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domenica 11 gennaio 2026

Progetto 2024/1 Monte Marrone.

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Testo della IV di Copertina del Volume in Oggetto

Il presente volume focalizza la situazione, nel quadro del rapporto tra il Regno d’Italia e gli Alleati Anglo-americani basato sui accordi dell’”armistizio lungo” firmato a Malta il 29 settembre 1943, delle Forze Armate Italiane, in particolare l’Esercito, ed il loro immediato destino. I Britannici erano contrari ad impiegare forze combattenti italiane, relegando il ruolo dell’Esercito Italiano solo alla parte logistica. Gli Statunitensi, erano più disponibili ad impiegare forze combattenti italiane, come insistentemente chiedeva il Comando Supremo Italiano, a cui era preposto il gen. Giovanni Messe, rientrato dalla prigionia coadiuvato dal Capo di Stati Maggiore dell’Esercito, Paolo Berardi. Con Montelungo la situazione era rimasta in bilico. Ritirato il I Raggruppamento motorizzato dalla linea, cambiato il comandante, dal gen. Dapino al gen. Utili, vi furono momenti in cui sembrava che l’atteggiamento britannico stesse per prevalere. L’assegnazione alle dipendenze del Corpo di Spedizione Francese, e l’entrata in linea nelle Mainarde, non faceva presagire prospettive positive. L’iniziativa di Utili di conquistare di sorpresa la cima di Monte Marrone fu inizialmente respinta dal Comandante francese, ma con il passaggio di dipendenza al II Corpo Polacco, il piano fu approvato ed accettato. La disponibilità del Battaglione “Piemonte” composto da alpini presenti nell’italia meridionale all’indomani dell’armistizio, permise ad Utili di passare all’azione con truppe specializzate. L’azione fu tentata il 31 marzo 1944 ed ebbe pieno successo. I tedeschi, colti di sorpresa, reagirono prima con azioni di pattuglie per rilevare la consistenza della difesa, poi con un attacco in forze, il 10 aprile 1944, che fu respinto.

L’azione ebbe vasta risonanza in campo alleato. Gli Statunitensi ebbero la prova che sugli Italiani ci si poteva fare affidamento. Avevano dimostrato che erano specialisti nella guerra in montagna, che loro non erano in grado di fare. Nel breve, il I Raggruppamento Motorizzato, che era passato da una forza di 5000 uomini a 14.000, fu trasformato in Corpo Italiano di Liberazione, la cui forza in poche settimane passò da 14.000 a 25.000 uomini. Ormai nessuno parlava più di non avere truppe italiane in linea. Un successo per Messe ed i suoi collaboratori. Monte Marrone chiuse una stagione dai tratti oscuri e deludenti ed aprì una stagione in cui le Armi italiane cambiarono mentalità e con nuove motivazioni gettarono le fondamenta delle nuove Forze Armate italiane.


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