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mercoledì 2 maggio 2018

Il Fuoco della pellicola. Una nostalgia postbellica

APPROFONDIMENTI

di Giovanni Battista Birotti


Il Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale uscì dalla dittatura militare e rinunciò per sempre a ogni forma di espansionismo. Tuttavia è interessante vedere alcuni esempi di “nostalgia” nazionalista presenti nella cinematografia.
Verso la metà degli anni ’50, alla fine dell’occupazione americana, alcuni registi rappresentavano gli episodi storici in vena personale, quasi nostalgica, contribuendo a stimolare un’impennata di neo-nazionalismo. Tra i tanti due in particolare furono seguiti:
·         L’ammiraglio Yamamoto e la flotta alleata di Shimuro Toshio del 1956, una chiara difesa della missione bellica nipponica, in cui si sottolineava il fine dell’offensiva, cioè di fare del bene per il proprio paese;
·         L’Imperatore Meiji e la grande guerra russo-giapponese del 1957 di Watanabe Kunio, che senza più reticenze esaltava e divinizzava l’immagine dell’Imperatore.
Ecco il primo e più importante esempio, di persistenza del nazionalismo e della reazione nel cinema giapponese.
Dal punto di vista sociale e politico è interessante constatare che in un popolo volontariamente convertitosi alla democrazia e sotto una censura che nulla lasciò di quanto ci fosse prima, possa ancora esserci una vena reazionaria.
Del resto in ogni civiltà c’è chi ha sempre resistito ai cambiamenti, oltre al fatto che la società giapponese mantiene tutt’oggi un carattere figlio del feudalesimo e della guerra. Non parlando poi del fatto che due bombe atomiche con 250.000 morti, più altre centinaia di migliaia in guerra, possano generare ogni tipo di risposta.
Non si deve pensare che il Giappone abbia visto una rinascita del nazionalismo nel sentore politico della popolazione, ma è da notare che una parte della società, soprattutto una parte istruita abbia visto un certo interesse nella tradizione e nel quid romantico nonché identitario dell’esperienza militare.
Una parentesi va fatta naturalmente anche su un genere tragico di cinematografia, che poteva anche ricondursi a fenomeni nostalgici: i Hibakusha film sugli effetti della Bomba Atomica.
Fino al 1952 non fu possibile realizzare nulla di esplicito con  riferimento alle esplosioni, a meno che gli episodi non fossero velati da un’intelaiatura sentimentale e non contenessero un invito a perdonare i responsabili. Due sole opere risposero a tali requisiti Le campane di Nagasaki - 1950 di Oba Hideo e Non dimentico la canzone di Nagasaki - 1952 di Tasaka Tomutaka.
Ma già dopo il 1952, alla fine dell’occupazione, Shindo nel 1959 girò La Nave Fukuryu n. 5, dedicato all’incidente nelle isole Bikini quando, nel corso delle sperimentazioni termonucleari americane, l’equipaggio della Fukuryu venne colpito da una pioggia di ceneri radioattive. Il regista preferì la fedele esplorazione dei fatti alla manipolazione ideologica di un episodio allora oggetto di molte critiche in Giappone.
Questa non è nostalgia, è critica è paura della catastrofe nucleare; anche se può comunque rappresentare una critica agli eccessi dell’ex nemico americano.
Mentre gli esempi dei film sulla storia e sulla guerra giapponesi, tra cui anche alcuni jidaigeki, rappresentano un chiaro sentimento romantico, come pure nostalgico, presente nella cinematografia e nell’arte del Sol Levante.


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