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martedì 2 gennaio 2018

Il Piano Cosenz per la difesa del confine orientale


APPROFONDIMENTI
Massimo Baldoni




Al momento della stipulazione della Triplice Alleanza l’Italia era schierata decisamente con Germania e d Austria e l’l’Alleanza stava a significare un preciso atteggiamento antifrancese. Tutti gli studi  erano orientati ad occidente, sul confine con la Francia e con la Svizzera. Ma non si credeva opportuno limitarsi a studiare piani in funzione antifrancese. IN via cautelati vasi iniziò a predisporre piani anche verso il confine orientale e predisporre le misure più idonee nel caso di una guerra isolata con l’Austria-Ungheria.

Nel 1870 l’idea generale di difesa era quella messa in atto dal gen. Ricotti-Magnani, che aveva individuato nella zona di Piacenza-Stradella,in cui radunare tutto l’Esercito, centrale, nella Pianura Padana, per poter fronteggiare la minaccia da qualsiasi direzione provenisse.
IL documento fondamentale a firma di Ricotti-Magnani ha titolo “Relazione alla Commissione per lo studio della sistemazione a difesa nel teatro di guerra  a nord-est”, relazione presentata alla Camera nella seduta del 25 novembre 1880.
Era una concezione che resistette tra il 1870 ed il 1880. Con la costituzione della Carica di Capo di Stato Maggiore nel 1882[1], dopo le manovre in Umbria, con baricentro Foligno, che vide l’impiego a partiti contrapposti di ben due Corpo d’Armata, con oltre 60.000 uomini. La situazione era mutata e si sentiva la necessità di mettere in essere studi su altri approcci concettuali

I nuovi piani sono interessanti in quanto avranno importanza ed incidenza fino al piano generale di operazioni formulato da Cadorna nel magio 1915, con cui entrammo nella Grande Guerra.
I presupposti di questi nuovi studi erano dettati dal fatto che, nonostante la Alleanza l’Austria era pur sempre quello che la tradizione risorgimentale definiva il “nemico ereditario”; inoltre, cosa a dire il vero alquanto inquietante, l’analisi dettagliata del tratto che legava l’Italia alla Germania ed all’Italia non era stato dotato di alcuna clausola militare, clausola o clausole che stabilisse in termini chiari e di impegni da prendere, e quindi l’entità delle forze ed i loro schieramenti. Occorre dire che vi furono intese a partire dal 1888.

Il piano era su sette paragrafi: a) condizioni generali dell’Italia di fronte all’Austria, b) condizioni iniziali dell’offensiva all’Austria c) compito del Corpo Speciale d) radunata dell’Esercito e successivi spostamenti e) condizioni di lotta durante il primo periodo delle operazioni e passaggio dalla difensiva alla offensiva f) ritirata dell’Esercito in caso di rovescio sul Piave g) svolgimento dell’offensiva italiana verso Est.

In pratica il piano prevedeva una iniziativa austriaca, con l’ipotesi di una resistenza iniziale sul confine, poi sul Piave; qualora questa fosse stata non sufficiente, si pensava di appoggiarsi a sinistra sulla piazzaforte di Venezia, e appoggiarsi alle piazzaforti come Cittadella e Bassano ed il centro avrebbe resistito sempre più in posto.

Lo studio poi prevedeva l’ipotesi di operazioni offensive e controffensive verso est, che prevedeva ipotesi che avrebbero permesso di assolvere il compito avuto, cioè di difendere il confine orientale. Negli anni successivi le singole fasi del Piano vennero sottoposte a sperimentazione mediante esercitazione per i quadri, previste nell’ambito degli studi per gli ufficiali di Stato Maggiore. Lo studio del Cosenz venne via via perfezionato fino al 1889, con l’assunzione della carica di Stato Maggiore da parte di Tancredi Saletta.




[1] La carica di Capo di Stato Maggiore fu istituita su proposta del Ministro della Guerra, Ferrero, nella sua configurazione di Carica permanente, e fu approvata dal Parlamento nel 1882 con R.D. . 968, in data 11 novembre 1882.





info: centrostudicesvam@istitutonstroazzurro.org

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