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mercoledì 27 dicembre 2017

Dottrina e Procedimenti di Impiego. Aspetti generali. Bozza

ARCHIVIO

Il Dizionario minimo della Grande Guerra vede, con la fine del 2017, la conclusione dei testi del Compendio ( 1914,1915,1916,1917, 1918).ed i segmento complementare, collegato ai testi, del Glossario (1914,1915,1916,1917, 1918). Ora inizia la fase di revisione, critica e affinamento dei predetti testi e quella integrativa del Glossario.. Al fine di allargare la base di queste operazioni, per una partecipazione più ampia, quale è il carattere collettivo di questa opera, si pubblicheranno via via i paragrafi più significativi dei Compendi con le relative indicazioni, al fine di avere contributi da parte di tutti coloro che vogliono partecipare a questa  iniziativa. Un ulteriore allargamento della base di partecipazione è dato dal collegamento con il blog www.coltrinaristoriamilitare.blogspot.com, in cui altri testi, od anche i medesimi, verranno pubblicati per coinvolgere studenti, cultori e studiosi fuori dalla cerchia del Nastro azzurro. (mc)

Da:
Dizionario Minimo della Grande Guerra, 1914, Compendio, Capitolo 1, Dottrina e procedimenti di impiego., Aspetti Generali
Roma, Istituto Nastro Azzurro - CESVAM, in preparazione

"Una lettura attenta della elaborazione della dottrina e dei procedimenti di impiego dei maggiori eserciti europei dalla Guerra franco-prussiana del 1870-1871, passando attraverso le esperienze della guerra Anglo-boera del 1899-1900 a quella Russo-giapponese (1904-1905) fa emergere in modo evidente il distacco tra le soluzioni adottate e la realtà della situazione operativa. Ovvero un distacco tra piani e mezzi a disposizione, che rappresenta una delle chiavi di lettura dello stallo tattico che si ebbe dal novembre 1914 al novembre 1918. I mezzi che la tecnologia, ovvero il progresso tecnologico, metteva a disposizione erano tali che impiegarli con i concetti dottrinali adottati fece si nessuno dei contendenti fosse in grado, nella Grande Guerra, cioè a prevalere sull’avversario, e quindi a raggiungere la vittoria e quindi a porre fine alla guerra stessa. Questo divario fu superato solo nell’ottobre-novembre 1918 in modo casuale ( cioè la vittoria italiana a Vittorio Veneto ottenuta per manovra e non per rottura) ma che ebbe totale conferma venti anni dopo negli stessi luoghi franco-belgi con l’offensiva tedesca del 10 maggio 1940. La concezione difensiva francese, tra le due guerra ancora sulle riflessioni della grande guerra, cioè ancora rivolta al passato, che si esplicò con la costruzione della linea Maginot, una serie di fortificazioni possenti dalla Svizzera la confine belga, monumento all’insipienza dottrinale francese, fu il fattore di successo dei tedeschi che, combinando la manovra con il fuoco, dopo aver sostituito il trinomio ostacolo-mitragliatrice-reticolato il binomio carro armato-aeroplano in funzione tattica, aggirando ed infiltrando le difese francesi in sei settimane non solo erano al mare ma anche a Parigi, con l’esercito britannico che a stento, in mutande, rientrò in patria per via del miracolo di Dunquerque, conseguendo una vittoria totale.

Tutto è legato da un sottilissimo filo, il cui colore lo può scegliere il lettore, che collega la dottrina del primo dopoguerra, gli errori e le assurdità del suo impiego nella Grande Guerra, le riflessioni su queste errori e la adozione dei procedimenti di impiego frutto di queste. Le opposizioni a queste riflessioni, considerate eretiche, elaborate nel 1940 da parte di quella componente dello Stato Maggiore tedesco ( le cosiddette “teste calde”), ed in Francia da un oscuro colonello comandante di un reggimento carri, il col. De Gaulle, con le quali, finalmente. si allineavano i criteri enunciati da Schlieffen nel suo mai attuato piano del 1906 ai procedimenti di impiego ed ai mezzi.  Il risultato fu la sconfitta della Francia, e la sua retrocessione da Potenza Globale a entità non definita ( divisione dello Stato, ribellione dei degaullsti, perdita dell’Impero coloniale francese, guerra civile all’interno) che solo attraverso sforzi indicibili riuscì a ripresentarsi sulla scena mondiale, ma solo come Potenza regionale.

Il fallimento globale francese nel 1940, e la conseguenza consegna dell’Europa alla Germania, trova la sua origine nelle dottrine e nei procedimenti di impiego della Prima Guerra Mondiale, in cui la Germania riuscì, come detto, finalmente  ad essere d’accordo tra i principi da lei enunciati e l’azione, che gli permise a conquistare tutta l’Europa (1939-1941). L’intervento in Europa di due Coalizioni di Stati, quali si possono considerare l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti d’America, riuscirono a sconfiggere la Germania, (1942-1945) attraverso la testa di ponte rappresentata dalla Gran Bretagna. E’ a tutti noto che la Gran Bretagna, come la Francia nel primo dopoguerra, perse nel secondo dopoguerra il suo ruolo di Potenza Globale, e divenne, al pari della Francia, una potenza regionale. Per queste due sconfitte il Mondo non fu più eurocentrico, ma fino alla fine del secolo scorso, fu bipolare (Stati Uniti ed Unione Sovietica) ed ora, scomparsa la Unione Sovietica ed in evidente declino inarrestabile statunitense (di cui l’attuale amministrazione trumpiana (2016-2020) è la punta di lancia), anche sia  se siamo solo all’inizio, sinocentrico.

Lo studio quindi delle dottrine e dei procedimenti di impiego che si elaborarono e poi si attuarono nella Grande guerra rappresenta una chiave di lettura efficace per comprendere, sia il declino dell’Europa, sia quello degli Stati Uniti, sia le nuove dominanze mondiali che questo secolo propone.

Massimo Coltrinari
(direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

Le osservazioni, commenti e note saranno accettate fino al 10 gennaio 2018, data dopo la quale il Compendio 1914 sarà predisposto in prebozza1.

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