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mercoledì 3 luglio 2024

INFOCESVAM - BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE Anno XI, 53/54 N. 3 Maggio - Giugno 2024 1 luglio 2024

 NOTIZIE CESVAM

INFOCESVAM

BOLLETTINO NOTIZIE DEL CENTRO STUDI SUL VALORE MILITARE

centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

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ANNO XI, 53/54, N. 3, Maggio - Giugno 2024, 1 luglio 2024

XI/3/850 La decodificazione di questi numeri è la seguente: XI anno di edizione, 3 il bimestre di edizione di INFOCESVAM, 850 il numero della comunicazione dal numero 1 ad oggi. Il presente Bollettino svolge anche la funzione di informazione “erga omnes” dello stato, sviluppo e realizzazione dei Progetti dell’Istituto del Nastro Azzurro. Inoltre dal gennaio 2023 ha assunto anche la funzione di aggiornamento delle attività di implementazione dell’Archivio Digitale Albo d’Oro Nazionale Dei Decorati al Valor Militare Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, con la pubblicazione di un ANNESSO. L’ultima indicazione aggiorna o annulla la precedente riguardante lo stesso argomento. Questo numero è principalmente dedicato alla situazione generale dei Progetti ed alle attività connesse con il Progetto 2023/Divulgazione e Testimonianza dei Valori del Nastro Azzurro nei confronti delle Scuole, Istituto di Formazione ed Università degli Studi e della realizzazione dei volumi dedicati alla data centenaria del 2023.

XI/3/851 – Da 1 gennaio 2024 la pubblicazione dell’ANNESSO dedicato allo stato di sviluppo dell’Albo d’Oro Nazionale dei Decorati Italiani e Stranieri dal 1793 ad oggi, da cadenza bimestrale passa a cadenza mensile, dato il numero di comunicazioni e note da pubblicare. Alla data del 1 maggio 2024 sono stati pubblicati i primi quattro numero del 2024. Il numero 5 (maggio 2024) e il n. 6 (giugno 2024)  non sono stati divulgati fino alla data del 1 luglio in quanto  vi era solo la situazione relativa agli inserimenti.

XI/3/852. Progetto 2022/1. “L’Istituto del Nastro Azzurro in Italia e nel Mondo: il Valore militare italiano”. Al momento è stato raccolto tutto il materiale relative alle provincie ove insistono o insistevano le Federazioni del Nastro Azzurro. Tale materiale è stato revisionato. Iniziata la fase di esecuzione editoriale. Predisposta una lettera di riferimento. Sarà inviata a tutte le Federazioni che intendono partecipare.  Alla data odierna interessate 16 Federazioni su 84. Email di riferimento albodoro@istitutonastroazzurro.org.

XI/3/853. Progetto 2022. Volume Presenza dell’Istituto del Nastro Azzurro in Italia ed all’estero è giunto alla fase del manoscritto 3. D’Ora in avanti tale volume sarà indicato solo con la parola “Presenza”

XI/3/854 La sessione di Laurea estiva per i Master di 1° livello si terrà il 4 luglio 2024 presso la sede centrale dell’Università. Nella mattinata la sessione in presenza, dalle 14 in poi la sessione a distanza. La docenza non può che esprimere la sua soddisfazione per il livello raggiunto da tutti i laureandi.

XI/3/855 - QUADERNI ON LINE, espressione in rete della rivista QUADERNI, edizione a stampa, ospitata su www.valoremilitare,blogspot.com. Alla data del 30 aprile 2024 i contatti totali sono stati 170.414 (al 29 febbraio 2024 erano 163955 dall’apertura del blog), quelli dell’ultimo mese, sono 4694 (febbraio erano 2188,

XI/5/856 – Progetto 2023/4. “Manifesto. Il Nastro Azzurro. Il Valore militare italiano in 16 quadri: che cosa è, che cosa fa, che cosa è stato e quello che farà”. Il manifesto è stato stampato e disponibile. E’ stato predisposto in piano di diffusione che partirà a settembre per una distribuzione mirata. Progetto realizzato.

XI/3/857 – La Giornata del Decorato 2024 si è tenuta a Trieste nei giorni 17/18/19 Maggio 2024. Venerdì 17 maggio 2024 al Circolo Ufficiali del “Piemonte Cavalleria” è stato presentato il volume edito dal CESVAM “Il Piroscafo requisito Conte Rosso” di Marco Montagnani. Relatori Carlo Maria Magnani, Antonio Daniele Massimo Coltrinari. L’iniziativa ha avuto successo. Tale successo è proseguito nelle settimane successive con l’acquisto di copie del volume, il cui ricavato è andato a favore dell’Istituto del Nastro Azzurro nella sia interezza.              

XI/3/858. Progetti 2024 per l’esecuzione nel 2025. 1. “Progetto 2024/1. Dal Corpo Italiano di Liberazione ai Gruppi di Combattimento: la genesi dell’Esercito Italiano del secondo dopoguerra. Genesi Ordinamento. Impiego. Il progetto vedrà l’inizio al momento dell’accredito dei fondi relativi. (novembre dicembre 2024)

XI/3/859 Giovedì 27 giugno 2024 Giorgio Madeddu, ricercatore CESVAM, ha tenuto una conferenza a Cagliari, (Via Martini 23), organizzata dalla Associazione Culturale Itzokor, una conferenza dal tema “La prigionia austro-ungarica in Sardegna. Dalla Damnatio ad Metalla alla memoria contemporanea”.

XI/3/860 Il 22 giugno 2024 si è tenuto a Corridonia l’annuale incontro del Club Ufficiali Marchigiani, il sodalizio che accoglie gli ufficiali delle nostre forze armate nati nelle Marche. Sono state ricordate, nella sala del Consiglio Comunale, Le Medaglie d’Oro al Valor Militare  Corridoni e Niccolai, entrambi nativi di Corridonia; è seguita una deposizione di corone d’alloro ai monumenti che li ricordano e poi è stata visitata la Casa Natale di Corridoni.

XI/3/861. . Progetti 2022/2. “L’Albo d’oro Dei Decorati d’Italia” su carta. Descrizione di tutte le pubblicazioni definite Albo d’Oro o Annuari contenenti i decorati al Valor militare dal 1793 ad oggi. Inoltre è attiva  La finalità di trovare tutte le pubblicazioni dedicate ai decorati dal 1923 ad oggi da parte delle Federazioni o altri soggetti del Nastro Azzurro

XI/3/862.Progetto 2022/3. Ettore Viola uno dei fondatori dell’Istituto.” È stato predisposto il manoscritto 4. Si è in attesa della autorizzazione per la riproduzione di pubblicazioni citate nel volume. 

XI/3/863 Progetti 2024 per l’esecuzione nel 2025. 1. “Progetto 2024/2 Monte Marrone. La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione 31 marzo 1944 10 aprile 1944. Il suo significato strategico presso gli Alleati 80° Anniversario 1944 -2024.. Il progetto vedrà l’inizio al momento dell’accredito dei fondi relativi. (novembre dicembre 2024)

XI/3/864. Il 19 giugno 2024 presso la Biblioteca Comunale di Civitavecchia il gen. Antonio. Trogu, ha presentato il Volume “Compendio e Glossario 1945. Una vittoria amara” del Dizionario minimo della Guerra di Liberazione, espressione delle ricerche dell’omonimo progetto.

XI/3/865. “L’Albo d’oro Dei Decorati d’Italia” è riportato come annesso con le edizioni mensili. E’ in fase di realizzazione la schermata dell’Albo d’Oro e la realizzazione del modello a Stampa delle varie provincie.

XI/3/866. Per la prossima metà del mese di luglio2024 sarà presentata la lista dei progetti individuati che andranno in esecuzione nel 2025. Occorre attendere la comunicazione del Ministro della Difesa – Gabinetto del Ministro per conoscere i temi proposti dei vari progetti, che molto presumibilmente saranno incentrati sull 80° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale

XI/3/867. Progetti 2024 per l’esecuzione nel 2025. 1. “Progetto 2024/3. I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza, gli Eccidi in Toscana, La Memoria. 80° Anniversario 1944 -2024. Il progetto vedrà l’inizio al momento dell’accredito dei fondi relativi. (novembre dicembre 2024)

XI/3/868.. Progetto Libano 40° Anniversario. Predisposto il manoscritto n. 3 del Volume II di detto progetto. Delle 90 testimonianze necessarie, alla data odierna ne sono state raccolte15. Il manoscritto 2 è previsto per il mese di ottobre p.v. Si rinnova la richiesta a tutti i coloro che hanno partecipato a Missioni all’estero che vogliono dare la loro testimonianza di prendere contatto con la Federazione di Ancona del N A. per le modalità esecutive (federazione.ancona@istitutonastroazzurro.org)

XI/3/869. . CESVAM Papers. Nel numero precedente del Bollettino si sono riportati i titoli delle CESVAM Papers per l’anno 2020. Qui si riportano i titoli del 2021

ANNO III, - 2021

13.       CESVAM Papers N. 13 – Gennaio- Febbraio 2021

                              Antonio Daniele. L’Aviazione. Dall’origine alla Grande Guerra.   

14.       CESVAM Papers N. 14 –  Marzo-Aprile 2021

                             Massimo Coltrinari. Considerazioni sulla Prima Guerra Mondiale

                             Dalla Battaglia di Arresto a Vittorio Veneto: chi vince la Prima Guerra Mondiale

15.       CESVAM Papers N. 15 – Maggio- Giugno 2021

                             Giovanni Messe. Relazione sugli avvenimenti del Corpo di spedizione in

                             Russia e del XXXV° Corpo (CSIR)

16.       CESVAM Papers N. 16 –  Luglio-Agosto 2021

                             Master di 1° Liv. In Terrorismo ed Anti Terrorismo Internazionale

                             Bando, Programma Didattico, Sinossi, Bibliografia e Letture

17.       CESVAM Papers N. 17 – Settembre-Ottobre 2021

                             Aldo Resta. Elenco dei comunisti italiani espatriati nell’Unione Sovietica per

                             sfuggire al regime fascista – 1922- 1939. .                      

18.       CESVAM Papers N. 18 –  Novembre - Dicembre 2021

                             Le Medaglie al Valore, al Merito e le Onorificenze 

                             Schede, notizie e insegne della rappresentazione materica italiana dal 1833 ad

                             Oggi.                                    

XI/3/870. Storage. Si rende necessario acquistare un dispositivo denominato NAS (Net work Attacced Storage) al fine di centralizzare l’archiviazione dei dati e  dei documenti ora salvati sui diversi PC dell’Istituto allo scopo di creare una politica di back up, anche in relazione al “Disaster Recovery”. Questo anche in relazione ai dati che via via si inseriscono del Data Base dell’Albo d’Oro

XI/3/871. Progetti 2024 per l’esecuzione nel 2025. 1. “Progetto 2024/4. Le Fosse Ardeatine. L’ordine è stato eseguito. I decorati al Valor Militare e la Memoria. 80° Anniversario 1944 -20244. Il progetto vedrà l’inizio al momento dell’accredito dei fondi relativi. (novembre dicembre 2024)

XI/3/872. Implementazione piattaforma CESVAM. Tale implementazione ha subito nel mesi di maggio e giugno una battura di arresto in quando si è data precedenza alle attività di inserimento dell’albo d’oro

XI/3/873.E’ stato dato mandato alla Casa Editrice Archeo Ares di studiare e predisporre bozzetti per una serie di segnalibri da ultilizzare per la diffusione dei volumi editi dall’Istituto del Nastro Azzurro nel quadro della divulgazione

XI/3/874 . Rivista QUADERNI. n. 3 del 2024 n.33° della Rivista (Luglio-Settembre 2024) con copertina di colore da definire. Tutti gli articoli preannunciati devono  essere inviati entro il 15 luglio pv. Informazioni (email: quaderni.cesvan@istitutonastroazzurro.org).

XI/2/875. - Prossimo INFOCESVAM (luglio-agosto) sarà pubblicato il 1 settembre 2024. I precedenti numeri di Infocesvam (dal gennaio 2020) sono pubblicati su www.cesvam.org e sul sito dell’Istituto del Nastro Azzurro/ comparto CESVAM. E sui vari blog sia storici e che geografici.

(a cura di Massimo Coltrinari)

 

lunedì 12 luglio 2021

Francesco Baracca: Dalla Cavalleria all'aviazione

 

Maria Luisa Suprani Querzoli

 

Il nove maggio del 1888 nasceva a Lugo di Romagna Francesco Baracca, futuro Asso dell’Aviazione militare italiana.

La vita di paese nell’Ottocento era scandita dai ritmi della natura e ogni evento capace di interrompere la prevedibilità propria di quell’ordine veniva accolto con grande meraviglia e conservato dall’eco dei ricordi. Proprio a Lugo nel 1878 un aeronauta aveva sfidato la forza di gravità innalzandosi in cielo sul suo globo aerostatico (salvo poi precipitare nelle campagne circostanti)[1]. Nel 1904 in occasione della festa del Re Vittorio Emanuele III un’imponente rivista militare a cui parteciparono ben ottomila uomini[2] coinvolse la cittadina romagnola: Francesco Baracca, sedicenne, ebbe modo di assistervi e probabilmente ne conservò un’impressione tale da indirizzare le sue scelte future, incurante delle reazioni del padre e dello zio militare[3] non proprio concordi con il suo intento già ben radicato. Gli studi non riuscirono a diminuire la sua passione per il movimento: alla sua predilezione per cavalli si affiancò l’interesse per le moto.

Conclusi gli studi alla Scuola Militare di Modena, proseguì la formazione alla Scuola d‘applicazione di Cavalleria di Pinerolo, culla della tradizione sabauda, dove l’ambiente dalle frequentazioni internazionali accrebbe di molto le sue prospettive. La cittadina piemontese conservava in quegli anni viva memoria della figura brillante di Federico Caprilli, scomparso prematuramente in circostanze mai del tutto chiarite. Oltre che Ufficiale di Cavalleria capace di sovvertire rapidamente con il suo Sistema Naturale di Equitazione  i canoni obsoleti ancora in auge, Caprilli fu addentro all’ambiente che vide la costituzione dell’Automobile Club d’Italia e la fondazione della FIAT: in lui, la vocazione al movimento propria della Cavalleria si rivolgeva con autentico interesse agli sviluppi tecnologici che avrebbero informato il nuovo secolo appena agli albori.

Francesco Baracca seppe farsi portatore di tale eredità impegnativa.

Nel 1911 a Tor di Quinto, durante un’esercitazione a cavallo, si trovò ad assistere a un incidente di volo che si rivelò letale per Raimondo Marra, pilota impegnato nella prova dei sei giri del Tevere pressoché suo coetaneo: la conquista dell’aria, a pochi anni dal fatidico 1903 (anno legato all’invenzione dei fratelli Wright) iniziava a suscitare un interesse e a esercitare un fascino difficilmente descrivibile. Gli inevitabili incidenti costituivano quasi nell’immaginario collettivo il sacrificio necessario per compensare la conquista del cielo, pregna di fortissime valenze simboliche, prossime al mito. Anzi, il pericolo accresceva il fascino: «[a] Mirafiori, quando arrivammo, si vedeva già qualche aereo per il cielo. Noi si stava a guardare a bocca aperta e ci sembrava un miracolo. Quei pochi piloti che vi erano, a noi allievi, non sembravano degli uomini ma dei semidei. Spesso si sentiva parlare di disgrazie mortali, ma ciò aumentava per noi di più il loro prestigio»[4].

L’interesse nei riguardi del volo trovava però un argine tenace nella diffidenza; l’impiego dei velivoli per scopi militari venne poi decisamente sottovalutato nonostante la voce di Giulio Douhet si levasse alta, a sostegno delle prospettive future (che si delineavano già distinte al suo sguardo) dell’arma aerea.

Francesco Baracca, conquistato dalle potenzialità che intravvedeva nella sua scelta, nel 1912 si recò a Parigi (tacendone alla madre, preoccupata circa tale eventualità) per conseguire il brevetto: «[q]ui a Reims volare è la cosa più normale di questo mondo ed ho avuto per questo un senso di sollievo poiché in Italia si considerano gli aviatori ancora come dei pazzi o almeno dei temerari»[5], confida al padre.

L’ingresso in guerra dell’Italia avvenne fra molteplici criticità di ordine diverso che non mancarono di riversarsi anche sull’ l’Aviazione, allora ai primordi. L’urgenza dettata dalle necessità ridusse però i tempi necessari all’assimilazione delle novità tecnologiche: «[v]i sono in paesi qui vicino moltissimi reggimenti di cavalleria e vengono spesso miei colleghi a vedere gli apparecchi e mi invidiano perché io posso fare azioni utili col mio apparecchio mentre per ora i regg. di cav. sono qua tutti inutilizzati»[6] scrive Baracca a pochi mesi dall’inizio del conflitto.

Le parole dell’allora Tenente Baracca colgono il momento in cui l’Aviazione subentra alla Cavalleria e, soprattutto, in cui la diffidenza si muta in quella considerazione generale nei riguardi del volo che di lì a breve avrebbe dato luogo ad una trasformazione irreversibile, non solo in ambito bellico.



[1] Le informazioni riguardanti l’ascensione di Raffaele Rossini sono state tratte dalla mostra I Lughesi e il sogno del volo (Biblioteca ‘Trisi’ di Lugo, 4 maggio – 15 giugno 2019).

[2] Cfr. E. Iezzi, Francesco Baracca. Luci e ombre di un grande Italiano, Lugo: Walberti, 2008, p. 12.

[3] Cfr. Lettera di Gaetano Chetoni a Francesco Baracca, Catanzaro, 24 luglio 1907 in Archivio Storico dell’Aeronautica Militare, archivio di persona Francesco Baracca: lettera 2.

[4] G. Aliperta, Memorie di volo e di guerra, Bari: Arti Grafiche Favia, 1976, p. 12.

[5] Lettera di Francesco Baracca al padre, Reims, 5 maggio 1912, Museo del Risorgimento di Milano, raccolte storiche: cartella n. 36, n. reg. gen. 31941.

[6] Lettera di Francesco Baracca alla madre, Campoformido, 28 agosto 1915, Biblioteca ‘Trisi’ di Lugo, fondo Baracca, Corrispondenza: faldone I, fascicolo B, documento 19.

sabato 5 giugno 2021

7 aprile 1916, la prima vittoria dell’Aviazione militare italiana

 DIBATTITI




Maria Luisa Suprani Quersoli 

A quasi dodici mesi dall’entrata in guerra, l’Aviazione italiana ancora non poteva contare una prima affermazione sull’avversario nonostante il mito del Cavaliere dell’aria avesse attirato molti giovani entusiasti che vedevano nel velivolo un mezzo sportivo[1] declinato al servizio della Patria. Il confronto con la realtà era però riuscito a smorzare lo slancio anche dei più ardimentosi che disperavano di poter vedere coronata la propria valentia con l’abbattimento di un velivolo nemico.

 

Nessuna macchina, fra l’altro, era armata; lo erano invece i piloti i quali, caso mai si fossero scontrati in aria con il nemico, dovevano sparargli addosso con la pistola, con il moschetto oppure con un grosso revolver Mauser, custodito in un fodero di legno che sembrava un astuccio di violino. In un clima come quello era naturale che i nostri aviatori guardassero con una punta d’invidia a ciò che accadeva in Francia, dove esisteva un’armata aerea e le macchine erano moderne e veloci.[2]

 

Il desiderio tenace di riuscire sostenne i più audaci, fra i quali figurava un giovane  volontario, riformato per la salute malferma, che, a dispetto di ciò, per primo si laureò Asso: Luigi Olivari atterrò un velivolo nemico in data 2 aprile 1916 ma non poté fregiarsi della vittoria (e né lo poté fare il Paese) perché l’aereo cadde dietro le linee nemiche, rendendo di fatto impossibile il sopralluogo necessario al riconoscimento formale[3]. Un altro giovane, proveniente dalla Cavalleria, riuscì invece di lì a breve ad abbattere l’avversario entro i confini nazionali, riuscendo così a rompere l’incantesimo che sembrava imprigionare l’Aviazione italiana: il Tenente Francesco Baracca di Lugo di Romagna (in possesso del brevetto di volo militare conseguito in Francia), da tempo, annotava sul proprio taccuino tutti i progressi, le manchevolezze (proprie e altrui) e, con una costanza incrollabile, progredì nel perfezionare il suo gesto fino a strappare la vittoria, una vittoria che, date le criticità difficilmente sormontabili, sorprese lui per primo.

 

Carissimo Papà,

dovrei scriverti un volume sulla giornata di ieri, ma siccome non ho né tempo né voglia dirò che abbiamo abbattuto due velivoli nemici dopo tanti mesi di voli continui e senza alcuna soddisfazione.[4]

 

La vista del nemico abbattuto gli rivela il volto crudo della vittoria: «[l’]apparecchio era tutto intriso di sangue coagulato al posto dell’osservatore [che versava in condizioni disperate] e dava una triste impressione della guerra»[5]. L’uomo che giace di fronte a lui, al pari suo, è un difensore della Patria e in difesa di questa è caduto sotto i suoi colpi: [h]o parlato a lungo con il pilota austriaco, stringendogli la mano e facendogli coraggio perché era molto avvilito; veniva dal fronte russo dove aveva guadagnato la croce di guerra e medaglia al valore che portava sulla sua uniforme azzurra. Non aveva potuto salvarsi dalla mia caccia e mi esprimeva la sua ammirazione con le poche parole di italiano che sapeva»[6].

Il tributo richiesto dalla guerra gli appare in tutta la sua smisurata drammaticità. Il dovere militare richiede l’impegno più strenuo nel conseguire la vittoria mentre il dovere morale impone la solidarietà umana nei riguardi dell’avversario che il momento tragico ha trasformato in nemico.

Il valore militare ed umano, notevolissimo, di Francesco Baracca riuscì a palesarsi nel margine angusto che permise l’equilibrio fra tali istanze intimamente contraddittorie.

 

 



[1] Lo sport e i valori di cui era detentore ebbero un rilievo notevole nella cultura che permeò l’ambiente interventista, anche grazie al contributo del «La Stampa Sportiva».

[2] L. Romersa, Francesco Baracca. Cavaliere del Cielo, Roma: Istituto poligrafico dello Stato, 1968, pp. 2 – 3.

[3] Cfr. Luigi Olivari in www.guerra-allorizzonte.it.

[4] L’incipit della lettera originale citata compare in G. Manzoni, Onoranze all’eroe Francesco Baracca dal 1913 al 1945, Lugo: Walberti, 1986, p. 45. L’incipit riportato nella storica raccolta di V. Varale, invece, è assai meno informale («ieri è stato il trionfo della mia Squadriglia».

[5] Lettera di Francesco Baracca al padre, Campoformido, 8 aprile 1916 (V. Varale, La carriera, le battaglie, le vittorie del grande aviatore raccontate nelle Lettere alla Madre con presentazione del Ten. Col. P.R. Piccio, Milano: «Il Secolo Illustrato», 1919, pp. 53 – 56).

[6] Ibidem.


giovedì 22 aprile 2021

La conclusione della GRande Guerrra sul fronte italiano.

 DIBATTITI

La Battaglia di Vittorio Veneto

 

di

Osvaldo Biribicchi

 


 

 

La Battaglia di Vittorio Veneto, o terza battaglia del Piave, fu l’ultima combattuta dal Regio Esercito Italiano nella Prima Guerra Mondiale, tra il 24 ottobre ed il 4 novembre 1918. Lo scenario politico-sociale in cui maturò lo scontro finale tra gli eserciti italiano ed austro-ungarico era radicalmente diverso da quello dell’anno precedente in cui il primo, dopo Caporetto, si era ritrovato carente di armi, munizioni ed equipaggiamenti. Alla disfatta materiale si era accompagnata anche quella, non meno importante, psicologica; tutto sembrava perduto. Eppure, come spesso è accaduto nella storia d’Italia, la lacerante sconfitta subita nella 12a battaglia dell’Isonzo (Caporetto) gettò le basi per la ripresa morale di tutta la nazione. Rimosse dispute e divisioni, il governo avviò un grande piano industriale nazionale per riorganizzare l’esercito e salvare la patria. Le industrie belliche, che all’inizio del conflitto erano 125, nel 1918 raggiunsero il numero di 5.700 con 1 milione e 668 mila occupati[1]. Nel fronte avversario, invece, in quell’ultimo anno di guerra la situazione era tragica ed i segnali del crollo si erano manifestati già nel corso del 1917. In Germania, presa nella morsa del blocco navale britannico, le masse operaie avevano incrociato le braccia paralizzando le fabbriche. In Austria, devastata dalla fame a causa dell’assedio dell'Intesa, la situazione politica ed economica era addirittura peggiore.

La battaglia finale fu preceduta da due battaglie non meno importanti: quella di Arresto (o prima battaglia del Piave) sulla linea difensiva Monte Grappa – Montello – Mare Adriatico sviluppatasi in due periodi, dal 10 al 26 novembre e dal 4 al 26 dicembre 1917 (le truppe del generale Josef Krautwald tentarono senza riuscirci di sfondare il fronte) e dalla battaglia del Solstizio (o seconda battaglia del Piave) dal 15 al 23 giugno 1918. Il Regio Esercito, ancora una volta, riuscì prima a contenere le forze nemiche e subito dopo, nella notte tra il 22 e il 23 giugno, a sopraffarle grazie al decisivo e risolutivo intervento dell’artiglieria.  

Il Comando Supremo con la terza battaglia del Piave passò all’offensiva con lo scopo di dividere la massa austriaca del Trentino da quella del Piave nel punto dello schieramento avversario, che andava dalle Alpi dolomitiche nei pressi di Bormio al Mare Adriatico passando per le colline venete, tatticamente più debole ovvero nel tratto del Piave (di circa 40 Km) tra il paese di Pederobba e l’isolotto Grave di Papadopoli. Il piano d’attacco fu messo a punto dal colonnello Cavallero, all’epoca capo ufficio operazioni del Comando Supremo, e concordato con il generale Caviglia, comandante dell’8a Armata.

Le forze in campo erano le seguenti: gli italiani schieravano 57 Divisioni, 50 di prima linea e 7 di riserva per complessivi 912.000 uomini. Di queste, 6 Divisioni erano alleate: 3 britanniche, 2 francesi e 1 cecoslovacca più un reggimento di fanteria statunitense. Rilevante il numero delle bocche da fuoco con 7.700 pezzi di artiglieria e 1.745 bombarde. La componente mobile era costituita dalla cavalleria, dai reparti ciclisti e da quelli montati sulle autoblindo. Importante fu anche il contributo dell’aviazione con 650 velivoli, di cui 100 alleati, e 7 dirigibili.

L'Esercito austro-ungarico disponeva di forze superiori a quelle italiane: 63 Divisioni (1.070.000 uomini); sua era ancora la superiorità, qualitativa e quantitativa, nelle mitragliatrici. In particolare, nel settore scelto dagli italiani per lanciare l’offensiva, dal Brenta a Ponte di Piave, erano schierate 23 Divisioni austro- ungariche (18 in prima linea, 5 in seconda). Nelle retrovie erano disponibili 10 Divisioni di riserva facilmente spostabili dall’uno all’altro settore. Complessivamente, il Comando austro-ungarico poteva opporre direttamente e immediatamente all’offensiva italiana una massa di 33 divisioni, senza indebolire alcun settore della fronte. Mitragliatrici, cannoncini da trincea, bombarde in grandissima quantità costituivano l'armamento per la difesa immediata delle opere austro-ungariche. Potenti masse di artiglierie – in totale oltre 2.000 pezzi – pronte ad eseguire tiri di preparazione, di sbarramento, di interdizione e di controbatteria erano addensate ai fianchi e dietro i singoli settori della difesa.

Fra le diverse opzioni possibili, l’operazione del Piave venne scelta dal Comando Supremo essenzialmente per due motivi: primo perché richiedeva meno tempo ed offriva maggiori possibilità di sorpresa; secondo, perché, a sfondamento avvenuto, avrebbe consentito di conquistare Vittorio[2] e realizzare lo scopo prefissato. La riuscita di questa manovra era fondata sulla sorpresa, sulla rapidità d’azione e sulla superiorità delle forze nel punto scelto per la rottura della fronte nemica. La battaglia fu concepita, organizzata e condotta, infatti, con modalità diverse da quelle che avevano contraddistinto la maggior parte delle battaglie combattute nel corso della guerra e che l’avrebbero caratterizzata come guerra statica, di posizione.

L'idea operativa dello Stato Maggiore austriaco, invece, a partire dall’estate 1918 era di tenere le posizioni sul Piave il più a lungo possibile, creando una lunghissima linea difensiva che dal Golfo di Venezia si estendeva fino al Tirolo meridionale, passando per San Donà di Piave, Valdobiadene, Asiago ed il nord del Garda. La linea era difesa ad est dall’esercito del Piave e ad ovest dall’esercito del Trentino che teneva la linea di Asiago e il Trentino meridionale.

     Nell’estate del 1918 la situazione ad occidente stava cambiando, bisognava agire vigorosamente.

Necessaria ed indispensabile per l’attuazione di questo sforzo principale era la conduzione di un’azione diversiva sul Grappa da parte della 4a Armata. Per lo sviluppo dell’intera operazione fu rinforzata l’8a armata con 2 divisioni di Arditi ed incrementate numericamente le due ali. Alla destra, la 10a Armata, formata da due Divisioni italiane e due inglesi, con il 232° Reggimento di fanteria americano. Alla sinistra, la 12a Armata.

L'inizio delle operazioni, previsto per il 10 ottobre, era stato rinviato per la mole e la complessità della preparazione, unitamente all’incognita rappresentata dal Piave, caratterizzato da piene che non consentivano di posizionare i ponti. L’artiglieria fu schierata sul terreno in modo da neutralizzare quella avversaria ed accompagnare le varie fasi dell’attacco.

    L’offensiva fu sferrata all’alba del 24 ottobre. «Ebbe inizio con il bombardamento, effettuato da 1400 cannoni, delle posizioni austriache attorno al monte Grappa»[3], il settore tenuto dalla 4a Armata; al fuoco di preparazione partecipò anche l’artiglieria della 6a Armata (altopiano di Asiago). L’intervento iniziò alle ore 03.00 del 24 ottobre e terminò alle 07.15 quando le fanterie mossero all’attacco. Malgrado l’impegno profuso, la 4a Armata ottenne inizialmente scarsi risultati a causa dell’accanita resistenza austriaca; tuttavia conseguì il risultato di distogliere dal settore prescelto per lo sfondamento le divisioni di riserva austriache. Il Piave, che dal giorno 22 ottobre era in piena, stava decrescendo tanto che, nelle prime ore del 24 ottobre, unità britanniche ed italiane della 12a Armata avevano potuto, secondo i piani prestabiliti, occupare l’isolotto Grave di Papadopoli. Tuttavia a causa delle proibitive condizioni atmosferiche il forzamento del Piave, stabilito inizialmente per la notte 25 ottobre, fu rinviato. All’imbrunire del 26 ottobre, i genieri, con la corrente del fiume ancora molto forte, iniziarono i lavori per posizionare i ponti di barche e, nella notte del 27 ottobre, sotto una pioggia battente e tra molte difficoltà, riuscirono a costruirne uno ad est del paese di Pederobba e due davanti al Montello.

All’alba del 28 ottobre, il fiume portò via i ponti lasciando isolate le teste di ponte.

Nonostante la piena in corso, fu posizionato un nuovo ponte di barche a Palazzon dove il 28 ottobre il Generale Caviglia fece passare tutto il XVIII Corpo d’Armata che puntò con decisione verso nord. Il giorno 29 ottobre, l’8a Armata di Caviglia spezzò in due lo schieramento austroungarico e minacciò di avvolgimento i reparti austriaci ancora aggrappati sulle colline di Conegliano. Nel frattempo, la 4a Armata, pur non essendo riuscita a dividere le truppe austro-ungariche della zona alpina da quelle del piano, riuscì nel compito di logorare le riserve avversarie impedendo loro di essere lanciate nella pianura ad arginare la breccia ormai aperta dalle truppe italiane delle armate 8a, 10a e 12a.  L’esercito austroungarico, dopo una tenace resistenza, il 30 ottobre crollò ed iniziò a retrocedere. Alle ore 15.00 del 30 ottobre gli italiani entrarono a Vittorio.

Alla sera del 31 ottobre, mentre l’esercito imperiale era in completa rotta, l’Alto Comando italiano diramò l’ordine di inseguire e colpire il nemico. In quelle stesse ore a Villa Giusti del Giardino  vicino Padova iniziarono le trattative fra le Commissioni d’Armistizio del Regno d’Italia e dell’Impero Austro-ungarico. Il 3 novembre, mentre le prime pattuglie di cavalleria entravano a Trento e Udine ed i bersaglieri sbarcavano a Trieste, alle ore 18.40, il generale Weber firmò l’armistizio che sarebbe entrato in vigore a decorrere dalle ore 15.00 del 4 novembre.

L’ultima battaglia costò all’Italia un pesante tributo di vite umane: «36.498 uomini tra morti, feriti e dispersi»[4]. La guerra era finita. Una guerra particolarmente dura che aveva causato oltre 600.000 morti, circa 480 al giorno, e più di un milione di feriti.

 

Bibliografia sommaria

Colarizi Simona, Storia del Novecento Italiano – Cent’anni di entusiasmo, di paure, di speranza, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 2004.

Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Volume secondo, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, Milano.

Pieropan Gianni, Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1915-1918, Mursia, Milano, 2012.

 

Sitografia sommaria

https://www.comune.vittorio-veneto.tv.it/home.html

http://www.difesa.it/Area_Storica_HTML/editoria/2019/Dalla_battaglia_arresto_alla_vittoria/Pagine/files/basic-html/page250.html

https://www.esercito.difesa.it/storia/Pagine/La-battaglia-del-solstizio.aspx

 

                                                                      



[1] Nel corso del conflitto, l’industria degli armamenti produsse 12.000 pezzi di artiglieria, 37.000 mitragliatrici ed oltre 70 milioni di proiettili. L’industria meccanica solo nel 1918 produsse 20.000 automobili, 15.000 motori d’aviazione e 6.523 aerei.

[2] Città veneta sulle pendici delle Prealpi Trevigiane, nel 1923 al nome Vittorio fu aggiunto “Veneto”.

[3] Martin Gilbert, La grande storia della Prima Guerra Mondiale, Volume secondo, Arnoldo Mondadori Editore, 1998, Milano, p. 584.

[4] Pieropan Gianni, Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1915-1918, Mursia, Milano, 2012, p. 848.

 

 

 

 

 

giovedì 1 novembre 2018

La Battaglia di Vittorio Veneto. Le forze contrapposte


APPROFONDIMENTI
A centro anni dagli avvenimenti ricordiamo quei giorni
che conclusero la Grande Guerra



Giancarlo Ramaccia

La fine di settembre e l’ottobre 1918 con l’inizio della battaglia di Vittorio Veneto, rappresentano un arco di tempo veramente interessante per comprendere e lo svolgersi dell’atto finale della guerra ma soprattutto suggeriscono le linee guida per comprendere il farraginoso e tormentato primo dopoguerra. La pressione degli Alleati sul Governo Italiano al fine di costringere il Comando Supremo a guida Diaz a lanciare una offensiva contro gli austro-ungarici ritenuti ormai sull’orlo del collasso erano ossessive.
Ma Diaz era prudente e circospetto, attento alla valutazione coerente della situazione militare, tanto che Orlando, in un incontro ad Abano con il generale Giardino non esitò a promettere a questi il posto di Comandante Supremo se, in cambio, avesse accettato di lanciare una offensiva immediata. Emerge anche in questa circostanza il noto malvezzo del politico italiano che, pur di raggiungere i suoi obiettivi politici, non esita ad anteporre le proprie soluzioni alla realtà militare. Sono i prodromi della seconda guerra mondiale in cui le interferenze politiche nelle scelte militari hanno portato solo ad una serie ininterrotta di sconfitte e discredito quanto mai meritato. Giardino, per fortuna, non era di quei generali opportunisti che, per amore di potere, sacrificano il superiore interesse militare alle velleità politiche e sono i maggiori responsabili delle sconfitte militari senza pagarne poi le conseguenze; con garbo fece presente che, conoscendo la situazione, Diaz aveva ragione e non poteva promettere, ne lui ne tantomeno Diaz, l’irrealtà; inoltre faceva notare che cambiare in questi frangenti il Comandante Supremo, e quindi il Comando Supremo, sarebbe stato un errore gravissimo. Orlando si ritirò in buon ordine e accettò la situazione ma anche questo episodio dimostra come la gestione della Conferenza di Pace come con questo soggetto non poteva dare frutti brillanti.

Diaz dal canto suo non rimaneva inattivo. Sollecitato da più parti, non poteva non considerare di prendere l’offensiva; temeva, però, un insuccesso, soprattutto adesso che, con le proposte di pace avanzate dagli Imperi Centrali e gestite in modo superficiale ed avventato dal Presidente Wilson poteva attirare l’accusa di versare inutilmente sangue per territori che potevano essere conquistati al tavolo diplomatico.

L’azione di Diaz si cadenza in due fasi, che coincidono con la elaborazione di due disegni di manovra: il primo definito il 25 settembre 1918 ed il secondo il 12 ottobre e poi alcuni giorni dopo modificato nei tempi ma nella sostanza rimasto identico nella struttura originaria.
Considerando che non era possibile avere risultati risolutivi appoggiandosi agli Altipiani con una offensiva ad alto rendimento, anche in relazione allo stato delle nostre truppe e soprattutto in relazione che non vi era un concreto aiuto alleato, si riteneva che lo sforzo dove essere fatto in pianura; l’ipotesi presa in considerazione era quella di privilegiare la direttrice Conegliano-Vittorio Veneto e raggiungere la conca di Belluno; la VI Armata austriaca poteva essere avviluppata e puntando con azione avvolgente su Feltre; era anche ragionevole attendersi ripercussioni favorevoli sul Grappa e sull’Altipiano di Asiago, mentre le operazioni in piano sarebbero state regolate in base all’evolversi degli avvenimenti.
Dopo intensi contatti, tutti segreti, il Comando Supremo in un lavorio concreto e reale, il 12 ottobre si elaborò, come risultante, un aggiornato disegno di manovra che risulta più articolato di quello del 25 settembre. Il 12 ottobre si stabilì che l’azione principale della VIII Armata nel settore di rottura, sulla direttrice sempre di Conegliano-Vittorio Veneto, doveva essere integrata da due azioni secondarie a protezione dei fianchi esposti e nel particolare sulla destra da quella della X Armata (Lord Cavan) che, poi, doveva agevolare il forzamento del Piave della III Armata; sulla sinistra dall’azione della XII Armata (Gen. Graziani) che, superando la stretta di Quero doveva investire il solco di Feltre e in un secondo tempo, facilitare l’attacco della IV Armata sul Grappa.[1]
Il 18 ottobre, Diaz, in presenza di elementi oggettivi ostativi alla esecuzione di questo disegno di manovra (condizioni meteorologiche avverse e persistenti, piena del Piave ecc.) che avrebbero allungato di molto i tempi di esecuzione delle  Armate VIII (sforzo principale) X e XII  Armata (sforzi secondari) dispose di invertire i tempi della manovra.
La IV Armata, con il concorso della VI e della sua sinistra della XII (I Corpo d’Armata) doveva attaccare tra il Brenta ed il Piave per raggiungere il tratto Primolano-Feltre. L’azione avrebbe favorito il successivo forzamento del Piave.
Il 21 ottobre si ebbero le direttive finali che in sintesi determinarono un disegno di manovra che prevedeva una offensiva su una ampia fronte, con azione partente dal settore Brenta-Piave (IV e XII Armata) volta a separare i due gruppi di eserciti austro-ungarici; con azione partente dal medio Piave (XII, VIII X Armata) volta a separare le due armate del Gruppo Boroevic e tagliare le comunicazioni con la VI Armata si da rendere impossibile la difesa e la ritirata. Il giorno dell’attacco era fissato per il 24 ottobre 1918.
Gli obiettivi  assegnati erano i seguenti: per la IV Armata, il solco Cismon-Arten-Feltre; per la VIII Armata, la sella di Fadalto e poi la convalle bellunese appoggiandosi a destra l’altipiano del Cansiglio; per la X Armata la Livenza tra Sacile e Porto Buffalà, per la I Armata il compito era quello di agevolare l’azione della X Armata e poi puntare sul Livenza
La situazione non era serena e tranquilla nella parte austriaca. Tutti erano convinti che ormai la guerra era stata persa e che si doveva uscire con il maggior danno possibile. L’Alto Comando austriaco manifestò il suo intendimento a mandare parlamentari al Comando Supremo italiano a chiedere un armistizio. Il 4 ottobre 1918 fu nominata una Commissione di Armistizio presieduta dal generale Weber von Webenan che doveva preparare il testo dell’armistizio e nel contempo preparare lo sgombero dei territori occupati. Per questo piano erano state date direttive di massima: si doveva attuare in nove mesi, in tre fasi di tre mesi ciascuna riferendosi a determinate fasce del territorio occupato. Il 10 ottobre fu dato l’ordine di portare in Austria tutti i materiali strategici utili a sostenere le truppe per il dopo armistizio. La preoccupazione maggiore era il controllo delle forze rivoluzionarie che si paventava avrebbero creato disordini e sommosse.
Alla vigilia della battaglia di Vittorio Veneto lo schieramento austro-ungarico dallo Stelvio al mare vedeva: il Gruppo di Armate del Tirolo con la X Armata tra lo Stelvio e l’Astico; la XI Armata dall’Astico al Brenta. Il Gruppo di Esercito Boroevic con il neocostituito Gruppo Belluno dal Brenta al Piave, la VI Armata da Vidor al Ponte della Priula, la V Armata dal Ponte della Priula al mare.
In totale 51 divisioni di fanteria, 6 di cavalleria con 6.800 bocche da fuoco e 564 aeroplani. Si opponevano 57 divisioni di fanteria, 4 di cavalleria, 7.700 bocche da fuoco e 638 aeroplani
Ma nei settori di rottura previsti dalla nostra offensiva il rapporto di forze era dalla stretta di Quero a Ponte di Piave di 28 divisioni di fanteria italiane ed alleate contro 17 divisioni austroungariche.

Lo svolgersi della battaglia di Vittorio Veneto è così riportato dal volume dedicato alle Medaglie d’Oro del 1918 


2.1. La battaglia di Vittorio Veneto
“Per apportare un concorso efficace allo sforzo degli alleati, i quali erano passati, il 18 luglio, alla controffensiva sulla fronte francese, il nostro Comando aveva pensato di iniziare al più presto un'azione di raggio non molto largo, proporzionata alle nostre forze ed ai nostri mezzi, che ancora risentivano della recente prova. Qualora, però, sulle altre fronti si fosse delineata la possibilità di superare veramente l'equilibrio delle forze e raggiungere di un sol colpo la decisione, il Comando italiano non avrebbe esitato a gettare sulla bilancia fin l'ultimo uomo. Quale zona per un attacco parziale era stato scelto l'altopiano di Asiago, nel duplice intento di acquistare spazio in una delle direzioni più vitali per il nemico e di allontanare la minaccia che di là incombeva sulla pianura Veneta. Quest'attacco, anzi, sarebbe stato tentato fin dalla primavera, se non si fosse scatenata l'offensiva austriaca del giugno; ne fu ripreso il progetto nel luglio, integrandolo con un attacco sussidiario, da svilupparsi nella zona del Pasubio, per tentare la riconquista del Col Santo e puntare verso l'altipiano di Folgaria. Erano ormai pressochè compiuti i preparativi per quest'azione parziale, e tra non poche difficoltà trattandosi di un duplice attacco in zone di elevate altitudini e di scarsissime comunicazioni, allorchè la situazione generale dell'Intesa parve delinearsi favorevole ad una azione decisiva anche sulla nostra fronte. Rapidamente il nostro Comando Supremo, che seguiva con occhio vigile ed intento gli avvenimenti, prendeva la decisione di lanciare all'attacco tutte le nostre forze nella direzione più rischiosa, ma decisiva, per risolvere la guerra. Tutti i particolari del progetto operativo furono rapidamente definiti, ed il 25 settembre, quattro giorni prima che fosse firmato l'armistizio con la Bulgaria, venivano dati gli ordini per il rapido concentramento delle artiglierie e dei mezzi tecnici nel settore prescelto per l'attacco.
In talune azioni, sviluppate in vari punti della fronte durante l'estate, si potè avere l'esatta misura dell'immutato spirito combattivo delle truppe avversarie: un nostro attacco, per esempio, nella zona del Tonale, alla metà di agosto, dovette essere presto interrotto ed appagarsi di lievi vantaggi per la vivissima reazione  del nemico. Più di una volta gli austriaci stessi tentarono d'impadronirsi di importanti posizioni, tenute da noi; il 12 ed il 30 luglio, ad esempio, sul monte Cornone in Val Brenta; il 3 settembre, sul monte Mantello, nella zona del Tonale; il 16, 17 e 18 dello stesso mese in Val Seren (Grappa). Ogni volta però, il nemico trovò le nostre truppe pronte a sventare i suoi attacchi, e gli toccò batter in ritirata con perdite più o meno gravi.
Altrettanto vigile e pronta era la nostra aviazione, così da inibire ormai quasi completamente al nemico il cielo sopra le nostre linee e retrovie.
Il mattino dell'8 agosto, poi, una nostra squadriglia di aeroplani (La Serenissima) capitanata da Gabriele d'Annunzio, muoveva alla volta di Vienna e giunta sulla città, non vi seminava, come gli Austriaci solevano sulle nostre città, la morte ed il terrore, ma lasciava cadere sugli allibiti abitanti una pioggia di manifestini tricolori, con parole di umanità e promesse di liberazione. Quella schiera di velivoli tricolori, trasvolante nel cielo della capitale austriaca come un corteo di bandiere spiegate, era come l'avanguardia spavalda e fiera di Vittorio Veneto!



2.2. Le forze contrapposte ed il piano italiano.
Le armate italiane, alla vigilia della battaglia, erano schierate come nel giugno; fra la IV Armata e l'VIII e fra la VIII e la III ne erano state inserite due nuove, con truppe miste italiane ed alleate, e precisamente la XII, al comando del generale francese Grazianì, e la X, al comando del generale inglese conte di Cavan.

A disposizione del Comando Supremo rimanevano la IX Armata (gen. Morrone) della quale facevano parte tre divisioni italiane, una ceco-slovacca, il 332° Reggimento di fanteria americano, ed altre quattro divisioni. Nella zona di Padova, infine, era concentrato il corpo di cavalleria (quattro divisioni) al comando di S.A.R. il Conte di Torino.
Le forze complessive delle nostre armate sommavano a 57 divisioni (con 704 battaglioni), delle quali 51 italiane e 6 alleate, con 7700 pezzi di artiglieria (450 dei quali alleate, e 1745 bombarde.
Anche nell'esercito avversario non erano avvenuti grandi mutamenti; 57 divisioni e mezza (724 battaglioni) con 6030 cannoni, erano schierate contro di noi, ripartite sempre in due masse: quella del Tirolo, sotto il comando dell'Arciduca Giuseppe, qualche giorno prima dell'offensiva nominato comandante di tutta la fronte italiana, e quella del Piave, sempre al comando del Boroevic. Tra i due gruppi d'esercito era stata inserita una nuova grande unità (Gruppo d'Armata Belluno), al comando del generale V. Goglia, cui era affidata la difesa del settore tra Brenta e Piave. Contro questo gruppo si proponeva, in un primo tempo, di agire il nostro Comando Supremo con azione partente appunto dal settore Brenta-Piave, allo scopo di impegnarne le forze e cercare di attirare su quel tratto della fronte la massima quantità delle riserve nemiche dislocate nel Feltrino; in un secondo tempo, poi, le truppe del Grappa, assecondate da quelle dell'Armata degli altipiani, dovevano incunearsi tra la massa austriaca del Trentino e quella del Piave.
Un'azione, quindi, partente dal medio Piave e considerata come principale, doveva separare violentemente le due armate austriache schierate dal Monfenera al mare, esercitando il massimo sforzo nel punto di giunzione fra esse, per poi avanzare risolutamente nella pianura.
Rimandata di qualche giorno a causa di un rigonfiamento improvviso del Piave, la nostra offensiva ebbe inizio il 24 ottobre, giorno anniversario di Caporetto.”

La battaglia di Vittorio Veneto si suole dividere in quattro fasi: la prima fase (24 – 26 ottobre) comprende la lotta sul Grappa e l’occupazione della Grave di Papadopoli; la seconda fase (27-28 ottobre) il forzamento del Piave e la rottura della “Kaiserstellung”; la terza fase (29-31 ottobre) costituita dal completamento del successo; la quarta fase (31 ottobre – 4 novembre) concerne lo sfruttamento del successo.  


[1]        Montanari M., Politica e strategia in cento anni di guerre italiane, cit., pag. 756  e segg.