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lunedì 8 giugno 2026

Progetto 2024/ 2 Il Valore Militare alle Fosse Ardeatine Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo

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( a cura di Giovanni Riccardo Baldelli)

Colonnello del Genio in Servizio di Stato Maggiore

Giuseppe CORDERO LANZA DI MONTEZEMOLO

(Roma, 26 maggio 1901 – Roma-Fosse Ardeatine, 24 marzo 1944)

 


A diciassette anni nel giugno del 1918 si arruola volontario negli alpini partecipando ai combattimenti sui Monti Lessini ottenendo la promozione a caporale. A dicembre del 1918, ad un mese dalla fine delle ostilità, è ammesso alla frequenza del corso speciale per Ufficiali di Complemento del Genio presso la Regia Accademia per le Armi di Artiglieria e Genio di Torino classificandosi al primo posto in graduatoria e prestando giuramento alla Patria e al re il 2 novembre 1919.

Dopo il conseguimento della laurea in ingegneria civile avvenuta il 29 luglio 1923, trova impiego presso una ditta di costruzioni genovese quale ingegnere. Ad agosto dello stesso anno sposa Amalia Dematteis da cui ha cinque figli.

A dicembre del 1924 decide di intraprendere nuovamente la carriera militare, partecipando al concorso riservato ai laureati reduci di guerra bandito dal governo per l’ammissione di Ufficiali in Servizio Attivo Permanente dell’Arma del Genio. Nominato tenente del Genio il 18 dicembre 1924, a gennaio del 1928 è promosso Capitano divenendo comandante della 1a compagnia del Reggimento Ferrovieri del Genio di Torino, diventando docente di Scienza delle Costruzioni alla Scuola di Applicazione di Artiglieria e Genio. Nel 1930, frequenta per un triennio la Scuola di Guerra, classificandosi primo su 71 e venendo trasferito alla 40ª Squadriglia della Regia Aeronautica. Nel 1934 alla nomina di Primo Capitano è destinato al Comando del Corpo d’Armata di Torino, continuando gli studi a carattere scientifico e dando alle alcuni studi dottrinali di notevole spessore.

Allo scoppio della guerra d’Etiopia, nel 1935, è chiamato a Roma all’Ufficio Servizi del Corpo di Stato Maggiore. Nel 1937 chiede e ottiene di essere inviato in Spagna con il Corpo Truppe Volontarie, dove dapprima assume il comando di un Battaglione Telegrafisti e diventando poi Capo di Stato Maggiore della Brigata “Frecce Nere”; questo ultimo incarico gli vale:

-      una Promozione per Merito di Guerra a Tenente Colonnello “Capo di S.M. di un Comando di Brigata mista durante un ciclo operativo particolarmente importante e difficile si è distinto per servizio e valore personale al comando di reparti, per spiccate doti organizzative dando così un valido contributo ai successi della Brigata stessa”;

-      una Croce di Guerra al Valor Militare “Capo di S.M. di un comando di Brigata mista, incaricato di portarsi presso un Comandante di Reggimento, impegnato sulle linee avanzate per dirigere il contrattacco delle sue truppe, assolveva completamente il compito assegnatogli, malgrado avesse avuta ripetutamente colpita la sua vettura dal fuoco di fucileria e di mitragliatrici nemiche, cooperando arditamente alla vittoriosa riuscita dell’azione”.

Il 4 giugno 1940, pochi giorni prima dell’ingresso dell`Italia nel Secondo Conflitto Mondiale, è trasferito al Comando Supremo presso il Ministero della Guerra, dove diviene in seguito responsabile dello scacchiere africano e infine capo dell’Ufficio Operazioni. Ugo Cavallero, Capo di Stato Maggiore Generale dal 1940 al 1943, si avvalse regolarmente della sua collaborazione.

Nel corso del conflitto è insignito della Croce di Ferro Tedesca di Seconda Classe e di:

-      una Medaglia di Bronzo al Valor Militare ad aprile del 1941 in Africa Settentrionale durante “In ricognizione al fronte, in un momento in cui un improvviso attacco nemico costringeva alcuni reparti ad arretrare ed elementi corazzati avversari stavano già penetrando nel nostro dispositivo, arrestava i reparti ripieganti, li rincuorava e li disponeva efficacemente a difesa. Contribuiva così col suo pronto intervento e con la sua serena calma, a ristabilire una situazione compromessa”;

-      una Medaglia d’Argento Valor Militare, sempre in Africa Settentrionale, nel periodo dicembre 1941-gennaio 1942 in quanto “Ufficiale di Stato Maggiore inviato dal Comando Supremo quale Ufficiale di Collegamento con il Comando superiore, in più di una circostanza si prestava per rischiose missioni presso le truppe operanti per recapitare ordini, raccogliere dati statistici, chiarire situazioni; dava prova di alto senso del dovere, capacità con comune e sprezzo del pericolo”.

Dopo il 25 luglio del 1943, Pietro Badoglio sceglie Montezemolo per recuperare documenti da Mussolini e gestire la sua segreteria. Montezemolo è designato quale comandante dell'11º Raggruppamento Genio Motocorazzato. Dopo l'armistizio di Cassibile, partecipa alla resistenza contro i Tedeschi a Roma. Il 10 settembre, fa parte di una delegazione italiana per discutere la resa e riconoscere Roma come città aperta. Il 23 settembre, dopo l'occupazione tedesca, entra in clandestinità, mettendosi in abiti civili e scappando dai sotterranei del Ministero della Guerra; per proteggere la sua famiglia ottiene documenti falsi cambiando nome prima in ingegnere Cataratto e Professor Martini poi.

Cordero Lanza di Montezemolo è il promotore, l’anima e la guida del FMC di Roma, un centro operativo che riesce ad inquadrare in un unico dispositivo, assieme a numerosi soldati e Ufficiali datisi alla macchia, le molteplici formazioni militari che si sono costituite dopo la dissoluzione del Regio Esercito nei giorni successivi all’armistizio.

Montezemolo imprime al FMC un carattere eminentemente nazionale e si batte affinché le bande militari siano riconosciute come aliquote delle Forze Armate Italiane rimaste isolate in territorio occupato. Si stabilisce così un regolare contatto radio col Comando Supremo che, in una delle prime comunicazioni, designa Montezemolo suo diretto rappresentante in Roma e lo investe del compito di organizzare e dirigere la lotta di liberazione. Siglati da una «M», i messaggi inviati quotidianamente al governo del Sud e, per suo tramite, agli alleati contengono informazioni strategiche e politiche di notevole rilievo.

Il 10 dicembre 1943 Montezemolo scrive le “Direttive per l’organizzazione e la condotta della guerriglia” e le dirama ai Comandanti Militari Regionali del FMC. Le disposizioni ammettono la guerriglia esclusivamente al di fuori del territorio urbano per evitare ritorsioni nemiche, impostazione strategica diametralmente opposta a quella dei partiti antifascisti, soprattutto del Partito Comunista, le cui avanguardie armate praticano la lotta aperta senza quartiere anche all’interno delle mura cittadine.

Il suo ordine scritto è precisamente questo: ..."Nelle grandi città la gravità delle conseguenti rappresaglie impedisce di condurre molto attivamente la guerriglia", un ordine che tende esclusivamente alla salvaguardia dei civili evitando loro rappresaglie da parte dei nazifascisti.

Montezemolo mira a promuovere solidarietà e cooperazione all'interno del FMC, concentrandosi sulle varie componenti del movimento di Resistenza, indipendentemente dalle inclinazioni politiche. Il FMC stabilisce una collaborazione costante con i partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, dove Montezemolo svolge il ruolo di osservatore militare. Inoltre, istituisce un comitato permanente, rappresentando il governo militare insieme a Manlio Brosio e Riccardo Bauer, oltre che a sé stesso.

Il 25 gennaio 1944 verso le 13, Montezemolo si reca assieme al Generale Quirino Armellini (che il 25 marzo 1944 subentrerà dopo la morte del primo al comando del Fronte Militare Clandestino di Resistenza) in via Tacchini 7, nel quartiere Parioli, all'interno 13, a casa dell’amico diplomatico Filippo De Grenet, napoletano, Tenente di complemento di Artiglieria, conosciuto la notte di capodanno del 1944 nella residenza dell'ambasciatore Viola di Campalto e divenuto subito suo solerte collaboratore. Alle 14 squilla il campanello: è il segretario di Montezemolo, Multedo, che porta con sé una busta con 1 milione e 600 mila lire, frutto di una donazione di una ditta per il FMC. Somma che sparirà misteriosamente dopo l’arresto. A casa De Grenet è atteso anche il figlio di Montezemolo, Manfredi, corriere dell’organizzazione clandestina. Ma è in ritardo; una circostanza che lo salverà dall'arresto. Dopo pranzo, intorno alle 15, Armellini esce di casa, accompagnato dallo stesso Multedo. Appena fuori dal portone, Multedo s’accorge che sono sorvegliati da cinque uomini in borghese in evidente appostamento e da due automobili che sembrano attendere qualcuno. «Non alzi lo sguardo, continui a camminare», dice sottovoce al generale. Come voltano l'angolo, compaiono Montezemolo e De Grenet, che vengono fermati e arrestati dai poliziotti italiani.

Il travestimento di Montezemolo baffi finti e occhiali cerchiati d'oro, non è servito, finge stupore e dichiara di essere il professor Martini, estraendo dalla tasca il documento falso, ma i poliziotti non danno retta: conoscono benissimo la sua identità. Qualcuno evidentemente ha parlato, rivelando il luogo e l'orario dell'incontro ai Parioli.

De Grenet si divincola e prova a reagire, ma Montezemolo lo blocca, dicendogli che è inutile.
Pochi passi e i poliziotti italiani li consegnano alle SS tedesche, che sono in attesa a bordo di due automobili nere, parcheggiate all'angolo con via dei Martiri Fascisti.

E un colpo formidabile per la polizia tedesca. Fino a quel momento, testimonierà Herbert Kappler all'omonimo processo, le SS non erano riuscite ad “arrestare Montezemolo [...] perché il colonnello si comportò molto cautamente, cambiando sempre i luoghi di appuntamento. Le difficoltà erano anche rappresentate dal fatto che aveva una guardia personale di una decina di uomini […] si arrivò all’arresto di Montezemolo tramite il pedinamento degli uomini che costituivano il suo corpo di guardia›”.

Montezemolo e De Grenet vengono tradotti nel carcere di via Tasso, dove li accoglie Kappler, in compagnia del capitano Schütz, vecchio conoscente del capo del FMC ai tempi del suo incarico allo Stato Maggiore del Regio Esercito, trasformatosi in uno dei più terribili aguzzini delle SS. Inizialmente Montezemolo nel corso dei lunghi interrogatori a cui è sottoposto, nell’inutile tentativo di estorcergli informazioni, è picchiato duramente dalle SS ma non è letteralmente torturato, quello avverrà in seguito quando gli aguzzini gli strapperanno i denti uno ad uno e le unghie dei piedi.

In un’intervista rilasciata alcuni anni fa Adriana la figlia di Montezemolo così si esprimeva “Del resto papà aveva già dato le disposizioni per occupare i posti di comando sensibili quando sarebbero arrivati gli Alleati. Ne aveva di cose da dire e di nomi da fare, ma non parlò”. […] . “Mio padre era contrario agli attentati in città. Si rischiava di compromettere il lavoro per una transizione quanto più possibile pacifica. Ma soprattutto si mettevano in pericolo i civili, a causa delle inevitabili rappresaglie che ne sarebbero seguite”.[…]

La famiglia Montezemolo cerca in tutti i modi di liberare il proprio congiunto. Si rivolge tramite un prelato tedesco alle autorità naziste, chiede l’intervento della Segreteria di Stato Vaticana mediante Monsignor Giovanni Battista Montini (futuro Papa Paolo VI). Il fratello Renato, Ufficiale della Regia Marina, si apposta su un palazzo di fronte alla prigione di via Tasso per cercare di studiare l’edificio dove è rinchiuso Giuseppe e pianificare un assalto che porti alla sua liberazione. Tentativi che si risolvono in un nulla di fatto.

Dalla prigione di Via Tasso Montezemolo riesce a far pervenire alla famiglia tre biglietti autografi, ripiegati nel collo di una camicia, l’attentato del 23 marzo del 1944 pone fine ad ogni altra comunicazione in quanto Kappler inserisce il suo nome tra coloro che dovranno essere giustiziati per rappresaglia.

Con il Regio Decreto del 26 maggio 1944 gli sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare “motu proprio” “sul campo” (alla “memoria”).

Riposa al sacello n. 32 del Mausoleo delle Fosse Ardeatine.

Fonti URL consultate il 23 dicembre 2025

https://www.anpi.it/bibliografia/il-partigiano-montezemolo

https://www.anpi.it/biografia/giuseppe-cordero-lanza-di-montezemolo  

https://www.anpi.it/patria-indipendente/media/uploads/patria/2012/37-40_biblioteca.pdf

https://www.mausoleofosseardeatine.it/vittime

https://www.letteraturacapracottese.com/post/partigiano-montezemolo-capracotta

https://www.roma8settembre1943.it/i-personaggi/i-personaggi-di-parte-italiana/col-giuseppe-montezemolo/

https://www.storiain.net/storia/giuseppe-montezemolo-il-partigiano-gentiluomo/


 


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