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lunedì 13 luglio 2026

La conservazione della memoria nell'Eta dell'AI

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.

Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.

In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.

La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.

Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.

La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.

Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.

Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.

La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.

Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.

Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.

La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-

Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.

Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.

Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.



Bibliografia



  • C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;

  • F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;

  • R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;

  • M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.


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