Cerca nel blog

venerdì 18 settembre 2020

Una azione di recupero e conservazione della Memoria

DIBATTITI
Recupero e messa in sito della
 Lapide della MOVM 



  a cura del Col. Scalabroni, Comando Esercito Regione "Marche" 

Sottotenente Gabriele FERRETTI di Castelferretto

(Milano, 11 dicembre 1920 – Cieli di Malta, 5 dicembre 1941)

Nasce a Milano l'11 dicembre 1920, discendente di una nobile famiglia, era figlio di Piero e Maria Lucrezia Lepetit.

Conseguito il brevetto di pilota civile all'età di diciassette anni, nel corso del 1940 interruppe gli studi per arruolarsi nella Regia Aeronautica. Quale Sottotenente di complemento fu assegnato dopo la qualifica di pilota militare al 23º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre del 3° Stormo Caccia Terrestre.

Il Sten. FERRETTI, fu impegnato in un duro ciclo operativo su Malta, fatto di combattimenti, ricognizioni e mitragliamenti a volo radente, venne prescelto tra coloro che si erano offerti volontari per compiere quotidianamente voli osservazione riportando informazioni e fotografie. Dopo essere stato decorato con una Medaglia di bronzo al valor militare, ottenuta "sul Campo", durante una di queste missioni fu vinto dalla sorte avversa il 5 dicembre 1941.

Per il coraggio dimostrato in questo ciclo operativo gli fu assegnata la Medaglia d'oro al valor militare, massima onorificenza italiana.

La città di Ancona gli ha dedicato una via.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor militare

«Giovanissimo pilota, volontario di guerra, chiedeva ed otteneva di far parte di una squadriglia da caccia duramente impegnata in una lotta aspra e condotta senza tregua contro munitissima base nemica. Incurante di ogni rischio, nella più completa dedizione alla Patria, compiendo ricognizioni audacissime, sferrando mitragliamenti a volo radente, vincendo in duri impari combattimenti, affermava e confermava, in ogni circostanza, le sue elette virtù di eroico combattente. Prescelto fra i volontari per un audace compito di osservazione su Malta, durante un intero ciclo di operazioni, ne riportava quotidianamente le più preziose informazioni e documentazioni. Sull’infernale fuoco dell’avversario passava sereno e attentissimo ripetendo le incursioni anche più volte in un giorno e, prodigandosi, spesso, fino al limite estremo delle umane possibilità, le portava sempre brillantemente a termine. In una di queste azioni, non vinto né tocco dal nemico, e solo dall’insidia dell’alta quota sopraffatto, chiudeva la sua breve leonina giornata terrena. Espressione purissima della giovinezza del Littorio in vita, con l’eroica morte, in un alone di gloria, ne assurgeva a simbolo.»
Regio Decreto 22 maggio 1942

 

Medaglia di bronzo al valor militare

«Sorvola in condizioni particolarmente difficili ampia distesa di mare, scendeva a pochi metri dal suolo su munitissima base nemica e sfidando la violenta reazione contraerea e la minaccia della caccia avversaria, mitragliava e danneggiava diversi apparecchi nemici.»
Cielo di Hal Far, 21 novembre 1941.
Regio Decreto 15 aprile 1942

 

Cavaliere di onore e devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta


La Lastra commemorativa di forma rettangolare riportante iscrizione incisa della descrizione del fatto d’armi che ha portato alla concessione della M.O. al V.M. al S.Ten. Duca Gabriele Ferretti nella seconda guerra mondiale. Sulla lastra è dipinta in capo la medaglia d’oro tra due borchie bronzee a motivi fogliacei.

Location: caserma Falcinelli sede del Comando Militare Esercito “Marche” (AN)

 

Il XXIII gruppo C.T.

Costituito l'8 luglio 1918, il XXIII Gruppo (poi 23º Gruppo Aeroplani da Caccia) a San Luca di Padernello (TV), dal 29 agosto successivo è stato comandato dal capitano Antonio Bosio futuro Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Militare che aveva alle proprie dipendenze la 78ª Squadriglia Caccia Hanriot HD.1 del Capitano Antonio Riva e la 79ª Squadriglia Caccia Nieuport 27 del Capitano Mazzini. Nel conflitto ha svolto 881 voli di guerra, sostenendo 39 combattimenti aerei, 10 vittorie subendo 3 morti. Nel mese di dicembre 1918 è a Fossalunga fino allo scioglimento del 1º agosto 1919.

Nel 1938 il XXIII Gruppo Caccia "Asso di Bastoni" era in Spagna al comando del Magg. Aldo Remondino in seno all'Aviazione Legionaria. Alla metà di marzo 1939 sono operativi 12 G.50 dall'aeroporto di Escalona che alla fine del conflitto verranno lasciati all'aviazione spagnola.

Il XXIII gruppo C.T., il 3 giugno 1940 si schiera all'Aeroporto di Vergiate con i Fiat C.R.42 ed il 10 giugno a Cervere al comando del Ten. Col. Tito Falconi con la 70ª , 74ª  e 75ª Squadriglia su biplnani Fiat CR. 42.

Il 15 giugno, nell'ambito della Battaglia delle Alpi Occidentali, 25 Fiat CR. 42 del Gruppo attaccano l'aeroporto di Le Cannet-des-Maures, quelli di scorta impegnano combattimento con la caccia francese, perdendo un velivolo per parte e distruggendone una ventina al suolo.

Alla fine del mese di giugno del 1940 si trasferisce sull'Aeroporto di Comiso (RG) dove, dal 9 luglio 1940, divenuto 23º Gruppo Autonomo C.T., cessa di dipendere dal 3º Stormo.

Il 20 gennaio 1941 il Nucleo del 23º Gruppo Caccia Aeroplani si trasforma, con disposizione dello Stato Maggiore della Regia Aeronautica, in 156º Gruppo Autonomo Caccia Terrestre al comando del Cap. Piero Serini, MOVM.

Sempre nello stesso anno riceve i Macchi C. 200, i Fiat G. 50 ed i macchi C. 202 e, nel 1943, i Macchi C. 205.

Dal 15 maggio 1942 rientra nel 3º Stormo e nella metà di luglio dello stesso anno, su velivoli Macchi C. 202, si rischiera in Africa Settentrionale Italiana all'Aeroporto militare di Sidi Haneish.

All'8 settembre 1943 era all'Aeroporto di Furbara con la 70ª (2 C. 205, 2 C. 202), 74ª (C.202) e 75ª Squadriglia (3 C. 202) nel 3º Stormo Caccia Terrestre.

Il Gruppo fu sciolto il 14 Settembre 1943 dopo l’armistizio.

giovedì 17 settembre 2020

Ricerca di Dati, Note ed Informazioni


 

Musica in prigionia nella prima guerra mondiale

 Alessio Benedetti

«A Mauthausen s’era anche formata una banda musicale. Composta di abili suonatori, taluni di professione e diretta da un ufficiale italiano, essa rallegrava qualche volta con buoni concerti la folla dei concentrati.» (Giuseppe Toso, 27 mesi a Mauthausen)

 

Quella di Giuseppe Toso è solo una delle numerose testimonianze sulla presenza di bande e orchestre nel campo di Mauthausen (Austria) nella prima guerra mondiale. La musica, insieme al teatro, alla pittura e ad altre forme di svago, servivano in qualche modo ad alleviare il dolore della lontananza, il dramma della fame, l’incertezza del domani. Tra i suonatori di una banda c’era Gilardi Massenzio Pietro, di Gravedona (CO), di cui ancora oggi la famiglia conserva tutto il carteggio, composto da più di mille documenti tra corrispondenza, fotografie, agendine e altro. Partendo da questa ricca fonte si sta cercando di ricostruire il più possibile tutto ciò che ha ruotato intorno a quella vicenda: musiche scritte ed eseguite nel campo (anche se alcune sono già disponibili, portate a casa sempre da Massenzio), immagini, corrispondenza, diari e altro che possano aggiungere preziosi tasselli a quelli già presenti.

Chi avesse informazioni da fornire, anche quelle che apparentemente potrebbero sembrare di poco conto, può contattare direttamente il curatore della ricerca, Alessio Benedetti (alessio.benedetti@libero.it), che se ne sta occupando a nome del Centro Studi Musica e Grande Guerra di Reggio Emilia (musicaegrandeguerra.com). L’appello è rivolto soprattutto ai discendenti dei musicanti, che potrebbero fornire importanti documenti salvando così dall’oblio questa incredibile storia di uomini, soldati e musica.


mercoledì 16 settembre 2020

Riflessioni sulla Grande Guerra. La mancata cooperazione serba 1

APPROFONDIMENTI

In base alla convenzione di Pietroburgo, firmata il 21 maggio, gli eserciti russo, serbo e italiano dovevano dirigere, di pieno accordo, il massimo sforzo contro l’Austria. Ha mantenuto fede, l’Italia, a questo patto?
Si è già detto che l’Austria nel giugno aveva 221 battaglioni sulla nostra fronte; più precisamente 201 battaglioni e 41 riparti di standschutzen i quali ultimi si sono contati per prudenza come mezzi battaglioni, perchè all’inizio della guerra essi avevano, in base ai dati del kriegsarchiv di Vienna, una forza variabile da 400 a 1000 uomini. Dunque 221 battaglioni, pari a 18 divisioni, erano schierati contro di noi all’inizio della 1a battaglia dell’Isonzo; gli standschutzen, truppe territoriali composte di montanari, furono invece impiegati nel montuoso Tirolo.
Ma iniziata la 1° battaglia sull’Isonzo (30 giugno-5 luglio), seguita a breve distanza dalla 2a (10 luglio-10 agosto), l’Austria s’avvide che i suoi calcoli erano inesatti e cioè che le forze schierate contro di noi erano insufficienti: in luglio furono allora inviate in rinforzo alla nostra fronte altre 3 divisioni (8 a, 59 a, 61a) più altre tre brigate da montagna (12a, 14a, 59a), ed una di landsturm (19a), in totale 5 divisioni. L'aumento continuò in modo che per la 3a e 4a battaglia sull’Isonzo l’archivio di Vienna dà presenti 80 battaglioni in più delle forze schierate all’inizio della 1a battaglia; del pari considerevole era stato l'aumento delle artiglierie. L’offensiva italiana, dunque, aveva servito quale notevole alleggerimento per i due eserciti alleati impegnati contro l’Austria. Col suo solito semplicismo il Danilow dice che nessuna cooperazione era stata possibile dato che gli italiani erano stati fermati presso l’Isonzo. Ora, che importa se la zona nella quale si combatteva era qualche chilometro più ad est o più ad ovest, quando con la nostra prima offensiva avevamo attirato contro di noi l’equivalente di una armata? Qualcuno doveva pur aver provato sollievo dalla diminuzione delle forze schierate contro di lui.
Delle truppe affluite alla nostra fronte dal maggio ai primi di settembre sei divisioni (8a, 17a, 20a honved, 22a, 28a, 44a) erano provenienti dalla Russia; otto (1a, 18a, 48a, 50a, 57a, 58a, 59a, 61a) più qualche brigata da montagna (12a, 14a) dalla Serbia; l’alpenkorps bavarese (di recente formazione) proveniva dalla Germania. Ora, che dalla fronte russa si potessero distrarre forze, dato che l’esercito dello czar era in ritirata, si comprende, ma il togliere tante divisioni dalla fronte serba dove gli austriaci erano stati battuti, è un fatto che merita un minuto esame.
Già in previsione dell’inizio delle operazioni alla fronte italiana erano state tolte dalla fronte serba almeno 5 divisioni, tanto che ne erano rimaste soltanto tre attive, la 59a, la 61a e la 103a tedesca, più 60 mila uomini di truppa esclusivamente territoriali e 65 mila uomini di presidio alle fortezze. Ma il 3 luglio, la 61a divisione ebbe ordine di recarsi alla fronte italiana, dove pure fu, il 20 luglio, trasportata la 59a e il 24 seguì la 19a brigata da montagna di landsturm di nuova formazione. Poichè la 103a divisione tedesca era stata trasportata il 10 luglio in Russia, le truppe mobili alla fronte serba si ridussero così unicamente alla 205° brigata di marcia; situazione che, salvo una divisione formatasi col raggruppamento dei battaglioni di truppe di sicurezza, durò immutata sino alla fine del settembre 1915. Ma l’esercito serbo rimase coll’arma al piede.
Le forze serbe, dopo la clamorosa vittoria del dicembre 1914 sugli austriaci, erano rimaste ‘per cinque mesi indisturbate. Conrad, in un rapporto in data 5 giugno al generale Bolfras, capo della casa militare dell’Imperatore, indicava le forze serbe «operative» in 11 grosse divisioni, in totale da 230 a 250 mila fucili oltre i 25 mila fucili montenegrini.
La Serbia era in condizioni militari difficili: separata dagli alleati e malsicura della Bulgaria, doveva temere di essere attaccata dalle potenze centrali; tanto più che questo attacco era la premessa necessaria di due essenziali aspirazioni austro-tedesche: l'alleanza colla Bulgaria ed il diretto collegamento colla Turchia. Un nostro tenente colonnello di stato maggiore interrogato nell’agosto 1915 sulle probabili imprese tedesche rispose: «appena possibile la Germania attaccherà la Serbia», e tutti gli ascoltatori ne convennero. Innegabilmente difficile la situazione, probabile un'azione austro-tedesca contro il piccolo stato. Che fare, dunque, dal lato militare? attendere l’attacco, risparmiando le forze? star cioè quieti per timore del peggio? Kitchener, come si rileva dalla relazione serba, era del parere che i serbi si sarebbero attenuti a questa condotta di guerra: telegrafò infatti, il 3 luglio, all’addetto inglese: «Io premetto che i serbi, in genere, non si affretteranno, poichè con una loro azione potrebbero attrarre contro di loro forze molto superiori a quelle che essi sarebbero in grado di opporre con una eventuale speranza di successo».
Non risulta se Kitchener ritenesse soltanto probabile tale condotta o se la approvasse. Ad ogni modo se l’esercito serbo non entrava in azione nel momento in cui gli austro-tedeschi dovevano premere i russi e gli austriaci erano premuti dagli italiani, ciò equivaleva a lasciare, come si lasciò, al nemico la scelta del momento e delle forze da schierare contro la Serbia. Questa consentì che la Russia retrocedesse e che le forze mobili austriache accorressero a sostenere la fronte Giulia gravemente compromessa dai colpi italiani. In tal modo la Serbia cooperò a salvare l’Austria da una possibile rovina.

martedì 15 settembre 2020

Prima Guerra Mondiale. Ordinamento dell'Austria-Ungheria. La Cavalleria

ARCHIVIO
   
La cavalleria dell'Esercito comune
Reggimenti Dragoni
Imperatore Francesco, 1° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Kaiser Franz Nr. 1).
Conte Paar, 2° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Graaf Paar Nr. 2).
Federico Augusto re di Sassonia, 3° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Friedrich August König von Sachsen Nr. 3).
Imperatore Ferdinando, 4° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Kaiser Ferdinand Nr.4).
Nicola I zar di Russia, 5° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Nicolaus I  Kaiser von Rußland Nr. 5).
Federico Francesco IV granduca di Mecklenburg-Schwerin, 6° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Friedrich Franz IV Großherzog von Mecklenburg-Schwerin  Nr. 6).
Duca di Lothringen, 7° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Herzog von Lothringen  Nr. 7).
Conte Montecuccoli, 8° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Graf Montecuccoli  Nr. 8).
Arciduca Albrecht, 9° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Erzherzog Albrecht  Nr. 9).
Principe di Liechtenstein, 10° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Fürst von Liechtenstein  Nr. 10).
Imperatore, 11° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Kaiser  Nr. 11).
Nicola Nikolajewitsch granduca di Russia, 12° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Nicolaus Nikolajewitsch Großfürst von Rußland  Nr. 12).
Eugenio principe di Savoia, 13° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Eugen Prinz von Savoyen  Nr. 13).
Principe di Windisch-Graetz, 14° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Fürst zu Windisch-Graetz Nr. 14) [Unico reggimento dotato di stendardo proprio, per privilegio imperiale].
Arciduca Giuseppe, 15° reggimento dragoni, (k.u.k. Dragonerregiment Erzherzog Joseph Nr. 15).

Reggimenti Ussari
Imperatore, 1° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Kaiser Nr. 1).
Federico Leopoldo principe di Prussia, 2° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Friedrich Leopold Prinz von Preußen Nr. 2).
Conte von Hadik, 3° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Graf von Hadik Nr. 3).
Arturo duca di Connaught e Strathearn, 4° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Artur Herzog von Connaught und Strethearn Nr. 4).
Conte Radetzky, 5° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Graf Radetzky Nr. 5).
Guglielmo II re di Wüttemberg, 6° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Wilhelm II König von Wüttemberg Nr. 6).
Guglielmo II imperatore di Germania e re di Prussia, 7° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Wilhelm II Deutscher Kaiser und König von Preußen Nr. 7).
von Tersztyànsky, 8° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment von Tersztyànsky Nr. 8).
Conte Nádasdy, 9° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Graf Nádasdy Nr. 9).
Federico Guglielmo III re di Prussia, 10° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Friedrich Wilhelm III König von Preußen Nr. 10).
Ferdinando I re di Bulgaria, 11° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Ferdinand I König von Bulgaren Nr. 11).
(Titolare vacante), 12° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Nr. 12).
Guglielmo principe ereditario dell’Impero germanico e di Prussia, 13° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Wilhelm Kronprinz des Deutchen Reiches und Kronprinz von Preußen Nr. 13).
von Kolossváry, 14° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment von Kolossváry Nr. 14).
Arciduca Francesco Salvatore, 15° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Erzherzog Franz Salvator Nr. 15).
Conte Üxküll-Gyllenband, 16° reggimento ussari, (k.u.k. Husarenregiment Graf Üxküll-Gyllenband Nr. 16); dal 1917 fu rinominato k.u.k. Husarenregiment Kaiserin und Königin Zita Nr. 16.

Reggimenti Ulani
Cavaliere von Brudermann, 1° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Ritter von Brudermann Nr. 1).
Principe di Scwarzenberg, 2° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Fürst zu Schwarzenberg Nr. 2).
Arciduca Carlo, 3° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Erzherzog Carl Nr. 3).
Imperatore, 4° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Kaiser Nr. 4).
Nicola II zar di Russia, 5° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Nikolaus II Kaiser von  Rußland Nr. 5).
Imperatore Giuseppe II, 6° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Kaiser Joseph II Nr. 6).
Arciduca Francesco Ferdinando, 7° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Erzherzog Franz Ferdinand Nr. 7).
Conte Auersperg, 8° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Graf Auersperg Nr. 8).
Alessandro II zar di Russia, 11° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Alexander II Kaiser von  Rußland Nr. 11).
Conte Huyn, 12° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment Graf Huyn Nr. 12).
von Böhm-Ermolli, 13° reggimento ulani, (k.u.k. Ulanenregiment von Böhm-Ermolli Nr. 13).


domenica 13 settembre 2020

Lettere dalla Prigionia

DIBATTITI
Prigionia di Guerra
 I Guerra Mondiale



RELAZIONE DEL TENENTE LO GATTO SIG. ETTORE
Azione militare
La mia cattura avvenne il mattino del 21 maggio 1916 a Costesin nel Trentino. Partito in camion da Trivignano il 19 arrivai a Ghertele la sera del 20; era con me solo un numero esiguo di uomini del mio plotone: gli altri seguivano in altri camions. Appena disceso al Ghertele ebbi ordine di recarmi immediatamente con gli uomini che erano con me a Mandriele dove avrei trovato il mio capitano che era arrivato prima e che mi avrebbe dato indicazioni ed ordini. Durante la via tra Ghertele e Mandriele si unì a me un altro ufficiale della compagnia sottotenente Vincenzo De Simone che aveva con sé altri uomini della compagnia. Arrivati al Mandriele non trovammo alcuno. Allora io mi avviai per la via di Campo Rosà, seguendo le indicazioni di un piantone del Comando di Mandriele, il quale ci disse che tutta la truppa in arrivo doveva avviarsi in quella direzione. Lungo la via trovammo il capitano che risaliva per accompagnarci giù. Passammo la notte completamente allo scoperto, ignari del tutto del punto preciso dove ci trovavamo. Non sapevamo altro che a Costesin avremmo trovato il Colonnello signor Menzinger, comandante del 2° battaglione che avrebbe disposto di noi. Il capitano ci disse che la prima linea era lontano almeno un chilometro ancora. A me disse di avere avuto l'impressione che la situazione doveva essere grave, ma di non saper altro. Verso l'alba egli con gli altri ufficiali e soldati della compagnia ed altri ufficiali del battaglione, per ordine ricevuto, si recò in ricoveri  coperti. Mi recai anch'io da lui per aver ordini. Nei ricoveri non c'era posto per i miei uomini (meno di una trentina). Il capitano mi ordinò di farli avvicinare per quanto fosse possibile al costone per proteggerli dal bombardamento nemico che era incominciato  e infuriava violentissimo. Invitò me a restare nel ricovero, potendo le due squadre presenti restare affidate ai graduati. Preferii restare allo scoperto con i miei uomini. Unico riparo dalla schegge dei proiettili mi diedero alcune tavole appoggiate al costone. Il bombardamento, quasi affatto controbattuto dalla nostra artiglieria, infuriò per circa 2 ore. Oltre i miei uomini si trovavano completamente allo scoperto uomini del 2° battaglione e vari ufficiali. Il colonnello Sig. Menzinger ed altri ufficiali del 2° battaglione erano alla mia destra alla distanza di un centinaio di metri dal punto dove io mi trovavo e dove cadevano proiettili senza tregua: seppi appena preso prigioniero, che essi erano stati uccisi da colpi di granata. Sulla mia sinistra, poche decine di passi cadevano due ufficiali della 10^ compagnia, i  sottotenenti Bozza e Ferrero anch'essi  rimasti in attesa di ordini e che al primo apparire degli austriaci tentarono una difesa disperata. Era impossibile muoversi e del resto c'era stato dato ordine di non muoverci in attesa di ordini. Verso le sette cominciò  il fuoco di mitragliatrici e di fucileria. Fui sorpreso di sentire i colpi vicinissimi, sapendo che la prima linea doveva essere almeno un chilometro avanti a noi. Proiettili arrivavano intanto da destra e da sinistra. L'azione fu rapidissima, fulminea. Balzai in piedi, disperato della situazione in cui mi trovavo, nell'impossibilità di opporre un'ordinata ed efficace resistenza. Un ufficiale di altro reggimento che si era fermato un momento sotto le tavole che mi riparavano, cadeva colpito a pochi passi da me. Intanto dal costone gruppi di ufficiali urlavano: siamo circondati e alzavano le mani. Il fuoco sui fianchi incalzava. Mitragliatrici e artiglieria - soprattutto questa - avevano già ucciso e feriti parecchi dei miei. Quelli che erano sulla sinistra, circondati rapidissimamente dagli austriaci, dopo aver tentato una prima resistenza con i fucili, soverchiati, si arrendevano. Non era neppure possibile ritirarsi per il fuoco allungato dell'artiglieria che batteva il sentiero palmo a palmo. Intorno a me non erano rimasti che cinque uomini: ordinai loro di gettare le armi e di alzare le mani perché non vi era altro scampo da una sicura morte in una difesa inutile. Io sparai  contro gli austriaci a pochi passi i colpi della mia pistola ma non potei fare altro. Corsi verso il costone ma l'azione si era svolta fulminea ed anche nel camminamento sulla sinistra, che credevo nostro, era piazzata una mitragliatrice austriaca. Due soldati nemici mi puntarono le baionette nel ventre gridandomi di gettare via la baionetta che avevo ancora al fianco e la pistola. Altri soldati erano ormai dietro di me. Consegnai la pistola ad un Fahnrich[1] la baionetta mi fu strappata violentemente. Non mi fu possibile prima di essere preso, arrivare fino al ricovero dov'era il mio capitano e gli altri ufficiali. Seppi poi che erano stati circondati e fatti prigionieri. Appena arrivato al comando austriaco seppi che prima di me era stato circondato il comandante del 162° Reggimento Fanteria, presso il quale si trovava anche il colonnello del mio reggimento e che era situato alle mie spalle. Solo i due colonnelli riusciranno a sfuggire all'accerchiamento, secondo quanto mi fu narrato. I due aiutanti maggiori in I^, Capitano Comanducci Sig. Renato (del 156°) e Capitano Rolando (del 162°) furono presi prigionieri prima di me insieme agli ufficiali medici dei posti di medicazione, anch'essi situati dietro di me.




[1]Portabandiera (N.d.c.)

giovedì 10 settembre 2020

Grande Guerra La memoria 2


Cimiteri in Friuli Venezia Giulia


di Alessia Biasiolo

Cimitero di Fogliano Redipuglia (Gorizia)
Raccoglie le spoglie di 14.550 militari austro-ungarici caduti sul fronte dell’Isonzo durante la Grande Guerra; i militari appartenevano a varie etnie dell’impero, come bosniaci, italiani, ungheresi, rumeni.

Cimitero degli Invitti (della Terza Armata), Colle di Sant’Elia, Fogliano Redipuglia (Gorizia)
Primo sacrario militare monumentale costruito alla fine della prima guerra mondiale, ad opera dell’ente “Cura e onoranze delle salme dei caduti in guerra” di Udine, inaugurato nel 1923, raccoglieva 30mila caduti, riesumati dai vari cimiteri di guerra della zona. Creato su un’altura carsica di grande impatto emotivo, era stato costruito in sette balze concentriche del terreno, a ricordare i gironi del Purgatorio di Dante, con uno sviluppo complessivo di 22 chilometri. Molti i cimeli lasciati tra le tombe come resti di filo spinato, armi, oggetti personali dei combattenti. La condizione del cimitero era tale che gli eventi atmosferici deturpavano il sacrario, tanto che furono necessari interventi di consolidamento negli anni Trenta, comprese la scolpiture dei nomi dei caduti che andavano scolorendo. Tuttavia era evidente la necessità di collocare in modo più adeguato la memoria di quei resti, fino alla costruzione del monumentale sacrario conosciuto come Redipuglia.

Sacrario militare di Fogliano Redipuglia (Gorizia)
Il sacrario si trova su uno dei luoghi più significativi dei combattimenti della Grande Guerra, il versante occidentale del Monte Sei Busi, luogo conteso violentemente perché, malgrado a sola quota 89, permetteva di dominare una vasta zona dell’altipiano carsico. Il luogo di memoria fu costruito in sostituzione del Cimitero degli Invitti di Colle Sant’Elia, e proprio di fronte a questo, e venne inaugurato nel 1938 come prototipo dei memoriali di guerra. Disposto su un sistema di gradoni, si presenta come una scala monumentale in salita, la Via Eroica, simbolo del percorso delle anime dei militari caduti verso il cielo; dalla sommità della scalinata si domina un panorama ampio, fino al Mare Adriatico. Con la scritta “Presente” che ricorda ciascuno, il sacrario in pietra bianca del Carso, custodisce le spoglie di centomila187 soldati, amorevolmente sorvegliati dalla tomba di Emanuele Filiberto duca d’Aosta, che volle essere sepolto con i suoi uomini dopo il funerale di Torino. Unica donna sepolta nel memoriale, la crocerossina Margherita Kaiser Parodi Orlando, Medaglia di Bronzo al Valor Militare, morta ventunenne a seguito della febbre spagnola contratta alla fine del conflitto.

Cimitero militare austroungarico Fogliano Redipuglia (Gorizia)
È un luogo sacro che raccoglie 14.550 caduti austro-ungarici le cui salme sono state traslate da vari cimiteri di guerra, poste sotto cippi di cemento con lapide. Soltanto di 2.550 soldati si conoscono le generalità.

Dolina dei 500 o del XV Bersaglieri, Monte Sei Busi
È un museo all’aperto che ricorda le battaglie dell’Isonzo dal 1915 al 1916 e il Posto di primo soccorso della linea di San Martino, accanto al quale era stato creato un cimitero di guerra.

Sacrario monumentale Monte San Michele, Sagrado-San Martino del Carso (Gorizia)
Il sacrario sorge su un territorio molto conteso dai combattenti, perché altura carsica (275 m s.l.m.) che domina la Valle dell’Isonzo. Riconquistato dalle fanterie italiane e strenuamente difeso, specialmente con la Sesta Battaglia dell’Isonzo,  Monte San Michele divenne zona monumentale già nel 1922.

Cimitero austro-ungarico di Aurisina (Trieste)
Il luogo sacro, a pochi chilometri da Monte Hermada, custodisce i resti di 1934 militari austro-ungarici, caduti tra il 1915 e il 1917.

Cimitero austro-ungarico di Prosecco (Trieste)
Il cimitero riunisce 5050 caduti austro-ungarici della Grande Guerra, dei quali 1369 provenienti dal cimitero di Doberdò del Lago e 1103 dal cimitero di Piedimonte sul Monte Calvario, oltre a 679 provenienti dalla zona limitrofa.




martedì 8 settembre 2020

Archivio Aldo Resta sulla guerra in URSS 7

ARCHIVI
La Documentazione Aldo Resta
VII parte


61.   Italo Stagno – Fascicolo NKVD
62.   Reginato Enrico - Fascicolo NKVD
63.   Melchiorre Piazza - Fascicolo NKVD
64.   G. Galasso – Napoli spagnola dopo Masaniello – ed. Sansoni
65.   G. Ioli - Fascicolo NKVD
66.   S. Lustri – Avezzano sparita
67.   Indice del libro intitolato “Parnaso dei pittori” o “Codice Resta” – ed. C. Baduel 1787
68.   Ruolino tascabile del LIII° grp dell’11 rgpt atiglieria del C. d’Armata alpino
69.   Magnani Franco - Fascicolo NKVD – ritagli stampa e scheda di rimpatrio del cap. Gullino Mario
70.   Iovino Dante - Fascicolo NKVD
71.   Pennisi Salvatore – Proposta MOVM e processo discriminazione tenuto dal Magg. Luigi Lucarelli capo ufficio personale del Comando Generale dell’Arma Carabinieri
72.   V. Luoni – Vita di santa Eugenia
73.   G. Bassi – a) Antonio Mottola da “Il Gazzettino” 16 maggio 1943 b) le Divisioni Pasubio e Torino ripiegano – dal “Notiziario per l’Italia” aprile 2003
74.   Falsi messaggi di falsi prigionieri italiani nell’URSS
75.   U. Ricagno – Lettera al comando del campo 160 e copia della scheda sovietica – archivio Caleppio
76.   USSME – Sessantesimo anniversario della campagna di Russia
77.   C. Vicentini e P. Resta – Presentazione del libro: Il rapporto sui prigionieri di guerra italiani
78.   Alleanza famiglie caduti e dispersi in Russia e UNIRR
79.   a) Numero unico UNIRR che diede origine alla querela D’Onofrio - b) numero unico della sez. UNIRR di Forlì “La querela D’Onofrio”
80.   Istituto storico tedesco e Thomas Schellmar
81.   Ass. 53° rgt. Fanteria Umbria: Addio 53°
82.   MDE – Albo d’Oro – Elenco caduti e dispersi di Cefalonia e Corfù
83.   F. Tocci – Drang Nach Osten – archivio Tocci
84.   F. Tocci – Partecipazione all’artiglieria alla I^ battaglia difensiva del Don – archivio Tocci
85.   F. Tocci – Reparti aerei italiani da trasporto - archivio Tocci
86.   F. Tocci – Fucile mitragliatore “Breda 1930” - archivio Tocci
87.   F. Tocci -  Armi sovietiche - archivio Tocci
88.   Odoardo Ascari – La lunga marcia degli alpini nell’inferno russo (1942- 1943) – da Nuova Storia Contemporanea – n.5 settembre/ottobre 2003
89.   Elenco dei 485 ufficiali al gruppo antifascista a tuttul’8 aprile 1946
90.   Elenco degli ufficiali stranieri effettivi all’esercito italiano.
91.    
         
         




lunedì 7 settembre 2020

Riflessioni sulla Grande Guerra. Le considerazioni della nostra lotta

APPROFONDIMENTI


Un'altra circostanza è da mettere in luce: la scarsezza di artiglieria pesante e di munizionamento in confronto alla quantità che occorreva per la guerra di posizione. Largamente provvista in previsione di una guerra breve (largamente s'intende in confronto del misero munizionamento austriaco nel luglio 1914), l’Italia nei dieci mesi di neutralità non aveva potuto aumentare che del 20% al più le proprie dotazioni di proietti. Essa non era mai stata una potenza che trafficasse in materiali di guerra; anzi, era all’inizio degli sforzi per rendersi per quanto possibile indipendente dalle forniture straniere. E’ naturale che, nella lotta contro l’Austria, pro- duttrice di tali materiali e che aveva avuto dieci mesi di tempo I per fabbricarne senza limiti di spesa, fossimo, in suo confronto, caduti in ristrettezze. In condizioni analoghe e per le stesse cause si | era trovata l'Inghilterra, tanto che il maresciallo Wilson nel suo giornale dichiara che gli inglesi nel luglio 1915 non avevano «les munitions nécessaires pour une attaque de 4 divisions». Si vedrà come l’Italia anche in questo campo, abbia saputo progredire durante la guerra.
Non soltanto di munizioni difettava l’Italia, ma anche di mezzi sussidiari e di armi da trincea. Si comprende come un organismo complesso non possa funzionare da principio senza attriti e senza deficienze e che chi entra nuovo in guerra si trovi, per questo, in condizioni di inferiorità. Nell'autunno del 1915 il sottocapo di stato maggiore dell’esercito mi diceva che le pinze tagliafili regolamentari si erano dimostrate inadatte a recidere i reticolati austriaci, formati di un filo assai più robusto di quanto si era preveduto, e che le prime pinze efficaci erano giunte nel luglio. Bombe a mano, lancia bombe e bombarde — tutto, cioè, l’armamentario per la guerra di trincea — mancava o trovavasi allo stato rudimentale.

La situazione, dunque, si presentava così: terreno, il più aspro e difficile dei teatri di guerra; zona per le grandi operazioni limitata, così da rendere problematica la sorpresa; mezzi tecnici ed artiglierie, scarsi; nemico, valoroso, agguerrito da 10 mesi di guerra ed infiammato d’odio contro gli italiani. Le forze inviate da principio dai provetti capi dell’esercito tedesco ed austriaco erano da essi ritenute sufficienti per la sicura difesa sulla linea dell’Isonzo; quando non lo furono più, il contegno passivo dei serbi permise di mettere a disposizione di Conrad una riserva considerevole. In queste condizioni era ammissibile uno sfondamento da parte nostra, quando non era stato possibile su fronti dove le difficoltà non erano così gravi?
Avvenne dunque quanto doveva accadere, cioè si confermò sulla nostra fronte quanto si era verificato altrove: il passaggio alla guerra di posizione. Cosa volevano Joffre e Cadorna? sfondare la fronte avversaria, passare alla guerra di movimento, alla lotta rapida, decisiva, possibilmente in territorio nemico. Ma per questo occorreva rompere il muro dell’avversario in modo che questo non potesse più turare la falla con un altro muro alquanto più arretrato, occorreva dunque esaurire la potenza militare e soprattutto le riserve nemiche. Oltre otto milioni di soldati poteva portare in campo la Germania, sei l’Austria: essi non erano tutti in linea, una parte si trovavano in riserva dietro l’esercito, altri all’istruzione in paese, altri dovevano essere ancora arruolati, ma destinati ad essere istruiti in tempo per entrare presto nelle file.


domenica 6 settembre 2020

Musica in prigionia nella prima guerra mondiale

 DIBATTITI

Ricerca sulla Prima Guerra mondiale


«A Mauthausen s’era anche formata una banda musicale. Composta di abili suonatori, taluni di professione e diretta da un ufficiale italiano, essa rallegrava qualche volta con buoni concerti la folla dei concentrati.» (Giuseppe Toso, 27 mesi a Mauthausen)

 

Quella di Giuseppe Toso è solo una delle numerose testimonianze sulla presenza di bande e orchestre nel campo di Mauthausen (Austria) nella prima guerra mondiale. La musica, insieme al teatro, alla pittura e ad altre forme di svago, servivano in qualche modo ad alleviare il dolore della lontananza, il dramma della fame, l’incertezza del domani. Tra i suonatori di una banda c’era Gilardi Massenzio Pietro, di Gravedona (CO), di cui ancora oggi la famiglia conserva tutto il carteggio, composto da più di mille documenti tra corrispondenza, fotografie, agendine e altro. Partendo da questa ricca fonte si sta cercando di ricostruire il più possibile tutto ciò che ha ruotato intorno a quella vicenda: musiche scritte ed eseguite nel campo (anche se alcune sono già disponibili, portate a casa sempre da Massenzio), immagini, corrispondenza, diari e altro che possano aggiungere preziosi tasselli a quelli già presenti.(mauriziap)

Chi avesse informazioni da fornire, anche quelle che apparentemente potrebbero sembrare di poco conto, può contattare direttamente il curatore della ricerca, 

Alessio Benedetti (alessio.benedetti@libero.it), 

che se ne sta occupando a nome del 

Centro Studi Musica e Grande Guerra di Reggio Emilia (musicaegrandeguerra.com). 

L’appello è rivolto soprattutto ai discendenti dei musicanti, che potrebbero fornire importanti documenti salvando così dall’oblio questa incredibile storia di uomini, soldati e musica.

 

sabato 5 settembre 2020

Discussione delle tesi al Master di Storia Contemporanea


NOTIZIE CESVAM
Anno Accademico 2019 -2020
 Sessione di Laurea estiva






MASTER  DI 1° LIV. IN
STORI MILITARE CONTEMPORANEA  1796 – 1960

La sessione estiva di laurea del Master di 1°in  Liv in Storia Militare Contemporanea 1796 -1960 si è conclusa con la presentazione dei Frequentaroti che hanno superato la fase propedeutica del Master.

Di seguito i nomi dei Laureati ed e i titoli delle tesi

1.      Cap. Dott.ssa Francesca Gemmò
I Carabinieri nella crisi armistiziale. Il rastrellamento a Roma. Ottobre 1943
2.      Dott. Enrico Casale
La conquista italiana della Somalia Britannica (3 -18 agosto 1940)
3.      Dott Sotirios Fotios Drokalos
Come la Grecia cercò di contrastare l’offensiva italian e tedesca (1940 -1941)
4.      Dott. Carmine Trignani
La divisione Julia in URSS: 10 dicembre 1942 sul Don: c’era anche mio nonno
5.      Dott. Francesco Elia
L’operazione “Shingle”
6.      Cap. Dott. Pasqualino Trotta
Gli Allievi Carabinieri a difesa della Patria


I Risultati in termini di valutazione sono più che ottimi. Tutti i Laureandi hanno ora la possibilità di accettare l’offerta  dell’Istituto del Nastro Azzurro di continuare gli studi e le ricerche nell’ambito del CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare.

venerdì 4 settembre 2020

Anzio 3 Il progetto di sbarco dopo la conferenza di Tunisi

APPROFONDIMENTI
 Sviluppo del 
Progetto 2017/2
 Manoscritto 5



In conseguenza delle decisioni prese nella Conferenza di Tunisi, alla fine di dicembre, lo Stato Maggiore combinato, già incaricato della compilazione del progetto, fu nuovamente riunito presso il Comando della 5a Armata.
Poiché la forza del Corpo di spedizione era stata però qua­ si raddoppiata, il personale di S. M. fu aumentato adeguata­ mente, non solo, ma, ai rappresentanti delle tre Forze Armate fu aggiunto un Ufficio d'informazione per gli sbarchi, specie per le notizie riguardanti lo stato delle spiagge della zona di sbarco[1].
L'ammiraglio americano designato a far parte, quale capo dello S. M. combinato che doveva compilare il progetto, fu nominato anche comandante delle forze d’assalto e comandante effettivo di un gruppo d'assalto americano per eseguire l'operazione. Come tale egli fu reso responsabile non solo dell'organizzazione, dell'imbarco e dello sbarco delle forze terrestri, ma anche del loro successivo appoggio, fino a quando esse si fossero saldamente stabilite a terra.
Le direttive per la compilazione del nuovo progetto, la cui preparazione ed esecuzione fu affidata al comando della 53 Armata, furono le seguenti:
¾   forza da considerare: 2 divisioni di fanteria; 2 gruppi corazzati; 1 reggimento paracadutisti; 1 battaglione «rangers» e 2 «commandos»;
¾   compito: tagliare le linee di comunicazione nemiche e minacciare il tergo del XIV C. A. tedesco schierato di fronte alla 5a Armata sul Rapido-Garigliano;
¾   data di esecuzione: ultima decade di gennaio, con tendenza verso il 20 gennaio per consentire un eventuale rinvio in caso di cattivo tempo;
¾   comando del grosso delle forze terrestri: affidata al comandante del VI C. A. americano;
¾   mezzi da sbarco: da definire, senza particolare riferimento alle segnalate effettive disponibilità.
Sulla base di tali direttive fu iniziata la compilazione del nuovo progetto.
Il primo problema che si presentò fu se si dovesse costituire un Corpo di spedizione omogeneo, per evitare le difficoltà amministrative che sarebbero conseguite dalla presenza di reparti di diversa nazionalità, oppure costituire un contingente misto. Tenuto conto: del limitato tempo disponibile per la formazione di un complesso operante, tutto americano o tutto inglese; della necessità di mantenere segreta la sua costituzione; di poter assegnare due G. U. fra le migliori di quelle presenti nella Penisola: nonostante il parere contrario del generale Eisenhower, fu progettato un Corpo di spedizione misto e fu escogitata la migliore soluzione per risolvere tutte le difficoltà logistiche.
Le forze partecipanti all'operazione furono pertanto cosi precisate:
a)  terrestri:
3a divisione americana di fanteria; 6615° battaglione “rangers”; 509° gruppo americano di paracadutisti; 1a divisione inglese di fanteria; 46° reggimento inglese carri armati; 9° e 43° Commandos.
b)  navali:
2 gruppi d’assalto: uno americano e l'altro inglese.
Il primo, denominato “Gruppo d'assalto X Ray”, doveva essere costituito da: 1 nave comando; 1 incrociatore; 8 cacciatorpediniere; 2 cacciatorpediniere di scorta; 6 dragamine ausiliarie; 12 navi pattuglia; 220 cacciasommergibili; 18 yachts dragamine; 6 lancia salvataggio per aviazione.
Il secondo, denominato: “Gruppo d'assalto Peter”, doveva essere costituito da: 1 nave comando; 4 incrociatori; 8 cacciatorpediniere d'alto mare; 6 cacciatorpediniere; 2 navi contraeree; 2 cannoniere; 1 dragamine d'alto mare; 6 posamine; 4 mezzi artiglierie; 4 mezzi contraerei; 4 mezzi con cannone razzo.
Il quantitativo dei mezzi d'assalto e da sbarco valutato necessario fu di: 8 navi da sbarco (LSI) e 90 mezzi da sbarco (LCI) per fanteria; 88 navi da sbarco (LST) e 60 mezzi da sbarco (LCT) per carri armati; 24 navi “Liberty”.
c)  aeree:
12° comando appoggio aereo, rinforzato da 2 gruppi americani e dall’” Air Forces” del Deserto, per l’appoggio diretto; reparti, non precisati a prìori, dell’” Air Force” costiera, per la protezione della base d'imbarco e lungo una parte del viaggio; reparti dell’aviazione da bombardamento tattico, per azioni importanti nel corso dell’operazione.

(segue con post in data 26 luglio. i precedenti sono stati pubblicati in data9 e 21 luglio 2020)



[1] I comandi alleati, sbarcando in Italia, disponevano di magnifici atlanti di tutte le spiagge italiane con fotografie, corredate di ogni possibile dato interessante lo sbarco, riferito a carte a grande scala. Ciò che dimostra, da una parte, la meticolosa e previggente organizzazione informativa alleata e, dall'altra, le deficienti misure cautelative da parte delle Autorità italiane.

(Puddu M., Lo sbarco e la Battaglia di Anzio, Roma, Tipografia artistica, 1956)