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giovedì 21 settembre 2017

Conferenza su: Il servizio informazioni militari nella Grande Guerra




NOTIZIE CESVAM


Giovedi 21 settembre 2017 alle ore 18 presso la sala conferenze  "Bersagliere A.De Vita" della Sezione Bersaglieri di Roma si terrà una tavola rotonda sul tema della 1a Guerra Mondiale in cui interverranno:

- Prof. Roberto reali, Consiglio nazionale delle Ricerche, su: l'alimetazione della popolazione ilitare e civile
- Cap. Marco Pascali, vicepresidente della Associazione nazionale del Fante, Roma su: necessità quotidiane di una Vita al fronte
- Gen. Dott. Massimo Coltrinari, direttore del CESVAM su: il Servizio Informazioni durante la Grande Guerra.

 Si riporta l'inizio dell'intervento del Direttore del CESVAM.

 Il Servizio Informazioni Militari e la sindrome delle spie

Il periodo di neutralità che va dall’agosto 1914 al maggio 1915 fu utilizzato dai nostri futuri nemici, Austria e Germania, per tessere una rete di informatori collaboratori e spie in tutto il Paese. Sfruttando la componente neutralista e cattolica, che manifestava aperte simpatie per la non guerra, per la neutralità e per coloro che erano stati alleati e, formalmente, lo erano ancora, ovvero la Germania e l’Austria, in Italia vi erano molte persone già disposte ad aiutare gli Imperi Centrali. L’Organo preposto a contrastare questa attività era la Sezione Controspionaggio e polizia militare dell’Ufficio “I” (Informazioni).

La raccolta delle informazioni non era stata abbastanza curata dalla sua costituzione in poi dal Regio Esercito.[1] Si dovette arrivare al 1900[2] per avere un organo dedicato alle informazioni: l’Ufficio “I” del Corpo di Stato Maggiore, retto dal colonnello SM De Chaurand de Saint Eustache. Non era molto considerato e svolse la sua attività fa indifferenza e stenti.[3] Nel 1902 fu assunto dal col. Garoni, che gestì il caso “Ercolessi”.[4] Nel 1905 divenne Capo Ufficio il colonnello SM Silvio Negri che lo tenne fino al settembre 1912, che lo cedette al colonnello di fanteria Rosolino Poggi
In pratica l'Italia entrò in guerra senza un servizio informazioni efficiente e all'altezza della situazione. 




[1] Ci si avvaleva di “informatori mobili”, personaggi che risedevano in territorio straniero e quando potevano venivano a riferire in Italia ad alcuni ufficiali incaricati appositamente dello Stato Maggiore. Con costoro era proibito comunicare per iscritto. Per il resto ci si serviva dei Regi Consolati  e di Italiani residenti di buona volontà, oltre che degli Addetti Militari presso le Regie Ambasciate. Cfr. Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, Roma, Ministero della Guerra, Corpo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Tipografia Regionale 1937-XV.
[2] L’Austria Ungheria aveva un Ufficio Informazioni dal 1800, ovvero da un secolo prima. Cfr. Max Ronge, Generalmajor, “Kriegs und Industrie-Spionage”, citato da Marchetti O., ibidem.
[3] Scrive Marchetti, da cui trarreremo le maggiori informazioni e note per questo paragrafo, “Sconosciuto alla grande maggioranza degli Ufficiali, allora e poi, terrore e ribrezzo dei profani, per cui esso significava “spie” nel peggiore senso della parola, oggetto forse di compatimento da parte dei competenti, alleati e nemici, l’Ufficio 2I” visse quasi sempre una vita stentata, che non giustificava la sua costituzione.” Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, cit., pag. 14 e segg.
[4][4] Era questi n capitano dell’Esercito che con sua moglie ed altri che fornivano informazioni all’estero. Il processo ebbe vastissima eco, ed il cap. Ercolessi fu condannato a 5 anni e 5 mesi, la massima pena prevista per tradimento in tempo di pace. Fu un caso, che aiuto il controspionaggio se il Ronge ebbe a scrivere che “….. fece desistere dai loro propositi in Italia coloro che avevano intenzione di esercitare lo spionaggio, ciò che ostacolò il sevizio informazioni offensivo (austriaco) proprio quando occorreva verificare le fortificazioni al confine orientale” Marchetti O., Il Servizio Informazioni dell’Esercito Italiano nella Grande Guerra, cit., pag. 18.

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