DIBATTITI
Fedeli solamente al Re
I
Carabinieri Reali non stavano simpatici né ai fascisti né ai nazisti. È un dato
oramai acquisito. I fascisti sapevano bene che la prima Arma era fedele non
tanto al Governo in carica, men che meno a quello fascista, ma al Re d’Italia,
tant’è che nelle prime fasi delle squadre d’azione molte volte i carabinieri
resistettero all’azione delle camicie nere, basti ricordare i tragici fatti di
Sarzana del luglio 1921, in cui il Capitano Guido Jurgens e pochi altri (nove
carabinieri, quattro soldati di fanteria e due funzionari di Pubblica
Sicurezza) si opposero a più di 400 fascisti con la forza facendoli desistere
dopo un breve scontro a fuoco. Ancora durante la Marcia su Roma del 22 ottobre
1922, i carabinieri, fino a quando il Re Vittorio Emanuele III non diede
ufficialmente l’incarico a Benito Mussolini di costituire un nuovo Governo,
dando inizio all’era fascista, informati in merito al previsto proclama sullo
stato d’assedio che tuttavia non venne firmato dal Sovrano, resistettero ad
alcuni attacchi dei fascisti con fermezza prima di essere avvisati
dell’evolversi degli eventi e di ricevere il contrordine.
Da
quel momento in poi, i carabinieri prestarono servizio, oltre che sul
territorio italiano nei consueti compiti di tutela dell’ordine e della
sicurezza pubblica, anche su tutti i teatri bellici in cui l’Italia era impegnata,
sempre per spirito di obbedienza al Re d’Italia. Lo dimostra il fatto che
proprio all’Arma, che aveva appena perso il proprio Comandante Generale Azolino
Hazon il 19 luglio 1943, perito con il suo Capo di Stato Maggiore Colonnello
Ulderico Barengo sotto il bombardamento alleato del quartiere romano di San
Lorenzo dove si era recato per constatare i danni e organizzare i soccorsi,
toccò il compito di arrestare Benito Mussolini a seguito della riunione del
Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio, che lo mise in minoranza, e alla
successiva decisione reale di affidare il Governo al Maresciallo d’Italia
Pietro Badoglio. Il nuovo Comandante Generale Angelo Cerica su ordine del Re
organizzò “l’arresto”(non si trattò di un arresto nel senso giuridico del
termine in realtà) del Duce a seguito dell’incontro con il Sovrano e il suo
successivo trasferimento in diversi luoghi sino a quello definitivo a Campo
Imperatore, in modo tanto mirabile da confondere per diverso tempo i servizi
segreti nazisti (finché se ne occupò solamente l’Arma).
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