ARCHIVIO
Maurizio GIGLIO
(Parigi, 20 dicembre 1920 – Roma, 24 marzo 1944)
Figlio di Armando e Anna
Isnard trascorre l’infanzia e la prima adolescenza tra la Francia e Roma, dove
frequenta il ginnasio, il liceo “Terenzio Mamiani”, conseguendo la laurea in
giurisprudenza a soli 21 anni e distinguendosi per un’intensa attività
sportiva.
Il padre nel
corso del primo Conflitto Mondiale, quale Capitano di fanteria, era stato
decorato con una Medaglia d'Argento al Valor Militare perché ferito in
Francia. Al termine della guerra entra nei ruoli dei Funzionari di Pubblica
Sicurezza, portandolo nel corso della carriera ad assumere la dirigenza
della III Zona OVRA e la Questura di Bologna.
Nel 1939 è
ammesso alla frequenza dei Corsi per Allievi Ufficiali di Complemento e
con l’ingresso dell’Italia nel Secondo Conflitto Mondiale, dopo aver preso
parte alla campagna contro la Francia del giugno 1940 chiede e ottiene di
partire volontariamente per la Grecia.
Nel corso di
questa campagna quale Ufficiale del III Battaglione del 42°
Reggimento Fanteria “Modena”, inquadrato nell’omonima Divisione di
Fanteria (37a) si distingue per coraggio e ardimento
meritando, a brevissima distanza di tempo:
-
il 14 dicembre
1940 sulle Pendici occidentali di Monte Spat una Croce di Guerra al Valor
Militare in quanto “Nel corso di un aspro combattimento contro forze
nemiche soverchianti, era di esempio ai propri dipendenti per ardimento e
sprezzo del pericolo. Durante l'azione, accortosi che il nemico diminuiva la
sua pressione in seguito alle perdite subite, lo contrattaccava decisamente a
bombe a mano, ponendolo in fuga.”
-
il 30 dicembre
1940 a Kurvelesc una Medaglia di Bronzo al Valor Militare per aver
condotto “… un reparto di volontari del suo Battaglione eseguiva un colpo di
mano su importante postazione nemica. Ferito continuava nel suo compito senza
allontanarsi dal suo reparto fino ad operazione compiuta.”,
Giglio viene
anche proposto per ulteriori ricompense al Valor Militare e per il
passaggio in servizio permanente.
Comandato a
Torino nella Commissione Armistiziale con la Francia con sede a Torino,
rimanendovi fino al gennaio del 1943, e dove otteneva la promozione a Tenente.
Giglio ritenendosi insoddisfatto dell’inattività delle mansioni a cui è
sottoposto, chiede di essere trasferito ad un reparto operativo venendo
assegnato all'81° Reggimento Fanteria “Torino”, rientrato dalla campagna
di Russia e stanziato a Roma.
Al momento
della notizia dell’armistizio pur essendo cresciuto nel culto dell'ideologia e
della mistica fascista, con il padre appartenente all'OVRA, rompe
nettamente con il passato rimanendo fedel al giuramento di Soldato e di
Ufficiale. Il 9 settembre del 1943 raccoglie a sé alcuni soldati del Reggimento
e li conduce al combattimento contro i tedeschi a Porta San Paolo; evita poi
che le armi in dotazione al reparto possano finire in mano ai nazisti.
Dopo la resa
della capitale ai tedeschi il 17 settembre abbandona Roma e attraversa le linee
nei pressi di Benevento dove giunge il 4 ottobre consegnandosi a delle
pattuglie statunitensi e ricongiungendosi con gli elementi del Regio Esercito
rimasti fedeli a Vittorio Emanuele III.
Il 7 ottobre
arriva si trasferì a Napoli per presentarsi al comando della 5ª Armata USA
comunicando di avere importanti notizie sui movimenti delle truppe tedesche
osservate durante viaggio effettuato da Roma verso sud.
Nel capoluogo
campano Giglio è indirizzato all' OSS (Office of Strategic Services), che gli
chiede di divenire un proprio agente informativo a Roma
ed arruolarsi nel corpo di polizia della Repubblica Sociale, non prima
però di aver informato le autorità governative italiane a Bari. Dopo il rientro
a Napoli, Giglio, munito di cifrari e di apparati ricetrasmittenti, è
accompagnato in automobile nei pressi dell'altopiano del Matese, da dove, dopo
aver passato ancora una volta le linee, raggiungerà Roma con altri elementi
volontari italiani ingaggiati dai servizi informativi statunitensi.
Raggiunta la
capitale il 28 ottobre del 1943 Giglio si espone a gravi rischi riuscendo per
ben due volte a sottrarsi alla cattura dei nazifascisti riuscendo a salvare
anche le apparecchiature ricetrasmittenti. Per poter svolgere l’incarico in
tranquillità durante le ore in cui è attivo il coprifuoco e non suscitare
sospetti nelle polizie nazifasciste, Giglio si arruola nella Polizia
Ausiliaria Repubblicana con il grado di Sottotenente Ausiliario. In questo periodo stringe
contatti con gli esponenti dei partiti antifascisti e con il FMC di Cordero
di Montezemolo.
Assunto il
nome di battaglia di “Cervo” conduce le attività del Servizio
Informazioni Radio Vittoria, una stazione radio clandestina installata su
di un barcone ancorato nei pressi di Castel Sant’Angelo con la complicità del
proprietario. Qui Giglio provvedeva ad inviare agli Alleati messaggi in codice concernenti
operazioni da condurre oltre le linee tedesche, fornire informazioni sugli
spostamenti delle forze della Werhmacht e ricevere ogni informazione utile per dare
ospitalità a spie, sabotatori e rifornimenti di armi da dare alla Resistenza.
A questo si
aggiungeva un’altra importante missione affidata a Giglio consistente
nell’organizzare nella zona di Grosseto delle basi da dove esponenti militari e
politici antifascisti avrebbero potuto raggiungere a bordo di unità navali
alleate, le zone dell’Italia libera dal giogo nazifascista
Il giorno
antecedente allo sbarco alleato di Anzio, avvenuto tra il 21 e il 22 gennaio
1944, Giglio accoglie a Roma il Maggiore Peter Tompkins, agente e
plenipotenziario dell'OSS in Italia ospitandolo anche nella sua
abitazione ed instaurando una stretta collaborazione, che si intensifica in
particolar modo durante la stagnazione delle operazioni statunitensi sul fronte
di Nettuno.
Il 4 febbraio
1944 Giglio, durante un servizio alla Basilica di San Paolo “Fuori le Mura” è
fermato dalla polizia italiana mentre è intento a fotografare l’arresto
effettuato dai tedeschi e dagli italiani ai danni di alcuni antifascisti;
l’intervento del padre sul questore Caruso porta al suo rilascio, anche se
cominciano a montare sospetti sulla sua fedeltà al regime fascista.
Il 16 marzo
1944 viene arrestato l’operatore radio Enzo Bonocore che sottoposto ad
interrogatorio tradisce Giglio, il quale, il giorno successivo avuta notizia
dell’arresto del collaboratore, insieme al proprio attendente Scottu mentre
stanno recuperando l’apparato ricetrasmittente dal barcone ancorato nel Tevere,
cadono in un’imboscata tesagli dagli uomini di Caruso e della banda del
criminale fascista Pietro Koch. Trasferiti immediatamente alla Pensione
Oltremare, sede della “Banda Koch”, dove vengono sottoposti ad
estenuanti interrogatori. Giglio resosi conto che è impossibile negare il suo
coinvolgimento nella Resistenza si assume ogni responsabilità per evitare che
qualche esponente del movimento clandestino possa essere coinvolto. Ma ciò non
basta in quanto gli aguzzini agli ordini di Koch cercano con sevizie e torture
di far rivelare a Giglio nomi e le località dove si erano nascosti gli appartenenti
al movimento di Resistenza. Il suo compagno Scottu testimonierà nel dopoguerra
al Processo Koch le sevizie e torture a cui fu sottoposto Giglio nei sei giorni
di permanenza alla Pensione Oltremare. Tompkins pianificherà anche un blitz per
liberare Giglio dalla prigione, tentativo che rimarrà inattuato.
Nella
notte del 23 marzo Giglio subisce un ultimo interrogatorio e all’indomani
mattina impossibiliato a reggersi in piedi, viene condotto a Regina Coeli e da
qui viene trasportato su una barella alle Fosse ardeatine per essere
giustiziato.
Gli sarà concessa la Medaglia
d’oro al Valor Militare (alla “memoria”).
Riposa nel sacello n.
150 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.
Fonti
URL consultate il 20 e il 30 dicembre 2025
https://www.anpi.it/biografia/maurizio-giglio
https://gnosis.aisi.gov.it/Gnosis/Rivista39.nsf/ServNavig/12
https://it.insideover.com/spionaggio/in-ricordo-di-maurizio-giglio-nome-in-codice-cervo.html
https://www.poliziadistato.it/statics/50/maurizio-giglio.pdf

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