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mercoledì 15 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore MIlitare alle Fosse Ardeatine. Sabato Martelli Castaldi

 ARCHIVIO

( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Tenente Colonnello di Fanteria del Regio Esercito Italiano

Sabato MARTELLI CASTALDI

(Cava dei Terreni (SA), 19 agosto 1896– Roma, 24 marzo 1944)

 


Primogenito di Argia Martelli e di Sabato Castaldi avvocato molto noto nel salernitano trascorre la sua infanzia, a causa della professione paterna, a Salerno e a Napoli. Inviato dalla famiglia a Roma per frequentare il collegio San Giuseppe – Istituto de Merode, decide di iscriversi all’associazione giovanile di Azione Cattolica interna all’istituto. Fu in questi anni di formazione che decise di iscriversi all’istituto capitolino. Conseguito il diploma liceale si trasferisce con il fratello per iscriversi alla facoltà di Ingegneria del Politecnico.

Con l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale Marcelli Castaldi ancorché non abbia ancora concluso il ciclo di studi necessari per il conseguimento della laurea si arruola volontario nel Regio Esercito. Nominato Sottotenente in Servizio Attivo Permanente del Genio a dicembre del 1916 è assegnato al 1° Reggimento Genio ed inviato al fronte.

Con la 73ª Compagnia Genio nel maggio del 1917 ha modo di distinguersi in combattimento meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare in quanto “contribuiva efficacemente al forzamento dell’Isonzo, apprestando passaggi e trasportando materiali, sotto il fuoco nemico, incurante del pericolo, sempre animoso e pieno di slancio”.

A maggio nel 1918 chiede e ottiene di transitare nel Corpo Aeronautico Militare divenendo comandante della IV Sezione Autonoma Avieri e partecipando a diverse missioni di guerra meritando nell’estate del 1918 una Medaglia d’Argento al valor Militare per aver compiuto “…numerosissimi voli in territorio occupato dal nemico, spingendosi sovente di propria iniziativa anche oltre gli obbiettivi assegnatigli e riportando importanti informazioni militari e preziosi rilievi fotografici. Oltrepassava sempre con mirabile sprezzo del pericolo gli sbarramenti del fuoco avversario, tornando più volte col velivolo colpito mai arrestandosi nel compimento del proprio mandato, anche se sotto la minaccia dei caccia nemici. Quale comandante di sezione, con l’esempio suscitava l’energia e l’emulazione dei suoi piloti, infondendo in essi il più sano e vivo entusiasmo al dovere.”

Negli ultimi mesi di guerra si guadagna un’ulteriore decorazione, una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, per le sue numerose azioni di volo “…sul nemico, spesso compiuti in condizioni meteorologiche avverse, rese preziosi servizi. Più volte si portò a bassa quota su di un campo nemico, distruggendo con efficace bombardamento hangar ed apparecchi; compì altre importanti azioni fornendo preziose notizie, mitragliò le trincee avversarie, tornando più volte con l’apparecchio gravemente danneggiato”.

Al termine del conflitto, chiede di essere inviato in Libia nelle operazioni di riconquista della Libia meritando due encomi solenni. Rientrato in Patria per malattia, si sposa con Luisa Barbiani da cui ha due figli, trasferendosi a Roma.

Con la costituzione della Regia Aeronautica prosegue la carriera nella forza Armata assumendo incarichi di comando al 7° Gruppo Autonomo da Caccia nel grado di Maggiore e di Colonnello al 20° Stormo; è inoltre impiegato in diversi incarichi nello Stato Maggiore divenendo nel 1933 con il grado di Generale di Brigata Aerea comandante della 5a Brigata Aerea.

Giunto ormai all’apice della carriera divenendo a soli 39 anni, il più giovane Generale in servizio rendendolo il più giovane ufficiale in quel ruolo, tanto da meritarsi la fiducia di Balbo, che lo vuole come Capo DI Gabinetto nel suo Ministero, rivolgendogli in una missiva le seguenti parole: Caro Martelli, la mia aspirazione è portare l’Arma sempre più in alto. Non fallirò se mi assisterà il destino e l’opera di collaboratori del suo valore, caro camerata».

Dal 1° luglio al 12 agosto 1933, Martelli Castaldi è impegnato nell'organizzazione della Crociera Aerea del Decennale, un evento celebrativo ideato da Balbo, e gestendo i contatti tra il ministro e Mussolini, che voleva essere aggiornato sui progressi della missione.

La vita di Martelli Castaldi sembra a questo punto seguire una buona direzione, anche dopo la nascita del suo terzo figlio. Negli ambienti romani si pensa che possa diventare Ministro dell'Aeronautica dopo il trasferimento di Balbo in Libia quale Governatore della colonia.

Tuttavia, Martelli Castaldi è allontanato dalla Regia Aeronautica per aver messo in discussione le capacità della Forza Armata, decidendo di denunciare la situazione a Mussolini, scrive un rapporto critico nel quale descrive come il Generale Valle Capo di Stato Maggiore, disponga il costante spostamento degli stessi aerei da un aeroporto all’altro, per poi mostrarli nel corso delle grandi manifestazioni organizzate dal regime fascista a fini propagandistici.

Nel testo Martelli Castaldi riportava: “Qui c’è in gioco l’avvenire della Nazione e non è oltre tollerabile che si continui sulla strada dell’illusionismo organizzato in grande stile». In merito ad una manifestazioen che si sarebbe dovuta svolgere a breve aggiungeva: “Giove Pluvio permettendo e con una certa talquale benevolenza di Eolo, avverrà tra giorni l’attesissimo “kolossal girandola” di Furbara»

Purtroppo, la sua lealtà non viene apprezzata, e su consiglio di Valle, Mussolini lo mette a riposo senza stipendio per presunta insufficienza di qualità militari e di carattere.

Senza lavoro si trasferisce in Etiopia con la famiglia dove, dopo un relativo periodo di benessere e tranquillità, l’apparato repressivo del regime esercitato tramite forti pressioni dell’OVRA lo costringe a far rientro in Italia trasferendosi a Roma.

Trovato impiego presso il Polverificio Stacchini, grazie alle sue abilità e qualità, entra nelle grazie del proprietario il conte Ernesto Stacchini divenendo in poco più di un anno Direttore Tecnico Amministrativo dello stabilimento

Con la caduta del regime fascista il 25 luglio del 1943, il nuovo Capo del Governo il Maresciallo Badoglio lo chiama per tentare di ricostituire il Ministero dell’Aeronautica e procedere alla riorganizzazione dei reparti di volo, al fine di proseguire il conflitto. Ogni progetto viene però cancellato a causa della firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943.

Trovandosi dunque a dover decidere da che parte schierarsi, l’ex generale scelse di entrare a far parte della Resistenza che andava approntandosi nella città di Roma e di assumere il nome di battaglia di «Tevere».

Entrato nel movimento di resistenza prende parte personalmente a diverse operazioni clandestine fornendo esplosivi, prelevati dallo stabilimento in cui lavora, alle bande operanti nel Lazio e in Abruzzo. Si impegna poi nel boicottare con ogni mezzo la produzione degli esplosivi per gli occupanti tedeschi. effettua rilievi topografici utili alla resistenza e agli Alleati, garantendo anche informazioni sulla presenza nel territorio delle unità tedesche. Degna di nota è la progettazione di un campo di atterraggio di fortuna, realizzato in seguito nella periferia romana, con il quale gli Alleati possono evitare gli aeroporti presidiati dalle truppe naziste. Meritoria è anche, grazie ai suoi contatti con le autorità germaniche, l’opera di reperimento di documenti e salvacondotti, che provvede a contraffare, da distribuire ai ricercati dai nazifascisti.

All’inizio del 1944 i tedeschi grazie ad una delazione di un operaio hanno la conferma dei movimenti che avevano generato in loro forti sospetti sulle attività condotta a favore della Resistenza dal personale direttivo dello stabilimento. Il dipendente, che non conosceva però le reali dinamiche in corso, denunciò il proprietario Ernesto Stacchini, del tutto estraneo alle vicende e totalmente all’oscuro dell’opera di Martelli Castaldi che spontaneamente si presentò il 17 gennaio al comando tedesco assumendosi ogni responsabilità.

Tradotto immediatamente al carcere di Via Tasso in una «camera di m. 1,30 per 2,60», così descritta in un biglietto fatto recapitare clandestinamente alla famiglia, utilizzando un espediente appreso durante la frequenza del collegio. Chiesti dei limoni ai suoi carcerieri e un pennino riesce ad inviare alla propria consorte dei biglietti che in apparenza sembrano privi di scrittura, ma se scaldati alla luce di una candela rivelano il messaggio celato. Sottoposto a tortura nello stesso messaggio così descrive le condizioni di vita all’interno delle celle «siamo in due, non vi è altra luce che quella riflessa di una lampadina elettrica del corridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico comincia ad andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha dato il colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davvero da “gentleman”. Definito “delinquente” sono stato minacciato di fucilazione e percosso, come del resto è abitudine di questa casa: botte a volontà».

Nonostante sia bastonato e sottoposto a sevizie non rivela alcun particolare utile che possa svelare l’organizzazione della Resistenza a Roma.

Il 4 marzo del 1944 invia alla famiglia l’ultimo messaggio nel quale riporta: «i giorni passano e oggi 47° credevo proprio che fosse quello buono; e invece ancora non ci siamo. Per conto mio non ci faccio caso e sono molto tranquillo e sereno, tengo su gli umori di 35 ospiti di sole quattro camere, con barzellette, pernacchioni (scusa la parola che è quella che è) e buon umore. Unisco una piantina di qui per ogni evenienza, e perché per mezzo del latore, quest’altra settimana, me la rimandi completata. Penso la sera che mi dettero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento, solo alla 24ª nerbata risposo con un pernacchione che fece restare i 3 manigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24ª frustata fu un poema! Via Tasso ne tremò e al fustigatore cadde di mano il nerbo. Che risate! Mi costò tuttavia una scarica ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è la mancanza d’aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni istante».

Venti giorni dopo, prima di essere condotto alle Fosse Ardeatine per essere giustiziato con un colpo alla nuca ha la forza di scrivere su un muro della cella: Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio”

Secondo Kappler nel processo a suo carico Martelli Castaldi prima di essere colpito gridò per due volte “Viva l’Italia!”.

Con il Decreto Legge del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 117 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 27 dicembre 2025

https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/martelli-castaldi-sabato/

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/martelli-castaldi-sabato

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://www.mausoleofosseardeatine.it

http://www.tuttosucava.it/gen_castaldi.htm

 

 


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