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mercoledì 28 gennaio 2026

La Battaglia di Ortona Natale 1943

 APPROFONDIMENTI

Dott. Leonardo Avallone*

Premessa

Il presente elaborato è frutto di una meticolosa ricerca e di una attenta analisi delle fonti reperite riguardanti un evento bellico che ebbe luogo nel nostro Paese durante i rivolgimenti verificatisi nel corso del Secondo conflitto mondiale. L'evento in questione è noto come “Battaglia di Ortona”. La suddetta, sconosciuta ai più e poco ricordata tanto all'interno dei manuali scolastici, quanto in quelli di portata nazionale, ma nota soprattutto ai cultori dell’età contemporanea, costituì un esempio singolare di scontro armato che ebbe luogo in ambiente urbano tanto da essere stata definita “la Stalingrado d’Italia”. È inoltre nota in quanto in essa furono messe in atto specifiche metodologie e strategie militari che evidenziarono notevoli capacità di adattamento delle truppe in campo, consentendo a queste di sviluppare nuove tattiche che, in seguito, furono considerate innovative per l’epoca. Si trattò di uno scontro particolarmente cruento che vide fronteggiarsi migliori reparti degli eserciti tedeschi e canadesi e proprio gli scontri tra questi sono oggetto del presente elaborato. Dopo una breve introduzione che illustra l’andamento del conflitto nel corso dell'anno 1943, con riferimento in particolare alla Campagna d’Italia, si descrive la Linea Gustav del qual sistema il territorio di Ortona e dintorni rivestiva il ruolo di zona operativa nel versante adriatico. Successivamente, per rendere completa la rappresentazione, si descrivono le operazioni militari che furono preludio alla battaglia, con particolare riferimento ai decisivi scontri sui fiumi Sangro e Moro e a quelli successivi, che spinsero le truppe sino alla periferia della cittadina abruzzese. Nel nucleo centrale si descrive la battaglia di Ortona nelle varie fasi che la contraddistinsero, con un'attenzione particolare al racconto di ciò che accadde giorno per giorno, grazie all’ausilio di estratti dei rapporti militari dei reparti di combattimento. Ciò ha permesso di poter guardare a quanto accaduto non solo attraverso la storiografia, ma anche attraverso l'occhio e la penna di coloro che hanno vissuto quei concitati momenti. Inoltre, per ulteriore completezza, sono anche stati analizzati: schieramenti, reparti operativi, armamenti e comandanti militari. La descrizione delle operazioni militari comprende anche il resoconto dei tentativi messi in atto all'esterno della città che però si rivelarono inconcludenti perché non permisero né di scavalcare l'obiettivo, né di circondarlo. Si riportano poi testimonianze di militari canadesi, tedeschi e anche di civili. In particolare, per quest'ultima categoria, una delle testimonianze è stata direttamente raccolta dall’ autore del presente lavoro. Nella parte conclusiva, a seguito del ritrovamento di ulteriori documenti e testimonianze, si dà conto del revisionismo storico e delle controversie emerse in merito a specifici fatti rispetto alla storia convenzionalmente raccontata. Vengono vagliate le motivazioni sottostanti alla battaglia indagando le ragioni che condussero a quello che è oggi considerato come uno degli scontri più violenti del conflitto complessivamente inteso.

Tesi di Laurea Master di 1° LIv. In Storia Militare Contempranea, Anno Accademico 2023/2024

martedì 27 gennaio 2026

lunedì 26 gennaio 2026

Albania. Collaborazione

 NOTIZIE CESVAM

Goffredo Zignani, con la collaborazione di Giovanni Cecini, ha interessato il CESVAM, anche nella sua condizione di Socio dell'Istituto del Nastro Azzurro per un contro con la giornalista albanese  Rudina Xhunga che ha in progetto la realizzazione di un lungometraggio relativo alla Resistenza dei Militari Italiani in Albania dal 1943 al 1945

domenica 25 gennaio 2026

Save the Date: 18 marzo 2026. Palazzo Salviati - CASD

 NOTIZIE CESVAM

Il Convegno dal Titolo "Il Collegio e la Scuola Militare: tra Guerra e Liberazione" si terrà nella data indicata, organizzato dalla Ass. Ex Allievi Nunziatella Sez Lazio   con la Patnerschip anche del CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare.

sabato 24 gennaio 2026

Sessione di Laurea Invernale 2024 -2025.


La Sessione di Laurea invernale per i Master di 1° Livello
si terrà il 
23 febbraio 2025

Info e indicazioni su www.portaleunicusano.it/master

 

venerdì 23 gennaio 2026

Associazione Storia Contemporanea

 NOTIZIE CESVAM

1. Il socio più votato è stato Marco Severini. Le nuove cariche designate dal Direttivo sono
le seguenti: Rita Forlini, Presidente; Marco Severini, Legale Rappresentante e Vicepresidente esecutivo; Lidia Pupilli, Direttrice scientifica, Vicepresidente esecutiva e Segretaria; Sara Carbone, Presidente dei Revisori dei Conti. I due Vicepresidenti sono incaricati della gestione ordinaria dell’Associazione.
2. Si è deciso di investire i soldi risparmiati nell'affitto di uno stand al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino (giovedì14-lunedì 18 maggio 2026), la principale kermesse libraria italiana e la seconda in Europa: i soci e le socie che intendessero partecipare lo faranno a proprie spese (per la presentazione del suo testo si è prenotato il socio Stefano Salmi); chi vuole prenotare una stanza nello stesso albergo in cui si troveranno - come negli ultimi 15 anni consiglieri e soci - devono inviare apposita comunicazione, a questa casella, entro il 15 febbraio (specificando le notti di pernottamento) così da effettuare la relativa prenotazione.
3. Tutti i soci sono invitati a comunicare gli eventi che vogliono proporre o quelli che li vedranno protagonisti (in presentazioni, convegni o altra iniziativa pubblica: l'Associazione, su richiesta, può assegnare il patrocinio gratuito all'iniziativa) negli ultimi giorni del mese precedente l'evento così da darne comunicazione a tutti i soci tramite la Newsletter mensile.
4. Il 2026 inizierà con i libri dei soci Noemi Ercoli, Andrea Pongetti, Carlo Vernelli, Americo Alessandrini e altri ancora.
Per info e chiarimenti scrivete ad ascontemporanea@gmail.com
5. Oggi è stata spedita la rivista a chi ha già rinnovato la quota 2026; si fa in tempo a rinnovarla entro il 31 gennaio; i primi di febbraio saranno spedite le nuove copie.
Saluti.
Staff ASC

giovedì 22 gennaio 2026

Ordine è stato eseguito. La posizione di Bandiera Rossa

 DIBATTITI


Bandiera Rossa criticò l'attentato di via Rasella sul suo bollettino Disposizioni rivoluzionarie del 29 marzo: «L'atto terroristico non appartiene alla strategia marxista [...] la morale del proletariato, costretto dalla durissima via rivoluzionaria a non sciupare energie ma a spenderle nel modo più redditizio, afferma: che ogni atto rivoluzionario deve tener conto delle conseguenze immediate e future»[95]; aggiungendo: «Noi non possiamo sapere che cosa fanno i comunisti del PCI pur di farsi citare da radio-Londra». 

Lo stesso articolo condannava i gesti eroici e gli impulsi romantici in quanto estranei alle basi collettive e di classe della rivoluzione marxista, denunciava come inammissibile il rischio di contraccolpi contro gli innocenti e argomentava che l'atteggiamento tenuto dagli attentatori di via Rasella fosse inutile e riprovevole, in quanto individualista e non comunista; infatti – continuava l'articolo – sebbene i comunisti dovessero cercare di conquistare il potere anche con la violenza, il sacrificio di sangue proletario sarebbe stato utile solo qualora avesse comportato tangibili vittorie per il solo proletariato. Occorreva dare priorità all'organizzazione collettiva anziché alle imprese militari individuali; il compito prioritario dei militanti di Bandiera Rossa, secondo l'articolo, avrebbe dovuto essere perciò la difesa attiva contro la repressione nazifascista.  Roma 1944

Fon te Vikipedia: Voce Bandiera Rossa 



mercoledì 21 gennaio 2026

Irma Bandiera, Medaglia d’Oro al Valor Militare

 DIBATTITI


alessia biasiolo 

 

Il ricordo delle Medaglie al Valor Militare permette di mantenere il legame con quella parte di vita vera che speriamo di non dover provare sulla nostra pelle: persone che hanno dovuto affrontare problemi e incombenze alle quale mai avrebbero pensato e che hanno stabilito il confine tra subire e voltarsi dall’altra parte, oppure reagire, anche a costo della propria vita o di quella dei propri cari.

Il caso di Irma Bandiera è uno di quelli. Bolognese, classe 1915, apparteneva ad una famiglia antifascista. Fidanzata con il militare Federico Cremonini di stanza a Creta, se lo ritrovò fatto prigioniero dopo l’8 settembre e, tragicamente, la nave che lo stava portando in un campo di prigionia verso il Pireo venne bombardata dagli Alleati. Cremonini venne dato per disperso.

La tragica situazione italiana e il dolore per la perdita di Federico, avvicinò Irma ai resistenti che cominciò ad aiutare, entrando nel contempo nelle fila del Partito Comunista.

Conosciuto Dino Cipollani, noto con il nome di battaglia di Marco, Irma prese sempre più parte attiva alla Resistenza diventando la sua staffetta con il nome di battaglia di Mimma, fino al suo ingresso nella VII Brigata GAP di Bologna; nella sua abitazione di Via Gorizia a Bologna allestì una base logistica partigiana.

A Funo, dove la donna aveva dei parenti che visitava di frequente, il 5 agosto 1944 venne ucciso un ufficiale tedesco e un comandante delle Brigate Nere: la rappresaglia seguente portò all’arresto di tre partigiani e il 7 agosto anche di Irma, che si era appena occupata di portare armi alla sua formazione. Venne rinchiusa nelle scuole di San Giorgio di Piano separata dagli altri partigiani arrestati, poi tradotta a Bologna e sottoposta a continue torture per sei giorni per farle tradire i suoi compagni. Delle sevizie si occuparono i fascisti della Compagnia Autonoma Speciale guidata dal capitano Renato Tartarotti. La crudeltà nei confronti di Irma arrivò ad accecarla con una baionetta e, pur in possesso di documenti cifrati, ella non rivelò i nomi dei suoi compagni oppure la sede delle basi partigiane.

Il 14 agosto, in fin di vita e cieca, Irma venne portata sotto la sua abitazione ancora nel tentativo di farla parlare. Date le inutili torture, i fascisti la uccisero al Meloncello di Bologna.

I familiari la cercarono ovunque, non avendo sue notizie: al centro di smistamento delle Caserme Rosse in Via Coticella, o nel carcere bolognese di San Giovanni in Monte; in Questura e al comando tedesco di Via Santa Chiara, inutilmente.

Il suo corpo venne ritrovato il 14 agosto sul selciato dello stabilimento di una fabbrica di materiale sanitario dove doveva restare esposto per una giornata a monito per chi sosteneva i partigiani.

Trasportato il cadavere all’Istituto di Medicina Legale di Bologna, il custode scattò ai poveri resti delle fotografie per testimoniare le torture alle quali era stata sottoposta la donna.

Quindi Irma Bandiera venne sepolta nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.

Il Partito Comunista diramò un foglio clandestino per incitare ad intensificare lotta contro gli occupanti, proprio in nome di Irma, e la formazione di partigiani attivi a Bologna prese il suo nome: Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. Le venne intitolata una Brigata SAP e un Gruppo di Difesa della Donna.

Al termine del conflitto venne riconosciuta ad Irma Bandiera la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione.

A Bologna la lapide in suo ricordo recita:

Irma Bandiera/ Eroina nazionale/ 1915 – 1944/ Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte/ La libertà e la giovinezza offristi/ Per la vita e il riscatto del popolo e dell'Italia/ Solo l'immenso orgoglio attenua il fiero dolore/ Dei compagni di lotta/ Quanti ti conobbero e amarono/ Nel luogo del tuo sacrificio/ A perenne ricordo/ Posero”.

Lasciata Bologna, Renato Tartarotti si trasferì a Trieste. All’inizio del 1945, con gli uomini della sua Compagnia, si trovò a Vobarno (Brescia) dove venne arrestato per estorsione e rapina e rinchiuso in carcere a Brescia.

Riuscito ad evadere, venne catturato il 16 maggio dai gappisti della 135esima Brigata Garibaldi in Val Trompia e riportato in carcere a Brescia.

Processato a Bologna dalla Corte d’Assise Straordinaria, venne condannato a morte per fucilazione alla schiena. La sentenza venne applicata presso il Poligono di Tiro di Bologna il 2 ottobre 1945, alle sei del mattino.

 

Alessia Biasiolo

 


martedì 20 gennaio 2026

Il Concetto di conflittualità, dal pensiero classico alla modernità

 DIBATTITI



Sergio Benedetto Sabetta

L’uso sempre più estensivo dell’IA in tutti i campi, dal civile al militare, con una economia globale che nella crescita continua sempre più accelerata ha condotto ad una lotta competitiva sulle risorse naturali, a cui si è aggiunta una crescita esponenziale della popolazione fuori dall’area occidentale, con una conseguente instabilità dovuta in parte alle masse giovanili con una maturità in formazione che nella loro ricerca esuberante di affermazione diventano masse da manovrare a fini politico-strategici, inoltre dobbiamo considerare che la conflittualità avviene anche in ambito linguistico, informativo e in ultima analisi di significazione.

Vi è infatti una distinzione tra gli strumenti linguistici che esprimono il pensiero e la realtà in sé, noi esprimiamo la sola impressione che la realtà in noi provoca.

Eraclito distingue tra il testo declamato, logos quale discorso declamato e pensiero di chi declama (noema ), il logos non è che la legge della realtà ma sebbene legge del mondo, pensiero e parola per Eraclito vengono a coincidere vi è una incompatibilità tra linguaggio e realtà, in quanto il linguaggio tende a fermare quello che non può essere fermato essendo la realtà olistica, mentre il parlare è il particolare del momento.

Esiste in natura un continuo mutare (polemos), contrasto fra opposti, dove la creazione sfugge alla razionalizzazione imposta dagli uomini (poieses), così che come il fuoco è il posto della trasformazione di una natura in continuo divenire la guerra quale scontro tra opposti lo è per gli uomini, ma proprio nel limite degli opposti vi è il sacro, tanto che Eraclito nel farneticare dionisiaco vede la vicinanza agli Dei.

Il linguaggio definisce ma al contempo limita fino ai suoi limiti estremi di significazione, oltre il quale il nostro agire e la vita ci appare un tutto insieme fuori dallo spazio e dal tempo, in quanto solo quello che può essere espresso esiste.

Heidegger oppone l’essere in sé, quale concetto definito nella parola, all’essere cosa ma nell’oblio dell’essere quale ente ne definisce la desacralizzazione e pertanto la fine, questo fa sì che l’essere umano quale forza vitale diventi ente elemento della tecnica (ontico), in opposizione all’essere ontologico del rivelamento discorsivo proprio di un pensiero riflessivo, vi è quindi la necessità di porre l’uomo al centro dell’essere in un nuovo umanesimo e non divinizzare la tecnica, infatti gli enti sono nel tempo mentre l’essere è temporalità ovvero avvenimento come la luce permette l’emergere delle cose visibili e il silenzio la ritmicità del suono.

Il linguaggio è utile se apre e non chiude quale gabbia, nella sua fluidità pratica apre a nuove riflessioni o attività, esso è un mezzo e non il fine ultimo che nell’illuminare fa entrare in un labirinto dove la verità viene a sfocare.

Già Severino nel 2016 notava la conflittualità crescente in essere nella terra quale conseguenza ultima della globalizzazione inserita nello sviluppo tecnologico galoppante, che viene a superare le vecchie ideologie sostituite dalla sola tecnica e conduce all’esasperazione dell’individualismo, questo tuttavia non si trasformerà in uno scontro mondiale bensì solo settoriale, perdendo di vista l’insieme nella ricerca del predominio.

Nella contrapposizione tra il divino e gli uomini nasce la volontà, quale superamento del confine nella ricerca di fare diventare altro quello che è ma questo è anche occupare, strappare agli altri ancor più in una dimensione finita quale è la natura contrapposta alla crescita impetuosa della massa umana e della tecnica, della ricerca delle risorse necessarie al suo divenire.

La tecnica è metodo di modifica e adattamento dell’uomo alle varie esigenze, dal nulla all’essere, per Schumpeter il capitalismo non è che una continua distruzione e ricostruzione ma la tecnica in questo ciclo supera il capitalismo diventando autonoma, tuttavia la tecnologia nell’espandersi deve consolidare il potere interno allo Stato fornendo ricchezza, lavoro, influenza all’esterno e controllo interno.

Nella gerarchia dell’essere vi è una contrapposizione tra l’essere umano finito e la verità che può risultare infinita nella sue varie sfaccettature, dal che ne consegue che l’infinito può essere compreso solo come dimensione per approssimazione, ma non nella sostanza.

Sorge qui il problema dell’IA e del suo passaggio dalla logica alla statistica, dalla deduzione alla associazione, dove avendola sovraccaricata essa ha inquinato l’informatica delle banche dati mescolando e rendendo più labile il confine tra realtà e falsità, creando un ulteriore problema al già difficile rapporto con la verità nell’illusione di una dimostrazione matematica.

La connessione dell’IA in tutti e tra tutti gli ambienti nella ricerca di prevedere le necessità dell’io porta a una possibile perdita di capacità critica, favorita tra l’altro dall’impoverimento umanistico nelle scuole con una meritocrazia ideologica non corrispondente al merito e all’incapacità di accettare e valutare i propri errori o limiti, d’altronde l’ambiente sempre più preparato per l’IA pone problemi nel rapporto tra capacità di agire e intelligenza, oltre che nella direzione ossia controllo e governance, richiedendo leadership per una direzione ovvero un progetto chiaro e valori definiti, ossia cosa vuol fare e come farlo.



Bibliografia

  • Heidegger M., Essere e tempo, Mondadori 2017;

  • Heidegger M., Fink E., Eraclito, Laterza 2010;

  • Severino E., Il destino della tecnica, Rizzoli 2009;

  • Severino E., Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo, Rizzoli 2017;

  • Schumpeter J., Storia dell’analisi economica, Bollati Boringhieri 1990.


lunedì 19 gennaio 2026

Progetto 2022/ 2 La Divulgazione

 NOTIZIE CESVAM


I Libri del Nastro Azzurro

L’Istituto del Nastro Azzurro fra Combattenti Decorati al Valore Militare, nelle sue molteplici attività nel campo di diffondere dei valori statutari, si è impegnato, dal 2014, nella promozione culturale, finalizzata alla conoscenza storica, attraverso anche l’attività editoriale.

I volumi che sono stati pubblicati, oltre 50 titoli, che sono le risultanze delle attività di ricerca e studio attivate tramite progetti, riguardano i variegati aspetti della storia militare e, in generale, la storia contemporanea attraverso la particolare ottica del Valore Militare, sia espresso che non riconosciuto.

Questo percorso editoriale ha l’intento di valorizzare e stimolare la conoscenza del Valore Militare italiano, soprattutto verso le generazioni più giovani, come contributo e sostegno alla loro formazione di uomini e di cittadini nell’esempio e nel ricordo di chi ci ha preceduto.

E’ disponibile un Catalogo, dal titolo “ Le edizioni a stampa 2014 -2024” edito dal Centro Studi sul Valore Militare – CESVAM che si può chiedere a: centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org. Per ogni altra informazione: segreteriagenerale@istitutonastroazzurro.org.



domenica 18 gennaio 2026

Lo SMOM nella Seconda Guerra Mondiale


Fonte iconografica
 Treno ospedale della II Guerra Mondiale
 gestito dal Sovrano Militare Ordine di Malta

Questo Ordine è riconosciuto nell'ambito del Diritto Internazionale come Stato
 Dei tre elementi che contraddistingue uno Stato, la Sovranità, Il Territorio, La Popolazione, il 
Sovrano Ordine di Malta ha solo il primo la Sovranità, mancando gli altri due elementi, la popolazione ed il territorio.

Se si negano i principi del Diritto Internazionale la Comunità degli Stati perde la certezza del proprio essere e si ritorna al "tutti contro tutti", alla barbaria 
con l'unica legge riconosciuta, quella del più forte.

Per le sue opere benefiche e utili il Sovrano Militare Ordine di Malta è un esempio che il rispetto delle norme produce pace e benessere tra i popoli e le Nazioni

 

sabato 17 gennaio 2026

Il Caso Goenlandia, tra cooperazione e reciprocità

 DIBATTITI

Sergio Benedetto Sabetta



La Groenlandia è un paradigma dei rapporti tra gli USA e l’Eurasia, dopo la sua occupazione di fatto durante la Seconda Guerra Mondiale da parte USA per controllare il Nord Atlantico e l’accordo del 1949 con la Danimarca in cui mantenendo il possesso formale agli USA si concedeva l’uso militare dell’isola, nel 1955 gli USA riproposero come nel 1946 l’acquisto dell’isola, proposta che venne respinta.

Dobbiamo tuttavia considerare il cambio di paradigma avvenuto in America con Trump dove il concetto di progresso proprio della rivoluzione industriale, inteso quale cambiamento sociale nella direzione della storia incarnato dagli USA, tanto tra i democratici che nei repubblicani, viene attaccato in quanto ideologia incardinata nella globalizzazione la quale conduce alla distruzione della classe media a favore di una ristretta elite il progresso così inteso non è la soluzione ma diventa il problema, necessita pertanto il ritorno alla famiglia, alla qualità dell’istruzione e alla costruzione delle comunità, passando dall’impero globale alla dottrina di Monroe.

La Groenlandia tra l’altro possiede il 10% circa delle terre rare, nonostante le difficoltà climatiche nello sfruttamento e una crescente resistenza della popolazione per i problemi dell’inquinamento, il giacimento di Kvanefyeld ha destato l’interesse della Cina, come la Russia ha mostrato un interesse strategico per il controllo delle rotte glaciali e la vicinanza al Nord America.

Le proposte di investimenti sia cinesi che russe in infrastrutture sono state respinte con l’appoggio USA che ha garantito gli investimenti e una diminuzione dei dazi, tuttavia nonostante una crescente tensione tra la popolazione locale e la Danimarca vi è una certa diffidenza verso le proposte USA. Mentre i Democratici con il 30% tendono a mantenersi in equilibrio tra USA e Danimarca, il partito dei nativi Naleraq con il 25% punta apertamente all’indipendenza, quest’ultimo è in crescita dal 2021 quale espressione del malcontento della popolazione autoctona degli Inuit, uno dei motivi principali è lo sfruttamento della riserva minerale, deve comunque considerarsi che metà degli introiti dell’isola derivano da trasferimenti dalla Danimarca a cui gli USA hanno proposto di sostituirsi.

L’acquisizione della Groenlandia permetterebbe tra l’altro agli USA il controllo della rotta artica avendo già il possesso dell’altra porta di accesso che è l’Alaska, oltre al blocco dei tentativi già menzionati di penetrazione cinese e russa, il momento è favorevole quale scambio territoriale con la Russia, ad un suo acquisto in Ucraina vi è altrettanto un acquisto USA nel Nord America analogamente con la Cina per Taiwan, con gli europei stretti tra vari fronti, compreso il Medio Oriente, inoltre vi è la prevedibilità di una ricaduta elettorale interna favorevole.

Dobbiamo considerare che se nella cooperazione vi è la fragilità di un guadagno non sicuro, nella reciprocità il guadagno è sicuro, nella prima ipotesi la logica della circolazione funziona bene in situazioni di parità nella seconda ipotesi interviene la redistribuzione del guadagno quale funzione della gerarchia, vi è comunque la necessità di collegare i fatti in un unico disegno strategico.

Per una cooperazione vi sono cinque possibili ipotesi, i legami di parentela, una reciprocità diretta per ripetizione dell’incontro, una reciprocità indiretta derivante dalla creazione del capitale reputazionale a seguito della circolazione delle informazioni che porteranno a futuri vantaggi nelle relazioni con terzi, una reciprocità di rete a seguito della struttura sociale in cui si è inseriti, ossia i vantaggi della massa, infine vi è la selezione di gruppo dove i gruppi più cooperativi prevalgono sui gruppi meno cooperativi.

A sua volta mentre la potenza è statica il potere è dinamico, esso è esteso dalle cose materiali alle informazioni, attualmente la morfologia del potere è la morfologia dell’incertezza, ossia della risposta che veniva dal mondo virtuale la quale crea la rappresentazione della realtà, esso si sovrappone alla materialità dell’analogico.

Il digitale può falsare l’analogico, ossia la realtà, non solo per confondere ma anche come una semplificazione non corrispondente alla realtà, il digitale nel suo crescere aumenta la necessità del controllo da parte dell’analogico (sovranità nell’analogico), il mercato al quale è stato delegato il controllo del digitale non può controllarlo, né risolvere le sue problematicità, questa è una funzione che spetta alla politica, la quale nel riequilibrare e disinnescare le potenziali conflittualità strutturali limita l’economia alla produzione e alla creazione di ricchezza, riservando a sé i rapporti umani, la distribuzione delle risorse e la preservazione dell’ambiente, evitando il totale assorbimento etico dell’uomo al mondo digitale in pervasiva crescita ed attraverso il controllo del digitale controllare indirettamente l’analogico, vi è in questo un problema culturale come lo è l’economia nella formazione dei bisogni (economia portamenti sta).

A sua volta il potere può essere fondato in senso negativo solo forza, ma può anche in senso positivo fondarsi sul prestigio, ossia la capacità di guidare gli altri dove la punizione acquista la funzione di rinsaldare la cooperazione sociale rendendo non premiante i comportamenti opportunistici, il potere d’altronde può avere due funzioni una di dominio, l’altra di prendersi cura, in questo esso socialmente si appoggia nell’età contemporanea sulla massa, elemento organizzato ai fini della massimizzazione produttiva e finanziaria, nonché per la sua distribuzione in contrapposizione alla caoticità della folla.

Bibliografia

  • Brown R., Psicologia sociale, UTET 1980;

  • Surowiecki J., La saggezza delle folle, Fusi Orari 2007;

  • Morin E., La sfida della complessità, Le Lettere 2017.


venerdì 16 gennaio 2026

Save the date. Sessione di laurea invernale Master di 1° Livello


Save the date 1° avviso

 La sessione di laurea invernale per i Master di
Storia militare contemporanea
Politica Militare Comparata
Terrorismo ed Anti terrorismo Internazionale
 si terrà in uno dei giorni dell a ultima settimana di febbraio p.v

 

giovedì 15 gennaio 2026

Carta Politica dell'Artide. La posizione della Groenlandia

 


La proiezione polare indica chiaramente quale è la posizione della Groenlandia. Praticamente il fianco sinistro del Canada, e soprattutto il fianco destro dei Paesi europei che si affacciano sull'Artide.
Le attuali pretese statunitensi sulla Groenlandia dimostrano che il principio di sovranità non è tenuto in nessun conto.

mercoledì 14 gennaio 2026

Dalla Resistenza alla Costituzione

 APPROFONDIMENTI


Osvaldo Biribicchi

«Quanto sangue e quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro a ogni articolo di questa costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione». Queta è l’ultima parte del memorabile appassionato Discorso sulla Costituzione tenuto a Milano il 26 gennaio 1955 da Piero Calamandrei1. Parole che da sole basterebbero a spiegare l’essenza stessa della Carta fondamentale della nuova Italia nata dalla Resistenza iniziata, sul piano militare, l’8 settembre 1943 al momento della proclamazione dell’armistizio2. La “primissima Resistenza”, per ovvie ragioni, è dei militari che nonostante la confusione, la mancanza di ordini precisi3 e le incertezze di quei momenti (molti reparti presi di sorpresa si sbandano) reagiscono energicamente alla brutale aggressione dei tedeschi che mettono immediatamente in atto il piano Alarico, preparato da tempo fino ai minimi livelli, per disarmare gli italiani nel caso in cui si fossero arresi agli angloamericani. La Resistenza dei militari, compresa la dolorosa pagina degli internati nei campi di concentramento tedeschi, nel più ampio e complesso quadro della Guerra di Liberazione è una parte importante ancora tutta da studiare ed approfondire4. La proclamazione dell’armistizio trova, dunque, l’Italia divisa in due parti: quella meridionale conquistata-liberata dagli Alleati che nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 erano sbarcati in Sicilia e lentamente la stavano risalendo; quella centro-settentrionale che i tedeschi avevano occupato. La linea di demarcazione tra i due schieramenti è costituita dalla linea Gustav che attraversa trasversalmente l’Italia dalla foce del fiume Garigliano sul Tirreno alla foce del fiume Sangro sull’Adriatico passando per Cassino. L’armistizio è l’apice di una profonda crisi morale, sociale ed economica in cui il Paese era stato trascinato da una classe dirigente, dimostratasi già inadeguata ad affrontare i rivolgimenti politico-sociali causati dalla prima guerra mondiale5, che il 10 giugno 1940 dichiara guerra contemporaneamente al Regno Unito ed alla Francia. Due potenze coloniali che avevano nelle proprie colonie africane e nei paesi del Commonwealth (per l’Inghilterra) una riserva inesauribile di uomini che ci avrebbe, come poi è avvenuto, schiacciato. Nuto Revelli, giovane ufficiale del Regio Esercito, così descrive quei momenti: «La guerra comincia nella confusione, con ordini e contrordini. Il 30 maggio 1940 il generale Rodolfo Graziani, capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ordina al Comando Gruppo di Armate Ovest di assumere lo schieramento previsto dal “piano di guerra” entro le ore 24 del 4 giugno. La data viene successivamente spostata al giorno 10, stessa ora. Incomincia così, con questo tira e molla, con un ordine e un contrordine, la breve avventura del Fronte occidentale»6. Dopo tre anni di guerra, quando si arriva all’armistizio, in Italia regna la stessa confusione che ne aveva contraddistinto l’entrata in guerra, con una differenza però: la popolazione, specialmente nelle città, è arrabbiata, delusa, ferita dai distruttivi bombardamenti angloamericani, è letteralmente affamata e va avanti con le tessere annonarie7 introdotte già a partire dal maggio 1940. La situazione è al collasso sia nell’Italia occupata dai tedeschi che in quella liberata dagli Alleati8, in questo scenario inizia la Guerra di Liberazione, moto spontaneo popolare di sapore risorgimentale: soldati, operai, studenti, professori, uomini e donne di tutti i ceti sociali, di diverso credo politico e religioso senza alcun coordinamento, si scagliano contro i tedeschi. A partire dal 23 settembre (lo stesso giorno in cui il vicebrigadiere dei Carabinieri Salvo D’Acquisto sacrifica la vita per salvare ventidue civili che stanno per essere fucilati dai tedeschi per rappresaglia ad un presunto attentato), la lotta armata si estende anche contro i fascisti della neocostituita Repubblica Sociale Italiana, Stato fantoccio voluto da Hitler dopo la liberazione di Mussolini, il 12 settembre, da Campo Imperatore sul Gran Sasso ad opera di paracadutisti tedeschi (operazione Quercia). Oltre agli italiani combattenti, punta di un iceberg, nel corso dei venti mesi di guerra contro il nazifascismo ce ne sono altri, la maggioranza, invisibili che rischiano la vita e muoiono per aiutare i soldati sottrattisi alla cattura dei tedeschi, i partigiani, i renitenti alla leva della Repubblica di Salò o i militari alleati fuggiti dai campi di prigionia. Tantissimi civili, impiegati e operai, nei rispettivi luoghi di lavoro pongono in atto una serie di sabotaggi e scioperi bianchi, in pratica la stragrande maggioranza degli italiani di fronte alla violenza nazifascista, anche se non prende le armi in mano, non rimane indifferente né se ne rende complice. Un’idea precisa sull’argomento ce l’ha lasciata Piero Calamandrei: «Quanto possa la libertà ad esaltare il senso di solidarietà nazionale, e viceversa quali germi di smarrimento e di sbandamento semini nei cuori la schiavitù, si è esperimentato col nostro sangue nell’ora tragica della sconfitta. Nel 1917, quando l’Italia era una patria di uomini liberi, la sconfitta servì soltanto a rafforzar le istituzioni e a cementar tutti gli italiani intorno ad esse, in un esercito solo: e venne la battaglia del Piave. Nel 1943, quando l’Italia era uno Stato totalitario, la sconfitta determinò fatalmente la disgregazione del regime, che s’afflosciò come una carogna putrefatta: e di dentro si videro scappare da tutte le parti, come insetti immondi, i neri artefici di quella putredine, che s’affrettavano a cercare scampo dietro le baionette tedesche; ben lieti, pur di prolungare di qualche mese il loro impiego di delatori e sicari al servizio del nemico, di prolungare l’agonia della patria». La Resistenza, nel suo svolgersi, è stata condizionata anche sotto il profilo geografico: «Nell’Italia meridionale, sino a Napoli compresa, l’occupazione tedesca è una esperienza che o manca del tutto (la Sicilia al momento dell’armistizio è già in mano agli americani; nei giorni successivi l’esercito alleato arriverà in Calabria, nelle Puglie, in Basilicata) o durerà solo pochi giorni; al massimo, come a Napoli, tre settimane […] Diversa è la situazione in cui vengono a trovarsi le regioni dell’Italia centrale: gli Abruzzi e Molise, il Lazio, l’Umbria, le Marche e la Toscana. Qui l’occupazione tedesca dura molto più a lungo e si fa sentire in tutta la sua violenza. Alcune tra le più efferate rappresaglie, gli eccidi più barbari i nazisti li compiono in queste zone. Basti pensare al massacro romano delle Fosse Ardeatine. […] In Piemonte e nella Valle d’Aosta, in Liguria, Veneto, Lombardia, Emilia e Romagna il movimento partigiano costituirà per circa un anno e mezzo una presenza costante, il “potere alternativo” a quello degli occupanti, rendendo così possibile lo sviluppo di quella fitta e complessa rete di rapporti (e di tensioni) tra formazioni militari, organi politici, società civile che abbiamo indicato come una fondamentale griglia interpretativa del movimento»9. Nella Resistenza armata l’aspetto singolare è l’altissimo numero di giovani, quegli stessi giovani cresciuti nel Ventennio fasciata. Giorgio Amendola, partigiano, deputato alla Costituente nel 1946 e al Parlamento nel 1948 così si espresse al riguardo: «… nello sviluppo dell’antifascismo in quegli anni, ci fu un fenomeno importante: i giovani, la nuova opposizione dei giovani che abbandonavano le illusioni della dissidenza, avendo capito che il fascismo non era riformabile e non costituiva uno strumento di potenziamento nazionale. Nell’assumere una posizione antifascista questi giovani seguirono una motivazione patriottica: capirono che il fascismo era antinazionale. Non a caso molti di questi giovani che avevano raccolto medaglie sui fronti di guerra, diventarono ottimi partigiani dopo l’8 settembre». Se la primissima resistenza armata al tedesco è, per forza di cose, opera dei militari10, la Resistenza nella sua accezione più nobile va inquadrata nel contesto della Guerra di Liberazione intesa non solo come affrancamento dai tedeschi e dai fascisti della Repubblica di Salò loro alleati, ma anche e soprattutto come liberazione dalla tirannia, da «un ventennio di sconcio illegalismo, di umiliazione, di corrosione morale, di soffocazione quotidiana, di sorda e sotterranea disgregazione civile»11. Resistenza e Guerra di Liberazione sono due concetti, sul piano della lotta armata, in osmosi; abbiamo le bande partigiane composte da soli civili, da civili e militari insieme e bande composte da soli appartenenti alle forze armate (soldati, marinai, avieri, carabinieri, finanzieri di ogni ordine e grado), queste formazioni combattono i tedeschi con la guerriglia12. Abbiamo le forze armate del Regno del Sud cobelligeranti con gli Alleati a partire dal 13 ottobre 1943, a seguito della dichiarazione di guerra alla Germania nazista, dove troviamo partigiani volontari inseriti nei Gruppi di Combattimento, specialmente nelle file del “Cremona”. Tutti, senza distinzioni ideologiche, hanno l’obiettivo comune di liberare l’Italia dai tedeschi e dal fascismo per assicurarle un futuro libero e democratico. Se la Resistenza sul piano militare inizia l’8 settembre sotto il profilo politico, ideologico e culturale era iniziata molto tempo prima ossia con l’avvento stesso del fascismo, «cioè fino da quando lo squadrismo fascista aveva iniziato per le vie d’Italia la caccia all’uomo» come ha scritto Piero Calamandrei nel suo libro Lo Stato siamo noi e come certificato dalle sentenze del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato13. Migliaia di italiani durante il ventennio hanno pagato con la morte, con il confino e l’espatrio il loro antifascismo. Furono quelle persone che per cultura, sensibilità o comune buon senso avevano intuito prima degli altri che il fascismo avrebbe portato all’Italia solo terribili lutti e distruzioni, come poi puntualmente avvenne. Ricordo alcuni nomi di questo primo antifascismo: Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario14, ucciso a Roma nel 1924; Giovanni Amendola, parlamentare, muore esule a Cannes nel 1926 per i postumi di una brutale aggressione (con mazze chiodate) avvenuta a Montecatini nel 1925; Piero Gobetti, intellettuale, fondatore della rivista La rivoluzione liberale, ripara in Francia dove muore nel 1926; i fratelli Carlo e Nello Rosselli15 costretti a rifugiarsi all’estero vengono assassinati da sicari fascisti a Bagnoles de l'Orne in Normandia nel 1937; Filippo Turati socialista riformista, cofondatore del Partito Socialista Unitario, costretto a lasciare l’Italia e muore a Parigi nel 1932. Il 9 settembre 1943, i principali partiti antifascisti (Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, Partito d’Azione, Democrazia Cristiana, Partito Liberale e Democrazia del Lavoro) danno vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), presieduto dal socialista Bonomi16 (che sarà presidente del Consiglio dal giugno 1944 al giugno 1945), evoluzione del precedente Comitato delle opposizioni costituitosi in Italia dopo la caduta del Fascismo. Il CLN ha la “direzione politica” della lotta di Liberazione alla quale partecipano autonomamente anche formazioni partigiane che non si sentono rappresentate dai partiti del CLN, come per esempio Bandiera Rossa, formazione trotskista, con al suo interno una significativa presenza di militari. Le varie formazioni partigiane espressione dei partiti che compongono il CLN (brigate Garibaldi, Matteotti, Fiamme Verdi, formazioni di Giustizia e Libertà) ricevono gli ordini dai rispettivi partiti di appartenenza i quali, avendo messo temporaneamente da parte differenze e stupidi antagonismi, decidono collegialmente la strategia della lotta contro i nazifascisti. In sostanza, l’unità politica tra i partiti antifascisti è mantenuta salda nell’intento di liberare dai tedeschi più parti possibile del Paese prima dell’arrivo degli Alleati nella consapevolezza che il peso dell’Italia, a guerra finita, sarebbe dipeso da quanto gli italiani sarebbero stati capaci di fare. Altro importante obiettivo della Guerra di Liberazione è quello di impedire la restaurazione dell’Italia prefascista con addirittura la Monarchia. Obiettivo di tutti i partiti del CLN, partito comunista compreso, infatti, è quello di dare all’Italia per la prima volta nella sua storia una democrazia avanzata, una democrazia socialmente fondata. Questo proposito è stato raggiunto e sintetizzato nella scrittura stessa dei Principi Fondamentali della Costituzione. Il concetto di democrazia avanzata è la grande novità, in quanto il sistema democratico dell’Italia prefascista, quella crispina e poi giolittiana, formalmente democratico, pluripartitico con rappresentanza regolarmente eletta non era una democrazia, era un regime liberale nel quale le guardie regie soltanto con Giolitti ebbero l’ordine di non sparare sugli scioperanti17. La Resistenza, sotto l’aspetto militare, termina formalmente il 25 aprile 1945, nel giorno in cui viene ordinata l’insurrezione generale dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia; pochi giorni dopo, il 29 aprile, i tedeschi firmano nella Reggia di Caserta, sede del Comando delle Forze Alleate in Italia, l’atto di resa incondizionata che fissa il cessate il fuoco per il 2 maggio18. Gli aspetti etici della Resistenza, invece, i più importanti, non si sono esauriti il 25 aprile ma sono andati oltre, hanno forgiato la nostra attuale Costituzione la quale «si collega al grande moto di rinnovamento espresso dalla Resistenza, che ha come motivo ispiratore il potenziamento della persona umana in ogni campo della vita associata, nonché l’attuazione delle condizioni necessarie ad una più intima e solidarietà nell’interno di ogni Stato e fra le nazioni»19. Il 2 giugno 1946 gli italiani sono chiamati a votare a suffragio universale per scegliere la forma da dare allo Stato, Repubblica o Monarchia, e per eleggere l’Assemblea Costituente, composta da 556 membri, che avrebbe avuto il compito di scrivere la Costituzione entro l’anno successivo20. Con oltre il cinquantaquattro per cento dei voti vince la Repubblica. L’Assemblea, in cui vengono elette ventuno donne, si riunisce per la prima volta il 25 giugno a Palazzo Montecitorio. In quella stessa data cessano i lavori della Consulta21. All’interno dell’Assemblea è nominata una “Commissione per la Costituzione”, composta da settantacinque membri appartenenti a tutte le forze politiche, cui viene affidato il compito di presentare un “Progetto di Costituzione”. La Commissione, a sua volta, è ripartita in tre Sottocommissioni: prima, diritti e doveri dei cittadini; seconda, organizzazione costituzionale dello Stato; terza, rapporti economici e sociali. La Commissione dei settantacinque, di cui fanno parte cinque donne, presieduta dall’onorevole Meuccio Ruini, inizia i suoi lavori il 20 luglio 1946 e li conclude con l’approvazione di un “Progetto di Costituzione della Repubblica Italiana”, che presenta alla Presidenza dell’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1947. L’Assemblea Costituente, presieduta dall’onorevole Umberto Terracini, inizia l’esame del Progetto il 4 marzo 1947 e lo conclude con l’approvazione definitiva il 22 dicembre 1947. La Carta Costituzionale, frutto dei valori della Resistenza per i quali sono morte centomila persone appartenenti a tutti i ceti sociali, viene promulgata il 27 dicembre 1947 ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.





1 Piero Calamandrei (1889-1956), giurista e scrittore politico, avvocato, rappresentante del Partito d’Azione nella Consulta nazionale e nell’Assemblea Costituente poi deputato della Repubblica.

2 L’armistizio era stato firmato cinque giorni prima a Cassibile in Sicilia, il cosiddetto “armistizio corto”, contro i tedeschi che in applicazione del piano Alarico aggrediscono le forze italiane in tutti i teatri di guerra ed occupano l’Italia non ancora liberata dagli Alleati.

3 Il 9 settembre, il capo del governo, i supremi capi militari ed il Re, invece di rimanere nella capitale alla guida delle forze armate per diramare ordini precisi e non sibillini, abbandonano precipitosamente i rispettivi posti di comando per mettersi in salvo a Brindisi appena liberata dagli Alleati.

4 Il generale Ferrante Gonzaga del Vodice, comandante della 222a Divisione costiera, decorato di medaglia d’oro al Valor Militare alla Memoria, è il primo militare italiano a cadere sotto il fuoco tedesco la sera stessa dell’8 settembre a Buccoli di Conforti, in provincia di Salerno; il giorno dopo il generale Bellomo, alla testa di un gruppo di soldati, finanzieri e marinai, salva dalla distruzione tedesca il porto di Bari; altri soldati e marinai il 9 e 10 settembre pagano con la vita il rifiuto di arrendersi ai tedeschi; l’Ammiraglio d’Armata Carlo Bergamini, comandante in capo delle forze navali da battaglia, il 9 settembre in navigazione al largo dell’Asinara scompare in mare con la corazzata “Roma” colpita dall’ex alleato, nell’affondamento della nave ammiraglia e del cacciatorpediniere “Vivaldi” perdono la vita 1352 uomini.


5 L’Italia nel giugno 1940 non si era ancora completamente riorganizzata dalle guerre in Etiopia (1935-1936) e in Spagna (1936-1939); i due conflitti avevano avuto un costo elevatissimo, soprattutto umano.

6 Revelli N., Le due guerre - Guerra fascista e guerra partigiana, Einaudi, Torino, 2003, p. 29.

7 Le tessere annonarie erano documenti personali rilasciati dai comuni per il razionamento dei generi alimentari di prima necessità, come pane, olio, zucchero e carne. Ogni tessera era legata a un singolo cittadino e conteneva bollini che permettevano l'acquisto di determinate quantità di cibo in giorni prestabiliti, e per ogni acquisto veniva strappato un bollino. Esistevano tessere di colori diversi a seconda dell'età del titolare (verde per i bambini, azzurra per i ragazzi, grigia per gli adulti) per definire le diverse razioni. 

8 Al sud, nell’Italia liberata non c’è lavoro, quello che c’è dipende dagli Alleati che pagano con le Am-lire, la moneta di occupazione del Governo Militare Alleato dei Territori Occupati (AMGOT).

9 Forcella E., Dalla rivoluzione di palazzo del 25 luglio ’43 alla insurrezione popolare del 25 aprile 1945, in La Resistenza Italiana – dall’opposizione al Fascismo alla lotta popolare, Edizioni Mondadori,1975, pp. 164-166.

10 I militari che si ritrovarono nella parte occupata dai tedeschi, a nord della linea Gustav, senza ordini e collegamenti con lo Stato Maggiore Generale trasferitosi a Brindisi, si diedero alla macchia pur di non combattere con i tedeschi o entrarono nelle formazioni partigiane o ne costituirono di nuove. Quelli che non riuscirono ad unirsi ai partigiani furono catturati e deportati nei lager del Terzo Reich, soprattutto in Germania, Polonia ed Austria, tantissimi altri furono fucilati sul posto. Primissima Resistenza fu anche quella che va sotto il nome di “Difesa di Roma”, dalla sera dell’8 al pomeriggio del 10 settembre 1943 in cui combatterono e caddero fianco a fianco militari e civili. La difesa di Roma è stata il paradigma della Resistenza di tutti gli italiani, militari e civili, che spontaneamente senza alcun coordinamento, nella parte di Paese occupata dai tedeschi, impugnarono le armi per cacciare l’occupante.


11 Calamandrei P., Lo Stato siamo noi, Chiarelettere, Milano, 2011, p. 63.

12 La Resistenza sul piano militare è stata condotta da una miriade di bande armate legate sia ai partiti del CLN che al Fronte Clandestino Militare di Montezemolo in collegamento con il Comando Supremo a Brindisi. Ma la guerriglia fu portata avanti anche da formazioni politiche autonome non legate ai partiti del CLN, come Bandiera Rossa ed altre ancora, piccole e grandi, cittadini e cittadine che autonomamente e nel più completo anonimato hanno dato il proprio piccolo o grande contributo alla causa.

13 Il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato era un organo giurisdizionale fascista, particolarmente efficiente, istituito nel 1926 per giudicare i reati contro la sicurezza dello Stato e del regime.

14 Partito Socialista Unitario, formazione nata da una scissione del Partito Socialista Italiano nel 1922.

15 Carlo e Nello Rosselli, il primo ufficiale degli alpini, ferito al fronte nel corso del primo conflitto mondiale, professore universitario; il secondo, storico e giornalista.

16 Ivanoe Bonomi era stato presidente del Consiglio prima dell’avvento del fascismo, dal luglio 1921al febbraio 1922.

17 Nel maggio 1898, a Milano nel corso di disordini il generale Bava-Beccaris diede l’ordine di prendere a cannonate la folla; almeno ottanta persone rimasero uccise.

18 La capitolazione è firmata anche per conto della RSI in quanto gli Alleati riconoscevano solo il Regno del Sud quale legittimo governo italiano.

19 Mortati C., Ispirazione democratica della Costituzione, in Il Secondo Risorgimento – Nel decennale della Resistenza e del ritorno alla democrazia 1945 – 1955, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1955, p. 407.

20 Gli italiani, prima del 2 giugno, erano stati chiamati a votare una prima volta in occasione delle elezioni amministrative nella primavera del 1946, sempre a suffragio universale.

21 La Consulta Nazionale, istituita con il decreto legislativo luogotenenziale del 5 aprile 1945, n. 146, aveva lo scopo di dare pareri sui problemi generali e sui provvedimenti legislativi che ad essa venissero sottoposti dal Governo, il quale era obbligato a sentire la Consulta sui progetti di bilanci e sui rendiconti consuntivi dello Stato, in materia d’imposte (salvo casi d'urgenza) e sulle leggi elettorali. Ne facevano parte 440 membri. I consultori erano nominati dal Governo e da esso direttamente assegnati alle singole Commissioni (dieci).


martedì 13 gennaio 2026

Progetti del 2024. 80° anniversario della Guerra di Liberazione

 NOTIZIE CESVA

In occasione dell’80° anniversario della fine della Guerra di Liberazione, il CESVAM, Centro Studi sul Valore Militare,

ha predisposto i seguenti volumi come contributo alla conoscenza ed all’approfondimento di momenti decisivi della nostra recente.



80° Anniversario della Liberazione 1944 - 2024


Massimo Coltrinari, Manuel Vignola

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria Vol. II


Massimo Coltrinari, Stefano Mangiavacchi

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria Vol. II


Massimo Coltrinari – Giovanni Riccardo Baldelli

Le fosse Ardeatine. L’ordine è stato eseguito

I decorati al Valor Militare e la Memoria


Massimo Coltrinari

Monte Marrone. - La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione

31 marzo – 10 Aprile 1944

Il suo significato strategico presso gli Alleati


Massimo Coltrinari

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego Volume I


Massimo Coltrinari

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego Volume II