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martedì 21 luglio 2026

Una lettera estremamente interessante.

NOTIZIE CESVAM

La Presidenza Nazionale si è attivata per una felice conclusione della richiesta.


From: Massimo Passamonti <passamonti.massimo@gmail.com>
Date: 26 June 2026 at 23:22:01 CEST
To: pres.nastroazzurro@libero.itdirettore.cesvam@istitutonastroazzurro.org.itcentrostudicesvam@istitutonastroazzurro.orgpresidentenazionale@istitutonastroazzurro.org
Subject: Domanda su Maurizio Barricelli
Gentili Generale Magnani e Signor Coltrinari,

vi contatto su richiesta di Cato Brahde poiché sto scrivendo una biografia su suo zio Nils Aall Barricelli (un famoso scienziato italo-norvegese). Il padre di Nils era Maurizio Barricelli, che è uno dei fondatori dell'Istituto del Nastro Azzurro e suo primo Segretario Generale. Maurizio era un Alpino che aveva combattuto durante la prima guerra mondiale e, dopo essere stato ferito, passò al reparto cinematografico.

Maurizio era anche un artista e tra i suoi numerosi dipinti ce ne sono tre che offrono rappresentazioni della guerra di grande impatto emotivo.

Il primo mostra i combattimenti e le fiamme su un campo di battaglia; il secondo mostra soldati caduti in un prato verde; il terzo, che intitolò "I due Cristi", raffigura una postazione di pronto soccorso sotto una chiesa con due soldati feriti. Come lui stesso spiegò, si trattava di una scena dell'immediato dopoguerra, quando i soldati che facevano ritorno a casa venivano aggrediti dai partigiani comunisti.

Il nipote di Maurizio Barricelli vorrebbe sapere se fosse possibile donare i quadri all’Istituto in modo tale che possano essere esposti (e preferibilmente accessibili al pubblico)

Vi ringrazio per il vostro aiuto
Massimo



lunedì 20 luglio 2026

Renato Mariani Una Testimonianza III Parte

 ARCHIVIO

 Progetto 2024/1



LA VITA MILITARE.

 

Poco dopo il suo ritorno da Formia scoppiava la guerra mondiale e purtroppo, con l'inizio del 1940, ogni giorno più si profilava anche la nostra entrata nello sciagurato conflitto. Anche la parte che noi vi avremmo preso era fatalmente segnata. Per Renato, ormai ventiduenne, non ci sarebbe stata via di uscita: gli studi universitari e l'incarico presso la Confederazione dell'Industria sarebbero da un momento all'altro saltati in aria. Tra noi non si parlava troppo dell'argomento. Egli dimostrava anzi la più olimpica calma. Sia prima che dopo che la nostra guerra fosse dichiarata, con la solita sua precisione di giudizio, aveva manifestato, però, in famiglia e fra amici, la propria fermissima opinione al riguardo. Egli riteneva cioè che la partita sarebbe stata ardua, lunga e densa di incognite e di sorprese; perché, lungi dal credere alla nostra potenza militare e al valore dei capi, Egli obiettivamente valutava, al giusto grado, le possibilità immediate e future dell'altra parte in contesa.

Con tutto ciò, a un mese appena dalla nostra dichiarazione di guerra, il 13 luglio Egli doveva partire per compiere il corso di Allievo Ufficiale di Complemento alla Scuola di Cavalleria di Pinerolo, donde fu trasferito a quella di Fanteria di Fano.

Io andai a trovarlo per poche ore, il 4 agosto e il 9 ottobre, sia nell'una che nell'altra sede, ove compiva regolarmente la sua istruzione, fino a che, esaurito il corso con la nomina a Sottotenente di Fanteria, il 15 novembre non tornò in famiglia. Qui Egli riprese le lezioni universitarie e anche il suo lavoro presso la Confederazione dell'Industria; ma, qualche mese prima del previsto, il 10 febbraio 1941, partiva per Ascoli Piceno, arruolato in quel 49° Reggimento Fanteria.

Di là, in una lettera alla sorella Maria e a conferma del suo attaccamento verso di lei, del cognato e dei nipotini, egli dichiarava che «le lettere migliori, le più efficaci, le più affettuose sono quelle che non si scrivono, perché il pensiero che abbraccia una immensità di sensazioni non può essere costretto nella falsariga di alcune parole».

La vita militare lo aveva preso ormai nella morsa, talché dopo un certo periodo di manovre a Montefortino e dopo un corso accelerato per armi speciali a Civitavecchia, Egli fu mobilitato e distaccato a Tortona e a Novi Ligure.

In quel turno di tempo ci si vide pochissimo. Egli aveva fatto appena qualche apparizione in marzo e in giugno per sostenere gli esami universitari e aveva potuto ottenere un giorno di licenza, il 2 ottobre, per assistere con noi, ad Osimo, alla traslazione della salma materna nella tomba di famiglia.

A questo punto, non posso tenere per me quanto si potrebbe considerare -  se il destino ci fosse contrario -  come una triste ironia della sorte. In quella circostanza, riunendo in seno alla terra natale le spoglie dei nostri cari, volemmo che ciò fosse scritto nel marmo della piccola Cappella. Quale peggiore disdetta sarebbe se non si potesse un giorno raccogliere in quel sacro luogo anche le spoglie adorate di mio figlio, rimaste a riposare così lontane dalla Patria?

L'assolvimento dei doveri militari non lo aveva trattenuto dall'essere in pari con gli esami universitari, e, di ciò lusingato, io gli scrissi di fare ancora un passo avanti e di assoggettarsi, se possibile, all'esame di laurea. Col Preside della facoltà di Giurisprudenza, Egli si mise d'accordo, per corrispondenza, sull'argomento da trattare come tesi orale, e il 20 novembre conseguiva la sua laurea di Dottore in legge. Ricordo la telefonata affettuosa che Egli mi fece in ufficio per darmene comunicazione. Mera coincidenza, in quella stessa mattina si era inaugurato il Consiglio Superiore dell’Agricoltura e delle Foreste, alla cui presidenza io ero stato nominato.

Così, a 23 anni, Egli aveva terminato gli studi, era funzionario di una importante organizzazione e aveva all'attivo due anni di vita militare. Ma il dovere di soldato lo chiamava ad altri compiti. Sempre dipendendo dal centro Tortona-Novi Ligure, fino all'ottobre del 1942 Egli assolse parecchi incarichi speciali, di non poca responsabilità, a Carezzano, a Rivalta, a Pollastra, in provincia di Alessandria. Era così legato al suo posto che, in tutto questo periodo, potetti vederlo soltanto il giorno di Pasqua a Milano, e un'ora appena al Caffè della stazione di Tortona il 10 luglio. Egli scriveva, però, di star bene, di essere amato dai suoi soldati, apprezzato dai superiori e di rifarsi con una buona tavola e con i buoni vini piemontesi.

In novembre ebbe luogo un mutamento di rotta, in seguito al suo passaggio dall'arma di Fanteria a quella dei Carabinieri Reali. Dopo un breve corso di specializzazione a Fiume, ove andai a passare con lui una domenica, Egli fu destinato alla Legione di Bari, per essere da qui distaccato a Lecce e quindi alla direzione della Tenenza di Gallipoli.

Il precipitare degli avvenimenti lo fa diventare più sollecito e più affettuoso nello scrivere, più nostalgico al pensiero della famiglia. Le sue licenze normali erano tutte cadute regolarmente nel nulla. Doveva ora ottenerne una ma il 4 marzo scriveva: «Oggi dovevo iniziare il mio viaggio, l'organizzazione era stata perfetta, all'ultima ora invece ho dovuto rinunziare e triste ho visto il treno che si allontanava. Sarà un rimando di qualche giorno (veniva infatti dal 12 al 20) ma non è la stessa cosa». E più sotto: «A volte, quando più del solito son giù di corda, vado ripensando ad un mio vecchio progetto, o per dir meglio desiderio, nato durante la vita militare, che mi vuole al ritorno inter felicia rura. L'allestimento confortevole della casetta Catena (nella campagna osimana) potrebbe divenire il mio sicuro asilo». Quali profetiche parole per quel che dovrà seguire nel settembre successivo e quale soddisfazione per me, dopo aver dedicato tutta la mia vita all'agricoltura, apprendere che in mio figlio si era svegliata ad un tratto la passione dei campi.

Nel mese di giugno si sposa la sorella Anna con l'intesa che la cerimonia nuziale si sarebbe svolta nella villa dello sposo, a Bordighera. Egli aveva appena conosciuto il fidanzato in un fugacissimo incontro romano a Natale, e la di lui famiglia in una sosta di treno a Milano. Ma aveva seguito di lontano i piccoli episodi della famiglia, di cui specialmente Maria lo informava e alla quale scriveva: che, nel leggere le sue lettere, gli «sembrava di essere presente». E pregustando la gioia di poter assistere alla cerimonia aggiungeva:

«Se per il 12 sarò a Roma (il matrimonio doveva aver luogo il 16) si partirà tutti insieme compresi i nipotini, e questo è già un fatto molto importante nella storia della nostra famiglia. Debbo tornare al tempo in cui ero ancora ragazzino per ricordare uno scompartimento occupato da tutti noi, quando compivamo le periodiche migrazioni per Falconara. Sarebbe un peccato se perdessi l'occasione di questo viaggio». E purtroppo la perdette, perché atteso invano fino al 12 a Roma e i giorni seguenti a Bordighera, soltanto a rito compiuto pervenne per espresso questa sua cartolina: «Caro babbo, mi è stata concessa una licenza di giorni uno più due di viaggio. L'ho rifiutata. Se si conoscesse la carta geografica d'Italia, si saprebbe che con un sì gran numero di giorni, non potevo fare nemmeno in tempo ad andare e tornare». La cartolina portava in modo visibile il visto della censura, ma io, che avevo tanto sospirato la sua venuta, in premio della sua fierezza, gli avrei mandato un bacio per telegramma.

A relazione avuta del matrimonio, Egli scriveva ancora: «Ora mi accorgo di non sapere nulla di questa cerimonia, di non conoscere Pier Franco, né la sua famiglia. Assistendo al matrimonio avrei potuto rifarmi, veder tutto in una volta, sotto la scena e la luce migliore, ciò che la mia attuale condizione mi aveva negato di seguir da vicino, nelle varie fasi. Cerco di ricostruirmi la scena finale nella Cappella della Torre dei Mostaccini, ma è una ricostruzione personalissima e in cui mi sperdo per non conoscere che pochi dei personaggi che vi prendono parte e non avere alcun dato che mi avvicini alla realtà». E deplorando il mancato godimento della licenza, proseguiva: Mi riprometto tuttavia di farne una bella panciata in ottobre, quando Roma inizia a risvegliarsi dopo l'estate. Questa volta (quale errata previsione!) voglio trascorrere d'un fiato il mese di congedo che mi spetta e voglio godermelo e chissà che allora non sì possa essere tutti riuniti. Datemi notizie di Anna».

Il 13 luglio da Bari Egli mi annunziava: «Caro babbo, il giorno 10 sono stato nuovamente mobilitato: avrò il comando di una Sezione mista, già reduce dalla Russia ed in via di riorganizzazione. Mi dicono che tra breve andremo alla dipendenza di un Corpo d'Armata nella zona dell’Istria. Non devi preoccupartene: il comando di una Sezione è una delle migliori mobilitazioni che possano capitare. Anche la località ove andremo a prestare servizio è buona».

Appena ebbe notizia del primo bombardamento di Roma (19 luglio) Egli si affrettò a chiedere notizie perché stava molto in ansia per me, ma sapendo che Aldo era ad Osimo mi consigliava di farcelo trattenere. E anche Egli sospirava per Osimo, aggiungendo: «Mi auguro che i lavori da Catena siano ultimati, in caso contrario è bene affrettarli ed organizzarsi ad ospitare tutta la famiglia riunita. Sarà quello il nostro punto di ritrovo».

Mentre io lo credevo già in Istria, Egli era invece ancora a Bari, donde il 30 luglio - a mutamento di Governo avvenuto - scriveva che era sempre in attesa di partenza e che, dati gli avvenimenti, quindici giorni potevano equipararsi a quindici anni. E doveva essere ben occupato e preoccupato se scriveva: «In questi giorni sto sperimentando con meraviglia che si può fare anche a meno di dormire e al mattino iniziare nuovamente di slancio la giornata che non avrà discontinuità con le successive». Né manca anche questa volta il pensiero alla famiglia e alla terra natia: «Tienimi sempre informato di te e degli altri componenti la famiglia, altrimenti perdiamo il collegamento. Scrivendo a Maria, le ho proposto il ripiegamento su Osimo, ove io verrei poi a raggiungervi per dedicarmi -       vita natural durante - ai lavori campestri».

La partenza da Bari avvenne infine al principio di agosto e non fosse mai avvenuta! Nelle prime ore pomeridiane del 3 o 4, Egli telefonò improvvisamente dalla stazione Tiburtina, che era di passaggio per Roma. Io ed Aldo ci precipitammo in stazione per abbracciarlo e restammo insieme una mezza ora, prima che il lungo treno militare riprendesse la sua corsa. Era molto stanco e sciupato. Avrei preso il suo posto per mandarlo a casa a rinfrancare.

Dall’Istria Egli scrisse appena arrivato: era stato assegnato ad Arsia, il nuovo centro minerario dai sei mila operai. E scriveva anche più spesso. Traggo uno spunto da una penultima cartolina del 29 agosto, nella quale mi diceva: «Ho ricevuto il tuo libro, che ho in gran parte letto, e mi ha fatto ottima impressione. Ho notato la data 4 febbraio 1943, (il 4 febbraio è il giorno della mia nascita) non credo sia una strana coincidenza».

Grazie ancora del lusinghiero giudizio sul libro paterno, ma quale più strana coincidenza per me di quella che - esattamente un anno appresso - il 4 febbraio 1944 sarei venuto a conoscenza della Sua morte?

Riporto infine, pressoché per intero, come espressione quasi dei suoi ultimi desideri, la lettera del 6 settembre: «Caro babbo, ho avuto oggi una tua che mi ha confermato la vostra gita in Osimo. Maria giorni fa mi ha pure scritto che si riprometteva di trascorrere una ventina di giorni colà. Io, ormai da tempo, vado pensando ad Osimo come mio ritiro a guerra cessata. Riprenderemo una vita primitiva, lavorando in campagna, e penso che così isolati, fuori dal mondo, si possa vivere in santa pace. L'importante sarebbe trovarsi tutti riuniti. Ho terminato ora di scrivere ad Anna a Bordighera. Quanti giorni vi tratterrete in Osimo? Io non ricordo più da quanto tempo ne manco, ma forse mai come in questo momento sento l'attaccamento verso la nostra terra e la nostalgia di tornarci». Si. Egli non mancò all'appuntamento e per quattro giorni, dal 18 al 22 settembre, venne a vedere e benedire la nostra casetta campestre, che da lontano aveva amorevolmente seguìto nella sua rimessa a nuovo e alla quale sognava tanto di tornare. L'aveva intravista come «suo sicuro asilo», come «punto di ritrovo della famiglia», come «suo ritiro a guerra cessata, per riprendervi una vita primitiva e viverci in santa pace, dedicandosi vita natural durante ai lavori campestri», così aveva reiteratamente scritto.

L'infelice armistizio dell'8 settembre lo aveva trovato ad Arsia, ove, sparita subito ogni altra autorità militare, Egli restava per altri cinque giorni con 58 Carabinieri, senza istruzioni, senza ordini, in mezzo a bande ostili venute in possesso di tutte le armi gettate dalla truppa. Non deve essere stato per lui un momento allegro, se riportò nei suoi begli occhi una insolita fissità di sguardo. Fatto si è che, dopo cinque giorni di scabroso parlamentare, indossato qualche cosa di borghese, anche Egli con i suoi uomini dovette abbandonare Arsia, e a piedi, attraversando tutta l'Istria, riuscì a raggiungere Miramare di Trieste. Di là, in treno, ma, scendendo una fermata prima e risalendo una fermata dopo in ciascuna delle stazioni di Mestre, Padova e Ferrara, onde evitare di essere catturato dai tedeschi alleati, Egli raggiunse Osimo all'alba del 18 settembre. Picchiò alla porta della casetta sognata e al mio ancora insonnolito «chi è» rispose la sua bella voce: Renato. Ricorreva in quel giorno la festa del patrono locale San Giuseppe da Copertino.

Era così mal ridotto per lo stato di pulizia personale, per la piagatura dei piedi, oltre che per una dissenteria intestinale, che si rese necessaria la prestazione del fratello e mia per rimetterlo un po' in sesto. Un certo periodo di riposo e di sano vitto campagnolo gli sarebbe stato quanto mai salutare.

Senonché gli avvenimenti incalzavano in quei giorni e nei piccoli centri si susseguivano i bandi più terroristici nei riguardi dei militari ritornati alle proprie case. D'altra parte io ero andato ad Osimo con il proposito di non trattenermi al massimo più di una settimana, e Maria con i figlioli non vi era più venuta. Mi sembrava di restar tagliato fuori dall'ufficio, dalla casa romana, dal contatto con la realtà delle cose. Renato stesso convenne che il miglior partito era di tornare tutti a Roma, donde avremmo potuto seguir meglio la nuova situazione. E ripartimmo da Osimo il 22, senza non poca apprensione. A Foligno, acquistando i giornali, apprendemmo che era stato istituito il servizio obbligatorio del lavoro, facile preludio alla deportazione della gioventù; servizio che veniva a colpire anche Aldo, benché iscritto al 4° anno di medicina. La notizia fu per Renato particolarmente dolorosa. Ma, a Roma, dichiarata città aperta, sembrava rientrata la calma: sulle sorti dell'arma dei Carabinieri pareva che non ci fosse nulla da temere. E verso il 24-25, prima che si costituisse il cosiddetto governo repubblicano, da buon cittadino e soldato Egli si ripresentò al Comando Generale. Venne destinato alla Caserma Podgora presso Ponte Sisto, alle falde del Gianicolo. Risiedendo in famiglia, si stava rimettendo dai gravi disagi recentemente passati e dopo quattro anni di vita randagia tornava a godersi in famiglia l'affetto fraterno e paterno.

 

domenica 19 luglio 2026

Missioni di Pace. Testimonianze Scheda

 NOTIZIE CESVAM


PROGETTO 2026/2

Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace

Valore Militare e Contributo alla Memoria

Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace


SCHEDA    TESTIMONIANZA


Vuole essere un contributo tratto della esperienza personale e professionale vissuta nella Missione Umanitaria scelta ed indicata

Tale testimonianza è volta a contribuire ad una “memoria collettiva”, relativa alle “missioni di pace”.


Titolo della Esperienza, a cui seguirà    Nome e Cognome1


I Pagina

Inquadramento generale della Missione – Area Geografica - Periodo Storico Obiettivo generale

Reparto di appartenenza e il suo ruolo della Missione

Aspetti particolari che si crede opportuno indicare riguardo a quanto sopra    (aspetti di geografia umana, etnica, ecc)


II Pagina

Proprio ruolo svolto nella Missione2                (evitare ogni considerazione di carattere operativo)

Particolari aspetti che si vuole evidenziare    (evitare ogni considerazione di carattere operativo)

Proprie considerazioni conclusive    di carattere personale

Retaggio di questa esperienza sotto il profilo personale ed eventualmente professionale


Note Tecniche

Carattere Paladino Lynotipe    Carattere 12    Spazio 1

Lunghezza    di massima tutto compreso due pagine word..(6000 Caratteri)


1 Foto Personale ( da non inserire nel testo)    ( inviare a parte, foto il jpg)

1 Carta Geografica (da non inserire nel testo) (inviare a parte, in jpg)


Nella Pubblicazione, vi sarà il Titolo seguito dal Nome e Cognome, In nota si pubblicherà una scheda anagrafica con i seguenti dati


(Cognome………………)    (Nome…………………..)

Anno di Nascita……………….

Forza Armata di appartenenza…………………..(all’epoca della Missione)

Arma/Corpo di appartenenza…………………….(all’epoca della Missione)

Specialità, ………………………………………..(Specialità all’epoca della Missione)

Unità o Reparto…………………………………...(all’epoca della Missione)

Missione…………………………..Area Geografica di intervento………………….

Periodo in cui si è svolta la missione………………….

Grado al momento dello svolgimento della Missione…………

Eventuale Decorazione al Valore di Forza Armata Ricevuta……………………………..


Mario Rossi, 1960, Esercito, Fanteria, Bersaglieri, 8° Reggimento, II Battaglione, 1a Compagna, Libano I, Libano – Beirut, ottobre novembre 19, Tenente.


INVIARE A:

Istituto del Nastro Azzurro    alla email “ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Come file allegato assieme ad una foto ed alla carta geografia



1Si inseriranno i dati della scheda anagrafica

2Eventuali pubblicazioni edite con il proprio nome messe in nota (articoli, saggi, libri pubblicati)

sabato 18 luglio 2026

Convegno: Il Passaggio del fronte: Osimo 17 luglio 1944

Istituto del Nastro Azzurro. Federazione Provinciale di Ancona

Osimo

Sala del Consiglio Comunale

18 luglio 2026 – ore 10

PROGRAMMA

CONVEGNO DI STUDI

Con il patrocinio del Comune di Osimo


Il passaggio del fronte. Osimo 17 Luglio 1944

Il ruolo del Corpo Italiano di Liberazione per la conquista di Ancona

Coordina: Massimo Coltrinari

Il Passaggio del Fronte. Il Ruolo del Corpo Italiano di Liberazione per la conquista di Ancona. 17 luglio 1944.

Relazioni:

.. Giovanni Riccardo Baldelli,

Il Passaggio del Fronte. Ragazzi in piedi...Il Corpo Italiano di Liberazione nelle Marche

.. Claudio Fiori,

Il Passaggio del Fronte. Il Valore Militare mai assegnato e storie di vita nella liberazione

.. Paolo Pesaresi

Il Passaggio del Fronte. Gli aspetti aeronautici

Comunicazioni

Massimo Albertini, Carlo Maria Albertini, Comandante dei Vigili del Fuoco in Ancona. Luglio 1944. Note e testimonianze.

Riccardo Dalla Valle

Tarcisio Tassi. Combattente. Il ricordo e la memoria

Giuseppe Monaco.

Gli eventi storici dell’autunno 1943 nell’area del Conero. Il salvataggio degli israeliti ed il ruolo dei combattenti italiani nel Corpo d’Armata Polacco nella battaglia di Montefreddo

 
Progetto 2025/2 Le Forze Armate e la Guerra di Liberazione

venerdì 17 luglio 2026

Missioni di Pace. Lettera di invito

NOTIZIE CESVAM


 

PROGETTO 2026/2

Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace

Valore Militare e Contributo alla Memoria

Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace



L’Istituto del Nastro Azzurro (tramite il CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare (contriostudicesvam@istitutonastroazzurro.org), intende raccogliere testimonianze di appartenenti alle Forze Armate Italiane e ai Corpi di Polizia che hanno partecipato a Missioni “Fuori Area” Umanitarie o di altro tipo. La Testimonianza consiste in un contributo di due facciate (6000) caratteri (vds scheda) da pubblicare in volumi che si prevede possa ognuno raccogliere circa un centinaio di testimonianze suddivise per Forza Armata, Corpi di Polizia ed entità civili . L’obiettivo è quello di fare memoria per un tratto di storia recente che sta passando dalla cronaca alla storia. La partecipazione a questa iniziativa è a titolo gratuito, secondo le consuetudini del CESVAM – Centro Studi sul valore Militare..

Tutte le testimonianze ricevute saranno pubblicate integralmente in rete, al momento del ricevimento, su:

WWW.ISTITUTODELNASTROAZZURRO.ORG Comparto CESVAM

WWW.CESVAM.ORG Comparto Ricerca esterna

Attraverso il blog www.valoremilitare.blogspot.com e sul www.associazionismomilitare.blogspot.com si daranno costanti informazioni dello sviluppo del progetto PROGETTO 2026/2 Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace Valore Militare e Contributo alla Memoria Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace

La email di contatto è la presente ricerrca.cesvam@istitutonastroazzurro.org











giovedì 16 luglio 2026

Missioni di pace. la Memoria Lineamenti del progetto di esecuzione

 NOTIZIE CEVAM



PROGETTO 2026/2

Partecipazione e Testimonianze alle missioni di pace

Valore Militare e Contributo alla Memoria

Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle Missioni internazionali per la pace



Lineamenti del progetto di esecuzione       



1 Si indicano i lineamenti generali di esecuzione del .Progetto 2026/2 “Partecipazione e testimonianze nelle Missioni di Pace. Valore Militare e contributo alla Memoria. Le Missioni Umanitarie - Gabinetto del Ministro). Responsabile Scientifico del Progetto Massimo Coltrinari


2. Si prevede la pubblicazione delle testimonianze secondo le modalità stabilite in volumi appositi Volumi dedicati a Esercito, Marina Militare, Aeronautica Militare, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Corpi Ausiliari dello Stato Organizzazione Civili, nei tempi stabiliti dal progetto stesso.


3. Contenuti del Volume.

       

Pubblicazione di testimonianze di partecipanti alle missioni umanitarie.           


4. Struttura del Volume. Secondo le Pubblicazioni del CESVAM (Copertina a Colori Presentazione Prefazione, Indice, Ringraziamenti, Nota dell’Autore/Autori, Premessa, Introduzione, Capitolo I, II, III, IV, Conclusione, Indice dei Nomi propri Geografici e Militari, Bibliografia, Collana Libri del Nastro Azzurro. ) Pagine 170-190 (20 editing e 170 Testimonianze per 2 pagine a testimonianza)    Formato 17x24, Copie da Stampare 200


4.1    Tempi e Realizzazione.

Per ogni volume sarà predisposto il Manoscritto (Bozza), 1,2,3,4, e 5. La Casa Editrice    è Archeoares Viterbo Bozza 1 e Bozza 2 . Il Volume sarà distribuito secondo i criteri in Uso CESVAM. La presentazione del medesimo sarà inserito nei programmi del Club Ufficiali Marchigiani e CESVAM Un cronoprogramma sarà predisposto dal Direttore del Progetto.


5. Limiti di ricerca.

Le testimonianze possono essere illimitate, considerando che oltre 60.000 militari italiani hanno partecipato almeno ad una missione umanitaria. I Criteri sono riferti ai due patnerschip realizzativi del progetto.          Criteri di scelta delle testimonianze:

a. Ufficiali subalterni e giovani ufficiali superiori al tempo della Missione

b. Ricercati nell’ambito del Club Ufficiali Marchigiani (iscritti potenziali circa 300)

c. Proporzione tra Testimonianze di Esercito Marina Aeronautica Carabinieri Guardia di Finanza

d. Ricerca di testimonianze di decorati al Valor Militare

e. Segnalazioni del Presidente del Club Ufficiali Marchigiani o suoi delegati; degli Autori; del Presidente Nazionale dell’Istituto del Nastro Azzurro, del Direttore del Museo dell Missioni Umanitarie, e di ogni altro organismo che sia di tramite per la realizzazone del progetto.

6. Struttura della testimonianza.

Una apposita scheda guida (con una parte anagrafica) sarà predisposta al fine di dare una struttura di riferimento a tutte le testimonianze, per un contributo omogeneo.

Per i contenuti, che devono essere originali e predisposti apposta per questa esigenza, Il Responsabile del Progetto o un suo team appositamente costituito , avranno cura di adeguare la testimonianza ai criteri di pubblicabilità in relazione ai rispettivi Statuti ed alle finalità del progetto stesso. La predetta scheda sarà preceduta da una lettera-invito a firma del Responsabile del progetto sulla base della Main Listi


7. Obiettivi correlati.

Per l’Istituto del Nastro Azzurro e significa sviluppare la campagna di adesione secondo i criteri dello Statuto associativo anche con il recupero di Ufficiali che momentaneamente si sono allontanati; Per l’Istituto del Nastro Azzurro significa    avvicinare militari con esperienze    operative fuori dal territorio nazionale (Operazioni diverse della guerra) ed aumentare il numero di soci simpatizzanti di estrazione militare di generazioni recenti.


Contatto ricerca.cesvam@istitutonastroazzurro.org

Per ragguagli: Massimo Coltrinari direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org


Luglio 2026

mercoledì 15 luglio 2026

Progetto 2024/2 Il Valore MIlitare alle Fosse Ardeatine. Sabato Martelli Castaldi

 ARCHIVIO

( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Tenente Colonnello di Fanteria del Regio Esercito Italiano

Sabato MARTELLI CASTALDI

(Cava dei Terreni (SA), 19 agosto 1896– Roma, 24 marzo 1944)

 


Primogenito di Argia Martelli e di Sabato Castaldi avvocato molto noto nel salernitano trascorre la sua infanzia, a causa della professione paterna, a Salerno e a Napoli. Inviato dalla famiglia a Roma per frequentare il collegio San Giuseppe – Istituto de Merode, decide di iscriversi all’associazione giovanile di Azione Cattolica interna all’istituto. Fu in questi anni di formazione che decise di iscriversi all’istituto capitolino. Conseguito il diploma liceale si trasferisce con il fratello per iscriversi alla facoltà di Ingegneria del Politecnico.

Con l’ingresso dell’Italia nel Primo Conflitto Mondiale Marcelli Castaldi ancorché non abbia ancora concluso il ciclo di studi necessari per il conseguimento della laurea si arruola volontario nel Regio Esercito. Nominato Sottotenente in Servizio Attivo Permanente del Genio a dicembre del 1916 è assegnato al 1° Reggimento Genio ed inviato al fronte.

Con la 73ª Compagnia Genio nel maggio del 1917 ha modo di distinguersi in combattimento meritando una Medaglia di Bronzo al Valor Militare in quanto “contribuiva efficacemente al forzamento dell’Isonzo, apprestando passaggi e trasportando materiali, sotto il fuoco nemico, incurante del pericolo, sempre animoso e pieno di slancio”.

A maggio nel 1918 chiede e ottiene di transitare nel Corpo Aeronautico Militare divenendo comandante della IV Sezione Autonoma Avieri e partecipando a diverse missioni di guerra meritando nell’estate del 1918 una Medaglia d’Argento al valor Militare per aver compiuto “…numerosissimi voli in territorio occupato dal nemico, spingendosi sovente di propria iniziativa anche oltre gli obbiettivi assegnatigli e riportando importanti informazioni militari e preziosi rilievi fotografici. Oltrepassava sempre con mirabile sprezzo del pericolo gli sbarramenti del fuoco avversario, tornando più volte col velivolo colpito mai arrestandosi nel compimento del proprio mandato, anche se sotto la minaccia dei caccia nemici. Quale comandante di sezione, con l’esempio suscitava l’energia e l’emulazione dei suoi piloti, infondendo in essi il più sano e vivo entusiasmo al dovere.”

Negli ultimi mesi di guerra si guadagna un’ulteriore decorazione, una Medaglia di Bronzo al Valor Militare, per le sue numerose azioni di volo “…sul nemico, spesso compiuti in condizioni meteorologiche avverse, rese preziosi servizi. Più volte si portò a bassa quota su di un campo nemico, distruggendo con efficace bombardamento hangar ed apparecchi; compì altre importanti azioni fornendo preziose notizie, mitragliò le trincee avversarie, tornando più volte con l’apparecchio gravemente danneggiato”.

Al termine del conflitto, chiede di essere inviato in Libia nelle operazioni di riconquista della Libia meritando due encomi solenni. Rientrato in Patria per malattia, si sposa con Luisa Barbiani da cui ha due figli, trasferendosi a Roma.

Con la costituzione della Regia Aeronautica prosegue la carriera nella forza Armata assumendo incarichi di comando al 7° Gruppo Autonomo da Caccia nel grado di Maggiore e di Colonnello al 20° Stormo; è inoltre impiegato in diversi incarichi nello Stato Maggiore divenendo nel 1933 con il grado di Generale di Brigata Aerea comandante della 5a Brigata Aerea.

Giunto ormai all’apice della carriera divenendo a soli 39 anni, il più giovane Generale in servizio rendendolo il più giovane ufficiale in quel ruolo, tanto da meritarsi la fiducia di Balbo, che lo vuole come Capo DI Gabinetto nel suo Ministero, rivolgendogli in una missiva le seguenti parole: Caro Martelli, la mia aspirazione è portare l’Arma sempre più in alto. Non fallirò se mi assisterà il destino e l’opera di collaboratori del suo valore, caro camerata».

Dal 1° luglio al 12 agosto 1933, Martelli Castaldi è impegnato nell'organizzazione della Crociera Aerea del Decennale, un evento celebrativo ideato da Balbo, e gestendo i contatti tra il ministro e Mussolini, che voleva essere aggiornato sui progressi della missione.

La vita di Martelli Castaldi sembra a questo punto seguire una buona direzione, anche dopo la nascita del suo terzo figlio. Negli ambienti romani si pensa che possa diventare Ministro dell'Aeronautica dopo il trasferimento di Balbo in Libia quale Governatore della colonia.

Tuttavia, Martelli Castaldi è allontanato dalla Regia Aeronautica per aver messo in discussione le capacità della Forza Armata, decidendo di denunciare la situazione a Mussolini, scrive un rapporto critico nel quale descrive come il Generale Valle Capo di Stato Maggiore, disponga il costante spostamento degli stessi aerei da un aeroporto all’altro, per poi mostrarli nel corso delle grandi manifestazioni organizzate dal regime fascista a fini propagandistici.

Nel testo Martelli Castaldi riportava: “Qui c’è in gioco l’avvenire della Nazione e non è oltre tollerabile che si continui sulla strada dell’illusionismo organizzato in grande stile». In merito ad una manifestazioen che si sarebbe dovuta svolgere a breve aggiungeva: “Giove Pluvio permettendo e con una certa talquale benevolenza di Eolo, avverrà tra giorni l’attesissimo “kolossal girandola” di Furbara»

Purtroppo, la sua lealtà non viene apprezzata, e su consiglio di Valle, Mussolini lo mette a riposo senza stipendio per presunta insufficienza di qualità militari e di carattere.

Senza lavoro si trasferisce in Etiopia con la famiglia dove, dopo un relativo periodo di benessere e tranquillità, l’apparato repressivo del regime esercitato tramite forti pressioni dell’OVRA lo costringe a far rientro in Italia trasferendosi a Roma.

Trovato impiego presso il Polverificio Stacchini, grazie alle sue abilità e qualità, entra nelle grazie del proprietario il conte Ernesto Stacchini divenendo in poco più di un anno Direttore Tecnico Amministrativo dello stabilimento

Con la caduta del regime fascista il 25 luglio del 1943, il nuovo Capo del Governo il Maresciallo Badoglio lo chiama per tentare di ricostituire il Ministero dell’Aeronautica e procedere alla riorganizzazione dei reparti di volo, al fine di proseguire il conflitto. Ogni progetto viene però cancellato a causa della firma dell’armistizio dell’8 settembre del 1943.

Trovandosi dunque a dover decidere da che parte schierarsi, l’ex generale scelse di entrare a far parte della Resistenza che andava approntandosi nella città di Roma e di assumere il nome di battaglia di «Tevere».

Entrato nel movimento di resistenza prende parte personalmente a diverse operazioni clandestine fornendo esplosivi, prelevati dallo stabilimento in cui lavora, alle bande operanti nel Lazio e in Abruzzo. Si impegna poi nel boicottare con ogni mezzo la produzione degli esplosivi per gli occupanti tedeschi. effettua rilievi topografici utili alla resistenza e agli Alleati, garantendo anche informazioni sulla presenza nel territorio delle unità tedesche. Degna di nota è la progettazione di un campo di atterraggio di fortuna, realizzato in seguito nella periferia romana, con il quale gli Alleati possono evitare gli aeroporti presidiati dalle truppe naziste. Meritoria è anche, grazie ai suoi contatti con le autorità germaniche, l’opera di reperimento di documenti e salvacondotti, che provvede a contraffare, da distribuire ai ricercati dai nazifascisti.

All’inizio del 1944 i tedeschi grazie ad una delazione di un operaio hanno la conferma dei movimenti che avevano generato in loro forti sospetti sulle attività condotta a favore della Resistenza dal personale direttivo dello stabilimento. Il dipendente, che non conosceva però le reali dinamiche in corso, denunciò il proprietario Ernesto Stacchini, del tutto estraneo alle vicende e totalmente all’oscuro dell’opera di Martelli Castaldi che spontaneamente si presentò il 17 gennaio al comando tedesco assumendosi ogni responsabilità.

Tradotto immediatamente al carcere di Via Tasso in una «camera di m. 1,30 per 2,60», così descritta in un biglietto fatto recapitare clandestinamente alla famiglia, utilizzando un espediente appreso durante la frequenza del collegio. Chiesti dei limoni ai suoi carcerieri e un pennino riesce ad inviare alla propria consorte dei biglietti che in apparenza sembrano privi di scrittura, ma se scaldati alla luce di una candela rivelano il messaggio celato. Sottoposto a tortura nello stesso messaggio così descrive le condizioni di vita all’interno delle celle «siamo in due, non vi è altra luce che quella riflessa di una lampadina elettrica del corridoio antistante, accesa tutto il giorno. Il fisico comincia ad andare veramente giù e questa settimana di denutrizione ha dato il colpo di grazia. Il trattamento fattomi non è stato davvero da “gentleman”. Definito “delinquente” sono stato minacciato di fucilazione e percosso, come del resto è abitudine di questa casa: botte a volontà».

Nonostante sia bastonato e sottoposto a sevizie non rivela alcun particolare utile che possa svelare l’organizzazione della Resistenza a Roma.

Il 4 marzo del 1944 invia alla famiglia l’ultimo messaggio nel quale riporta: «i giorni passano e oggi 47° credevo proprio che fosse quello buono; e invece ancora non ci siamo. Per conto mio non ci faccio caso e sono molto tranquillo e sereno, tengo su gli umori di 35 ospiti di sole quattro camere, con barzellette, pernacchioni (scusa la parola che è quella che è) e buon umore. Unisco una piantina di qui per ogni evenienza, e perché per mezzo del latore, quest’altra settimana, me la rimandi completata. Penso la sera che mi dettero 24 nerbate sotto la pianta dei piedi nonché varie scudisciate in parti molli, e cazzotti di vario genere. Io non ho dato loro la soddisfazione di un lamento, solo alla 24ª nerbata risposo con un pernacchione che fece restare i 3 manigoldi come tre autentici fessi. (Quel pernacchione della 24ª frustata fu un poema! Via Tasso ne tremò e al fustigatore cadde di mano il nerbo. Che risate! Mi costò tuttavia una scarica ritardata di cazzotti). Quello che più pesa qui è la mancanza d’aria. Io mangio molto poco altrimenti farei male e perderei la lucidità di mente e di spirito che invece qui occorre avere in ogni istante».

Venti giorni dopo, prima di essere condotto alle Fosse Ardeatine per essere giustiziato con un colpo alla nuca ha la forza di scrivere su un muro della cella: Quando il tuo corpo non sarà più, il tuo spirito sarà ancora più vivo nel ricordo di chi resta. Fa che possa essere sempre di esempio”

Secondo Kappler nel processo a suo carico Martelli Castaldi prima di essere colpito gridò per due volte “Viva l’Italia!”.

Con il Decreto Legge del 15 febbraio 1945 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 117 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 27 dicembre 2025

https://biografieresistenti.isacem.it/biografie/martelli-castaldi-sabato/

https://www.combattentiliberazione.it/m-o-v-m-dall8-settembre-1943/movm-regione-lazio/martelli-castaldi-sabato

https://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/

https://www.mausoleofosseardeatine.it

http://www.tuttosucava.it/gen_castaldi.htm

 

 


martedì 14 luglio 2026

Fiesole 12 agosto 1944 - Testimonianza del carabiniere Francesco Naclerio

 ARCHIVIO

Progetto 2024/1 Eccidi in Toscana

 Manuel Vignola




Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, processo verbale di interrogatorio tenuto presso l’ufficio della Stazione dei Carabinieri di Fiesole il 27 settembre 1944, ore 13.30. Legione territoriale dei Carabinieri Reali Firenze, Stazione di Fiesole …. del Processo Verbale

 [OGGETTO]: PROCESSO VERBALE di interrogatorio di Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Mascolo Margherita, nato ad Agerola (Napoli) il 28/10/1910, carabiniere presso la stazione di Fiesole. L'anno millenovecentoquarantaquattro8 addì 27 settembre9 in Fiesole, nell'ufficio della stazione alle ore 13.30.10 Innanzi a noi Brigadiere Genovese Vincenzo, ufficiale di P.G., è presente il carabiniere a piedi NACLERIO Francesco, il quale opportunamente interrogato risponde: Il giorno 6 agosto u.s. assunsi il comando interinale della stazione di Fiesole, per mancanza del V. Brig. Amico Giuseppe, deportato dai tedeschi. Mi recai nella mattinata del 7 agosto dal Vescovo [Giovanni Giorgis] per ricevere consigli circa il comportamento da tenere durante l'oppressione teutonica. Questi mi consigliò di continuare a prestar servizio per il buon ordine del paese, chiedendomi i nominativi dei militari presenti al fine di interessarsi presso il comando Tedesco. Mi recai poi presso il segretario del Comune [Luigi Oretti] per ricevere ulteriori delucidazioni, ma questi si astenne col dire che si era interessato il Vescovo, autorità superiore. Fino al giorno 9 successivo non ebbi risposta alcuna dal Vescovo e nella stessa giornata del 9 mi recai nuovamente dal Vescovo il quale anche questa volta mi consigliò di continuare a prestar servizio senza darmi risposta dei nominativi dei militari presentatigli adducendo che non aveva avuto la possibilità di parlare con l'ufficiale tedesco per mancanza di interprete.11 Non ebbi risposta fino al giorno 11 quando la domestica della caserma [Edilia Torrini] mi consegnò una lettera contenente la somma di lire mille e la notizia di recarmi insieme ai carabinieri nei locali della Misericordia, da parte del V. Brig. Amico Giuseppe, mio comandante di squadra, per poter raggiungere possibilmente, sotto la spoglia degli uomini della Misericordia, Firenze.12 Mi portai quindi insieme ai militari al luogo indicato; ma non fu possibile portare a compimento il nostro piano siccome la Misericordia non ottenne il permesso di circolare. Appresi intanto che i tedeschi cominciavano a razziare gli uomini del comune e mi nascosi insieme ai carabinieri negli scavi romani. Qui rimasi tutta la giornata. Verso le ore 18 circa fui invitato di recarmi nei locali della Misericordia dove ero atteso dal segretario del Comune Oretti Dott. 8Barrato e riscritto a matita rossa “millenoceventoquarantacinque” 9Barrato e riscritto a matita rossa “18 febbraio” 10 Barrato e riscritto a matita rossa “11”. 11 Nel documento è aggiunta una nota manoscritta: “che si trovava con l'usciere Peruzzi e con altri che non ricorda; lo pregai”. 12 Nel documento è aggiunta una nota manoscritta: “Quando uscii non vidi più il segretario Oretti”. Salvatore [sic]13 e dal Mons. Canonico Turini Luigi per comunicazioni urgenti. In un primo tempo mi mantenni restio, ma consigliato dagli stessi militari mi recai al luogo suddetto dove trovai il segretario e il canonico suddetti i quali mi imposero di riprendere servizio e che avrebbero provveduto loro a garantire la mia e la sicurezza dei militari. Ciò nonostante io mi mantenni sull'indecisione; ma la loro insistenza mi costrinse a interpellare i carabinieri, i quali decisero in comune accordo di riprendere il servizio. Mi recai quindi insieme al canonico Turini e al segretario Oretti al comando tedesco per assicurare la nostra presenza in servizio mentre i carabinieri si recarono in caserma. Ciò fatto mi recai in Comune insieme al segretario Oretti e qui si domandò del rag. Nieri Raffaello per aver rilasciata una dichiarazione d'invito ad un motorista; ma il ragioniere Nieri risultò in Comune assente ed appresi subito che si trovava in caserma, dove mi recai tempestivamente e vi appresi dal fabbro [Domenico] Bartolini che i carabinieri ed il ragioniere Nieri Raffaello erano stati portati da militari tedeschi armati al comando di Villa Martini, avendo trovato le armi sotterrate. A tal verdetto mi precipitai al Comune per rapportare al segretario Oretti l'accaduto ed insieme al medesimo mi portai al comando tedesco suddetto. Qui giunti il Comandante tedesco mi chiese perché si trovava un numero di armi in più dell'effettivo personale (n. 2 moschetti) ed io mi giustificai dicendo che erano armi assegnate a militari in licenza di convalescenza. La mia giustificazione non fu accolta e fui associato ai tre carabinieri in una stanza del comando. Dopo circa 20 minuti ci ordinarono di uscire e portarci all'albergo Aurora sempre scortati da militari armati. Strada facendo verso le 19.20 e precisamente all'altezza del Comune incontrai il ragioniere Nieri Raffaello al quale ebbi la possibilità di pregarlo affinché si recasse dal vescovo perché intervenisse con la sua parola persuasiva. Il ragioniere non rivolse a me risposta alcuna; ma appresi dopo che il medesimo non aveva affatto esaudito la mia preghiera. Giunti all'albergo Aurora, attraversando un corridoio dove permanevano gli ostaggi, fummo rinchiusi in un sotterraneo dove permanemmo per circa un'ora e poscia furono chiamati i soli carabinieri lasciando me ancora rinchiuso. Dopo pochi minuti sentii una scarica di fucile mitragliatore; poi un grido che fu quello di “Viva l'Italia” ed un lamento; poi ancora una seconda e terza scarica ed infine alcuni colpi di pistola. Dopo un'ora circa fui chiamato dall'ufficiale tedesco e condotto da due militari tedeschi al comando di Villa Martini dove venni interrogato sul mio stato di servizio, sulla mia età e sulla situazione della mia famiglia e venni messo in libertà con l'obbligo di prestare servizio a disposizione del Comune altrimenti sarei stato fucilato anch'io. A.D.R. Non ho altro da aggiungere. Fatto, letto, chiuso, confermato e sottoscritto in data e luogo di cui sopra. [Firmato: Naclerio Francesco carab.re ap. 13 Il nome del segretario comunale Oretti era Luigi. Genovese Vincenzo] 5) Naclerio Francesco, carabiniere a piedi, dichiarazione tenuta presso l’ufficio della Tenenza Suburbana dei Carabinieri di Firenze il 25 ottobre 1944. [Roma, Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito a Roma. Disponibile nel CD allegato a “Le stragi nazifasciste in Toscana 1943-1945. 2. Guida alle fonti archivistiche. Gli archivi italiani e alleati,” a cura di Roger Absalom, Paola Carucci, Arianna Franceschini, Jan Lambertz, Franco Nudi, Simone Slaviero, Roma, Carocci editore, 2004.]. Legione Territoriale Carabinieri Reali Firenze, Tenenza Suburbana Firenze

 

A richiesta del S. Tenente CC. RR. Comandante la Tenenza di Firenze Suburbana, io sottoscritto carabiniere appuntato. Naclerio Francesco fu Ferdinando e di Moscolo Margherita nato in Agerola (Napoli) il 28/10/1910, ed effettivo alla stazione di Fiesole, dichiaro quanto segue: Sono a conoscenza che il giorno 29 luglio il carabiniere Pandolfi Sebastiano ebbe l'ordine di appoggiare una staffetta dalla brigata Roselli n. 2, che rientrava in formazione da comando Marte con ordini urgenti. Giunta in località S. Clemente il Pandolfi venne catturato dai tedeschi e sotto l'accusa di partigiano venne condotto in località Masseto del comune di Fiesole dove il 30 dello stesso mese venne fucilato. Sono altresì a conoscenza che il giorno 6 agosto c.a. mentre comandavo interinalmente la stazione di Fiesole per assenza del v. brigadiere AMICO Giuseppe catturato da truppe tedesche, venni a trovarmi in difficoltà col comando germanico di stanza in Fiesole. Avevo alla dipendenza tre carabinieri: Marandola Vittorio, Sbarretti Fulvio e La Rocca Alberto. Ebbi consiglio dal Vescovo [Giovanni Giorgis] locale di continuare a prestare servizio per il buon ordine del paese e così feci. Il giorno 11 agosto, secondo i consigli ricevuti dal vicebrigadiere Amico, riuscito ad evadere dalla cattività nei pressi di “Passo del Giogo”, mi portai nei locali della Misericordia per poter raggiungere Firenze camuffato da uomini della Misericordia medesima, ma il piano non poté essere attuato per mancanza di permesso da parte del comando tedesco che proibiva la circolazione anche alla Confraternita. Insieme ai carabinieri sopra detti mi rifugiai presso gli scavi romani in Fiesole la sera dello stesso giorno 11 fino al mattino del 12 detto. Nel pomeriggio del 12 agosto ebbi l'invito di recarmi nuovamente nei locali della Misericordia dove ero atteso da Mons. Turini Luigi e dal segretario del Comune Dott. Luigi Oretti per comunicazioni urgenti. Mi recai quindi in detta località dove appresi dai suddetti Mons. Turini e segr. Oretti che se noi carabinieri non ci fossimo ripresentati in caserma sarebbero stati fucilati 10 ostaggi dai tedeschi. Di fronte alla minaccia del comando germanico, di pieno accordo, i tre carabinieri si recarono in caserma, dove s’incontrarono con i militari tedeschi intenti a perquisire il locale e trovati i carabinieri chiesero ai medesimi le armi. Trovate le armi, in numero di 5 moschetti complessivamente e 5 pistole mod. 34 e 89, portarono i carabinieri al comando di Villa Martini sito in quel territorio, dove vennero interrogati sotto l’accusa di partigiani. Associarono anche me ai militari suddetti, quando mi presentai al suddetto comando e dopo poco tempo insieme ai militari mi portarono all’Albergo Aurora di Fiesole, dove ci rinchiusero in un sotterraneo. Dopo pochi minuti, chiamarono i soli carabinieri facendomi sostare ulteriormente nel sotterraneo vigilato da sentinella armata. Dopo qualche istante udii dei colpi di mitragliatrice, poi un grido- “Viva l’Italia”- altre due raffiche di mitragliatrice ed ancora dei colpi di pistola. Così si compì miseramente la vita dei carabinieri Sbarretti Fulvio, Marandola Vittorio e La Rocca Alberto. Fiesole, li 25-10-1944. Il Carabiniere a piedi dichiarante.

lunedì 13 luglio 2026

La conservazione della memoria nell'Eta dell'AI

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Con lo sviluppo dell’informatica, fino all’attuale AI, si è perso il senso del tempo quale divenire umano in una permanente attualità, lo studio e il ricordo dei fatti storici appare qualcosa di superato dalla potenza dell’efficienza tecnica che tutto conosce e risolve, ma gli avvenimenti storici contengono le emozioni, i sentimenti dell’essere umano che la macchina non può trasmettere, così che la cancellazione della Storia dai piani di studio cancella anche la stessa capacità riflessiva sull’agire umano.

Vi è tuttavia un momento nella vita che lo sguardo di ognuno, non solo si spinge in avanti, ma volge anche all’indietro, in un unico abbraccio di tempo. Nasce quindi la necessità di raccogliere idee e documenti fissandoli nel nostro tempo, quali parti di un unico grande vissuto.

In questa tragedia che fu per l’Europa la prima metà del Novecento, in cui si succedettero due Guerre Mondiali, intervallate da guerre locali, rivoluzioni e repressioni, fino alla nascita dei due blocchi contrapposti, emerge la sofferenza dei familiari dei caduti e la necessità di darne testimonianza, soprattutto nei periodi di maggiore edonismo.

La perdita di alcuni valori fa sì che necessiti ancor più il recupero della memoria, il suo non disperdersi nell’indifferenza.

Si crea il problema dei valori, ossia quale rapporto esista tra lo scorrere della storia e i fini che gli individui cercano di realizzare in essa, vi è in questo una difficoltà del comprendere che vari autori dello storicismo, quali Dilthey, Splengler e Weber, evidenziano sotto diverse angolature.

La storia non è per Toynbee che una totalità di relazioni e come tale ha una valenza ciclica come qualsiasi organismo, superando, come osserva Spengler, la visione limitata della necessità di una progressione lineare.

Con gli “Annales” Bloch e Braudel vengono a calare la storia nel tessuto sociale, i fatti riguardanti gli ultimi, nella guerra i fantaccini e nella vita quotidiana le semplici famiglie, acquistano una propria dignità ed una nuova rilevanza che si affianca alla storia politico-istituzionale incentrata sulle grandi figure storiche.

Le emozioni, i sentimenti, le gioie e le paure dei singoli individui si sovrappongono quale storia minima alla grande storia, lo spazio ed il tempo acquistano quindi una nuova dimensione.

La tragedia e l’immensità del dolore che le due Guerre Mondiali hanno comportato, inducono alla necessità di una catarsi collettiva, all’assimilare il sacrificio ad un atto religioso laico, in cui lo Stato, identificato nell’idealismo hegeliano con Dio, sublima il dolore della morte e dell’invalidità in un atto di fede ed il campo di battaglia in un immenso altare su cui si consuma il sacrificio collettivo.

Ne è evidente la trasposizione nel Milite Ignoto e nell’Altare della Patria, moltiplicato nelle varie città, nato nel primo dopoguerra in Italia e subito adottato da tutti gli Stati coinvolti nell’immane tragedia, in cui il dolore collettivo nel sublimarsi del sacrificio, si purifica e viene vissuto come accettabile, divenendo elemento per la fondazione dell’identità collettiva nazionale in cui riconoscersi, quale religione laica.

Nel ribadire gli elementi costituenti l’identità della Nazione, le schede dei caduti acquistano il significato di rappresentare l’individuo nella collettività, il singolo nel corpo mistico unitario della Nazione.

La scheda quale “reliquia” rende quindi concreto e visibile il sacrificio dell’uno nel tutto, dando una palpitante visibilità al singolo sacrificio e proiettandone nel tempo la memoria entro cui identificarsi come collettività-

Tuttavia le schede hanno anche una propria valenza storica, testimonianza e conservazione di una serie di dati su quello che è stato definito anche come il “suicidio” dell’Europa quale centro culturale, economico e istituzionale del mondo.

Un suicidio che ha permesso l’emergere di nuovi centri di potere fuori dall’Europa, senza che questa al volgere del nuovo millennio fosse in grado di riacquistare unitariamente una propria centralità storica, divisa com’è al proprio interno.

Gli attuali conflitti che si svolgono in Europa e nel resto del mondo riportano in evidenza la centralità della Storia quale lettura dei contesti sociali e culturali in cui agiscono gli esseri umani, la stessa economia non è che la materializzazione di un agire frutto di una visione ideologica del mondo, circostanza che ci impone di avere una visione a tutto tondo degli umani superando l’attuale frammentazione prospettica.



Bibliografia



  • C. Vicentini, Studio su Dilthey, Milano 1974;

  • F. Boco, Visioni della crisi. Spengler e Heidegger, Avatar 2016;

  • R. Marra, L’eredità di Max Weber, Cultura, diritto e realtà, Il Mulino 2022;

  • L. G. Castellin, Ascesa e declino delle civiltà, Vita e Pensiero 2010;

  • M. Mustè, Politica e storia in Marc Bloch, Aracne 2000.