giovedì 19 marzo 2026

Stati e Potentati nel conflitto ideologico globale. Antropologia culturale

 DIBATTITI


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Nello scontro in atto negli USA i Democratici sono accusati dal Presidente e dai Repubblicani di aver causato in 30 anni un dissesto della Nazione con il neoliberismo, distruggendo la classe media. Le elite si sono arricchite a spese della stessa classe media con il mito di un progresso rettilineo e illimitato, fonte di benessere per tutti, teorizzato da tecnocrati ed economisti, un progresso secondo la direzione della Storia di cui gli USA ne erano espressione, con uguali politiche sia all’interno che nelle relazioni internazionali.

Il progresso quale ideologia non è pertanto visto dai repubblicani come la soluzione per i problemi interni ed esteri ma il problema per eccellenza, si invoca quindi una seconda rivoluzione USA secondo la teoria che il fuoco si combatte con il fuoco, le elite hanno perso il contatto con la realtà, con tutto quello che è naturale, ossia la storia, la famiglia, la natura umana, questa deve essere superata e ricostruita, essendo un puro costrutto umano occorre quindi reagire con un “partito della creazione” che riunisca tradizionalisti e tecno-futuristi per la conservazione puntando su famiglia, istruzione e capacità costruttiva.

Con la fine della Guerra fredda si è venuta a creare una trans-nazionalità del capitale finanziario e industriale dove i centri di potere non sono più identificabili in un luogo stabile o nazione, in questo gli USA pensavano di governare come centro finanziario, si è tornati al recupero del concetto di Potentato antecedente allo Stato da affiancare a quest’ultimo, una figura intermedia tra la tribù e lo Stato.

Nel potere formale del Potentato l’autorità del capo non si fonda sul consenso, le cariche più o meno stabili sono a carattere ereditario, questo non si applica solo ai gruppi definiti spazialmente ma anche ai gruppi nomadi, quindi dotati di una notevole mobilità, la circolazione dei beni è concentrata sul capo che provvede alle modalità redistributive.

Anche relativamente al concetto di Stato occorre distinguere lo Stato propriamente detto in cui vi è una forte differenziazione nell’accesso alle risorse, una accentuata stratificazione sociale e la sostituzione dei legami di parentela con relazioni impersonali, dagli Stati Dinastici dove le elite che dominano non sono bilanciate da istituzioni espresse da altre categorie, vedi l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi.

Il potere è dato dall’unione ella forza con il prestigio, gli esseri umani sono attraversati dalla realtà esterna essendo incompiuti, devono quindi interagire con essa evolvendo e lavorando l’ambiente, una fragilità trasformata in forza che attraverso l’apprendimento mediante imitazioni crea gerarchie in una cultura cumulativa, nella pressione tra l’individuo essere e il contesto sociale che preme emerge la cultura in termini relazionali, ma solo nella coscienza della nostra debolezza ci accorgiamo del mondo che ci attraversa.

Vi è tuttavia una difficoltà nel mantenere culturalmente la catena imitativa in quanto le culture vanno in termini ciclici essendo intrecciate tra loro, tuttavia lo stare dentro una cultura è una naturalizzazione della stessa non riuscendo a capirne la creazione, vi sono aspetti culturali e sociali incrociati che vanno a costituire un capitale socio-culturale in parte ereditato in parte attivamente acquisito, dove il sistema culturale fa proprie gerarchie di giudizio e spostamenti di valori fino agli attuali social che hanno accentuato il rimescolamento culturale.

La Nazione come attualmente la intendiamo è un prodotto della Rivoluzione francese, in essa la lotta politica è dare una connessione tra significati, stabilire le etichette da dare alle cose, gli uomini danno forma alla realtà, la categorizzano dove la cultura è una rete entro cui vi è l’uomo.

Il potere è costruzione necessaria anche per trasmettere il sapere è nella specie, tuttavia l’eccesso del suo uso è distruttivo come la totale sua mancanza, bisogna pertanto arrivare all’integrazione tra scienze umanistiche e scienze naturali (Consilienza), evitando di ridurre l’essere umano al solo aspetto semiotico negandone l’aspetto più propriamente biologico, concentrandosi sul solo etnocentrismo.

Gli attuali scontri e frizioni nel mondo, come in Medio Oriente e nel Golfo Persico, evidenziano tra l’altro i concetti di “identificazione”in cui si rinuncia in parte all’identità individuale, e “fusione”, dove non si perde la propria identità soggettiva che viene incorporata nel gruppo, nel primo caso non mi spingo al sacrificio estremo, nella seconda ipotesi attraverso una iniziazione dolorosa che può essere fisica o spirituale ottengo una fusione identitaria che può condurmi al possibile estremo sacrificio.

Le culture sono in continuo movimento negli inevitabili influssi che vengono a intrecciarsi localmente si creano forme culturali locali, dobbiamo infatti considerare che attualmente la tecnologia favorisce il mantenimento del contatto con la cultura d’origine, sorgono pertanto problemi di integrazione, la circolazione delle idee con la tecnologia provoca una collisione tra le idee stesse, come tra gruppi di persone e immagini.

Può quindi crearsi una eterogenesi dall’intreccio di flussi migratori disgiunti, non più piramidali, il passaggio dall’economia, alla politica, all’ideologia nel caso della Cina fa sì che nel creare l’Impero venga imposto al fine della coesione il proprio modello culturale, la stessa famiglia nucleare non venendo inserita in una rete sociale, risolvendosi in un fatto del tutto privato, non supportata nella funzione riproduttiva, con un costo di mantenimento notevole e priva di un valore simbolico, può risolversi in una violenza interna favorita dal puro individualismo socialmente esaltato.

Bibliografia

  • AA.VV., Tutti contro tutti, Limes 10/2025;

  • Allovio S. – Ciabarri L. – Mangimelli G., Antropologia culturale, Raffaele Cortina 2024;

  • Aime M., Il primo libro di antropologia, Einaudi 2021.


mercoledì 18 marzo 2026

Antonio Bettarini Storia del Corpo Forestale dello Stato Introduzione

 ARCHIVIO

 Tesi di Laurea. Introduzione.

Il presente lavoro di ricerca si propone di esplorare l'evoluzione storica del Corpo Forestale dello Stato, un'istituzione che ha svolto un ruolo cruciale nella gestione e nella protezione delle risorse forestali italiane. La nostra indagine coprirà quasi due secoli di storia, partendo dal 15 ottobre 1822, data in cui il Re di Sardegna, Carlo Felice, emanò le Regie Patenti, introducendo il “Regolamento de’ boschi e selve”. Questo evento segnò un cambiamento epocale, poiché per la prima volta venne organizzato un personale dedicato alla protezione dei boschi, con una chiara gerarchia, ponendo le basi per una gestione forestale sistematica. Concluderemo il nostro percorso con il Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, che ha sancito l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato all'interno di altre forze di polizia, segnando così la conclusione di una lunga e significativa storia. Inizieremo la nostra analisi esaminando l'Amministrazione Forestale del Regno di Sardegna, per poi ampliare il nostro sguardo alle amministrazioni forestali degli altri Stati pre-unitari. Un focus particolare sarà dedicato alla Legge n. 3917 del 20 giugno 1877, considerata la prima legge forestale italiana, che cercò di unificare le diverse normative post-unitarie. Questa legge, purtroppo, si caratterizzava per un approccio restrittivo, basato prevalentemente su obblighi di non intervento. A inizio XX secolo, la Legge n. 2077 del 2 giugno 1910 introdusse il Corpo Reale delle Foreste, ampliando significativamente l'organico e adottando una politica attiva di promozione della selvicoltura. L'analisi dell'impiego del personale del Corpo Reale delle Foreste durante la Prima Guerra Mondiale sarà un aspetto cruciale della nostra indagine Un capitolo importante della nostra ricerca sarà dedicato all'evoluzione dell'Amministrazione Forestale durante il ventennio fascista, un periodo in cui il regime soppresse il Corpo Reale delle Foreste, istituendo la Milizia Nazionale Forestale, inquadrata nelle Forze Armate. Questo cambiamento rappresentò un passaggio fondamentale, poiché il personale forestale non solo mantenne compiti tecnici, ma acquisì anche una formazione militare. L'impiego della Milizia Forestale in contesti coloniali e in eventi bellici, come la Guerra d'Etiopia, evidenziò il suo valore, culminando con la decorazione del labaro della Coorte Forestale con la Medaglia d’Argento al Valor Militare. Con l'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale, esploreremo le sfide affrontate dalla Milizia Forestale e la complessa situazione politica che seguì l'armistizio di Cassibile, con l'Italia divisa in due: al centro-sud, la Milizia Nazionale Forestale fu soppressa e ripristinato il Corpo Reale delle Foreste, mentre al nord, nella Repubblica Sociale Italiana, assunse il nome di Guardia Nazionale Repubblicana delle Montagne e delle Foreste. Dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, il ripristino del Corpo Forestale dello Stato avvenne con l'emanazione del Decreto Legislativo n. 804 del 12 marzo 1948, che segnò la transizione del personale da uno status militare a quello civile. Analizzeremo come, a partire dagli anni settanta, il Corpo abbia visto un ampliamento delle proprie competenze, culminando con la Legge n. 121 del 1° aprile 1981, che lo inserì tra le cinque forze di polizia, portandolo a contribuire anche ai servizi di ordine e sicurezza pubblica. Un altro tema di rilevanza sarà la proposta di regionalizzazione del Corpo, avanzata dal Ministro della Funzione Pubblica tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI secolo, rischio che fu scongiurato dalla Legge n. 36 del 6 febbraio 2004, “Nuovo Ordinamento del Corpo Forestale dello Stato”. Infine, giungeremo al Decreto Legislativo n. 177 del 19 agosto 2016, che ha ufficialmente sancito l'assorbimento del Corpo Forestale dello Stato in altre forze di polizia, segnando la fine di un'epoca. Concludendo la nostra analisi sull'evoluzione storica del Corpo, dedicheremo un momento a esplorare le specialità emerse nel corso degli anni all'interno del Corpo Forestale dello Stato. In segno di Pag. 2 a 44 gratitudine verso tutti coloro che, in questi due secoli, hanno indossato con orgoglio e senso del dovere questa divisa, faremo un breve riferimento alle Medaglie al Valor Militare conferite al Corpo e ai suoi membri

Tesi di Laurea Anno Accademico 2024 2025  Disponibile, dietro consenso dell'Autore, presso la Emeroteca del CESVA

domenica 15 marzo 2026

Tecnicismo e crisi sociale. Riflessioni sull'umanesimo


Prof. Sergio Benedetto Sabetta



Attualmente vi è una lenta decadenza demografica di valori, di fiducia nel futuro, di coesione, di solidarietà nelle elite di mobilità sociale l’uomo occidentale possiede tecnologia, cultura diffusa, facilità di comunicazione ma ha perso l’orientamento in una frammentazione interna.

Nel mancato rinnovo delle proprie radici le società vengono svuotarsi dall’interno, ma la crisi diventa visibile solo quando è troppo grande la distanza tra immagine e realtà.

Crescita della popolazione, della cultura e dell’economia sono per Todd i punti di forza di una nazione, i modelli familiari costituiscono unità di paragone, ma al centro vi è la demografia che rispecchia la fiducia del futuro, come la chiusura delle elite in una mancata mobilità sociale accompagnata dall’impoverimento culturale fanno sì che il linguaggio, valori e indicazioni sul mondo non siano aderenti alla totalità della nazione in un individualismo esasperato, nella mancata coesione derivante da prospettive non condivise e mancanza di fiducia in obiettivi comuni, la comunicazione non crea coesione ma frammentazione, essendosi rotto l’equilibrio dall’interno.

Il concetto di Occidente nella sua frammentazione sembra essere stato creato per coprire conflitti interni e differenze, forse, sospetta Todd, per giustificare il predominio in questo sostenuto dalla retorica del continuo rinnovarsi, occorre tuttavia la presenza di un avversario per dare un fondamento alla propria superiorità come anche per compattare la Nazione in una differente visione con l’Oriente.

Attualmente l’Occidente non riesce più a sostenere il proprio racconto di una crescita continua, progresso lineare illimitato, espansione illimitata dei diritti, diffusione dei propri valori come norme planetarie. L’elite non riesce più a fornire una indicazione condivisa, ma è diventata auto-referente, frantumata, rinchiusa nel gestire la decadenza, l’Occidente non convince più.

Questi nel perdere la sua centralità può ritornare alla cultura superando l’aspetto imperiale, recuperando gli studi umanistici al là della retorica messianica ed universalistica, la perdita di potenza non è una perdita di valori e di studi, anzi vi è la possibilità di recuperare la capacità critica quale fonte di cultura e bellezza.

L’Occidente non è più la matrice ordinatrice del mondo quale baricentro e misuratore del mondo stesso, tuttavia una civiltà recupera la propria forza quando nel rinunciare a dominare si concentra nei suoi punti di forza, uno dei principali dovrebbe essere la scuola quale formazione dell’essere umano e della coesione sociale della nazione, un problema emerso anche recentemente nei comportamenti dei giovani e nella difesa dello Stato da cui emerge un deficit nella coscienza di una responsabilità delle proprie azioni.

La scuola, rileva Hillman, non è più pensata come formazione umana ma come fabbrica gentile di adattamento, merce umana adatta al mercato del lavoro dove l’educazione deve rendere efficiente, performante e adattabile, rinunciando alla funzione educativa e critica dell’osservazione sul mercato per diventarne parte attiva.

Quello che non è immediatamente ed economicamente valutabile è eliminato, valutazione, riflessione e lentezza sono cancellati, l’imprevedibilità di una riflessione diventa intollerabile per la disciplina ripetibile al consumo.

L’empirismo alla base della società economica attuale considera l’essere umano una Tabula rasa pertanto adatto all’assoluta razionalità illuministica, una immagine contestata dalla riflessione trascendentale di Kant e dalla fenomenologia, nonché da Jung nella sua psicologia analitica quando si riferisce all’universale inconscio collettivo e dalle neuroscienze contemporanee, l’Io è quindi emergente in una necessità educata e coltivata.

L’individuo è imprenditore di se stesso in una affannosa attività prestazionale fallire è una colpa si perde il Daimon, ma quello che non produce valore economico può produrre senso ed equilibrio, l’educare quale maieutica dove insegnare è innanzitutto un atto etico e non tanto tecnico, superando la scuola puramente funzionalista erede dell’Illuminismo e Positivismo.

Nelle mancate tre promesse di redenzione terrena costituita dalla libertà, benessere e pace, si è persa la fiducia nel progresso della Storia in termini teleologici, nel continuo miglioramento dato da un progresso inevitabile fondato sulla razionalità, sostituito dall’attuale incertezza degli eventi.

Vi è un ritorno della violenza, nel mondo senza centro le vecchie regole non valgono più sostituite dal rapporto di forze, la fiducia nel progresso viene quindi sostituita dal ritorno del mito al fine di dare un senso al mondo, la guerra quale fallimento della razionalità economica è rientrata prepotentemente nell’orizzonte Occidentale.

Nella crisi dell’Occidente le problematiche emerse in Italia riguardano in particolare la perdita dei mediatori tra politica e pubblica amministrazione costituiti dai tecnici dentro i partiti a seguito della fine della prima repubblica non possedendo le nuove elite tali capacità, nasce l’illusione che i problemi sociali possano essere risolti da una attività iper-legislativa, con leggi non chiare nei termini e in lunghezza, in una frammentazione di competenze e non con la pedagogia e l’organizzazione, così che si è persa negli ultimi quindici anni dalla crisi del 2009 la capacità di investimento dello stato, un ulteriore elemento che si aggiunge con tutte le sue implicazioni al calo demografico.

In Italia, nella necessità di un dibattito per definire culturalmente chi siamo e cosa vogliamo, si manifesta una paura ideologica di parlare sull’impiego delle Forze Armate e di interessi italiani irrinunciabili, con quali strumenti proteggerli, quali costi materiali e culturali siamo disposti a sostenere per difenderli, una questione culturale se si valuta che in un recente sondaggio su un campione di popolazione tra i 19 e 45 anni solo il 31% ha paura di un coinvolgimento diretto in guerra fidandosi sulle alleanze e equilibrismo diplomatico, solo il 16% è disposto a rispondere ad un richiamo alle armi per difendere il paese, il 19% diserterebbe, il 40% protesterebbe, il 26% propone l’arruolamento di truppe mercenarie, in generale si pensa a una neutralità nella speranza di essere risparmiati da eventuali aggressioni (Limes).

Bibliografia

  • Aresu A., Ma ‘ndo corri, 227-236, Roma in Limes, 11/2025;

  • Todd E., La sconfitta dell’Occidente, Fazi 2024;

  • Hillman J., Il codice dell’anima, Adelphi 1997 

 DIBATTITI


giovedì 12 marzo 2026

Collana I Libri del Nastro Azzurro. Libri in preparazione

 ARCHIVIO

In preparazione:

 

N. 26 GIOVANNI RICCARDO BALDELLI, MASSIMO COLTRINARI

Africa Orientale Italiana,

l’Organizzazione militare e la difesa dell’Impero 1936 1941

 

n. 27. MASSIMO COLTRINARI, FRANCESCO M. ATANASIO

Africa Orientale Italiana

La Figura del Duca d’Aosta. La prigionia in Africa Orientale Italiana 1941- 1946

 

N. 28 MASSIMO COLTRINARI, MANUEL VIGNOLA

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria   Volume I

 

n. 29 MASSIMO COLTRINARI, STEFANO MANGIAVACCHI

I Martiri di Fiesole del 12 agosto 1944. La Resistenza

Gli eccidi in Toscana e la memoria   Volume II

 

N. 30 MASSIMO COLTRINARI, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Le fosse Ardeatine. L’ordine è stato eseguito

I Decorati al Valor Militare e la Memoria

 

N. 31 MASSIMO COLTRINARI  

Monte Marrone. - La prima vittoria del Corpo Italiano di Liberazione

31 marzo – 10 aprile 1944

Il significato strategico presso gli Alleati

 

N. 32 MASSIMO COLTRINARI

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego.   Volume I

 

N. 33 MASSIMO COLTRINARI

Dal Corpo Italiano di Liberazione al Gruppi di Combattimento

La Genesi dell’Esercito Italiano nel secondo dopoguerra

Ordinamento ed Impiego.  Volume II

 


mercoledì 11 marzo 2026

Progetto 2025/1 La Fabbrica che costruisce la Storia. L'approccio di ricerca.

 DIBATTITI

La costante ricerca di argomenti per ampliare i contenuti dell’offerta formativa che il CESVAM – Centro Studi sul Valore Militare mette in atto ha permesso di avvicinare temi che investono altri campi usuali per le ricerche del CESVAM stesso, come quello storico, geografico, valoriale, arrivando ad investire anche quello economico e industriale. Da questa idea nasce il presente volume.

 

La lettera di invito per la presentazione di progetti ricevuta dal Ministero della Difesa – Gabinetto del Ministro per l’anno 2025, accennava a materie di ricerche volte a sottolineare come non soltanto il ruolo politico e militare sono determinarti per le scelte del Paese, soprattutto in vista di una dichiarazione di guerra, o, con più aderenza alla realtà, affrontare situazioni conflittuali non solo a bassa intensità ma anche a livelli più alti, ma anche le attività economiche, soprattutto quelle industriali, in particolare quelle a sostegno della politica di difesa e sicurezza, che poi sono state e sono ago della bilancia per le decisione dei vertici sia militari che politici. I risvolti e le discendenze sono di ampio respiro, per fare un esempio, le richieste e le pressioni degli imprenditori e quelle delle masse di lavoratori espresse attraverso il sindacato nelle sue articolazioni.

 

Queste considerazioni hanno permesso di formulare quello che è poi diventato il titolo di questo volume, “La fabbrica che costruisce la storia”, titolo che ha dato sviluppo ad una ricerca incentrata su una analisi della produzione industriale italiana iniziata in epoca unitaria e proseguita fino alla metà del secolo scorso, ovvero tra fine ottocento ed inizi del novecento. Cioè a dire il potenziale che si aveva a monte delle scelte politiche e strategiche che hanno determinato la nostra scelta di campo nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, per citare gli eventi principali del periodo considerato, ma anche la nostra postura nel concerto delle Nazioni, la nostra politica coloniale, le scelte interne nel campo delle politiche sociali.

 

Si è dato vita, quindi, ad una disamina della produzione e sviluppo industriale nei vari campi, quali quello siderurgico, elettrico, chimico, tessile, alimentare, delle armi e la relativa tecnologia, e campi non certamente di primo piano ma ugualmente importanti come quello che l’Autrice definisce della “voluttuarietà”, della pubblicità, delle comunicazioni e stampa senza dimenticare il campo che muove il tutto, quello della imprenditorialità interconnessa con la politica che ha visto coinvolte la classe politica umbertina e liberale e quella del primo dopoguerra.

 

Tutto questa ricerca ha portato al fatto che l’Italia era, ed è, uno dei paesi più industrializzati, almeno nell’ottica di fine novecento, inizio di questo secolo, non considerando il presente, più articolato ed interconnesso, ovvero padrona di un patrimonio industriale che la crisi armistiziale del settembre 1943 ha messo in forte discussione. L’invasione tedesca e la conseguente occupazione ha fatto sì che l’economia italiana, o quella che era rimasta, fosse totalmente inglobata nella economia di guerra del Reich, in cui l’interesse nazionale italiano era disatteso in modo totale. Il volume che segue a questo porrà l’accento sulla difesa delle fabbriche e dei loro contenuti, ponendo in evidenza le azioni messe in atto dal movimento resistenziale in armi per la preservazione delle fabbriche stesse minacciate dal progetto tedesco di distruggere ogni cosa prima della resa.

 

Difesa delle Fabbriche, in cui in molti casi si manifestò il Valore Militare, a premessa della rinascita del Paese, come si ebbe nel secondo dopoguerra.  

 

La “Fabbrica che costruisce la Storia” rappresenta un patrimonio della nostra Nazione in cui tutti gli Italiani hanno avuto parte e sono partecipi, pietra angolare di quel senso di appartenenza che il collante. di ogni comunità.

 



martedì 10 marzo 2026

Dalla Presidenza Nazionale


A ttestati di benemerenza. 

A PRESIDENTI E COMMISSARI DI FEDERAZIONE CONSIGLIERI NAZIONALI ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ 


Il Consiglio Nazionale dell’Istituto nella sua riunione del giorno 8 novembre 2024 ha stabilito le modalità di concessione degli attestati di benemerenza da parte della Presidenza Nazionale:  Le richieste, debitamente motivate, vanno inoltrate alla Segreteria Generale;  Gli attestati, una volta approvati dalla Presidenza, verranno stampati e autenticati con l’apposizione di un numero progressivo e del bollo a secco dell’Istituto;  Ad ogni attestato, a scelta della Federazione, verrà abbinata una delle medaglie coniate dall’Istituto: Grande Guerra 1915 – Grande Guerra 1918 – Centenario del Milite Ignoto – Centenario dell’Istituto;  Il costo di ogni attestato è fissato in Euro 100.

lunedì 9 marzo 2026

Collana I Libri del Nastro Azzurro. Editi

 ARCHIVIO

LIBRI DEL NASTRO AZZURRO

I Libri del Nastro Azzurro

N. 1, N. 3, MASSIMO COLTRINARI - LAURA COLTRINARI

La ricostruzione e lo studio di un avvenimento storico militare 

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2016

 

N. 2, N. 29, MASSIMO COLTRINARI - GIANCARLO RAMACCIA 

Comprendere la Grande Guerra

Dal primo al secondo anno di guerra. 1915-1916

Atti del Convegno in occasione della Giornata del Decorato, Salò 23-24 aprile 2016

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2016

 

N. 3, N. 2, MASSIMO COLTRINARI

L’8 settembre in Albania

La crisi armistiziale tra impotenza, errori ed eroismo. 8 settembre - 7 ottobre 1943, 2017

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2017

 

N. 4, N. 5, MASSIMO COLTRINARI - PAOLO COLOMBO

La Divisione “Perugia”

Dalla tragedia all’oblio. Albania 8 settembre - 3 ottobre 1943

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2017

 

N. 5, N. 14, MASSIMO COLTRINARI

I prigionieri italiani nella Seconda Guerra Mondiale in Unione Sovietica

La guerra Italiana all’URSS - 1941-1943. Le operazioni. Vol. I

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.6, N. 7, PIERIVO FACCHINI

La Campagna di Tunisia. 1942-1943*

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.7, N. 29, MASSIMO COLTRINARI

Quattro Battaglie per il Veneto. 1866.

La III Guerra di Indipendenza ed il Valore Militare

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2018

 

N.8, ALESSIA BIASIOLO

Il Diverso, tra passato e futuro

La giudeofobia ed altro nella nostra società

80° anniversario delle Leggi Razziali (1938 - 2018)

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N.9, GIOVANNI CECINI

Ebrei non più italiani e fascisti

Decorati, discriminati, perseguitati

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

N.10, GIOVANNI CECINI

Le leggi razziali e il Valore Militare

Antologia di testi e documenti

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 11, LUIGI MARSIBILIO - MASSIMO COLTRINARI

Anzio. La testa di ponte

22 gennaio - 25 maggio 1944

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 12 LUIGI MARSIBILIO - MASSIMO COLTRINARI

I soldati italiani sulla testa di ponte di Anzio*

22 gennaio - 25 maggio 1944

Roma, Società Editrice Nuova Cultura, 2019

 

N. 13, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra

Verso la Guerra. Né alleati né nemici. Volume I

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 14, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra. La Guerra*

Una vittoria sul campo. Volume II

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 15, MASSIMO COLTRINARI 

Riflessioni sulla Grande Guerra La Vittoria e i suoi artefici.

I Generali Italiani della Grande Guerra. Volume III

Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2019

 

N. 16, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara

Gli ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre. 1919-1939

Testo. Volume 1 – Tomo I

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 17, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara

Gli ordinamenti del Regio Esercito predisposti tra le due guerre 1919-1939

Documenti. Volume 1 Tomo II

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 18, MASSIMO COLTRINARI - LUIGI MARSIBILIO

Il Quadro di battaglia dell’Esercito Italiano - 10 giugno 1940

Istituti, Armi, Corpi, Servizi

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2022

 

N. 19, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

La Prova dei Fatti. Dal 10 giugno 1940 al 25 luglio 1943.

Testo. Volume II Tomo I -  

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 20, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

La Prova dei Fatti. Dal 25 luglio 1943 al 2 giugno 1946. 

Testo. Volume 2 Tomo II -

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 21, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

Documenti. Volume 2 Tomo III - 

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

N. 22, GIOVANNI RICCARDO BALDELLI

Un Ventennio di preparazione ed una conclusione amara.

Gli Organici del Regio Esercito dal 10 giugno 1940 al 2 giugno 1946

Documenti, Volume 2 Tomo IV - 

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2024

 

n.23. MASSIMO COLTRINARI, ANTONIO TROGU

Libano. La prima esperienza fuori area.

Riflessioni sul 40° anniversario

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2023

 

n. 24. MASSIMO COLTRINARI

Il Corpo Italiano di liberazione.

Da Monte Marrone al Metauro Marzo – Settembre 1944

La Credibilità conquista sul campo

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2023

 

N. 25 MASSIMO COLTRINARI

Africa Orientale Italiana,

Impero. Tra realtà e propaganda. 1936-1940

Roma, Viterbo, Edizioni ArcheoAres, 2025

 

Informazioni:centrostudicesvam@istitutonastroazzurro.org

sabato 7 marzo 2026

Li dove i moderati neutralizzarono i progessisti

 DIBATTITI

 

L’ INCONTRO DI TEANO ATTRAVERSO LE RELAZIONI DEI PRESENTI

Prof. Sergio Benedetto Sabetta

 

            Appoggiate alle fortificazioni di Capua e di Gaeta le truppe borboniche controllavano il territorio tra queste due città, le truppe piemontesi costituite dal IV Corpo d’Armata, al comando del gen. Cialdini, e dal V Corpo d’Armata, al comando del gen. Della Rocca, provenienti dall’Abruzzo per la strada di Venafro si accamparono il giorno 5 ad ovest di Presenzano il IV Corpo e ad est di Presenzano il V Corpo

Il Re Vittorio Emanuele pernottò a Presenzano nel Palazzo Del Balzo.

Il mattino del 25 le truppe garibaldine passarono il Volturno su un ponte  improvvisato tra S. Angelo in Formus e Triflisco, erano costituite dalle brigate “Eber” e “Milano”, oltre da una aliquota della divisione “Bixio” e da una della divisione “Medici”, quest’ultima disposta a guardia per una eventuale sortita borbonica da Capua.

Le colonne garibaldine si diressero a Zuni dove vi giunsero verso mezzogiorno, dopo una sosta di circa tre ore proseguirono fino a Caianello e qui si accamparono per la notte tra il bosco e la strada, una dislocazione che permetteva di proteggere l’esercito piemontese da sorprese provenienti dal sud.

Una relazione molto particolareggiata della marcia dei garibaldini è quella del garibaldino Alberto Mario il quale così precisa la marcia dal sud “Noi, percorrendo attraverso i campi e sui primi abbozzi di una via ferrata l’ipotenusa del gomito descritto dalla strada, ci arrestammo ad un bivio per attendervi Garibaldi. Proveniente da Venafro sfilava verso Teano l’esercito settentrionale, e la banda di ciascun reggimento, dipartendosi dalla testa di colonna,  sostava da lato a rallegrarne il passaggio con musiche marziali; quindi le si ricongiungeva alla coda.

Il sito d’intersezione delle due strade era abbastanza capace, e l’adornavano una casa rustica e una dozzina di pioppi. Terreni arati all’intorno e radi alberi e viti ingiallite dall’autunno cadente; pianura uniforme e uggiosa.

Non tardò a giungere Garibaldi: scese di sella, si pose sul davanti a guardare la truppa con lieta pupilla”.

L’incontro deve essere avvenuto verso le otto del mattino, Vittorio Emanuele in divisa da generale, Garibaldi coperto con un mantello bigio, seguivano il re i generali Fanti, D’Angrogna e Solaroli, aiutanti di campo, oltre al colonnello d’artiglieria Genova di Revel.

Con Garibaldi vi erano Giuseppe Missori, Alberto Mario, Abba e Achille Fazzari, Stefano Canzio, Cariolato, Carissimi e Mosto, non erano presenti Medici, rimasto presso Capua, Turr, rimasto a Napoli, e Bixio, caduto da cavallo presso il Volturno con frattura alla gamba.

La tradizione aulica vuole che Garibaldi abbia gridato “Saluto il primo Re d’ Italia!” , e che Vittorio Emanuele abbia risposto “Saluto il mio migliore amico!”.

Le narrazioni dei presenti hanno versioni alquanto differenti, il garibaldino Missori afferma “Rivedo Garibaldi togliersi il berretto e ne riodo le precise parole pronunciate a voce sonora: Saluto il Primo Re d’Italia!, Garibaldi, stretta la mano al Re, gli si pose poi a fianco e lo accompagnò, discorrendo, per un tratto verso Teano”, lo stesso riferisce il Carandini nella “Vita del Generale Fanti”.

Differente è il racconto dell’incontro riferito dal Solaroli “In questo frattempo giunse il Re, Garibaldi fece mettere in battaglia i pochi che aveva con lui e si mise a gridare “Viva il Re d’Italia!” ed i suoi lo stesso, ma vi si vedeva in viso che era molto commosso, e l’espressione era cupa. Il Re gli tese la mano, e gli disse con emozione “Come và Generale?” lui rispose “Bene” e seguitò il Re fino a Teano. Quivi il Re prese la diritta della colonna che era in marcia, e Garibaldi la sinistra, e disse che ritornava a prendere i suoi, che erano 3.000 in circa, che stavano accampati dietro Caianello”.

Una narrazione più particolareggiata e accesa di spirito repubblicano è quella del garibaldino Alberto Mario “Della Rocca, generale d’armata, che gli accostò cortesemente. Alcuni ufficiali salutavano  con visi sfavillanti; la più parte, fatto il saluto prescritto dal regolamento, procedeva oltre, inconsapevole o indifferente che il salutato fosse il liberatore delle Sicilie; sarebbesi detto in quel cambio, se lice una induzione dalla fisonomia che eglino fossero i liberatori, e Garibaldi il liberato. Quando improvvisamente una botta di tamburi troncò le musiche e s’intese la marcia reale.

“Il Re!” disse Della Rocca.

“il Re! Il Re!” ripeterono 100 bocche.  E invero una frotta di carabinieri reali a cavallo, guardia del corpo, armati di spada, di pollici e di manette, annunziò la presenza del monarca sardo.

Il Re, coll’assisa di generale in berretto, montava un cavallo arabo storno, e lo seguiva un codazzo di generali, di ciambellani, di servitori; Fanti, ministro della guerra, e Farini, viceré di Napoli in pectore, tutta gente avversa a Garibaldi, a codesto plebeo, donatore di regni.

Di sotto al cappellino, Garibaldi s’era acconciato il fazzoletto di seta, annodandoselo al mento per proteggere le orecchie e le tempie dalla mattutina umidità. All’arrivo del Re, cavatosi il cappellino rimase il fazzoletto. Il Re gli stese la mano dicendo “Oh! Vi saluto mio caro Garibaldi, come state?”.

E Garibaldi “Bene, Maestà, e lei?”

E il Re “Benone!”.

Garibaldi, alzando la voce  e girando gl occhi come chi parla alle turbe, gridò “Ecco il Re d’Italia!”. E i circostanti “Viva il Re!”.

Vittorio Emanuele, trattosi in disparte pel libero transito delle truppe, si intrattenne qualche tempo a colloquio con il generale.

Indi si mosse.

Garibaldi gli cavalcava alla sinistra, e a 20 passi di distanza il quartier generale garibaldino alla rinfusa col sardo. Ma a poco a poco le due parti si separarono, respinta ciascuna al proprio centro di gravità; in una riga le umili camice rosse, nell’altra parallela le superbe assise lucenti d’oro, d’argento, di croci e di gran cordoni.

In tanto strepito d’armi e corruscare di spallini e ondeggiare di cinieri, i contadini accorrevano attoniti ad acclamare Garibaldi. Dei due che procedevano, ignorando quale ei fosse, posero con certezza gli occhi sul più bello. Garibaldi procacciava di deviare quegli applausi sul Re, e, trattenuto d’un passo il cavallo, inculcava loro con molta intensità di espressione:

“Ecco Vittorio Emanuele, il Re, il nostro Re, il Re d’Italia: viva lui!”

I paesani tacevano e ascoltavano, ma non comprendendo una sillaba di tutto ciò, ripicchiavano il viva Calibardo! Il povero generale alla tortura sudava il sangue dagli occhi, e conoscendo come il principe tenesse alle ovazioni e  quanto la popolarità propria lo irritasse, avrebbe volentieri regalato un secondo regno pur di strappare dal labbro di quegli antipolitici villani un Viva il Re d’Italia! Anche un semplice Viva il Re! Ma la difficoltà si sciolse prontamente, perché Vittorio Emanuele spinse il cavallo al galoppo”.

Giunti all’ingresso nord di Teano alla Porta Romana, verso le ore dieci, i due si separarono, il Re proseguì a destra per raggiungere il palazzo Caracciolo, Garibaldi volse a sinistra al Largo del Muraglione e fatto ricoverare il cavallo in una piccola stalla entrò per consumare una fugace colazione. Due settimane dopo, il 9 novembre, consegnati al Re i risultati del plebiscito si imbarcò solitario per Caprera.

Nota

·   D. Ludovico, Realtà topografica dell’incontro di Teano, 303 - 324,in L’Universo. Rivista dell’Istituto Geografico Militare, Firenze, marzo – aprile 1965.

 


venerdì 6 marzo 2026

Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza della Repubblica

 NOTIZIE CESVAM

 

 La Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza della Repubblica, che ogni anno entro il 28 febbraio, deve essere presentata al Parlamento e quindi ai cittadini italiani  riflette diversificata gamma alla sicurezza nazionale, che dalla prospettiva dell’intelligence, sono state alla prioritaria attenzione nel corso del 2025. La Relazione poi evidenzia le principali direttive di intervento lungo le quali gli Organismi informativi  hanno operato a tutela degli interesse nazionali in aderenza ai principi costituzionali.

La Relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza della Repubblica è stata presentata ieri, 4 Marzo 2026, alla Camera dei Deputati.


giovedì 5 marzo 2026

Consistenza statistica del Blog

 NOTIZIE CESVAM


Al 28 febbraio 2025 la consistenza statistica di questo blog era:

Numero dei post pubblicati:

 3622

Totale degli accessi dalla apertura alla data sopra indicata: 

291405 

Numero dei accessi nel mese di febbraio 2028: 

5989


mercoledì 4 marzo 2026

Gennaio 1944. La Situazione delle truppe combattenti italiane. Consistenza concessa dagli Alleati

 DIBATTITI



La situazione generale a fine marzo 1944 dell’apporto delle forze armate italiane alla campagna degli Alleati in Italia ci viene data da un documento [1] che il “il 23 marzo 1944 la MMIA indirizzò al generale Berardi, e per conoscenza al maresciallo Messe, al ministro della Guerra generale Orlando, al generale Mason-MacFarlane, come capo della ACC, ed al Comando del XV Gruppo di Armate alleate,  in cui si stabiliva la consistenza e l'impiego dell'Esercito italiano, fino al previsto raggiungimento della linea Pisa-Rimini.

Al documento erano unite cinque tabelle, contrassegnate da A ad E, nelle quali si indicavano nell'ordine: i vari contingenti delle forze italiane anche in relazione alla loro dipendenza; gli organici consentiti per la organizzazione centrale (Comando Supremo, Ministero della Guerra, Stato Maggiore dell'Esercito, Guardia Reale, I Gruppo Guide, Accademia militare); idem per i distretti, depositi e campi di transito (denominati unità statiche); idem per i servizi delle nostre unità; idem per i Carabinieri e la Guardia di Finanza.”[2]

In totale il contributo che il Regio Esercito era chiamato a dare era di 377.070  uomini gtra combattenti e non combattenti, esclusi i Carabinieri e la Guardia di Finanza.


Merita di essere indicata la tabella A, che da un quadro esaustivo del contributo chiesto al Governo del Sud.

Unitàcombattente 14.100 uomini


UnitàdipendentidalloStatoMaggioreR. Esercito

a) nel territorio continentale:

Comando LI Corpo d'Armata

divisione "Mantova"

divisione "Piceno"

altro Comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea Calabria

b) in Sicilia:

un Comando di Corpo d'Armata

51.100 uomini divisione "Sabauda"

una divisione (da trasferire dalla Sardegna) 20.300 uomini

c) in Sardegna:

un comando di Corpo d'Armata

tre divisioni difesa contraerea 32.300 uomini

 

- Unità dipendenti dal Comando del XV Gruppo di Armate alleate

. già impiegate

. da impiegare

. controllo traffico 185.400 uomini

- Personale in unità miste 1.000 uomini

 

- Amministrazione:

Organizzazione centrale

unità statiche

servizi 42.870 uomini

 

- Carabinieri e Guardia di Finanza 30.000 uomini



Il totale generale dei contingenti riportati nella tabella sud-detta assommava a 377.070 uomini.

Il generale Duchesne accennava ad alcune questioni, come La possibile contrazione del personale dei distretti, e la trasformazione dei Comandi del IX e XXXI Corpo d'Armata in Comandi Territoriali. Ma soprattutto invitava il generale Berardi a rargli conoscere in tempi brevi il suo punto di vista in merito al prospettato ordinamento del nostro Esercito, sì da poterne informare a sua volta il generale Mason-MacFarlane, capo della ACC.[3]



Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Gen. Berardi, diede riscontro immediato a questa richiesta alleata sottolieneando che per la prima volta si affrontava in modo preciso la suddivisione delle forze italiane atte a dare un contributo concreto alla lotta alla Germania. Sottolineava, peraltro, che le forze di immediato impego in combattimento avrebbero dovuto ammontare a 20750 uomini, cifra che si riteneva necessaria per svolere i compiti assegnati. Avanzava altre indicazioni ed osservazioni, tutte tendenti ad aumentare in primoluogo le forze combattenti, e in generale l’apporto italiano.



[1]     Sottocommissione per l’Esercito ACC Comando Principale (MMIA) Lequile (Lecce), G(6/1/35 Segreto. Oggetto Disposizioni Esercito Italiano. Gen. b. G.C.Duchesne, 6 aprile 1944.

 

[2]     Loi S., I rapporti fra Alleati ed Italiani nella Cobelligerenza, Roma, Ministero della Difesa, Stato Maggiore dell’Esercito, Ufficio Storico, Roma, 1986, pag. 80

[3]     Ibidem, pag. 81