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venerdì 22 dicembre 2017

Hitler e “I Protocolli dei Savi di Sion”




di Alessia Biasiolo






Hitler e il gerarca nazista Goebbels nutrivano una forte ammirazione per il libro “I Protocolli dei Savi di Sion” tradotto in tedesco da Gottfried zur Beek nel 1919, così come per la raccolta di pamphlet “L’ebreo internazionale”, finanziata da Henry Ford e pubblicata tra il 1920 e il 1922, che sviluppava la tesi de “I Protocolli”. Il volume “I Protocolli dei Savi di Sion” aveva già tirato trenta edizioni quando, nel 1933, Hitler divenne cancelliere.
I “Protokoly Sionskich Mudretsov uscirono per la prima volta nel 1903 in Russia, ma già nel 1921, grazie ad articoli pubblicati sul “Times”, fu evidente che si trattasse di un falso storico, rielaborazione di satire politiche, romanzi, articoli che non sempre avevano come argomento o protagonisti gli ebrei. In modo particolare ci si rifaceva all’opera di Maurice Joly che, per attaccare la politica di Napoleone III nella Francia della seconda metà dell’Ottocento, scrisse un “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu”, a sua volta ispirata ad un romanzo inglese di Eugène Sue intitolato “I misteri del popolo”. In quest’ultimo libro alla gogna veniva messa un’altra categoria di persone, spesso odiate o argomento di maldicenze, i gesuiti. Nulla, quindi, a che fare con gli ebrei, ma molto bene si prestava l’argomentazione per applicarla alla razza odiata nel Vecchio Continente a ondate più o meno frequenti. Di cospirazioni narrava anche Alexandre Dumas padre che, nell’opera “Giuseppe Balsamo”, fa organizzare da Cagliostro e i suoi uomini una cospirazione. Serpeggiava, quindi, l’idea di qualcuno o qualcosa (o entrambi) che cospirava o aveva intenzione di cospirare in Europa, per minare la solidità dell’impianto positivista e del benessere, diffondendo zizzania, malattie, problemi e morte. Contro l’Occidente cristiano manovrava un’entità segreta che poteva, nell’immaginario di ciascuno, essere diversa a seconda degli interessi, anche se la maggior parte dei lettori pensava agli ebrei come a chi poteva mettere in atto diavolerie simili. Sarà, infatti il “Libro del Kahal” a diffondere l’idea del complotto ebraico ordito per giungere a dominare il mondo; oppure la trilogia uscita a puntate su “Il Messaggero Russo” tra il 1881 e il 1890 dal titolo “L’ebreo sta avanzando”.
La struttura de “I Protocolli” si basa sui discorsi degli Anziani che spiegano come comportarsi per convincere i non ebrei, o goyim, della loro bontà mentre tramano per conquistare il mondo. Un argomento che si leggerà anche in testi nazisti, come quelli scritti per i bambini, espressamente per l’educazione scolastica a diventare “bravi nazisti” di cui il più famoso è “Der Giftpilz” o “Il fungo velenoso”, pubblicato nel 1938 in Germania da Der Stuermer-Verlag, dell’autore Philipp Rupprecht. Nel testo si leggono molti aneddoti o esempi che richiamano toni de “I Protocolli”, soprattutto relativi all’aspetto innocuo degli ebrei, se non addirittura simpatico e “normale”, ma in realtà erano avidi di denaro, sporchi e puzzolenti, con il naso adunco. La mania delle “narici troppo ebraiche” aveva portato Hitler a farsi crescere i baffi, per cercare di nasconderle o mascherarle.
L’aspetto fisico per i tedeschi nazisti, infatti, era fondamentale, dal momento che inneggiavano alla pura razza ariana, contaminata da altre razze, soprattutto quella ebraica che, secondo Hitler, aveva tramato proprio per avvelenare la razza tedesca, superiore e dominatrice. Era necessario pertanto prima di tutto eliminare gli ebrei dai territori tedeschi e poi ripulire il popolo tedesco, eliminando tutti coloro che non dimostravano di essere adatti ad appartenervi. Un altro argomento particolarmente pregnante, soprattutto nella Germania ripiombata nella crisi dopo il crollo della Borsa di New York del 1929, era economico: gli ebrei si insinuavano nella società europea, tedesca in particolar modo, attraverso la pratica dell’usura, nella quale erano maestri.
L’opera di propaganda antiebraica era stata ripresa in Russia dopo la rivoluzione dalla fazione bianca; la guerra civile che seguì il movimento rivoluzionario di febbraio e ottobre, infatti, si divise in armate rosse, bolsceviche, e armate bianche, formate dai menscevichi e dai bolscevichi moderati, che non vedevano di buon occhio la rivoluzione “tutto e subito”. Pertanto si riacutizzò l’ondata antiebraica e anche antisemita, nell’idea che la fazione ebraica avesse sobillato a favore della tragedia che si era impadronita dell’Europa in quella porzione di secolo, e in Russia in particolar modo riuscendovi. Se dapprima si vedeva il nemico ovunque, quasi lo spettro del male dovesse per forza lasciare l’amaro in bocca in un’epoca di splendore e di positività come quella che ricordiamo con il termine Belle Epoque, adesso il nemico era arrivato ad ottenere i propri scopi. E si nascondeva dietro le sembianze ebraiche e la massoneria, accusata a più riprese anche nel passato di essere anticristiana.
Come abbiamo scritto, non c’è niente di meglio che cercare la verità dove la si vuole trovare: tolse ogni dubbio sulla veridicità della cospirazione ebraica russa e massonica, e quindi su “I Protocolli”, l’imprigionamento da parte dei bolscevichi del traduttore della versione inglese del libro. L’uomo, Victor Marsden, venne imprigionato nella fortezza di San Pietro e Paolo in quanto corrispondente del “Morning Post”. Una volta rilasciato e tornato in Gran Bretagna, Marsden cominciò la traduzione della versione di Sergei Nilus, prete mistico che era diventato famoso non solo per la pubblicazione de “I Protocolli” alla fine della terza edizione di un suo libro, ma per averne modificato il testo non appena gli venne fatto notare che conteneva dei dati dubbi o impossibili. Nilus aveva identificato la Francia come la culla del complotto massonico e anche questo ebbe buona parte nel successo della diffusione del testo, dal momento che era vero che Francia e Gran Bretagna erano state e rimanevano alleate, ma gli inglesi soprattutto si prodigavano per contenere le mire economico-espansionistiche francesi. Il successo fu assoluto: in un anno vennero tirate su suolo britannico cinque edizioni del libro; lo stesso anno dell’edizione finanziata negli Stati Uniti da Ford. L’idea comune, anche in Henry Ford, era che il testo contenesse la predizione di ciò che stava realmente accadendo; ed era stato scritto oltre un decennio prima.
Tornando ad Hitler, cita “I Protocolli” nel suo “Mein Kampf”, mentre nella Germania nazista il libro divenne una lettura scolastica obbligatoria.
Lo stesso Alfred Rosenberg, importante ideologo del Partito nazista, aveva curato un’edizione del libro, nel 1923. “I Protocolli”, infatti, erano in grado di spiegare nel dettaglio il motivo di ogni problema tedesco, l’origine di ogni afflizione che era capitata alla nazione durante e dopo la prima guerra mondiale, fino alla catastrofica crisi del ’29. Sembrava che ogni aspetto della vita fosse trattato ne “I Protocolli”, dalla sconfitta bellica all’inflazione alla congiura ebraica che, finalmente, stava trovando riscontro nei fatti.
Alla fine, tanto fu il successo e il clamore de “I Protocolli”, che il nazista svizzero Zander, nel 1934, venne citato in giudizio a Berna a causa degli articoli che aveva pubblicato utilizzando “I Protocolli” come veri. Arrivati alla causa grazie a Dreyfus-Brodsky, Cohen e Ehrenpreis, citanti, nel 1935 la corte dichiarò definitivamente “I Protocolli dei Savi di Sion” falsi, osceni e plagio di altre opere, addirittura nocivi e ipotizzandoli tali anche per il futuro.
Al processo testimoniò anche Burcev, scopritore di agenti provocatori dell’Ochrana, la polizia segreta zarista, che nel 1938 pubblicherà un volume dal titolo “I Protocolli dei Savi di Sion: un falso provato”. Molti Paesi condannarono delle persone perché diffondevano “I Protocolli” pur sapendo che erano falsi e che era vietato.
Ancora oggi “I Protocolli” fanno discutere perché, se molti Paesi evitano di diffonderli, in molti altri vengono citati e trattati come veri.
Perché gli ebrei avrebbero dovuto impegnarsi in un’azione così folle e crudele? Qualcuno ha affermato che il progetto di dominare il mondo da parte degli ebrei, avesse origini antiche, dall’Antico Testamento al Talmud e che, con “I Protocolli” avessero raggiunto il modo di vendicarsi di tutte lo oppressioni subite in particolar modo per mano dei cristiani. La massoneria aveva il compito, alleata con gli ebrei, di controllare la massa incolta attraverso le proprie logge.
“I Protocolli”, quindi, non erano altro che i verbali degli incontri segreti che i Savi di Sion, gli ebrei più potenti, avevano organizzato a Basilea. Gli incontri avevano coinciso con il primo Congresso Sionista mondiale, promosso da Theodor Herzl che voleva diffondere tra gli ebrei l’idea di avere un Paese proprio, una nazione che li riunisse in Palestina. Al Congresso avevano partecipato molti esponenti non ebrei di molti Paesi del mondo e la storia suonava stonata già allora. La stesura del testo la si deve a Matvey Golovinsky, appunto un agente dell’Ochrana, che doveva cercare di aumentare nel popolo russo la convinzione che gli ebrei fossero, d’accordo con i massoni, personaggi di sinistra che volevano cospirare contro la Russia e le altre parti del mondo. In questo modo, il processo di democratizzazione in Russia sarebbe stato ulteriormente allontanato. Proprio nel 1905, ad esempio, lo zar cercò di mandare la propria gente in guerra per accontentarla nell’idea di avere terre e soldi, senza però cambiare nulla dell’organizzazione dell’immenso e arretrato territorio russo. Scoppiata la rivoluzione nel 1917, i fatti sembravano dare ragione ai falsi Protocolli, soprattutto perché lo stesso Trotsky, capo della fazione che poi si rivelerà contraria a quella di Lenin, era ebreo. E quindi tutto sembrava deporre a favore della veridicità delle predizioni, diffuse in Europa da coloro che fuggivano, per vario motivo, dalla Russia sconvolta dalla guerra civile. Forse perché gli esseri umani amano molto gli oroscopi e cercare di conoscere il futuro prima che questo si avveri: per alcuni, quindi, “I Protocolli” erano moderne Cassandre o King cinesi, anche se purtroppo con conseguenze non atte a migliorare la vita, bensì a provocare la morte di milioni di persone innocenti.

Comm. Alessia Biasiolo,
Federazione Provinciale di Brescia

Bibliografia essenziale
Adolf Hitler: “Mein Kampf”, Free Ebrei edizioni, 2017
Javier Alonso Lopez: “Il mito dei Protocolli dei Savi di Sion”, Storica, N.G., n. 105, 2017
Philipp Rupprecht: “Il fungo velenoso”, in Ceritto, Messineo: “Libriamoci”, Le Monnier


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