Cerca nel blog

martedì 6 ottobre 2026

O.S.C.A.R. - Organizzazione di Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati

                                                                                                                                  NOTIZIE CESVAM

                                                                                                                                       Progetti 2027/2

Stefano Bodini 

Il progetto prevede la ricostruzione degli espatri clandestini effettuati dalla formazione partigiana OSCAR (Organizzazione di Soccorso Collocamento Assistenza Ricercati) operante in Lombardia prevalentemente tra le province di Milano e Varese, tra il 17 settembre 1943, giorno del primo espatrio clandestino, fino al maggio 1945 quando vennero effettuati gli ultimi. Il contesto in cui nacque fu quello che permise il riparo in Svizzera del Reggimento Savoia Cavalleria il 12 settembre 1943, lo stesso giorno in cui i tre fondatori gettarono le basi che avrebbero dato vita alla formazione OSCAR.

Scopo del nucleo originario di questa organizzazione fu quello di salvare delle vite. I componenti di questa organizzazione erano per lo più presbiteri e associati alla FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), all’AC (Azione Cattolica), alcuni componenti dello Scoutismo Clandestino (ex ASCI, Associazione Scout Cattolici Italiani, noti come Aquile Randagie), componenti della guardia di finanza e alcune “persone di buon cuore”. L’operatività della formazione era di risposta a richieste di aiuto, agiva in base alle necessità. Dal nucleo iniziale si sono sviluppati altri piccoli nuclei che agivano in maniera autonoma. Per raggiungere l’obiettivo serviva produrre documenti falsi per passare la frontiera e talvolta servirsi di guide o contrabbandieri che conoscessero sentieri sicuri per poter giungere in Svizzera. Le testimonianze e la documentazione aiuteranno a descrivere le imprese della formazione, nonostante la clandestinità della sua natura, con cui si distinse per la salvezza di militari italiani e alleati (soprattutto), ebrei, renitenti alla leva, oppositori del regime (i salvati sarebbero poi stati internati in Svizzera) e infine alcuni nazifascisti che da persecutori erano diventati perseguitati.

Tutti i dati saranno raccolti all’interno di un volume il cui scopo è quello di dare voce ai documenti che descrivono gli avvenimenti. La formazione benché quantitativamente poco rilevante si trovò, mediante i suoi componenti, coinvolta, direttamente o indirettamente, negli avvenimenti più significativi del conflitto nel Nord Italia. La descrizione degli eventi farà emergere come furono diverse le organizzazioni o i nuclei di persone che si prodigarono per la salvezza dei ricercati. Talvolta queste stesse organizzazioni appariranno come sovrapposte. Al termine dello studio la micro vicenda dei protagonisti di OSCAR apparirà perfettamente inquadrata nella macro storia, gli avvenimenti dei 600 giorni della guerra di Liberazione. A discapito dei numeri contenuti, nonostante siano state portate in salvo più di 2000 persone: sarà restituito uno spaccato del tempo di ulteriore complessità rispetto a quella già ben nota.


lunedì 5 ottobre 2026

Memorie di Guerra

 DIBATTIT


ITen. Art. Pe. Sergio Benedetto Sabetta



L’attuale clima bellico con le guerre ibride e le tensioni geo-strategiche globali, in particolare nell’area del Mediterraneo, dell’Europa Orientale e nel Golfo Persico, riportano all’attenzione le memorie delle guerre passate, tuttavia attualmente la continua comunicazione che ci avvolge induce ad abituarci alle scene di violenza, anestetizzando le emozioni, rendendo consuetudinarie le immagini di distruzione che si susseguono alla nostra attenzione.

Anche l’informatica e in questi ultimi anni l’IA ha reso la guerra qualcosa di staccato dal dolore e dal sangue, trasformando tutto dall’esterno in un videogioco, mancando il contatto fisico dello scontro diretto, senza considerare le problematiche dell’etica, si pensa ormai ai robot quali futuri soldati, resta comunque tuttora la realtà materiale della carne su cui incide la violenza della guerra.

Lo stesso clima sociale e politico, tanto interno che internazionale, eccessivamente competitivo e aggressivo che sembra premiare gli attori più spregiudicati, rende scarsamente empatici premiando i soggetti predatori rispetto ai collaborativi ritenuti deboli e non elementi necessari alla coesione sociale.

Viene quindi utile riportare alla mente i ricordi di guerra di coloro che vi parteciparono, le loro emozioni, paure e stanchezze, in quanto la gloria poggia sul senso del dovere, la fatica, ma anche sul timore e il dolore che viene a coinvolgere in una fratellanza anche i nostri compagni di viaggio del mondo animale, dai cani ai muli, ai cavalli e altri.



George e Pulce


Zona di San Michele, Domenica 20/2/1944


George e Pulce sono morti.

George era un sergente americano che dirigeva e vigilava sul nostro lavoro lungo la strada nei pressi di Caira.

Arrivava con al seguito alcune jeep, caricava le nostre squadre e le portava dov’era necessario costruire o riattare.

Pulce era un cane da pastore, bianco, affettuoso, furbo; tanto furbo da farsi assumere in forza stabile dal nostro plotone.

L’avevamo trovato nei pressi di San Pietro intento a frugare tra i rifiuti di non so quale esercito. Constatando che il nostro rancio ai residui nauseabondi delle scatolette abbandonate, aveva deciso di unirsi a noi. Al rancio faceva la spola da un rifugio all’altro e, seduto sulle zampe posteriori, con il capo ritto e gli occhi insolenti, pretendeva una quota della nostra razione, alla sera si acciambellava ai nostri piedi e dormiva con un occhio solo, avvertiva prima di noi il fischio delle granate e allora s’intrufolava uggiolando tra i nostri corpi, magari lasciando qualche fastidioso parassita per cui gli era stato affibbiato il nome di Pulce, saltava sulle jeep e, quando eravamo tutti saliti,, dava, scodinzolando, una leccata ai conducenti come per dire che si poteva andare. George gli portava scatolette varie e lui mugolava insistentemente fino a tanto che uno di noi non gliele apriva con la baionetta, ormai avevamo imparato il suo linguaggio.

Per una scatoletta di carne hanno perso la vita lui e George.

Stavamo in un avvallamento oltre San Michele e discutevamo come renderlo agibile; il cani si era attardato a trangugiare la carne a fianco della jeep ferma tra i resti degli ulivi, quando uno schianto secco ci gettò a terra ri coprendoci di pietre e di fango. L’incavo ci aveva protetto, non uno di noi era rimasto ferito, solo la jeep si era rovesciata e il cane guaiva con tanta pena da far rabbrividire mentre cercava di avvicinarsi a noi trascinandosi sulle zampe anteriori.

George guadagnò il dosso, imbracciò il fucile, prese accuratamente la mira; quasi contemporaneamente si udì un colpo ed uno scoppio. Pulce, colpito alla testa, fece un sobbalzo e si acquietò; George rotolò su di noi con gli occhi sbarrati nella paura della morte; non ebbe tempo di proferire una sillaba che il corpo si afflosciò; era morto.

Rimanemmo irrigiditi dalla paura aspettando un’altra esplosione che non venne mai. I fanti giuravano che non avrebbero mai più lavorato su quella strada, maledicevano i “Tugnin”, sacramentavano in una maniera oscena.

Eravamo la squadra più avanzata, non potevamo rimanere lì senza far nulla : dovevamo riportare indietro il Caduto, rendere agibile la strada alle salmerie che avrebbero dovuto passare al primo buio.

Mandai un fante ad avvisare la squadra più vicina; presi con me Luciano per andare a verificare se la jeep era ricuperabile; con la superflua raccomandazione di stare il più possibile al coperto, lasciai a …., un caporale anziano reduce dalla Russia, il compito di far sbancare lungo la china.

( …..)

Pulce è rimasto là sotto un cumulo di terra; George avvolto in un telo è stato consegnato agli americani.

La notte scorsa non ho dormito. Pulce non era più a scaldarmi i piedi, George non sarebbe più venuto a prelevarci.

La visione della bestiola implorante, la figura dell’americano che per pietà di un animale aveva perso la vita, quel fagotto insanguinato, trascinato a fatica nel fango del pendio, insistevano nella mia mente, sarà certamente che dopo morti si entra nella pace, ma l’attimo della fine è terribile; me lo hanno detto gli occhi di George che non potrò dimenticare.

Mentre scrivo sono tanto sfiduciato; mi viene voglia di piangere.


( da: U. Cassottana, Monte Lungo 1943 – Montecassino 1944. Quand’era vanità sperare, follia combattere, 137 – 139, Microart’s Edizioni,1994).












domenica 4 ottobre 2026

Visita al Mausole delle Fosse Ardeatine progetto 2024 3

            

                                                                                                    NOTIZIE CESVAM


In sinergia con L?ANACOMI  si è svolta una visita illustrata dal Direttore del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, Col Sardone, che si ringrazia per la Sua disponibilità sabato 3 ottobre 2026. Nella occasione si sono confrontati i dati del progetto 2024 3 Dedicato al Valore Militare dei martiri delle Fosse Ardeatine. La Circostanza è stata utile er donare alla Direzione del Mausoleo pubblicazioni del CEVSVAM inerenti la tematica e materiale divulgativo da distribuire ai Visitatori e soprattutto alle scolaresche in visita.


sabato 3 ottobre 2026

1936: diventa re Giorgio VI

 

Alessia Biasiolo

Giorgio VI è nato il 14 dicembre 1895 a Norfolk da Giorgio e da Maria di Teck, duchi di York; la mamma era la figlia maggiore di Francesco di Teck e di Maria Adelaide di Cambridge.

Quel giorno moriva il suo bisnonno, Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, principe consorte della regina Vittoria, allora in carica.

Per quello venne battezzato Alberto Federico Arturo Giorgio, tre mesi dopo la sua nascita. In famiglia lo chiamavano tutti Bertie.

Il neonato era il quarto in linea di successione al trono, dopo suo nonno, suo padre e suo fratello maggiore Edoardo. Timido e indeciso, mancino ma costretto a scrivere con la mano destra come allora si usava, era balbuziente e spesso doveva portare stecche correttive per le ginocchia.

Alla morte della bisnonna Vittoria nel 1901, divenne re Edoardo VII e così il papà di Bertie venne nominato principe di Galles.

Alberto frequentò il Royal Naval College come cadetto di Marina, con risultati non certo brillanti.

Nel 1910 suo padre divenne re con il nome di Giorgio V e il titolo di principe di Galles passò a suo fratello Edoardo, ora erede al trono.

Alberto prese servizio in Marina nel 1913 e partecipò alla prima guerra mondiale sotto il nome di Mr. Johnson; la nave sulla quale era imbarcato prese parte alla battaglia dello Jutland nel 1916.

Ammalatosi, ebbe l’occasione poi di passare dalla Marina alla Royal Air Force, divenendo comandante di squadrone aereo. Gli ultimi mesi di guerra li passò a Nancy, in Francia.

Tornata la pace, poté frequentare il Trinity College di Cambridge. Quindi iniziò ad occuparsi degli affari di corte dal 1920.

Libero di scegliere la propria moglie, si sposò nel 1923 con Elizabeth Bowes-Lyon, figlia del conte di Strathmore e Kinghorne, discendente del re Roberto I di Scozia e del re Enrico VII di Inghilterra.

La coppia, che andò a vivere al 145 di Piccadilly, a Londra, ebbe due figlie. Elizabeth Alexandra Mary, nata il 21 aprile 1926, e Margaret Rose, nata il 21 agosto 1930.

Schivo, Alberto rifiutò la nomina di governatore generale del Canada nel 1931.

Sarà la moglie a fargli conoscere il logopedista Lionel Logue che riuscì a curargli la balbuzie, caratteristica che gli causava molto imbarazzo. Il rapporto tra i due è stato narrato in un bel film del 2010, “Il discorso del re” di Tom Hooper, in cui re Giorgio è impersonato da Colin Firth, Oscar come migliore attore, mentre Lionel Logue è interpretato da Geoffrey Rush.

Alla morte di re Giorgio V il 20 gennaio 1936, Edoardo divenne re con il nome di Edoardo VIII. Alberto divenne principe ereditario perché il fratello non aveva figli.

Il nuovo Re non voleva però sostenere quel ruolo. Innamorato di una donna americana divorziata, Wallis Simpson, preferiva condurre una vita diversa da quella di corte che, tra l’altro, non avrebbe ammesso una moglie straniera e con quello stato civile. L’abdicazione era nell’aria, ma Alberto non voleva la carica di Re. La situazione internazionale, poi, non era delle migliori e la nazificazione della Germania stava iniziando a preoccupare. Edoardo VIII tuttavia abdicò in favore del fratello l’11 dicembre 1936 e Bertie divenne re suo malgrado, scegliendo il nome di Giorgio VI.

Il primo problema da affrontare era il titolo da conferire al fratello, avendo egli perduto ogni diritto con l’abdicazione. Quindi, legando l’onorificenza soltanto alla sua persona e non potendola tramandare alla sua eventuale stirpe, Edoardo venne insignito duca di Windsor.

L’incoronazione del Re avvenne il 12 maggio 1937, la stessa data che era stata decisa per Edoardo. La sera, in diretta radiofonica con la British Broadcasting Corporation, il Re tenne il discorso alla nazione, superando le sue paure per la balbuzie e ottenendo un grande consenso tra i sudditi.

Nel 1939 la coppia reale visitò il Canada e poi gli Stati Uniti: Giorgio VI fu il primo re del Canada a visitare gli States e la sua presenza alzò di molto l’approvazione della Corona, ancora risentente dello scandalo dell’abdicazione di Edoardo.

Il popolo prese ad amare la coppia reale, anche quando essa decise di non lasciare Londra, vivendo a Buckingham Palace o al castello di Windsor, allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Il Re e la sua famiglia furono sempre molto vicini alla popolazione durante la guerra e non fecero mai mancare le loro parole di incoraggiamento, aiutati dal nuovo primo ministro, Winston Churchill, il primo politico ammesso a comparire dal balcone di Buckingham Palace nel 1945, al termine della guerra.

Il Re fu anche in Italia per una decina di giorni, durante l’avanzata delle truppe alleate verso Nord, come ricordato anche da re Carlo III.

Sotto il nome di generale Collingwood, Giorgio VI attraversò parte del territorio liberato passando per Cassino, Napoli, Perugia, Arezzo, Castiglione del Lago, Castellina in Chianti, Cecina tra gli altri; visitò i reparti britannici, polacchi, neozelandesi, indiani e americani tra lo sfondamento della Linea Gustav ottenuto con la sconfitta di Montecassino (con le rovine dell’abazia che di certo anche a lui, come a tutti, devono avere causato una forte impressione), e lo scontro sulla Linea Gotica (con quella che per i britannici era l’Operazione “Olive”, sul fronte adriatico), con la successiva Battaglia di Rimini.

Il Re si rese conto della situazione visitando le rovine dei paesi, i quartieri generali e gli ospedali da campo, pernottando anche in tenda e transitando per zone ancora non completamente sicure.

Della sua visita abbiamo alcune testimonianze, come la colonna nel Comune di Cervaro che riporta la data del 22 luglio 1944 come presenza del Re durante la visita di Cassino. La residenza reale al Vomero era presso Villa Emma; a Napoli Giorgio VI visitò il porto e la flotta britannica, quindi si recò in aereo verso Perugia per la visita dei territori appena liberati dopo feroci scontri.

Transitò anche per la strada che era stata costruita in 36 ore, per il passaggio di mezzi e uomini, denominata “Scala di Giacobbe”, a memoria della scala biblica che univa terra e cielo, percorsa dagli angeli.

La strada era utile per accelerare l’azione militare durante la battaglia a Monte Cedrone, in modo da convergere sull’Alta Valle del Tevere e liberare Arezzo, cacciando i tedeschi verso l’Alpe di Poti. Se fosse stata occupata la Valle del Cerfone controllata dai tedeschi, inoltre, sarebbero stati bloccati i rifornimenti nemici verso la Toscana e l’Adriatico.

I lavori iniziarono il 14 luglio, protetti dai reparti corazzati indiani che si erano posizionati sulle alture. I genieri erano canadesi e indiani, anche con esperti in esplosivi indispensabili per rimuovere molti macigni. Operarono anche lavoratori italiani.

La “Scala” fu praticabile già l’indomani per il percorso di jeep e carri armati. La nuova strada accelerò le operazioni belliche, con la liberazione di Arezzo il 16 luglio e l’avanzata verso l’Alpe di Poti, condotta prevalentemente da truppe indiane, in modo da ostacolare la presa tedesca sull’Alta Valle del Tevere dove si erano asserragliati. Proprio per l’epica impresa il Re volle vedere e percorrere la strada il 23 luglio.

Il Re pernottò in quella che venne denominata “Campo del Re”, una località vicino ad Arezzo. Nella sua permanenza italiana, re Giorgio assistette anche all’inizio dell’attacco, avvenuto tra il 26 e il 27 luglio, contro le postazioni tedesche di Campriano, vicino ad Arezzo, condotta dai Gurkha con tecniche da commando che adoperavano anche i tipici coltelli nepalesi. Anche se il Re vide solo parzialmente i combattimenti, nella postazione della fortezza medicea di Arezzo, ebbe un’idea di quanto fosse cruenta la battaglia.

Il Re conferì anche due Victoria Cross a militari che si erano particolarmente distinti in azione.

Accompagnato spesso dal generale Alexander, incontrato anche Clark, venne raggiunto il 29 luglio da Churchill, oltre che dall’arcivescovo di New York, con i quali commemorò i caduti degli scontri, soprattutto gli americani della Battaglia di Cecina, avvenuta tra il 30 giugno e il 2 luglio precedenti.

Quindi nei suoi dieci giorni di permanenza sul fronte italiano re Giorgio VI ebbe il polso della situazione, dei sacrifici della truppa, dei disastri patiti dalla popolazione, della difficoltà dell’avanzata.

Anche in questo caso la volontà del Re era prevalentemente simbolica, per dimostrare che la Corona c’era e non lasciava soli i soldati impegnati nei combattimenti. L’impegno di lotta al nazifascismo era collettivo, non relegato a una fascia della popolazione. Inoltre, la presenza del Re era determinante per rinsaldare il morale delle truppe da mesi impegnate nella difficile conquista dell’Italia.

Re Giorgio fu molto amato, anche a seguito della sua decisione di iniziare a sciogliere nel vero senso della parola (anche non mantenendo per forza l’annessione al Commonwealth) l’impero coloniale britannico, operazione portata poi a termine da Elisabetta II.

Nel 1951 gli venne diagnosticato un tumore maligno ai polmoni, senz’altro a causa del forte stress della guerra, ma anche favorito dal fumo; fu necessario asportargli un polmone. Morì il 6 febbraio 1952 nella sua residenza di Sandringham dove aveva visto la luce, mentre sua figlia Elisabetta, detta Lilibet, era in viaggio per l’Australia e la Nuova Zelanda, con tappa in Kenya, dove l’erede al trono apprese la triste notizia. Proprio per la malattia del padre, lo aveva sostituito in quel viaggio ufficiale, accompagnata dal marito. Il Re l’aveva voluta salutare alla partenza dell’aereo da Heathrow, restando a lungo sulla pista, quasi sapesse che non si sarebbero più rivisti.

Il rientro di Elisabetta fu immediato per assumere il titolo di regina, ruolo al quale era stata preparata da tempo. I funerali di re Giorgio VI vennero celebrati il 15 febbraio, e venne sepolto nel castello di Windsor, nella cappella di San Giorgio, dove poi verranno seppelliti anche i suoi familiari.

Elisabetta II, sposa di Filippo di Edimburgo, ebbe quattro figli: Carlo, l’attuale re dal 2022 con il nome di Carlo III, Anna, Andrea ed Edoardo.


Alessia Biasiolo


venerdì 2 ottobre 2026

Liberi e Valorosi

                                                                                                                    NOTIZIE CESVAM

                                                                                                                    Progetto 2027/12

Dr. Franco di Sanro

Il progetto consiste nella ricostruzione della Storia della Bundeswehr, Istituzione militare parlamentare (ossia direttamente sotto il controllo del Bundestag – Parlamento Federale) dipendente dal Ministro della Difesa (in tempo di pace) e dal Cancelliere federale (in tempo di guerra), la Bundeswehr è deputata alla difesa dello Stato nell’ambito della NATO a cui la Germania partecipa. È un’organizzazione militare nata per avere più una integrazione e proiezione internazionali che svolgere un ruolo prettamente nazionale. La sua costituzione, avvenuta il 12 novembre 1955, in totale cesura con le precedenti istituzioni militari tedesche (Reichswehr e Wehrmacht) secondo il motto “nuove Forze armate per un nuovo Stato” fa della Bundeswehr un esempio positivo per la costituzione di Forze armate libere e democratiche. La particolare filosofia che la ispira, definita “Innere Führung”, non ha eguali in nessuna altra organizzazione militare al mondo. Secondo tale filosofia, elaborata da uno degli ultimi grandi pensatori militari tedeschi – generale Wolf Graf von Baudissin (1907-1993) –, il soldato tedesco opera secondo “una guida interiore” che lo porta ad essere “un uomo libero, un buon cittadino e un valoroso soldato nello stesso tempo”. È proprio grazie a questa particolare filosofia di comando che è stata possibile l’integrazione, dopo la riunificazione, di parte del personale della disciolta Nationale Volksarmee della Repubblica Democratica Tedesca.

La Bundeswehr, assai più longeva della Reichswehr e della Wehrmacht, è un’ulteriore testimonianza del successo socio-politico della Germania libera, unita e democratica.

Per questo è doveroso conoscerne la storia con l’augurio che possa costituire un valido esempio per l’avvenire della Difesa europea.


giovedì 1 ottobre 2026

Accessi Mese di Settembre

                                                                                                                                 NOTIZIE CESVAM


Gli accessi nel mese di settembre a questo Blog sono stati 64205, mentre nel mese precedente erano stati 89061.

sabato 26 settembre 2026

ANNESSO INFOCESVAM.n. 4 del 2026 ALBO D'ORO, Luglio - Agosto 2026,

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

__________________________________________________________________

ANNO XIII, 79/80 N.4 Luglio - Agosto 2026, 1 settembre 2026

ANNESSO

A: BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

Situazione bimestrale dello stato di sviluppo, approntamento e finalizzazione de:

ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI

Email: albodoro@istitutonastroazzurro.org

Indirizzo: Canale YOU TUBE: ISTITUTO NASTRO AZZURRO. CESVAM

ANNO IV, N. 4, Luglio – Agosto , 1 settembre 2026



IV/4/801. La decodificazione di questi numeri è la seguente: IV anno di edizione dell’annesso, 4 il numero di edizione di INFOCESVAM – ANNESSO ALBO D’ORO, 881, il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi, riferita ad ogni Federazione/Provincia citata o altra notizia. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione del ALBO D’ORO NAZIONALE DEI DECORATI ITALIANI E STRANIERI DAL 1793 AD OGGI”. Dal mese di aprile 2024 riporta anche indicazioni e notizie su tutti i materiali editi dall’Istituto del Nastro Azzurro. Questo ANNESSO trova come naturale complemento la piattaforma www.cesvam.org.

IV/4/802 – Iniziate ricerche presso Museo dei Vigili del Fuoco in merito a i decorati al Valore Militare di questo Corpo. Secondo una fonte non attendibile ammonterebbero in totale a 92 decorazioni.

IV/4/803 – Sito. Cardine miliare del Sito dedicato ai Decorati è la Decorazione (Medaglia d’Oro, Argento, Bronzo, Croce di Guerra, ecc,) con annessa motivazione. A questa scheda si è collegato la persona fisica (Decorato) o Il reparto o simili (Decorato Collettivo).

IV/4/804 – Edizione a Stampa. L’attuale sistema di esizione a stampa prevede la funzione diretta. Roberto Orioli predisporrà per il 15 ottobre pv. un sistema per l’estrazione digitate di tutte le provincie italiane a seconda delle esigenze.

IV/4/805 - Provincia di Salerno. Inserimento Dati fino alla lettera L pag.526. Chiara Mastrantonio. Passata a Laura Monteverde, la quale alla fine del mese di settembre si trasferirà fuori Roma. Prosegue da remoto inserimento dati Provincia di Salerno.

IV/4/806 – Provincia di Genova. Davide Corona ha reso disponibili tutti gli albo d ‘Oro della Provincia in formato digitale.

IV/4/807 – Volume “Monte Marrone”. Disponibile dal 30 giugno 2026. Riporta notizie utili sui decorati sardi della Guerra di Liberazione.

IV/4/808 – Note. Nel sito le note servono per indicare eventuali errori evidenti della fonte presa in esame. Occorre scrivere in dettaglio tale errore al fine di poter successivamente provvedere alla correzione.

IV/4/809 – Ricevuta Fattura per il pagamento dei servizi prestati per il 2026 per la consulenza e per l’aggiornamento del sito digitale dalla ditta collaboratrice. La predetta fattura sarà saldata a settembre 2026

IV/4/810 – Provincia di Cuneo. Non vi sono Abi d’oro di questa provincia. Iniziata la ricerca nel 2024 tramite Marco Montagnani, la medesima non ha dato alcun frutto

IV/4/811 - Provincia di Varese. Inserimento Dati fino alla lettera Z pagina Albo d’Oro Varese. Terminato. Laura Monteverde.

IV/4/812 – Provincia di Savona. Nicolò Paganelli sta terminando l’inserimento degli ultimi decorati della provincia sulla base dell’Albo d’Oro.

IV/4/813 – Albi d’Oro su Carta. Ricognizione degli Albi d’Oro editi su Carta per la edizione di un Catalogo che indichi tutti quelli che sono stati editi e quelli in possesso dell’Istituto.

IV/4/814 - Africa Orientale Italiana. Inserimento delle Decorazioni ai labari delle Legioni MVSN. Soci Collettivi. Si prevede che tale inserimento possa essere terminato non più alla fine del mese di agosto come annunciato, ma alla fine del corrente anno.

IV/4/815 – Fabio Lombardelli. Con motivazioni pienamente plausibili, ha comunicato che non partecipa più alla attività dedicata all’Albo d’Oro. Si coglie l’occasione per esprimere gratitudine per l’attività fino ad ora prestata con diligenza e affezione.

IV/4/816 – Provincia di Bologna. E’ previsto per il mese di settembre 2026 inserimento da Albo d’Oro della Provincia di Bologna. Utente Carlo Maria Magnani

IV/4/817 – Fonte: Le Medaglie di bronzo al Valore Militare” Indicazione cone T4. Edito dall’Ufficio Storico della Marina Militare, ha il grosso difetto che accando al Decorato non vi è neil luoo ne la data di nascita.

IV/4/818 – Provincia di Brescia. Inserimento comparto Croci di guerra fino alla Lettera C. Alessia Biasiolo.

IV/4/819 – Fonte: Erminio Sau. “Medaglie d’’Oro della provincia di Nuoro”, Arti Grafiche Editoriali spa, Chiarella, Sassari, 1977

IV/4/820 – E’ stata predisposta la relazione per l’Attivita CESVAM per il 2025, inclusa l’attiva dedicata alla creazione dell’Albo d’Oro; tale relazione sarà consegnata alla Segreteria Generale nel mese di settembre-

IV/4/821 – Non sono stati trovati albi d’oro preesistenti delle Provincie di Viterbo e di Fermo. Chi avesse notizie in merito è pregato di contattare “albodoro@istitutonastroazzurro.org”.

IV/4/822 – Chat relativa all’Albo d’Oro. A settembre, dopo valutazione, la predetta Chat sarà ristrutturata, al pari delle altre Chat attivate dal CESVAM al fine di sottrarre la funzione di divulgazione alla Chat stessa. Si ribadisce che la CHAT è attivata per uso esclusivo relativo a attività connese con il Sito ed è a disposizione degli Utenti attivi.

IV/4/823 – Si è preso atto che l’amico Alberto Vido non ha più avuto contatti con il Progetto Albo d’Oro dal 2024. Alberto ha dato un notevole contributo alla attività di impostazione della Guida e della Implementazione del progetto Albo d’Oro. Siamo sempre qui. I Decorati della provincia di Sondrio sono già stati inseriti nel Sito. In sede di revisione dell’Albo d’Oro della provincia di Sondrio avremo cura di ricontattare l’amico Alberto per eventuale collaborazione.

IV/4/824 – Durante il mese di Agosto l’attività di inserimento ed aggiornamento dati del Sito è stata rallentata ed in alcuni casi sospesa.

IV/4/825 - Prossimo INFOCESVAM – ANNESSO PER ALBO D’ORO sarà pubblicato il 1 Novembre 2026. Precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2023) ANNESSO sono, pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM e sui blog: www.associazionismomilitare e su www.valoremilitare.org. Dal gennaio 2024 L’ANNESSO al Bollettino Infocesvam ha cadenza mensile ed uscirà in modo autonomo.NOTIZIE CESVAM 

giovedì 24 settembre 2026

Gli Ordinamenti dell'Esercito Italiano dalla nascita della Repubblica alla ristrutturazione del 1975 . Piano dell'Opera

 NOTIZIE CESVAM 


Come già evidenziato nei due precedenti volumi L’Autore, Giovanni Riccardo Baldelli, vuole evidenziare che l’argomento anche di questo Volume 3

GLI ORDINAMENTI DELL’ESERCITO ITALIANO DALLA NASCITA DELLA REPUBBLICA ALLA RISTRUTTURAZIONE DEL 1975

non si presta ad una rapida assimilazione e digeribilità, ma si spera che il lettore possa cogliere spunto per trarne informazioni che lo inducano ad affinare la ricerca. Sarebbe stato quanto mai opportuno procedere ad un raffronto con gli ordinamenti degli Eserciti Alleati della NATO o quelli dell’ipotetico avversario durante la Guerra Fredda, ma logiche ragioni di spazio e il timore di disperdere l’interesse del predetto lettore hanno fatto rinunciare a questo proponimento.

I limiti di spazio sono rappresentati e limitati al periodo che intercorre tra il 2 giugno 1946 e il 30 giugno 1977, data a cui fanno riferimento le ultime circolari afferenti all’opera di ristrutturazione ordinativa dell’Esercito Italiano intrapresa due anni prima. Il Volume è organizzato in tre volumi come testo e due volumi come documenti, in totale V Tomi.

Con il Tomo I si prende in esame il perido che va dalla proclamazione della Repubblica alla fine degli anni cinquanta.

(Volume 3° Tomo I) tratta gli Ordinamenti del primo quindicennio del secondo dopoguerra: per l’Italia la riacquistata sovranità con il Trattato di Pace del 1947, i primi studi su come strtturare le forze uscite dal conflitto, il problema dei materiali ed equipaggiamenti e la inesistente industria della difesa, le forze di polizia a statuto militare, la inevitabile decisione strategica risoltasi con l’adesione alla Nato, e la scelta obligata della difesa integrata nello schieramento occidentale nella contrapposizione al blocco socialista, in quella che è stata definita, in un mondo bipolare, la guerra fredda tra le due superpotenze dominanti, Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Con il Tomo II si prende in esame la situazione politico-militare e dottrinale in Italia, nel contesto europeo ed internazionale, segnato dalla gravissima crisi dei missili di Cuba, che portò il mondo alle soglie dello scontro nucleare, per passare poi ad una analisi delle strutture dell’Esercito Italiano negli anni del boom economico e della convertibilità aurea della lira per terminare con la disamina degli ordinamenti e degli organici delle varie Armi, Corpi e Servizi del già menzionato Esercito Italiano.

Con il Tomo III si prendono in esame la situazione politico-militare e dottrinale dei primi anni settanta, comparandola, ove il caso con quella degli anni sessanta, indicandone evoluzioni e correttivi; segue una attenta presentazione della struttura dell’Esercito Italiano prima della Ristrutturazione indi la descrizione dei cardini e dei lineamenti della Ristrutturazione stessa e la sua attuazione, l’impatto e la recezione nel tessuto connettivo della Forza Armata, sottolinenando che con questa ristrutturazione si esce definitvamente dal retaggio della seconda guerra mondiale, dall’onda lunga della sconfitta e della occupazione straniera, e si acquisisce indipendenza e quindi sovranità di decisioni nel settore della difesa terrestre alla luce della scelta di campo atlantica e democratica. Infine si propongono delle considerazioni sugli ordinamenti e sugli organici delle Varie Armi, Corpi e Servizi dell’Esercito Italiano in questo suo nuovo e aggiornato profilo sia funzionale che operativo.

Come gia detto gli ultimi due Tomi accolgono la pubblicazione dei documenti a corredo del volume

Il Tomo IV riporta in forma estesa i documenti principali che hanno segnato la evoluzione ordinativa dell’Estercito Italiano dal 1946 fino agli inizi del anni sessanta. Riporta, quindi, in modo esteso gli Ordini di Battaglia dell’Esercito Italiano dal 1946 alla fine degli anni cinquanta, che permettono di documentarsi in merito alla evoluzione organica della Forza Armata. Documenta, poi, della Divisione di Fanteria le dotazioni di materiali ed quipaggaimenti a metà degli anni cinquanta, gli organici di guerra (per divisione “da pianura”, “da montagna” corazzata e di specialità.) Poi si descrive, sempre come organici, il livello reggimento e battaglione per le Armi (Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Genio e Tramissioni) per chiudere con l’Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano al 1 gennaio 1961.

Il Tomo V prosegue la pubblicazione in forma estesa di Documenti iniziata con il Tomo IV che hanno segnato la evoluzione ordinativa dell’Estercito Italiano. Qui sono riportati i documenti che coprono un arco temprale che va dalla fine degli anni sessanta alla ristrutturazione del 1977.

Entrambi i Tomi (IV e V) danno quindi un ampio panorama documetario della evoluzione ordinativa dell’Esercito Italiano nel Secondo dopoguerra. Questo volume riporta per esteso l’ Ordine di Battaglia dell’Esercito Italiano del 1966, gli ordinamenti e gli organici ai vari livelli (divisione, brigata, reggimento, battaglione) delle varie unità e reparti della Armi (Fanteria, Cavalleria Artiglieria Genio e Trasmissioni). Riporta anche documenti che coprono vari settori dell’Organica a completamento della base informativa compresi i dati di forza, le dotazioni di armi ed equipaggiamenti, la tabella della razione viveri dal 1861 agli anni settanta ed altri dati logistici. Inoltre sono elencati per le varie componenti dell’Esercito i provvedimenti di riordino che danno una idea nel loro insieme dalla ristrutturazione di metà degli anni ‘70. Interessante l’elenco dei Distretti, enti questi, che sono il perno di ogni provvedimento ordinantivo, dalla loro costituzione alla consistenza a metà degli anni settanta. Infine riportato come chiusura, e non poteva mancare, il quadro di battaglia dell’Esercito Italiano nel 1977.




martedì 22 settembre 2026

La Devoluzione della specie

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



A Pechino nel 19 agosto ’26 si è svolta la mostra ENGINEAI sulle nuove frontiere della robotica, dove l’AI aveva un ruolo fondamentale, una simbiosi tra la nuova frontiera USA e il collettivismo comunitario orientale., secondo una pura logica efficientista.

Impressionanti schiere di umanoidi si sono esibiti nelle varie attività umane, fino alla lotta con esseri umani in carne ed ossa, al ballo e agli esercizi ginnici, impressionanti le loro marce compatte quali soldatini.

Un entusiasmo fanciullesco ha travolto gli spettatori, ma qualcosa di innaturale pervadeva l’ambiente, dove gli esseri umani semplici spettatori venivano emarginati dalla scena, si creava un’altra storia con la devoluzione della specie.

Nell’immensa forza e possibilità che ne nasce vi è una efficienza settorializzata, fuori da una valutazione del contesto dell’insieme, in essi si può anche vedere un futuro esercito, dove la guerra di macchine potrebbe sfuggire al controllo umano con una diplomazia inesistente non esistendo una etica possibile.

Già negli USA vi è in atto una rivolta contro i sistemi informatici e in particolare con l’AI, nella progressiva sostituzione dell’essere umano, non solo nei lavori più faticosi ma anche nelle attività intellettuali, tanto che la rivolta si è estesa anche alle università temendo i giovani laureati la perdita progressiva di occasioni di lavoro, fino a fischiare i Rettori nei loro discorsi accademici se era evidente la loro preparazione mediante l’uso dell’AI.

Si è già passati dalla formulazione degli algoritmi alla sola revisione del lavoro di produzione dei codici di Claude, tuttavia si teme che la revisione umana non reggerà la loro velocità di produzione.

Già nel 2023 il Future of Life Institute aveva chiesto una moratoria di 6 mesi, tuttavia non realizzata per timore dell’avanzata tumultuosa in tale campo della Cina, ancora nel 2026 Anthropic Institute ha chiesto una pausa di riflessione prima che il miglioramento diventi automatico ( recursive self improvement)- ( P. L. Pisa, Anthropic chiede un freno globale all’AI: “E’ possibile che i modelli si migliorino da soli”, La Repubblica ItalianTech 5/6/2026 ).

Jacob Tsimerman nel prevedere possibili futuri scenari ha considerato cinque ipotesi estreme:

  1. nella prima la formazione di una umanità composta da esseri umani marginali e incapaci di preservare le condizioni necessarie alla sopravvivenza;

  2. la seconda una umanità regredita culturalmente al seguito dell’AI;

  3. la terza grandi organizzazioni private, con un potere pari ai Superstati, che nel difendere i propri interessi entrino in conflitto con gli Stati stessi mediante armi biologiche;

  4. la quarta organizzazioni criminali che usino la stessa per ricattare gli Stati;

  5. la quinta una guerra tra Stati con risposte automatiche, le quali sfuggano al controllo umano fino ad un possibile disastro definitivo.

( P. L. Pisa, Jacob Tsimerman, il matematico di Open AI che studia come l’IA potrebbe ucciderci tutti, La Repubblica ItalianTech, 15/8/26 ).

Nella continua ricerca di migliorare i sistemi bellici, come il prevalere della parte predatoria che vi è nella specie umana, può indurre ad usare gli stessi umanoidi e l’AI in termini distruttivi, non solo sui singoli individui ma a livello globale per interi Stati e territori non potendo sperare sugli aspetti etici, un piano inclinato in cui la competizione può trasformarsi da migliorativa in una premessa per la distruzione.




domenica 20 settembre 2026

20 settembre 1870

 DIBATTITI


Data anniversaria della presa di Porta Pia a Roma che segnò la fine del potere temporale dei Papi e l'inizio della questione romana tra il Regno d'Italia e il Vaticano risoltasi con il concordato dell 11 febbraio 1929.

Argomento di tesi: Rapporti tra Stato e Chiesa. 

venerdì 18 settembre 2026

La conservazione della memoria nell'era della AI

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.

Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.

In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.

La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.

Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.

La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.

Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.

Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.

La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.

Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.

Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.

La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-

Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.

Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.

Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.



Bibliografia



  • C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;

  • F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;

  • R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;

  • M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.


giovedì 17 settembre 2026

Progetto 2025/2 Convegno sulla Guerra di Liberazione

NOTIZIE CESVAM


Impostati i lineamenti di edizione del convegno del 18 luglio u.s.
Il Passaggio del fronte
18 luglio 1944 e la liberazionendi Ancona