DIBATTITI
Sergio Benedetto Sabetta
L’uso sempre più estensivo dell’IA in tutti i campi, dal civile al militare, con una economia globale che nella crescita continua sempre più accelerata ha condotto ad una lotta competitiva sulle risorse naturali, a cui si è aggiunta una crescita esponenziale della popolazione fuori dall’area occidentale, con una conseguente instabilità dovuta in parte alle masse giovanili con una maturità in formazione che nella loro ricerca esuberante di affermazione diventano masse da manovrare a fini politico-strategici, inoltre dobbiamo considerare che la conflittualità avviene anche in ambito linguistico, informativo e in ultima analisi di significazione.
Vi è infatti una distinzione tra gli strumenti linguistici che esprimono il pensiero e la realtà in sé, noi esprimiamo la sola impressione che la realtà in noi provoca.
Eraclito distingue tra il testo declamato, logos quale discorso declamato e pensiero di chi declama (noema ), il logos non è che la legge della realtà ma sebbene legge del mondo, pensiero e parola per Eraclito vengono a coincidere vi è una incompatibilità tra linguaggio e realtà, in quanto il linguaggio tende a fermare quello che non può essere fermato essendo la realtà olistica, mentre il parlare è il particolare del momento.
Esiste in natura un continuo mutare (polemos), contrasto fra opposti, dove la creazione sfugge alla razionalizzazione imposta dagli uomini (poieses), così che come il fuoco è il posto della trasformazione di una natura in continuo divenire la guerra quale scontro tra opposti lo è per gli uomini, ma proprio nel limite degli opposti vi è il sacro, tanto che Eraclito nel farneticare dionisiaco vede la vicinanza agli Dei.
Il linguaggio definisce ma al contempo limita fino ai suoi limiti estremi di significazione, oltre il quale il nostro agire e la vita ci appare un tutto insieme fuori dallo spazio e dal tempo, in quanto solo quello che può essere espresso esiste.
Heidegger oppone l’essere in sé, quale concetto definito nella parola, all’essere cosa ma nell’oblio dell’essere quale ente ne definisce la desacralizzazione e pertanto la fine, questo fa sì che l’essere umano quale forza vitale diventi ente elemento della tecnica (ontico), in opposizione all’essere ontologico del rivelamento discorsivo proprio di un pensiero riflessivo, vi è quindi la necessità di porre l’uomo al centro dell’essere in un nuovo umanesimo e non divinizzare la tecnica, infatti gli enti sono nel tempo mentre l’essere è temporalità ovvero avvenimento come la luce permette l’emergere delle cose visibili e il silenzio la ritmicità del suono.
Il linguaggio è utile se apre e non chiude quale gabbia, nella sua fluidità pratica apre a nuove riflessioni o attività, esso è un mezzo e non il fine ultimo che nell’illuminare fa entrare in un labirinto dove la verità viene a sfocare.
Già Severino nel 2016 notava la conflittualità crescente in essere nella terra quale conseguenza ultima della globalizzazione inserita nello sviluppo tecnologico galoppante, che viene a superare le vecchie ideologie sostituite dalla sola tecnica e conduce all’esasperazione dell’individualismo, questo tuttavia non si trasformerà in uno scontro mondiale bensì solo settoriale, perdendo di vista l’insieme nella ricerca del predominio.
Nella contrapposizione tra il divino e gli uomini nasce la volontà, quale superamento del confine nella ricerca di fare diventare altro quello che è ma questo è anche occupare, strappare agli altri ancor più in una dimensione finita quale è la natura contrapposta alla crescita impetuosa della massa umana e della tecnica, della ricerca delle risorse necessarie al suo divenire.
La tecnica è metodo di modifica e adattamento dell’uomo alle varie esigenze, dal nulla all’essere, per Schumpeter il capitalismo non è che una continua distruzione e ricostruzione ma la tecnica in questo ciclo supera il capitalismo diventando autonoma, tuttavia la tecnologia nell’espandersi deve consolidare il potere interno allo Stato fornendo ricchezza, lavoro, influenza all’esterno e controllo interno.
Nella gerarchia dell’essere vi è una contrapposizione tra l’essere umano finito e la verità che può risultare infinita nella sue varie sfaccettature, dal che ne consegue che l’infinito può essere compreso solo come dimensione per approssimazione, ma non nella sostanza.
Sorge qui il problema dell’IA e del suo passaggio dalla logica alla statistica, dalla deduzione alla associazione, dove avendola sovraccaricata essa ha inquinato l’informatica delle banche dati mescolando e rendendo più labile il confine tra realtà e falsità, creando un ulteriore problema al già difficile rapporto con la verità nell’illusione di una dimostrazione matematica.
La connessione dell’IA in tutti e tra tutti gli ambienti nella ricerca di prevedere le necessità dell’io porta a una possibile perdita di capacità critica, favorita tra l’altro dall’impoverimento umanistico nelle scuole con una meritocrazia ideologica non corrispondente al merito e all’incapacità di accettare e valutare i propri errori o limiti, d’altronde l’ambiente sempre più preparato per l’IA pone problemi nel rapporto tra capacità di agire e intelligenza, oltre che nella direzione ossia controllo e governance, richiedendo leadership per una direzione ovvero un progetto chiaro e valori definiti, ossia cosa vuol fare e come farlo.
Bibliografia
Heidegger M., Essere e tempo, Mondadori 2017;
Heidegger M., Fink E., Eraclito, Laterza 2010;
Severino E., Il destino della tecnica, Rizzoli 2009;
Severino E., Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo, Rizzoli 2017;
Schumpeter J., Storia dell’analisi economica, Bollati Boringhieri 1990.
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