Cerca nel blog

mercoledì 7 gennaio 2026

Propedeuticia per una Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro. 5 I Segni del Valore

 


1.5. I segni del valore militare.

La “ricompenzsa”, come detto, si esplica attraverso la consegna di un diploma e di una medaglia. Il Diploma dèl documento cartaceo in cui si documenta secondo le norme in vigore l’atto di valore ed avente fini giuridici ed anagrafici; per segnalare come degni di pubblico onore i destinatari del diploma, sono state istituite in epoca contemporanea le cosiddette “medaglie al valore militare”, le cui tipologie saranno descritte più avanti. Pertanto l’”eroe” attraverso il conferimento è insignito di diploma e medaglia al valore militare. Per tradizione la consegna del diploma e della medaglia si ha dando luogo ad una cerimonia solenne, con i fasti e la coreografia consona. La Medaglia, composta da un Nastro a cui è appesa la Medaglia stessa, per consuetudine è portata il girono del conferimento e nelle occasioni previste; altrimenti si usa il cosiddetto” nastrino” per i militari, o  l’equivalente distintivo all’occhiello per l’abito civile. Regolamenti ed usi, diversi nelle diverse epoche, regolano l’uso delle Medaglie.

 


martedì 6 gennaio 2026

Propedeuticità per una Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro.4 Il Valore MIlitare ed il Merito MIlitare

 


 

1.4. Il Valore Militare  ed il Merito Militare.

Il valore può avere varie aggettivazioni (civile, ecclesiastico, sportivo, ecc.). Noi prendiamo in esame il campo militare. Quindi, riassumento, L’”eroe” che manifesta il suo coraggio, la sua abnegazione la sia forza in campo militare. Pertanto abbiamo il Valore Militare, che nel nostro specifico caso, deve essere distinto dal “Merito”. Per “Merito” si intende l’acquisizione di requisiti validi per una distribuzione secondo equità di segno positivo. Pertanto se applicato al campo militare abbiamo il “Merito Militare”. Esiste quindi una sostanziale differenza tra Valore e Merito Militare: nel secondo è lo svolgere il proprio dovere, secondo le norme, mentre il secondo è fare “qualcosa di più” del semplice dovere.

 




lunedì 5 gennaio 2026

Propedeuticità per una Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro. 3. IL Riconoscimento del Valore e chi lo riconosce

 DIBIATTITI


 

1.3. Il riconoscimento del Valore e chi lo riconosce.

Se l’”eroe” compie un atto direttamente consequenziale ad  “un valore”, questo può essere riconosciuto e quindi accettato e condiviso dalla collettività opporre non conosciuto. In questo caso rimane fine a se stesso e non rientra nel retaggio di una collettività. Se invece è riconosciuto, accade il contrario: rappresenta un retaggio, una tradizione che si inserisce nei percorsi positivi di una collettività. Ovviamente deve esserci un soggetto che riconosca tale valore. In epoca contemporanea tale soggetto è identificato nello Stato. Ovviamente nelle varie epoche il soggetto vario (Papa, Imperatore, Re, ecc.) ma sempre esercitate la funzione di riconoscere il valore.

 

1



domenica 4 gennaio 2026

Propedeuticità per una Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro. 2. La motivazione Il Valore.

 

DIBATTITI

 

1.2. Le motivazioni. Il Valore.

L’”eroe” per definizione compie atti che la collettività apprezza ed ammira. Perchè li compie? In primo approccio perche è animati da “valori” positivi e confluenti in percorsi positivi che determinano il suo comportamento. Quindi il comportamento dell’”eroe” esprime” un valore.[2] Le stesse cose si possono dire per il “martire”.

 




sabato 3 gennaio 2026

Propedeucità per una Storia dell'Istituto del Nastro Azzurro. 1. L'Eroe ed il suo contrario

 DIBATTITI

1.1.L’eroe e il suo contrario.

Punto di riferimento iniziale per una Storia dell’Istituto del Nastro Azzurro è “l’eroe”. Con la parola “eroe”, sostantivo maschile, si definisce la persona che per eccezionali virtù di coraggio o di abnegazione s’impone alla ammirazione di tutti. L’”eroe” è la persona fisica, ma che per estensione, può essere anche giuridica o convenzionale, da prova di impegno, appunto di coraggio, abnegazione, forza fisica, ingegno in situazioni di pericolo o avversità compiendo imprese che possono comportare il consapevole sacrificio del suo prestigio o della sua onorabilità e via via, fino al supremo sacrifico che è la vita. Tutto questo messo al servizio di una causa, di un ideale, o di uno scopo specifico.[1]

L’ “eroe”, ha il suo contrario, che è privo di coraggio, abnegazione, che non utilizza il suo ingegno a favore della collettiva, egoista, e che molto volentieri lo si evita e non lo si ricorda.

Accanto all’eroe vi è “il martire”.  Il “Martire” è colui che, in nome della causa, sacrifica se stesso; in questo caso non attiva azioni di coraggio, forza fisica, abnegazione, ha più, rispetto all’eroe, una connotazione non attiva.

 

1

[2]Cfr. Che cosa è il valore? in Istitutodelnastroazzurro.org/Ordini Cavallereschi/26 settembre 2018.

venerdì 2 gennaio 2026

Situazione e novità del Canale You Tube dell'Istituto del Nastro Azzurro

 NOTIZIE CESVAM


lA SITUAZIONE DI NOVEMBRE E DICEMBRE

Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Long Video Mese di novembre, 4 Video, mese di dicembre 4 video. Redazione ed edizione a cura del CESVAM I video (I Long Video) sono trasmessi ogni giovedì, (ore 08.00).  Titolo Canale ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM. Parola chiave CESVAM. Al 31 dicembre 2025 vi erano iscritti 90 persone.

Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Schort Video Mese di novembre, 4 Video, mese di dicembre 4 video. Redazione ed edizione a cura del CESVAM I video (Gli Schort Video) sono trasmessi ogni lunedì, (ore 08.00).  Titolo Canale ISTITUTO NASTRO AZZURRO CESVAM. Parola chiave CESVAM. Al 31 dicembre 2025 vi erano iscritti 90 persone.

LA NUOVA INIZIATIVA

Canale You Tube dedicato all’Istituto del Nastro Azzurro. Materiali per la Storia del Nastro Azzurro Schort Video. Dal mese di Gennaio 2026, ogni mese, a  cadenza settimanale, saranno pubblicati 4 Schort Video dedicato ad una fonte o materica o documentale riferita all’Istituto del Nastro Azzurro. al fine di avere materiali per una eventuale stesura, come detto, di una storia dell’Istituto. Uscita ogni sabato, ore 08.00.

 Parola Chiave per vedere il Canale You Tube: Istituto Nastro Azzurro CESVAM

giovedì 1 gennaio 2026

Ettore Viola e la sua opposizione a Mussolini

 DIBATTITI




ETTORE VIOLA, MEDAGLIA D’ORO AL VALORE MILITARE, COMBATTENTE NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, FU UNO DEI FONDATORI DELL’ISTITUO DEL NASTRO AZZURRO.  ENTRO IN CONTRASTO CON MUSSOLINI NEL 1934 AL CONGRESSO DI ASSISI DELLA ASSOCIAZIONE COMBATTENTI E REDUCI. SU QUESTA VICENDA SCRISSE UN LIBRO, QUI RIPRODOTTO (CHI VUOLE PUO’ CHIEDERLO A segreteriagenerale@istitutonasstroazzurro.org) . OSSERVATO E CONTROLLATO DALL’OVRA, LA POLIZIA SEGRETA DEL DUCE, FU COSTRETTO AD EMIGRARE. RIENTRO IN ITALIA NEL 1944 E PARTECIP’ ALLA VITA POLITICA DELLA NASCENTE REPUBBLICA CON BENEDETTO CROCIE. FU ELETTO AL PARLAMENTO DAL 1948 AL 1957.  UN SUO NIPOTE, DINO, FU MOLTO POPOLARE ALLA FINE DEL SECOLO SCORSO IN QUANTO PRESIDENTE DELLA SOCIETA DI CALCIO ROMA.(segue).



martedì 30 dicembre 2025

Editoriale Dicembre 2025

 Editoriale.



Dicembre porta una bella notizia: sembra che in questo mese i contatti per "Valore Militare" siano oltre gli 8000. Un dato estremamente significativo. Nel primo semestre del 2025 si sono avuti oltre 58.000 contatti in sei mesi, con i mesi di maggio e giugno veramente anomali con oltre 19.000 contatti mensili. Nel II semestre 2025, in sei mesi, 28.000. La media mensile è di circa 7000 contatti, un dato lusinghiero.

Questo significa che il CESVAM - Centro Studi sul Valore Militare assolve la sua funzione di diffusione oltre l'orizzonte associativo in modo accettabile. 

Dati da tenere presenti e verificarli nel prossimi mesi con monitoraggio costante. Per il momento se ne prende atto

Massimo Coltrinari

mercoledì 24 dicembre 2025

Auguri!

                                                                     A TUTTI I LETTORI

                              UN AUGURIO DI UN SERENO NATALE E UN FELICE ANNO NUOVO

martedì 23 dicembre 2025

Corpo di Spedizione Francese in Italia. Il Comandante

                                                                                 DIBATTITI



Il Generale della Francia Libera
Alfonso Juin
Comandante del Corpo di Spedizione Francese
in Italia
 Dal Febbraio al Marzo 1944
il Corpo Italiano di Liberazione fu 
 alle sue dipendenze nel settore delle Mainarde

 

lunedì 22 dicembre 2025

La consistenza dell'apporto del Regio Esercito alla Campagna d'Italia al marzo 1944

                                                                                                                                                 DIBATTITI



Massimo Coltrinari

La situazione generale a fine marzo 1944 dell’apporto delle forze armate italiane alla campagna degli Alleati in Italia ci viene data da un documento 1 che il “il 23 marzo 1944 la MMIA indirizzò al generale Berardi, e per conoscenza al maresciallo Messe, al ministro della Guerra generale Orlando, al generale Mason-MacFarlane, come capo della ACC, ed al Comando del XV Gruppo di Armate alleate, in cui si stabiliva la consistenza e l'impiego dell'Esercito italiano, fino al previsto raggiungimento della linea Pisa-Rimini.

Al documento erano unite cinque tabelle, contrassegnate da A ad E, nelle quali si indicavano nell'ordine: i vari contingenti delle forze italiane anche in relazione alla loro dipendenza; gli organici consentiti per la organizzazione centrale (Comando Supremo, Ministero della Guerra, Stato Maggiore dell'Esercito, Guardia Reale, I Gruppo Guide, Accademia militare); idem per i distretti, depositi e campi di transito (denominati unità statiche); idem per i servizi delle nostre unità; idem per i Carabinieri e la Guardia di Finanza.”2

In totale il contributo che il Regio Esercito era chiamato a dare era di 377.070 uomini gtra combattenti e non combattenti, esclusi i Carabinieri e la Guardia di Finanza.


Merita di essere indicata la tabella A, che da un quadro esaustivo del contributo chiesto al Governo del Sud.

Unitàcombattente 14.100 uomini


UnitàdipendentidalloStatoMaggioreR. Esercito

a) nel territorio continentale:

Comando LI Corpo d'Armata

divisione "Mantova"

divisione "Piceno"

altro Comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea Calabria

b) in Sicilia:

un Comando di Corpo d'Armata

51.100 uomini divisione "Sabauda"

una divisione (da trasferire dalla Sardegna) 20.300 uomini

c) in Sardegna:

un comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea 32.300 uomini


- Unità dipendenti dal Comando del XV Gruppo di Armate alleate

. già impiegate

. da impiegare

. controllo traffico 185.400 uomini

- Personale in unità miste 1.000 uomini


- Amministrazione:

Organizzazione centrale

unità statiche

servizi 42.870 uomini


- Carabinieri e Guardia di Finanza 30.000 uomini



Il totale generale dei contingenti riportati nella tabella sud-detta assommava a 377.070 uomini.

Il generale Duchesne accennava ad alcune questioni, come La possibile contrazione del personale dei distretti, e la trasformazione dei Comandi del IX e XXXI Corpo d'Armata in Comandi Territoriali. Ma soprattutto invitava il generale Berardi a rargli conoscere in tempi brevi il suo punto di vista in merito al prospettato ordinamento del nostro Esercito, sì da poterne informare a sua volta il generale Mason-MacFarlane, capo della ACC.3



Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. Berardi, diede riscontro immediato a questa richiesta alleata sottolieneando che per la prima volta si affrontava in modo preciso la suddivisione delle forze italiane atte a dare un contributo concreto alla lotta alla Germania. Sottolineava, peraltro, che le forze di immediato impego in combattimento avrebbero dovuto ammontare a 20750 uomini, cifra che si riteneva necessaria per svolere i compiti assegnati. Avanzava altre indicazioni ed osservazioni, tutte tendenti ad aumentare in primoluogo le forze combattenti, e in generale l’apporto italiano.


Ai nostri fini interessa sottolineare il dato che, alla vigilia dell’azione su Monte Marrone, i nostro vertici militari continuavano la loro opera incessante per una partecipazione più massiccia alla campagna d’Italia degli alleati, cercando di avere il maggior numero di forze combattenti, rispetto all’apporto chiesto e dato di forze destinate alla logistica. In pratica l’apporto dato in termini di forze combatteti/forze logistiche era di 4 soldati combattenti contro 96 impiegati nel settore logistico. Chiara ed evidente l’intensione alleata, sopratutto britannica, di non voler far partecipare alle operazioni forze italiane combattenti al fine di evitare, al momento della vittoria, presese dell’Italia che era e doveva rimanere un paese sconfitto.

1Sottocommissione per l’Esercito ACC Comando Principale (MMIA) Lequile (Lecce), G(6/1/35 Segreto. Oggetto Disposizioni Esercito Italiano. Gen. b. G.C.Duchesne, 6 aprile 1944.


2Loi S., I rapporti fra Alleati ed Italiani nella Cobelligerenza, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 1986, pag. 80

3Ibidem, pag. 81DIBATTITI 

domenica 21 dicembre 2025

Brigata Partigiana "Maiella" Il Comandante

                                                                                                                            DIBATTITI







Ettore Trolio
 Comandante della brigata partigiana "Maiella"
unico reparto insieme alla
 110a Compagnia Ponti
non dipendente dallo Stato Maggiore Regio Esercito e
impiegata insieme al C.I.L.
al fronte


 

sabato 20 dicembre 2025

LA LOGISTICA ALLEATA NELLA CAMPAGNA D' ITALIA 1943 -1945 I Parte

 DIBATTITI

 Le Salmerie da Combattimento nel Regio Esercito Italiano

 

La costituzione dei reparti salmerie ed il loro impiego alle dirette dipendenze dei Comandi alleati costituisce uno degli aspetti di maggior rilievo della collaborazione offerta dall'Italia alle operazioni belliche condotte dagli Anglo-Americani nella Penisola.

Gli Alleati che non disponevano di unità del genere sentirono l'esigenza di tali reparti non appena il progredire della guerra portò le loro unità ad affrontare il nemico nelle zone montane nelle quali organi dei servizi interamente motorizzati non erano grado di sostenere le prime linee con l'indispensabile aderenza. I Comandi alleati, pertanto, si rivolsero ai nostri Stati Maggiori Centrali, chiedendo, progressivamente nel tempo, un numero sen crescente di reparti di salmerie.

Già il 5 ottobre 1943  lo Stato Maggiore Regio Esercito (SMRE)  aveva ricevuto dal Comando de Armata britannica una richiesta di 250 muli, da fornirsi completi di bardatura, con il relativo personale (conducenti e quadri). Qui primo contingente di salmerie era destinato a raggiungere le unità alleate nella zona di Foggia. In conseguenza di questa richiesta SMRE invitò il Comando del LI Corpo d’Armata a costituire un reparto salmerie della forza predetta, con il personale ed i quadrupedi del 67° Reggimento fanteria. Il Comando della Divisione «Legnano», peraltro, nell'emanare gli ordini esecutivi, diede incarico di costituire il reparto al 58° reggimento artiglieria divisionale traendo i muli dal 67° reggimento fanteria e dal V battaglione armi d'accompagnamento.

Il 18 ottobre il Comando del LI Corpo d’Armata comunicò allo SMRE al Comando della 7a Armata( italiana) che il reparto salmerie,  costituito su 5 ufficiali, 11 sottufficiali, 318 militari di truppa e 233 muli era partito per raggiungere le prime linee a disposizione degli Alleati. Pochi giorni dopo  l’8a Armata (britannica) chiese un secondo reparto salmerie; il Comando del LI Corpo d’Armata ne dispose la costituzione presso la Divisione fanteria “Piceno”. Il reparto, costituito su 7 ufficiali, 309 sottufficiali e truppa e 203 muli,  partì il 13 novembre per Severo, donde avrebbe raggiunto le prime linee”.[1]

.



[1] Lollio L., Le unità ausiliare dell’Esercito Italiano nella Guerra di Liberazione, Narrazione e Documenti Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma,, 1977, pag. 58


venerdì 19 dicembre 2025

Iconografia settembre 1943

                                                                                                                                          DIBATTITI





Badoglio e Eseinhower si incontrano a Malta
 29 settembre 1943

 

giovedì 18 dicembre 2025

Le Divisioni ausiliare del Regio Esercito nella Guerra di Liberazione. 1943- 1945

 DIBATTITI

La vera esigenza primaria per gli Alleati in Italia era quella di avere uomini da impiegare nella organizzazione logistica per non sottrarli alle forze combattenti. Da qui la sempre pressante richiesta al Regno d’Italia di fornire uomini da impiegare nelle retrovie nel settore logistico. Subito dopo la proclamazione dell’armistizio, gli Alleati chiesero contingenti di uomini da impiegare nelle retrovie per sopperire ai più svariati servizi. Gli statunitensi ed i britannici avevano due distinti organizzazioni logistiche. I primi nelle retrovie della loro V Armata avevano la cosiddetta Peninsular Base Section (PBS), che aveva come fulcro centrale il porto di Napoli e dal luglio 1944, quello di Livorno: i secondi nelle retrovie della loro VIII Armata avevano creato dei punti di smistamento e rifornimento chiamati “distretti”, che avevano il loro fulcro il porto di bari, poi dal luglio 1944, quello di Ancona. In questo quadro è inserito l’apporto italiano allo sforzo bellico alleato sotto il profilo logistico. Tale apporto divenne una prerogativa italiana, tanto che si può ben dire che il sostegno logistico alleato era per la stragrande maggioranza, in termini di uomini, in mano italiana. Un aspetto della Guerra di Liberazione che va sottolineato, questo dell’apporto non combattente che l’Italia ha dato alla causa alleata. Questo apporto si materializzò fin dall’ottobre del 1943 con la creazione dei primi Battaglioni di lavoratori e dei primi Reparti di Salmerie. Queste unità erano state costituite dopo la creazione dei cosiddetti Campi di riordinamento, in cui erano stati concentrati inizialemnte i soldati italiani che non avevano una dipendenza organica ed avevano la funzione di recuperare il personale militare sbandato a seguito della crisi armistiziale.[1]

Da questo momento fu un continuo crescendo di unità di questo tipo che ricevettero il nome di Divisioni Ausiliare. Nel dicembre del 1943 due divisioni costiere, già inquadrate nelle nella V Armata Statunitense e VIII Armata britannica, si trasformarono in Divisione Ausiliare. Si ebbero così la 209a Divisione Ausiliaria, schierandosi nell’area di Chieti-Pescara, e la 210a Divisione Ausiliaria, creata per il sostegno logistico della V Armata statunitense. I Reparti dislocati nelle Puglie ed in Calabria furono messi a disposizione del II Distretto Logistico britannico. 

Nella primavera del 1944 fu creato l’Ispettorato Truppe Ausiliarie, che si avvaleva di du Comandi di Delegazioni)[2] avente il compito di coordinare le attività di tutte le unità ausiliare italiane in base alle richieste alleate e in base alla progressione verso nord del fronte alleato.

Attraverso l’Ispettorato Truppe Ausiliare, lo Stato Maggiore Regio Esercito (SRME) creò otto Grandi Unità Amministrative procedendo:

. alla trasformazione di alcune Divisioni Costiere (205a, 209a,   210a, 229a)

. alla costituzione di nuove divisioni ausiliarie (228a, 230a,  231a, e Comando Italiano 212°)

 

Dall’ottobre 1943 all’aprile 1945 furono create attraverso i Comandi di delegazione nuove unità  i cui organici non erano standard per ciascuna tipologia  ma variavano da reparto a reparto.[3]

Al termine della guerra, nel maggio del 1945, i militari italiani che componevano le Divisioni Ausiliare ammontavano a 196.000 uomini, di cui alle dirette dipendenze dei Comandi alleati 57.000 e nelle retrovie 137.000.

(Massimo Coltrinari)

[1] I Campi di riordinamento non si devono confondere con il Campi di Affluenza, che accoglieva il personale già di previsto impiego

[2] “T” per l’area tirrenica ed “A” per l’area adriatica

[3] Nei 20 mesi di cobelligeranza le nuove unità di nuova costituzione furono:

- tredici Reggimenti pionieri (400°, 401°, 402°, 403°, 404°, 405°, 406°, 407°, 409°, 410°, 412°, 413° e 417°);

- cinque Reggimenti Lavoratori, di costituzione omogenea con il personale appartenente alla stessa arma (513°, 516°, 525°, 541° e 548°);

 - quarantadue Battaglioni Servizi;

 - ventisei Battaglioni Guardie; - cinque Battaglioni ferrovieri;

- sette Battaglioni Portuali; - ottantatré compagnie genio;

- ottantuno compagnie autieri;

- trentatré Reparti Salmerie e portatori;

 - altre unità specialistiche.

A queste unità operative vennero avviate, a cura dello SMRE o delle forze Alleate, anche delle unità addestrative:

- la Scuola Allievi Telegrafisti, per il personale addetto all’esercizio delle linee telefoniche;

-  la Scuola Autieri di Polignano, per la formazione dei conduttori addetti agli automezzi alleati;

- la Scuola Autieri di Frattamaggiore, per la formazione degli autieri e gli Allievi Meccanici;

- la Scuola Inglese di Polizia Militare, per l’addestramento dei militari addetti al servizio di moviere;

- il Centro R.A.O.C., delle forze britanniche, per il personale specializzato di artiglieria, del genio

  e commissariato;

- i Centri di Cignano e Fossombrone, per la formazione dei militari conducenti dei dei Reparti di Salmerie

- il 525°Reggimento della 210° Divisione Ausiliaria per l’addestramento a decorrere dal gennaio 1945 dei   genieri e degli autieri delle stessa Grane Unità. Cfr. Baldelli G. R. Un ventennio di preparazione ed una conclusione amara. Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946. La prova dei fatti. Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943, Roma- Viterbo, Edizioni Archeoares, Vol. 2 Tomo II, pag.83 e segg.


martedì 16 dicembre 2025

La Medaglia d'oro al Valore Militare conferita a Nazario Sauro

ARCHIVIO  

Dopo l'esecuzione, avvenuta alle 19:45, il corpo di Nazario Sauro fu sotterrato di notte e in maniera segreta dagli austriaci in area sconsacrata nei pressi del cimitero militare. Solo al termine della guerra la Marina italiana riuscì a sapere il luogo ove era stato sepolto[ e provvide a riesumarne la salma (10 gennaio 1919) e alla sepoltura, in forma solenne, avvenuta il successivo 26 gennaio nel cimitero di Marina di San Policarpo a Pola

Paolo Thaon di Revel, emise il seguente ordine del giorno:

«L'Austria profanatrice aveva sotterrato come cosa vile il sacro corpo di Nazario Sauro in un angolo dimenticato di Pola irredenta e sanguinante. Oggi nel cimitero di Pola nostra, noi, Marina Italiana, abbiamo sciolto la promessa fatta alla memoria del nostro più grande Eroe del mare, dandogli in modo degno degna sepoltura. Un masso di granito semplice e puro come la Sua anima, forte come la Sua fede, ricopre le Sue spoglie e sta a indicarci nei secoli la grandezza della Patria.[]»

 Motivazione della Medaglia d'oro al Valor Militare a Nazario Sauro
«Dichiarata la guerra all'Austria, venne subito ad arruolarsi volontario sotto la nostra bandiera per dare il contributo del suo entusiasmo, della sua audacia ed abilità alla conquista della terra sulla quale era nato e che anelava a ricongiungersi all'Italia. Incurante del rischio al quale si esponeva, prese parte a numerose, ardite e difficili missioni navali di guerra, alla cui riuscita contribuì efficacemente con la conoscenza pratica dei luoghi e dimostrando sempre coraggio, animo intrepido e disprezzo del pericolo. Fatto prigioniero, conscio della sorte che ormai l'attendeva, serbò, fino all'ultimo, contegno meravigliosamente sereno, e col grido forte e ripetuto più volte dinnanzi al carnefice di «Viva l'Italia!» esalò l'anima nobilissima, dando impareggiabile esempio del più puro amor di Patria.»
— Alto Adriatico, 23 maggio 1915 - 10 agosto 1916

La medaglia d'oro al valor militare alla memoria[12] gli fu conferita motu proprio dal re Vittorio Emanuele III con decreto del 20 gennaio 1919 e consegnata alla madre di Sauro, a Pola, il 26 gennaio 1919 in occasione della esumazione della salma e successiva sepoltura nel cimitero marina.

Da Vikipedia. Accesso in data odierna.

sabato 13 dicembre 2025

Siena. Foto di Archivio. Un Decorato

                                                                                                                          ARCHIVIO


venerdì 12 dicembre 2025

Medagliere del Gonfalone di Ancona

                                                                                                               ARCHIVIO



 

giovedì 11 dicembre 2025

11 Dicembre 1941. L'Italia dichiara guerra agli Stati Uniti

                                                                                                                                      DIBATTITI

 Affacciandosi al suo Balcone in Piazza Venezia, Mussolini l'11 Dicembre 1941,annucia al popolo italiano che la Dichiarazione di Guerra è stata consegnata all'ambasciatore degli Stati Uniti. Erano le 12 di una giornata assolata e fredda. L'adunata era stata chiamata e tutta la organizzazione del partito si era mobilitate per il Grande Annuncio. Tutti si misero l'uniforme prescritta e parteciparono. Ma ormai gli entusiasmi erano passati. I retro pensieri di ognuno era quanto mai cupi. Eravamo in guerra con mezzo mondo. Avevamo sei mesi prima perso l'Impero, eravamo impegnati in Africa Settentrionale e gli Inglesi erano arrivati ad Agedabia, ma erano stati fermati grazie all'intervento di due divisioni tedesche. La campagna di Grecia aveva rilevato tantissime cose, non tutte positive. Eravamo in Russia con un contingente di 60.000 uomini. Ora eravamo in Guerra con gli Stati Uniti. La parola d'ordine era "Vincere", ma i dubbi erano tanti. In quel dicembre 1941 tutti erano in attesa di buone notizie. Questa della dichiarazione di guerra, ovvero nuovi nemici non era quella che ci si aspettava. La folla al termine del Grande Annuncio si disperse in fretta, silenziosa, ognuno preso dai suoi pensieri, rivolti rivolti al futuro, non tutti di segno positivi. Il 1942 sarebbe stato un anno di vittorie e di speranza nella Vittoria. Ma era solo una illusione.

mercoledì 10 dicembre 2025

La visione del Mondo tra speranza e realtà

 DIBATTITI


Sergio Benedetto Sabetta

 

            Chiede Re Mida a Sileno quale cosa è più desiderabile per sé, risponde Sileno che è una domanda da non porsi perché la cosa più desiderabile sarebbe essere non nato, nei greci vi è il senso della tragedia nella mancanza della speranza. Nell’osservare il gregge i pastori si rispecchiavano in esso, nella violenza della Natura e nel suo prevalere sulla dimensione umana da questo ne deriva il limite di cui bisogna esserne coscienti, ognuno con una propria misura o demone il cui superamento porta alla rovina, ma come osserva Freud noi nell’età della tecnica non introitiamo mai il senso del limite.

            Nella mancanza di un senso nella Natura, come ci ricorda Nietzsche, devi crearti un tuo senso per resistere alla sua implosione, l’Io è una maschera indossata per non vedere ma necessaria per vivere, se Schopenhauer afferma che per vincere la volontà irrazionale  vi deve essere compassione, estetica o castità, Nietzsche viene a identificarsi solo nell’estetica.

            Prometeo è colui che vede in anticipo le conseguenze dell’agire, ma nella velocità della tecnica si perde la visione di quello che accadrà, rimane la speranza escatologica cristiana nel futuro di un destino finale, anche il tempo da ciclico pre-cristiano diventa quindi lineare in una sintesi tra scienza e teologia e nella sua finalità escatologica, sempre positiva, crea la Storia quale concatenazione di eventi verso un fine ultimo, a differenza dei greci dove vi è la sola cronaca, ma con il nichilismo, nella morte o negazione di Dio, si perde nuovamente il fine della storia lo scopo ed il perché.

            Già Goethe nel recuperare la cultura greca immagina la Natura come una danzatrice che perde nella danza gli esseri umani a Lei attaccati, anticipando l’irrazionalismo di Schopenhauer  e in contrasto con l’idealismo hegeliano, fino al nichilismo ed a Freud, tanto che i giovani nella negazione di Dio hanno il nichilismo in sé, con una angoscia sul futuro anestetizzata nella violenza, nell’alcool, nei social e nei psicofarmaci.

            Platone introduce l’idea di anima quale criterio di verità che crea conoscenza attraverso una dimensione astratta permettendo di superare le contraddizioni della fisicità, l’idea presa da S. Agostino, afferma Platone conosci te stesso secondo misura, appartenendo il male e la follia agli Dei che si manifestano nei momenti più imprevisti, ma la creazione risiede nel limite tra la ragione e la follia, tuttavia con il rischio di cadere in una eterna follia.

            Per Platone vi sono quattro tipi di follia: profetica, poetica, amorosa e iniziatica; l’amore non è che l’immersione della razionalità nella follia da cui se ne esce mutati, diversamente dall’istinto della specie che si fonda sulla sola riproduzione e aggressività.

               Per relazionare necessitano i codici, questi vengono rafforzati dai miti e razionalizzati (regole di comportamento), con la ragione, secondo il principio di non contraddizione, ma questi nel presente vengono cancellati o rivisti in modo da poter cancellare la Storia o rivisitarla in forma apologetica. Applicando le categorie presenti agli eventi storici del passato si creano o più semplicemente rafforzano i miti a sostegno del potere, ma nascono anche possibili conflitti che fanno perdere la fiducia nelle istituzioni.

            In questa mitologia rientra anche l’attribuzione della parte cattiva del mondo ai soli leaders e non ai popoli, permettendo pertanto di assimilarli alla propria cultura, nel tenere legate agli imperi le province i costi economici aumentano, come depredarle impoverisce la periferia ma il tutto si ripercuote anche sul centro dell’impero. Viene a mancare la fede nella propria Nazione divorata nei costi umani ed economici in presenza di continue guerre, come accade attualmente negli USA dove il 70% della popolazione non ha più  fiducia nel sogno americano, e il 95% non si interessa del resto del mondo.

            Nel sentimento USA di una mancanza di appoggio da parte delle province europee dell’impero nello scontro per la ridefinizione delle aree di influenza, gli USA manifestano chiaramente il vuoto politico che è per loro l’UE, attraverso lo specchio della guerra in Ucraina. D'altronde nella tensione determinata dal riarmo tedesco con gli altri Stati europei, memori della storia, la Germania tende a nascondersi a sua volta dietro le istituzioni europee, salvando la grande area di influenza economica da lei ricostituita dopo la guerra fredda nell’Europa centrale, con la Francia indecisa se aderire o meno al sistema economico del centro Europa, volendo comunque mantenere il proprio primato militare nell’UE.

 

Bibliografia

·        AA.VV., Tutti contro tutti, Limes, 10/25;

·        Galimberti U., L’uomo nell’età della tecnica, Albo Versorio ed. , 2011;

·        Abbagnano N., Storia della filosofia, Utet, 1991.


martedì 9 dicembre 2025

Monica Apostoli Un Bosco per resistere

 DIBATTITI


                       DIBATTITI


“Con voi ho vissuto, in montagna, le belle e le brutte

giornate della vita partigiana; con voi ho combattuto, ho

lavorato, ho sacrificato. So che tutto non è andato bene.

So che ci sono dei malcontenti, delle questioni personali,

degli egoismi insoddisfatti. È forse umano che sia stato

così. Vorrei dire a tutti voi di essere uniti, concordi,

severi nel giudicare le disonestà, ma anche e soprattutto,

coscienti del nostro passato e del nostro avvenire. Forse

la guerriglia avrà ancora bisogno dei sui partigiani e i

migliori risponderanno ancora…Ricordatevi che i nostri

Morti stanno a giudicarci, ci malediranno se non saremo

capaci di continuare nella Lotta per la quale essi hanno

saputa dare la vita.”

 

Dal discorso di saluto di Giorgio Vicchi della Divisione d’Assalto Garibaldi “Nino

Nanetti” alla “Brigata Ciro Menotti”

Vittorio Veneto, 30 settembre 1945

 

 


lunedì 8 dicembre 2025

Irma Bandiera, Medaglia d'Oro al Valore Militare

  ARCHIVIO

Alessia Biasiolo

 

Il ricordo delle Medaglie al Valor Militare permette di mantenere il legame con quella parte di vita vera che speriamo di non dover provare sulla nostra pelle: persone che hanno dovuto affrontare problemi e incombenze alle quale mai avrebbero pensato e che hanno stabilito il confine tra subire e voltarsi dall’altra parte, oppure reagire, anche a costo della propria vita o di quella dei propri cari.

Il caso di Irma Bandiera è uno di quelli. Bolognese, classe 1915, apparteneva ad una famiglia antifascista. Fidanzata con il militare Federico Cremonini di stanza a Creta, se lo ritrovò fatto prigioniero dopo l’8 settembre e, tragicamente, la nave che lo stava portando in un campo di prigionia verso il Pireo venne bombardata dagli Alleati. Cremonini venne dato per disperso.

La tragica situazione italiana e il dolore per la perdita di Federico, avvicinò Irma ai resistenti che cominciò ad aiutare, entrando nel contempo nelle fila del Partito Comunista.

Conosciuto Dino Cipollani, noto con il nome di battaglia di Marco, Irma prese sempre più parte attiva alla Resistenza diventando la sua staffetta con il nome di battaglia di Mimma, fino al suo ingresso nella VII Brigata GAP di Bologna; nella sua abitazione di Via Gorizia a Bologna allestì una base logistica partigiana.

A Funo, dove la donna aveva dei parenti che visitava di frequente, il 5 agosto 1944 venne ucciso un ufficiale tedesco e un comandante delle Brigate Nere: la rappresaglia seguente portò all’arresto di tre partigiani e il 7 agosto anche di Irma, che si era appena occupata di portare armi alla sua formazione. Venne rinchiusa nelle scuole di San Giorgio di Piano separata dagli altri partigiani arrestati, poi tradotta a Bologna e sottoposta a continue torture per sei giorni per farle tradire i suoi compagni. Delle sevizie si occuparono i fascisti della Compagnia Autonoma Speciale guidata dal capitano Renato Tartarotti. La crudeltà nei confronti di Irma arrivò ad accecarla con una baionetta e, pur in possesso di documenti cifrati, ella non rivelò i nomi dei suoi compagni oppure la sede delle basi partigiane.

Il 14 agosto, in fin di vita e cieca, Irma venne portata sotto la sua abitazione ancora nel tentativo di farla parlare. Date le inutili torture, i fascisti la uccisero al Meloncello di Bologna.

I familiari la cercarono ovunque, non avendo sue notizie: al centro di smistamento delle Caserme Rosse in Via Coticella, o nel carcere bolognese di San Giovanni in Monte; in Questura e al comando tedesco di Via Santa Chiara, inutilmente.

Il suo corpo venne ritrovato il 14 agosto sul selciato dello stabilimento di una fabbrica di materiale sanitario dove doveva restare esposto per una giornata a monito per chi sosteneva i partigiani.

Trasportato il cadavere all’Istituto di Medicina Legale di Bologna, il custode scattò ai poveri resti delle fotografie per testimoniare le torture alle quali era stata sottoposta la donna.

Quindi Irma Bandiera venne sepolta nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.

Il Partito Comunista diramò un foglio clandestino per incitare ad intensificare lotta contro gli occupanti, proprio in nome di Irma, e la formazione di partigiani attivi a Bologna prese il suo nome: Prima Brigata Garibaldi “Irma Bandiera”. Le venne intitolata una Brigata SAP e un Gruppo di Difesa della Donna.

Al termine del conflitto venne riconosciuta ad Irma Bandiera la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione: Prima fra le donne bolognesi a impugnare le armi per la lotta nel nome della libertà, si batté sempre con leonino coraggio. Catturata in combattimento dalle SS tedesche, sottoposta a feroci torture, non disse una parola che potesse compromettere i compagni. Dopo essere stata accecata fu barbaramente trucidata e il corpo lasciato sulla pubblica via. Eroina purissima degna delle virtù delle italiche donne, fu faro luminoso di tutti i patrioti bolognesi nella guerra di liberazione.

A Bologna la lapide in suo ricordo recita:

Irma Bandiera/ Eroina nazionale/ 1915 – 1944/ Il tuo ideale seppe vincere le torture e la morte/ La libertà e la giovinezza offristi/ Per la vita e il riscatto del popolo e dell'Italia/ Solo l'immenso orgoglio attenua il fiero dolore/ Dei compagni di lotta/ Quanti ti conobbero e amarono/ Nel luogo del tuo sacrificio/ A perenne ricordo/ Posero”.

Lasciata Bologna, Renato Tartarotti si trasferì a Trieste. All’inizio del 1945, con gli uomini della sua Compagnia, si trovò a Vobarno (Brescia) dove venne arrestato per estorsione e rapina e rinchiuso in carcere a Brescia.

Riuscito ad evadere, venne catturato il 16 maggio dai gappisti della 135esima Brigata Garibaldi in Val Trompia e riportato in carcere a Brescia.

Processato a Bologna dalla Corte d’Assise Straordinaria, venne condannato a morte per fucilazione alla schiena. La sentenza venne applicata presso il Poligono di Tiro di Bologna il 2 ottobre 1945, alle sei del mattino.

 

Alessia Biasiolo