DIBATTITI
ARTEMISIA
Artemisia fu una donna straordinaria (nel vero senso della parola) per i suoi tempi. Figlia di Ligdami, vissuta nel V sec. a C., governò Alicarnasso e altre città della costa dell’Asia Minore, per conto del sovrano Persiano, Serse. Secondo la testimonianza dello storico Erodoto, anche lui di Alicarnasso, partecipò alla seconda guerra persiana contro i Greci, distinguendosi nella battaglia di Salamina (480 a.C.).
Seguendo il racconto di Erodoto (Storie, VII,99) veniamo a sapere che egli, tralasciando di nominare i vari ufficiali partecipanti alla spedizione, fa eccezione per la sola Artemisia che lo storico ammira moltissimo per aver partecipato alla suddetta impresa, pur essendo una donna, vedova e con un figlio piccolo per giunta. Artemisia scendeva in campo per il suo alto sentire e per virile coraggio, senza che ve la costringesse alcuna necessità.
Il suo dominio si estendeva su Alicarnasso e su tre isole appartenenti alle Sporadi (Cos, Nisiro, Calimna) e forniva cinque navi, le più apprezzate di tutta la flotta persiana dopo quelle dei Sidoni. Ella, inoltre, dava al Re i consigli più avveduti (ibidem VIII 68) assai apprezzati dal sovrano anche quando non li condivideva. Ad esempio Serse, volendo conoscere il pensiero di ciascuno dei suoi alleati, mandò suo genero Mardonio a chiedere loro se dovesse o meno attaccare battaglia sul mare. Mentre tutti si espressero favorevolmente, la sola Artemisia sconsigliò di farlo, ritenendo che una precipitosa azione sul mare potesse rovinare anche l’esercito di terra. In tale circostanza Serse pur seguendo l’opinione della maggioranza, nutrì per la donna una considerazione ancora maggiore. I fatti dovevano dargli ragione.
A Salamina, infatti, quando la situazione per i Persiani si fece sfavorevole e la nave di Artemisia fu inseguita da una trireme ateniese, non avendo la donna alcuna via di scampo (davanti ad essa c’ erano altre navi alleate e la sua si trovava ad essere la più vicina ai nemici) ricorse ad una mossa tattica davvero singolare. Infatti, si slanciò improvvisamente contro una trireme amica, della città alleata di Calinda, la speronò e la affondò ingannando i suoi inseguitori, convinti da tale atto che la nave di Artemisia appartenesse alla flotta greca o che disertasse dai barbari e combattesse a favore dei Greci. Pertanto essi, cambiata direzione, si decisero ad inseguire le altre.
Serse che osservava la battaglia, notando l’accaduto e riconoscendo dall’ insegna la nave della donna ma credendo che quella affondata appartenesse ai nemici, fu orgoglioso di averla dalla sua parte. C’è tuttavia da sottolineare che ad Artemisia andò bene che nessuno dell’equipaggio della nave di Calinda si salvò e nessuno la poté quindi accusare; inoltre fu fortunata perché se il suo ù inseguitore di nome Aminia, del demo di Pallene, avesse saputo che in quella nave era imbarcata proprio lei non le avrebbe dato tregua se prima non l’avesse catturata o non fosse stato catturato lui stesso. Infatti erano stati impartiti ordini in proposito tra gli Ateniesi comandanti di triremi; per di più era stato proposto un premio di 10.000 dracme per chi l’avesse presa viva, a tal punto ritenevano intollerabile che una donna marciasse in armi contro Atene!
Dopo la sconfitta subita a Salamina, Serse tenne con i suoi consiglieri una riunione a cui ritenne opportuno invitare anche Artemisia perché gli risultava evidente che essa sola in precedenza aveva avuto l’idea di quello che si dovesse fare. Le chiese un consiglio sul da farsi ed ella suggerì di fare ritorno in patria lasciando sul posto il solo Mardonio con un contingente di soldati. Serse fu molto lieto di tale proposta perché coincideva esattamente con quello che egli pure pensava in cuor suo. Così dopo averla lodata, la fece partire per Efeso affidandole in custodia i propri figli affinché là li conducesse. (Ibidem VIII 93 -103).
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