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giovedì 9 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944 . Rapporto del Comandante Magg. Giulio Mannucci Benincasa.

 ARCHIVIO

Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana

Manuel Vignola



3) Benincasa Mannucci Giulio, maggiore comandante interinale, rapporto sui Tre Carabinieri e proposta per il conferimento agli stessi della medaglia d’oro, e al carabiniere Naclerio Francesco della medaglia d’argento, 21 marzo 1945. Legione territoriale dei CC.RR. di Firenze gruppo interno di Firenze. N° 318/21/1944 di Prot. Div. 18 Firenze li 21/3/1945 OGGETTO: FUCILAZIONE DI TRE CC.RR. DELLA STAZIONE DI FIESOLE DA PARTE DEI TEDESCHI. Al comando della legione territoriale CC.RR. di Firenze Il 6 agosto 1944 il V. Brig. a piedi dei CC.RR. Amico Giuseppe comandante il distaccamento della G.N.R. [Guardia Nazionale Repubblicana] di Fiesole, venne arrestato per ordine del comando tedesco locale e deportato, insieme ai civili del luogo al “Passo del Giogo” per escavazione di trincee facenti parte del sistema della linea Gotica. In seguito a tale arresto, della caserma di Fiesole rimanevano soltanto l'appuntato a piedi effettivo dei CC.RR. (promosso a tale grado dalla G.N.R.) Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Mascolo Margherita nato e residente ad Agerola (Napoli) (14987-80 1910). Carabiniere a piedi effettivo Sbarretti Fulvio di Angelo e di Gasparri Santa nato e residente a Nocera Umbra (Perugia)-(9473-72-1922) Carabiniere a piedi effettivo Marandola Vittorio di Angelo e di Marandola Angela, nato e residente a Cervato (Frosinone)-(27277-85-1922) Carabiniere a piedi effettivo La Rocca Alberto fu Vincenzo e di Gisella Filomena, nato e residente a Sora (Frosinone)-(851924). L'appuntato Naclerio quale più elevato in grado e più anziano, dovette assumere il comando del distaccamento. A Fiesole, fin dal 2 agosto era stato proclamato lo stato di emergenza e, oltre il comando germanico, tenuto da un giovane tenente Hiesserich finora non meglio identificato, erano rimaste qualche autorità italiane, il Vescovo Mons. Giovanni Giorgis e il Segr. Comunale Dott. Luigi Oretti. Disorientato e intimorito, dopo l'arresto del comandante, l'appuntato Naclerio si portò dal Vescovo, cui chiese appoggio e consiglio per il comportamento da tenere e per l'opera da svolgere insieme ai dipendenti carabinieri. Il Vescovo Mons. Giorgis fece presente al militare le necessità di continuare a tutelare l'ordine pubblico del delicato periodo di emergenza e, nell'esortarlo in tal senso di rassicurarlo sui suoi timori a riguardo dei tedeschi, dicendogli che si sarebbe personalmente interessato, il loro comando, per garantire ai tutori dell'ordine libertà di azione loro affidate, richiese anche al graduato un elenco nominativo dei componenti il distaccamento per poterne fare consegna al detto comando germanico e per ottenere per essi la dovuta garanzia. L'elenco richiesto venne consegnato a Mons. Giorgis la mattina del giorno 7 agosto e il 9 successivo l'appuntato Naclerio, non avendo ricevuta altra notizia si portò nuovamente a conferire con il Vescovo che, pur dicendogli di non aver potuto prendere cond[…]to col comando tedesco per l'assenza del P. Francescano che faceva da interprete lo rassicurò nuovamente a non abbandonare il servizio. [L’] 11 agosto il Naclerio, tramite la domestica Torrini Edilia ricevette un messaggio inviatogli dal V. Br. Amico2 (V.A. 1 bis N° 14). Detto messaggio, cui era unita la somma di lire mille comunicava che in Firenze si combatteva per le strade, che il sottoufficiale era riuscito ad evadere dal “Passo del Giogo” e si nascondeva nei pressi di Fiesole conteneva anche l'ordine per i militari di portarsi a Firenze e abbandonare la caserma, camuffandosi da fratelli della Misericordia a servizio delle portantine di detta Confraternita che giornalmente da Fiesole trasportavano feriti a Firenze. Ricevuta tale comunicazione il Naclerio incaricò la Signora Bartolucci Piera di recarsi in suo nome dal Vescovo per sapere cosa avesse fatto e quale impegno avesse avuto col comando tedesco nei loro riguardi. La Bartolucci riferì al Naclerio che il Vescovo aveva inviato l'elenco al detto comando senza averne ricevuta risposta ed assicurazione, tanto che egli stesso non sapeva precisamente cosa meglio consigliare ad essi. Aveva altresì aggiunto che, se avessero ritenuto conveniente lasciare la caserma, cercassero rifugio in qualche casa del paese per essere pronti al momento di maggior bisogno. (Vedi all. N° 13). Verso le ore 20,30 del giorno stesso, i quattro militari, dopo aver provveduto a sotterrare le armi e le munizioni nell'orto della caserma e dopo avere indossati indumenti civili chiusero la caserma consegnandone la chiave alla domestica (V. all. 1 bis e N°3) e si portarono nei locali della Misericordia ove appresero che anche ai portaferiti di detta Confraternita è stato inibito di muoversi. Nell'impossibilità di servirsi del mezzo loro indicato dal V. Brig. Amico3 e di poter effettuare il percorso a piedi traversando la linea di combattimento, i militari nell'intenzione di profittare appena possibile di altra favorevole occasione, decisero di pernottare nelle grotte dell'Anfiteatro romano. Nelle suddette grotte rimasero fino alle ore 18 del successivo giorno 12, ora in cui un civile si recò a chiamare l'appuntato Naclerio, dicendogli che Mons. Turini, cancelliere della Curia Vescovile di Fiesole (V. all. N°[…] ) e il segretario comunale Dott. Oretti (V. all. N° 6), avevano urgente necessità di parlargli. Il graduato, sull'indicazione ricevuta, si recò nei locali della Misericordia ove trovò entrambi i predetti che gli comunicarono come il comando tedesco, accortosi dell'allontanamento dei militari dell'arma, avevano reso noto che se, entro la sera stessa, i carabinieri non si fossero presentati, 2Nel documento è scritto “D’Amico”. 3Nel documento è scritto “D’Amico”. avrebbero ordinato la fucilazione di dieci ostaggi del paese già in sue mani fin dal giorno I0 agosto (V.all. N°8). I medesimi non fecero nessuna pressione, né dettero consigli di sorta all'appuntato Naclerio, cui si limitarono a dire “che si rimettevano alla coscienza sua e dei suoi uomini” analogamente non si dissero portatori di alcuna garanzia, per il caso che i militari avessero deciso di presentarsi (V. all. N°5 e 6). L'appuntato Naclerio, fortemente conturbato per la notizia ricevuta, fece ritorno presso i suoi compagni e la comunicò ad essi che ne rimasero, a loro volta, atterriti. Dopo breve riflessione e consultazione nella quale il Car. Marandola pose in rilievo che se la fucilazione degli ostaggi fosse avvenuta, essi non avrebbero più trovato pace per tutta la vita, (V. all. N°3), decisero unitamente di presentarsi senza porre altro indugio- perfettamente consci del pericolo certo cui si esponevano, pensando alle ineluttabili conseguenze del fatto di aver sotterrate le armi, s'incamminarono immediatamente per presentarsi al comando tedesco. Strada facendo, giunti ai locali della Misericordia, “incontrarono ancora Mons. Turini4 e il Dott. Oretti, che vi erano rimasti in attesa della risposta e ad essi comunicarono la decisione presa, ricevendone lode. (V. all. N°6). Il Dott. Oretti consigliò l'appuntato, che avendo famiglia non abitava in Caserma, di andare subito a casa e indossare l'uniforme e di presentarsi con lui e Mons. Turini5 al comando tedesco per dargli comunicazione dell'avvenuto ritorno dei carabinieri. (V. all. N°6) – I tre carabinieri, invece, si inviarono direttamente in caserma, che trovarono già occupata da tedeschi i quali, al loro giungere, stavano perquisendo il piano superiore (V. all. N°4 e 7). Infatti, mentre avveniva quanto riferito, nei riguardi dei militari, il comandante tedesco aveva ordinato al Rag. Nieri Raffaello, impiegato comunale, di far guida a due militari tedeschi, che avevano incarico di perquisire la caserma della G.N.R. (V. all. N°7). Detto Nieri giunto alla caserma e trovatala chiusa, aveva fatto inutile ricerca della chiave dalla domestica, quindi aveva chiamato il fabbro Bartolini Domenico (V. all. N°7 e N°4) per forzare il cancello della porta d'ingresso, mentre i tedeschi, impazienti dell'attesa si erano introdotti nell'orto scavalcando un muro di cinta (V. all. N°2 e 7). Aperta la porta dal fabbro Bartolini e il Rag. si introdussero nella caserma che presero ad ispezionare minutamente. Mentre perquisivano il piano superiore, giunsero i tre carabinieri che nell'abito civile in cui si trovavano, vennero al cospetto dei militari tedeschi per conto dei quali il Nieri, già a conoscenza di quanto veniva ricercato, gli richiese del luogo dove avevano lasciato le armi (V. all. N° 4 e 7). Nell'impossibilità di fare altrimenti, i militari indicarono l'angolo dell'orto ove le avevano sotterrate, e obbedendo all'ingiunzione loro fatta dai tedeschi, con le armi in pugno, provvidero a disseppellirle e quindi caricatele sulle spalle le portarono al comando tedesco sotto la scorta dei 4Nel documento è scritto “Torrini”. 5Nel documento è scritto “Torrini”. militari tedeschi (V. all. N° 4 e 7). L'appuntato Naclerio, frattanto accompagnato da Mons. Turini6 e da Oretti, si era recato presso il detto comando che aveva assicurato del ritorno dei Carabinieri. Avendo appreso che il Rag. Nieri già si trovava in caserma con i soldati tedeschi, vi si diresse anche lui e vi trovò solo il fabbro Bartolini, che lo mise al corrente di quanto era accaduto (V. all.N° 3 ) Subito preoccupato dal fatto che tra le armi sotterrate vi erano cinque moschetti anziché tre- t[an]ti erano i carabinieri presenti, mentre il moschetto del Naclerio era stato nascosto in casa e da lui stesso rilevato all'atto in cui indossò l'uniforme-, si portò di corsa al comune per rilevarvi il Dott. Oretti e insieme a lui si recò nuovamente al comando germanico, ove, subito richiesto il proposito, spiegò all'ufficiale che i due moschetti in più appartenevano ai militari che si trovavano in licenza di convalescenza. La giustificazione non sembrò convincere il tenente tedesco, che impartì l'ordine di arrestare l'appuntato e di associarlo agli altri militari, che si trovavano, sotto scorta, in altra stanza del comando. Dopo circa venti minuti i quattro militari dell'arma, scortati da militari tedeschi, armati, furono condotti all'albergo Aurora e rinchiusi in [un] sotterraneo dell'albergo stesso. Trascorsero circa tre quarti d'ora, quando i tre carabinieri furono fatti uscire e l'appuntato, rimasto solo, udì dopo pochi minuti tre distinte scariche di fucile mitragliatore poi nell'intervallo fra la prima e la seconda; un grido di “Viva l'Italia” e un lamento, per ultimo alcuni colpi di pistola (V. all. N°3). La sorte dei tre eroici carabinieri che avevano volontariamente e con piena consapevolezza deciso, con atto della propria volontà spinta all'estremo sacrificio dai più nobili sentimenti di altruismo e di abnegazione appresi nel diurno compimento del dovere durante il servizio prestato tra le fi[le] dell'Arma inesorabilmente compiuto; per essa dieci vite innocenti erano salve ma di fronte all'eroico comportamento dei tre olocausti, esempio virile di [su]preme virtù militari e di civica lealtà, la stessa barbarie teutonica rimase perplessa e conturbata ed infatti il cinico ufficiale, da quel momento, rifiutò ogni contatto con persone del paese, si chiuse- quasi vergognoso del delitto commesso- in un completo isolamento che mantenne per tutto il tempo della sua permanenza in Fiesole. Quando verso le ore 21 dello stesso giorno e della stessa sera, trascorsa appena un'ora dall'eccidio, gli venne condotto [in] presenza l'appuntato Naclerio, l'animo suo per quanto tetragono ad ogni umano sentimento per atavico carattere della razza, probabilmente già percosso da rimorso, non ebbe il coraggio di pronunziare un'altra spietata sentenza, e, p[ur] esprimendo minaccia di fucilazione per il caso d'inadempienza dei suoi ordini, dopo essersi informato dell'età, del servizio e dello stato di famiglia del militare, gli ordinò di continuare a prestare servizio alle dipendenze del comune. Nel corso degli accertamenti condotti, si è presa in attento esame anche la posizione di tutte le persone che, di riflesso, vennero coinvolte nel tragico occorso, per stabilire eventuali responsabilità 6Nel documento è scritto “Torrini”. o particolari meriti nell'occorso stesso. Si è pertanto addivenuti alle seguenti conclusioni nei riguardi di ciascuna di dette persone. 1°) Per S.E. Mons. GIOVANNI GIORGIS, Vescovo di Fiesole Per gli intendimenti cui era ispirato, nessun carico può farglisi del consiglio dato ai militari di rimanere al loro posto e di continuare a prestare servizio nell'interesse della popolazione. Anche per il fatto di aver cercato di fare avvertire i carabinieri, quando seppe che il comando tedesco avrebbe proceduto alla fucilazione degli ostaggi se non si fossero ripresentati, è da ritenersi logico e motivato da alte ragioni di coscienza (5V. all. N°5 - 6 - e 6 bis). Il suo intervento in favore di militari al momento del bisogno supremo, quando cioè essi gliene fecero giungere disperata invocazione a mezzo del Dott. Oretti (V. all. 6 bis), non fu personale e devesi riconoscerlo- oltre inefficace- affatto coraggioso. Ciò può tuttavia spiegarsi con lo stato di disagio in cui il Vescovo si trovava, sia per precedenti diffidenze dimostrategli dal detto comando sia per il fatto specifico di avere, in certo modo, garantito al comando stesso che i carabinieri non si sarebbero allontanati. 2°) Per Monsignore TURINI7 Luigi-Cancelliere vescovile nella missione svolta presso l'appuntato Naclerio nei locali delle Misericordia e per incarico del Vescovo, detto prelato non esercitò pressione di sorta nell'animo del militare, onde influenzare la decisione; si limitò comunicargli quanto aveva disposto il comando militare tedesco in ordine all'allontanamento dei carabinieri e a dirgli che “si rimetteva alla coscienza dei militari” per quanto avrebbe deciso di fare. Mons. Turini perorò come meglio poté, a nome del Vescovo, la causa delle vittime e la mancanza di successo non può, in alcun modo, essergli addebitata. 3°) Per il Dott. ORETTI LUIGI- segretario comunale di Fiesole; Per la sua qualità d'impiegato comunale, unico rappresentante rimasto in luogo dell'amministrazione locale, fu costretto a mantenere contatti col comando tedesco ed a subirne gli ordini. Quando il comandante gli fece comunicare la sua spietata decisione, egli disse di non sapere dove fossero i carabinieri e cercò di venire in loro aiuto mettendoli quanto possibile in buona luce. Nella missione espletata insieme a Mons. Turini, si mantenne nei limiti di questi e non fece pressione alcuna sulle decisioni, che i carabinieri presero in piena libertà. Anche il locale Comitato di Liberazione Nazionale che ha condotto inchiesta sul suo operato, lo ha dichiarato indenne da qualsiasi responsabilità. 4°) Per il NIERI RAFFAELLO rag. del Comune di Fiesole; Come il precedente fu costretto dalla qualità d'impiegato comunale a mettersi come il precedente a disposizione del comando tedesco. Venne comandato a far da guida ai militari tedeschi, inviati a 7Nel documento è scritto “Tueeini”. ispezionare la caserma col preciso compito di ricercarvi le armi e di costringere chiunque a dare l'aiuto necessario (V. all. N°7 e N°8). Quando, egli disse alla domestica della caserma, nel chiederle della chiave per entrarvi, non era che la ripetizione di ordini ricevuti e che egli eseguiva sotto la minaccia delle armi dei soldati tedeschi. Altrettanto deve dirsi per quanto riguarda la richiesta del luogo ove erano messe le armi rivolta ai carabinieri, quando questi si presentarono in caserma, durante l'ispezione effettuatasi. Anche dall'opinione pubblica locale non gli vengono mossi addebiti per l'azione svolta. 5°) Per l'ing. BONINSEGNI Silvio; Venne costretto a fare da interprete presso il comando tedesco e in tale missione, insieme al Dott. Oretti, cercò ogni possibilità di convincere il comandante tedesco che i carabinieri non erano elementi ostili. Si premurò di avvertire il Dott. Oretti affinché cercasse subito del Vescovo e comunicargli la posizione di estremo pericolo in cui si trovavano i carabinieri dopo la loro traduzione all'albergo “Aurora”. 6°) Per TORRINI Edilia, domestica della caserma; deve essere posta in rilievo, anche in relazione alla sua scarsa levatura mentale essendo analfabeta, l'atteggiamento veramente coraggioso assunto di fronte alla minaccia dei tedeschi, negando di essere in possesso delle chiavi della caserma, che invece custodiva. Saputo che il Vice Brigadiere d'Amico era riuscito a sottrarsi alla cattività e si trovava a Fiesole-di sua iniziativa- si recava a trovarlo e, per suo mezzo, il sottoufficiale poteva riprendere contatti coi propri uomini e trasmettere loro il messaggio e [i] denari. Meriterebbe di essere premiata. 7°) Per BARTOLUCCI Piera; richiesta dai militari, procurò loro abiti civili e si fece per loro intermediaria presso il Vescovo per riceverne istruzioni. Si prestò a sorvegliare i pressi della caserma per garantire l'allontanamento dei militari. Per tali azioni si mise a rischio di subire rappresaglia e perciò merita di essere premiata per la prova di attaccamento offerta a favore dei carabinieri. I dieci ostaggi, esempi viventi del Sacrificio dei carabinieri erano stati arrestati dai tedeschi fin dal 10 agosto e si trovavano rinchiusi nel sottosuolo dell'Albergo “Aurora” in ambienti diversi da quelli dei militari. Essi, che per l’ubicazione del locale in cui stavano, udirono soltanto scariche di cui non seppero rendersi conto, non percepirono il grido di “Viva L'Italia” lanciato da una delle vittime (V. all. 3); (N° 9-10-11 e 12). Se ne comunicano i nominativi:

1°) MANNELLI Alessandro fu Pietro.

 2°) PESCIULLESI Piero di Gino.

 3°) PAPI Giulio fu Carlo.

4°) VANNETTI Mario di Antonio.

5°) TORRINI Edoardo fu Emilio

 6°) FANTINI Bruno fu Eugenio.

 7°) SANI Mario di Andrea.

 8°) MARCHINI Guido di Giulio.

 9°) CRESCIOLI Ezio di Cesare.

10°) YAHIR Enrico di N.N.

 

Il comportamento dei carabinieri, compendiandosi nell'atto volontario col quale, perfettamente consapevoli, offrirono spontaneamente le loro giovani esistenze perché altre vite fossero risparmiate, trascende il valore morale del comune eroismo fuori e dentro il campo di battaglia e onora l'arma, l'Italia e la stirpe nostra. Questo, purtroppo non poterono comprendere i tedeschi, cui natura negò sensibilità e luce interiore capaci d'intendere e vedere quanto di sublime fosse contenuto nell'atto di docile sottomissione di quei prodi, che avrebbero pure potuto aver salva la vita solo se fossero rimasti nel luogo sicuro in cui si trovavano; ma ciò bene intese il popolo di Fiesole lo dimostrò quando, con plebiscitario concorso volle onorare le salme gloriose, che dall'oscura fossa scavata nello stesso giardino dell'albergo dai barbari uccisori, trovarono degna sepoltura nel cimitero cittadino, e ne benedisse la memoria cospargendone le tombe di lacrime e di fiori. Non offusca la purezza di questi prodi il che siano rimasti in servizio durante il periodo repubblicano della dominazione nazi-fascista, perché essi, pur avendo ciò fatto per ragioni d'indole morale e materiale cui non potevano sottrarsi le loro volontà, mantennero ugualmente incontaminata la fiaccola della fedeltà immobile dell'arma, iscrivendosi tutti al fronte clandestino di resistenza (Corpo Volontario della Libertà-Comando militare Toscano) cui, con rischio personale reso molto maggiore della loro posizione di militari in servizio, resero importanti servizi (Vedi tessera bracciali allegati, nonché dichiarazione al N°[…] ). Per quando sopra, propongo i carabinieri SBARRETTI FULVIO, MARANDOLA VITTORIO, E LA ROCCA ALBERTO, per la concessione della medaglia d'oro a Valor Militare (alla memoria) con la seguente motivazione:

 

 “COSTRETTO, SUO MALGRADO, A PRESTAR SERVIZIO NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE NAZI-FASCISTA, TENEVA SALDA TRADIZIONE DI FEDELTÀ PRENDENDO ATTIVA PARTE ALLE AZIONI DEL FRONTE CLANDESTINO, POCHI GIORNI PRIMA DELLA LIBERAZIONE DEL TERRITORIO, OBBEDENDO A ORDINE IMPARTITOGLI DAL PROPRIO SUPERIORE DIRETTO, DISERTAVA L'ODIATO SERVIZIO PER PRENDERE POSTO NELLE FILE DEI PATRIOTI QUANDO, GIÀ AL SICURO DELLE RICERCHE DEI TEDESCHI, VENNE INFORMATO CHE QUESTI AVEVANO DECISI DI FUCILARE DIECI OSTAGGI NEL CASO CHE EGLI NON SI FOSSE A LORO PRESENTATO ENTRO IL GIORNO STESSO. CERTO E CONSAPEVOLE DI SACRIFIZIO CUI ANDAVA INCONTRO, SERENAMENTE, E SENZA TITUBANZA LO AFFRONTI E VOLONTARIAMENTE SI CONSEGNI NELLE MANI DEI CARNEFICI CADENDO DA PRODE DUE ORE DOPO, VITTIMA EROICA E SUBLIME DEL PIÙ NOBILE SENTIMENTO D'ALTRUISMO, ESEMPIO DI INSUPERABILE VIRTU' MILITARE E CIVILE, DELL'ARMA, DELL’ITALIA E DELLA STIRPE NOSTRA”.

 

Per il carabiniere (appuntato della G.N.R.) NACLERIO Francesco, propongo la concessione della medaglia d'argento al Valor Militare con la sua seguente motivazione: COSTRETTO, SUO MALGRADO, A PRESTARE SERVIZIO NEL PERIODO DELLA DOMINAZIONE NAZI FASCISTA, TENEVA SALDA LA TRADIZIONE E FEDELTÀ PRENDENDO PARTE ATTIVA ALLE AZIONI DEL FRONTE CLANDESTINO. POCHI GIORNI PRIMA DELLA LIBERAZIONE DEL TERRITORIO, OBBEDENDO A ORDINE IMPARTITOGLI DAL PROPRIO SUPERIORE DIRETTO, DISERTAVA L'ODIATO SERVIZIO PER PRENDERE POSTO NELLE FILE DEI PARTIGIANI QUANDO GIÀ AL SICURO DELLE RICERCHE DEI TEDESCHI VENNE D INFORMATO CHE QUESTI AVEVA DECISO LA FUCILAZIONE DI DIECI OSTAGGI NEL CASO (P.7) CHE EGLI NON SI FOSSE A LORO PRESENTATO ENTRO IL GIORNO STESSO, CERTO E CONSAPEVOLE DEL SACRIFICIO CUI ANDAVA INCONTRO, SERENAMENTE E SENZA TITUBANZA L'AFFRONTÒ E VOLONTARIAMENTE SI CONSEGNÒ, UNITAMENTE AD ALTRI TRE CARABINIERI, NELLE MANI DEI CARNEFICI. DUE ORE DOPO, I COMPAGNI CADEVANO DA PRODI, VITTIME EROICHE E SUBLIME DEL PIÙ NOBILE SENTIMENTO 'ALTRUISMO, MENTRE A LUI PER PURO CASO E MIRACOLOSAMENTE, VENIVA RISPARMIATO IL SACRIFICIO SUPREMO. IL MAGGIORE COMANDANTE INTERINALE (F/te Giulio Mannucci Benincasa)

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