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domenica 17 dicembre 2017

Prigionia negli Stati Uniti


Dino Parri, Marizio Parri, Il Giuramento. Generale ad El Alamein. Prigionieri in America (1942-1945), Milano, Mursia, 2009, 400 ppEuro 22.00,

Un generale di brigata del regio esercito partecipa, sempre in prima linea, all’ultima offensiva italo-tedesca in Africa Settentrionale nell’estate del 1942 ed è fatto prigioniero ad El Alamein. Privato di ogni autorità, continua a combattere contro le armi della guerra psicologica americana che cercano di costringerlo a smettere di essere quello che sempre è stato: un soldato italiano. L’8 settembre 1943 è posto davanti a scelte impegnative. Rifiuta l’idea che la Patria sia morta. Cerca invece di salvarla nell’unico modo che gli è possibile  continuano a crederci. Riafferma la propria lealtà ad un giuramento dal quale nessuno lo aveva sciolto. Entra in urto con superiori e colleghi più inclini ad adattarsi alla nuova realtà e che, una volta rientrato in Italia, gli faranno pagare il conto in modo subdolo”. Una presentazione forte in un volume che è di estremo interesse per comprendere aspetti importati della prigionia in mano agli Stati Uniti, che non è stata tutto rose e fiori; ed ancora più interessante per avere luce e spunti di quegli anni terribili che furono quelli del secondo dopoguerra, dove accanto a volontà di rinnovamento apprezzabili, vi era la lotta nascosta per nascondere il proprio passato e presentarsi nella luce più idonea per essere accettati. Il volume è corredato da una importante appendice in cui si mostra come sono stati organizzati i prigionieri italiani in mano agli Stati Uniti, un contributo molto interessante sulla prigionia a stele e strisce; altro dato apprezzabile le ricchissime note ai corposi capitoli, che permetto di penetrare la situazione reale di quegli anni terribili; interessante anche la parte iconografica, che riporta la situazione del campo di Monticello nei dettagli. Un'altra interessante caratteristica di questo volume, ed è per questo che è valido nell’ottica della conoscenza della prigionia italiana in mano statunitense, che senza mai affrontarlo in modo diretto, fa emergere chiaramente la scelta americana dell’uso dei prigionieri come mano d’opera (tutte le Nazioni in guerra erano “affamate di mano d’opera); per questo tutta l’attenzione era focalizzata sulla truppa e sui sottufficiali; gli ufficiali, soprattutto di grado elevato, erano, agli occhi degli americani “inutili” e quindi lasciati in disparte e poco considerati. Un atteggiamento psicologico rilevante che incise non poco in questa prigionia. L bibliografia è essenziale, curata e mirata. Un volume scritto con il cuore, esempio veramente degno di nota come, pur in un ambito famigliare ed affettivo, si preserva la Memoria.

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