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sabato 11 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine. Mario Magri

 ARCHIVIO

 ( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Mario MAGRI

(Arezzo, 17 aprile 1897– Roma, 24 marzo 1944)


 Documenti di Mario Draghi tratti dal Casellario Giudiziario

Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico “F. Petrarca” di Arezzo, Magni si arruolò volontario nel Primo Conflitto Mondiale divenendo Sottotenente di Complemento di Artiglieria della specialità Bombardieri, meritando due Medaglie di Bronzo al Valor Militare.

La prima gli fu concessa dopo che su Pasubio nell’ottobre 1916 mentre erano in corso i combattimenti, benché ferito portava a termine l’allestimento di una linea telefonica “dimostrando singolare fermezza, abilità e ardimento”, sostituendo anche un Ufficiale caduto nel comando di una Sezione Bombardieri.

La seconda decorazione fu ottenuta qualche mese dopo quando, promosso Tenente, a Castagnevizza nel Carso Goriziano mentre era in corso un’azione dei grossi calibri dell’artiglieria austro-ungarica “riattivava la linea telefonica e provvedeva a far estrarre i militari travolti dalle macerie e a soccorrerli”.

Entrambe le decorazioni gli saranno poi revocate nel 1941 a seguito di specifico Decreto Legge.

Al termine della Grande Guerra con il grado di Maggiore è a Fiume come Aiutante di Campo di D’Annunzio, che gli affibbia il soprannome di “Capitano Magro”, esprimendosi così nei suoi confronti:“…egli guida gran parte di audacissime imprese militari, è uomo che osa l’inosabile…”. Ma più che imprese militari erano audaci sortite guidate da Magri con i legionari fiumani per reperire vettovaglie per la città di Fiume assediata.

Terminata l’avventura fiumana, si rifugia in Marocco per sfuggire alle autorità di polizia italiane ponendosi al servizio del sultano Abd El Krim, quale comandante dell’artiglieria, nel corso della guerra d’indipendenza contro la Spagna.

Iscritto alla Massoneria, fondò con il Gran Maestro Domizio Torrigiani il movimento clandestino "Fronte Unione Nazionale”, in quanto dopo essere rientrato in Italia dalla Francia dopo il “Delitto Matteotti” e dedicatosi al commercio, ritiene che il regime fascista incarni la reazione e tradisca quei valori risorgimentali di libertà, giustizia e fratellanza, propri della libera arte muratoria, che lui aveva sempre sostenuto. Cerca anche di convincere D’Annunzio, recandosi più volte al Vittoriale, a prendere iniziativa per aumentare ancora di più la crisi del fascismo seguente al “Delitto Matteotti” ed arrivare ad un governo di unità nazionale che esautorasse Mussolini.

Durante un colloquio con un amico, rivelatosi una spia, confida il desiderio di uccidere Mussolini e per questo il Capo della Polizia che, dal 1926 ritendendolo pericoloso per la vita del Capo del Governo, si mette sulle sue tracce e lo arresta.

Magri però non verrà mai deferito al Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato in quanto il suo stato di Ufficiale decorato nella Grande Guerra e uno dei principali artefici dell’Impresa di Fiume, oltre ai suoi rapporti con D’Annunzio, avrebbe provocato imbarazzo e non pochi danni d’immagine al regime fascista.

Nonostante non fosse mai stato giudicato da un Tribunale, Magri passerà ben diciassette anni in confino, dal 1926 al 1943, divenendo l’unico antifascista italiano con più anni a cui venne attribuita tale pena, ancorché la legislazione in materia prevedesse al massimo cinque anni.

Durante la sua permanenza in varie località confinarie quali le Isole Tremiti, Cirò, Petronà, Pescopagano Lipari (dove tentò la fuga travestito da donna insieme ad un altro oppositore che aveva indossato abiti talari), Ponza dove conobbe una donna che sposò nonostante l’opposizione della famiglia di lei e le minacce delle autorità governative.

Nonostante i soprusi, le angherie, le minacce e le bastonature subite negli anni di confino Magri non perde la sua verve di uomo d’azione e di spirito esprimendo così il suo pensiero: «Ho conosciuto centinaia di rivoluzionari, e li ho visti sempre, o sopra i libri, o con i libri sotto il braccio. Mai nessuno si sia rivolto a me per avere nozioni militari che sono necessarie in una rivoluzione. Vuol dire che questa guerra rivoluzionaria sarà fatta scagliando i libri. Può darsi che ciò abbia la sua efficacia, ma fa parte di una strategia a me sconosciuta»

Dopo il lungo confino Magri il 12 agosto 1943, riassumendo in uno scritto clandestino la sua prigionia: «Il mio caso è simile a quello di moltissimi altri, anche se ho avuto, unico fra tutti il privilegio di essere confinato per diciassette anni consecutivi…posso, a buon diritto vantarmi di non aver cambiato bandiera di fronte alle persecuzioni subite; di aver difeso sempre la mia dignità di cittadino e di italiano e di non essermi mai aggiogato al carro del vincitore».

All’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943 rientrato a Roma Magri aderisce senza indugio al movimento di resistenza, formando insieme ad altri ex confinati come Placido Martini e Silvio Campanile il Fronte Unione Nazionale ed organizzando le prime formazioni di partigiani formate da militari sbandati e civili. Se Martini fu il capo politico del movimento Magri ebbe l’incarico di seguire la parte militare e mantenere anche i contatti con le formazioni resistenti presenti a Roma e nei dintorni.

Il 26 gennaio del 1944 è arrestato a Roma, sotto falso nome ma identificato subito dopo, a causa di una delazione, al Ristorante Rosetta dalla polizia tedesca accompagnata da due spie italiane che si erano finti Ufficiali di fede monarchica a capo di alcune bande operanti nel viterbese. Insieme a lui viene arrestato anche Placido Martini (che subirà lo stesso destino), Bertini Alfredo e un certo Colasurdo identificato come Commissario di Pubblica Sicurezza.

Tradotto a Via Tasso viene percosso e in un’occasione subisce 150 frustate che lo rendono immobile ed impossibilitato a camminare per diversi giorni, ma senza confessioni o cedimenti di alcun genere. Nella sua detenzione a Via Tasso è recluso nella cella numero 1 con Carlo Zaccagnini, don Pietro Pappagallo e Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.

Con gli amici Martini e Campanile, Magri condividerà la sorte di essere trucidato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del 1944.

Nel 1954 gli sarà concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 61 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate l’11 dicembre 2025

https://www.arezzonotizie.it/attualita/fosse-ardeatine-mario-magri-storia.html

https://www.casentino2000.it/un-casentinese-martire-delle-fosse-ardeatine/ https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://ilfuturistamagazine.blogspot.com/2012/04/mario-magri-da-fiume-alle-fosse.html
https://www.mausoleofosseardeatine.it

https://www.prolocodiponza.it/progettoPonza/Magri.htm


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