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martedì 10 maggio 2016

Interventismo Repubblicano in trincea. Brigata Alpi.

SEGNALAZIONI LIBRARIE


Il Volume descrive anche le operazioni della Brigata Alpi
 nell'ambito del IX Corpo d'Armata dal 24 maggio 1915 al 1917









































La Zona di Operazioni in cui operò la Brigata "Alpi"




Zona del Col di Lana Passo Falzarego

I Fratelli Garibaldi, figli di Ricciotti Garibaldi e nipoti dell'Eroe dei due Mondi.
 Il più anziano era Peppino Garibaldi che ricevette il gradi di Tenente Colonnello
 gli Altri
Ricciotti junior, Sante, Menotti junior, Ezio il grado di tenente

Bruno e Costante Garibaldi erano caduti sul finire del 1914 ed inizio del 1915 combattendo in Francia nella Legione Garibaldina


luglio 1915



Tra i tanti volontari accorsi, alcuni si distinsero nelle operazioni sul Col di Lana


Molti reduci della Brigata Alpi, decorati al Valor Militare, dal 1923 al 1928, come risulta dallo svolgimento del progetto in corso, 
risultano essere iscritti fra i primi 8000 soci del 
Nastro Azzurro

Infoed approfondimenti: direttore.cesvamo@istitutonastroazzurro.org





lunedì 9 maggio 2016

Associazione Ex Allievi della Nunziatella. Ripristino del Labaro

MERCOLEDI 12 MAGGIO 2016 ALLE ORE 15,
 PRESENTE L'ARCIVESCOVO CASTRENSE
 ED IL PRESIDENTE DEL CENTRO ALTI STUDI DELLA DIFESA,
 LA ASSOCIAZIONE EX ALLIVI DELLA NUNZIATELLA, 
EREDE DELLA ASSOCIAZIONE DEL COLLEGIO MILITARE DI ROMA, 
RICOLLOCHERA' IL LABARO DEL COLLEGIO MILITARE 
NEL SACRARIO DELL'ISTITUTO

LA CERIMONIA AVRA' LUOGO PRESSO
IL CENTRO ALTI STUDI DELLA DIFESA


Lettera-Invito del Presidente Gen. A Gucciardino 

Carissimi,                                                                           Roma, 28 aprile 2016.
come noto il Sacrario di Palazzo Salviati nell'anno 2009 fu affidato dagli Ex-Allievi della Scuola Militare di Roma alla Associazione della Scuola Militare Nunziatella ed, in particolare, è stata delegata alla Sezione Lazio la cura del suo mantenimento. Alla cerimonia parteciparono: i Comandanti delle quattro Scuole Militari, accompagnati da alcuni Allievi, i Presidenti Nazionali delle Associazioni  Ex-Allievi insieme ad un nutrito numero di iscritti alle due Associazioni di Roma e di Napoli. Fu, pertanto, una bella occasione per far incontrare Ufficiali, Allievi ed Ex-Allievi di ben cinque Scuole Militari, uniti dallo stesso  patrimonio spirituale e morale, acquisito negli anni della formazione giovanile e che rappresenta una vera aristocrazia di valori, quali sono: Onestà, Lealtà, Disciplina, Amore per la Patria, Spirito di sacrificio, Coraggio e Professionalità in tutte le carriere intraprese, sia militari, sia civili.
Poiché recentemente è stato necessario provvedere ad alcuni lavori di riparazione del Labaro e dello Stendardo allocati nel Sacrario, nonché effettuare la sistemazione delle teche in vetro, verificata la disponibilità del Vescovo Militare Ordinario Mons. Santo Marcianò e sentiti alcuni Ex-Allievi della Scuola Militare di Roma, è stato individuato il giorno 11 maggio alle ore 15:00 quale momento di incontro per una cerimonia di benedizione e di preghiera all’indirizzo degli Ex-Allievi di tutte le Scuole Militari.
Con l'auspicio di vedere riunite le rappresentanze di Allievi ed Ex-Allievi delle quattro Scuole Militari tuttora in attività di servizio, vi invito ad aderire all'iniziativa, segnalando la vostra partecipazione a mezzo email indirizzata a:
Un caro saluto a tutti
Antonio Gucciardino  (173° corso = 1960)
Presidente della Sezione LAZIO                                                                                       
Associazione Nazionale Ex Allievi 
Scuola Militare Nunziatella 
mob.: 3391730500


domenica 8 maggio 2016

Trieste: La Grande Guerra ed il mondo ebraico

Qui Trieste – Ebrei e Grande guerra,
una grande stagione di impegno

trIn svolgimento, nelle sale del Museo ebraico di Trieste, un prestigioso convegno dal titolo “L’apporto degli ebrei all’assistenza sanitaria al fronte della Grande Guerra” organizzato dall’Associazione Medica Ebraica con il patrocinio del Comune, della Comunità ebraica e dell’Università degli Studi del capoluogo giuliano.
Numerosi i relatori che hanno accolto l’invito del comitato scientifico composto da Stefano Arieti (Bologna), Tullia Catalan (Trieste), Gadi Luzzatto Voghera (Padova), Giorgio Mortara (Milano), Rosanna Supino (Milano).
Una grande ricchezza di contributi per approfondire una pagina di storia in parte da riscoprire. Tra i protagonisti del convegno Maddalena Del Bianco Cotrozzi, Pierluigi Briganti, Giovanni Cecini, Andrea Finzi, Matteo Perissinotto, Mauro Tabor, Daniele Roccas, Pierpaolo Martucci, Stefano Arieti, Valerio Marchi e Rita Corsa.
“In quasi tutti i medici ebrei vi è stato oltre all’impegno nello sviluppo della scienza medica un forte impegno civile e sociale quasi come un obbligo per la libertà e per la emancipazione ottenuta. Non sentirono la propria fede religiosa come un impedimento alla partecipazione alla vita pubblica italiana” scrive il presidente dell’Ame Giorgio Mortara in un intervento letto oggi in apertura di convegno.
“Ho voluto questo convegno, l’ho fortemente voluto – ha affermato la dottoressa Supino – perché molti non sanno quanto gli ebrei si sentano italiani e quanto siano, almeno in questo caso, integrati nella vita pubblica italiana. Qualcuno ha scritto che gli ebrei durante la prima guerra mondiale erano più italiani degli italiani”.
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sabato 7 maggio 2016

C.E.S.I. Geopolitical Weekly n°216 Arabia Saudita, Filippine, Somalia

UNA FINESTRA SUL MONDO

Sommario: Arabia Saudita, Filippine, Somalia




ARABIA SAUDITA



Lo scorso 25 aprile, il Re Salman bin Abdulaziz al-Saud e il Governo saudita hanno approvato il “Saudi Arabia’s Vision 2030”, che rappresenta il primo vasto programma di riforme economiche nel Paese dai tempi della sua fondazione (1933). Il piano è stato ideato e promosso dal Vice Principe ereditario Mohammad Bin Salman (figlio del sovrano in carica), attualmente Ministro della Difesa nonché Capo del Consiglio per gli affari economici e per lo sviluppo del Paese.
Obbiettivo principale del Saudi Arabia’s Vision 2030 consiste nel graduale affrancamento dell’economia saudita dallo sfruttamento delle risorse petrolifere che, al momento, rappresentano la fonte di circa l’80% del bilancio statale, nonché il 90% degli introiti provenienti dalle esportazioni. Un esigenza resa sempre più necessaria dall’attuale contrazione dei prezzi del greggio e determinata dalla politica petrolifera inaugurata nell’ultimo anno da Riyadh (sostenuta dalle altre monarchie del Golfo Persico) in chiave anti iraniana, in vista del sollevamento delle sanzioni economiche su Teheran dopo l’implementazione Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).
Tra le misure previste dal programma di riforme, la principale consiste nella costituzione, entro il 2030, del Public Investment Found (PIF), fondo sovrano del valore stimato di 2000 miliardi di dollari. Tale fondo verrà utilizzato per sovvenzionare tutti gli investimenti in settori diversi o alternativi a quello petrolifero. Particolare attenzione sarà rivolta allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile nonché allo sfruttamento dei ricchi giacimenti di materie prime come oro (concentrato soprattutto nella regione di  Mahd adh Dhahab nella provincia di al-Madinah), fosfato e uranio.
Parte dei fondi destinati al PIF proverranno dalla vendita del 5% della compagnia petrolifera di Stato, la Saudi ARAMCO, con un ricavo di 125 miliardi di dollari su un valore complessivo stimato in circa 2.500 miliardi. Inoltre, convergeranno nel fondo anche gli introiti derivanti da privatizzazioni, nuove tasse e tariffe sui beni di lusso, sul valore aggiunto, sui pedaggi stradali e le bevande zuccherate, insieme alle risorse ricavate dal taglio dei sussidi attualmente forniti a milioni di cittadini sauditi per l’acquisto di carburante, energia elettrica e acqua.
Più in generale, il programma approvato, se correttamente implementato, potrebbe comportare nel medio periodo significative innovazioni non solo dal punto di vista economico ma anche sul piano sociale. Non mancano, infatti, misure volte alla correzione di numerosi squilibri che caratterizzano il panorama socio-economico saudita, sempre più alle prese con la crescita della disoccupazione (combinata ad un elevato tasso di crescita demografico), la mancanza di manodopera specializzata e l’esclusione delle donne dalle attività produttive.
Nonostante il programma economico del Principe Mohammad goda, al momento, di un ampio supporto sia da parte della Casa Regnante sia di ampi settori della popolazione giovanile, l’implementazione delle riforme potrebbe incontrare l’opposizione di tutti quelle lobby, sia laiche sia religiose,  che hanno fondato proprio sullo status quo le proprie prerogative di potere.




FILIPPINE
Lunedì 25 aprile, il gruppo militante Abu Sayyaf (ASG) ha decapitato un cittadino canadese, catturato insieme ad altri quattro ostaggi (un cittadino canadese, un norvegese e una donna filippina) lo scorso settembre a Samal e detenuto nella località di Jolo, sull’isola di Sulu, roccaforte del gruppo nel sud delle Filippine.
L’esecuzione è giunta allo scadere del termine ultimo fissato dai miliziani per il pagamento dei circa 6.5 milioni di dollari richiesto per la liberazione di ciascun prigioniero. La scelta di giustiziare l’ostaggio canadese, dunque, sembra essere il tentativo del gruppo di lanciare un segnale di forza ai governi coinvolti per ottenere lo sblocco dei pagamenti più che un gesto simbolico rivolto contro l’Occidente. Benché in passato l’ispirazione jihadista abbia reso ASG  il principale interlocutore di al-Qaeda nel Sudeast asiatico, ad oggi la componente ideologica sembra essere un fattore marginale nella strategia operativa del gruppo, che concentra ormai i propri sforzi su attività di pirateria e rapimenti a scopo di estorsione e di criminalità organizzata. Lo stesso giuramento di fedeltà all’autoproclamatosi Califfo, Abu Bakr al-Baghdadi, pronunciato nell’estate 2014, infatti, si è ben  presto rivelato il tentativo da parte dei militanti filippini di entrare a far parte di quello che si è ormai accreditato come il nuovo e ricco network del terrorismo internazionale, sia per beneficiare di eventuali nuovi flussi finanziari provenienti dal Califfato sia per accrescere il peso contrattuale durante le trattative per i riscatti.
Nell’agenda  del gruppo filippino la questione finanziaria è una priorità non solo per portare avanti la propria lotta contro le autorità di Manila ma anche per poter alimentare e sostenere la sua stessa struttura. Per un gruppo, quale ASG, in cui l’erogazione di uno stipendio fisso per i propri militanti è ormai diventata sia una forma di garanzia della fedeltà degli uomini alla leadership sia un importante incentivo al reclutamento di nuove leve, la disponibilità di risorse è un fattore fondamentale per la sopravvivenza dell’organizzazione.
Tuttavia, i continui attacchi contro imbarcazioni in transito nelle acque a sud dell’arcipelago filippino e i tentativi di rapimento di cittadini stranieri sulle isole circostanti negli ultimi mesi hanno spinto, da un lato, le autorità di Manila ad intensificare le operazioni sul territorio, dall’altro, i governi circostanti a rafforzare il pattugliamento marittimo e i controlli su qualsiasi scambio da e verso le province meridionali delle Filippine. In un momento in cui questo giro di vite sta inevitabilmente riducendo la libertà di manovra del gruppo, la necessità di fare cassa potrebbe spingere i miliziani ad adottare un atteggiamento maggiormente aggressivo nelle trattative per il rilascio degli ostaggi che rimangono tuttora loro prigionieri. Ciò potrebbe significare non solo un rilancio delle cifre richieste ai governi ma soprattutto un’applicazione più stringente e rigorosa delle scadenze formulate per patteggiarne il rilascio.




SOMALIA


Lo scorso 25 Aprile, un’autobomba è deflagrata nella periferia sud di Mogadiscio ed ha causato la morte di due soldati di AMISOM (African Union Mission in Somalia). A rivendicare l’attacco è stato Jahba East Africa (“Il Fronte dell’Africa Orientale) gruppo jihadista auto-dichiaratosi affiliato allo Stato Islamico (IS o Daesh). Si tratta del primo attentato compiuto da Jahba East Africa nonché, in generale, della prima azione ostile compiuta nel Paese da un’organizzazione terroristica legata ad IS. Infatti, il principale movimento eversivo di matrice salafita attivo in Somalia, ovvero al-Shabaab, ha comprovati e consolidati legami con la rete di al-Qaeda, tali che, in alcuni momenti della sua storia, l’organizzazione ha assunto la sigla di AEA (al-Qaeda in East Africa).
Nato lo scorso 8 Aprile, Jahba East Africa appare un gruppo piuttosto oscuro, la cui struttura organizzativa, la cui leadership e il cui numero di miliziani risultano ancora indefiniti. Dai pochi e frammentari elementi sinora emersi, pare che il movimento disponga di alcune basi di addestramento sulle Montagne di Galgala, nell’auto-proclamato Stato indipendente del Puntland. La grande maggioranza dei miliziani di Jahba East Africa potrebbero essere verosimilmente ex-combattenti di al-Shabaab fuoriusciti dall’organizzazione a causa di conflitti con la sua leadership.
Nonostante l’attentato di Mogadiscio possa essere considerata un’azione minore se paragonata ai ben più pesanti, violenti ed efficaci attacchi di al-Shabaab, esso rappresenta il segnale evidente di come la rete dello Stato Islamico abbia gettato basi abbastanza solide anche in territori storicamente feudi di al-Qaeda. In questo senso, l’apparizione di Jahba East Africa in Somalia rientra nella competizione tra il network del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi  e la rete di Ayman al-Zawahiri per la supremazia nel panorama jihadista globale.
La nascita di Jahba East Africa e la penetrazione di Daesh in Somalia sono legati a diversi fattori, tra i quali il lento declino di al-Shabaab e i tanti conflitti interni alla sua leadership dopo la morte dell’emiro Ahmed Abdi Godane (Mukhtar Abu Zubair, ucciso da un attacco missilistico statunitense condotto attraverso  un drone nel settembre 2014) e del comandante dell’Amniyat (il Servizio di intelligence e sicurezza dell’organizzazione) Mahad Karatey (ucciso nel 2016). Infatti, l’azione congiunta del contingente di AMISOM e dei raid aerei di Washington ha sensibilmente indebolito al-Shabaab, causando la perdita di numerose città e l’ammutinamento di centinaia di miliziani. Inoltre, dopo la morte di Godane, l’organizzazione ha visto crescere il conflitto tra la corrente “conservatrice”, formata dai leader più anziani e sostenitrice della prosecuzione del sodalizio con al-Qaeda, e la corrente “riformatrice”, composta da comandanti miliziani più giovani ed a favore del cambio di alleanze con il passaggio sotto l’ombrello dello Stato Islamico. Dunque, appare possibile che, nell’impossibilità di modificare l’orbita di tutto il movimento, alcuni comandanti abbiano deciso di secedere e fondare un nuovo gruppo affiliato a Daesh. Inoltre, occorre non sottovalutare il fatto che i comandanti secessionisti possano aver abbandonato al-Shabaab per ottenere maggiore indipendenza e scalare velocemente la gerarchia del panorama jihadista somalo, imponendosi come nuovi ed energici leader in un contesto insurrezionale statico ed in difficoltà.
Anche se al momento al-Shabaab continua a dimostrare una notevole resilienza, i fattori di declino potrebbero continuare a condizionare le sue capacità operative e, soprattutto, la sua capacità di reclutamento e proselitismo tra la popolazione. Sfruttando la de-legittimazione e la perdita di influenza delle leadership di al-Shabaab, Jahba East Africa e lo Stato Islamico potrebbero aumentare il grado di penetrazione nella società somala e imporsi come nuovo attore apicale nel complesso contesto jihadista dell0’Africa orientale.

venerdì 6 maggio 2016

Il C.E.S.I ed il Mediterraneo

Presentazione dell'Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2016

A sei anni dalle Primavere Arabe, che hanno travolto con diversi effetti e declinazioni gli Stati della sponda sud del Mediterraneo, le vicende dei Paesi coinvolti continuano a rappresentare una delle principali sfide per la Comunità Internazionale e, in particolar modo, per l’Europa. L’instabilità politica ed economica ancora perdurante, il problema dei sempre più consistenti flussi migratori e la crescente destabilizzazione di tutta l'area rendono il bacino del Mediterraneo uno dei teatri più caldi dello scenario internazionale per i prossimi anni.
Sviluppato in collaborazione tra il Ce.S.I. con l’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, l’Atlante Geopolitico vuole essere un momento di riflessione sugli avvenimenti che animano l’area mediterranea. La pubblicazione, che ha una cadenza annuale, parte da una prospettiva storica che si sviluppa nell’analisi dei fenomeni politici dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.
I volumi si compongono di alcuni saggi iniziali su argomenti di approfondimento ogni anno diversi e di una serie di schede su tutti i Paesi della sponda sud del Mediterraneo.
Queste schede Paese sono composte da una prima parte introduttiva di taglio storico e da una seconda parte analitica nella quale si affrontano i temi di attualità che hanno segnato l’ultimo anno in ciascuno dei Paesi trattati.

giovedì 5 maggio 2016

4 maggio 2016 Incontro con l'Autore

Si è tenuto, nella Sala Grande della Presidenza del Nastro Azzurro, mercoledi 4 maggio 2016 il preannunciato "Incontro con l'Autore", 
 l'iniziativa del CESVAM per presentare ai soci e simpatizzati giovani scrittori e ricercatori.

E' stato presentato Giovanni Cecini, attraverso la sua opera
"Militari Italiani in Turchia - 1919-1923"


Ha introdotto l'Incontro il Direttore del CESVAM che ha illustrato la finalità dell'evento, che si spera sia la prima di una serie che si protrarrà a cadenza mensile. sottolineando come il CESVAM agevoli e promuova la divulgazione di opere storiche nel momento in cui svolge anche attività di aggregazione ed approfondimento storico. Ha preso poi la parola il Gen. Goffredo Mencagli, che ha messo in luce aspetti caratterizzanti del nostro impegno all'indomani del primo dopoguerra in aree in cui si andava costruendo nuove entità statuali.


La parola, quindi è stata presa da Giovanni Cecini, che ha illustrato, anche attraverso la proiezione di fotografie inedite dell'epoca, l'architettura del volume, con indicazioni di particolarità riferite al nostro Esercito, alla Azione di Comando, agli equipaggiamenti ed armamenti, all'azione diplomatica, in un quadro internazionale alquanto variegato. Accenni sono poi stati fatti alla attualità con parallelismi delle attività svolte in Anatolia e quelle svolge oggi nelle missioni di pace.


Al termine, il Direttore del CESVAM ha introdotto il dibattito, ricordando tra l'altro l'attività dei "Mercoledi del Nastro Azzurro" organizzati dalla Federazione di Roma del Nastro Azzurro che sono in sinergia con gli "Incontri"
Il Direttore, dopo un brevissimo quadro della nostra politica nazionale del tempo, ha dato la parola al Prof. Giancarlo Ramaccia, che, rivolgendosi all'Autore, ha integrato alcuni aspetti della figura e dell'opera di Sidney Sonnino, il Ministro degli esteri Italiano del tempo.Parallelismi sono stati fatti con altre figure politiche del tempo, quali Emanuele Orlando, Boselli, Benito Mussolini ecc.
Tra il numeroso pubblico, Carlo Minchiotti ha posto una brevissima domanda all'Autore in tema di rapporti tra potere militare e potere diplomatico, a cui è seguito un intervento di Aldo Terrusi la cui famiglia, in particolare i nonni, erano presenti in Turchia in quegli anni ed hanno seguito le vicissitudini descritte nel volume.

L'Incontro si è concluso con una breve nota comparativa del Direttore del CESVAM che ha introdotto il tema del prossimo incontro
VIGILIA DI GUERRA
9 giugno 2016
 che sarà dedicato a
Luigi Marsibilio
che illustrerà il "Paper" frutto della ricerca dal titolo
IL QUADRO DI BATTAGLIA DELL'ESERCITO ITALIANO NEL 1940"

NOTE ED ULTERIORI INFORMAZIONI
POSSONO ESSERE RICHIESTI A
direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.com

mercoledì 4 maggio 2016

Incontro con L'autore. Giovanni Cecini


Roma
 Presidenza Nazionale  Piazza Galeno - Viale Regina Margherita
Mercoledì 4 Maggio 2016 ore 17 





 La Grande Guerra si concluse per l’Italia con grandi prospettive. La possibilità di coronare il Risorgimento era solo uno degli aspetti bellici, che investivano la politica estera e militare del Paese. Il Mediterraneo era e rimaneva il centro strategico di antiche ambizioni, anche a fronte dell’occupazione della Libia e del Dodecaneso, regioni che aprivano all’Italia nuovi scenari all’interno delle intricate relazioni con le Potenze vincitrici del conflitto mondiale appena concluso.
Dopo la partecipazione alla prima occupazione della Capitale ottomana all’inizio del 1919, grazie all’attività d’intelligence delle autorità militari e diplomatiche italiane dislocate ad Atene, a Costantinopoli, a Smirne e a Rodi, il Governo italiano preparò un piano d’azione, per realizzare una rapida occupazione militare delle principali località costiere dell’Anatolia e assicurarsi prima dei diretti antagonisti ellenici il predominio dell’Egeo.

A seguito delle repentine trasformazioni militari e politiche della nuova Turchia kemalista, i contingenti interforze italiani inviati nel vecchio Impero ottomano, ipotizzati per un fulmineo colpo di mano di una Nazione vittoriosa in antagonismo verso i suoi Alleati, cambiarono gradualmente pelle. Soldati, marinari, carabinieri e finanzieri si rivelarono capaci di saper gestire situazioni critiche ben diverse in un Paese non solo sconfitto, ma in profonda difficoltà e per questo desideroso di risorgere. La scarsità di uomini e materiali, la penuria di mezzi di comunicazione, il terreno impervio e gli intrighi politici, in cui si trovò a operare il contingente italiano, lo portò tuttavia a una buona tenuta di efficienza ed efficacia. I vari comandanti, malgrado le loro peculiari sensibilità, non scaddero mai nella facile scelta di arrivare allo scontro aperto con i greci o con i turchi, nel tentativo di cavalcare personali ambizioni. Essi compresero i tanti limiti e le differenti potenzialità della loro missione e cercarono di essere buoni comandanti, prima che valorosi condottieri.

martedì 3 maggio 2016

I Commenti su "Quaderni del Nastro Azzurro"

NOTE E DISCUSSIONI

 Come più volte sollecitato, sono estremamente graditi i commenti sul numero 1 e il n. 2 dei "Quaderni" del Nastro Azzurro. E' giunto il commento del Presidente della Federazione di Lecco, Nasatti, che riportiamo, in attesa di ricevere quelli dei Presidenti delle Altre Federazioni

Egregio Direttore,

ho letto con vivo interesse il primo e il secondo numero de i "Quaderni". Ne 
condivido pienamente gli scopi di carattere storico culturale, e 
l'opportunità di
dare uno spazio di pubblicazione a studenti e cultori della materia.
In qualità di neo presidente della Federazione di Lecco, in linea con gli 
scopi del nostro Statuto, farò del mio meglio per sensibilizzare 
ulteriormente i nostri soci al valore della "memoria".
Uno dei miei obiettivi è quello di realizzare l'Albo d'Oro dei Combattenti 
Decorati al V.M. della Provincia di Lecco, coinvolgendo attivamente le 
scuole.
L'11 maggio p.v. sono invitato ad una conferenza sui luoghi della "memoria" 
sul territorio lecchese promossa dal Politecnico di Lecco.
Un popolo senza memoria non ha futuro


Presidente della Federazione di Lecco
Mario Nasatti

lunedì 2 maggio 2016

Temi di ricerca. Seconda Guerra Mondiale 1939-1945.

APPROFONDIMENTI

Il Dilemma strategico di Adolf Hitler. 
Dal fallimento della operazione “Leone marino” 
all’impegno dei Balcani all’attacco URSS.
Dicembre 1940 – giugno 1941.”

 

La decisione di procedere alla preparazione dei piani d’attacco all’URSS nacque, dopo la vittoria sulla Francia, dalla ossessione di Hitler di avere uno “spazio vitale” (Lebensraum) ed est, liberato dalla presenza di popolazioni non ariane, e ripopolato con i “popoli superiori” (tedeschi del Reich).   Se questo non fosse stato attuato ed il popolo tedesco non avesse ottenuto con la guerra la  supremazia, sarebbe stato destinato ad essere assoggettato e ridotto in schiavitù dalle orde dei popoli inferiori, soprattutto ebrei, slavi e rom.
La sfida da raccogliere era semplice. Tutto, secondo il pensiero di Hitler e della leaderschip nazista, doveva decidersi in una prova di forza, ovvero chi si sarebbe dimostrato più forte sul campo di battaglia, la Wehrmacht o l’Armata Rossa? Nasceva da questo assunto Il dilemma strategico di Hitler e della Germania: come usare la potenza acquisita dopo le campagna del 1939 in Polonia, la conquista della Norvegia e della Danimarca e la campagna di Francia nel 1940.
Termini di questo dilemma erano: stringere alleanze con piccoli Stati, di per se stessi insignificanti da un punto di vista militare ma che avrebbero potuto comunque sconvolgere l’attuazione della sua linea strategica già prefissata prefissata, oppure chiedere aiuto agli Stati più forti ed affiancarli nella guerra ad Oriente, ma dover quindi dividere le conquiste una volte ottenute con loro, o, in ultima analisi, combattere direttamente il nemico principale da soli, senza l’aiuto di nessuno per conquistare il Lebensraum.
La Tesi si dovrebbe sviluppare in modo estremamente sintetico con l’evolversi degli eventi partendo dalla constatazione del sostanziale fallimento della operazione “Leone Marino”, con rapidi cenni alla battaglia d’Inghilterra ed ai suoi risultati; sempre in estrema sintesi  si esponga la politica e l’impegno nei Balcani della Germania nella primavera del 1941 e si delinei i preparativi dell’operazione “Barbarossa” e descriva gli attacchi iniziale contro la URSS  (giugno 1941) e risponda argomentando all’assunto che l’impegno dei Balcani, l’intervento in Grecia e a Creta, l’iniziativa italiana dell’ottobre del 1940 di aprire un fronte nei balcani, abbia compromesso o meno l’operazione “Barbarossa”, ovvero l’attacco alla URSS.

Bibliografia Generale
AA.VV. Centro Interuniversitario di Studi e Ricerche Storico Militari, Istituto di Elaborazione dell’Inofrmatica del CNR di Pisa, La Storiografia Militare Italiana negli ultimi venti anni, Milano, Franco Angeli, 1985
Botti F., L’arte Militare del 2000, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Rivista Militare, 2000,
Coltrinari M., Una Guerra su cinque fronti:1943 1945. proposta per una bibliografia ragionata, In “Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XI, N. 1, 2001, pag. 161-183, Il Secondo Risorgimento d’Italia”, Anno XII,  N. 3, 2002, pag. 61-74
Barker, E.,British Policy in South-East Europe in the 2nd World War, MacMillan, London, 1976
Bovio O., L’apporto dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’esercito alla storiografia militare italiana, Memorie Storiche Militari 1981, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico,  1982, pag. 9 e segg.
Bryant A.,Tempo di Guerra 1939-1945, Longanesi, Milano, 1973
Ceva B.,Cinque anni di storia italiana (1940-1945), Edizioni  di Comunità, Milano, 1962
Ciano G., Diario 1\936-1943, (edizione a cura di renzo De Felice, Rizzoli, Milano, 1980
Churchill W., La Seconda Guerra Mondiale, Mondadori, Milano, 1949.1953
Cordell Hull P., The memoirs of Cordell Hull, MacMillan, New York,  1948
Faldella E., L'Italia nella seconda guerra mondiale - Revisione di giudizi, Cappelli, Bologna, 1959
Flemming P., Invasion 1940. An account of the German preparations and the British couter-measures, London, Rupert Hart-Davis, 1957
Garland A.N.,Magaw Smith H., The Mditerranean theater of operation - Sicily and the surrender of Italy, Department of the Army, Office of the Chief of Military History, Washington, 1965
Goebbels, J., Diario Intimo, Mondadori, Milano,1948
Hillgruber, Storia della Seconda Guerra Mondiale, Roma  Laterza, Bari, 1991, ed. Italiana de Der Zweite Weltkrieg 1939-1945, Germania, 1982.
Jarsr R., La campagne de Pologne. Septembre 1939, Paris, Payot, 1949
Kesserling A., Memorie di guerra, Garzanti, Milano, 1954
MacMillan H., Vent'anni di pace e di guerra - Memorie 1923-1945, Mondadori, Milano, 1969
Mark W. Clark, Calculated risk, New York, Harper e Brothers, 1950
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Saggio bibliografico sulla seconda guerra mondiale, Roma, Tipografia Regionale, Supplemento 1951. Bibliografia contenete 483 voci, compilata da Suani L., compilata con gli stessi criteri del volume del 1949.
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico, Saggio bibliografico sulla seconda guerra mondiale, Roma, Tipografia Regionale,  1955. Questo volume aggiorna a tutto il 1955 le precedenti pubblicazioni dell'Ufficio Storico dello SME. Questa edizione include 2486 titoli di opre per ordine alfabetico d'autore. Sotto ogni titolo una breve scheda informativa. Una ripartizione per materia, "a chiave numerica" agevola la consultazione.
Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell'Esercito, Ufficio Storico Saggio bibliografico sulla seconda guerra mondiale, Roma, Tipografia Regionale, 1949. Bibliografia ragionata contenete n. 1001 voci compilata da Susani L. e Longo V., comprendente opere relative alla seconda guerra mondiale non solo nei suoi aspetti militare, politico ed economico ma anche minori, .E' preceduto da un indice per materia.
Mollo A., Le Forze Armate della Seconda Guerra Mondiale - Uniformi, Distintivi ed Organizzazione, Istituto Geografico de Agostini, Novara 1981
Pieri P., Rochat G., Badoglio, Utet, Torino, 1974
Scerwood E.R., La seconda guerra mondiale nei documenti segreti della Casa Bianca, Milano, 1949, Vol.I e II.
Sillani, T.,"Le Forze Armate dell'Italia Fascista", La Rassegna Italiana, Roma, 1939
Stato Maggiore delle Forze Armate Germaniche, Kriegstagebuch des Oberkommandos der Wehrmacht, Band III-IV, Bernard und Graefe Ver­lag Fur Wehrwesen, Frankfurt am Main, 1961
T Ravà F., Spini G., Fonti documentarie e memoralistiche per la storia della crisi dello Stato Italiano, in  "Rivista Storica Italiana", a. LXI 1949, fasc. 3 pp. 404-431; fasc. 4 pp. 577-602.
United States Governament, United States and Italy, 1936-1946, Waschington, Governament Printing Office, 1946
Wells S.F. Jr., Ferrel R.H., Trask D.F., The ordeal of World Power, American diplomacy since 1900, Little Brown, Boston- Toronto, 1975
Wilson Maitland H., Eight years overseas, 1939-1947, London, Hutcrison, 1950
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