DIBATTITI
Progetto 2027/1 - Missioni All'estero
CORONA Davide
08.05.1980
ESERCITO ITALIANO
ARMI VARIE
FANTERIA, Specialità ALPINI
2° Reggimento Alpini (Brigata Alpina “Taurinense”)
ISAF (International Assistance Force) - KMNB (Kabul Multinational Brigade) mandato UN
Kabul, Afghanistan
27.04.2006 – 24.06.2006
Sottotenente
Comandante Plotone Commissariato-presso “Camp Invicta” - Kabul
La Missione ISAF (International Security Assistance Force) venne istituita a seguito della risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU n. 1386 del 20 dicembre 2001 nel campo della lotta al terrorismo internazionale e, in particolare, contro Al-Qaida (responsabile degli attacchi contro gli Stati Uniti dell’11 settembre 2001) ed il regime talebano che istituì nel Paese, sin dal 1996, l’Emirato Islamico dell’Afghanistan.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza venne deliberata a seguito degli esiti della Conferenza di Bonn del 5 dicembre 2001 che si prefiggeva l’individuazione da parte della Comunità Internazionale di un percorso di stabilizzazione per l’Afghanistan attraverso l’approntamento di una forza di intervento militare avente il compito di ricreare una idonea cornice di sicurezza a favore delle nuove istituzioni guidate dall’Autorità Provvisoria Afghana a capo di Hamid Karzai , dopo il crollo del regime talebano a seguito della campagna militare “Enduring Freedom”: In quest’ultima l’Italia ha preso parte dal 18 novembre 2001 al 3 dicembre 2006, con compiti di sorveglianza, interdizione marittima (MIO) e monitoraggio di traffici illeciti da e verso il Paese.
In ambito ISAF, l’impegno dell’Italia ha avuto inizio nel gennaio del 2002 a fianco dei contingenti di altre 19 nazioni, sotto la guida inglese.
Nel novembre dello stesso anno il Vertice NATO di Praga, deliberando il nuovo concetto militare di difesa nell’ambito dell’approccio globale al contrasto del fenomeno terroristico, ha autorizzato le forze militari dell’Alleanza ad intervenire laddove i propri interessi potessero essere compromessi, anche al di fuori della propria area di responsabilità. Proprio per questo, il 16 aprile 2003, il Consiglio del Nord Atlantico (NAC) decise l’attribuzione della pianificazione, del comando e del coordinamento della missione, e quindi della coalizione internazionale, alla NATO senza, però, modificarne alcunché in termini di denominazione, insegne e compiti. Dall’11 agosto, con l’assunzione del comando, l’Alleanza Atlantica ha condotto la sua prima missione militare al di fuori dello spazio geografico/politico euro-atlantico.
La successiva risoluzione ONU del 13 ottobre 2003, la numero 1510, oltre a prevedere un’estensione temporale del mandato della missione e dell’impegno militare della coalizione nel Paese ne ha esteso le competenze e le responsabilità anche al di fuori del territorio metropolitano della capitale Kabul, al fine di estendere gradualmente l’autorità del governo Karzai e delle nuove istituzioni in quelle zone ove ancora insisteva la presenza di cospicue forze irregolari e terroristiche talebane.
Nell’ambito dell’attività di rotazione dei comandi nella condotta di ISAF, l’Italia ne ha assunto la guida e la responsabilità dal 4 agosto 2005 al 4 maggio 2006. Dall’anno successivo, precisamente dal 4 febbraio 2007, la guida e la leadership della missione è stata affidata a comandi organicamente costituiti da personale provenienti dai quartieri generali permanenti della NATO (standing HQ) e dalle singole nazioni partecipanti all’operazione posti sotto la responsabilità di generali statunitensi sino a tutto il 2013 (ultimo il Generale Joseph F. Dunford Jr. in carica dal 10 febbraio 2013).
L’attività in Afghanistan della forza di stabilizzazione si è sviluppata su un cronoprogramma ed un ciclo articolato in cinque distinte fasi:
Attività di analisi, pianificazione, generazione e preparazione delle forze;
Dispiegamento sul terreno delle forze ed espansione del dispositivo nelle aree Nord, Ovest, Sud ed Est del Paese completata nell’ottobre del 2006 con l’assunzione del controllo, da parte di Isaf, della regione orientale;
Sostegno da parte delle forze della coalizione delle istituzioni governative anche con l’invio nel Paese di personale civile in affiancamento a quello militare e marcato aumento dell’impegno militare in chiave anti-talebana e terroristica con l’aumento del numero di soldati, specialmente americani;
Periodo di transizione gestito attraverso le attività di collaborazione, supporto e formazione (mentoring e training) con le forze militari afghane (es. ANA);
Rischieramento dei contingenti militari per una graduale riarticolazione e riconfigurazione del dispositivo non più di tipo operativo, “combat”, ma di supporto alle locali forze armate e di polizia.
Dal 20 luglio 2005 a tutto il 6 febbraio 2006 la Brigata “Taurinense” con quasi tutte le sue pedine operative ha costituito e dato vita alla “Kabul Multinational Brigade VIII” (KMNB) che, di fatto, ha rappresentato il primo comando a guida italiana a livello brigata operante in Afghanistan. La grande unità inquadrò una forza di circa 4.000 uomini, tra i quali 1.300 italiani, aumentata successivamente sino a 5.000 unità in occasione della tenuta delle elezioni politiche per l’elezione del nuovo parlamento.
Dal comando della brigata multinazionale dipendevano ben cinque battaglioni forniti da Francia, Italia, Norvegia, Romania e Germania, nonché, unità a livello compagnia canadesi, inglesi, portoghesi, turche, greche, ungheresi e finlandesi.
L’area di responsabilità della KMNB si estendeva su una superficie di circa 10.000 km2, all’interno della quale fornire e garantire il supporto all’esercito ed alle forze di polizia afghane necessario alla creazione di una idonea cornice di sicurezza entro la quale potessero prendere vita e consolidarsi le attività delle nuove istituzioni libere e democratiche dipendenti dal governo centrale.
Nel corso della missione gli alpini della “Taurinense” dovettero far fronte a numerose ed insidiose minacce date, in primis fra tutte, dalla cospicua presenza sul terreno di ordigni esplosivi improvvisati (IED) ed imboscate condotte a colpi di armi automatiche e controcarri dagli insorti fedeli al movimento talebano e ad Al-Qaeda. Proprio per arginare tali minacce e garantire un’efficiente cornice di sicurezza alle nostre forze (“force protection”) e supporto all’apparato governativo venne avviata una serrata e corposa attività di cooperazione civile-militare (CIMIC) a sostegno della popolazione e degli organi istituzionali centrali e locali.
Dal 04 maggio del 2006 il 2° Reggimento Alpini assunse la responsabilità delle operazioni a Kabul nell’ambito, come detto in fase di apertura, della coalizione costituente la forza internazionale di assistenza (ISAF) avente il compito di assicurare la cornice di sicurezza a tutela delle autorità afghane presenti nella capitale.
A seguito della sua permanenza in terra afghana, da maggio ad ottobre 2006, il reggimento pagò un elevatissimo tributo di sangue, registrando la perdita di ben 5 dei suoi uomini, tra ufficiali, sottufficiali, graduati ed alpini.
Il primo gravissimo attentato lo si registrò il 05 maggio, alle 16.20 locali (le 15.30 in Italia), all’interno di una difficile e pericolosa vallata, denominata “Musay Valley” a Sud-Est della capitale, nel corso del quale, a causa dello scoppio di un ordigno esplosivo ad alto potenziale ( in gergo IED –“improvised explosive device”) che investì il loro mezzo blindato, un veicolo “Puma 6x6”, persero la vita il Tenente Manuel Fiorito ed il Maresciallo Ordinario Luca Polsinelli (aggregato dal 9° Reggimento Alpini) e rimasero feriti altri quattro alpini costituenti la pattuglia.
A loro, il 06 settembre, venne inaugurato e benedetto presso “Camp Invicta”, sede del contingente italiano, il monumento a perenne ricordo del tragico evento e rispettivamente intitolate le due palazzine sedi dell’allora “Battle Group 3” (l’unità di manovra a guida italiana).
Un secondo incidente mortale avvenne il 20 settembre quando, a seguito del ribaltamento durante una azione di pattuglia nel distretto di Chahar Asyab (13 km a Sud di Kabul) di un altro veicolo Puma perse la vita, rimanendo schiacciato, il Caporal Maggiore Giuseppe Orlando e vennero feriti altri due alpini a bordo del medesimo mezzo.
L’ultimo, ma non meno tragico incidente, si verificò pochi giorni dopo, il 26, ancora nel distretto di Chahar Asyab dove un terzo veicolo leggero Puma venne coinvolto in un altro pesante attentato, sempre mediante l’impiego di IED: a seguito della violenta esplosione che investì il terzo mezzo della pattuglia perse la vita il pilota, Caporal Maggiore Capo Giorgio Langella, e rimasero feriti gravemente un Maresciallo ed altri 4 militari. In seguito, il più grave dei cinque feriti, il Caporal Maggiore Vincenzo Cardella, non riuscendo a sopravvivere morì presso il Policlinico Militare del Celio in Roma.
Nonostante le gravissime perdite subite durante la sua prima permanenza in terra afghana il reggimento non smise mai di operare a favore della popolazione locale e, a testimonianza di ciò, si possono citare la realizzazione ed inaugurazione, nell’ambito delle attività di Cooperazione Civile Militare (CIMIC), di due pozzi artesiani destinati a fornire acqua potabile in alcuni villaggi intorno alla capitale e la costruzione, grazie ad un importante contributo consegnato al Comandante, Colonnello Giacobbi, da parte della giunta comunale della Città di Cuneo, di una scuola nell’ambito dell’iniziativa “Cuneo-Kabul” promossa e coordinata dal Comune, dal locale Comitato Provinciale della Croce Rossa e dall’Associazione Nazionale Alpini, Sezione di Cuneo.
In seguito, anche dopo il rientro in Patria del reggimento, le iniziative benefiche a favore della popolazione afghana continueranno al fine di poter concludere tutti i progetti di assistenza umanitaria già pianificati ed avviati a premessa dello schieramento in zona di operazioni onorando, così, la memoria dei 5 Caduti del “Döi” che in quella lontana terra straziata da anni di invasioni, sanguinosa guerra civile e conflitti tribali, hanno sacrificato le loro giovani vite al servizio della pace e della sicurezza internazionale.
A Manuel, Luca, Giorgio, Giuseppe e Vincenzo.
“...Quando giungerà la mia ora, agli altri potrò dire che sono orgoglioso per tutto quello che sono stato...un Soldato”
Kabul, Afghanistan, 06 settembre 2006.
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