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lunedì 4 dicembre 2017

Moldova. Un paese ai margini

 UNA FINESTRA SUL MONDO

Riportiamo una relazione di viaggio del 2008 come elemento di
raffronto con i dati a disposizione oggi. 


ivarrivarere all’aeroporto di Chisinau, con ancora l’immagine negli occhi della efficienza e della dimensione di uno degli aeroporti intercontinentali occidentali, aiuta subito a comprendere la realtà della Moldova. Mai come in questo caso il concetto della “posizione relativa”[1] di un paese è evidente, come dimostrato, in questo caso, dalla sua storia, passata e recente.[2] In pratica Mosca vede la Moldova come uno dei suoi baluardi occidentali, a cui non può mai rinunciare. E la presenza russa, è possibile coglierla ovunque, nell’aria. La presenza russa è evidente, e marchia anche ogni approccio con gli occidentali: occorre stare molto attenti a riferimenti e indicazioni che possono implicare un qualche giudizio che ricordi la posizione e la situazione di Mosca: questo non pere piaggeria o per assuefazione, ma per retaggio di un rapporto con una grande nazione che ha sempre avuto un ruolo in Bassarabia.
La Bassarabia, una regione più vasta della attuale Repubblica di Moldova, estesa ad est del fiume Prut e fino al Dnestr, in rumeno Nistru, appartenne alla Russia dal 1812 al 1856, passo alla Romania, stato indipendente dal 1859, e dal 1878 al 1917 nuovamente alla Russia. Questi trascorsi giustificano e fanno comprendere come in Moldova i Russi e la Russia siano tanti incidenti. Gli anni tragici della guerra non sono stati dimenticati, e l’occupazione della Moldova da parte romena e la successiva liberazione dell’Armata Rossa furono anni di grandi commemorazioni tra gli anni cinquanta ed ottanta; oggi un po’ meno, tanto che il grande plastico della liberazione di Chisinau, orgoglio del Museo nazionale, è in disuso e le immense stanze che occupa, chiuse.
I Moldovi andavano abbastanza fieri del fatto che la loro lingua di Stato, il moldavo, era l’una lingua del gruppo latino dell’ex Unione Sovietica; si tratta in effetti della lingua romena, anche se alcuni storici moldovi e gli ambienti nazionalisti sostengono l’esistenza di una lingua “moldova” distinta
Se si prendono in mano i dati geografici[3], si ha la conferma che la Moldova trae la sua importanza dalla sua posizione relativa. Tutto è in miniatura e sempra che si abbia perso tempo a vedere da vicino questo che viene presentato uno dei punti di frizione tra la Russia e l’Occidente.
La vita politica moldava è stata scandita dalle elezioni che si svolgono ogni 4 anni, [4] ed è dominata dalla figura politica di padre padrone del presidente Vladimir Voronin.[5] Nel suo ultimo mandato (2005-2009) è stato un personaggio molto emblematico. Aiutato a salire al potere da Mosca, dichiaratamente comunista, successivamente è assurto a protagonista di un marcato riorientamento politico verso ovest, e soprattutto di un irrigidimento dei rapporti con la Russia, a partire dalla mancata firma del cosiddetto rapporto Kozak, [6] che oggi sembra essere ripescato dall’oblio in cui era caduto fino a qualche mese fa.
Alla vigilia delle elezioni dell’aprile 2006 la politica di Voronin poteva sfociare in una risoluzione della questione della Transnistra assolutamente non accettabile per Chininau. A seguito della Crisi Russo-Giorgiana dell’estate 2008  culminata da parte del cremino con il riconoscimento degli Stati indipendenti di Abkhazia e Ossezia, si era ben diffuso il timore tra gli esponenti politici moldoviani che la Federazione Russia potesse adottare analoga decisione per la Transnistria, tenendo sempre sullo sfondo il grande problema della installazione del sistema missilistico di protezione voluto dagli Stati Uniti da installarsi e rendere operativi in Polonia e Cecolosvacchia, considerata da  Mosca una vera e proprio minaccia per la sua sicurezza.
Mosca ha prontamente ribadito che tutti questi timori sono infondati e che rimane fermo il fatto che vuole continuare a partecipare agli sforzi comuni volti ad accontentare tutte le parti in causa, in analogia con gli atti normativi votati dal parlamento della Repubblica Moldova il 22 luglio 2005.[7] Ma la diffidenza rimane. E si coglie proprio negli incontri con gli esponenti moldoviani questa possibilità che Mosca, provocata o non provocata, proceda a riconoscere la Transinistra.

L’Emergenza Transinistra
La Transnistria, regione situata ad est del fiume Dnester, si caratterizza per una forte componente etnica russa ed anche ucraina. Nel momento in cui crollava la URSS, si era sparsa in tutta la Moldova una forte propensione a riunirsi alla Romania, rinunciando alla propria indipendenza, per avere immediati vantaggi soprattutto economici. Questo timore sfociò nel 1990 in una presa di posizione  da parte dei Transnistriani che  sfociò all’atto pratico in una secessione con la creazione della Repubblica Moldova del Dnester, nel 1991.[8] Chisinau non accettò mai questa secessione e quasi subito divampò un conflitto aperto[9] che si concluse due anni dopo grazie ad un accordo, voluto, gestito e mediato da Mosca, sul cessate il fuoco. Questo accordo aveva come garanzia e pegno una brigata di 1500 uomini  della XIV Armata dell’ex URSS, con la motivazione che dovevano presidiare i cospicui depositi di munizioni accumulati in Transnistria, e che in parte erano stati ritirati. La presenza di forze russe è vista dalle autorità di Tiraspol come un fattore di stabilità, e fanno di tutto per ostacolarne il ritiro.
Se le motivazioni di questo conflitto sono presentate come motivazioni etnico-politiche, ovvero il desidero della popolazione della Transinistra di non essere assorbiti dalla Romania e quindi dal mondo occidentale ( qui la Nato è vista ancora con gli occhi di un credente del patto di Varsavia, e gli Statunitensi come i nemici di tutto), la realtà è ben più complessa. Le ragioni sono strategiche. La Russia ha l’esigenza di mantenere la propria presenza e, e quindi la propria influenza, su territori geopoliticamente estremamente sensibili, collocati a ridosso dell’Europa e soprattutto della Nato. Oggi a maggior ragione, rispetto agli anni novanta, dopo che la Romania e la Bulgaria sono parti integranti dell’Occidente, la Transnistria assume sempre più importanza: qui la Russia continua a gestire uno dei più grossi depositi di armi del mondo, sito nel villaggio di Kolbasna, vicino alla città di Riunita, nel nord della Transnistria.[10]
Fallito il piano Kozak, sembrava che la situazione si sbloccasse  nella primavera del 2005 con il cosiddetto “formato pentagonale” 5+2 (Moldova, Transinistra, Russia, Ucraina, OSCE più Stati Uniti e Unione Europea come osservatori) che prevedeva la risoluzione del conflitto in sette punti, tra cui libere elezioni, lo status sostanzialmente paritario tra Moldova e Transnistria, che di fatto avrebbe risolto la controversia.
Dal 2006 tutto è bloccato per le insormontabili incomprensioni tra le due parti, moldoviani e trasnistriani, vanificando ogni prospettiva di soluzione. Si alternano, osservando le questioni a Chisinau, le speranze e le delusioni. Come detto, ripescato il piano Kozack, sembrava all’inizio della primavera che potesse ritornare in auge, facendo ben sperare gli ottimisti, anche all’indomani della dichiarazione del Presidente Obama che nella sostanza gli Stati Uniti rinunciano alla installazione dei missili in Polonia e in Cecoslovacchia. Ma anche questo piano ancorché riveduto,  alla fine della primavera  è miseramente naufragato.
La questione della Transnistria e la sua soluzione sembra passare attraverso i colloqui “faccia a faccia” tra i due esponenti di immagine, Voronin e Smirnov. Un primo incontro si è tenuto l’11 aprile 2008 a Bender; a questo ne è seguito un altro, il 24 dicembre 2008 tenutosi a Tiraspol.



[1] Per “posizione relativa” di un Paese si intende
[2] La Moldova occupa la maggio parte della regione che va sotto il nome di Bassarabia. Questa posizione, nel corso dei secoli, ha reso la Moldova un punto di passaggio tra l’Asia e l’Europa meridionale, con il corollario di guerre e conflitti molto frequenti. Greci, Romani ed Unni si susseguirono nel dominio di questa regione, che nel 13° secolo fu integrata nell’impero Mongolo. Nel XIV secolo, dopo la breve vita di uno Stato moldavo indipendente, questa terra entro nell’orbita e nel sistema turco-ottomano, fino agli inizi dell’ottocento. Al termine della guerra russo-turca (1806-1812) la Bassarabia ( Moldova), terra tra i fiumi Prut e Dnestr, fu acquista dalla Russia zarista, mentre la Moldova occidentale, la Moldova ad avest del Prut detta anche Moldavia, rimase turca. Questa terra, dopo che la Romania divenne indipendente nel 1859, al termine della prima guerra mondiale prese il controllo della Moldova sotto controllo russo. L’Unione Sovietica non accettò mai questo stato di cose e non riconobbe la sovranità romena e nel 1924 lungo la sponda occidentale del Dnestr creò la repubblica autonoma Moldova. Fu Stalin a creare in seno all’Ucraina una Regione Autonoma Moldava, poi elevata a Repubblica Socialista Sovietica Autonoma Moldava su una piccola strisca di territorio sulla riva sinistra del Snestr, senza però comprendere in tale territorio la parte montagnosa a nod e la costa del Mar Nero a sud. La controversia si risolse nel 1940, quando la Romania dovette cedere e l’Unione Sovietica creò la Repubblica Socialista Sovietica Moldova. La rivincita romena arrivò l’anno dpo, nel 1941, quanto la Romania, alleatasi alla Germania, si unì all’attacco alla URSS. Nel 1944, con l’avanzata dell’Armata Rossa e nel 1945 con la fine delle guerra la Moldova fu ceduta di nuovo alla URSS. IL confine attuale tra MOldova e Romania è stato tracciato, e ratificato con accordo, nel 1941. L’Uscita della Moldova dalla URSS è stata proclamata il 27 agosto 1991, data di inizio della Molava attuale. 

[3] La Moldova occupa il settore sudoccidnetale del bassopiano sarmatico e si estende dal corso del fiume Prut, ad ovesta quello del fiume Dnstr, ad est ed oltre, nella Transnistria, per una superficie di 33.800 kmq. Confina  con l’Ucraina ad est, nord e sud, e con la Romania, ad ovest. La capitale, Chisinau, ha circa 662.000 abitanti (2002) e con l’agglomerato urbano e suburbano non raggiunge che i 778.900 abitanti (2002) Le altre città principali sono Tiraspol (185.000 abitanti), capoluogo della Transnistria, Balti (151.300 abitanti), Tighina (125.000 abitanti). La bandiera  è blu, gialla, ross, a bande verticali, con lo stemma al centro della banda gialla.
[4]La struttura costituzionale, è incentrata sulla Costituzione del 28 luglio 1994, emendata nel 2000. La forma del Governo è quella di una repubblica parlamentare. Il presidente è eletto dal parlamento per 4 anni; il Primo ministro è designato dal Presidente previa consultazione del parlamento; il premier si sottopone al voto di fiducia del Parlamento insieme con i ministri da lui designati. Il Parlamento (Parlamentul) unicamerale è formato da 101 membri, il cui mandato dura 4 anni: Il potere giudiziario  prevede una Corte Costituzionale che controlla gli atti del Governo e del parlamento; il territorio, amministrativamente, è diviso in 33 distretti. Il suffragio è universale per i maggiori degli anni 18.      
[5] Vladimir Voronin è l’unico Capo di Stato dei Paesi ex URSS che nel 2001 non esito, all’indomani delle elezioni a dichiararsi apertamente comunista, e già nel suo discorso di insediamento attribuì alla Russia il ruolo di “pater strategico” della Moldova, accentuando una propensione pro-Mosca della politica moldova. Nelle elezioni del 6 marzo 2005  Voronin raccolte oltre 75 seggi dei 101 disponibili. Rieletto  come Presidente della repubblica , nel suo discorso di insediamento  ribadì le linee fondamentali della sua politica: avvicinamento all’Europa e risoluzione della questione della Transnistria, ribadendo l’urgenza che le truppe russe lascino la regione secessionista.
[6] Su iniziativa del Ministero degli esetri della federazione Russa, veniva consegnata nel novembre 2003 a tutte le parti interessate, Governo Moldovo, rappresentati della Transinistria, in particolare a Ivor Smirnov, ed al Governatore della Gagauzia, una proposta del Cremlino per un rapida soluzione del problema della Transinistria. La proposta prevedeva la costituzione di una  Repubblica Federale di Moldova, stato indipendente, sovrano, e neutrale, con elezione diretta del presidente federale; smilitarizzazione dell’intero territorio nazionale; centralizzazione delle questioni doganali, finanziarie, monetarie, valutarie e di difesa. Il parlamento della Federazione doveva essere bicamerale ( Camera dei Rappresentanti, 71 deputati, e Senato (26 senatori, di cui 9 rappresentanti della Transnistria, 4 della Gagauzia e gli altri della rimanente parte della Moldova. Da sottolineare che la lingua moldova doveva essere dichiarata lingua nazionale, mentre il russo avrebbe dovuto divenire lingua ufficiale su tutto il territorio della federazione.
Il piano Kozak fu accettato subito dai Transnistriani, ed in un primo momento anche da Voronin; La firma si sarebbe messa in occasione della visita del presidente Putin a Chisinau; poche ore prima dell’arrivo di Putim a seguito anche delle pressioni di Stati Uniti Unione Europea e OSCE, Voronin sconfessò l’accordo che provocò la irritata cancellazione della visita di Putin con conseguente irrigidimento di Mosca.
[7] Questi atti stabiliscono insieme l’integrità statuale della Moldova e la garanzia delle autonomie, in particolare quella della Transinistra, ma anche le altre, non ultima quella gagauzica.
[8] La repubblica Moldova di Transnistria (Pridnestrovskaja Moldovskaja Republika) è stata autoproclamata il 2 settembre 1991.
[9] Nel novembre 1991 il conflitto entrò nella sua fase più violenta. Da una parte la Guardia Civile della Transnistria, sostenuta ed armata dalla XIV Armata sovietica, al comando del generale Alexander Lebed, elemento di spicco nel tentativo di golpe in Unione Sovietica nel 1991, ove intervenne a favore di Mikhail Gorbacev e Boris Elcin, e che morì in circostanze misteriose il 28 aprile 2002 a seguito di un incidente di volo in Siberia e l’esercito moldovo. IL principale scontro lo si ebbe a Bender tra il 19 ed il 21 giugno 1992 nei pressi della città di Bender, con la perdita di oltre un migliarino di morti di entrambe le parti
[10] Si calcolava che fino a qualche anno addietro i materiali bellici di ogni tipo e le munizioni assommassero a 42 mila tonnellate. Tale arsenale doveva essere smantellato a seguito degli accordi di Istanbul del 1999, che non erano altro che l’applicazione del trattato CFE, che prevedeva tale smantellamento entro il 2001 ed il ritiro delle truppe russe dalla Moldova entro la fine del 2002. I transnistriani si sono sempre opposti a questi accordi, in quanto sostengono che tale materiali e munizioni “appartengono al popolo della Transnistria” e quindi non alla ex-URSS e quindi non va toccato.  

massimo coltrinari
(direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org)

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