ARCHIVIO
( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)
Mario MAGRI
(Arezzo, 17 aprile 1897– Roma, 24 marzo 1944)
Documenti di Mario Draghi tratti dal Casellario Giudiziario
Dopo
aver conseguito il diploma al Liceo Classico “F. Petrarca” di Arezzo, Magni si
arruolò volontario nel Primo Conflitto Mondiale divenendo Sottotenente di
Complemento di Artiglieria della specialità Bombardieri, meritando
due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.
La
prima gli fu concessa dopo che su Pasubio nell’ottobre 1916 mentre erano in
corso i combattimenti, benché ferito portava a termine l’allestimento di una
linea telefonica “dimostrando singolare fermezza, abilità e ardimento”,
sostituendo anche un Ufficiale caduto nel comando di una Sezione Bombardieri.
La
seconda decorazione fu ottenuta qualche mese dopo quando, promosso Tenente, a
Castagnevizza nel Carso Goriziano mentre era in corso un’azione dei grossi
calibri dell’artiglieria austro-ungarica “riattivava la linea telefonica e
provvedeva a far estrarre i militari travolti dalle macerie e a soccorrerli”.
Entrambe
le decorazioni gli saranno poi revocate nel 1941 a seguito di specifico Decreto
Legge.
Al
termine della Grande Guerra con il grado di Maggiore è a Fiume come Aiutante
di Campo di D’Annunzio, che gli affibbia il soprannome di “Capitano
Magro”, esprimendosi così nei suoi confronti:“…egli guida gran parte di
audacissime imprese militari, è uomo che osa l’inosabile…”. Ma più che
imprese militari erano audaci sortite guidate da Magri con i legionari fiumani
per reperire vettovaglie per la città di Fiume assediata.
Terminata
l’avventura fiumana, si rifugia in Marocco per sfuggire alle autorità di
polizia italiane ponendosi al servizio del sultano Abd El Krim, quale
comandante dell’artiglieria, nel corso della guerra d’indipendenza contro la
Spagna.
Iscritto
alla Massoneria, fondò con il Gran Maestro Domizio Torrigiani il movimento
clandestino "Fronte Unione Nazionale”, in quanto dopo essere
rientrato in Italia dalla Francia dopo il “Delitto Matteotti” e
dedicatosi al commercio, ritiene che il regime fascista incarni la reazione e
tradisca quei valori risorgimentali di libertà, giustizia e fratellanza, propri
della libera arte muratoria, che lui aveva sempre sostenuto. Cerca anche
di convincere D’Annunzio, recandosi più volte al Vittoriale, a prendere
iniziativa per aumentare ancora di più la crisi del fascismo seguente al “Delitto
Matteotti” ed arrivare ad un governo di unità nazionale che esautorasse
Mussolini.
Durante
un colloquio con un amico, rivelatosi una spia, confida il desiderio di
uccidere Mussolini e per questo il Capo della Polizia che, dal 1926
ritendendolo pericoloso per la vita del Capo del Governo, si mette sulle
sue tracce e lo arresta.
Magri
però non verrà mai deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato
in quanto il suo stato di Ufficiale decorato nella Grande Guerra e uno dei
principali artefici dell’Impresa di Fiume, oltre ai suoi rapporti con
D’Annunzio, avrebbe provocato imbarazzo e non pochi danni d’immagine al regime
fascista.
Nonostante
non fosse mai stato giudicato da un Tribunale, Magri passerà ben diciassette
anni in confino, dal 1926 al 1943, divenendo l’unico antifascista italiano con
più anni a cui venne attribuita tale pena, ancorché la legislazione in materia
prevedesse al massimo cinque anni.
Durante
la sua permanenza in varie località confinarie quali le Isole Tremiti, Cirò,
Petronà, Pescopagano Lipari (dove tentò la fuga travestito da donna insieme ad
un altro oppositore che aveva indossato abiti talari), Ponza dove conobbe una
donna che sposò nonostante l’opposizione della famiglia di lei e le minacce
delle autorità governative.
Nonostante
i soprusi, le angherie, le minacce e le bastonature subite negli anni di
confino Magri non perde la sua verve di uomo d’azione e di spirito esprimendo
così il suo pensiero: «Ho conosciuto centinaia di rivoluzionari, e li ho
visti sempre, o sopra i libri, o con i libri sotto il braccio. Mai nessuno si
sia rivolto a me per avere nozioni militari che sono necessarie in una
rivoluzione. Vuol dire che questa guerra rivoluzionaria sarà fatta scagliando i
libri. Può darsi che ciò abbia la sua efficacia, ma fa parte di una strategia a
me sconosciuta»
Dopo
il lungo confino Magri il 12 agosto 1943, riassumendo in uno scritto
clandestino la sua prigionia: «Il mio caso è simile a quello di moltissimi
altri, anche se ho avuto, unico fra tutti il privilegio di essere confinato per
diciassette anni consecutivi…posso, a buon diritto vantarmi di non aver
cambiato bandiera di fronte alle persecuzioni subite; di aver difeso sempre la
mia dignità di cittadino e di italiano e di non essermi mai aggiogato al carro
del vincitore».
All’indomani
dell’armistizio dell’8 settembre 1943 rientrato a Roma Magri aderisce senza
indugio al movimento di resistenza, formando insieme ad altri ex confinati come
Placido Martini e Silvio Campanile il Fronte Unione Nazionale ed organizzando
le prime formazioni di partigiani formate da militari sbandati e civili. Se Martini
fu il capo politico del movimento Magri ebbe l’incarico di seguire la parte
militare e mantenere anche i contatti con le formazioni resistenti presenti a
Roma e nei dintorni.
Il
26 gennaio del 1944 è arrestato a Roma, sotto falso nome ma identificato subito
dopo, a causa di una delazione, al Ristorante Rosetta dalla polizia tedesca
accompagnata da due spie italiane che si erano finti Ufficiali di fede
monarchica a capo di alcune bande operanti nel viterbese. Insieme a lui viene
arrestato anche Placido Martini (che subirà lo stesso destino), Bertini Alfredo
e un certo Colasurdo identificato come Commissario di Pubblica Sicurezza.
Tradotto
a Via Tasso viene percosso e in un’occasione subisce 150 frustate che lo
rendono immobile ed impossibilitato a camminare per diversi giorni, ma senza
confessioni o cedimenti di alcun genere. Nella sua detenzione a Via Tasso è
recluso nella cella numero 1 con Carlo Zaccagnini, don Pietro Pappagallo e
Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Con gli amici Martini e
Campanile, Magri condividerà la sorte di essere trucidato alle Fosse Ardeatine
il 24 marzo del 1944.
Nel
1954 gli sarà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla
“memoria”).
Riposa al sacello n. 61
del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
Fonti
URL consultate l’11 dicembre 2025
https://www.arezzonotizie.it/attualita/fosse-ardeatine-mario-magri-storia.html
https://www.casentino2000.it/un-casentinese-martire-delle-fosse-ardeatine/ https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/
https://ilfuturistamagazine.blogspot.com/2012/04/mario-magri-da-fiume-alle-fosse.html
https://www.mausoleofosseardeatine.it
https://www.prolocodiponza.it/progettoPonza/Magri.htm

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