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giovedì 19 marzo 2026

Stati e Potentati nel conflitto ideologico globale. Antropologia culturale

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Nello scontro in atto negli USA i Democratici sono accusati dal Presidente e dai Repubblicani di aver causato in 30 anni un dissesto della Nazione con il neoliberismo, distruggendo la classe media. Le elite si sono arricchite a spese della stessa classe media con il mito di un progresso rettilineo e illimitato, fonte di benessere per tutti, teorizzato da tecnocrati ed economisti, un progresso secondo la direzione della Storia di cui gli USA ne erano espressione, con uguali politiche sia all’interno che nelle relazioni internazionali.

Il progresso quale ideologia non è pertanto visto dai repubblicani come la soluzione per i problemi interni ed esteri ma il problema per eccellenza, si invoca quindi una seconda rivoluzione USA secondo la teoria che il fuoco si combatte con il fuoco, le elite hanno perso il contatto con la realtà, con tutto quello che è naturale, ossia la storia, la famiglia, la natura umana, questa deve essere superata e ricostruita, essendo un puro costrutto umano occorre quindi reagire con un “partito della creazione” che riunisca tradizionalisti e tecno-futuristi per la conservazione puntando su famiglia, istruzione e capacità costruttiva.

Con la fine della Guerra fredda si è venuta a creare una trans-nazionalità del capitale finanziario e industriale dove i centri di potere non sono più identificabili in un luogo stabile o nazione, in questo gli USA pensavano di governare come centro finanziario, si è tornati al recupero del concetto di Potentato antecedente allo Stato da affiancare a quest’ultimo, una figura intermedia tra la tribù e lo Stato.

Nel potere formale del Potentato l’autorità del capo non si fonda sul consenso, le cariche più o meno stabili sono a carattere ereditario, questo non si applica solo ai gruppi definiti spazialmente ma anche ai gruppi nomadi, quindi dotati di una notevole mobilità, la circolazione dei beni è concentrata sul capo che provvede alle modalità redistributive.

Anche relativamente al concetto di Stato occorre distinguere lo Stato propriamente detto in cui vi è una forte differenziazione nell’accesso alle risorse, una accentuata stratificazione sociale e la sostituzione dei legami di parentela con relazioni impersonali, dagli Stati Dinastici dove le elite che dominano non sono bilanciate da istituzioni espresse da altre categorie, vedi l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

Il potere è dato dall’unione ella forza con il prestigio, gli esseri umani sono attraversati dalla realtà esterna essendo incompiuti, devono quindi interagire con essa evolvendo e lavorando l’ambiente, una fragilità trasformata in forza che attraverso l’apprendimento mediante imitazioni crea gerarchie in una cultura cumulativa, nella pressione tra l’individuo essere e il contesto sociale che preme emerge la cultura in termini relazionali, ma solo nella coscienza della nostra debolezza ci accorgiamo del mondo che ci attraversa.

Vi è tuttavia una difficoltà nel mantenere culturalmente la catena imitativa in quanto le culture vanno in termini ciclici essendo intrecciate tra loro, tuttavia lo stare dentro una cultura è una naturalizzazione della stessa non riuscendo a capirne la creazione, vi sono aspetti culturali e sociali incrociati che vanno a costituire un capitale socio-culturale in parte ereditato in parte attivamente acquisito, dove il sistema culturale fa proprie gerarchie di giudizio e spostamenti di valori fino agli attuali social che hanno accentuato il rimescolamento culturale.

La Nazione come attualmente la intendiamo è un prodotto della Rivoluzione francese, in essa la lotta politica è dare una connessione tra significati, stabilire le etichette da dare alle cose, gli uomini danno forma alla realtà, la categorizzano dove la cultura è una rete entro cui vi è l’uomo.

Il potere è costruzione necessaria anche per trasmettere il sapere è nella specie, tuttavia l’eccesso del suo uso è distruttivo come la totale sua mancanza, bisogna pertanto arrivare all’integrazione tra scienze umanistiche e scienze naturali (Consilienza), evitando di ridurre l’essere umano al solo aspetto semiotico negandone l’aspetto più propriamente biologico, concentrandosi sul solo etnocentrismo.

Gli attuali scontri e frizioni nel mondo, come in Medio Oriente e nel Golfo Persico, evidenziano tra l’altro i concetti di “identificazione”in cui si rinuncia in parte all’identità individuale, e “fusione”, dove non si perde la propria identità soggettiva che viene incorporata nel gruppo, nel primo caso non mi spingo al sacrificio estremo, nella seconda ipotesi attraverso una iniziazione dolorosa che può essere fisica o spirituale ottengo una fusione identitaria che può condurmi al possibile estremo sacrificio.

Le culture sono in continuo movimento negli inevitabili influssi che vengono a intrecciarsi localmente si creano forme culturali locali, dobbiamo infatti considerare che attualmente la tecnologia favorisce il mantenimento del contatto con la cultura d’origine, sorgono pertanto problemi di integrazione, la circolazione delle idee con la tecnologia provoca una collisione tra le idee stesse, come tra gruppi di persone e immagini.

Può quindi crearsi una eterogenesi dall’intreccio di flussi migratori disgiunti, non più piramidali, il passaggio dall’economia, alla politica, all’ideologia nel caso della Cina fa sì che nel creare l’Impero venga imposto al fine della coesione il proprio modello culturale, la stessa famiglia nucleare non venendo inserita in una rete sociale, risolvendosi in un fatto del tutto privato, non supportata nella funzione riproduttiva, con un costo di mantenimento notevole e priva di un valore simbolico, può risolversi in una violenza interna favorita dal puro individualismo socialmente esaltato.

Bibliografia

  • AA.VV., Tutti contro tutti, Limes 10/2025;

  • Allovio S. – Ciabarri L. – Mangimelli G., Antropologia culturale, Raffaele Cortina 2024;

  • Aime M., Il primo libro di antropologia, Einaudi 2021.


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