Cerca nel blog

martedì 14 aprile 2020

La crisi armistiziale. Nota a Margine

DIBATTITI
 Intervento svolto nell'ambito del Convegno sulla
crisi armistiziale durante la Giornata del Decorato 2019 
Scuola di Applicazione Torino

S.Ten. Michele Conti



Il secondo conflitto mondiale vide la partecipazione italiana dal 1940 al 1945.
Durante questo periodo l’Italia assunse posizioni differenti.   Se il 1940 fu caratterizzato dalla dichiarazione di guerra italiana a Francia e Gran Bretagna, nel 1943 l’Italia cambiò schieramento, un fatto primo nella storia che non ebbe lievi conseguenze.
L’8 Settembre 1943 venne reso noto l’armistizio di Cassibile, con il quale l’Italia si sarebbe schierata a fianco degli alleati anglo-americani per combattere il nazi-fascismo.
Tale data non determinò alcuna vittoria per l’Italia, bensì fu uno dei momenti più tragici della storia nazionale.
Da questo momento, i circa 2 milioni di uomini impegnati nei combattimenti in patria ed all’estero vennero lasciati totalmente allo sbando, in assenza di ordini e senza una chiara comprensione della situazione.   Incapaci di opporre un’efficace reazione, le forze italiane conosciute ovunque per il loro eroismo finirono per disintegrarsi in poche ore e cadere preda dei tedeschi.
Uno dei fatti più eclatanti fu la fuga da Roma del re d’Italia, insieme al capo del governo e alcuni vertici militari. Tale atto fu la dimostrazione di una corpo dirigenziale ignaro del concetto di valore.
La nobiltà d’animo e l’esemplarità, insieme all’eroismo, alla determinazione, all’ingegnosità, al coraggio e all’arte di governare, devono essere le qualità che accompagnano le attività di un re, di un politico e di un dirigente militare.
L’assenza di tali qualità pregiudica la capacità di svolgere correttamente il proprio ruolo, che termina anteponendo interessi personali in contrasto con l’interesse collettivo e nazionale.
Ogni dirigente dovrebbe ricevere una formazione militare e nessun vile dovrebbe essere elevato al trono presidenziale. Si dice che un re o un presidente non debba mai tornare dal combattimento senza essere ferito dal nemico, ma la realtà storica recente ha dimostrato tutt’altro.
Il disordine che si venne a creare portò i combattenti a trovarsi in situazioni inevitabili e a fare delle scelte.  Vi furono coloro che si schierarono a fianco dei tedeschi nella coalizione Hitleriana, altri mantennero fede ai propri ideali schierandosi a favore della Repubblica di Salò, altri si schierarono a fianco delle forze di resistenza per la liberazione e altri ancora presero parte in gruppi armati, così come vi furono migliaia di deportati nei campi di concentramento nazisti. Ben pochi fuggirono, o decisero solamente di aspettare rimanendo a guardare.

Il popolo italiano seppe dunque distinguersi, seppur in un momento di profonda crisi, per la sua volontà di agire.  E’ sicuramente condannabile colui che preferisce l’inazione piuttosto che l’azione, colui che vuole venir meno ai suoi doveri per la ricerca di una vita agiata. 

Nessun commento:

Posta un commento