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mercoledì 10 giugno 2026

I Carabinieri nella Guerra di Liberazione. II Parte

 DIBATTITI

Fedeli solamente al Re

 di Manuel Vignola

I Carabinieri Reali non stavano simpatici né ai fascisti né ai nazisti. È un dato oramai acquisito. I fascisti sapevano bene che la prima Arma era fedele non tanto al Governo in carica, men che meno a quello fascista, ma al Re d’Italia, tant’è che nelle prime fasi delle squadre d’azione molte volte i carabinieri resistettero all’azione delle camicie nere, basti ricordare i tragici fatti di Sarzana del luglio 1921, in cui il Capitano Guido Jurgens e pochi altri (nove carabinieri, quattro soldati di fanteria e due funzionari di Pubblica Sicurezza) si opposero a più di 400 fascisti con la forza facendoli desistere dopo un breve scontro a fuoco. Ancora durante la Marcia su Roma del 22 ottobre 1922, i carabinieri, fino a quando il Re Vittorio Emanuele III non diede ufficialmente l’incarico a Benito Mussolini di costituire un nuovo Governo, dando inizio all’era fascista, informati in merito al previsto proclama sullo stato d’assedio che tuttavia non venne firmato dal Sovrano, resistettero ad alcuni attacchi dei fascisti con fermezza prima di essere avvisati dell’evolversi degli eventi e di ricevere il contrordine.

Da quel momento in poi, i carabinieri prestarono servizio, oltre che sul territorio italiano nei consueti compiti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, anche su tutti i teatri bellici in cui l’Italia era impegnata, sempre per spirito di obbedienza al Re d’Italia. Lo dimostra il fatto che proprio all’Arma, che aveva appena perso il proprio Comandante Generale Azolino Hazon il 19 luglio 1943, perito con il suo Capo di Stato Maggiore Colonnello Ulderico Barengo sotto il bombardamento alleato del quartiere romano di San Lorenzo dove si era recato per constatare i danni e organizzare i soccorsi, toccò il compito di arrestare Benito Mussolini a seguito della riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio, che lo mise in minoranza, e alla successiva decisione reale di affidare il Governo al Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Il nuovo Comandante Generale Angelo Cerica su ordine del Re organizzò “l’arresto”(non si trattò di un arresto nel senso giuridico del termine in realtà) del Duce a seguito dell’incontro con il Sovrano e il suo successivo trasferimento in diversi luoghi sino a quello definitivo a Campo Imperatore, in modo tanto mirabile da confondere per diverso tempo i servizi segreti nazisti (finché se ne occupò solamente l’Arma).

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