inverno 1917/1918 al punto che von Einem fu in grado di vantarsi che qualche ordinanza dell’Esercito Italiano aveva recapitato in Italia materiale di propaganda contro la guerra.[3] Più interessante l’azione sulle donne socialiste, avvenute grazie ad interposta persona (chiamato “ingegner Rasini)” nei confronti nientemeno che di Angelica Balabanoff, nota per essere stata l’amante di Mussolini[4] e che vantava una forte influenza sui socialisti italiani. Nella seconda metà del 1917 arrivarono agli austriaci notizie che davano per imminente la possibilità di una rivoluzione in Italia, favorita dalle diserzioni che le offensive isontine causavano tra i soldati, al punto che molti soldati avrebbero vagato  armati sui monti, embrione di una “armata repubblicana. Von Einem aveva speso 10.000 franchi svizzeri per la Balabanoff ed altri 25.000 per due agenti per aumentare la propaganda contro la guerra, quando il Comando Supremo di Baden gli proibì la prosecuzione dell’operazione.[5]

L’azione austriaca in Italia è ancora tutta da scoprire. Vi sono nomi in codice come “Florenz” e “Nero”, che per gli austriaci erano di primaria importanza che a tutt’oggi non sono state scoperti, certamente di italiani. L’elenco delle azioni di sabotaggio e nutrito e qui si riporta solo i dati principali per dare una idea di come l’azione austriaca, ben preparata, abbia dato frutti copiosi.

Il centro di Berna, e il dipendente centro di Zurigo, aveva preparato un piano per far saltare le latrine di Montecitorio, il nostro Parlamento, in concomitanza  di manifestazioni pacifiste e creare destabilizzazione. Il reclutamento costante di cittadini italiani che si mettevano al servizio austriaco fu una attività costante, come l’organizzazione di corsi di sabotaggio, la preparazione di apparati ed ordigni utilizzando la più recente tecnologia (famose le bacchette esplosive innestate dalla pressione idraulica utilissime per mettere fuori uso le turbine di impianti elettrici), l’infiltrazione sicura in Italia, generalmente a coppie, la intossicazione generalizzata antitaliana tendente a creare le premesse di una rivoluzione generale.
L’elenco dei successi è notevole e rappresenta lo scotto che abbiamo pagato dal 1915 al 1917 per non aver organizzato un Servizio Informazioni tale da contrastare quello avversario.

Fin dal tempo della neutralità numerosi cartelli che pubblicizzavano una marca di cetrioli (forniti da una ditta americana) scritti in lingua tedesca e con segnali misteriosi abbondano lungo le nostre strade ferrate. I cartelli sono posizionati lungo la linee ferroviaria  Bologna-Ancona-Foggia;  caso strano i cartelli sono posizionati vicino a centri abitati o a obiettivi sensibili come ponti, opere di difesa, crocevia, fiumi e torrenti, fatti a posta per fornire punti di riferimento per bombardamenti o di sbarchi. Vi furono parecchie segnalazioni e proteste da parte della popolazione ed anche una interrogazione alla Camera, dell’on. Pacetti, ma nulla di più.[6]

Il contrabbando è all’ordine del giorno durante la neutralità Merci strategiche vengono inviate in Austria, senza che nessuno intervenga. Tutto questo serve da un versante, per collaudare il sistema informativo messo in campo, dall’altro per comprendere che l’Italia era completamente sprovvista, come più volte detto, di un reale servizio di controspionaggio.

Le Marche sono uno degli obiettivi primari dell’offensiva austriaca. Vedremo più avanti che il Servizio Informazioni austriaco aveva preparato un piano generale di sabotaggio per provocare la rivolta e la rivoluzione sul modello russo. Questo piano è anticipato il primo giorno di guerra. Il 24 maggio 1915 la flotta austriaca si presenta davanti alle coste romagnole e marchigiane, e bombarda, tra le altre città[7], Senigallia e soprattutto Ancona, città dichiarata “indifesa” e  priva di oscuramento. Il bombardamento dura tre ore e mezzo, ma tra la popolazione si diffonde subito il convincimento che in città spie e traditori hanno segnalato agli austriaci gli obiettivi sensibili da colpire. Testimoni asseriscono di aver visto segnalazioni da terra verso il mare, anche se non si riescono a controllare queste notizie. Ne fanno le spese i membri ell’equipaggio tedesco del piroscafo “Lemnos”, tra l’altro colpito ed affondato in porto. Vari membri dell’equipaggio vengono malmenati dalla folla, ed a stento i Carabinieri riescono a tradurli in caserma. Vengono tutti arrestati  e processati dal Tribunale di Guerra di Venezia con l’accusa di spionaggio militare. Evitano la pena di morte, e sono condannati solo il comandante Ernest Liebsiher  ed il capo macchinista a dieci anni di carcere.
L’attacco alle coste marchigiane e romagnole non innesca la rivoluzione, come ci si riprometteva. Il sistema austriaco di intossicazione non fu così efficiente in relazione all’obiettivo, anche per la ferma reazione della popolazione e soprattutto per l’azione a favore interventista ed alla guerra di coloro (repubblicani, socialisti interventisti, ed altri) che si pensava pronti a fare la rivoluzione contro la Monarchia ed il Governo.[8]

Ma con lo scoppio delle ostilità, si passa al sabotaggio reale, che procura danni materiali e vittime.
A Genova un vastissimo incendio distrugge una intera calata del porto; non si sapranno mai le cause. A Livorno il piroscafo “Etruria” salta in aria, ed anche qui non si scopriranno mai le cause. A Terni, sede delle acciaierie che producono armamenti, subisce gravi danni la centrale idroelettrica (facile qui collegare la causa all’uso delle sopradette bacchette esplosive). Il 3 luglio 1916  al Pontile Pirelli di la Spezia, un carro ferroviario carico di proiettili navali in partenza dalla fabbrica di munizioni di Pagliari esplode improvvisamente: vi sono 265 Caduti, tra militari e civili. Nelle operazioni di soccorso si distingue il capitano di Corvetta Lorenzo Gandolfo, accorso per isolare il carro esploso dagli altri carri carichi di esplosivi e razzi. Un ulteriore scoppio di un carro isolato causa la morte dell’Ufficiale, che verrà decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Il dinamitificio di Cengio salta in aria, ed anche qui non si riesce ad avere una spiegazione.

Le Marche sono  ancora oggetto di attenzione degli Austriaci: a Jesi un hangar dell’Aeroporto per dirigibili salta in aria: anche qui non si riesce a conoscerne la causa, ma appare ormai evidente che è frutto dell’azione di sabotatori che non verranno mai scoperti.

Giuseppe Lanese si è venduto agli austriaci per denaro. Viene incaricato di far saltare il bacino idroelettrico che alimenta le acciaierie di Terni, già oggetto di sabotaggio; questa volta, però, si opera in grande stile. Lanese parte da Vienna con una valigia a doppio fondo, contenente tubetti esplosivi; nostri agenti, coordinati dal Capitano di Vascello, marchigiano, Marino Laureati, alla frontiera sostituiscono la valigia che contiene, pero, tubetti uguali ma innocui. Arrivato a Terni Lanese fa una passeggiata lungo il fiume Nera; getta nel fiume i tubetti; secondo il piano la corrente dovrebbe fare il resto. Immediatamente arrestato, viene condannato a morte dal Tribunale di Ancona. Nel corso degli interrogatori, emerge che Lanese è responsabile del sabotaggio al dinamitificio di Cengio, ma soprattutto fornisce indicazioni della organizzazione di Mayer in Italia ed i suoi scopi.

Rudolf Mayer da Zurigo riesce a coordinare i suoi agenti anche in Vaticano. Amici dell’ex. Regina Maria Sofia (sorella di Elisabetta Imperatrice d’Austria nota con il nome di Sissi)  fanno a capo  Rudolph Gerlach, bavarese, cameriere segreto di Papa Benedetto XV. Saranno questi agenti ad ottenere altri due grandi successi: l’affondamento in porto delle corazzate “Benetto Brin”[9] e  la “Leonardo da Vinci”[10]

Ma, oltre alle corazzate, sulla base delle indicazioni del Lanese, il pericolo più grave è il piano terroristico che si sta organizzando in tutta Italia per provocare la rivolta e creare una situazione come quella Russa, mentre in Svizzera si prepara una forza militare composta da disertori italiani, pronta a passare in Italia.

Occorre correre subito ai ripari per frenare questa minaccia. Lanese organizza una squadra da inviare in Svizzera con il compito di scassinare la cassaforte di Rudolf Mayer ( si saprà poi che lo stesso Mayer era informato di questa probabile azione italiana ed aveva assicurato i suoi superiori che tutte le precauzioni erano state prese) e impossessarsi di tutti i documenti. L’operazione viene affidata al tenente di vascello Pompeo Aloisi, in servizio al IV Reparto Ufficio “I”, che si avvale di due volontari di guerra il tenente Ugo Cappelletti, ed il tenente Salvatore Brunnes, entrambi ingegneri, il sottufficiale della marina Stenos Tanzini, il profugo triestino Remigio Frazioni e lo scassinatore di professione Natale Papini, prelevato direttamente dalle carceri di Livorno. A quest’ultimo viene affidato il compito di aprire la cassaforte. L’informatore è l’avv. Livio Bini, agente doppio, ex socialista, in Svizzera per sfuggire ad una condanna per bancarotta fraudolenta.

La squadra passa all’azione il giorno di carnevale, il 22 febbraio 1917, un giovedì grasso per sfruttare la confusione. In quattro ore di lavoro notturno la cassaforte viene aperta. E’ il famoso “colpo di Zurigo”. Il bottino è veramente interessante.
I documenti chiariscono l’origine di numerosi attentati di sabotaggio in Italia, tra cui quello alla “Leonardo da Vinci”; vi sono i piani di sabotaggio di altre due corazzate, La “Giulio Cesare” e la “Conte di Cavour”. Dovevano saltare in aria il 5 marzo ed il 12 marzo 1917. Si scoprono i sabotatori della “Benedetto Brin”: caporale Giorgio Carpi, del 25° Cavallegeri “Mantova”, il marò Achille Moschini, ed il sottocapo Guglielmo Bartolini. Tutti condannati a morte, ma la condanna non sarà eseguita, e liberati nel 1942 “ nel nuovo clima di amicizia con la Germania”

Smascherato anche il gruppo di spie austriache in vaticano. Mons. Gerlach. Viene condannato a morte in contumacia ( mentre era riuscito a raggiunger la Germania e l’Austria e fatto oggetti di grande attenzioni e consegna di numerose onorificenze e decorazioni) ma che attirano sul Vaticano pesanti critiche da parte francese ed italiana tanto che in Francia Benedetto XV è chiamato comunemente “Il Papa Boche”, termine dispregiativo con cui i francesi chiamavano i tedeschi, ed in Italia “Maledetto XV”.

Vengono arrestati  anche tre ex onorevoli parlamentari italiani, accusati di essere al soldo austriaco: gli ex deputati Adolfo Brunicardi, Enrico Buonanno e Luigi Dini.

Il “Colpo di Zurigo” ottenne il risultato sperato era finita la stagione dei sabotaggi in Italia. L’azione italiana aveva annullato il gap esistente dall’inizio della guerra nella guerra “dietro le quinte” tra austriaci ed italiani; questi subirono le iniziative nemiche nel 1915 e nel 1916, ma dopo il febbraio 1917 le cose si equilibrarono e verso la seconda metà del 1917 gli austriaci iniziarono a subire le iniziative degli italiani.

Peraltro il “ colpo di Zurigo” lascia aperti ancor oggi molti interrogativi a, come la sparizione di numerosi documenti provenienti dalla cassaforte di Mayer stanno a testimoniare, che evidentemente avrebbero compromesso personalità, uomini e situazioni che avrebbero destabilizzato in modo serio il paese, agevolando in modo indiretto il grande obbiettivo austriaco: far scoppiare la rivoluzione in Italia, come già si era tentato il primo giorno di guerra con il bombardamento delle coste marchigiane e romagnole.

“Il mancato scoppio della rivoluzione in Italiana sull’esempio russo deluse non poco gli austriaci, i quali, però, ripresero a finanziare nel gennaio 1918  l’attività che tendeva  a favorire lo scoppio della rivoluzione in Italia come ultima chance per la Monarchia, e a gruppi interni del partito socialista che si facevano promotori vennero dati 2000 franchi svizzeri al mese. Questo è confortato da un rapporto dei Carabinieri  dei primi del 1918  che ho potuto consultare, secondo il quale il partito socialista manteneva due posizioni, una ufficiale  del “né aderire né sabotare” l’altra di gruppi interni  che si proponevano invece l’attiva propaganda contro la guerra per il tramite di “legioni rosse”, un dato di fatto che è ben poco noto. Secondo le fonti austro-ungariche venne finanziato un gruppo anarchico milanese di questo tipo che però aveva il bene placido dei vertici del partito.
Questa influenza sul morale dell’esercito operante fu sicuramente deleteria e spiega perché Cadorna scrivesse lettere al Presidente del Consiglio per sollecitare provvedimenti contro le attività di propaganda. Il problema però non era riconducibile solo a questa attività, ma anche e soprattutto alla incapacità del Comando supremo di capire come ottenere il consenso dei soldati; peraltro la sua interpretazione dei rapporti sullo stato morale delle truppe non vedeva questi aspetti.”[11]



[1] Ronge M., Spionaggio, Roma, Agenzia Informazione e Sicurezza Interna, 2017, ed. allegata a “Gnosis” Rivista Italiana di Intelligence, 2/2017 a cura di Vincenzo Prezzolet.
[2] Boati G., Le spie imperfette. I Servizi Segreti Italiani da Custoza a Beirut, Milano, Rizzoli, 1987, pag. 189.
[3] Schubert P., Die Tatigkeit des k.u.k. Militar attachès in Bern wahrend des Ersten Weltkrieges, Osnabrick, Biblio, 1980.
[4]  Angelica Balabanoff nasce a Cernicav, Kiev nel 1869 è diviene italiana di adozione. Esponente di spicco del partito Socialista viene esiliata in Svizzera per la sua attività politica; qui collabora con “L’Avvenire del Lavoratore”; si trasferisce in Svezia, nel 1914/1918, poi si trasferisce in Russia ove collabora con Lenin e Trotzkji e nel 1918/1919 diviene segretaria della III Internazionale. Ingaggiò aspre polemiche contro i socialisti-riformisti, soprattutto nell’ambito dell’organizzazione femminile e della lotta di emancipazione delle donne. Fu attiva nella propaganda pacifista, continuando la lotta per la fine della guerra: partita da posizioni di rifiuto della guerra arrivò ad attestarsi su una linea politica molto vicina a quella dei Bolscevichi. Cfr.  Galbiati M., Seccia G., Dizionario biografico della Grande Guerra , Chiari (BS), Nordpress Edizioni, 2008.
[5] Massignani A., La Grande Guerra segreta sul mare, in Rastelli A., Massignani A., La Guerra navale 1914-1918. Un contributo internazionale alle operazioni in Mediterraneo, Udine, Gino Rossato Editore,, 2002

[6] Martino L., La Grande Guerra in Adriatico, Citta di Castello, Edizione Il Cerchio, 2014.
[7] Vds la ricostruzione di questo episodio in Coltrinari M., Provocare la Rivoluzione. L’attacco navale austriaco alle coste italiane. 24 maggio 1915. Ore 4.50, in “Quaderni del Nastro Azzurro”, Anno LXXVI, Supplementi II, 2015, 2, II Semestre 2015
[8] Martino L., La Grande Guerra in Adriatico, cit., pag.129.
[9] La “Benedetto Brin” salta in aria per sabotaggio alle ore 8 del 27 settembre 1915 ancorata nella rada del porto di Brindisi
[10] La “Leonardo da Vinci” salta in aria alle 22,45  del 1 agosto1916 ancorata nel porto di Taranto.
[11] [11] Massignani A., La Grande Guerra segreta sul mare, in Rastelli A., Massignani A., La Guerra navale 1914-1918. Un contributo internazionale alle operazioni in Mediterraneo, cit., pag. 202.

Nessun commento:

Posta un commento