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domenica 27 novembre 2016

1866. III Guerra di Indipendenza Proclami Prussiano ed Austriaco

 Il re di Prussia e l'imperatore d'Austria annunziarono ai loro popoli che la guerra era scoppiata.


Ecco il proclama di Guglielmo I:
<< Al mio popolo!
<< Nel momento in cui l'esercito prussiano parte per intraprendere una guerra decisiva, sento il bisogno di parlare al mio popolo, ai figli ed ai nepoti di coloro ai quali mio padre, - che Dio abbia con sé,-  indirizzava, or fa mezzo secolo, queste imperiture parole:
<< LA PATRIA È IN PERICOLO!
<< L'Austria e gran parte della Germania hanno sguainato la spada contro di lei.
<< Son corsi pochi anni dacché, spontaneamente e senza risentimento del passato, stesi all'imperatore d'Austria la mano come ha confederato, quando trattavasi di liberare un paese tedesco dalla dominazione straniera. Avevo sperato che dal sangue versato in comune sarebbe nata una fratellanza d'armi, che avrebbe avuto per risultato una più intima alleanza, fondata sul rispetto e sulla stima reciproca, e con questa una comunanza generale di azioni che avrebbe fruttato alla Germania prosperità all'interno ed importanza all'estero. Tale speranza è svanita.
<<L'Austria non vuol dimenticare che i suoi sovrani hanno un tempo governato la Germania. Ella non vuol riconoscere nella Prussia un alleato naturale, ma un rivale ostile. Secondo essa, gli sforzi della Prussia debbono essere combattuti dappertutto, perché ciò che è a favore della Prussia porta danno all'Austria. L'antico egoismo s'è infiammato di nuovo in tutta la sua forza; la Prussia deve essere indebolita, annientata, disonorata. Verso la Prussia più non han valore i trattati; i sovrani della Confederazione non solo son chiamati contro la Prussia, ma son trascinati a violare il patto federale. Dovunque in Germania noi rivolgiamo lo sguardo, ci vediamo circondati da nemici, il cui grido di guerra è: Umiliazione della Prussia! Ma lo spirito del 1813 vive ancora nel mio popolo.
<< Chi ci strapperà un solo lembo del territorio prussiano, se noi siamo fermamente risoluti di proteggere le conquiste de' nostri padri? Il re ed il popolo, uniti più strettamente che mai in faccia ai pericoli che minacciano la patria, considerano come lor supremo, sacrosanto dovere di sacrificare per lei i loro beni e il loro sangue!
<< Nell'attenta previsione di quanto ora accade, ho dovuto da anni considerare come obbligo precipuo del real mio mandato di preparare il valoroso popolo prussiano per l'imponente sviluppo delle sue forze. Con me, ogni prussiano guarderà con gioia e fiducia la forza armata che copre le nostre frontiere. Col re alla sua testa, la nazione prussiana sentirà ch' è realmente un popolo in armi. S'ingannano i nostri avversari, se credono la Prussia paralizzata da intestine discordie. In faccia al nemico, tacciono i partiti per rimaner anzitutto uniti nella buona come nell'avversa fortuna.
<< Ho fatto di tutto per risparmiare alla Prussia i carichi e i sacrifizi della guerra; il mio popolo lo sa, come lo sa Iddio che scruta i cuori. D'accordo colla Francia, l'Inghilterra e la Russia, ho cercato fino all'ultimo momento la via di un componimento amichevole, e l'ho tenuta aperta. L'Austria ha ricusato, ed altri Stati tedeschi hanno fatto causa comune con lei. Sia pure. Non a me si potrà far rimprovero, se il mio popolo dovrà sostenere una gran lotta, se forse avrà un grave peso a sopportare; - ma non i sta più a noi la scelta!
<< Noi dobbiamo lottare per la nostra esistenza; noi dobbiamo impegnare una lotta di vita o di morte contro coloro che vogliono dichiarare la Prussia del grande Elettore, di Federico il Grande, la Prussia quale è sorta dalle guerre per la libertà, decaduta dal posto che occupa, grazie alla intelligenza e dall'energia dei suoi sovrani, grazie al valore, alla devozione, alla civiltà del suo popolo.
<< Preghiamo l'Onnipotente, nella cui mano stanno i destini delle nazioni e le sorti delle battaglie, che benedica le nostre armi!
<< Se Dio ci dà la vittoria, noi saremo in pari tempo abbastanza forti per rinnovare più solidamente e più efficacemente il debole vincolo che univa piuttosto di nome che in realtà i paesi tedeschi, quel vincolo che oggi è spezzato da coloro che paventano il diritto alla potenza dello spirito nazionale.
<<Iddio sia con noi!
<<Berlino, 18 giugno 1866

<< GUGLIELMO.>


Proclama dell'imperatore d'Austria:
<<Ai miei popoli!
<< In mezzo all'opera di pace che aveva intrapresa all'intento di collocare sopra solide basi la forma costituzionale destinata ad assordare l'unità e la potenza dell'impero in tutte le sue parti, e ad assicurare da un altro lato il libero sviluppo interno ( autonomo ) dei diversi paesi e popoli della Corona, i miei doveri di sovrano mi hanno ordinato di chiamare sotto le bandiere tutte le mie armate. Alle frontiere de' miei Stati, a mezzo dì come a settentrione, sorgono le forze armate di due nemici collegati in un sol pensiero, quello di abbattere la potenza e la dignità dell'Austria in Europa. Nessun pretesto di guerra fu da me dato a quegli Stati. Lungi da ciò, - ne prendo l'Onnipotente in testimonio, - ho sempre considerato come mio dovere di sovrano di conservare a' miei popoli i benefici della pace, e tutt' i miei sforzi intesero a compiere fedelmente questo sacro dovere.
<< Uno de' due Stati nemici, non ha bisogno di alcun pretesto: tormentato unicamente dalla brama di rapire colla violenza porzione del mio impero, per lui la propizia occasione è bastante stimolo a slanciarsi in una guerra cui nulla giustifica.
<< Quanto alle truppe prussiane che oggi minacciano i nostri confini settentrionali, sono appena due anni che parte del fedele ed eroico mio esercito, alleato a quelle stesse truppe, intraprendeva con esso una campagna sulle rive del Mare del Nord. Io avevo accettato quella fratellanza d'armi colla Prussia a fine di tutelare i diritti fondati sopra trattati, di proteggere una popolazione tedesca minacciata, e di circoscrivere nei più ristretti limiti i mali di una guerra inevitabile. Col fatto stesso dell'alleanza delle due grandi potenze dell'Europa centrale, alle quali era devoluto il compito di preservare la pace dell'Europa, io voleva ottenere guarentigia per una pace durevole a grandissimo vantaggio del mio impero, della Germania e dell'Europa. Conquiste non ne ho mai cercate, ed in questo riguardo mai non ho lasciato che ombra di dubbio si levasse intorno alle mie intenzioni né da parte dei miei fratelli d'armi, né da parte dell'Europa.
<< Disinteressato quando venne conclusa l'alleanza colla Prussia, mi sono lasciato parimenti guidare da questo stesso sentimento, quando, poco dopo aver conquistato i ducati dell'Elba, si facevano apparecchi di guerra. E nel momento stesso in cui più non era un segreto per alcuno, che fra i miei nemici si era formato un accordo, scopo del quale non poteva essere che un assalto contro il mio impero, io non credetti ancora di rinunciare alla speranza di conservare la pace, e il mio dovere di sovrano mi impose di mostrarmi pronto a far tutte le concessioni compatibili con l'onore e con la felicità de' miei popoli per evitare di comprometterla.
<< Senonché compresi tosto che più prolungate esitanze renderebbero difficile di respingere efficacemente un assalto dal di fuori, e metterebbe in pericolo la sicurezza dell'impero. Allora soltanto mi rassegnai ai crudeli sacrifici che sono inevitabili quando si mette un'armata sul piede di guerra. Alle assicurazioni date dal mio governo che io voleva la pace, alle reiterate dichiarazioni che io era pronto a procedere colla Prussia ad un reciproco e simultaneo disarmo, che cosa rispose il gabinetto di Berlino? Fece delle controproposte, che, ove fossero state accettate, equivalevano ad un oblio di tutti doveri, che e l'onore e la sicurezza del mio impero m'inspiravano: la Prussia esigeva un preventivo e completo disarmo, non solo per quanto risguardava lei, ma egualmente rispetto all'Italia, la cui forza armata minacciava i miei stadi nel mezzo dì, e per le intenzioni pacifiche della quale nessuna guarentigia era né poteva esser offerta.
<< Tutte le pratiche seguite con la Prussia nella questione dei Ducati hanno posto ognor più in evidenza che una soluzione di questa quistione, corrispondente alla dignità dell'Austria, ai diritti ed agli interessi della Germania e dei Ducati, non potrebbe essere ottenuta da un accordo colla Prussia, a motivo della sua politica manifesta di violenza e di conquista. Le pratiche furono rotte, tutta la questione fu rimessa la decisione della confederazione, ed in pari tempo i legali rappresentanti dell'Holstein furono convocati.
<< Le minacciose prospettive di guerra determinarono le tre potenze, Francia, Inghilterra e Russia, a dirigere anche al mio governo l'invito di partecipare a conferenze in vista di mantenere la pace. Il mio governo, concorde col costante mio desiderio di mantener la pace a' miei popoli, non ha respinto questa partecipazione; ma ha posto alla sua adesione la condizione espressa che il diritto europeo esistente ed i vigenti trattati formerebbero il punto di partenza di quei tentativi di mediazione, e che le potenze compartecipi non appoggerebbero alcun particolare interesse a scapito dell'equilibrio europeo e dei diritti dell'Austria.
<< Se il solo tentativo di deliberazioni a favor della pace fallisce già dinanzi a condizioni tanto naturali, è una prova che le deliberazioni stesse non avrebbero mai potuto condurre al mantenimento ed alla consolidazione della pace.
<< I recenti fatti provano in modo irrefragabile che la Prussia non sostituisce che la violenza al diritto. Il diritto e l'onore dell'Austria, il diritto e l'onore di tutta la nazione tedesca non costituiscono più un limite all'ambizione fatalmente esaltata della Prussia, che più non si lascia trattenere d'alcun ostacolo, nemmeno dal diritto e dall'onore di tutta la Germania. Le truppe prussiane entrano nell'Holstein, gli Stati convocati dal governatore imperiale furono dispersi colla forza, l'autorità legittima nell'Holstein, che il trattato di Vienna dava in comune all'Austria ed alla Prussia, fu da questa reclamata esclusivamente, e la guarnigione austriaca si vide obbligata a ritirarsi dinanzi a forze decuple. Quando la Confederazione germanica riconobbe nei fatti un'arbitraria violazione dei trattati, ed ordinò, dietro proposta dell'Austria, la mobilitazione dell'esercito federale, allora la Prussia, che si dà volentieri la boria di rappresentare gl'interessi di tutta la Germania, fece l'ultimo passo nella via fatale in cui era entrata. Spezzando il vincolo nazionale che unisce tra loro i Tedeschi, la Prussia dichiarò che usciva dalla Confederazione; esigette che i governi tedeschi adottassero un cosiddetto piano di riforma, che non è, in realtà, se non uno sbrano della Germania, e fece marciare le sue truppe contro i governi rimasti fedeli al patto federale. Gli è a questo modo che divenne inevitabile una guerra funestissima, una guerra fratricida fra' popoli tedeschi.
<< A fronte dei mali incalcolabili che stanno per  piombare su tutti, sugl' individui come sulle famiglie, sulle province come sugl' imperi, e che io profondamente deploro, ne appello alla storia ed all'Onnipotente, e cito dinanzi a loro sacrosanto tribunale coloro su cui cade la responsabilità dei mali di cui saranno autori.
<<Mi decido a combattere fidente nella mia buona causa, e sostenuto dal sentimento della potenza inerente ad un grand'impero, nel quale principe e popolo sono uniti in un sole medesimo pensiero e desiderio: difendere il buon diritto dell'Austria. Al cospetto de' miei valorosi eserciti, così pronti alla pugna, che formano il baluardo, la muraglia, contro cui si romperanno le forze nemiche, sento raddoppiarmi il coraggio e la fiducia, e non posso che sperar bene quando il mio sguardo si incontra in quello che i miei fedeli popoli dirigono verso di me. Uniti e risoluti nella loro devozione, essi sono pronti ad ogni sacrifizio. La pura fiamma dell'entusiasmo patriottico sfavilla con uguale intensità in tutta l'estensione del mio impero. Al primo appello, i soldati in congedo mossero pieni d'ardore per raggiungere le loro bandiere; i volontari s'arruolano in massa in corpi speciali; nelle province più minacciate corre alle armi tutta la popolazione atta a portarle, e con la più nobile abnegazione tutti si eccitano a sopportare i danni ed a sovvenire ai bisogni dell'esercito.
<< Un solo sentimento anima gli abitanti de' miei regni e province: essi sentono i vincoli che li uniscono, la forza che deriva dall'unione. In questo momento così grave, ma al tempo stesso edificante, deploro doppiamente che l'opera di conciliazione sulle questioni costituzionali non sia ancora tanto inoltrata, da permettermi di raccogliere intorno al mio trono i rappresentanti di tutti i miei popoli. Privo attualmente di questo appoggio, il mio dovere di sovrano non è che più chiaro, e più ferma che mai la mia risoluzione di assicurarlo per sempre al mio impero.
<< Non saremo peraltro soli in questa guerra. I principi e i popoli di Germania conoscono i pericoli onde la loro libertà e la loro indipendenza sono minacciate da una potenza che, senz'alcun ritegno, si lascia guidare da istinti personali e velleità di conquista. Non ignorano qual sostegno essi trovino nell'Austria, la qual sola può tutelare quei beni così preziosi, e difendere la potenza e l'integrità della patria tedesca in tutte le sue parti. Al par di noi, tutt' i nostri fratelli e confederati impugnano le armi per conservar intatti i più sacri beni che i popoli abbiano a difendere. A forza ci furono poste le armi in mano. Ebbene! dacchè abbiano dovuto risolverci a questa fatale necessità, non possiamo né dobbiamo più deporle innanzi d'aver assicurato all'Austria e agli Stati tedeschi alleati con noi, il libero loro interno sviluppo, e consolidata la loro potenza in Europa.
<< La nostra unione e la nostra forza non devono però esser per noi i soli motivi di fiducia e di speranza. La mia fiducia e la mia speranza si fondano su qualcosa di più solido. Ho fede nella giustizia di Dio onnipotente, che la mia casa ha sempre servito dalla sua fondazione, nella giustizia di Colui che mai non abbandona coloro che nella giusta loro causa confidano in Lui: laonde prego Dio di concedermi il suo appoggio e la vittoria, ed esorto i miei popoli ad unirsi a me chiedendo al Cielo di benedire le nostre armi.


<<FRANCESCO GIUSEPPE.>>

( A Cura di Roberta Bottoni e Chiara Carandente)







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