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domenica 8 ottobre 2017

1916. Gabriele d'Annunzio e la sua prima Medaglia d'Argento

APPROFONDIMENTI

D'ANNUNZIO AVIATORE DELLA REGIA MARINA

Gabriele d’Annunzio continuò nel 1916 la sua attività aviatoria con il pilota tenente di vascello Luigi Bologna. Le sue ricognizioni sulla costa istriana erano costanti. Il 16 gennaio 1916 tentò un’altra incursione su Trieste, che fallì il cattivo funzionamento del motore.[1] Giunto sulla verticale di Grado, il motore si arrestava e Bologna fu costretto ad un ammaraggio, che fu attuato da una altezza eccessiva e l’apparecchio ne fu tutto squassato.  Bologna se la cavò con poche escoriazioni, D’Annunzio picchiava lo zigomo contro la carlinga, con apparente lieve ferita. Per non dar peso alla cosa e per non far ricadere sul pilota le conseguenze del mal riuscito ammaraggio, d’Annunzio non accusò il dolore che portava all’occhio e non provvide a farsi medicare e controllare la ferita. Il giorno successivo, 17 gennaio 1916 D’Annunzio, ancorchè sentisse dolore all’occhio, partecipava ad una nuova missione s Trieste, che questa volta riusciva perfettamente. Lanciò un messaggio ai Triestini[2] ed il Poeta, ritornando incolume a Venezia, si compiacque di recarle quest’ideale ripsosta di Trieste:

Trieste, che soffre e resiste con un immobile costanza, manda oggi dal Golfo il suo sorriso di dolore a Venezia che, come Lei paziente ed intrepida, non dunita della vittoria e non cessa di affrettarla coi voti, con le parole e con i sacrifici” “Et percussa valet” 17 gennaio 1916”[3]

L’azione su Trieste è così riferita a Roma dal Comando in Capo di Venezia:
“Telegramma 469 del 17 gennaio 1916 ore 16.50. 469 Onde accertare tipi silurati golfo Trieste rinnovato esplorazioni idrovolanti Grado.[4] Stamane pilota Bologna, osservatore d’Annunzio idrovolante L. lanciati proclami su Trieste. Apparecchio fatto segno a tro di artiglieria da Opicina e levante città con risultato nullo stop Rientrati Venezia felicemente stop Siluranti avvistate sono almeno tre tipo grande probabilmente Satellit – Meteor.“[5]
.
All’indomani della commemorazione di Giuseppe Miraglia, ad un mese dalla morte[6] D’Annunzio vede aggravarsi la ferita all’occhio, che per trascuratezza produsse il distacco della retina. Dopo un ennesimo volo di guerra, forse per gli strapazzi, il 21 febbraio 1916 D’Annunzio si accorse che dall’occhi ferito no riusciva più a vedere. Finalmente, anche per insistenza di familiari e colleghi, si fece visitare da uno specialista oculista che constatò la gravità della lesione e che gli ordinava il più assoluto riposo, sia aviatorio che fisico.
Ugo Ojetti scrive di come D’Annunzio apprese la gravita della sua malattia:
… per un mese lottò contro la sua infermità, e credette che venisse da passeggeri fenomeni nervosi; s’ostinò a non parlarne con anima viva, a vivere ed ad agire come prima. Sperava di trovare nell’impresa di Lubiana „il rimedio di tutti i mali“ che quella fu da allora l’aere speranza di tutte le sue imprese; e noi che lo sapevamo tremavamo per questo ma non osavamo parlarne con lui. Il 21 febbraio , di lunedì, andò da Venezia a Pordenone in automobile, credendo di arrivare in tempo. Gli era assegnato proprio il posto di prua nell’apparecchio di Luigi Bailo, il posto più pericoloso. D’improvviso, a Pordenone, seppe della morte di Alfredo Barbieri e di Luigi Bailo nel volo su Lubiana; vide la salma di Bailo, infranto ed insanguinato; ridiscese a cervignano per chiudere il suo lutto nelle sue basse stanzette, al pianterreno di casa Sarcinelli, di fianco al ponte, ormai disperato di ricevere quello che egli chiamava la medicina gloriosa. L’occhio lo tormentava. Si guardò in uno specchio, e non riuscì dal proprio volto a vedere che l’alto della fronte. Allora chiamo un medico, il dotto B., del Comando, lì della 3a Armata e gli impose di dirgli tutta la verità. Nell’ospedaletto da campo, dal capitano medico sardo M. gli fu detta: l’occhio destro era perduto, bisognava tentare di salvare l’altro. Restò nel suo lettuccio, solo, tutta la notte. Di quella atroce notte non parla nel Notturno. La mattina dopo , la mattina del 22 , sgomento al pensiero di restare immobile, chiuso, murato per mesi lì a Coverciano, fuggì a Venezia nella casetta Rossa, pur sapendo che ogni sussulto della macchina nella corsa poteva accecarlo interaemnte per sempre. Qui comincia il Notturno.“[7]
Si mossero i migliori specialisti, tra cui il prof. Orlandini ed il prof. Albertotti, che quasi giornalemnte emettevano un bollettino sulle sue condizioni di salute e varie fonti ci descrivano come D’Annunzio affrontò la malattia, la cura e la convalescenza.
Scrive di questo periodo Anna Maria Andreoli:
D’Annunzio “abita ora a Venezia , sul Canal Grande, nella Casetta Rossa  die principi Hohenhole, riparati in Germania. Ha una nuova amante, Olga Brunner Levi (Venturina) e la sfida quotidiana con la morte lo rende più che mai passionale. Nel gennaio del 1916, durante un ammaraggio con un idrovolante perde l’occhio destro per una ferita  al capo che lo costringe ad una lunga e cieca immobilità. Al suo capezzale sono Barrés, amici ed amiche francesi, Corè e Cinerina, che lo ritrae in divisa militare. Durante l’ozio forzato, nonostante la cecità, compone una parte del Notturno. Supino sul letto, srive senza vederle sulle liste d carta strette tra pollice ed il medio per mantenere la dirittura, in uno stile spezzato che giova al suo lirismo. E non appena recupara la vista dell’occhi superstisteriscrive i diari di guerra nella Licenza aggiunta all’edizione in volume della Leda senza cigo (1916). Solo controvoglia, e sollecitato dal bisogno di denaro, compone i versi di circostanza che gli vengono chiesti perchè tenga alto il morale delle truppe. Sono i Canti della guerra latina, raccolti con il titolo di Asterope, come quinto libro delle Laudi.“[8]

Per questa ferita, le cui fasi sono riportate e consacrate nel „Notturno“, Gabriele D’Annunzio venne porposto  per una onorificenza al valore. L’iniziativa parte addirittura da Cadonra, in quanto D’Annunzio era in servizio presso il Comando della 3a Armata, e viene avavnzata dal Ministro della Marina, in quanto la maggior parte della attività come militare D’Annunzio l’aveva svolta con gli idrovolanti della Marina.
L’Ammiraglio Corsi, ministro della Marina, la sottopose al Luogotenente Generale di S.M. e, accolta,  gli fu conferita con R. Decreto 23 marzo 1916 la Medaglia d’Argento al valor Militare con la seguente motivazione:
Come ufficiale osservatore prese parte volontariamente a varie missioni di guerra compiute nel territorio nemico da idrovolanti della regia Marina, mantenendo sempre contegno esemplare e coraggioso e dando costante prova di sangue freddo e giovanile ardimento anche sotto il tiro avversario. In un atterraggio riportava grave lesione all’occhio destro“ (Alto Adriatico – Maggio 1915 – Febbraio 1916

Era la ricompensa per l’impegno in guerra dell’inter[9]ventista D’Annunzio, il quale così rispondeva, nel ringrazia, al Ministro della Marina Corsi:
L’Alta onorificenza che con tanta bontà L.E.V. mi annunzia supera di molto quel che ho potuto fare perchè il non ozioso amore per più di trent’anni da me
professato alla marina Italiana avesse un virile sugello stop. Essa mi dà oggi impazienza di levarmi in piedi per cercare una più bella occasione di meritarla stop Creda la E.V. alla mia sempre più pronta volontà di servire e alla mia devozione senza limiti“


MASSIMO COLTRINARI

direttore.cesvam@istitutonastroazzurro.org

[1] Così il Comandante in Capo di Venezia comunica a Roma questa missione “443.Pilota Bologna – Osservatore d’Annunzio ”Usciti stamane con apparecchio L. per escursione Trieste stop E’ dovuto rientrare Grado indi Venezia per imperfetto funzionamento carburatore stop. Costa d’Istria coperta foschia” Cfr. Ministero della Marina, Ufficio del Capo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Gabriele d’Annunzio, combattente al servizio della Regia Marina, Roma, Società Anonima Poligrafica Italiana, 1931, pag. 43.
[2] Il testo, anche questo lungo è riportato integralmente in Ministero della Marina, Ufficio del Capo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Gabriele d’Annunzio, combattente al servizio della Regia Marina, cit.,  pag. 44.
[3] Ibidem
[4] Dalla relazione del Capitano di Corvetta Rogetti Gustavo. Azione presso Miramare. 17 gennaio 1916 delle Torpediniere 19, 22 e 23 O.S. contro due Dragamine austriaci “…Il giorno 17 gennaio 1916 verso le ore 13 , la stazione semaforica di Golamentto ed un idrovolante francese ritornato dall’esplorazione, informavano il Comando della Difesa M.M. di Grado che due dragamine austriaci stavano salpando alcuni nostri sbarramenti offensivi presso Miramare: le torpediniere 19 -22 23 O.S. allora giunte a Grado da Venezia per appoggio idrovolante pilotato Tenente di Vascello Bologna in volo sopra Trieste con D’Annunzio, prendenvano subito il mare dirigendo verso la costa di Miramare..” Ministero della Marina, Ufficio del Capo di Stato Maggiore, Ufficio Storico, Gabriele d’Annunzio, combattente al servizio della Regia Marina, cit. pag. 45
[5] Ibidem
[6] Miraglia stava provando l’aereo per la missione su Zara, prevista per il 23 dicembre 1915. Per questo episodio, che coinvolgeva Ancona come piazzaforte offensiva e che ebbe come conseguenza la costruzione dell’Aeroporto dell’Aspio (Ancona) vds. Coltrinari M., Le Marche e la Prima Guerra Mondiale. Il 1915. I primi sei mesi di guerra. Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2016, pag. 235
[7] Ibidem
[8] Andreli A., Una vita per l’arte e per la gloria, in D’Annunzio, l’uomo, l’eroe, il poeta, Roma Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, Edizioni De Luca, 2001
[9] Istituto del nastro Azzurro. Sito: www.ilnastroazzurro.it/ consulta l’archivio digitale/Esercito/ Gabriele/D’Annunzio/1916/Medaglia d’Argento.

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